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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Venerdì, 13 Novembre 2009

L’ecografia dei rettili

  • Di notevole ausilio in sauri e cheloni. Paolo Selleri al Seminario SIVAE (Cremona, 18 ottobre)
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L’ecografia dei rettiliIn medicina dei rettili tutte le tecniche di diagnostica per immagini ricoprono un ruolo fondamentale nella comprensione del quadro clinico e l’ecografia è un ausilio particolarmente utile in questi animali. Metodiche e quadri normali e patologici dell'ecografia nei rettili sono stati illustrati da Paolo Selleri (Med Vet, PhD, Roma) al Seminario “Ecografia negli animali esotici” organizzato da SIVAE (Società italiana veterinari per animali esotici) a Cremona (Centro Studi Palazzo Trecchi, 18 Ottobre 2009).

L’ecografia è una metodica particolarmente impiegata nei rettili, ma alcuni fattori possono limitarne l’uso. In alcuni sauri, coccodrilli e cheloni delle placche ossee possono ridurre molto le finestre acustiche. La sedazione può essere consigliata nei soggetti pericolosi (velenosi o aggressivi). Oltre a limitare ogni possibile rischio per la propria salute, chi esegue l’esame deve poter stare concentrato sullo schermo senza doversi preoccupare delle eventuali reazioni dell’animale. Se l’esame non è eseguito in serenità, probabilmente non sarà un buon esame. I grossi cheloni, nonostante non siano animali aggressivi, chiudendo gli arti all’interno del guscio possono schiacciare la sonda distruggendola;
anche in questo caso è consigliabile sedare l’animale.

Metodica. L’esame ecografico può durare diverse decine di minuti, dato che come sappiamo i rettili sono animali eterotermi è necessario scaldare il gel ecografico per prevenire abbassamenti di temperatura pericolosi per la salute degli animali. Per ottimizzare la visione delle immagini il gel deve essere applicato in più momenti per riempire lo spazio tra le squame e limitare gli ostacoli. Un’ottima soluzione per evitare il raffreddamento dell’animale e per migliorare le immagini è quella di eseguire l’esame immergendo l’animale in acqua tiepida. In questo modo l’aria intrappolata tra le squame viene espulsa totalmente consentendo una migliore visione. Avendo la sonda immersa in acqua qualora l’animale muovendosi dovesse allontanare la sonda dal corpo, l’acqua consente di poter proseguire l’esame rendendolo più continuo e quindi efficace.

Posizionamento. Il posizionamento dell’animale può variare in base alla specie, alle abitudini dell’operatore e alla regione esaminata. I serpenti quando sedati vengono posti in decubito dorsale ponendo la sonda nella regione ventrale del corpo. Le tartarughe vengono esaminate in decubito.

La cardiologia dei rettili sta muovendo i suoi primi passi. L’ecocardiografia è lo strumento più utile per la valutazione della funzionalità cardiaca. Il cuore degli ofidi è quello più semplice da esaminare perché l’esame non è impedito da strutture ossee. Il cuore degli ofidi è localizzato a circa il 15-25% della lunghezza naso-cloaca dell’animale, posto caudalmente alla tiroide e cranialmente al fegato, di fronte all’ultimo anello tracheale. Il cuore è contenuto all’interno del sacco pericardico, l’ecografia mette in evidenza la presenza di una modica quantità di liquido pericardico. Ha forma allungata, sono riconoscibili 4 cavità: due atri, un singolo ventricolo ed un seno venoso di forma tubulare.

Diverse condizioni patologiche sono state riscontrate a carico del cuore dei rettili: endocarditi, miocarditi, infarto, pericarditi, miocardiopatie, infestazioni parassitarie e tumori. A volte per eseguire un esame ecocardiografico completo può essere necessario sedare i soggetti più agitati. Nella maggior parte dei casi la sonda viene posizionata ventralmente al cuore e spostata in direzione craniale. La sonda può essere posizionata anche in posizione intercostale destra, o sinistra, questa posizione consente di osservare i tre tronchi arteriosi, i due atri e il singolo ventricolo.


Cheloni

La struttura ossea del guscio limita molto l’entrata degli ultrasuoni. Le finestre acustiche nei cheloni sono fondamentalmente tre: la sonda può essere posizionata a livello della fossa axillo-cervicale (tra la base del collo e la parte craniale dell’arto anteriore); nella spazio tra il ponte e la regione caudale dell’arto anteriore; e nella fossa prefemorale tra ponte e faccia craniale dell’arto posteriore. Nelle specie in cui lo scheletro è scarsamente ossificato (Malacochersus tornieri, Apalone sp) la sonda può essere applicata direttamente sul guscio. Anche negli animali giovani, quando la mineralizzazione del guscio è ancora scarsa, ponendo la sonda in corrispondenza delle sinfisi ossee si riescono ad investigare facilmente le regioni sottostanti. La stessa tecnica si può applicare nelle tartarughe affette da iperparatiriodismo.

Anche nei cheloni, l’esame ecografico deve seguire un rigido protocollo. Ponendo la sonda a livello della regione axillo-cervicale si comincia esaminando il cuore, il fegato. Il fegato ha un’ecogenicità uniforme, è attraversato da vasi sanguigni ipoecogeni; nelle tartarughe è bilobato (con il lobo destro più grande rispetto a quello sinistro), la cistifellea è quasi interamente coperta dal parenchima.

Attraverso la fossa prefemorale si esaminano il digerente, la vescica e le gonadi. Nei mammiferi riconosciamo il digerente per i 5 strati ecografici. La stessa stratificazione è riconoscibile solo nelle tartarughe particolarmente grandi. Il pancreas è meno meno ecogenico del fegato ma, come la milza sono difficilmente riconoscibili ecograficamente nelle tartarughe.

Le ovaie si presentano come strutture ovoidali ipoecogene che con l’inizio dell’attività riproduttiva assumono le dimensioni di acini d’uva e diventano maggiormente iperecogene rispetto al fegato.
Le uova sono di frequente riscontro, non devono essere confuse con le anse intestinali piene di aria. Nelle prime fasi successive all’ovulazione, prima che il guscio termini la sua calcificazione, è possibile apprezzare nell’uovo un’area periferica ipoecogena. In corso di stasi preovulatoria, i follicoli ovarici possono mostrare uno strato esterno iperecogeno e un centro ipoecogeno, indice di degenerazione. La comparsa di queste immagini potrebbe indicare la necessità di intervenire chirurgicamente rimuovendo le ovaie.

Caudalmente alle gonadi si trovano i reni. Essendo posti sotto il carapace sono evidenziabili solo nei soggetti particolarmente grandi, nei quali la sonda possa essere inserita all’interno della fossa prefemorale. Nei soggetti con scarsa mineralizzazione ossea, i reni possono essere ispezionati anche attraverso il carapace.

La vescica può arrivare ad estendersi all’intera cavità celomatica, la sua parete è così sottile che può essere difficile riconoscerne la parete durante l’esame ecografico. Nella vescica possono riconoscersi cristalli di acido urico iperecogeni, la loro presenza non ha significato patologico. In corso di disidratazione cronica i cristalli di acido urico possono unirsi insieme formando veri e propri calcoli che possono richiedere la rimozione chirurgica.

Sauri

Nella maggior parte dei sauri il contenimento manuale risulta generalmente sufficiente per portare a termine con successo un esame ecografico. Il decubito dorsale permette di sfruttare come finestra acustica l’ampia superficie ventrale dell’addome. Qualora l’animale non dovesse tollerare questa posizione sarà sufficiente mantenere il paziente in decubito sternale sollevandolo dal tavolo, o alternativamente sfruttare i tavoli fenestrati spesso impiegati per l’ecocardiografia.

In alcuni casi per la visualizzazione di strutture localizzate appena sotto la parete addominale, potrebbe rendersi necessaria l’interposizione di un pad spaziatore tra superficie della sonda e la parete addominale stessa, di modo da permettere il posizionamento dei fuochi in corrispondenza delle strutture di interesse.

Si consiglia di procedere alla visualizzazione degli organi seguendo sempre lo stesso ordine, al fine di standardizzare quanto più possibile l’esame ecografico, facilitando in questo modo l’individuazione di eventuali anomalie ed assicurandosi nel contempo di aver visualizzato tutte le strutture indagabili con questa metodica.

Il cuore, facilmente individuabile grazie alla sua contrattilità, è un ottimo punto di riferimento iniziale, sia per settare le impostazioni dell’ecografo in termini di gain, profondità e fuochi, sia come riferimento anatomico. Nella maggior parte dei sauri il cuore, essendo localizzato all’interno della cintura pettorale, può essere visualizzato posizionando la sonda immediatamente dietro all’omero ed orientandola cranialmente, approssimativamente verso il centro del torace. Nei varani
e nei coccodrilli spesso il cuore è situato più caudalmente, tra i lobi epatici. Nei coccodrilli è inoltre possibile riconoscere due ventricoli distinti. La visualizzazione ecografica del cuore, oltre a rappresentare un momento importante nel corso di un normale esame ecografico a fini diagnostici, può assumere una notevole importanza come sistema di monitoraggio dell’attività cardiaca in corso
di anestesia.

Il fegato, bilobato, è situato immediatamente dietro al cuore nella porzione più craniale del celoma, e può essere visualizzato sia con un approccio ventrale, posizionando la sonda caudalmente al processo xifoide, sia sfruttando come finestra acustica la zona immediatamente caudale al gomito. Il parenchima epatico normale risulta generalmente ipoecogeno rispetto ai corpi adiposi, e presenta una trama uniforme. Il lobo epatico sinistro scivola ventralmente allo stomaco, mentre a livello del lobo destro è possibile individuare la cistifellea (anecogena, situata accanto alla porzione più caudale del lobo destro) e le vene porta e (più dorsalmente) epatica, le quali appaiono come strutture tubulari anecogene delimitate da pareti iperecogene. Una modica quantità di fango biliare nella cistifellea, facilmente messo in sospensione attraverso la pressione e i movimenti della sonda, è un reperto fisiologico legato alla presenza di sali biliari.

Dorsalmente a fegato e cuore è possibile riconoscere la presenza dei polmoni attraverso gli artefatti di riverbero causati dalla presenza di gas al loro interno, che tende spesso ad ostacolare la visualizzazione degli organi adiacenti.

Lo stomaco è facilmente riconoscibile in posizione caudo-dorsale rispetto al lobo epatico sinistro; la presenza di contenuto gassoso al suo interno può ostacolarne la visualizzazione. Pancreas, milza e piccolo intestino sono rinvenibili caudalmente al fegato, ed il grosso intestino è visualizzabile poco dietro al lobo epatico destro. Nel celoma caudale il colon è spesso visibile come una grande struttura a contenuto anecogeno posta ventralmente ai reni; in alcuni casi è possibile riconoscere al
suo interno la presenza di gas, feci e/o urati.

La vescica urinaria, situata nel celoma caudale, appare come una struttura a parete sottile e contenuto francamente anecogeno, al cui interno è spesso possibile apprezzare la presenza di urati come strutture iperecogene che si muovono liberamente al suo interno. Un colon disteso da abbondante contenente fluido visualizzato in asse corto può facilmente essere confuso con la vescica: per distinguere i due organi sarà sufficiente ruotare la sonda di 90° al fine di valutare la forma complessiva della struttura in asse lungo (tubulare per il colon, rotondeggiante per la vescica). La presenza di liquido libero nel celoma può essere distinta da entrambe le situazioni sopra descritte per l’assenza di una parete iperecogena limitante; nei sauri è normale rinvenire una modica quantità di fluido in cavità celomatica, ma quando la raccolta diventa considerevole gli organi viscerali come fegato, corpi adiposi e intestino, appaiono separati da materiale anecogeno, all’interno del quale, nei casi più gravi, sembrano addirittura galleggiare.

I reni sono difficili da raggiungere con il fascio di ultrasuoni, a causa della loro posizione arretrata in queste specie. Nei camaleonti e nei varani si può sfruttare come finestra acustica la fossa sottolombare, orientando il fascio di ultrasuoni dorsalmente verso l’ingresso del bacino. Nelle iguane una considerevole porzione dei reni può essere indagata poggiando la sonda lateralmente base della coda, nell’incavo tra questa e l’arto posteriore, e orientando il fascio cranio-dorsalmente;
in questo modo è generalmente possibile effettuare prelievi bioptici eco-guidati. In caso di nefromegalia il polo craniale dei reni può essere identificato nel recesso più caudale del celoma dorsale. I reni sani presentano un’ecogenicità superiore rispetto al fegato e sono delimitati da una sottile capsula iperecogena. Eventuali calcificazioni sono visualizzabili come zone iperecoiche che offrono un ostacolo al passaggio degli ultrasuoni, creando dietro di loro un evidente cono d’ombra.

I corpi adiposi occupano spesso una considerevole porzione del celoma medio-caudale, e il loro aspetto ecografico ricorda molto quello del fegato, sennonché il parenchima epatico è caratterizzato da una fine vascolarizzazione che tende a sgranare la trama ecografica. In alcuni casi inoltre i corpi adiposi presentano una sottile capsula iperecogena, e possono presentarsi come ammassi di piccole masse rotondeggianti: in questi casi la distinzione con il fegato diviene decisamente più agevole. La visualizzazione di queste strutture offre interessanti informazioni sullo stato di nutrizione dell’animale.

Numerose informazioni possono essere desunte dall’esame ecografico dell’apparato riproduttore, sia sul piano fisiologico che su quello patologico. L’ecografia infatti, oltre a consentire una rapida diagnosi delle più comuni turbe riproduttive di questi animali, dalla distocia all’oviduttite, rappresenta infatti un metodo di sessaggio non invasivo per quelle specie di sauri in cui il dimorfismo sessuale, anche da adulti, è assente o poco evidente. Inoltre, si tratta di un pratico sistema di monitoraggio dell’attività ovarica, che consente agli allevatori di programmare e gestire in modo ottimale il loro lavoro. Nelle specie vivipare questo strumento riesce a determinare la presenza dei feti (appaiono come strutture iperecogene circondate da fluido e membrane), ed in stadi più avanzati anche a valutare la loro vitalità (attività cardiaca).

Le gonadi, localizzate al centro dell’addome (tra fegato e vescica urinaria) in posizione dorsale,sono più facilmente visualizzabili dalla regione prefemorale, bilateralmente. Nelle femmine sessualmente mature le ovaie si presentano come strutture simili a grappoli, al cui interno è possibile visualizzare numerose aree ipoecogene rotondeggianti, di diametro inferiore ai 5 mm, corrispondenti ai follicoli nello stadio pre-vitellino. Un ovaio contenente follicoli allo stadio vitellino (pre-ovulatori) risulta molto più facile da identificare, sia per le dimensioni che tali follicoli raggiungono (fino a 2,5 cm), sia per la maggiore ecogenicità di questi. I follicoli postovulatori (uova) possono essere distinti per la forma più allungata, una differenza più marcata tra la corticale iperecogena (guscio) e il contenuto ipoecogeno, e la disposizione in fila piuttosto che a grappolo.

A differenza delle ovaie, i testicoli non sono sempre visualizzabili, a causa della loro fisiologica regressione durante la stagione non riproduttiva. In alcuni casi risulta utile porre l’animale in decubito dorsale, posizionare la sonda sulla linea mediana ventrale, visualizzare l’aorta (visibile come una striscia anecoica pulsante) ed usarla come punto di riferimento per cercare i testicoli, disposti a cavallo di questa. I testicoli si presentano sferici ed ipoecogeni rispetto al grasso circostante, e sono normalmente circondati da una capsula iperecogena e più esternamente da una modica quantità di fluido. In alcune specie di sauro sessualmente monomorfiche, come i mostri di Gila e gli scinchi a coda
prensile, è possibile visualizzare gi emipeni sull’aspetto ventrale della base della coda, come strutture allungate, eterogenea rispetto al circostante tessuto muscolare.



Tratto da: Atti del Semiario SIVAE “Ecografia degli animali esotici” (Cremona, 18 Ottobre 2009)




Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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L’ecografia dei rettiliIn medicina dei rettili tutte le tecniche di diagnostica per immagini ricoprono un ruolo fondamentale nella comprensione del quadro clinico e l’ecografia è un ausilio particolarmente utile in questi animali. Metodiche e quadri normali e patologici dell'ecografia nei rettili sono stati illustrati da Paolo Selleri (Med Vet, PhD, Roma) al Seminario “Ecografia negli animali esotici” organizzato da SIVAE (Società italiana veterinari per animali esotici) a Cremona (Centro Studi Palazzo Trecchi, 18 Ottobre 2009).

L’ecografia è una metodica particolarmente impiegata nei rettili, ma alcuni fattori possono limitarne l’uso. In alcuni sauri, coccodrilli e cheloni delle placche ossee possono ridurre molto le finestre acustiche. La sedazione può essere consigliata nei soggetti pericolosi (velenosi o aggressivi). Oltre a limitare ogni possibile rischio per la propria salute, chi esegue l’esame deve poter stare concentrato sullo schermo senza doversi preoccupare delle eventuali reazioni dell’animale. Se l’esame non è eseguito in serenità, probabilmente non sarà un buon esame. I grossi cheloni, nonostante non siano animali aggressivi, chiudendo gli arti all’interno del guscio possono schiacciare la sonda distruggendola;
anche in questo caso è consigliabile sedare l’animale.

Metodica. L’esame ecografico può durare diverse decine di minuti, dato che come sappiamo i rettili sono animali eterotermi è necessario scaldare il gel ecografico per prevenire abbassamenti di temperatura pericolosi per la salute degli animali. Per ottimizzare la visione delle immagini il gel deve essere applicato in più momenti per riempire lo spazio tra le squame e limitare gli ostacoli. Un’ottima soluzione per evitare il raffreddamento dell’animale e per migliorare le immagini è quella di eseguire l’esame immergendo l’animale in acqua tiepida. In questo modo l’aria intrappolata tra le squame viene espulsa totalmente consentendo una migliore visione. Avendo la sonda immersa in acqua qualora l’animale muovendosi dovesse allontanare la sonda dal corpo, l’acqua consente di poter proseguire l’esame rendendolo più continuo e quindi efficace.

Posizionamento. Il posizionamento dell’animale può variare in base alla specie, alle abitudini dell’operatore e alla regione esaminata. I serpenti quando sedati vengono posti in decubito dorsale ponendo la sonda nella regione ventrale del corpo. Le tartarughe vengono esaminate in decubito.

La cardiologia dei rettili sta muovendo i suoi primi passi. L’ecocardiografia è lo strumento più utile per la valutazione della funzionalità cardiaca. Il cuore degli ofidi è quello più semplice da esaminare perché l’esame non è impedito da strutture ossee. Il cuore degli ofidi è localizzato a circa il 15-25% della lunghezza naso-cloaca dell’animale, posto caudalmente alla tiroide e cranialmente al fegato, di fronte all’ultimo anello tracheale. Il cuore è contenuto all’interno del sacco pericardico, l’ecografia mette in evidenza la presenza di una modica quantità di liquido pericardico. Ha forma allungata, sono riconoscibili 4 cavità: due atri, un singolo ventricolo ed un seno venoso di forma tubulare.

Diverse condizioni patologiche sono state riscontrate a carico del cuore dei rettili: endocarditi, miocarditi, infarto, pericarditi, miocardiopatie, infestazioni parassitarie e tumori. A volte per eseguire un esame ecocardiografico completo può essere necessario sedare i soggetti più agitati. Nella maggior parte dei casi la sonda viene posizionata ventralmente al cuore e spostata in direzione craniale. La sonda può essere posizionata anche in posizione intercostale destra, o sinistra, questa posizione consente di osservare i tre tronchi arteriosi, i due atri e il singolo ventricolo.


Cheloni

La struttura ossea del guscio limita molto l’entrata degli ultrasuoni. Le finestre acustiche nei cheloni sono fondamentalmente tre: la sonda può essere posizionata a livello della fossa axillo-cervicale (tra la base del collo e la parte craniale dell’arto anteriore); nella spazio tra il ponte e la regione caudale dell’arto anteriore; e nella fossa prefemorale tra ponte e faccia craniale dell’arto posteriore. Nelle specie in cui lo scheletro è scarsamente ossificato (Malacochersus tornieri, Apalone sp) la sonda può essere applicata direttamente sul guscio. Anche negli animali giovani, quando la mineralizzazione del guscio è ancora scarsa, ponendo la sonda in corrispondenza delle sinfisi ossee si riescono ad investigare facilmente le regioni sottostanti. La stessa tecnica si può applicare nelle tartarughe affette da iperparatiriodismo.

Anche nei cheloni, l’esame ecografico deve seguire un rigido protocollo. Ponendo la sonda a livello della regione axillo-cervicale si comincia esaminando il cuore, il fegato. Il fegato ha un’ecogenicità uniforme, è attraversato da vasi sanguigni ipoecogeni; nelle tartarughe è bilobato (con il lobo destro più grande rispetto a quello sinistro), la cistifellea è quasi interamente coperta dal parenchima.

Attraverso la fossa prefemorale si esaminano il digerente, la vescica e le gonadi. Nei mammiferi riconosciamo il digerente per i 5 strati ecografici. La stessa stratificazione è riconoscibile solo nelle tartarughe particolarmente grandi. Il pancreas è meno meno ecogenico del fegato ma, come la milza sono difficilmente riconoscibili ecograficamente nelle tartarughe.

Le ovaie si presentano come strutture ovoidali ipoecogene che con l’inizio dell’attività riproduttiva assumono le dimensioni di acini d’uva e diventano maggiormente iperecogene rispetto al fegato.
Le uova sono di frequente riscontro, non devono essere confuse con le anse intestinali piene di aria. Nelle prime fasi successive all’ovulazione, prima che il guscio termini la sua calcificazione, è possibile apprezzare nell’uovo un’area periferica ipoecogena. In corso di stasi preovulatoria, i follicoli ovarici possono mostrare uno strato esterno iperecogeno e un centro ipoecogeno, indice di degenerazione. La comparsa di queste immagini potrebbe indicare la necessità di intervenire chirurgicamente rimuovendo le ovaie.

Caudalmente alle gonadi si trovano i reni. Essendo posti sotto il carapace sono evidenziabili solo nei soggetti particolarmente grandi, nei quali la sonda possa essere inserita all’interno della fossa prefemorale. Nei soggetti con scarsa mineralizzazione ossea, i reni possono essere ispezionati anche attraverso il carapace.

La vescica può arrivare ad estendersi all’intera cavità celomatica, la sua parete è così sottile che può essere difficile riconoscerne la parete durante l’esame ecografico. Nella vescica possono riconoscersi cristalli di acido urico iperecogeni, la loro presenza non ha significato patologico. In corso di disidratazione cronica i cristalli di acido urico possono unirsi insieme formando veri e propri calcoli che possono richiedere la rimozione chirurgica.

Sauri

Nella maggior parte dei sauri il contenimento manuale risulta generalmente sufficiente per portare a termine con successo un esame ecografico. Il decubito dorsale permette di sfruttare come finestra acustica l’ampia superficie ventrale dell’addome. Qualora l’animale non dovesse tollerare questa posizione sarà sufficiente mantenere il paziente in decubito sternale sollevandolo dal tavolo, o alternativamente sfruttare i tavoli fenestrati spesso impiegati per l’ecocardiografia.

In alcuni casi per la visualizzazione di strutture localizzate appena sotto la parete addominale, potrebbe rendersi necessaria l’interposizione di un pad spaziatore tra superficie della sonda e la parete addominale stessa, di modo da permettere il posizionamento dei fuochi in corrispondenza delle strutture di interesse.

Si consiglia di procedere alla visualizzazione degli organi seguendo sempre lo stesso ordine, al fine di standardizzare quanto più possibile l’esame ecografico, facilitando in questo modo l’individuazione di eventuali anomalie ed assicurandosi nel contempo di aver visualizzato tutte le strutture indagabili con questa metodica.

Il cuore, facilmente individuabile grazie alla sua contrattilità, è un ottimo punto di riferimento iniziale, sia per settare le impostazioni dell’ecografo in termini di gain, profondità e fuochi, sia come riferimento anatomico. Nella maggior parte dei sauri il cuore, essendo localizzato all’interno della cintura pettorale, può essere visualizzato posizionando la sonda immediatamente dietro all’omero ed orientandola cranialmente, approssimativamente verso il centro del torace. Nei varani
e nei coccodrilli spesso il cuore è situato più caudalmente, tra i lobi epatici. Nei coccodrilli è inoltre possibile riconoscere due ventricoli distinti. La visualizzazione ecografica del cuore, oltre a rappresentare un momento importante nel corso di un normale esame ecografico a fini diagnostici, può assumere una notevole importanza come sistema di monitoraggio dell’attività cardiaca in corso
di anestesia.

Il fegato, bilobato, è situato immediatamente dietro al cuore nella porzione più craniale del celoma, e può essere visualizzato sia con un approccio ventrale, posizionando la sonda caudalmente al processo xifoide, sia sfruttando come finestra acustica la zona immediatamente caudale al gomito. Il parenchima epatico normale risulta generalmente ipoecogeno rispetto ai corpi adiposi, e presenta una trama uniforme. Il lobo epatico sinistro scivola ventralmente allo stomaco, mentre a livello del lobo destro è possibile individuare la cistifellea (anecogena, situata accanto alla porzione più caudale del lobo destro) e le vene porta e (più dorsalmente) epatica, le quali appaiono come strutture tubulari anecogene delimitate da pareti iperecogene. Una modica quantità di fango biliare nella cistifellea, facilmente messo in sospensione attraverso la pressione e i movimenti della sonda, è un reperto fisiologico legato alla presenza di sali biliari.

Dorsalmente a fegato e cuore è possibile riconoscere la presenza dei polmoni attraverso gli artefatti di riverbero causati dalla presenza di gas al loro interno, che tende spesso ad ostacolare la visualizzazione degli organi adiacenti.

Lo stomaco è facilmente riconoscibile in posizione caudo-dorsale rispetto al lobo epatico sinistro; la presenza di contenuto gassoso al suo interno può ostacolarne la visualizzazione. Pancreas, milza e piccolo intestino sono rinvenibili caudalmente al fegato, ed il grosso intestino è visualizzabile poco dietro al lobo epatico destro. Nel celoma caudale il colon è spesso visibile come una grande struttura a contenuto anecogeno posta ventralmente ai reni; in alcuni casi è possibile riconoscere al
suo interno la presenza di gas, feci e/o urati.

La vescica urinaria, situata nel celoma caudale, appare come una struttura a parete sottile e contenuto francamente anecogeno, al cui interno è spesso possibile apprezzare la presenza di urati come strutture iperecogene che si muovono liberamente al suo interno. Un colon disteso da abbondante contenente fluido visualizzato in asse corto può facilmente essere confuso con la vescica: per distinguere i due organi sarà sufficiente ruotare la sonda di 90° al fine di valutare la forma complessiva della struttura in asse lungo (tubulare per il colon, rotondeggiante per la vescica). La presenza di liquido libero nel celoma può essere distinta da entrambe le situazioni sopra descritte per l’assenza di una parete iperecogena limitante; nei sauri è normale rinvenire una modica quantità di fluido in cavità celomatica, ma quando la raccolta diventa considerevole gli organi viscerali come fegato, corpi adiposi e intestino, appaiono separati da materiale anecogeno, all’interno del quale, nei casi più gravi, sembrano addirittura galleggiare.

I reni sono difficili da raggiungere con il fascio di ultrasuoni, a causa della loro posizione arretrata in queste specie. Nei camaleonti e nei varani si può sfruttare come finestra acustica la fossa sottolombare, orientando il fascio di ultrasuoni dorsalmente verso l’ingresso del bacino. Nelle iguane una considerevole porzione dei reni può essere indagata poggiando la sonda lateralmente base della coda, nell’incavo tra questa e l’arto posteriore, e orientando il fascio cranio-dorsalmente;
in questo modo è generalmente possibile effettuare prelievi bioptici eco-guidati. In caso di nefromegalia il polo craniale dei reni può essere identificato nel recesso più caudale del celoma dorsale. I reni sani presentano un’ecogenicità superiore rispetto al fegato e sono delimitati da una sottile capsula iperecogena. Eventuali calcificazioni sono visualizzabili come zone iperecoiche che offrono un ostacolo al passaggio degli ultrasuoni, creando dietro di loro un evidente cono d’ombra.

I corpi adiposi occupano spesso una considerevole porzione del celoma medio-caudale, e il loro aspetto ecografico ricorda molto quello del fegato, sennonché il parenchima epatico è caratterizzato da una fine vascolarizzazione che tende a sgranare la trama ecografica. In alcuni casi inoltre i corpi adiposi presentano una sottile capsula iperecogena, e possono presentarsi come ammassi di piccole masse rotondeggianti: in questi casi la distinzione con il fegato diviene decisamente più agevole. La visualizzazione di queste strutture offre interessanti informazioni sullo stato di nutrizione dell’animale.

Numerose informazioni possono essere desunte dall’esame ecografico dell’apparato riproduttore, sia sul piano fisiologico che su quello patologico. L’ecografia infatti, oltre a consentire una rapida diagnosi delle più comuni turbe riproduttive di questi animali, dalla distocia all’oviduttite, rappresenta infatti un metodo di sessaggio non invasivo per quelle specie di sauri in cui il dimorfismo sessuale, anche da adulti, è assente o poco evidente. Inoltre, si tratta di un pratico sistema di monitoraggio dell’attività ovarica, che consente agli allevatori di programmare e gestire in modo ottimale il loro lavoro. Nelle specie vivipare questo strumento riesce a determinare la presenza dei feti (appaiono come strutture iperecogene circondate da fluido e membrane), ed in stadi più avanzati anche a valutare la loro vitalità (attività cardiaca).

Le gonadi, localizzate al centro dell’addome (tra fegato e vescica urinaria) in posizione dorsale,sono più facilmente visualizzabili dalla regione prefemorale, bilateralmente. Nelle femmine sessualmente mature le ovaie si presentano come strutture simili a grappoli, al cui interno è possibile visualizzare numerose aree ipoecogene rotondeggianti, di diametro inferiore ai 5 mm, corrispondenti ai follicoli nello stadio pre-vitellino. Un ovaio contenente follicoli allo stadio vitellino (pre-ovulatori) risulta molto più facile da identificare, sia per le dimensioni che tali follicoli raggiungono (fino a 2,5 cm), sia per la maggiore ecogenicità di questi. I follicoli postovulatori (uova) possono essere distinti per la forma più allungata, una differenza più marcata tra la corticale iperecogena (guscio) e il contenuto ipoecogeno, e la disposizione in fila piuttosto che a grappolo.

A differenza delle ovaie, i testicoli non sono sempre visualizzabili, a causa della loro fisiologica regressione durante la stagione non riproduttiva. In alcuni casi risulta utile porre l’animale in decubito dorsale, posizionare la sonda sulla linea mediana ventrale, visualizzare l’aorta (visibile come una striscia anecoica pulsante) ed usarla come punto di riferimento per cercare i testicoli, disposti a cavallo di questa. I testicoli si presentano sferici ed ipoecogeni rispetto al grasso circostante, e sono normalmente circondati da una capsula iperecogena e più esternamente da una modica quantità di fluido. In alcune specie di sauro sessualmente monomorfiche, come i mostri di Gila e gli scinchi a coda
prensile, è possibile visualizzare gi emipeni sull’aspetto ventrale della base della coda, come strutture allungate, eterogenea rispetto al circostante tessuto muscolare.



Tratto da: Atti del Semiario SIVAE “Ecografia degli animali esotici” (Cremona, 18 Ottobre 2009)




Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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