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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Mercoledì, 31 Maggio 2017 08:45

Anestesia della cavia: quale protocollo?

cavia1L’induzione di un’anestesia efficace è difficoltosa nella cavia, la scelta degli anestetici è limitata ed è probabile che i parametri fisiologici siano influenzati in maniera sostanziale dall’anestesia. In uno studio sono stati impiantati dispositivi di radiotelemetria per la rilevazione della pressione ematica in 16 cavie maschio sottoposte ad anestesia con ketamina-xilazina (KX), medetomidina-midazolam-fentanyl (MMF) o isoflurano (Iso, più premedicazione con atropina), in ordine randomizzato e con un intervallo di 7 giorni tra le anestesie.

Ciascuna anestesia durava 40 minuti, dopo i quali si sospendeva la somministrazione di Iso, si antagonizzava completamente MMF con atipamezolo-flumazenil-naloxone e si antagonizzava parzialmente KX con atipamezolo. Si registravano i valori emodinamici continuamente per almeno 240 minuti dopo l’induzione e si monitoravano la frequenza respiratoria, le risposte riflesse e altre osservazioni specifiche fino al ripristino del riflesso di raddrizzamento (RR). Si prelevava sangue dall’orecchio per il test del glucosio a 7,5, 20 e 40 minuti durante l’anestesia.

Il tempo di risveglio era breve con MMF e Iso mentre era prolungato con KX. MMF induceva una caduta solo transitoria della pressione ematica dopo l’antagonizzazione, mentre Iso causava una marcata ipotensione durante il mantenimento e KX un’ipotensione moderata dopo l’antagonizzazione.

MMF e Iso producevano cambiamenti tollerabili della frequenza cardiaca, mentre KX induceva una bradicardia postanestetica a lungo termine. L’ipotermia si verificava con tutte gli anestetici. Gli animali tornavano alla normotermia più rapidamente dopo MMF e poco tempo dopo in seguito a Iso. KX causava un’ipotermia profonda e prolungata.

La respirazione veniva depressa da tutti gli anestetici, in maniera sostanziale con MMF (-41%) e KX (-52%) e in maniera importante durante il mantenimento con Iso (-71%).

La glicemia aumentava durante l’anestesia con MMF e KX, ma i valori rimanevano nell’intervallo di riferimento con tutti gli anestetici. Il carattere e la forza delle risposte riflesse variavano tra gli anestetici.

In conclusione, MMF è l’anestetico elettivo e Iso può essere utilizzato per procedure brevi e non dolorose. Gli autori sconsigliano l’utilizzo di KX nella cavia.


Comparison of physiological parameters and anaesthesia specific observations during isoflurane, ketamine-xylazine or medetomidine-midazolam-fentanyl anaesthesia in male guinea pigs.” Schmitz S, Tacke S, Guth B, Henke J.

Disciplina Anestesiologia

rabbit muesliUno studio ha valutato l’impatto di 4 diverse diete (solo fieno, mangime estruso con fieno, muesli con fieno e solo muesli) sulle dimensioni dei pellet fecali, l’emissione di feci e il cecotrofo. Si analizzavano 32 conigli Olandesi per 17 mesi. Le dimensioni dei pellet fecali venivano misurate le settimane 3, 9, 21 e 43 e l’emissione di feci le settimane 10, 22 e 45. Si registrava settimanalmente il numero di cecotrofi non consumati.

I pellet fecali erano consistentemente più piccoli e leggeri nei conigli nutriti con solo muesli e le dimensioni dei pellet prodotti da quelli nutriti con muesli e fieno diminuivano durante lo studio. L’emissione fecale era maggiore nei conigli con il maggior consumo di fieno. Cecotrofi non consumati venivano trovati con maggiore frequenza nei conigli che mangiavano muesli.

La dieta a base di muesli ha un effetto negativo sull’emissione fecale e sull’ingestione del cecotrofo e potrebbe quindi predisporre a problemi digestivi. Un maggiore consumo di fieno è associato a una maggiore emissione di feci e un minor numero di cecotrofi non consumati e potrebbe essere di aiuto nel prevenire la stasi gastrointestinale, concludono gli autori.


“Impact of diet on faecal output and caecotroph consumption in rabbits.”Meredith AL, Prebble JL. J Small Anim Pract. 2017 Mar; 58 (3): 139-145.

fur1Uno studio ha descritto le caratteristiche radiografiche ed ecografiche della milza e dei linfonodali addominali nel furetto clinicamente sano. Si arruolavano prospetticamente 55 furetti clinicamente sani. Si effettuavano radiografie whole body in 3 proiezioni ed ecografie addominali in furetti svegli (23 su 55) o sedati (32 su 55).

La milza era radiograficamente identificabile in tutti soggetti. Ecograficamente, la milza era iperecogena rispetto al fegato (55 su 55) e lievemente iperecogena (28 su 55), isoecogena (15 su 55) o lievemente ipoecogena (12 su 55) rispetto alla corticale renale. Lo spessore splenico medio era di 11,80 ±0,34 mm.

I linfonodi erano radiograficamente identificabili in 28 soggetti su 55 e includevano i linfonodi mesenterici caudali e sottolombari. Ecograficamente si identificavano in media 9 ±2 linfonodi in ciascun furetto. In tutti i soggetti si identificava un singolo grosso linfonodo digiunale, con uno spessore medio di 5,28 ± 1,66 mm. Per altri linfonodi, lo spessore medio era di 4,4 mm (95% CI: ≤ 3,72 mm).

Le misurazioni fornite dallo studio possono servire come base per la valutazione della milza e dei linfonodi nel furetto, concludono gli autori.


“Radiographic and ultrasonographic findings of the spleen and abdominal lymph nodes in healthy domestic ferrets.” Suran JN, Latney LV, Wyre NR. J Small Anim Pract. 2017 Apr 17. [Epub ahead of print]

Schermata 2017 05 15 alle 09.59.54Un criceto dorato maschio intero di 14 mesi veniva visitato per letargia ed ematuria. L’esame radiografico total body e l’ecografia addominale mostravano la presenza di un calcolo vescicale. Durante la cistotomia si prelevava un campione sterile di urina che veniva inviato, insieme all’urolita, al laboratorio di analisi. L’urocoltura era negativa per la crescita batterica e l’urolita risultava composto da calcio ossalato.

Si intraprendeva un’integrazione alimentare con palmitoiletanolamide, glucosamina ed esperidina. Il follow up dopo un anno evidenziava l’assenza di calcoli vescicali.

Benché riguardi un singolo caso, l’evoluzione di questo soggetto differisce dai risultati riportati in letteratura, caratterizzati da recidiva degli uroliti dopo pochi mesi. Considerato l’esito positivo e le proprietà benefiche di palmitoiletanolamide, glucosamina ed esperidina, tali elementi nutrizionali sono consigliabili nel criceto dorato per ridurre le recidive dopo il trattamento chirurgico dell’urolitiasi, concludono gli autori.

"Cystolithiasis in a Syrian hamster: a different outcome." Petrini D, Di Giuseppe M, Deli G, De Caro Carella C. Open Vet J. 2016; 6 (2): 135-8.

Disciplina Nefrologia-Urologia
Lunedì, 08 Maggio 2017 16:18

Necrosi epatica massiva in due testuggini

turtleDue testuggini radiate (Astrochelys radiata) presentavano anoressia e ipocinesia. In entrambi i casi, gli esami ematologici ed ematochimici rivelavano concentrazioni elevate di fosfatasi alcalina, un moderato aumento dell’aspartato aminotransferasi e leucociti approssimativamente nella norma. Nonostante il trattamento, le due testuggini morivano 9 e 43 giorni dopo la prima visita.

tart1L’esame patologico macroscopico rivelava in entrambi i casi un estremo aumento di volume epatico e foci necrotici di colore giallo pallido. L’esame istopatologico rivelava che i fegati contenevano un’estesa area di necrosi epatica circondata da macrofagi e cellule giganti multinucleate. In un caso, era presente grave fibrosi.

Disciplina Gastroenterologia

coni1Una coniglia di 2,5 anni veniva visitata per un’anamnesi di anoressia e stasi gastrointestinale intermittenti. Nove mesi prima della presentazione iniziale per problemi gastroenterici era stata effettuata un’ovarioisterectomia.

L’esame radiografico ed ecografico dell’addome effettuato 15 mesi dopo l’intervento rivelava un aumento di volume del rene sinistro con dilatazione della pelvi e dell’uretere. Durante la laparotomia, si identificavano aderenze tra il legamento largo dell’utero e la parte centrale dell’uretere di sinistra che causavano costruzione al flusso urinario.

Disciplina Nefrologia-Urologia
Venerdì, 28 Aprile 2017 09:47

Ascite chilosa in due furetti

ac1Un articolo descrive due casi di ascite chilosa (AC) nel furetto. Nel primo paziente, l’AC era probabilmente secondaria a un’ostruzione del drenaggio linfatico causata da un linfoma, mentre nel secondo paziente insorgeva come complicazione postoperatoria di un carcinoma surrenale con metastasi multiple. In entrambi i casi, la diagnosi si effettuava sulla base della concentrazione di trigliceridi e colesterolo nel fluido addominale.

Il trattamento medico determinava la remissione parziale dell’AC nel primo caso, tuttavia il paziente decedeva improvvisamente circa 3 settimane dopo la presentazione iniziale. Nel secondo paziente erano necessarie addominocentesi multiple per alleviare il disagio addominale e la dispnea. Cinque giorni dopo la chirurgia surrenale il furetto sviluppava chilotorace e peritonite settica e, a causa del deterioramento delle condizioni, veniva soppresso per motivi etici.

Disciplina Gastroenterologia

rattI ratti da compagnia sono spesso visitati per difficoltà respiratorie. Nel ratto la dispnea è più comunemente dovuta a polmoniti infettive e le neoplasie toraciche possono restare non diagnosticate a causa di un’errata interpretazione della polmonite. Nei carnivori domestici, si è dimostrata una correlazione tra il quadro delle lesioni polmonari nodulari e le lesioni neoplastiche e infettive polmonari.

Uno studio retrospettivo ha inteso determinare se alcuni criteri radiografici potessero essere correlati alla presenza di condizioni toraciche infettive o neoplastiche nei ratti da compagnia. Secondariamente, ha determinato se vi fosse una differenza di sesso ed età del paziente tra ratti con diagnosi di malattia infettiva o neoplastica.

Si rivedevano le cartelle cliniche e le radiografie toraciche dei ratti dispnoici osservati nel corso di 14 anni, includendo i soggetti con conferma postmortem di lesioni toraciche. I radiogrammi toracici venivano rivisti da tre osservatori non a conoscenza della diagnosi per valutare il posizionamento, la distribuzione delle lesioni, i lobi polmonari coinvolti, il quadro polmonare e la presenza di lesioni mediastiniche e pleuriche.

Disciplina Broncopneumologia

furUn furetto (Mustela putorius furo) di 8 anni femmina sterilizzata veniva visitata per la presenza di un prolasso anale e aumento di volume bilaterale dei sacchi anali. Durante la visita si identificava una massa lobulata nell’area perianale destra. Gli esami ematologici ed ematochimici evidenziavano una riduzione di glucosio, potassio e fosforo e un aumento di calcio totale e ionizzato.

Non era possibile asportare completamente la massa data la sua prossimità al retto e alla parte ventrale della coda. I preparati citologici per impressione ottenuti durante l’intervento erano compatibili con un adenocarcinoma dei sacchi anali, poi confermato istopatologicamente.

Disciplina Oncologia

rabUna coniglia (Oryctolagus cuniculus) di 3 anni e una di 7 anni, sterilizzate, venivano visitate per presenza di stasi gastrointestinale associata ad asimmetria renale. Nella coniglia di 3 anni si diagnosticava citologicamente una neoplasia del rene destro. Nell’altra coniglia si diagnosticava un’ureterolitiasi del rene sinistro mediante ecografia addominale. Per valutare se fosse indicata una nefrectomia unilaterale, si effettuava in entrambi i soggetti la valutazione della velocità di filtrazione glomerulare mediante CT dinamica (CT-GFR). Sulla base dei risultati funzionali e morfologici CT-GFR, la nefrectomia radicale era indicata per il soggetto con la neoplasia renale mentre era consigliato un approccio più conservativo per l’altro soggetto.

Il soggetto con neoplasia renale veniva sottoposto a nefrectomia radicale in assenza di complicazioni. Il soggetto con ureterolitiasi veniva sottoposto a posizionamento di una protesi ureterale con risoluzione della dilatazione della pelvi renale. Entrambi i soggetti mantenevano concentrazioni di urea e creatinina sieriche non significative dopo l’intervento.

La GFR è una variabile molto utile e affidabile per la valutazione della funzionalità renale, tuttavia è di difficile valutazione con gli esami di laboratorio clinici di routine. La tecnica CT-GFR utilizzata nello studio si rivelava rapida e tecnicamente realizzabile nel coniglio e forniva informazioni clinicamente rilevanti. Sono auspicabili studi che stabiliscano i valori di riferimento per la CT-GFR in quesat specie, concludono gli autori.


“Glomerular filtration rate determination by computed tomography in two pet rabbits with renal disease.” Zoller G, Langlois I, Alexander K. J Am Vet Med Assoc. 2017 Mar 15; 250 (6): 681-687.

Disciplina Nefrologia-Urologia
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