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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Domenica, 19 Maggio 2019 12:19

Posizionamento del sondino esofago-digiunale

fluoroL’obiettivo di questo studio retrospettivo era quello di descrivere l'impiego clinico di una nuova tecnica mini-invasiva per il posizionamento fluoroscopico filo-guidato di un sondino esofago-digiunale nel cane e nel gatto.

Lo studio è stato condotto su 18 cani e 2 gatti con intolleranza o controindicazioni all'alimentazione gastrica sottoposti a un tentativo di posizionamento fluoroscopico filo-guidato di un sondino esofago-digiunale.

Di ciascun paziente sono state raccolte informazioni relativamente al posizionamento del sondino esofago-digiunale e al suo utilizzo una volta posizionato. Il 61% dei soggetti sottoposti a tale procedura aveva una diagnosi di pancreatite. In 19 casi su 20 (95%) il posizionamento del sondino tramite la tecnica descritta è avvenuto con successo. In questi soggetti, il tempo medio richiesto dalla procedura era di 63,8 minuti; il tempo medio di utilizzo del fluoroscopio era di 19,4 minuti. Due cani hanno sviluppato un’infezione del sito di esofagostomia come complicazione del posizionamento del sondino. Nei cani, il tempo medio di permanenza del sondino in situ è stato di 3,8 giorni e il tempo medio di utilizzo per l’alimentazione era di 3,6 giorni. Il sintomo vomito, presente nell'89% dei pazienti prima del posizionamento del sondino, si era ridotto significativamente dopo il suo posizionamento (24%; P = 0.0001).

Il posizionamento fluoroscopico filo-guidato di un sondino esofago-digiunale è una tecnica valida per fornire una nutrizione post-pilorica nei cani e nei gatti intolleranti all’alimentazione gastrica o in cui quest’ultima sia controindicata.

 

“Clinical experience utilizing a novel fluoroscopic technique for wire-guided esophagojejunal tubeplacement in the dog and cat: Twenty cases (2010-2013)” Carabetta DJ, et al. J Vet Emerg Crit Care (San Antonio). 2019 Mar;29(2):180-184. doi: 10.1111/vec.12822. Epub 2019 Mar 12.

Disciplina Altro

cat ARDSUno studio retrospettivo ha indagato i segni clinici, i fattori di rischio e l’outcome della sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS, acute respiratory distress syndrome) nel cane e nel gatto.

Sono state revisionate le cartelle cliniche di 46 cani e 8 gatti con diagnosi di ARDS effettuata basandosi su criteri clinici pubblicati in precedenza o attraverso l’esame necroscopico. Sono stati registrati i dati relativi al segnalamento, ai segni clinici e all’outcome.

Gli animali sono stati raggruppati a seconda che la diagnosi di ARDS fosse stata clinica (gruppo 1, 43/54 [80%]) o necroscopica (gruppo 2, 11/54 [20%]). In 22/43 (51%) soggetti del gruppo 1 era stato effettuato l’esame necroscopico e in 12 di questi soggetti (54%) aveva confermato l’ARDS. Nel cane, le cause dirette (polmonari) di ARDS erano più comuni di quelle indirette, mentre nel gatto le cause dirette e indirette avevano circa la stessa frequenza. Il fattore di rischio più comune nel cane era la polmonite ab ingestis (42%), la sindrome della risposta infiammatoria sistemica (SIRS, systemic inflammatory response syndrome) (29%) e lo shock (29%). Tutti i gatti con una diagnosi clinica di ARDS avevano SIRS, associata o meno a sepsi. Degli animali con una diagnosi clinica di ARDS, il 49% era stato ventilato meccanicamente e il 58% aveva ricevuto un trattamento (con o senza ventilazione meccanica) per 24 ore o più. Il tasso di mortalità per tutte le cause era dell’84% nel cane e del 100% nel gatto.

In accordo con quanto descritto in medicina umana, anche nel cane la polmonite rappresenta il fattore di rischio più comune nei soggetti con ARDS, mentre nel gatto il fattore di rischio più frequente è la SIRS. L’elevato tasso di mortalità e la discrepanza tra diagnosi clinica e necroscopica potrebbero indicare l’esistenza di un limite nei criteri clinici usati attualmente per la diagnosi di ARDS nel cane e nel gatto.

 

“Risk factors, characteristics, and outcomes of acute respiratory distress syndrome in dogs and cats: 54 cases” Boiron L, et al. J Vet Emerg Crit Care (San Antonio). 2019 Mar;29(2):173-179. doi: 10.1111/vec.12819. Epub 2019 Mar 12.

Disciplina Medicina d'urgenza

corynebacteriumUno studio osservazionale retrospettivo ha indagato i segni clinici, i rilievi laboratoristici, i possibili fattori predisponenti, la sensibilità antimicrobica e l’outcome di cani e gatti con infezione delle vie urinarie (UTI, urinary tract infection) sostenuta da Corynebacterium urealyticum.

Sono stati inclusi nello studio 11 cani e 10 gatti. Tutti i gatti erano stati precedentemente sottoposti a cateterismi uretrali e 6 di questi avevano anche subito un intervento chirurgico alle vie urinarie prima della diagnosi di UTI da C. urealyticum. Nell’anamnesi dei cani erano riferiti problemi di incontinenza urinaria ad eziologia neurologica (n=5), cateterismi uretrali (n=4), chirurgie urologiche (n = 4), patologie del tratto urinario inferiore (n = 2) o patologia prostatica (n = 1). In sette animali, l’esame colturale delle urine effettuato prima della diagnosi aveva dato esito negativo. La mediana del pH urinario era 8,6 e 19 animali avevano piuria e cristalluria da struvite. Nove soggetti avevano una diagnosi ecografica di “cistite incrostata” (presenza di placche vescicali). In tutte le colture, ad eccezione di una, i batteri erano resistenti ad almeno 3 classi di antibiotici. Tredici colture erano sensibili alle tetracicline. In 9 cani e 7 gatti è stata osservata una negativizzazione della coltura urinaria e la risoluzione clinica dell’UTI. Due soggetti sono deceduti per setticemia e 2 gatti sono stati sottoposti ad eutanasia a causa del peggioramento delle condizioni cliniche.

Dai risultati dello studio emerge che l’UTI da C. urealyticum deve essere sospettata negli animali con preesistenti patologie del tratto urinario, specialmente in presenza di urine alcaline e cristalluria da struvite, in caso di esiti negativi dell’esame colturale di routine e con un quadro ecografico di cistite incrostata.

 

“Clinical description of Corynebacterium urealyticum urinary tract infections in 11 dogs and 10cats” Maurey C, et al. J Small Anim Pract. 2019 Apr;60(4):239-246. doi: 10.1111/jsap.12973. Epub 2019 Jan 17.

Disciplina Medicina interna

turkey beagle puppyQuale sia la terapia medica ottimale per l’enteropatia cronica (CE, chronic enteropathy) del cane e del gatto è, ad oggi, una questione controversa. La strategia terapeutica maggiormente adottata prevede il trattamento sequenziale con dieta, antimicrobici e, infine, farmaci immunosoppressori.

Uno studio ha voluto ricercare, tramite revisione della letteratura, le prove dell’efficacia delle varie strategie di trattamento sull’induzione della remissione clinica nel cane e nel gatto con CE.

Sui database MEDLINE e Center for Agriculture and Bioscience International (CABI), sono stati ricercati trial randomizzati controllati (TRC), studi osservazionali e case series. L'outcome primario consisteva nell'induzione della remissione clinica.

Sono stati selezionati un totale di 22 studi (11 TRC nel cane e 2 nel gatto, 9 studi di coorte/case series). Dei 13 RCT, 10 studi (per un totale di 218 cani e 65 gatti) hanno indagato l’efficacia dei singoli trattamenti: dieta (n = 3), farmaci immunosoppressori (n = 3), antimicrobici (n = 2), farmaci antinfiammatori (n = 1) e probiotici (n = 1). Dei 3 case series, 1 ha riportato una remissione clinica in 55 gatti utilizzando una dieta di eliminazione e gli altri 2 utilizzando l'enrofloxacina in 55 cani con colite granulomatosa.

Attualmente sono disponibili maggiori prove scientifiche per quanto riguarda l’efficacia dei trattamenti nella specie canina rispetto a quella felina. In particolare, nel cane con CE, esistono prove sufficienti per raccomandare l'uso di diete specifiche, glucocorticoidi, enrofloxacina o una combinazione di questi. Nel gatto, sembrerebbero essere più utili le diete specifiche e i glucocorticoidi.

 

"Narrative review of therapies for chronic enteropathies in dogs and cats" Makielski K, et. al. J Vet Intern Med. 2019 Jan;33(1):11-22. doi: 10.1111/jvim.15345. Epub 2018 Dec 6.

torsione lpGli obiettivi di questo studio retrospettivo erano quello di indagare la sopravvivenza di cani e gatti con torsione di un lobo polmonare (TLP), diagnosticata in sede chirurgica o post-mortem, e quello di valutare se la presenza di versamento pleurico, il lobo polmonare interessato e la taglia del paziente avessero un ruolo prognostico.

Sono stati inclusi 35 cani, di cui 17 di piccola taglia e 18 di grande taglia, e 4 gatti di cui 3 gatti domestici a pelo corto e 1 gatto di razza Minskin.

I lobi polmonari interessati erano il medio destro (n = 18), il craniale sinistro (n = 18), il craniale destro (n = 2), il caudale sinistro (n = 1) e l’accessorio (n = 1). Due animali sono deceduti prima dell'intervento chirurgico; i rimanenti 37 sono stati sottoposti a toracotomia. Tutti i gatti e i cani di piccola taglia sottoposti a toracotomia sono sopravvissuti. Dei cani di grossa taglia, 12/18 sono sopravvissuti; la sopravvivenza complessiva è stata dell’87%. La sopravvivenza non è risultata essere influenzata né dalla presenza di versamento pleurico preoperatorio né dal lobo polmonare interessato.

I gatti e i cani di piccola taglia con TLP sottoposti a toracotomia hanno una sopravvivenza eccellente; i cani di grossa taglia hanno una sopravvivenza buona.

 

“Lung lobe torsion in 35 dogs and 4 cats” Benavides KL, et al. Can Vet J. 2019 Jan;60(1):60-66.

Disciplina Broncopneumologia

ownerLo scopo di questa revisione della letteratura era quello di descrivere e valutare la qualità dell’evidenza relativamente ai fattori che influenzano la compliance dei proprietari di cani e gatti relativamente alle raccomandazioni sui trattamenti farmacologici e, più nello specifico, in quelle situazioni che richiedono la somministrazione di più farmaci.

A questo scopo è stata effettuata una ricerca bibliografica (PubMed, CAB Abstracts e Google) al fine di identificare la letteratura pertinente che rispettasse criteri di inclusione ed esclusione predeterminati. Per ciascun articolo selezionato è stata effettuata l'estrazione standardizzata dei dati e una valutazione critica volta a stabilire il grado di evidenza scientifica sulla base dei requisiti stabiliti dal Center for Evidence-Based Medicine.

Degli 8589 studi identificati, otto rispettavano i criteri di inclusione e sono stati inclusi nella revisione. Cinque degli otto studi selezionati indagava la compliance dei proprietari in corso di terapie antibiotiche a breve termine, e nessuno indagava la compliance in corso di trattamenti multipli. Ai fini della revisione, sono state utilizzate definizioni diverse di compliance, differenti metodi di valutazione della stessa e sono stati esaminati diversi fattori che potessero infuenzarla.

Sulla base delle indagini effettuate, i fattori che hanno influenzato la compliance in almeno uno degli studi erano il regime posologico, la comunicazione con i proprietari riguardo al regime posologico alla luce dei loro impegni/esigenze, il tempo dedicato alla comunicazione col proprietario, il tipo di malattia, il mese in cui erano avvenuti la consultazione e il trattamento, il rischio fisico, il rischio sociale e il metodo di somministrazione.

Ad oggi, le informazioni riguardanti i fattori che influenzano la compliance del proprietario relativamente alle raccomandazioni sui trattamenti farmacologici nei gatti e nei cani sono poche e di qualità scadente.

 

“Systematic review of the factors affecting cat and dog owner compliance with pharmaceuticaltreatment recommendations” Wareham KJ, et al. Vet Rec. 2019 Feb 2;184(5):154. doi: 10.1136/vr.104793. Epub 2018 Nov 19.

Disciplina Altro
Martedì, 19 Febbraio 2019 08:13

Test allergologici rapidi nel cane e nel gatto

allergie primavera cane gatto 657x360Negli ultimi anni, diverse aziende hanno commercializzato test che i proprietari di animali domestici possono attuare da pelo o saliva per la diagnosi di allergia. Tali test non sono stati validati e non vi è un adeguato controllo sull’impiego di questi test in medicina veterinaria.

L’obiettivo di questo studio era quello di indagare l'accuratezza e la riproducibilità di un test per la diagnosi di allergia da eseguire su campioni di pelo e saliva.

Nello studio sono stati inclusi 7 animali sani (6 cani e 1 gatto), 6 animali con dermatite atopica (5 cani e 1 gatto) e 11 campioni di pelo sintetico e di soluzione fisiologica sterile.

Per tutti i campioni esaminati sono state riscontrate delle positività al test, compresi anche i campioni di pelo sintetico e la soluzione fisiologica sterile. Il test ha fornito risultati simili tra campioni prelevati da soggetti sani e soggetti con dermatite atopica, e tra questi 2 gruppi e i campioni di pelo sintetico e soluzione fisiologica. La riproducibilità per i campioni accoppiati era analoga a quella ottenuta con la semplice casualità.

Il test allergologico da pelo e saliva indagato in questo studio ha fornito risultati analoghi a quelli dettati dal caso; inoltre, i risultati non sono riproducibili.

 

“Hair and saliva analysis fails to accurately identify atopic dogs or differentiate real and fakesamples” Bernstein JA, et al. Vet Dermatol. 2019 Jan 24. doi: 10.1111/vde.12716. [Epub ahead of print]

parto gattaL'aborto e la mortalità neonatale sono eventi possibili negli allevamenti di cani e gatti. È stato riportato che fino al 55% di questi casi nel cane e il 33% nel gatto rimangono senza una causa nota. In queste circostanze possono essere coinvolti agenti abortigeni e potenzialmente zoonotici insoliti, tra cui Coxiella burnetii e Leptospira spp. Per quanto riguarda C. burnetii, questo agente è in grado di causare disturbi riproduttivi nei bovini, ovini e caprini e sono stati osservati casi di aborto anche nei cani e nei gatti. Inoltre, diversi focolai di infezione da C. burnetii negli esseri umani sono esplosi a seguito di parti di cagne e gatte, alcune delle quali avevano subito degli aborti. Leptospira interrogans è in grado di causare aborto o natimortalità in numerose specie animali e il suo ruolo abortigeno è stato occasionalmente descritto anche nelle cagne e nelle gatte.

Lo scopo di questo studio era quello di ricercare il DNA di C. burnetii e Leptospira spp. in 103 casi di aborto, natimortalità e mortalità neonatale nelle specie canina e felina al fine di identificare possibili agenti infettivi responsabili di questi fenomeni.

Sono stati testati 151 campioni utilizzando saggi PCR e tutti sono risultati negativi per la presenza di DNA di C. burnetii e Leptospira. Tuttavia, in 49 campioni (47,6%) sono state identificate altre cause infettive di aborto, natimortalità fetale e mortalità neonatale.

Questi risultati hanno dimostrato che C. burnetii e Leptospira spp. probabilmente non sono comuni agenti abortigeni o cause di morte neonatale nei cani. Tuttavia, dato il potenziale ruolo abortigeno e zoonotico di questi agenti, la sorveglianza dell'aborto, della natimortalità e della mortalità neonatale nel cane e nel gatto potrebbe essere consigliabile per un'indagine sistematica di questi eventi.

 

“Retrospective Biomolecular Investigation of Coxiella burnetii and Leptospira spp. DNA in Casesof Abortion, Stillbirth and Neonatal Mortality in Dogs and Cats” Stefanetti V, et al. Top Companion Anim Med. 2018 Dec;33(4):122-125. doi: 10.1053/j.tcam.2018.08.005. Epub 2018 Aug 20.

Disciplina Neonatologia

CeusL'ecografia con mezzo di contrasto (CEUS, contrast-enhanced ultrasonography) è sempre più utilizzata in ambito veterinario, tuttavia sono pochi gli studi che descrivono l'impiego di questa tecnica per la caratterizzazione delle masse intratoraciche.

Lo scopo di questo studio prospettico osservazionale è stato quello di descrivere i pattern di enhancement della CEUS in corso di masse intratoraciche in cani e gatti.

Sessanta pazienti (36 cani e 24 gatti) sono stati sottoposti a CEUS per indagare masse polmonari (41/60; 68%) e masse mediastiniche (19/60; 32%). La diagnosi finale era ottenuta sulla base dell’esame citologico e/o istologico. Il tempo di enhancement (TdE) assoluto è stato registrato per le masse intratoraciche e la milza; quest’ultima è stata utilizzata come parenchima di riferimento per calcolare il TdE relativo (rTdE).

I TdE assoluti per la milza e per le masse intratoraciche differivano significativamente per i cani e i gatti (P = 0,001). I rTdE differivano significativamente tra le lesioni di origine neoplastica è quelle di origine non neoplastica (P = 0,004). La maggior parte delle masse polmonari neoplastiche erano vascolarizzate da arterie bronchiali (63%), mentre la maggior parte delle masse polmonari non neoplastiche erano vascolarizzate da arterie polmonari (78%). La sensibilità e la specificità del rTdE per l’identificazione di masse polmonari neoplastiche erano rispettivamente del 63% e del 78%. I pattern di enhancement per i timomi mediastinici e i linfomi mediastinici differivano significativamente (P = 0,002). I timomi erano caratterizzati da un enhancement eterogeneo con un pattern centripeto (86%), mentre i linfomi presentavano un enhancement uniforme con un pattern centrifugo (75%).

I risultati di questo studio supportano l’impiego della CEUS come metodica atta a caratterizzare le masse intratoraciche in cani e gatti; tuttavia, la sensibilità diagnostica nell’identificazione di masse polmonari neoplastiche era bassa.

 

“Contrast-enhanced ultrasonography characteristics of intrathoracic mass lesions in 36 dogs and 24 cats” Rick T, et al. Vet Radiol Ultrasound. 2019 Jan;60(1):56-64. doi: 10.1111/vru.12698. Epub 2018 Nov 26.

can dogs eat cat foodIn letteratura sono stati frequentemente descritti sintomi cutanei in cani e gatti con reazione avversa al cibo (AFR, adverse food reaction); al contrario, non sono state dettagliatamente documentate le manifestazioni non cutanee.

L’obiettivo di questo studio di metanalisi era quello di riesaminare la letteratura al fine di individuare i sintomi non cutanei riportati in cani e gatti con AFR.

Nella specie canina i sintomi che sono stati segnalati come associati a AFR erano segni gastrointestinali, onicodistrofia lupoide simmetrica, congiuntivite, starnuti e anafilassi; nella specie felina erano sintomi gastrointestinali e respiratori, congiuntivite e iperattività. Tra questi sintomi, quelli che più frequentemente rispondevano al cambio di dieta erano la diarrea e l’aumentata frequenza di defecazione nel cane; il vomito e la diarrea nel gatto. Infine, è opportuno considerare una possibile AFR nei cani border terrier con discinesia parossistica sensibile al glutine.

Gli autori concludono che il primo approccio a cani e gatti con vomito e diarrea cronici deve sempre prevedere il passaggio ad una dieta di eliminazione. Gli altri sintomi non cutanei sono, diversamente, poco comuni in corso di AFR.

 

“Critically appraised topic on adverse food reactions of companion animals (6): prevalence of noncutaneous manifestations of adverse food reactions in dogs and cats” Mueller RS and Olivry T. BMC Vet Res. 2018 Nov 12;14(1):341. doi: 10.1186/s12917-018-1656-0.

Disciplina Gastroenterologia
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