Dall'11 aprile 2003 sono stati pubblicati 6270 articoli

AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

shunt 7 crop u19920Una review retrospettiva ha voluto descrivere le implicazioni della morfologia dello shunt portosistemico extraepatico congenito, nel cane e nel gatto, sulla scelta del sito chirurgico per la chiusura dello stesso.

Gli shunt descritti, in un totale di 54 cani e 10 gatti, erano classificabili in: shunt gastrofrenico sinistro, shunt gastrocavale destro, shunt splenocavale, shunt colocavale e shunt gastro-azygos sinistro. I risultati dell’angioTC e l’osservazione diretta al momento della chirurgia hanno confermato, in tutti i 64 casi, i 4 siti di comunicazione tra il vaso anomalo (shunt) e il circolo venoso sistemico: la vena cava caudale a livello del forame epiploico, la vena frenica sinistra a livello dello iato esofageo, la vena azygos a livello dello iato aortico e la vena cava caudale o la vena iliaca a livello della sesta o settima vertebra lombare. L’uso della portografia mesenterica intraoperatoria è stata efficace nel confermare che, al momento della chirurgia, tutti i vasi portali tributari erano posti prossimalmente rispetto al punto di chiusura dello shunt.

I risultati di questo studio confermano che, per le comuni tipologie di shunt portosistemico extraepatico, ci sono solo 4 siti in cui si verifica la comunicazione tra lo shunt e il circolo venoso sistemico. Le informazioni supportano l’utilizzo di un approccio di tipo sistematico per la localizzazione e la riduzione degli shunt nel cane e nel gatto.

 

"Implications of shunt morphology for the surgical management of extrahepatic portosystemic shunts" White RN et al. Aust Vet J. 2018 Nov;96(11):433-441. doi: 10.1111/avj.12756.

Disciplina Chirurgia generale

gigioQuale sia il trattamento medico ottimale per l'enteropatia cronica (EC) nei cani e nei gatti è, ancora oggi, controverso. Il trattamento sequenziale con dieta, antibiotici e farmaci immunosoppressori è la strategia attualmente più comunemente utilizzata dai medici.

L’obiettivo di questo studio retrospettivo era quello di effettuare una revisione della letteratura finalizzata ad analizzare l'efficacia della dieta, dei farmaci e degli interventi alternativi nell’indurre la remissione clinica in cani e gatti con EC.

Lo studio ha previsto la selezione di studi randomizzati controllati (SRC), studi osservazionali e serie di casi sui database MEDLINE e Center for Agriculture and Bioscience International (CABI). L'outcome primario era l'induzione della remissione clinica. Tutti gli studi sono stati valutati tenendo conto delle linee guida che giudicano la qualità dell’evidenza (I-IV), assegnando un punteggio che definisce la forza e la qualità delle prove.

Ventidue studi, di cui 11 SRC sul cane e 2 sul gatto e 9 studi di coorte o serie di casi, hanno soddisfatto i criteri di inclusione. Dei 13 SRC che hanno raggiunto il grado di evidenza I, 10 studi (per un totale di 218 cani e 65 gatti) analizzavano un singolo trattamento: la dieta (n = 3), gli immunosoppressori (n = 3), gli antimicrobici (n = 2), i farmaci anti-infiammatori (n = 1) e i probiotici (n = 1). Tre serie di casi (grado III) hanno riportato la remissione clinica utilizzando una dieta di eliminazione in 55 gatti e l'uso dell'enrofloxacina nei cani con colite granulomatosa (2 studi per un totale di 16 cani).

Ad oggi, sono disponibili un maggiore numero di informazioni e di evidenza scientifica riguardo il trattamento della EC nel cane rispetto al gatto. Nei cani con EC esistono prove sufficienti per raccomandare l'uso di diete, glucocorticoidi, enrofloxacina o una combinazione di questi. Nel gatto con EC sembrerebbero essere maggiormente efficaci le diete e i glucocorticoidi.

 

“Narrative review of therapies for chronic enteropathies in dogs and cats” Kelly Makielski, et al. J Vet Intern Med. 2018 Dec 6. doi: 10.1111/jvim.15345. [Epub ahead of print]

Disciplina Gastroenterologia

NPS Figure 3jpgwmL’obiettivo di questo case series è quello di valutare l’outcome di 15 cani e 31 gatti con stenosi rinofaringea benigna o imperforazione del rinofaringe sottoposti a dilatazione pneumatica o al posizionamento di uno stent metallico.

Cinque cani e 22 gatti sono stati sottoposti a dilatazione pneumatica, ottenendo il successo terapeutico in soli 11/27 (41%) pazienti (0 cani e 11 gatti). Gli stent sono stati posizionati in 34 pazienti (inclusi 15 soggetti in cui la dilatazione pneumatica non aveva avuto successo). Gli stent nudi sono stati posizionati in 30 pazienti, in 20 (67%) dei quali con successo. Gli stent rivestiti sono stati applicati in 11 pazienti (inclusi 7 soggetti in cui il posizionamento dello stent nudo non aveva avuto esito positivo), ottenendo un successo terapeutico nel 100% dei casi trattati. Ventitre dei 34 (68%) pazienti in cui sono stati posizionati gli stent hanno sviluppato complicazioni. Le complicazioni più comuni nei 30 pazienti con stent nudi sono state crescita anomala di tessuto (n = 10), infezione cronica (7) e rottura dello stent (5); quelle degli 11 pazienti con stent rivestiti sono state infezione cronica (8) e fistola oronasale (3). Complessivamente, l'outcome è stato positivo in 36 dei 46 (78%) pazienti (tempo di follow-up mediano, 24 mesi, range:2-109 mesi).

I risultati suggeriscono che nei cani e nei gatti la stenosi e l’imperforazione del rinofaringe possono essere trattate con successo tramite dilatazione pneumatica o posizionamento dello stent. Da tenere in considerazione l’elevata probabilità di insuccesso terapeutico in caso di sola dilatazione pneumatica e l’elevato rischio di complicazioni, sia nel caso degli stent nudi, sia per quelli rivestiti.

 

"Interventional treatment of benign nasopharyngeal stenosis and imperforate nasopharynx in dogs and cats: 46 cases (2005-2013)" Burdick S et al. J Am Vet Med Assoc. 2018 Nov 15;253(10):1300-1308. doi: 10.2460/javma.253.10.1300.

Disciplina Broncopneumologia
Venerdì, 09 Novembre 2018 08:44

Coma e stupor in cani e gatti: 386 casi

chihuaUno studio retrospettivo multicentrico si è posto l’obiettivo di raccogliere i dati relativi a segnalamento, eziologia e outcome a breve termine di soggetti portati in pronto soccorso in stato comatoso o stuporoso.

Sono state analizzate le cartelle cliniche di 386 animali (cani e gatti) per identificare quale fosse l’eziologia più comunemente responsabile dello stato di coma e stupor.

Sono stati identificati 168 cani (n=112, coma ; n=56, stupor) e 218 gatti (n=148, coma ; n=70, stupor). Gli animali sono stati identificati come deceduti (morti o soppressi) o trasferiti (trasferiti a una clinica diurna o dimessi) per definire l’outcome a breve termine. Coma e stupor erano più frequenti nei gatti rispetto ai cani e la razza Chihuahua era sovrarappresentata. La glicemia era frequentemente al di fuori degli intervalli di riferimento. Escludendo le cause sconosciute, le cause più comuni nel cane includevano: trauma cranico 16,0% (n = 27, deceduti n = 22), ipoglicemia 10,7% (n = 18, deceduti n = 8), shock 10,1% (n = 17, deceduti n = 16), crisi convulsive 9,5% (n = 16, deceduti n = 13) e insufficienza renale o epatica 5,3% (n = 9, deceduti n = 7). Le cause più comuni nei gatti comprendevano: trauma cranico 21,6% (n = 47, deceduti n = 38), insufficienza renale o epatica 13,3% (n = 29, deceduti n = 25), intossicazioni 10,1% (n = 22, deceduti n = 18), ipoglicemia 6,0% (n = 13, deceduti n = 4), e shock 5,0% (n = 11, deceased n = 8). Se trattati tempestivamente, il 46,0% dei cani (44/96) e il 41,2% dei gatti (35/85) è sopravvissuto ed è stato trasferito. La mortalità inferiore è stata riscontrata nei casi di coma e stupor da ipoglicemia.

Nei casi in cui la causa era nota, il trauma cranico rappresentava l’eziologia più comune di coma e stupor per entrambe le specie. Fatta eccezione per i casi di coma e stupor conseguenti a ipoglicemia, la prognosi complessiva a breve termine è stata scarsa.

 

“Retrospective characterization of coma and stupor in dogs and cats presenting to a multicentre out-of-hours service (2012-2015): 386 animals” Parratt CA et al. J Vet Emerg Crit Care (San Antonio). 2018 Oct 16. doi: 10.1111/vec.12772. [Epub ahead of print]

Disciplina Medicina d'urgenza

Fig 1 A large volume of neoplastic effusion in a catL’ecografia FAST (Focused Assessment with Sonography for Trauma) è una metodica ecografica finalizzata a valutare la presenza di versamenti cavitari secondari a traumi.

Lo scopo di questo studio prospettico era quello di valutare la corrispondenza tra l’esame FAST e la tomografia computerizzata (TC) nel rilevare la presenza di versamento pleurico e peritoneale e la presenza di pneumotorace in animali che hanno subito un trauma.

Lo studio ha incluso 13 cani e 2 gatti; di questi 15 soggetti, 10 avevano subito un trauma contusivo e 5 un trauma penetrante. Ciascun soggetto è stato sottoposto, in ordine, ad un esame FAST addominale (per la valutazione della presenza di versamento pleurico) e toracico (per la presenza di pneumotorace e versamento pleurico) da parte di un medico del pronto soccorso e poi da parte di un radiologo; successivamente il paziente è stato sottoposto ad un esame TC interpretato da un radiologo certificato. Ogni operatore era all’oscuro dell’opinione degli altri due.

Il tempo mediano per eseguire tutti e 3 gli esami è stato di 55 minuti (range 30-150 min). La corrispondenza tra la FAST addominale e la TC era da moderata a eccellente per quanto riguarda il rilevamento di versamento peritoneale, la corrispondenza tra la FAST toracica e la TC era da lieve a moderata per la rilevazione di versamento pleurico mentre era scadente per la rilevazione di pneumotorace.

I risultati di questo studio confermano che l’esame FAST è in grado di identificare in modo affidabile la presenza di fluido libero nelle cavità peritoneale e pleurica post-traumatica; diversamente, però, la FAST toracica non è un metodo affidabile per diagnosticare lo pneumotorace.

 

“Evaluation of the agreement between focused assessment with sonography for trauma(AFAST/TFAST) and computed tomography in dogs and cats with recent trauma” Walters AM, et al. J Vet Emerg Crit Care (San Antonio). 2018 Sep;28(5):429-435. doi: 10.1111/vec.12732. Epub 2018 Jun 14.

Disciplina Medicina d'urgenza
Giovedì, 04 Ottobre 2018 00:17

Sindrome alveolo-interstiziale in cani e gatti

Figure 2A for webLa sindrome alveolo-interstiziale polmonare (SAI) comprende molte condizioni patologiche eterogenee (sia acute che croniche) che hanno in comune un diffuso coinvolgimento dell’interstizio con riduzione della capacità di scambio alveolo-capillare e insufficienza respiratoria più o meno grave.

Lo scopo di questo studio prospettico era quello di confrontare la capacità diagnostica dell’ecografia polmonare (EP) e della radiografia toracica (RT) nel valutare la distribuzione della SAI.

Sono stati inclusi nello studio 76 cani e 24 gatti con distress respiratorio acuto o tachipnea, sottoposti a EP e RT entro 6 ore dal ricovero. Le immagini ecografiche sono state valutate per la presenza e per la quantità di linee B in 4 quadranti polmonari, craniale e caudale destro, craniale e caudale sinistro. Ogni singolo quadrante è stato considerato positivo qualora fossero presenti più di 3 linee B all'interno dello stesso spazio intercostale. Anche la valutazione della RT in proiezione dorsoventrale si basava sugli stessi 4 quadranti e la positività era stabilita nel caso in cui l’infiltrato fosse presente in almeno il 25% del quadrante.

I risultati hanno evidenziato una corrispondenza parziale tra la capacità dell’EP e della RT nell’individuare la presenza della SAI, usando la suddivisione in quadranti. L’EP ha discriminato un numero maggiore di quadranti positivi per paziente (2,65 ± 1,59 rispetto a 2,13 ± 1,48; P = 0,012). I modelli di distribuzione della SAI differivano significativamente in base alla diagnosi finale, responsabile della sindrome. I pazienti con scompenso cardiaco congestizio sinistro avevano maggiori probabilità di avere una SAI diffusa se valutati con EP (P <0,001) o una SAI caudale bilaterale se valutati con RT (P = 0,04); diversamente nei pazienti con malattia non cardiaca era più probabile che entrambe le procedure risultassero negative per la presenza della SAI (P <0,001).

Sia l’EP che la RT sono utili nell’identificare e classificare la distribuzione di una patologia polmonare alveolare o interstiziale. L'accordo tra le due modalità è solo parziale. Nel complesso, l’EP ha mostrato una più alta sensibilità rispetto alla RT. Le due modalità hanno evidenziato una diversa distribuzione della SAI in funzione della diagnosi finale.

 

“Distribution of alveolar-interstitial syndrome in dogs and cats with respiratory distress as assessed by lung ultrasound versus thoracic radiographs” Ward JL, et al. J Vet Emerg Crit Care (San Antonio). 2018 Sep;28(5):415-428. doi: 10.1111/vec.12750. Epub 2018 Aug 3.

Disciplina Medicina d'urgenza

amido di mais coverIl mais sembra essere una infrequente fonte alimentare di allergeni nelle specie canina e felina. Le informazioni relative alla natura di tali allergeni e la loro presenza all’interno delle diete commerciali per animali domestici sono limitate sebbene, sia la farina che l’amido di mais, siano fonti comuni di carboidrati in molti di questi alimenti.

Uno studio si è posto l’obiettivo di determinare se le IgE sieriche ottenute da cani e gatti sensibilizzati al mais riconoscessero le proteine presenti nella farina e nell’amido di mais.

A questo scopo, sono stati utilizzati i sieri di 40 cani e 40 gatti con diagnosi sospetta di allergia con livelli sierici di IgE specifiche per il mais non rilevabili, bassi, medi o alti.

Le IgE che hanno riconosciuto gli allergeni della farina di mais erano quelle ottenute dai sieri di cani e gatti con livelli di IgE specifici del mais moderati e alti (cani: 20/30 sieri, 67% - gatti: 20/29, 69%). Al contrario, nessuno dei sieri testati aveva IgE misurabili contro l'amido di mais. I risultati di questo studio hanno dimostrato che la presenza di allergeni di mais è maggiore nell'estratto dei chicchi di mais, meno in quello della farina di mais, mentre tali allergeni non erano rilevabili nell’amido di mais.

Gli autori concludono che le IgE dei cani sensibilizzati al mais hanno meno probabilità di riconoscere gli allergeni dell'amido di mais che degli estratti di farina e dei chicchi. Essendo il mais una fonte infrequente di allergeni per cani e gatti, ed essendo il suo amido meno allergizzante della farina, gli alimenti commerciali per animali domestici contenenti amido di mais come fonte di carboidrati sono da preferire nei soggetti con un sospetto diagnostico di allergia alimentare.

 

“Cornstarch is less allergenic than corn flour in dogs and cats previously sensitized to corn” Olivry T e Bexley J. BMC Vet Res. 2018 Jun 27;14(1):207. doi: 10.1186/s12917-018-1538-5.

Disciplina Gastroenterologia

itraL'itraconazolo, farmaco antimicotico, nella sua formulazione commerciale può spesso avere dei costi proibitivi; pertanto si ricorre spesso a preparazioni galeniche o prodotti generici come alternativa alla formulazione commerciale.

L’obiettivo di questo studio era quello di valutare le concentrazioni ematiche di itraconazolo in cani e gatti sottoposti a trattamento antifungino con preparazioni galeniche o prodotti generici.
Le concentrazioni ematiche di itraconazolo sono state misurate su siero/plasma di 95 cani e 20 gatti trattati con itraconazolo: gruppo 1 (n=42, polvere sfusa), gruppo 2 (n=40, prodotto generico) e gruppo 3 (n=33, farmaco commerciale).

La concentrazione media di itraconazolo era inferiore nel gruppo 1 rispetto ai gruppi 2 e 3 (rispettivamente 0,5 μg/mL contro 8,3 μg/mL e 6,5 μg/mL; P <.001). Nessuna differenza statistica è stata osservata tra le concentrazioni di itraconazolo nei gruppi 2 e 3. Quaranta animali (95,2%) nel gruppo 1 avevano valori subterapeutici (<1,0 μg/mL). Tutti i gatti in questo gruppo (n=10) avevano concentrazioni di itraconazolo non rilevabili. Alcuni animali nei gruppi 2 e 3 avevano valori subterapeutici (12,5% nel gruppo 2 e 12,1% nel gruppo 3) o valori potenzialmente tossici (> 10 μg/mL, rispettivamente il 37,5% nel gruppo 2 e il 24% nel gruppo 3).

L'itraconazolo in polvere sfusa deve essere evitato, ma l'itraconazolo generico sembra essere un'alternativa ragionevole al marchio commerciale.

 

“Comparison of Compounded, Generic, and Innovator-Formulated Itraconazole in Dogs and Cats” Renschler J, et al. J Am Anim Hosp Assoc. 2018 Jul/Aug;54(4):195-200. doi: 10.5326/JAAHA-MS-6591. Epub 2018 May 14.

Disciplina Farmacologia

dog cat foodSebbene la Federazione europea dell'industria alimentare per animali domestici (FEDIAF, European Pet Food Industry Federation) abbia stabilito che le etichette devono essere accurate e fornire informazioni dettagliate sugli ingredienti, diversi autori hanno documentato errori di etichettatura. Questo fenomeno è particolarmente preoccupante se correlato a prodotti usati come diete di eliminazione per la diagnosi di reazioni avverse alimentari (AFR, adverse food reaction) in cani e gatti perché la presenza di ingredienti non dichiarati può interferire negativamente con la sperimentazione e impedire al veterinario di fare una diagnosi appropriata.

Lo scopo di questo studio era quello di far luce sul problema della contaminazione e dell'etichettatura errata in diete a base di proteine nobili (NPD, novel protein diet), sia secche che umide, e di diete contenenti proteine idrolizzate (HPD, hydrolyzed protein diet) utilizzando un kit commerciale che verifica la presenza di derivati di origine animale di 19 specie diverse.

Dei 40 prodotti analizzati (9 NPD secche, 22 NPD umide, 6 HPD secche e 3 HPD umide), 10 avevano una composizione che corrispondeva correttamente all'etichetta, mentre 5 non contenevano la specie animale dichiarata, 23 rivelavano la presenza di specie animali non dichiarate e due avevano un'etichetta vaga che non consentiva la valutazione della sua correttezza. I contaminanti più frequentemente identificati erano maiale, pollo e tacchino. La presenza di specie animali non dichiarate era più alta negli alimenti secchi che negli umidi; inoltre, nelle HPD è stato identificato un numero inferiore di specie animali contaminanti rispetto alle NPD (4 vs 10) e il numero di prodotti contaminati era inferiore tra le HPD (6 su 9, 67%) rispetto alle NPD (24 su 31, 77%). Tredici delle 14 marche di alimenti per animali valutate, presentavano almeno un prodotto erroneamente etichettato.

L'etichettatura errata sembra essere un problema diffuso negli alimenti usati come diete di eliminazione. La contaminazione può verificarsi in tutti i tipi di prodotti utilizzati allo scopo, sebbene le NPD secche rappresentino il problema più grosso. A causa dell'alto rischio di contaminazione, occorre prestare particolare attenzione sia alla selezione dei fornitori di materie prime che al processo di produzione.

 

“Undeclared animal species in dry and wet novel and hydrolyzed protein diets for dogs and cats detected by microarray analysis” Ricci R, et al. BMC Vet Res. 2018 Jun 27;14(1):209.

sils 1Uno studio prospettico sperimentale ha determinato l'efficacia della decontaminazione e della sterilizzazione di una porta monouso per l’impiego durante la laparoscopia a incisione singola.

Sono state valutate 6 porte ad incisione singola utilizzate 4 volte e 6 porte ad incisione singola utilizzate 8 volte per eseguire interventi chirurgici puliti e mini-invasivi. Le porte sono state decontaminate in un detergente enzimatico (diluizione 3:100) e pulite con una spazzola per 5 minuti. Le porte sono state quindi sterilizzate con vapore di perossido di idrogeno per 50 minuti utilizzando un protocollo standard ad una concentrazione di 6 mg/L, seguito da una fase di diffusione del vapore. Campioni prelevati dalla schiuma, tubi di insufflazione e parti di cannule rigide di ciascuna porta sono stati raccolti mediante una tecnica asettica per effettuare colture in condizioni di aerobiosi e anaerobiosi.

Nessuna delle porte utilizzate 4 volte aveva una coltura batterica positiva. Due delle 6 porte utilizzate 8 volte avevano dato luogo ad una lieve crescita batterica (Staphylococcus spp. e Micrococcus spp. la prima, e Staphylococcus epidermidis la seconda).

Alle condizioni delineate in questo studio, le porte ad incisione singola possono essere utilizzate in sicurezza per 4 volte e comportano un rischio di infezione basso per il paziente.

 

“Evaluation of efficacy of repeated decontamination and sterilization of single-incisionlaparoscopic surgery ports intended for 1-time use” Petrovsky B e Monnet E. Vet Surg. 2018 Jun;47(S1):O52-O58. doi: 10.1111/vsu.12761. Epub 2017 Dec 8.

Disciplina Chirurgia generale
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