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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Venerdì, 30 Maggio 2008

Lesioni del dito bovino

  • Focus sulla terapia chirurgica al X Congresso Nazionale SIVAR
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Lesioni del dito bovinoPiù del 90% dei casi di zoppia del bovino è causato dalle malattie del piede, in particolare dalle affezioni degli unghioni, seguite dalle infezioni dell’articolazione del nodello e della guaina del tendine flessore delle falangi. Il trattamento chirurgico di queste condizioni è stato illustrato da Karl Nuss (Clinic for Ruminants, Veterinary Faculty, University of Munich, Germany) al X Congresso Multisala SIVAR (Cremona, 9-10 Maggio 2008), in una relazione intitolata "Zoppia nella vacca da latte: diagnosi e terapia delle lesioni chirurgiche del dito"


INTRODUZIONE

Le malattie del piede costituiscono più del 90% della totalità dei casi di zoppia nel bovino. Fra queste, le più frequenti sono le affezioni degli unghioni, seguite dalle infezioni dell’articolazione del nodello e della guaina del tendine flessore delle falangi. Occasionalmente si osservano lacerazioni, infezioni della seconda articolazione interfalangea, della fisi della prima falange o dello stinco e fratture delle dita e delle ossa metacarpali/metatarsali.


RESEZIONE DELL’ARTICOLAZIONE INTERFALANGEA DISTALE E AMPUTAZIONE DELL’UNGHIONE

Le infezioni nell’area retroarticolare in molti casi prendono
origine da un’ulcera della suola o da una malattia della linea bianca e di solito vengono sottoposte ad un trattamento chirurgico con accesso dalla regione della pastoia.

Il tessuto infetto viene rimosso attraverso un’incisione verticale sul lato plantare, estesa dall’unghiello all’area dell’ulcera soleare. La guaina tendinea viene aperta e ciò consente una successiva rimozione del tendine flessore profondo delle falangi, della borsa podotrocleare e dell’osso podosesamoideo distale sotto ispezione visiva diretta. Se la sinoviale mostra segni di infezione o se la cartilagine articolare è danneggiata, si esegue la resezione dell’articolazione interfalangea distale. Successivamente, si pratica con un trapano un canale di circa 1,5 cm attraverso l’articolazione stessa. È possibile depositare localmente degli antibiotici, ad es., tetraciclina o penicillina.

Sull’altro unghione dello stesso arto si applica un ferro in legno, mentre quello operato viene protetto con un bendaggio. Quest’ultimo viene sostituito ogni 3-5 giorni. Se non si verificano delle complicazioni, al giorno 10-14 la zoppia è ormai solo lieve, dopo 8 settimane la ferita è quasi coperta da tessuto corneo e dopo 7-12 mesi si è verificata l’anchilosi completa dell’articolazione.

Rimuovere le dita in molti casi risulta più pratico che effettuare una resezione. Non c’è bisogno di apparecchiature speciali e le complicazioni sono meno frequenti. Quando un dito deve essere rimosso, si preferisce effettuare un’amputazione “alta” a livello della prima falange. L’estremità distale di quest’ultima
può essere asportata sia con una sega in filo metallico
che con una sega da amputazione. La preparazione chirurgica viene effettuata sotto controllo visivo diretto. Se non è presente un ascesso coronario, la ferita può essere chiusa con una sutura semplice a punti staccati.


RESEZIONE DELL’APICE DELLA TERZA FALANGE

Dopo un evento traumatico a carico della punta di un unghione, è possibile che si verifichi la diffusione molto rapida di un processo infettivo fino nella terza falange. Si accede alla parte infetta di quest’ultima dalla suola e in seguito si asporta con un trapano l’osso osteolitico fino a che non è visibile soltanto il tessuto osseo sano. Dopo l’intervento chirurgico si possono applicare antibiotici locali.

È indispensabile effettuare il bendaggio della punta dell’unghione colpito e la ferratura di quello adiacente. A distanza di 8 settimane dall’operazione, il difetto è quasi coperto dal nuovo corno. In alternativa, la punta della terza falange può venire rimossa con una sega
in filo metallico. Se l’infezione interessa più di un terzo
dell’osso triangolare, è probabile che sia coinvolta anche la
sua cavità midollare e l’opzione chirurgica migliore potrebbe essere l’amputazione del dito. Oltre a ciò, in seguito alla rimozione di più di un terzo dell’osso, è probabile lo sviluppo di un unghione “a cavatappi”.


INFEZIONE DELLA GUAINA DEL TENDINE FLESSORE COMUNE DELLE DITA

L’infezione della guaina tendinea si verifica in seguito ad
una lacerazione (ferita da punta con un forcone) oppure per diffusione ematogena (meno frequentemente). I recessi della guaina tendinea ospitano spesso delle sacche di fibrina e detriti purulenti, che possono essere rimossi completamente soltanto mediante incisione chirurgica fino dentro la guaina tendinea.

Può essere necessario asportare i tendini flessori delle falangi se sono stati coinvolti dal processo infettivo durante il decorso di una tenosinovite. L’intervento chirurgico inizia con un’incisione della cute, 5 cm prossimalmente all’unghiello, in direzione verticale. Dopo essere passata molto vicino all’unghiello, aggirandolo, l’incisione curva in direzione assiale in modo da non danneggiare i nervi ed i vasi sanguigni situati nella regione assiale. Dopo un’accurata preparazione del sottocute, l’unghiello può essere ripiegato verso il lato abassiale, consentendo di praticare un’incisione diritta attraverso la fascia sottostante, il legamento anulare e la guaina tendinea. Poi si rimuovono i tendini, uno dopo l’altro. Si possono applicare dei drenaggi e sono indispensabili il bendaggio e la ferratura.


RESEZIONE DELL’ARTICOLAZIONE DEL NODELLO

Per eseguire un’artrotomia, si praticano delle incisioni longitudinali nei recessi dorsale e palmare/plantare dell’articolazione. Dal momento che sono in comunicazione fra loro, il comparto laterale e quello mediale risultano infetti simultaneamente. Si rimuove la fibrina e si effettua una profonda irrigazione dello spazio articolare. Sono indispensabili il riposo alla posta, il trattamento con antibiotici parenterali ed analgesici e le regolari sostituzioni del bendaggio.

La resezione/artrodesi dell’articolazione del nodello è necessaria in caso di grave infezione, quando si riscontrano delle alterazioni radiografiche nell’osso subcondrale. L’articolazione viene aperta dorsalmente, attraverso un’incisione semicircolare praticata a livello della superficie articolare della prima falange, che si estende intorno ai legamenti collaterali o anche attraverso di essi. Per ottenere l’accesso alle cavità articolari palmare/plantare,
l’articolazione viene flessa a 180°. Per l’artrodesi, si esegue
la rimozione di tutta la cartilagine articolare e dell’osso
subcondrale infetto. Il sottocute e la cute vengono suturati e si applica un’ingessatura con chiodi passanti per 5 settimane, seguita da un bendaggio rigido per altre 3-5 settimane.









Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Lesioni del dito bovinoPiù del 90% dei casi di zoppia del bovino è causato dalle malattie del piede, in particolare dalle affezioni degli unghioni, seguite dalle infezioni dell’articolazione del nodello e della guaina del tendine flessore delle falangi. Il trattamento chirurgico di queste condizioni è stato illustrato da Karl Nuss (Clinic for Ruminants, Veterinary Faculty, University of Munich, Germany) al X Congresso Multisala SIVAR (Cremona, 9-10 Maggio 2008), in una relazione intitolata "Zoppia nella vacca da latte: diagnosi e terapia delle lesioni chirurgiche del dito"


INTRODUZIONE

Le malattie del piede costituiscono più del 90% della totalità dei casi di zoppia nel bovino. Fra queste, le più frequenti sono le affezioni degli unghioni, seguite dalle infezioni dell’articolazione del nodello e della guaina del tendine flessore delle falangi. Occasionalmente si osservano lacerazioni, infezioni della seconda articolazione interfalangea, della fisi della prima falange o dello stinco e fratture delle dita e delle ossa metacarpali/metatarsali.


RESEZIONE DELL’ARTICOLAZIONE INTERFALANGEA DISTALE E AMPUTAZIONE DELL’UNGHIONE

Le infezioni nell’area retroarticolare in molti casi prendono
origine da un’ulcera della suola o da una malattia della linea bianca e di solito vengono sottoposte ad un trattamento chirurgico con accesso dalla regione della pastoia.

Il tessuto infetto viene rimosso attraverso un’incisione verticale sul lato plantare, estesa dall’unghiello all’area dell’ulcera soleare. La guaina tendinea viene aperta e ciò consente una successiva rimozione del tendine flessore profondo delle falangi, della borsa podotrocleare e dell’osso podosesamoideo distale sotto ispezione visiva diretta. Se la sinoviale mostra segni di infezione o se la cartilagine articolare è danneggiata, si esegue la resezione dell’articolazione interfalangea distale. Successivamente, si pratica con un trapano un canale di circa 1,5 cm attraverso l’articolazione stessa. È possibile depositare localmente degli antibiotici, ad es., tetraciclina o penicillina.

Sull’altro unghione dello stesso arto si applica un ferro in legno, mentre quello operato viene protetto con un bendaggio. Quest’ultimo viene sostituito ogni 3-5 giorni. Se non si verificano delle complicazioni, al giorno 10-14 la zoppia è ormai solo lieve, dopo 8 settimane la ferita è quasi coperta da tessuto corneo e dopo 7-12 mesi si è verificata l’anchilosi completa dell’articolazione.

Rimuovere le dita in molti casi risulta più pratico che effettuare una resezione. Non c’è bisogno di apparecchiature speciali e le complicazioni sono meno frequenti. Quando un dito deve essere rimosso, si preferisce effettuare un’amputazione “alta” a livello della prima falange. L’estremità distale di quest’ultima
può essere asportata sia con una sega in filo metallico
che con una sega da amputazione. La preparazione chirurgica viene effettuata sotto controllo visivo diretto. Se non è presente un ascesso coronario, la ferita può essere chiusa con una sutura semplice a punti staccati.


RESEZIONE DELL’APICE DELLA TERZA FALANGE

Dopo un evento traumatico a carico della punta di un unghione, è possibile che si verifichi la diffusione molto rapida di un processo infettivo fino nella terza falange. Si accede alla parte infetta di quest’ultima dalla suola e in seguito si asporta con un trapano l’osso osteolitico fino a che non è visibile soltanto il tessuto osseo sano. Dopo l’intervento chirurgico si possono applicare antibiotici locali.

È indispensabile effettuare il bendaggio della punta dell’unghione colpito e la ferratura di quello adiacente. A distanza di 8 settimane dall’operazione, il difetto è quasi coperto dal nuovo corno. In alternativa, la punta della terza falange può venire rimossa con una sega
in filo metallico. Se l’infezione interessa più di un terzo
dell’osso triangolare, è probabile che sia coinvolta anche la
sua cavità midollare e l’opzione chirurgica migliore potrebbe essere l’amputazione del dito. Oltre a ciò, in seguito alla rimozione di più di un terzo dell’osso, è probabile lo sviluppo di un unghione “a cavatappi”.


INFEZIONE DELLA GUAINA DEL TENDINE FLESSORE COMUNE DELLE DITA

L’infezione della guaina tendinea si verifica in seguito ad
una lacerazione (ferita da punta con un forcone) oppure per diffusione ematogena (meno frequentemente). I recessi della guaina tendinea ospitano spesso delle sacche di fibrina e detriti purulenti, che possono essere rimossi completamente soltanto mediante incisione chirurgica fino dentro la guaina tendinea.

Può essere necessario asportare i tendini flessori delle falangi se sono stati coinvolti dal processo infettivo durante il decorso di una tenosinovite. L’intervento chirurgico inizia con un’incisione della cute, 5 cm prossimalmente all’unghiello, in direzione verticale. Dopo essere passata molto vicino all’unghiello, aggirandolo, l’incisione curva in direzione assiale in modo da non danneggiare i nervi ed i vasi sanguigni situati nella regione assiale. Dopo un’accurata preparazione del sottocute, l’unghiello può essere ripiegato verso il lato abassiale, consentendo di praticare un’incisione diritta attraverso la fascia sottostante, il legamento anulare e la guaina tendinea. Poi si rimuovono i tendini, uno dopo l’altro. Si possono applicare dei drenaggi e sono indispensabili il bendaggio e la ferratura.


RESEZIONE DELL’ARTICOLAZIONE DEL NODELLO

Per eseguire un’artrotomia, si praticano delle incisioni longitudinali nei recessi dorsale e palmare/plantare dell’articolazione. Dal momento che sono in comunicazione fra loro, il comparto laterale e quello mediale risultano infetti simultaneamente. Si rimuove la fibrina e si effettua una profonda irrigazione dello spazio articolare. Sono indispensabili il riposo alla posta, il trattamento con antibiotici parenterali ed analgesici e le regolari sostituzioni del bendaggio.

La resezione/artrodesi dell’articolazione del nodello è necessaria in caso di grave infezione, quando si riscontrano delle alterazioni radiografiche nell’osso subcondrale. L’articolazione viene aperta dorsalmente, attraverso un’incisione semicircolare praticata a livello della superficie articolare della prima falange, che si estende intorno ai legamenti collaterali o anche attraverso di essi. Per ottenere l’accesso alle cavità articolari palmare/plantare,
l’articolazione viene flessa a 180°. Per l’artrodesi, si esegue
la rimozione di tutta la cartilagine articolare e dell’osso
subcondrale infetto. Il sottocute e la cute vengono suturati e si applica un’ingessatura con chiodi passanti per 5 settimane, seguita da un bendaggio rigido per altre 3-5 settimane.









Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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