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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Venerdì, 14 Novembre 2008

Epilessia idiopatica nel gatto

  • Similitudini e differenze con il cane. Cizinauskas al Seminario SCIVAC
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Epilessia idiopatica nel gatto La malattia epilettica si presenta nei cani e nei gatti in maniera diversa, tenendo anche conto delle differenze anatomiche e fisiologiche esistenti tra le due specie. Gli aspetti distintivi della malattia nella specie felina sono stati approfonditi da Sigitas Cizinauskas durante il Seminario SCIVAC “Epilessia del cane e del gatto: siamo all’inizio di una nuova era?” (Padova, 18-19 ottobre 2008).

Uno studio indica un’incidenza della malattia epilettica nella popolazione sana variabile tra lo 0,5 e il 2,3% nei cani e lo 0,3 e l’1% nei gatti. Fra questi ultimi, l’incidenza rilevata tra i soggetti visitati per problemi neurologici è del 14%.

Alcuni autori ritengono che i problemi strutturali del cervello siano la maggior causa di epilessia nel gatto, altri riportano un elevato numero di crisi convulsive ricorrenti in animali che non hanno lesioni anatomiche cerebrali riconoscibili. La prevalenza dell’epilessia idiopatica nel gatto varia in diverse stime dallo 0 al 60%, con notevoli differenza tra studi effettuati in America o in Europa.

In America infatti viene valutata come estremamente rara la forma idiopatica della malattia epilettica e si rileva invece in un elevato numero di casi la meningoencefalite non suppurativa da causa sconosciuta e l’encefalopatia ischemica felina, cause peraltro rare in Europa.

Molteplici sono le cause intra- ed extracraniche dell’epilessia felina. La diagnosi viene raggiunta dopo un iter diagnostico che comincia con un’approfondita anamnesi, in cui si deve richiedere con attenzione al proprietario la descrizione di eventuali traumi pregressi, di possibili intossicazioni, della cronologia delle crisi e dei caratteri delle stesse. Deve poi essere effettuata un’accurata valutazione neurologica del paziente che potrebbe portare al sospetto di una causa intracranica (in presenza di anomalie).

Secondo l’esperienza dell’autore, le cause extracraniche sono relativamente rare e si presentano nel 15% circa di tutti i gatti epilettici; è quindi necessario effettuare un esame ematochimico completo e un’analisi delle urine di routine in tutti i pazienti epilettici perché queste indagini possono essere diagnostiche nelle forme di epilessia reattiva.

Se tutte queste valutazioni, in un gatto che ha avuto un unico episodio epilettico, non evidenziassero nessuna anomalia, né neurologica né di laboratorio, l’animale dovrebbe essere monitorato e non si dovrebbero fare ulteriori accertamenti. Se, al contrario, l’animale manifestasse un’altra crisi convulsiva o si rilevassero anomalie dell’esame neurologico di un soggetto in cui le cause reattive fossero state escluse, allora bisognerebbe procedere con altre indagini come la diagnostica per immagini (RMI o TAC), l’elettroencefalogramma o l’analisi del liquido cefalorachidiano.

Secondo dati forniti dall’autore:
- Nel 25 % dei casi di epilessia secondaria, in Europa, la diagnosi è di necrosi dell’ippocampo o del lobo piriforme, che si manifesta con cluster di crisi epilettiche o con stato epilettico ed aggressività.
- Nel 17% dei casi la diagnosi è di encefalopatia tossica o metabolica, per esempio l’encefalopatia uremica in caso di insufficienza renale cronica; intossicazioni da metaldeide (molluschicidi nei gatti che vivono anche all’esterno); encefalopatia epatica; deficienza di tiamina, per esempio nei gatti che per errore rimangono chiusi in qualche scantinato o per altri motivi soffrono di digiuni prolungati (puo’ causare tetraparesi o stato epilettico e risponde bene alla somministrazione di tiamina ).
- Il 14% dei casi appartiene al gruppo delle malattie infettive, come per esempio peritonite infettiva felina, encefaliti virali (non frequenti e segnalate più spesso in America), toxoplasmosi, migrazione aberrante di larve di endoparassiti. Di solito si tratta di diagnosi istopatologiche, precedute di una diagnosi di sospetto antemortem con esame del liquor; più spesso la diagnosi definitiva è postmortem.
- Nell’8% dei casi si tratta di neoplasie, come linfomi o meningiomi.
- Il 2,6% dei casi è rappresentato da epilessia postraumatica. Nei gatti il trauma è un fatto piuttosto frequente, non altrettanto l’epilessia che ne può conseguire. A volte l’epilessia compare immediatamente dopo il trauma, a volte dopo settimane o mesi.
- Infine l’1,3% è imputabile a infarti o emorragie intracraniche , causa molto segnalata in America.

Nel 20% circa dei casi si giunge a una diagnosi di epilessia idiopatica in un soggetto che non ha segni neurologici evidenti, ha presentato almeno due crisi, con esami ematochimici e urinari normali, imaging ed esame del liquor negativi ed età variabile da 4 mesi a 13 anni. Può presentarsi in gatti di diversa razza e sesso, castrati e non, e si manifesta con crisi di diversa intensità e frequenza.

La terapia del gatto con epilessia idiopatica prevede l’uso del fenobarbital (2 mg/kg BID) o diazepam (0,5 mg/kg BID). Non viene invece usato il bromuro di potassio, perché può causare pericolose crisi asmatiche. Se l’epilessia non viene controllata in maniera soddisfacente, la dose di fenobarbitale può essere aumentata fino a 6 mg/kg BID . Lo scopo della terapia è sempre quello di diminuire frequenza ed intensità delle crisi.

In sintesi, esistono nel gatto la forma idiopatica e le forme secondarie di epilessia, più frequenti rispetto al cane; le cause sono spesso simili nelle due specie e il work-up diagnostico è assolutamente sovrapponibile.


Si ringrazia per i dati forniti Anna Millotti, Med Vet, Trieste





Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Epilessia idiopatica nel gatto La malattia epilettica si presenta nei cani e nei gatti in maniera diversa, tenendo anche conto delle differenze anatomiche e fisiologiche esistenti tra le due specie. Gli aspetti distintivi della malattia nella specie felina sono stati approfonditi da Sigitas Cizinauskas durante il Seminario SCIVAC “Epilessia del cane e del gatto: siamo all’inizio di una nuova era?” (Padova, 18-19 ottobre 2008).

Uno studio indica un’incidenza della malattia epilettica nella popolazione sana variabile tra lo 0,5 e il 2,3% nei cani e lo 0,3 e l’1% nei gatti. Fra questi ultimi, l’incidenza rilevata tra i soggetti visitati per problemi neurologici è del 14%.

Alcuni autori ritengono che i problemi strutturali del cervello siano la maggior causa di epilessia nel gatto, altri riportano un elevato numero di crisi convulsive ricorrenti in animali che non hanno lesioni anatomiche cerebrali riconoscibili. La prevalenza dell’epilessia idiopatica nel gatto varia in diverse stime dallo 0 al 60%, con notevoli differenza tra studi effettuati in America o in Europa.

In America infatti viene valutata come estremamente rara la forma idiopatica della malattia epilettica e si rileva invece in un elevato numero di casi la meningoencefalite non suppurativa da causa sconosciuta e l’encefalopatia ischemica felina, cause peraltro rare in Europa.

Molteplici sono le cause intra- ed extracraniche dell’epilessia felina. La diagnosi viene raggiunta dopo un iter diagnostico che comincia con un’approfondita anamnesi, in cui si deve richiedere con attenzione al proprietario la descrizione di eventuali traumi pregressi, di possibili intossicazioni, della cronologia delle crisi e dei caratteri delle stesse. Deve poi essere effettuata un’accurata valutazione neurologica del paziente che potrebbe portare al sospetto di una causa intracranica (in presenza di anomalie).

Secondo l’esperienza dell’autore, le cause extracraniche sono relativamente rare e si presentano nel 15% circa di tutti i gatti epilettici; è quindi necessario effettuare un esame ematochimico completo e un’analisi delle urine di routine in tutti i pazienti epilettici perché queste indagini possono essere diagnostiche nelle forme di epilessia reattiva.

Se tutte queste valutazioni, in un gatto che ha avuto un unico episodio epilettico, non evidenziassero nessuna anomalia, né neurologica né di laboratorio, l’animale dovrebbe essere monitorato e non si dovrebbero fare ulteriori accertamenti. Se, al contrario, l’animale manifestasse un’altra crisi convulsiva o si rilevassero anomalie dell’esame neurologico di un soggetto in cui le cause reattive fossero state escluse, allora bisognerebbe procedere con altre indagini come la diagnostica per immagini (RMI o TAC), l’elettroencefalogramma o l’analisi del liquido cefalorachidiano.

Secondo dati forniti dall’autore:
- Nel 25 % dei casi di epilessia secondaria, in Europa, la diagnosi è di necrosi dell’ippocampo o del lobo piriforme, che si manifesta con cluster di crisi epilettiche o con stato epilettico ed aggressività.
- Nel 17% dei casi la diagnosi è di encefalopatia tossica o metabolica, per esempio l’encefalopatia uremica in caso di insufficienza renale cronica; intossicazioni da metaldeide (molluschicidi nei gatti che vivono anche all’esterno); encefalopatia epatica; deficienza di tiamina, per esempio nei gatti che per errore rimangono chiusi in qualche scantinato o per altri motivi soffrono di digiuni prolungati (puo’ causare tetraparesi o stato epilettico e risponde bene alla somministrazione di tiamina ).
- Il 14% dei casi appartiene al gruppo delle malattie infettive, come per esempio peritonite infettiva felina, encefaliti virali (non frequenti e segnalate più spesso in America), toxoplasmosi, migrazione aberrante di larve di endoparassiti. Di solito si tratta di diagnosi istopatologiche, precedute di una diagnosi di sospetto antemortem con esame del liquor; più spesso la diagnosi definitiva è postmortem.
- Nell’8% dei casi si tratta di neoplasie, come linfomi o meningiomi.
- Il 2,6% dei casi è rappresentato da epilessia postraumatica. Nei gatti il trauma è un fatto piuttosto frequente, non altrettanto l’epilessia che ne può conseguire. A volte l’epilessia compare immediatamente dopo il trauma, a volte dopo settimane o mesi.
- Infine l’1,3% è imputabile a infarti o emorragie intracraniche , causa molto segnalata in America.

Nel 20% circa dei casi si giunge a una diagnosi di epilessia idiopatica in un soggetto che non ha segni neurologici evidenti, ha presentato almeno due crisi, con esami ematochimici e urinari normali, imaging ed esame del liquor negativi ed età variabile da 4 mesi a 13 anni. Può presentarsi in gatti di diversa razza e sesso, castrati e non, e si manifesta con crisi di diversa intensità e frequenza.

La terapia del gatto con epilessia idiopatica prevede l’uso del fenobarbital (2 mg/kg BID) o diazepam (0,5 mg/kg BID). Non viene invece usato il bromuro di potassio, perché può causare pericolose crisi asmatiche. Se l’epilessia non viene controllata in maniera soddisfacente, la dose di fenobarbitale può essere aumentata fino a 6 mg/kg BID . Lo scopo della terapia è sempre quello di diminuire frequenza ed intensità delle crisi.

In sintesi, esistono nel gatto la forma idiopatica e le forme secondarie di epilessia, più frequenti rispetto al cane; le cause sono spesso simili nelle due specie e il work-up diagnostico è assolutamente sovrapponibile.


Si ringrazia per i dati forniti Anna Millotti, Med Vet, Trieste





Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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