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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

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Schermata 2017 10 27 alle 11.05.04Uno studio ha determinato la concentrazione di ormone paratiroideo (PTH), calcio ionizzato e 25-idrossivitamina D nel furetto adulto sano intero. Si preleva il siero di 16 furetti adulti clinicamente sani (8 maschi e 8 femmine). La concentrazione di PTH e 25-idrossivitamina D veniva determinata attraverso un test radioimmunologico in commercio validato per l’uomo, il cane, il gatto (PTH) e il cavallo (25-idrossivitamina D). La concentrazione di calcio ionizzato (pH 7,4) veniva determinata utilizzando un elettrodo ione-specifico.

Le concentrazioni mediane (minima, massima) erano le seguenti: PTH 8,7 (2,2, 24,4) pmol/L, calcio ionizzato 1,15 (1,09, 1,25) mmol/L e 25-idrossivitamina D 94 (61, 138) nmol/L.

Schermata 2017 10 24 alle 09.15.10In un pesce rosso (Carassius auratus) si utilizzava un protocollo anestetico con alfaxalone per effettuare una celiotomia dovuta a presenza di cisti ovariche multiple. Il pesce femmina di 7 anni e del peso di 460 g presentava una grave distensione del celoma e anoressia. La radiografia full body non era significativa ma l’ecografia celomica rivelava cisti ovariche multiple. La citologia di un ago aspirato ecoguidato di una grossa cisti rivelava la presenza di leucociti lisati contenenti numerosi bacilli intracellulari suggestivi di infiammazione suppurativa settica.

Schermata 2017 10 24 alle 09.16.04Si effettuava una celiotomia esplorativa e si aspiravano 90 ml di un fluido semitrasparente dalle cisti più grosse. Per l’anestesia, si preparavano tre vasche di plastica per pesci per l’induzione (10 mg/L di alfaxalone), il mantenimento (5 mg/L alfaxalone) e il risveglio (nessun agente anestetico). L’acqua delle vasche veniva saturata con ossigeno. Il pesce veniva immerso nella vasca di induzione e, dopo la perdita del riflesso di raddrizzamento (5 minuti), veniva collocato nella vasca di mantenimento. Veniva poi posizionato su una piattaforma e supportato in posizione supina su lana di Perlon umida. La testa veniva sommersa dall’acqua mentre il campo chirurgico del celoma veniva mantenuto fuori dall’acqua.

Disciplina Anestesiologia

Schermata 2017 10 18 alle 09.00.26Nella tartaruga marina Caretta caretta sono stati descritti 4 generi di trematodi ematici, con prevalenza e impatto patogeno variabile. Hapalotrema Looss (1899) e Amphiorchis Price (1934) sono i due unici generi segnalati nelle acque del Mar Mediterraneo, mentre mancano dati aggiornati circa le Spirorchiidae nel Mediterraneo centrale e orientale e la prevalenza delle infestazioni. Uno studio ha indagato la presenza e la patologia delle Spirorchiidae in C. caretta nel Mar Mediterraneo.

Venivano sottoposte a esame autoptico 168 tartarughe arenate ungo la costa nordoccidentale del Mar Adriatico tra il 2009 per il 2015, con successive analisi per l’identificazione di trematodi adulti e uova nelle feci e nella milza ed esami istopatologici. Si effettuavano analisi molecolari sugli ospiti e sui parassiti per identificare le origini delle tartarughe e le relazioni filogenetiche dei trematodi.

tremLe Spirorchiidae venivano identificate nel 16,7% degli animali. Hapalotrema mistroides (Monticelli, 1899) e Neospirorchis sp. erano presenti rispettivamente in 26 e 10 casi. Si identificavano trematodi adulti in 6 casi mentre le uova erano osservate all’esame copromicroscopico in tutte le tartarughe infestate; i risultati della ricerca delle uova spleniche erano in accordo con le analisi copromicroscopiche.

Si osservavano soltanto lesioni lievi. Le uova di tipo 1 e 3 erano visibili macroscopicamente nella mucosa gastrointestinale. Si osservava raramente vasculite cardiaca e dei grossi vasi ed erano presenti granulomi multifocali diffusi nei tessuti. L’analisi molecolare assegnava inequivocabilmente i campioni di Spirorchiidae a H. mistroides e Neospirorchis sp. La caratterizzazione genetica del DNA delle tartarughe indicava l’origine mediterranea degli animali.

Lo studio fornisce nuovi dati circa la diffusione delle Spirorchiidae nella popolazione di tartarughe del Mar Mediterraneo e descrive per la prima volta la presenza di Neospirorchis spp. nel bacino. L’infestazione non aveva un effetto causale sulla morte né un impatto importante sullo stato di salute generale degli animali.


Cardiovascular flukes (Trematoda: Spirorchiidae) in Caretta caretta Linnaeus, 1758 from the Mediterranean Sea.” Marchiori E, Negrisolo E, Cassini R, Garofalo L, Poppi L, Tessarin C, Marcer F. Parasit Vectors. 2017 Oct 10; 10 (1): 467.

Disciplina Parassitologia

Schermata 2017 10 13 alle 09.39.18Un Ara giacinto (Anodorhynchus hyacinthinus) femmina di 26 anni veniva sottoposta a esame oftalmico per la presenza di un’ulcera corneale cronica dell’occhio destro. All’esame si osservava un’ulcera corneale assiale superficiale di 5 × 4 mm con margini epiteliali indefiniti.

Durante gli esami di controllo multipli effettuati nel corso di 4 mesi, l’ulcera veniva trattata mediante debridement con bastoncino cotonato sterile, debridement con fresa a punta diamantata, debridement con fresa a punta diamantata e adesivo tissutale a base di cianoacrilato e cheratotomia radiata con adesivo tissutale a base di cianoacrialto, tutti effettuati in anestesia, con risoluzione finale della lesione.

“Management of a Nonhealing, Superficial Corneal Ulcer in a Hyacinth Macaw (Anodorhynchus hyacinthinus).” Waugh L, Pucket J, Cole GA, D'Agostino J. J Avian Med Surg. 2017 Sep; 31 (3): 239-243.

Disciplina Oftalmologia

Schermata 2017 10 04 alle 09.38.15Uno studio retrospettivo ha determinato l’esito dell’anestesia inalatoria negli uccelli e identificato le variabili relative ai pazienti o alle procedure associate a un’aumentata probabilità di decesso correlato all’anestesia. Si includevano 352 uccelli sottoposti ad anestesia inalatoria nel corso di un anno in una singola struttura veterinaria di referenza.

I dati raccolti includevano data della visita, età, specie, sesso, tipo (d’affezione, a vita libera o selvatico in cattività), peso corporeo, punteggio di condizione corporea, diagnosi, procedura, stato della American Society of Anesthesiologists, premedicazione effettuata, farmaci per l’induzione anestetica, tipo di mantenimento dell’anestesia, via e tipo di fluido somministrato, volume di cristalloidi e colloidi somministrati, eventi intraoperatori, perdita ematica stimata, durata dell’anestesia, durata della chirurgia, tempo di risveglio, annotazioni sul risveglio, sopravvivenza fino alle dimissioni, momento della morte, costo totale del ricovero, costo dell’anestesia e valori nadir e picco di frequenza cardiaca, pressione parziale di diossido di carbonio a fine espirazione, concentrazione di anestetici inalati e temperatura corporea.

Disciplina Anestesiologia
Martedì, 03 Ottobre 2017 10:13

Aspetti ecografici dell’insulinoma nel furetto

Schermata 2017 10 03 alle 10.25.26L’insulinoma è un tumore funzionale secernente insulina che origina dalle cellule beta pancreatiche. È una delle neoplasie più comuni nel furetto ed è associato a segni clinici di ipoglicemia, quali ptialismo, sfregamento della bocca con le zampe, convulsioni, letargia e coma. Gli aspetti ecografici dell’insulinoma nel furetto non sono stati precedentemente descritti. Uno studio retrospettivo descrive le caratteristiche ecografiche dell’insulinoma confermato in un gruppo di furetti.

Si includevano 6 furetti tutti con episodi ipoglicemici multipli. Si rivedevano le immagini ecografiche e si registravano le caratteristiche dei noduli pancreatici.
Nei 6 soggetti si osservavano 28 noduli pancreatici, primariamente ipoecogeni (89,3%, 25/28) e omogenei (46,4%, 13/28), con margini lisci (78,6%, 22/28).

I noduli erano distribuiti nel lobo sinistro nel 46,4% dei casi, nel lobo destro nel 50% e nel corpo pancreatico nel 3,6%. Le dimensioni dei noduli variavano da 1,5 × 1,5 a 4,1 × 5,6 mm.

Lo studio indica che l’insulinoma nel furetto può essere identificato attraverso l’esame ecografico che è in grado di facilitare la diagnosi e la pianificazione chirurgica preoperatoria, concludono gli autori.

chlamSono numerose le specie di Chlamydia appartenenti alla famiglia delle Chlamydiaceae descritte nei rettili, tuttavia sono scarsi i dati circa la loro presenza in tartarughe e testuggini. In uno studio sono state acquisite informazioni su specie aliene invasive (IAS) di tartarughe e su tartarughe e testuggini indigene, sia a vita libera sia in cattività, come possibili serbatoi di Chlamydiaceae.

L’analisi dei campioni (tamponi faringei e cloacali e tessuti) prelevati da 204 tartarughe e testuggini rivelava una prevalenza complessiva delle Chlamydiaceae del 18,3% e 28,6% rispettivamente nei soggetti a vita libera e in cattività, con livelli variabili di eliminazione. Si effettuava successivamente il sequenziamento per genotipizzare i campioni Chlamydiaceae-positivi. Si ottenevano i geni 16S rRNA e ompA interi e 16S-23S intergenic spacer (IGS) e dominio I del 23S rRNA rispettivamente in 14, 20 e 8 campioni.

L’analisi filogenetica degli amplicon del 16S rRNA rivelava due distinti rami. Il Gruppo 1 (10 campioni), specifico per le tartarughe d’acqua dolce, descritto nello studio per la prima volta, era più strettamente correlato ai ceppi di Chlamydia (C.) pneumoniae e al ceppo di nuova descrizione Candidatus C. sanzinia. Il Gruppo 2 (4 campioni), identificato in campioni di Testudo spp., mostrava la maggiore omologia con i ceppi di C. pecorum ma formava una sottobranca separata.

Infine, le analisi molecolari condotte sui campioni positivi, unitamente alla loro distribuzione geografica in sedi distanti l’una dall’altra, suggerivano fortemente che i campioni del Gruppo 1 corrispondessero a nuove specie nella famiglia delle Chlamydiaceae. Sono auspicabili studi approfonditi su Chlamydia spp. nelle tartarughe e nelle testuggini per caratterizzare ulteriormente questi ceppi atipici e rispondere alle crescenti domande circa la loro patogenicità e il loro potenziale zoonosico, concludono gli autori.

"Free-living and captive turtles and tortoises as carriers of new Chlamydia spp." Mitura A et al. PLoS One. 2017 Sep 26; 12(9): e0185407

Martedì, 26 Settembre 2017 12:08

Diagnosi in vivo di Nidovirus in pitoni e boa

Schermata 2017 09 26 alle 15.48.57Il Nidovirus è stato recentemente descritto come una possibile causa di grave malattia respiratoria nel pitone sia negli Stati Uniti sia in Europa. Uno studio ha valutato l’utilizzo di una PCR convenzionale per l’identificazione del Nidovirus in campioni ottenuti da animali vivi e per indagare la lista di specie suscettibili.

Si utilizzava una PCR verso una porzione ORF1a del Nidovirus dei pitoni per identificare il virus nei campioni diagnostici prelevati da boa e pitoni vivi. Si includevano 95 pitoni, 84 boa e 22 serpenti di specie sconosciuta. I campioni analizzati erano tamponi orali e sangue intero.

Martedì, 19 Settembre 2017 09:03

Leucemia eosinofilica in tre ricci africani

riccioLe neoplasie non sono infrequenti nel riccio africano (Atelerix albiventris), con sviluppo solitamente a un età media di 3,5 anni; sono comuni le forme maligne. Le leucemie mielogene sono state descritte raramente nel riccio. Uno studio descrive 3 casi di leucemia eosinofilica in altrettanti ricci adulti di età media di 2,3 anni nei quali la prognosi era infausta.

Il trattamento tentato in uno dei casi non era efficace e in tutti e tre i soggetti il decorso della malattia era rapido, con decesso poco dopo la diagnosi. In tutti i soggetti la valutazione dello striscio ematico, unitamente all’esame emocromocitometrico, era fondamentale per effettuare la diagnosi. Si validava la colorazione Luna per meglio visualizzare gli eosinofili nelle sezioni citologiche e istologiche. La microscopia elettronica confermava la presenza di granuli specifici negli eosinofili.

Disciplina Oncologia

Schermata 2017 09 18 alle 10.06.36Un articolo ha valutato retrospettivamente l’esito della rianimazione cardiopolmonare (CPR) in 146 animali esotici d’affezione, di cui 20 uccelli, 47 conigli, 34 criceti, 18 furetti, 7 tartarughe e 20 altri piccoli mammiferi, con arresto cardiopolmonare (CPA) alla presentazione o durante il ricovero in una struttura veterinaria.

Il tasso di ritorno alla circolazione spontanea, di sopravvivenza dopo CPR e di dimissioni era rispettivamente del 9,3%, 2,3% e 1,2%.

Il tasso di successo medio della CPR negli animali esotici inclusi nello studio era inferiore a quello delle casistiche precedenti nel cane e nel gatto. Ciò può essere dovuto alle difficoltà nell’effettuare una compressione polmonare efficace, nel gestire le via aeree e nel monitoraggio, così come nell’ottenere una via di cateterizzazione intravenosa in queste specie, concludono gli autori.

Retrospective investigation of cardiopulmonary resuscitation outcome in 146 exotic animals. Onuma M et al. J Vet Med Sci. 2017 Jul 28.

Disciplina Medicina d'urgenza
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