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Malattie tiroidee del cane e del gatto
Le migliori scelte per la diagnosi di ipo- e ipertiroidismo. Ramsey al 60° Congresso SCIVAC

Prima di entrare nel merito delle malattie tiroidee, Ian Ramsey (DECVIM, Glagow, UK) ha effettuato un breve ripasso della funzionalità della tiroide, nella sua relazione intitolata “Decisioni ed errori nella diagnosi delle malattie tiroidee nel cane e nel gatto” (60° Congresso Nazionale SCIVAC, Perugia 24-26 ottobre 2008). La tiroide produce, tramite un processo di captazione dello iodio e di organicazione (legame tra iodio e tireoglobulina), la iodotireoglobulina, usata poi come fonte di T4 (tiroxina) e T3 ( triiodotironina); quest’ultima è la forma più attiva tra i due ormoni. Nel cane e nel gatto gli ormoni circolano legati a proteine, ma questo legame è più debole rispetto a quanto succede nell’uomo, e per questo le concentrazioni totali di T4 sono più basse nelle specie di nostro interesse, le frazioni non legate o libere sono più elevate e il metabolismo ormonale è più rapido.

Il controllo della funzione della tiroide è mediato da un feed back negativo: l’ormone TRH (ipotalamo) stimola la produzione di TSH (ipofisi) che a sua volta stimola la tiroide, elevate concentrazioni di T3 e T4 liberi inibiscono a loro volta la produzione di TRH, ma soprattutto di TSH. Gli ormoni tiroidei esercitano il loro effetto sul controllo del metabolismo basale di diversi tessuti.

Numerose sono le influenze non tiroidee sulla tiroide: l’età (negli anziani il livello di T4 è più basso), la razza (levrieri ), il sesso, lo stato riproduttivo (l’estro aumenta la quantità di T4), il ritmo stagionale e circadiano, l’obesità, lo stato di salute e l’assunzione di farmaci. Tra questi i più influenti sono i glucocorticoidi, i sulfamidici potenziati (ricordarsi che tra la sospensione di queste sostanze e l’esecuzione di un test per la valutazione della funzione tiroidea devono passare almeno 4 settimane), gli antiepilettici, i sedativi, a furosemide, il mitotano e i FANS.

Numerose sono anche le patologie che modificano la produzione di ormoni tiroidei, per esempio l’iperadrenocorticismo, le infiammazioni croniche, il diabete mellito, le neoplasie e le epatopatie nel cane, la nefropatia nel gatto. Tutte queste condizioni portano alla diagnosi di Sindrome dell’eutiroideo malato.

E’ quindi molto importante, quando si valuta un paziente con sospetto ipotiroidismo, effettuare una anamnesi accurata e un esame clinico approfondito, per evitare di curare la conseguenza di una malattia piuttosto che la malattia vera e propria.

Qual è il modo migliore per diagnosticare l’ipotiroidismo nel cane?
I segni clinici dell’ipotiroidismo sono molteplici e non patognomonici: cattive condizioni del mantello, alopecia in corrispondenza delle creste ossee, mixedema, pallore delle mucose, bradicardia, infertilità, megaesofago, letargia ed aumento di peso sono sintomi che possono far pensare a più patologie. E’ quindi necessario eseguire dei test specifici, dopo aver effettuato i normali esami ematologici e biochimici che ci servono per escludere o confermare altre malattie che potrebbero giustificare i sintomi rilevati.

T4 TOTALE (tT4): la sua misurazione viene frequentemente utilizzata per valutare la funzione tiroidea, ma poiché molti sono i fattori che la possono influenzare (stati patologici o farmaci per esempio), da sola non può essere considerata un test affidabile.
T4 FREE (fT4) : viene misurato con diverse metodiche, ma la più attendibile sembra essere la dialisi dell’equilibrio, tecnica costosa e disponibile presso pochi laboratori L’accuratezza di questo test non è molto diversa da quella del test del tT4 e perciò viene usata solo occasionalmente.
TSH : è il test più usato per le malattie tiroidee nell’uomo. La sua misurazione nel cane non è altrettanto precisa, in particolare per concentrazioni inferiori a quelle normali; è molto più accurato invece nel misurare l’aumento dell’ormone.
TEST DI STIMOLAZIONE CON TSH: non disponibile perché è difficile reperire gli ormoni necessari.
TEST DI STIMOLAZIONE CON TRH: è meno costoso, ma la stimolazione di questo ormone sulla produzione di tT4 nei cani normali è scarsa e quindi poco utile. La stimolazione invece sulla produzione di TSH può essere utile per differenziare casi di ipotiroidismo secondario da quelli di ipotiroidismo primario (in quest’ultimo caso il TSH è già elevato e si modifica di poco).

Quindi la diagnosi si basa sui sintomi e su test ematologici associati, con diminuzione del tT4 e aumento del TSH, ricordando però che nel 20% circa dei cani ipotiroidei il TSH potrebbe essere normale.

ALTRI TEST
- nei cani ipotiroidei sono stati identificati anticorpi anti-ormone tiroideo e anti-tireoglobulina. I primi sono piuttosto rari e quindi non utili; i secondi sono stati dimostrati nei cani affetti da tiroidite linfocitaria (circa il 30% dei cani ipotiroidei)
- prova terapeutica: è possibile provare la terapia con levotiroxina a dosaggi elevati (20 microg./kg BID per os). E’ bene misurare la concentrazione di tT4 prima di cominciare la terapia e dopo 4 settimane ( prelievo 6 ore dopo la somministrazione). Se dopo 3 mesi di terapia non ci sono miglioramenti significativi e “indubitabili”, la prova deve essere considerata negativa e il farmaco va sospeso (senza svezzamento, il cane può mostrare per 2-3 settimane sintomi di ipotiroidismo, ma poi si riprende spontaneamente). Non si devono considerare validi i risultati dei test tiroidei per almeno 2 mesi.
Alcune condizioni patologiche, soprattutto dermatologiche e neurologiche, traggono benefici aspecifici dalla terapia con levotiroxina.

Qual è il modo migliore per diagnosticare l’ipertiroidismo nel gatto?
L’ipertiroidismo è una malattia abbastanza frequente nel gatto, compare di solito nei soggetti con più di 8 anni, che presentano diminuzione di peso, aumento dell’appetito, cambiamenti comportamentali (iperattività), segni gastroenterici, polidipsia e poliuria. L’insorgenza è insidiosa e può durare anche un anno; aumentano spesso gli enzimi epatici, la BUN e a volte anche la glicemia, aumenta il PCV (per aumento del MCV e per la disidratazione ) e spesso c’è un leucogramma da stress.

Test di screening possono essere la palpazione di noduli tiroidei e il rilievo di una frequenza cardiaca elevata. Nel 95% dei casi la misurazione del tT4 è diagnostica: concentrazioni > 60 nmoli/l sono tipiche del gatto ammalato e tra 40-60 nmoli/l del gatto sano. A volte la presenza contemporanea di altre patologie può sopprimere la produzione di tT4 anche nei gatti ipertiroidei, che risultano perciò essere nei normali limiti di riferimento. Di recente si è dimostrato che nei gatti con insufficienza renale cronica una concentrazione di tT4 di 35 nmoli/l è altamente indicativa di ipertiroidismo concomitante.

Se il test del tT4 risulta essere dubbio ci sono diverse opzioni attuabili:
- in caso di malattia non grave ripetere lo stesso test dopo un mese
- cercare di identificare altre eventuali patologie
- test di stimolazione con TRH: si somministra il farmaco per via endovenosa (0,1mg /gatto) e si effettuano due prelievi, al tempo 0 e dopo 4 ore. I gatti affetti da ipertiroidismo rispondono in maniera minima, quelli normali o con altre patologie rispondono in maniera più evidente.
- Test di soppressione con T3: è un test lungo, indaginoso e difficile da eseguire, perché prevede la somministrazione per via orale, ogni 8 ore e per 7 volte, di 20 microgrammi di T3; con due prelievi ematici, uno prima dell’inizio del test e uno dopo 4 ore dall’ultima somministrazione. Si misurano sia T3 che T4, il primo per essere sicuri dell’assorbimento del farmaco per via orale, il secondo come vera risposta del test. Nei gatti ipertiroidei la concentrazione di T4 non varia. Nei gatti sani o con altre patologie viene diminuita la secrezione di TSH e di conseguenza la produzione di T4 diminuisce .



Dati forniti da Anna Millotti, Med Vet, Trieste.




Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
mg.monzeglio@evsrl.it


Fonte: SCIVAC

Settore: Cane-gatto

Discipline: Endocrinologia

Ultima modifica: 26-11-2008
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