Dall'11 aprile 2003 sono stati pubblicati 6581 articoli

AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Schermata 2017 10 03 alle 10.25.26L’insulinoma è un tumore funzionale secernente insulina che origina dalle cellule beta pancreatiche. È una delle neoplasie più comuni nel furetto ed è associato a segni clinici di ipoglicemia, quali ptialismo, sfregamento della bocca con le zampe, convulsioni, letargia e coma. Gli aspetti ecografici dell’insulinoma nel furetto non sono stati precedentemente descritti. Uno studio retrospettivo descrive le caratteristiche ecografiche dell’insulinoma confermato in un gruppo di furetti.

Si includevano 6 furetti tutti con episodi ipoglicemici multipli. Si rivedevano le immagini ecografiche e si registravano le caratteristiche dei noduli pancreatici.
Nei 6 soggetti si osservavano 28 noduli pancreatici, primariamente ipoecogeni (89,3%, 25/28) e omogenei (46,4%, 13/28), con margini lisci (78,6%, 22/28).

I noduli erano distribuiti nel lobo sinistro nel 46,4% dei casi, nel lobo destro nel 50% e nel corpo pancreatico nel 3,6%. Le dimensioni dei noduli variavano da 1,5 × 1,5 a 4,1 × 5,6 mm.

Lo studio indica che l’insulinoma nel furetto può essere identificato attraverso l’esame ecografico che è in grado di facilitare la diagnosi e la pianificazione chirurgica preoperatoria, concludono gli autori.

chlamSono numerose le specie di Chlamydia appartenenti alla famiglia delle Chlamydiaceae descritte nei rettili, tuttavia sono scarsi i dati circa la loro presenza in tartarughe e testuggini. In uno studio sono state acquisite informazioni su specie aliene invasive (IAS) di tartarughe e su tartarughe e testuggini indigene, sia a vita libera sia in cattività, come possibili serbatoi di Chlamydiaceae.

L’analisi dei campioni (tamponi faringei e cloacali e tessuti) prelevati da 204 tartarughe e testuggini rivelava una prevalenza complessiva delle Chlamydiaceae del 18,3% e 28,6% rispettivamente nei soggetti a vita libera e in cattività, con livelli variabili di eliminazione. Si effettuava successivamente il sequenziamento per genotipizzare i campioni Chlamydiaceae-positivi. Si ottenevano i geni 16S rRNA e ompA interi e 16S-23S intergenic spacer (IGS) e dominio I del 23S rRNA rispettivamente in 14, 20 e 8 campioni.

L’analisi filogenetica degli amplicon del 16S rRNA rivelava due distinti rami. Il Gruppo 1 (10 campioni), specifico per le tartarughe d’acqua dolce, descritto nello studio per la prima volta, era più strettamente correlato ai ceppi di Chlamydia (C.) pneumoniae e al ceppo di nuova descrizione Candidatus C. sanzinia. Il Gruppo 2 (4 campioni), identificato in campioni di Testudo spp., mostrava la maggiore omologia con i ceppi di C. pecorum ma formava una sottobranca separata.

Infine, le analisi molecolari condotte sui campioni positivi, unitamente alla loro distribuzione geografica in sedi distanti l’una dall’altra, suggerivano fortemente che i campioni del Gruppo 1 corrispondessero a nuove specie nella famiglia delle Chlamydiaceae. Sono auspicabili studi approfonditi su Chlamydia spp. nelle tartarughe e nelle testuggini per caratterizzare ulteriormente questi ceppi atipici e rispondere alle crescenti domande circa la loro patogenicità e il loro potenziale zoonosico, concludono gli autori.

"Free-living and captive turtles and tortoises as carriers of new Chlamydia spp." Mitura A et al. PLoS One. 2017 Sep 26; 12(9): e0185407

Martedì, 26 Settembre 2017 12:08

Diagnosi in vivo di Nidovirus in pitoni e boa

Schermata 2017 09 26 alle 15.48.57Il Nidovirus è stato recentemente descritto come una possibile causa di grave malattia respiratoria nel pitone sia negli Stati Uniti sia in Europa. Uno studio ha valutato l’utilizzo di una PCR convenzionale per l’identificazione del Nidovirus in campioni ottenuti da animali vivi e per indagare la lista di specie suscettibili.

Si utilizzava una PCR verso una porzione ORF1a del Nidovirus dei pitoni per identificare il virus nei campioni diagnostici prelevati da boa e pitoni vivi. Si includevano 95 pitoni, 84 boa e 22 serpenti di specie sconosciuta. I campioni analizzati erano tamponi orali e sangue intero.

Martedì, 19 Settembre 2017 09:03

Leucemia eosinofilica in tre ricci africani

riccioLe neoplasie non sono infrequenti nel riccio africano (Atelerix albiventris), con sviluppo solitamente a un età media di 3,5 anni; sono comuni le forme maligne. Le leucemie mielogene sono state descritte raramente nel riccio. Uno studio descrive 3 casi di leucemia eosinofilica in altrettanti ricci adulti di età media di 2,3 anni nei quali la prognosi era infausta.

Il trattamento tentato in uno dei casi non era efficace e in tutti e tre i soggetti il decorso della malattia era rapido, con decesso poco dopo la diagnosi. In tutti i soggetti la valutazione dello striscio ematico, unitamente all’esame emocromocitometrico, era fondamentale per effettuare la diagnosi. Si validava la colorazione Luna per meglio visualizzare gli eosinofili nelle sezioni citologiche e istologiche. La microscopia elettronica confermava la presenza di granuli specifici negli eosinofili.

Disciplina Oncologia

Schermata 2017 09 18 alle 10.06.36Un articolo ha valutato retrospettivamente l’esito della rianimazione cardiopolmonare (CPR) in 146 animali esotici d’affezione, di cui 20 uccelli, 47 conigli, 34 criceti, 18 furetti, 7 tartarughe e 20 altri piccoli mammiferi, con arresto cardiopolmonare (CPA) alla presentazione o durante il ricovero in una struttura veterinaria.

Il tasso di ritorno alla circolazione spontanea, di sopravvivenza dopo CPR e di dimissioni era rispettivamente del 9,3%, 2,3% e 1,2%.

Il tasso di successo medio della CPR negli animali esotici inclusi nello studio era inferiore a quello delle casistiche precedenti nel cane e nel gatto. Ciò può essere dovuto alle difficoltà nell’effettuare una compressione polmonare efficace, nel gestire le via aeree e nel monitoraggio, così come nell’ottenere una via di cateterizzazione intravenosa in queste specie, concludono gli autori.

Retrospective investigation of cardiopulmonary resuscitation outcome in 146 exotic animals. Onuma M et al. J Vet Med Sci. 2017 Jul 28.

Disciplina Medicina d'urgenza
Venerdì, 15 Settembre 2017 10:08

Corpi estranei e stenosi esofagee in tre furetti

Schermata 2017 09 15 alle 10.13.14Tre furetti (Mustela putorius furo) di età compresa tra 1 e 2 anni venivano visitati per un’anamnesi da 4 giorni a 2 settimane di segni clinici gastrointestinali, tra cui anoressia, rigurgito e vomito. All’esame iniziale i tre furetti presentvano segni clinici suggestivi di disfagia o esofagite. L’esofagoscopia, l’esofagografia con bario o entrambe rivelavano la presenza di corpi estranei con infiammazione mucosale in un paziente e di un corpo estraneo esofageo con steneosi in due pazienti. Uno degli ultimi due furetti aveva un’anamnesi recente di gastrotomia per l’asportazione di un corpo estraneo.

Un soggetto veniva trattato mediante rimozione endoscopica dei corpi estranei. La stenosi esofagea veniva trattata, nei due furetti affetti, mediante dilatazione endoscopica pneumatica (con palloncino) accompagnata da applicazione di una protesi esofagea in uno dei due soggetti. Dopo la risoluzione dei segni clinici e il completamento dei trattamenti prescritti, 2 furetti su 3 riprendevano efficacemente l’alimentazione regolare con crocchette; un soggetto rimaneva invece a dieta morbida per due anni. Tutti i proprietari erano soddisfatti dell’esito del trattamento.

I furetti sono predisposti all’ingestione di corpi estranei. I casi presentati suggeriscono che le tecniche mininvasive possano essere utili per il trattamento delle patologie esofagee in questa specie, concludono gli autori.

“Diagnosis and treatment of esophageal foreign body or stricture in three ferrets (Mustela putorius furo)” Joanna Webb, et al. Journal of the American Veterinary Medical Association. August 15, 2017, Vol. 251, No. 4, Pages 451-457

Disciplina Gastroenterologia
Venerdì, 08 Settembre 2017 15:14

Miocardiopatia dilatativa in due ratti

Schermata 2017 09 08 alle 15.18.43Due ratti (Rattus norvegicus) femmine intere di 2 anni venivano visitate per grave dispnea e tachipnea. Nel ratto 1, la radiografia del torace rivelava una grave effusione pleurica e si sospettava cardiomegalia, suggerendo una grave insufficienza cardiaca congestizia. L’ecocardiografia e la CT rivelavano un’effusione pleurica bilaterale, una grave miocardiopatia dilatativa (DCM), epatomegalia e lieve effusione addominale. La toracentesi e l’esame citologico rivelavano un’effusione chilosa.

Il paziente veniva trattato con una dieta a basso tenore lipidico, octreotide e farmaci per il trattamento della cardiopatia (furosemide, benazepril, pimobendan e digoxina). Tuttavia, dato il peggioramento dei segni clinici, l’animale veniva soppresso 5 giorni dopo l’inizio del trattamento. All’esame autoptico il cuore era ingrossato e tondeggiante, con evidente dilatazione di entrambi i ventricoli; la diagnosi finale era di DCM e fibrosi miocardica. La cardiopatia causava apparentemente una congestione epatica e polmonare passiva cronica che determinava l’effusione pleurica e addominale.

Disciplina Cardiologia
Venerdì, 08 Settembre 2017 06:01

Virus H5N1 HPAI nelle piume di anatre e polli

Schermata 2017 09 08 alle 09.59Il virus dell’influenza aviaria H5N1 ad alta patogenicità (HPAI) causa l’infezione di organi multipli, incluse le piume. Uno studio ha valutato ulteriormente l’utilizzo delle piume a scopi diagnostici. Per comprendere e caratterizzare le basi morfologiche dell’infezione delle piume, si esaminavano istologicamente le sezioni di 7 diverse aree cutanee di anatre e polli infettati da tre diversi clade di H5N1 HPAI in Indonesia e Vietnam.

I risultati hanno mostrato che nelle anatre, le lesioni e l’antigene virale erano presenti principalmente nell’epidermide delle piume e dei follicoli, mentre nei polli erano presenti soprattutto nel derma di tali strutture. Si riscontrava abbondante antigene virale in quasi tutte le piume dei polli esaminate e non erano presenti differenze tra isolati virali o aree cutanee circa la proporzione di piume positive all’antigene.

Schermata 2017 09 04 alle 11.02.02Un criceto siberiano con lesioni papillomatose multiple cutanee e della mucosa gastrointestinale veniva sottoposto a diverse indagini diagnostiche. I tessuti prelevati venivano esaminati mediante tecniche macroscopiche, microscopiche, immunoistochimiche e ultrastrutturali.

I papillomi multifocali erano associati a un carcinoma delle cellule basali cutanee, adenomi sebacei, epiteliomi sebacei e demodicosi.

Disciplina Oncologia
Venerdì, 01 Settembre 2017 11:58

Sedazione per via intracloacale nella tartaruga

Schermata 2017 09 04 alle 09.11.06Sono scarse le informazioni riguardanti l’assorbimento mucosale dei farmaci anestetici nell’iguana. Un studio ha valutato l’utilità di una combinazione di dexmedetomidina e ketamina somministrata attraverso la cloaca nei cheloni, per fornire evidenze circa l’assorbimento mucosale dei farmaci e l’idoneità della via di somministrazione.

Si combinavano in una singola siringa dexmedetomidina (0,2 mg/kg) e ketamina idroloruro (10 mg/kg), somministrandole nella cloaca di 15 Trachemys scripta scripta adulte sane in cattività. Si salutava la frequenza respiratoria e cardiaca e la profondità della sedazione prima della somministrazione degli anestetici (T0) e dopo 5 (T5), 15 (T15), 30 (T30), 45 (T45) e 60 (T60) minuti.

Disciplina Anestesiologia
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