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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Visualizza articoli per tag: Animali selvatici

cerbiattoNei cervidi sono state segnalate alcune anomalie oculari congenite, quali microftalmia, anoftalmia, cataratta congenita, cisti dermoidi e coloboma oculare. Attualmente non è ancora stata stabilita una causa responsabile di queste anomalie, come ad esempio carenze nutrizionali, esposizione a tossine ambientali o mutazioni genetiche.

Uno studio retrospettivo ha preso in esame i casi di sospette anomalie oculari congenite in 15 esemplari di cervo dalla coda bianca (Odocoileus virginianus).

Disciplina Oftalmologia
Mercoledì, 20 Settembre 2017 10:08

Un nuovo poxvirus nello scoiattolo comune

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Numerosi scoiattoli comuni (Sciurus vulgaris) giovani venivano trovati nei pressi di Berlino con lesioni cutanee crostose umide. L’esame istologico, la microscopia elettronica e la coltura rivelavano un’infezione orthopoxvirus-simile. Le successive PCR e analisi del genoma identificavano un nuovo poxvirus (Berlin squirrelpox virus, BerSQPV,) che non poteva essere assegnato a nessun genere di poxvirus conosciuto.

Schermata 2017 09 11 alle 09.10.02La celioscopia è normalmente utilizzata negli uccelli per la determinazione del sesso e a fini diagnostici. Uno studio ha inteso validare la celioscopia per la valutazione della funzionalità delle gonadi maschili nei rapaci selvatici, confrontando i risultati dell’osservazione diretta con le caratteristiche morfometriche e istologiche. Si includevano 31 rapaci deceduti o soppressi e sottoposti a esame endoscopico.

Durante l’endoscopia, gli uccelli venivano classificati come immaturi o adulti e le categorie di maturità venivano definite in accordo al rapporto tra le dimensioni delle ghiandole surrenali e delle gonadi e al grado di flusso ematico dei vasi testicolari. Le gonadi venivano esportate immediatamente dopo il decesso/eutanasia e si determinavano lo spessore della tunica albuginea, il diametro dei tubuli seminiferi, il numero di figure meiotiche, il grado di sviluppo tubulare, il grado di degenerazione tubulare e il grado di produzione di cellule germinali.

Disciplina Riproduzione
Lunedì, 10 Luglio 2017 09:05

Angiostrongylus vasorum in una volpe in Puglia

Schermata 2017 07 10 alle 09.09.24Un articolo descrive un caso di infestazione da Angiostrongylus vasorum in una volpe in Puglia. Si eseguivano indagini diagnostiche di routine su una volpe selvatica su un totale di 12 volpi trovate morte in Puglia. Le indagini evidenziavano enterite catarrale, steatosi epatica, congestione polmonare con aree di aumentata consistenza, emorragie cerebrali e malacia.

L'esame istopatologico rilevava fibrosi polmonare con infiltrati mononucleati, trombosi e forme larvali di nematodi diffusi nel parenchima, nefrite interstiziale, miocardite interstiziale, encefalite, encefalomalacia e un granuloma cerebrale.

Disciplina Parassitologia

lepreRecentemente in Germania l’epatite E si è modificata da malattia tipicamente associata ai viaggi a zoonosi autoctona. Nei paesi sviluppati si osserva un numero crescente di infezioni autoctone sostenute dal virus dell’epatite E (HEV). La carne di cinghiale è ritenuta essere una possibile fonte d’infezione se non appropriatamente preparata. In Germania, è noto che alcuni animali selvatici sono ospiti serbatoio di HEV. Mancano invece informazioni circa la lepre europea (Lepus europaeus) e il coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus).

In uno studio, si effettuavano i test per l’identificazione di RNA di HEV e anticorpi anti-HEV in 883 animali cacciati (lepre europea n = 669; coniglio selvatico n = 164). Si prelevavano campioni ematici ed epatici in 6 diversi Stati federali. Si riscontravano anticorpi anti-HEV mediante ELISA nel 2,2% (14/624) delle lepri, mentre non si identificava RNA di HEV mediante nested RT-PCR. In contrasto, si osservava una sieroprevalenza del 37,3% (47/126) nei conigli selvatici e il 17,1% (28/164/) dei campioni era positivo per RNA di HEV. L’analisi del genoma rivelava che queste sequenze parziali si raggruppavano nel clade di HEV-3 del coniglio. Inoltre, una sequenza del coniglio segregava nel sottotipo 3g di HEV-3.

Confrontando le aree urbane, rurali e insulari, la maggiore prevalenza veniva osservata nei conigli selvatici delle aree rurali e per la lepre nell'isola settentrionale di Fehmarn.

Mercoledì, 19 Ottobre 2016 15:49

Coccidi surrenalici nella tartaruga liuto

dermoNei preparati istologici delle ghiandole surrenali di 17 tartarughe liuto (Dermochelys coriacea) adulte o subadulte trovate morte o moribonde lungo le coste in Nordamerica erano distribuiti corpi tondeggianti di diametro di 250-300 μm composti da una capsula esterna e da cellule multinucleate di grosse dimensioni che circondavano una massa centrale di materiale acellulare. Si sospettava un’eziologia protozoaria sulla base di alcune similitudini con i coccidi, benché mancassero gli aspetti diagnostici dell’infestazione da coccidi in tutti i casi tranne uno, che presentava un’area focale di surrenalite contenente zoiti.

Nelle ghiandole surrenali con lesioni si identificava costantemente una nuova sequenza genetica parziale di rRNA18S di eucoccidia. Con l’ausilio della PCR quantitativa si quantificava un’area specifica della regione V4 del gene 18S coccidico nelle ghiandole affette, significativamente correlata alla densità delle lesioni istologiche. Si amplificava inoltre, nelle ghiandole surrenali di una tartaruga e in un campione fecale contenente ovociti di coccidi non sporulati, una seconda sequenza 18S distinta ma strettamente correlata.

Le due sequenze 18S identificate nelle tartarughe liuto formavano un clade all’interno della famiglia Eimeriidae.

Sono necessari ulteriori studi per comprendere meglio la morfologia degli stadi vitali, il ciclo vitale e i possibili effetti di questo coccidio sulla funzionalità surrenale delle tartarughe, concludono gli autori.

“Coccidial infection of the adrenal glands of leatherback sea turtles (Dermochelys coriacea)” Ferguson SD et al. J Wildl Dis. 2016 Oct; 52 (4): 874-882.

Disciplina Parassitologia
Lunedì, 17 Ottobre 2016 11:52

Valori ematochimici nell’Ara scarlatta

araI valori ematochimici sono utili indicatori per la valutazione dello stato di salute degli animali a vita libera. In uno studio sono stati analizzati i valori ematochimici di pulcini e adulti di Ara scarlatta (Ara macao macao) allo stato selvatico, utilizzando un analizzatore portatile veterinario con profili per uccelli e rettili. I dati risultanti venivano utilizzati per creare intervalli di riferimento provvisori indipendenti dall’età per questo strumento per i pulcini di Ara, per calcolare gli intervalli ematobiochimici per gli adulti e per esaminare l’andamento correlato all’età nei pulcini. Si studiavano i livelli di 11 parametri: albumina, aspartato aminotransferasi, calcio, creatinkinasi, globulina, glucosio, fosforo, potassio, proteine totali, sodio e acido urico.

I livelli degli acidi biliari erano generalmente inferiori alla possibilità di identificazione dello strumento e non venivano valutati. La maggior parte dei valori e il loro andamento con l’età erano analoghi a quelli osservati nei pulcini di Ara in cattività. I livelli di albumina, aspartato aminotransferasi, globulina, glucosio, proteine totali, sodio e acido urico aumentavano dai pulcini agli adulti. Creatinkinasi, fosforo e potassio diminuivano con l’età. Il calcio non cambiava tra pulcini e adulti.

Questi cambiamenti di valore con l’età sono ampiamente in accordo con quanto succede in altre specie aviarie e probabilmente riflettono modificazioni fisiologiche e di sviluppo che avvengono con la maturazione dei pulcini.

“Blood Biochemical Values of Wild Scarlet Macaw (Ara macao macao) Nestlings and Adults” Lauren Peruffo, Janice D. Boyd, Sharman Hoppes and Donald J. Brightsmith. Journal of Avian Medicine and Surgery.
pg(s) 227–236

Disciplina Ematologia
Martedì, 04 Ottobre 2016 12:25

Artrodesi del gomito in un’aquila testa bianca

acquUn’aquila testa bianca (Haliaeetus leucocephalus) femmina adulta di età sconosciuta subiva una frattura dell’omero destro ma a seguito della riparazione chirurgica veniva giudicata non rilasciabile per l’incapacità di volare accompagnata da una grave incapacità di sostenere l’ala. Dopo il ricollocamento in una voliera pubblica, l’aquila sviluppava ripetutamente ferite auto-inflitte dovute alla stazione sull’ala dislocata. Data l’impossibilità di mantenere il gomito flesso, l’uccello calpestava la parte distale dell’ala destra e il tallone causava ferite penetranti profonde.

L’esame clinico dell’ala affetta non rivelava le cause della caduta dell'arto. L’esame radiografico rivelava una frattura guarita dell’omero destro con significativo rimodellamento osseo circostante la lesione. Non si notavano altre lesioni.

Disciplina Ortopedia

tbLa gravità della tubercolosi causata da Mycobacterium tuberculosis nell’uomo sembra essere influenzata da fattori nutrizionali come l’assunzione di vitamina D3. Tale correlazione è stata scarsamente studiata nei bovini e in altri mammiferi infettati da Mycobacterium bovis. Uno studio ha valutato se i serbatoi selvatici di M. bovis mostrassero gradi differenti di gravità dell’infezione TB in base alle concentrazioni di vitamina D riscontrate nel siero dopo integrazione di vitamina D3.

Si includevano 40 mammiferi selvatici cacciati: 20 cinghiali e 20 cervi. Si somministrava mangime arricchito con vitamina D3 a 10 cinghiali e 10 cervi mentre i restanti animali non ricevevano l’integrazione. Si effettuava la diagnosi di TB in ciascun animale mediante isolamento microbiologico di M. bovis. I soggetti infetti venivano poi classificati come affetti da TB localizzata o generalizzata in base alla localizzazione e disseminazione delle lesioni. Inoltre, si determinavano i livelli sierici di vitamina D2 e D3 in ciascun soggetto per valutare le differenze non solo tra gli animali che ricevevano o non rievevano l’integrazione ma anche tra quelli con lesioni localizzate o generalizzate.

newcasUno studio ha descritto il ripetuto isolamento di virus della malattia di Newcastle di origine vaccinale in diverse specie di uccelli selvatici in 4 continenti dal 1997 al 2014. I dati indicano che almeno 17 specie di 10 ordini aviari che occupano habitat differenti eliminano virus della malattia di Newcastle di origine vaccinale. Gli isolati più frequentemente segnalati venivano identificati tra individui dell’ordine dei Columbiformi (n = 23) seguito dell’ordine degli Anseriformi (n = 13). Si isolavano campioni sia da uccelli selvatici liberi (n = 47) sia da uccelli selvatici in cattività (n = 7).

I virus vaccinali identificati corrispondevano ai vaccini più diffusamente utilizzati, LaSota (n = 28) e Hitchner B1 (n = 19). Altri virus vaccinali identificati erano riferibili ai vaccini PHY-LMV2 e V4, rispettivamente in 5 e 2 casi.

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