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Lunedì, 29 Maggio 2006

Anemie feline: riconoscerle per saperle trattare

  • Le difficoltà classificative nella specie felina al centro della relazione di Saverio Paltrinieri al congresso di Rimini
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Anemie feline: riconoscerle per saperle trattareGiungono al patologo clinico senza che sia stato posto un sospetto diagnostico, gran parte dei casi di anemia felina. In più, la diagnosi e la classificazione dell’anemia sono nel gatto più complicate che nel cane, perché alcuni affidabili parametri ematologici che consentono in quest'ultimo di identificare la causa di anemia, differenziando tra forme rigenerative e non rigenerative, nei felini sono di più complessa valutazione. Per questo, oltre ai dati clinico-anamnestici e a una buona valutazione ematologico-ematochimica e di laboratorio, per la diagnosi delle anemie del gatto conta anche una buona capacità intuitiva.

La complessità della diagnosi di anemia nel gatto è stata discussa da Saverio Paltrinieri, Professore associato di Patologia generale veterinaria presso la Facoltà di Milano, al 53° Congresso SCIVAC (Rimini, 19-21 maggio 2006).

Indici eritrocitari e indice di produzione reticolocitaria, fondamentali nella classificazione delle anemie del cane, sono meno affidabili nel gatto. Rispetto alle anemie canine, nel gatto l’anisocitosi è meno pronunciata e le cellule appaiono meno uniformi, i reticolociti sono immessi in circolo in forma meno matura e la reticolocitosi, marker delle forme rigenerative, è diagnosticabile solo in presenza di reticolociti aggregati.

La tecnologia recente viene oggi in aiuto dell’ematologo nella diagnosi delle anemie feline, infatti le recenti contaglobuli laser, ancorché non ancora ampiamente diffuse, sono in grado di contare e classificare eritrociti e reticolociti. Ma, tornando all’intuito clinico, secondo Paltrinieri la percentuale di reticolociti è un parametro più affidabile dell’indice di produzione eritrocitaria, nella classificazione dell’anemia felina.

Schematicamente, le forme non rigenerative sono caratterizzate da anemia normocitica normocromica in assenza di alterazioni eritrocitarie importanti e di reticolociti. Insorgono in genere lentamente e progressivamente e nel gatto sono causate principalmente da infiammazione cronica, depressione midollare secondaria a patologie sistemiche, agenti tossici e raramente carenza di ferro (da emorragia a stillicidio, es., carcinoma squamoso ulcerato). Le forme infiammatorie croniche, prevalenti, sono associate soprattutto ad agenti infettivi (FIP, FIV, FeLV). FeLVA, il tipo virale prevalente nei nostri animali, induce un’anemia aplastica secondaria alla presenza del virus nel midollo osseo o emolitica di natura immunomediata. Altra nota e importante causa sistemica di anemia non rigenerativa è l’insufficienza renale cronica. Qanando non è possibile formulare un sospetto eziopatogenetico dell'anemia, è fondamentale ricorrere all'esame citologico del midollo osseo per valutare il potenziale rigenerativo midollare.

Le forme rigenerative sono invece caratterizzate da anemia macrocitica ipocromica con anisocitosi e policromasia, che riflettono la presenza di reticolociti, anche se, come detto, la valutazione della reticolocitosi presenta non poche difficoltà. Si possono rilevare sferociti, eccentrociti, corpi di Heinz e di Howell-Jolly. Le cause più frequenti: emorragia acuta, anemia emolitica, anemia immunomediata. Le anemie emolitiche del gatto, di difficile definizione eziologica, possono essere associate a cause chimiche, soprattutto di tipo ossidativo (farmaci come propofolo e paracetamolo, glicole, infrequente ingestione di cipolle). In questi casi si possono riscontrare i segni dell'ossidazione dell'emoglobina, quali metemoglobinemia, presenza di eccentrociti o corpi di Heinz. Le forme immunomediate si associano in genere a farmaci, emoplasmi (Mycoplasma felis), FeLV e fenomeni autoimmuni. Sferociti circolanti e schistociti possono caratterizzare queste forme. Il test di Coombs e la citofluorimetria sono utili nelle forme immunomediate.





Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Anemie feline: riconoscerle per saperle trattareGiungono al patologo clinico senza che sia stato posto un sospetto diagnostico, gran parte dei casi di anemia felina. In più, la diagnosi e la classificazione dell’anemia sono nel gatto più complicate che nel cane, perché alcuni affidabili parametri ematologici che consentono in quest'ultimo di identificare la causa di anemia, differenziando tra forme rigenerative e non rigenerative, nei felini sono di più complessa valutazione. Per questo, oltre ai dati clinico-anamnestici e a una buona valutazione ematologico-ematochimica e di laboratorio, per la diagnosi delle anemie del gatto conta anche una buona capacità intuitiva.

La complessità della diagnosi di anemia nel gatto è stata discussa da Saverio Paltrinieri, Professore associato di Patologia generale veterinaria presso la Facoltà di Milano, al 53° Congresso SCIVAC (Rimini, 19-21 maggio 2006).

Indici eritrocitari e indice di produzione reticolocitaria, fondamentali nella classificazione delle anemie del cane, sono meno affidabili nel gatto. Rispetto alle anemie canine, nel gatto l’anisocitosi è meno pronunciata e le cellule appaiono meno uniformi, i reticolociti sono immessi in circolo in forma meno matura e la reticolocitosi, marker delle forme rigenerative, è diagnosticabile solo in presenza di reticolociti aggregati.

La tecnologia recente viene oggi in aiuto dell’ematologo nella diagnosi delle anemie feline, infatti le recenti contaglobuli laser, ancorché non ancora ampiamente diffuse, sono in grado di contare e classificare eritrociti e reticolociti. Ma, tornando all’intuito clinico, secondo Paltrinieri la percentuale di reticolociti è un parametro più affidabile dell’indice di produzione eritrocitaria, nella classificazione dell’anemia felina.

Schematicamente, le forme non rigenerative sono caratterizzate da anemia normocitica normocromica in assenza di alterazioni eritrocitarie importanti e di reticolociti. Insorgono in genere lentamente e progressivamente e nel gatto sono causate principalmente da infiammazione cronica, depressione midollare secondaria a patologie sistemiche, agenti tossici e raramente carenza di ferro (da emorragia a stillicidio, es., carcinoma squamoso ulcerato). Le forme infiammatorie croniche, prevalenti, sono associate soprattutto ad agenti infettivi (FIP, FIV, FeLV). FeLVA, il tipo virale prevalente nei nostri animali, induce un’anemia aplastica secondaria alla presenza del virus nel midollo osseo o emolitica di natura immunomediata. Altra nota e importante causa sistemica di anemia non rigenerativa è l’insufficienza renale cronica. Qanando non è possibile formulare un sospetto eziopatogenetico dell'anemia, è fondamentale ricorrere all'esame citologico del midollo osseo per valutare il potenziale rigenerativo midollare.

Le forme rigenerative sono invece caratterizzate da anemia macrocitica ipocromica con anisocitosi e policromasia, che riflettono la presenza di reticolociti, anche se, come detto, la valutazione della reticolocitosi presenta non poche difficoltà. Si possono rilevare sferociti, eccentrociti, corpi di Heinz e di Howell-Jolly. Le cause più frequenti: emorragia acuta, anemia emolitica, anemia immunomediata. Le anemie emolitiche del gatto, di difficile definizione eziologica, possono essere associate a cause chimiche, soprattutto di tipo ossidativo (farmaci come propofolo e paracetamolo, glicole, infrequente ingestione di cipolle). In questi casi si possono riscontrare i segni dell'ossidazione dell'emoglobina, quali metemoglobinemia, presenza di eccentrociti o corpi di Heinz. Le forme immunomediate si associano in genere a farmaci, emoplasmi (Mycoplasma felis), FeLV e fenomeni autoimmuni. Sferociti circolanti e schistociti possono caratterizzare queste forme. Il test di Coombs e la citofluorimetria sono utili nelle forme immunomediate.





Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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