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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Giovedì, 18 Aprile 2019 18:16

Progressi nella diagnostica prostatica

constipationNegli ultimi anni, a fronte delle maggiori aspettative di vita e alla crescente attenzione che i proprietari di pet dedicano ai loro animali, sono state condotte numerose ricerche su nuove tecniche per identificare precocemente i disturbi della prostata nella specie canina. Le patologie prostatiche, al loro esordio, sono spesso asintomatiche, rendendo difficile una diagnosi precoce.

Tradizionalmente, la diagnosi dei disturbi prostatici sfrutta strumenti non invasivi, come la palpazione transrettale e addominale, la valutazione del liquido seminale o prostatico, l'analisi delle urine e l'imaging. Tuttavia, una diagnosi definitiva potrebbe richiedere l’agoaspirazione o biopsia del parenchima prostatico, indagini che vengono eseguite raramente a causa della loro invasività.

Per queste motivazioni, sono stati ricercati biomarcatori sierici al fine di accorciare i tempi diagnostici e poter quindi applicare strategie terapeutiche più tempestivamente, nell’ottica di ottenere outcome migliori. L'esterasi prostatica specifica canina (CPSE, Canine Prostatic Specific Esterase) è stata identificata come un biomarcatore idoneo da includere negli esami di screening della prostata, similmente all'antigene prostatico specifico (PSA, Prostate-Specific Antigen) impiegato in medicina umana.

Studi in letteratura hanno dimostrato che la CPSE raggiunge valori più elevati in cani affetti da diverse patologie prostatiche, quali iperplasia prostatica benigna, prostatite batterica o carcinoma prostatico. Considerato il grosso potenziale, si rendono necessarie ulteriori ricerche finalizzate ad indagare, non solo il ruolo diagnostico del CPSE, ma anche la sua utilità come strumento di monitoraggio del successo terapeutico in corso di trattamento.

Infine, l’impiego sistematico di tale marcatore sierico potrebbe assicurare una stima più accurata della reale prevalenza dei disturbi prostatici. Attualmente, il CPSE è riconosciuto come uno strumento di screening sulla base del quale identificare quei pazienti che richiedono ulteriori indagini diagnostiche più accurate e costose.

 

“Advances in Prostatic Diagnostics in Dogs: The Role of Canine Prostatic Specific Esterase in the Early Diagnosis of Prostatic Disorders” Alonge S, et al. Top Companion Anim Med. 2018 Dec;33(4):105-108. doi: 10.1053/j.tcam.2018.09.002. Epub 2018 Sep 8.

Disciplina Nefrologia-Urologia

popliteoLa malattia degenerativa articolare del ginocchio è una patologia ossea comune nella specie canina. Le alterazioni degenerative osservate negli stadi più precoci consistono in una lieve proliferazione minerale dei margini articolari e dei tessuti molli periarticolari, con conseguente distensione articolare. Se l'articolazione è cronicamente instabile, le modificazioni a carico delle ossa divengono più complesse e compaiono alterazioni di natura cistica a livello subcondrale e fenomeni di proliferazione e riassorbimento ossei.

Le caratteristiche radiografiche degli stadi moderato e grave della malattia degenerativa si sovrappongono a quelle della malattia aggressiva. Dal momento che la localizzazione della patologia coincide con quella dei tumori ossei primari (come la parte distale del femore), l'interpretazione radiografica potrebbe essere più difficile.

Lo scopo di questo studio era quello di indagare l'utilità di valutare la dimensione e la forma del linfonodo popliteo nelle immagini radiografiche per differenziare gli stadi moderato e grave della patologia degenerativa dell'articolazione del ginocchio dall'osteosarcoma distale del femore o della tibia.

I cani con zoppia a carico dell’arto pelvico in cui il problema fosse stato localizzazo al ginocchio sono stati sottoposti a studi radiografici. I cani con malattia degenerativa dell'articolazione da moderata a grave sono stati radiografati in 3 momenti diversi: prima dell'intervento di livellamento del piatto tibiale (n=103), immediatamente dopo l'intervento (n=103) e dopo 6-8 settimane dall’intervento (n=62). I cani con osteosarcoma, invece, sono stati radiografati solo al momento della diagnosi (n=42). La lunghezza e la larghezza del linfonodo popliteo e il rapporto tra asse lungo e asse corto sono stati confrontati tra i gruppi di soggetti.

Nessuna differenza significativa è stata riscontrata riguardo il rapporto tra asse lungo e asse corto del linfonodo popliteo, non consentendo una differenziazione tra malattia degenerativa articolare e osteosarcoma. Diversamente, la lunghezza e la larghezza del linfonodo nei cani con osteosarcoma erano significativamente maggiori rispetto a quelle dei cani con malattia degenerativa.

In conclusione, se il rapporto tra asse lungo e asse corto del linfonodo popliteo non costituisce un parametro utile nel differenziare l'osteosarcoma dalla malattia degenerativa moderata/grave, la sua lunghezza e la sua larghezza sono significativamente aumentate in corso di osteosarcoma, sebbene la differenza, dal punto di vista clinico, sia minima.

 

“Radiographic Assessment of the Popliteal Lymph Node to Aid the Differentiation of Canine StifleOsteosarcoma From Moderate to Severe Stifle Degenerative Joint Disease” Fiorini T and Hostnik ET. Top Companion Anim Med. 2018 Dec;33(4):136-140. doi: 10.1053/j.tcam.2018.08.002. Epub 2018 Aug 20.

ryan hypercalciuriaandbone teaserLe persone con ipercalciuria idiopatica (II) e urolitiasi da ossalato di calcio (CaOx) presentano spesso un aumentato riassorbimento osseo; il turnover osseo nei cani con le stesse problematiche non è ancora stato indagato.

Lo scopo di questo studio retrospettivo era quello di verificare se le concentrazioni di un marcatore di riassorbimento osseo, il β-crosslaps, fossero significativamente alterate in cani con II e urolitiasi da CaOx rispetto ad un gruppo di controllo.

Le concentrazioni di β-crosslaps sono state misurate, utilizzando un test ELISA, da campioni di siero congelati prelevati da 20 cani con II e urolitiasi da CaOx e da 20 cani di controllo matchati per razza, sesso ed età (in totale 18 Miniature Schnauzer, 14 Bichon Frise e 8 Shih Tzu).

I cani con II e urolitiasi da CaOx avevano concentrazioni di β-crosslaps inferiori rispetto ai controlli (P = 0,0043) e il β-crosslaps ha mostrato una moderata correlazione negativa con il rapporto calcio urinario/creatinina urinaria (r = -0,44; P = 0,0042). I Miniature Schnauzer presentavano concentrazioni di β-crosslaps inferiori rispetto alle altre due razze (P = 0,0035). L'ELISA aveva una precisione intra-assay accettabile, ma le concentrazioni diminuivano progressivamente quando i campioni venivano ripetutamente valutati nel tempo.

In conclusione, nei Miniature Schnauzer, nei Bichon Frise e negli Shih Tzu con II e urolitiasi da CaOx è stata dimostrata una riduzione del riassorbimento osseo rispetto ai controlli. Questi risultati suggerirebbero che altre cause di II diverse dal riassorbimento osseo (ad esempio un aumentato assorbimento intestinale di calcio) sarebbero alla base del rischio di urolitiasi da CaOx. Gli autori sottolineano la necessità di confermare tali dati su una popolazione più ampia e utilizzando altri marker del turnover osseo. La stabilità del β-crosslaps sierico del cane dopo il congelamento-scongelamento e la conservazione a varie temperature richiede ulteriori indagini.

 

“Bone resorption in dogs with calcium oxalate urolithiasis and idiopathic hypercalciuria” Luskin AC, et al. Res Vet Sci. 2019 Jan 4;123:129-134. doi: 10.1016/j.rvsc.2019.01.001. [Epub ahead of print]

Disciplina Medicina interna

Dollarphotoclub 56745107Questo studio ha indagato la percentuale di reazioni vaccinali osservate in una popolazione di cani con precedente diagnosi di anemia emolitica immunomediata (IMHA, immunemediated hemolytic anemia) primaria successivamente sottoposti a profilassi vaccinale. Un obiettivo secondario era quello di indagare il tempo intercorso tra la precedente vaccinazione e la diagnosi di IMHA.

Ai proprietari e ai veterinari referenti di 44 cani con IMHA primaria è stato chiesto quando fosse stata effettuata l’ultima vaccinazione prima della diagnosi, se il soggetto fosse stato vaccinato dopo l’episodio di IMHA e, eventualmente, a che distanza di tempo.

Dei 44 soggetti, 22 erano stati vaccinati dopo l’episodio di IMHA. Il tempo mediano trascorso tra la vaccinazione e la diagnosi di IMHA era di 280 giorni. Nessun cane era stato vaccinato entro 30 giorni dalla diagnosi. Sospette reazioni avverse al vaccino sono state osservate in un soggetto cui era stato somministrato il vaccino contro la rabbia e il cimurro che ha presentato vomito ed orticaria, e in un cane cui era stato somministrato il vaccino contro la rabbia che ha sviluppato una recidiva dell’anemia.

La percentuale di reazioni avverse vaccinali in questo studio è risultata essere maggiore rispetto a quanto riportato in precedenza, ma va considerato che il periodo di tempo preso in esame era più lungo rispetto a studi precedenti. Nella popolazione di questo studio, la relazione tra la precedente vaccinazione e lo sviluppo di IMHA, e tra la vaccinazione e lo sviluppo di reazione vaccinale rimane incerta, potendosi trattare di pure coincidenze o di una maggiore suscettibilità dei soggetti in questione.

 

“Vaccination and Associated Adverse Events in Dogs Previously Treated for Primary Immune-Mediated Hemolytic Anemia” Moon A and Veir J. J Am Anim Hosp Assoc. 2019 Jan/Feb;55(1):29-34. doi: 10.5326/JAAHA-MS-6868. Epub 2018 Nov 14.

1 s2.0 S0034528818300444 gr1Questo studio si era posto l’obiettivo di valutare l’efficacia della risposta immunitaria conseguente alla vaccinazione in funzione del sito anatomico nel quale il vaccino era inoculato.

Nell'esperimento A, ai ratti veniva somministrato un vaccino per via sottocutanea per due volte a distanza di 2 settimane in quattro siti diversi: “houhai acupoint” (parte centrale della depressione compresa tra l’ano e la base ventrale della coda, lungo la linea mediana), zona sottomandibolare, fossa poplitea o schiena. I livelli sierici di anticorpi specifici sono stati determinati 2, 4 e 6 settimane dopo la seconda immunizzazione. Gli splenociti sono stati separati per la rilevazione della proliferazione dei linfociti e dell'espressione dell'mRNA di citochine.

Nell'esperimento B, 10 cuccioli femmine di Rottweiler di 34 ± 2 giorni d’età sono stati inizialmente vaccinati per via sottocutanea con il vaccino bivalente Nobivac® Puppy DP contenente il virus del cimurro (CDV, Canine Distemper Virus) e il parvovirus (CPV, Canine Parvovirus) vivo attenuato e, successivamente, con il vaccino quadrivalente Nobivac ® DHPPI contenente il CDV, il CPV, l’adenovirus di tipo 2 (CAV-2, Canine Adenovirus-type 2), e il virus parainfluenzale (CPIV, Canine Parainfluenza virus) in tre siti diversi: “houhai acupoint” (4 cani), spalla (3 cani) o nuca (3 cani). Campioni di sangue sono stati prelevati a 0, 2, 4 e 6 settimane dalla vaccinazione per la determinazione delle risposte anticorpali specifiche mediante ELISA.

I risultati hanno dimostrato che, sia nel ratto che nel cane, la risposta anticorpale è più efficace quando il vaccino viene inoculato nell’area compresa tra l’ano e la base della coda. Gli autori raccomandano la scelta di questo sito di iniezione al fine di migliorare la qualità della risposta immunitaria nei cani.

 

“Vaccination at different anatomic sites induces different levels of the immune responses” Jin H, et al. Res Vet Sci. 2019 Feb;122:50-55. doi: 10.1016/j.rvsc.2018.11.005. Epub 2018 Nov 13.

prstL’obiettivo di questo studio era quello di caratterizzare, mediante indagine immunoistochimica, la densità di linfociti T e B in corso di iperplasia prostatica benigna (IPB, n = 15), di carcinoma prostatico (CP, n = 24) e in prostate non affette da nessuna di queste due condizioni (n = 6).

I risultati hanno rivelato un aumento statisticamente significativo dei linfociti T e B nei CP rispetto a quanto osservato nei campioni con IPB e nelle prostate sane. Per quanto riguarda le varianti istologiche del CP, il numero più basso di linfociti CD3+ e CD79+ è stato osservato nel tipo più indifferenziato (solido). La densità delle cellule CD3+ era positivamente correlata con il tempo di sopravvivenza.

Questi risultati possono aiutare a comprendere i meccanismi immunologici che regolano lo sviluppo e la progressione dell’IPB e del CP, oltre a fornire dati di base per futuri studi immunoterapeutici.

 

“An immunohistochemical study of T and B lymphocyte density in prostatic hyperplasia and prostate carcinoma in dogs” Palmieri C, et al. Res Vet Sci. 2019 Feb;122:189-192. doi: 10.1016/j.rvsc.2018.11.022. Epub 2018 Nov 27.

Disciplina Medicina interna
Giovedì, 04 Aprile 2019 14:08

Megaesofago nel cane

SFSBlog In letteratura veterinaria sono disponibili informazioni limitate riguardo le caratteristiche su vasta scala del megaesofago nella specie canina.

Questo studio si poneva come obiettivo quello di fornire informazioni relative alle caratteristiche di popolazione, all’anamnesi medica e familiare, alla diagnosi, alle malattie concomitanti e ai fattori predisponenti del megaesofago nel cane.

Tramite un sondaggio web, sono state selezionati 838 casi di megaesofago canino. Le razze che più frequentemente associate al megaesofago congenito erano pastori tedeschi, "goldendoodles", labrador retriever, danesi e bassotti. Le razze più spesso associate al megaesofago acquisito erano labrador e golden retriever, chihuahua, boxer, pastori tedeschi, bassotti e rottweiler. La diagnosi è stata emessa più spesso da un medico generico (63,6%) tramite radiografie semplici (63,3%) e/o con mezzo di contrasto baritato (45%). Il megaesofago congenito è stato diagnosticato nel 41,3% dei cani e la persistenza del quarto arco aortico destro nel 4,3% dei soggetti. Le malattie più comunemente associate al megaesofago acquisito erano la miastenia gravis (19,3%), l’esofagite (10,8%) e l’ipotiroidismo (8,8%).

I risultati del sondaggio confermano predisposizioni di razza già descritte e identificano ulteriori razze a rischio, quali bassotti, boxer, chihuahua, rottweiler e "goldendoodles". La miastenia gravis è stata riscontrata in una percentuale più bassa di soggetti rispetto a quanto riportato in precedenti studi, mentre l'ipotiroidismo è stato riscontrato in una percentuale più elevata.

La maggior parte delle diagnosi è stata effettuata da un medico generico e ciò potrebbe giustificare la discordanza con i risultati ottenuti in studi precedenti condotti presso strutture di referenza in cui potrebbero essere stati riferiti solo i cani con malattia più grave e che, pertanto, hanno avuto un outcome peggiore.

 

“Survey of owners on population characteristics, diagnosis, and environmental, health, and disease associations in dogs with megaesophagus” Haines JM. Res Vet Sci. 2018 Nov 30;123:1-6. doi: 10.1016/j.rvsc.2018.11.026. [Epub ahead of print]

Disciplina Medicina interna

imagesL’obiettivo di questo studio retrospettivo era quello di indagare l’outcome di cagne femmine con incontinenza urinaria, secondaria ad incompetenza del meccanismo dello sfintere uretrale, sottoposte ad iniezione endoscopica, a livello di sottomucosa uretrale, di collagene coniugato con la glutaraldeide oppure di copolimero di acido ialuronico/destranomero.

Negli anni 2007-2011 le cagne sono state sottoposte ad iniezione endoscopica di collagene coniugato, mentre negli anni 2012-2015 di copolimero di acido ialuronico/destranomero. L’iniezione è stata effettuata in almeno 3 siti della circonferenza uretrale, in modo da determinare una adeguata chiusura del lume stesso. Di questi soggetti, sono state recuperate le cartelle cliniche e i dati relativi al follow-up sono stati indagati mediante un questionario sottoposto ai proprietari.

Solo 50 dei 100 proprietari hanno compilato il questionario. L'intervallo di tempo medio tra il trattamento e la compilazione del questionario era di 67 mesi (da 57 a 114 mesi) nel gruppo di cagne trattate con collagene coniugato, e di 19 mesi (da 2 a 48 mesi) nel gruppo trattato con copolimero di acido ialuronico/destranomero. La durata di tempo media in cui le cagne avevano riacquistato la continenza era di 45,8 mesi (da 12 a 84 mesi) nel gruppo del collagene coniugato e di 20,5 mesi (da 12 a 48 mesi) nel gruppo del copolimero di acido ialuronico/destranomero. La percentuale di successo a 6 mesi o più di distanza dalla procedura era stata del 71% dopo l'iniezione di collagene coniugato e del 58% dopo l'iniezione di copolimero di acido ialuronico/destranomero. Una complicazione di lieve entità (ematuria transitoria) si è verificata in una sola cagna; non sono state riportate complicazioni gravi.

L'iniezione endoscopica uretrale di copolimero di acido ialuronico/destranomero nelle cagne con incompetenza del meccanismo dello sfintere uretrale costituisce un'utile alternativa all'iniezione di collagene coniugato, il quale non è più disponibile sul mercato europeo. L'iniezione del copolimero rappresenta un'alternativa minimamente invasiva rispetto alle procedure chirurgiche e presenta una bassa percentuale di complicazioni.

 

“Retrospective analysis after endoscopic urethral injections of glutaraldehyde-cross-linked-collagen or dextranomer/hyaluronic acid copolymer in bitches with urinary incontinence” Lüttmann K, et al. J Small Anim Pract. 2019 Feb;60(2):96-101. doi: 10.1111/jsap.12949. Epub 2018 Nov 2.

Disciplina Chirurgia plastica

downloadL’obiettivo di questo studio era quello di stimare la prevalenza dell’incontinenza urinaria nei cani maschi e identificare eventuali fattori di rischio di carattere demografico in una popolazione di cani in Inghilterra.

Facendo riferimento al database VetCompass, sono state estratte le cartelle cliniche dei cani con incontinenza urinaria e raccolte le informazioni relative agli aspetti demografici e clinici di ciascun soggetto.

Dei 109.428 cani maschi selezionati dal database VetCompass, 1.027 avevano una diagnosi di incontinenza urinaria, con una prevalenza complessiva dello 0,94%. Le razze che hanno mostrato una maggiore probabilità di sviluppare incontinenza urinaria (confrontate con i cani di razza meticcia) includevano il bull mastiff (odds ratio: 17,21), il setter irlandese (odds ratio: 12,79), il fox terrier (odds ratio: 9,60), il bulldog (odds ratio: 5,72) e il boxer (odds ratio: 3,65). Inoltre, la probabilità di sviluppare incontinenza urinaria è risultata essere associata ad una maggiore età (da 9 a 12 anni, odds ratio: 10,46) e al fatto di aver stipulato una polizza assicurativa (odds ratio: 1,96). Diversamente, all’analisi multivariata, non è stata riscontrata alcuna associazione significativa con lo stato sessuale (castrato/intero) o con il peso corporeo.

La prevalenza complessiva dell'incontinenza urinaria nei cani maschi è pari a circa l'1%. Diversamente a quanto descritto nelle cagne femmine, la sterilizzazione e il peso corporeo non sono risultati associati ad una maggiore probabilità di sviluppare incontinenza urinaria.

 

“Urinary incontinence in male dogs under primary veterinary care in England: prevalence and riskfactors” Hall JL, et al. J Small Anim Pract. 2019 Feb;60(2):86-95. doi: 10.1111/jsap.12951. Epub 2018 Nov 1.

Disciplina Nefrologia-Urologia
Giovedì, 28 Marzo 2019 16:27

Piressia nei cani in giovane età

fever 1Lo scopo di questo studio retrospettivo era quello di descrivere la presentazione clinica, l'influenza esercitata da eventuali terapie somministrate prima del ricovero e la diagnosi finale di cani in giovane età piretici al momento della presentazione in clinica.

Lo studio ha incluso un totale di 140 cani di età compresa tra 1 e 18 mesi che, tra i segni clinici evidenziati durante l’esame fisico, presentassero anche piressia (≥ 39,2 °C) confermata nel corso del ricovero ospedaliero. DI ciascun soggetto sono stati raccolti i dati relativi al segnalamento, l’anamnesi (compresi precedenti trattamenti farmacologici), riscontri emersi alla visita clinica e la diagnosi finale. Quest’ultima è stata classificata all’interno delle categorie: infiammatoria non infettiva, infettiva, congenita, neoplastica e mista. Infine, è stata indagata l'interferenza esercitata dai precedenti trattamenti farmacologici sulla capacità di ottenere una diagnosi finale.

La diagnosi è stata raggiunta in 115/140 casi. Una patologia di natura infiammatoria non infettiva è stata identificata in 91 casi (79%), la malattia infettiva è stata diagnosticata in 19 casi (17%), quattro cani (3%) avevano una patologia congenita e un solo cane (1%) aveva una malattia neoplastica. Le razze più comunemente identificate erano Border collie (17/140; 12%), beagles (16/140; 11%), Labrador retriever (11/140; 8%), Springer spaniel (9/140; 6%) e cocker spaniel (8/140; 6%). Prima della presentazione in clinica e del ricovero, la maggior parte dei cani era già stata sottoposta a trattamento con antibiotici (83/140; 59%) e con farmaci antinfiammatori non steroidei (84/140; 60%) o steroidi (9/140; 6%), da soli o in combinazione. Né gli antibiotici né i farmaci antinfiammatori non steroidei hanno interferito con la capacità di ottenere una diagnosi. La meningite-arterite steroido-responsiva era la diagnosi finale di 55 dei 91 cani con malattia infiammatoria non infettiva. Tutti e quattro i cani con diagnosi di patologie congenite erano di razza Border collie.

La malattia infiammatoria non infettiva, in particolare la meningite-arterite responsiva agli steroidi, la poliartrite immuno-mediata e l'osteopatia metafisaria, è stata comunemente diagnosticata in questa popolazione di cani in giovane età piretici al momento del ricovero in clinica.

 

“Pyrexia in juvenile dogs: a review of 140 referred cases” Black VL, et al. J Small Anim Pract. 2019 Feb;60(2):116-120. doi: 10.1111/jsap.12938. Epub 2018 Oct 4.

Disciplina Medicina interna
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