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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

world health day thumbAlcuni degli agenti infettivi trasmessi da vettore sono responsabili di infezioni clinicamente gravi. Trovare dei test dotati di alta sensibilità per il rilevamento di anticorpi contro tali organismi patogeni è importante sia per i cani e i loro proprietari, sia per la sorveglianza della salute pubblica. Il test SNAP 4Dx Plus (IDEXX Laboratories) identifica gli anticorpi di più malattie trasmesse da vettore, oltre all'antigene della filariosi canina, in un singolo test. Recentemente, è stato messo in commercio un nuovo test, il VetScan FLEX4 Rapid Test (Abaxis), per la rilevazione di anticorpi contro patogeni trasmessi da zecche e per la rilevazione dell’antigene della filaria.

Nel presente studio sono state confrontate le prestazioni dello SNAP 4Dx Plus (SNAP) e del FLEX4 Rapid Test (FLEX4) utilizzando campioni appositamente selezionati per gli agenti Borrelia burgdorferi (n = 105), Anaplasma phagocytophilum (160), Anaplasma platys (115), Ehrlichia canis (154), Ehrlichia ewingii (163), Ehrlichia chaffeensis (151) e Dirofilaria immitis (105). La conferma di infezione è stata stabilita, per ciascun campione, mediante una combinazione di metodi di riferimento che comprendevano necroscopia (D. immitis), Western immunoblotting (B. burgdorferi), saggi di immunofluorescenza (A. phagocytophilum ed E. canis) ed ELISA specie-specifica (A. platys, E. canis, E. ewingii ed E. chaffeensis).

Le sensibilità differivano sostanzialmente tra SNAP e FLEX4 per B. burgdorferi (rispettivamente 95,5% vs 40,9%), per E. canis (97,1% vs 61,4%), per E. ewingii (98,2% vs 59,3 %), per E. chaffeensis (64,3% vs 35,7%), per A. phagocytophilum (84,5% vs 12,7%), per A. platys (83,3% vs 33,3%) e per D. immitis (94,1% vs 88,2%). Le specificità per entrambi i test variavano dal 98% al 100%.

Sulla base di questo studio, il test SNAP è risultato più sensibile rispetto al test FLEX4 per il rilevamento di anticorpi contro tutti gli antigeni patogeni trasmessi da vettore e per il rilevamento dell’antigene della dirofilariosi (D. immitis).

 

“Comparative Evaluation of 2 In-Clinic Assays for Vector-Borne Disease Testing in Dogs” Liu J, et al. Top Companion Anim Med. 2018 Dec;33(4):114-118. doi: 10.1053/j.tcam.2018.09.003. Epub 2018 Sep 13.

maxresdefaultIn corso di infiammazione sistemica si assiste a delle alterazioni della conta leucocitaria e, in particolare, ad un aumento dei neutrofili e ad una riduzione dei linfociti. Il rapporto neutrofili-linfociti (N/L) è un biomarker semplice ed economico, già impiegato in medicina umana in corso di sepsi, ma il suo ruolo nella medicina veterinaria non è ancora stato indagato.

In questo studio, gli autori hanno valutato il N/L in cani con malattie infiammatorie sistemiche settiche e non settiche e lo hanno confrontato con una popolazione di cani sani.

Un N/L ≥6 aveva una sensibilità dell'84,39% e una specificità dell'86,95% nell’identificare i cani con stati infiammatori sistemici; tuttavia, non è stato possibile identificare un valore di questo rapporto che consentisse di discernere le cause settiche da quelle non settiche. Il N/L non è risultato essere associato con la durata del ricovero, la morbilità o la mortalità.

Gli autori ipotizzano che i loro risultati possano, in parte, essere inficiati dalla natura retrospettiva dello studio, dalla scarsa numerosità della popolazione canina e per il fatto che i campioni di sangue erano raccolti, per ciascun animale, in numero limitato e senza un protocollo prestabilito.

Pertanto, attualmente il N/L ha un’utilità limitata per quanto riguarda la diagnosi e la prognosi degli stati infiammatori sistemici nella specie canina; sono necessari ulteriori studi prospettici per valutare ulteriormente il ruolo di questo rapporto.

 

“Utility and Prognostic Significance of Neutrophil-to-Lymphocyte Ratio in Dogs with SepticPeritonitis” Hodgson N, et al. J Am Anim Hosp Assoc. 2018 Nov/Dec;54(6):351-359. doi: 10.5326/JAAHA-MS-6808. Epub 2018 Oct 1.

Disciplina Medicina d'urgenza

poodleLa degenerazione mixomatosa della valvola mitrale (MMVD, myxomatous mitral valve disease) è la malattia cardiovascolare più comune nel cane. Le manifestazioni della patologia possono essere molto differenti, comprendendo pazienti senza segni clinici e pazienti con conseguenze cliniche gravi, quali aritmie cardiache, ipertensione polmonare e/o insufficienza cardiaca congestizia. I fattori che determinano quali soggetti rimangono asintomatici e quali sviluppano una malattia clinica non sono noti. Le caratteristiche della malattia potrebbero essere correlate alla razza o ereditarie. A supporto di ciò va ricordato che alcune razze di cani, in particolare i Cavalier King Charles spaniel, sviluppano la MMVD in tenera età.

Lo scopo di questo studio era quello di caratterizzare, tramite analisi retrospettiva, la MMVD nel barboncino nano, una razza in cui l’incidenza della MMVD è piuttosto frequente.

Lo studio ha incluso 32 barboncini nani con un'età media di 11±3 anni. I segni clinici includevano intolleranza all'esercizio, sincopi e tosse. Sulla base della classificazione ACVIM, 18 cani erano in stadio B1, 12 in stadio B2 e 2 in stadio C. Il vertebral heart scale (VHS) medio era 10,2 (DS ±0,9); 15 cani su 28 avevano un VHS <10,3. Un cane presentava alterazioni radiografiche compatibili con insufficienza cardiaca congestizia. Le dimensioni diastolica e sistolica medie del ventricolo sinistro, corrette per il peso corporeo, erano rispettivamente 1,6 (±0,4) e 0,8 (±0,3). Il prolasso della valvola mitrale è stato soggettivamente classificato come lieve o moderato in 19 cani e grave in 2.

Dai risultati di questo studio, gli autori ipotizzano che nel barboncino nano la MMVD sia una malattia ad insorgenza abbastanza tardiva che spesso si manifesta in forma lieve.

 

“Myxomatous mitral valve disease in the miniature poodle: A retrospective study” Meurs KM, et al. The Veterinary Journal Volume 244, February 2019, Pages 94-97.

Disciplina Cardiologia

demoLa demodicosi generalizzata canina è una grave dermatopatia infiammatoria parassitaria, causata da un'eccessiva proliferazione di Demodex spp, che può essere pericolosa per la vita del paziente se non adeguatamente trattata. Molte delle opzioni terapeutiche impiegate attualmente, oltre a non avere la licenza, possiedono un basso margine di sicurezza e possono risultare scarsamente efficaci e dispendiose, in termini di tempo, per il proprietario.

L’obiettivo di questo studio era quello di rivedere la letteratura al fine di identificare quale terapia, topica o sistemica, sia più efficace e sicura per il trattamento della demodicosi generalizzata. I case report e le serie di casi con meno di cinque pazienti sono state escluse; in totale sono stati identificati 21 studi clinici idonei alla revisione.

I trattamenti più efficaci e sicuri per la demodicosi canina sono (in ordine alfabetico): doramectina (orale o parenterale), fluralaner (orale), imidacloprid/moxidectin (topico), ivermectina (orale, non come trattamento di prima scelta), milbemicina ossima (orale) e sarolaner (orale). L’efficacia di altri protocolli terapeutici non era valutabile a causa di informazioni insufficienti.

Dalla revisione critica della letteratura scientifica attuale, sono 6 le opzioni possibili per il trattamento della rogna demodettica canina. Per valutare l’efficacia di nuove terapie sono necessari studi clinici in vivo, controllati, randomizzati e in cieco.

 

“Critically appraised topic for the most effective and safe treatment for canine generaliseddemodicosis” Perego R, et al. BMC Vet Res. 2019 Jan 7;15(1):17. doi: 10.1186/s12917-018-1767-7.

Disciplina Parassitologia

cuccLa sterilizzazione chirurgica è la tecnica più comunemente impiegata per contenere la numerosità dei cani randagi. Sebbene l'ovariectomia sia una tecnica efficace per la sterilizzazione delle cagne, la maggior parte dei piani di controllo utilizza l’ovarioisterectomia. L'ovariectomia laparoscopica è risultata essere più conveniente rispetto all’approccio chirurgico classico a cielo aperto. Nel caso in cui la cagna sia gravida si procede con l’ovarioisterectomia classica oppure la sterilizzazione viene posticipata. Studi in letteratura hanno dimostrato che l'ovariectomia effettuata in qualsiasi stadio della gravidanza provochi il riassorbimento o l'aborto fetale nella cagna.
Lo scopo di questo studio era quello di indagare l'esito dell'ovariectomia laparoscopica associata all’inoculazione di cloruro di potassio (KCl) nella camera gestazionale nelle cagne in tarda gestazione.
Sono state incluse 8 cagne tra il quarantesimo e il cinquantesimo giorno di gravidanza.

A distanza di 24 ore dall'ovariectomia laparoscopica, è stata osservata una riduzione significativa della concentrazione sierica di progesterone (1,3±0,4 ng/ml rispetto agli 11,6±2,6 ng/ml misurati prima dell’esecuzione della procedura laparoscopica). L'inoculazione intra-camerale di KCl non ha determinato la morte fetale; diversamente, questa si è verificata in prossimità del calo della progesteronemia, 24 ore dopo l'ovariectomia. Tutti i feti erano morti al momento dell’espulsione. Lo svuotamento uterino è avvenuto senza complicazioni clinicamente significative in tutte le cagne in un arco di tempo tra 1 e 3,5 giorni.

L'ovariectomia laparoscopica è una procedura che offre l’opportunità di effettuare simultaneamente la sterilizzazione e l’interruzione di gravidanza nelle cagne in tarda gestazione e, quindi, potrebbe avere potenziali applicazioni nei piani di sterilizzazione dei cani randagi. L'utilità dell’inoculazione intra-camerale di KCl non è ancora chiara.

 

“Laparoscopic ovariectomy in dogs in late gestation” Dongaonkar KR, et al. BMC Vet Res. 2019 Jan 8;15(1):19. doi: 10.1186/s12917-018-1770-z.

Disciplina Chirurgia generale

distrattNegli ultimi anni, l'artroscopia dell'anca è stata sempre più spesso praticata anche per le malattie ortopediche (tra cui la displasia dell'anca, l'artrosi e per l’ispezione dell’articolazione) dei piccoli animali. Tuttavia, le ridotte dimensioni degli spazi articolari rendono difficile la manipolazione dello strumento e la profondità dei tessuti rende difficile la distrazione dello spazio articolare. Inoltre, quando la distrazione è effettuata manualmente, è molto difficile mantenerla costante nel tempo. Per superare queste difficoltà, in medicina umana si fa ricorso all’impiego di distrattori.

L’obiettivo di questo studio era quello di valutare l’efficacia tecnica dell'impiego di distrattori applicati all’articolazione dell’anca nei cani di piccola taglia sottoposti ad artroscopia. In particolare, sono stati valutati i potenziali danni iatrogeni neurovascolari e articolari confrontando l’impiego del distrattore con la distrazione manuale.

La media ± DS della distanza di distrazione articolare era di 8,88 ± 3,54 mm nel gruppo di cani in cui era stato posizionato il distrattore, mentre era di 2,37 ± 0,82 mm nel gruppo in cui la distrazione era effettuata manualmente. Grazie al maggiore spazio a disposizione, i chirurghi potevano posizionare più facilmente un portale per l'artroscopia e più comodamente manipolare lo strumento all’interno dell’articolazione. Inoltre, il danno a livello di cartilagine acetabolare era significativamente maggiore (p = 0,004) nel gruppo sottoposto a distrazione manuale, mentre il danno articolare alla testa del femore era simile (p = 0.940) in entrambi i gruppi.

I risultati di questo studio hanno rivelato che l'uso di un dispositivo distrattore può essere una valida opzione per eseguire l'artroscopia dell'anca nei piccoli animali. Il dispositivo ha migliorato significativamente le prestazioni del chirurgo e ha ridotto il danno iatrogeno a livello di cartilagine rispetto alla distrazione manuale. Sono necessari ulteriori studi per quantificare il rischio di neuroaprassia associata al posizionamento del distrattore.

 

“Evaluation of a self-retaining distractor for hip joint arthroscopy in toy breed dogs” Kim J, et al. BMC Vet Res. 2019 Jan 23;15(1):35. doi: 10.1186/s12917-019-1779-y.

Disciplina Ortopedia

TMFIl trapianto del microbiota fecale (TMF) per il trattamento delle infezioni ricorrenti sostenute da Clostridium difficile è stato effettuato con successo nella specie umana e in un esemplare di bertuccia. Tuttavia, non è noto se il TMF per via orale sia efficace nel trattamento della diarrea associata a C. difficile nel cane.

In questo case report è descritto il caso di un bulldog francese maschio intero di 8 mesi con un’anamnesi di 4 mesi di diarrea intermittente del grosso intestino. La visita clinica non ha identificato cause specifiche che potessero giustificare la diarrea. Le analisi real-time PCR e l'immunocromatografia hanno rivelato la presenza di C. difficile e delle tossine A&B da un campione fecale. Sulla base di questi riscontri, è stato sospettato che la diarrea fosse secondaria ad una colite indotta dal C. difficile. Pertanto, il cane è stato trattato con TMF (ottenuto da un cane beagle sano) per via orale. A distanza di 2-3 giorni dal TMF, la consistenza e la frequenza di defecazione si sono normalizzate, non erano più presenti sangue e muco nelle feci, la PCR e l'immunocromatografia si sono negativizzate. Non sono stati osservati effetti collaterali.

In questo cane, il TMF per via orale è risultato essere un trattamento efficace per la diarrea associata al C. difficile. Questo studio supporta la necessità di indagare l'efficacia del TMF per via orale per il trattamento di malattie gastrointestinali nella specie canina.

 

“Oral faecal microbiota transplantation for the treatment of Clostridium difficile-associateddiarrhoea in a dog: a case report” Sugita K, et al. BMC Vet Res. 2019 Jan 7;15(1):11. doi: 10.1186/s12917-018-1754-z.

Disciplina Gastroenterologia

imagesL’obiettivo di questo studio clinico prospettico, randomizzato, in cieco era quello di confrontare l'efficacia e la qualità dell'analgesia fornita da infusioni a velocità costante (CRI, constant rate infusion) di idromorfone e fentanil nella specie canina.

Lo studio ha incluso 29 cani che necessitavano di un'infusione con agonisti μ-oppioidi per la gestione del dolore post-chirurgico o medico. Questi soggetti sono stati randomizzati in due gruppi: al gruppo I è stato somministrato idrossimorfone alla dose di 0,025 o 0,05 mg/kg in bolo seguito da un’infusione di 0,03 mg/kg/h; al gruppo F è stato somministrato fentanil alla dose di 2,5 o 5 μg/kg in bolo seguito da un’infusione di 3 μg/kg/h. Ad intervalli di tempo regolari, ogni cane veniva sottoposto a valutazioni finalizzate ad assegnare un punteggio al dolore, al grado di sedazione e alla presenza di nausea. Eventuali variazioni di dosaggio erano effettuate sulla base di protocolli prestabiliti. La somministrazione dell’oppioide poteva essere interrotta qualora l’animale fosse addolorato nonostante l'aumento della dose o qualora comparissero effetti avversi.

I punteggi del dolore erano bassi in entrambi i gruppi e non differivano in maniera significativa. Anche i punteggi relativi al grado di sedazione e alla presenza di nausea non erano statisticamente differenti tra i gruppi.

I risultati dello studio supportano l’ipotesi che la CRI di idromorfone e quella di fentanil siano ugualmente efficaci nel trattamento del dolore nella specie canina, senza inoltre mostrare differenze significative per quanto riguarda gli effetti collaterali. Gli autori concludono che entrambi i farmaci possono essere impiegati per il controllo del dolore post-chirurgico o medico.

 

“Comparison of fentanyl and hydromorphone constant rate infusions for pain management in dogs in an intensive care unit” Biello P, et al. Vet Anaesth Analg. 2018 Sep;45(5):673-683. doi: 10.1016/j.vaa.2018.05.005. Epub 2018 Jun 7.

Disciplina Altro

200px GIST 3Nel cane, i tumori stromali gastrointestinali (GIST, gastrointestinal stromal tumor) sono neoplasie non comuni dell’apparato gastroenterico. In letteratura, sono poche le pubblicazioni riguardanti i farmaci impiegati nella terapia di tali tumori. Nell’uomo è stata descritta una risposta da parte dei GIST ai farmaci inibitori della tirosin-chinasi.

L’obiettivo di questo studio retrospettivo era quello di indagare l’uso del toceranib fosfato in 27 cani con diagnosi istopatologica e immunoistochimica di GIST al fine di indagarne l’attività biologica e, secondariamente, quello di stabilire il possibile valore prognostico di alcune caratteristiche relative al paziente o al tumore stesso.

Dei 7 cani con malattia macroscopica, 5 (71%) hanno avuto un beneficio clinico dall’impiego del toceranib (in 3 casi la risposta è stata completa, in 1 caso è stata parziale e in un altro caso la malattia è rimasta stabile). In 2 di questi pazienti la risposta è perdurata anche dopo la sospensione del toceranib. In questo gruppo di cani con malattia macroscopica, l'intervallo di tempo mediano libero da progressione (ILP) è stato di 110 settimane (range, 36-155 settimane). Diversamente, nei cani con malattia microscopica l’ILP è stato di 67 settimane (range, 9-257 settimane). Le caratteristiche che hanno dimostrato un’associazione negativa con l’ILP sono risultate essere la presenza di metastasi al momento della diagnosi (P = 0,04) e l’elevato indice mitotico (P <0,001).

Nei cani con malattia macroscopica, l'attività biologica di toceranib è evidente. Nei soggetti trattati, la presenza di metastasi alla diagnosi, così come l'alto indice mitotico del tumore, erano associati a un ILP più breve. Ulteriori studi sono necessari allo scopo di definire il rischio post-chirurgico e perfezionare l'uso di toceranib nei cani con GIST macroscopico e microscopico.

 

“Retrospective evaluation of toceranib phosphate (Palladia®) use in the treatment of gastrointestinal stromal tumors of dogs” Berger EP, et al. J Vet Intern Med. 2018 Nov;32(6):2045-2053. doi: 10.1111/jvim.15335. Epub 2018 Oct 11.

Disciplina Oncologia
Martedì, 29 Gennaio 2019 04:31

Epatite da accumulo di rame nel cane

Canine liver dog No 4 Copper is concentrated in the cytoplasm of centrilobular andL'epatite associata all’accumulo di rame (EAAR) è una condizione sempre più riconosciuta nel cane ed è stato ipotizzato che i difetti ereditari nel metabolismo del rame siano stati esacerbati dalla maggiore presenza di questo elemento nell’ambiente.

L’obiettivo di questo studio retrospettivo era quello di quantificare le concentrazioni di rame in 546 campioni di tessuto epatico ed indagare potenziali associazioni temporali, demografiche e istologiche in un arco di tempo della durata di 34 anni.

Nel periodo 2009-2015, la concentrazione mediana di rame nel tessuto epatico era 101 μg/g nelle razze non predisposte all’epatite da accumulo di rame e 313 μg/g nelle razze predisposte; in entrambi i casi questa concentrazione era significativamente maggiore rispetto alla mediana ottenuta nel periodo 1982-1988. In queste fasce temporali, la percentuale di cani con una concentrazione di rame epatico > 300 μg/g è aumentata dal 28% al 49% nelle razze non predisposte e dal 48% al 71% nelle razze predisposte. Allo stesso modo, nei cani con epatite, la concentrazione mediana di rame nel fegato è aumentata di 3 volte sia nelle razze non predisposte (P = 0,004) che nelle razze predisposte (P <0,001).

Il fatto che negli ultimi anni la diagnosi di questa patologia sia diventata sempre più frequente, e non solo nelle razze predisposte, è probabilmente dovuto alla maggiore esposizione a questo elemento e ad una sua maggiore concentrazione nel tessuto epatico.

 

“Hepatic copper concentrations in 546 dogs (1982-2015)” Strickland JM, et al. J Vet Intern Med. 2018 Nov;32(6):1943-1950. doi: 10.1111/jvim.15308. Epub 2018 Oct 7.

Disciplina Gastroenterologia
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