Dall'11 aprile 2003 sono stati pubblicati 6252 articoli

AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

MCLa mastocitosi cutanea (MC) è una malattia rara del cane caratterizzata da eruzioni cutanee, prurito e proliferazione dei mastociti della cute. Gli antistaminici H1 per via orale sono raccomandati come trattamento per il controllo del prurito.

L’obiettivo di questo studio era quello di descrivere l’efficacia del lokivetmab per il trattamento del prurito associato alla MC in un cane.

Un meticcio femmina sterilizzata di 4 anni presentava macule e papule da eritematose a pigmentate, gravemente pruriginose, a carico della regione ventrale dell'addome, degli spazi interdigitali, dell'area perivulvare e di entrambi i padiglioni auricolari. Il trattamento con antistaminici, prednisone e ciclosporina non era stato efficace contro il prurito.

La citologia cutanea aveva mostrato la presenza di numerosi mastociti ricchi di granuli; l’esame istopatologico aveva evidenziato proliferazioni dermiche focali di mastociti ben differenziati e uniformi, compatibili con un mastocitoma a basso grado. La stadiazione clinica aveva rivelato che la malattia era confinata alla cute. Non era stata dimostrata la presenza di mutazioni del c-kit a carico degli esoni 8 e 11. Si era deciso di associare al trattamento con antistaminici la terapia con lokivetmab, anticorpo monoclonale che agisce specificamente neutralizzando l’interleuchina 31 canina. Il prurito rispose al trattamento entro sette giorni e, tramite somministrazioni mensili di lokivetmab, fu controllato per 15 mesi; le lesioni cutanee erano migliorate ma senza una completa risoluzione.

In questo cane con MC diffusa, il trattamento con Lokivetmab è stato efficace nel risolvere e mantenere la remissione del prurito. Gli autori concludono sottolineando la necessità di ulteriori indagini volte a definire se la MC nel cane costituisca un'entità separata che deve essere distinta dal mastocitoma a basso grado.

 

Lokivetmab therapy for pruritus in a dog with cutaneous mastocytosis” Meichner K, et al. Vet Dermatol. 2018 Nov 26. doi: 10.1111/vde.12702. [Epub ahead of print]

Disciplina Dermatologia

vete0511 boxer close sb10065668p 220pxIl trattamento più efficace nei confronti del linfoma a cellule B ad alto grado è il protocollo chemioterapico CHOP, la cui molecola più importante è rappresentata dalla doxorubicina (DOX). Tuttavia, per molti proprietari, le spese di denaro e di tempo sono troppo impegnative da sostenere. Un'opzione terapeutica alternativa è l'uso della DOX in combinazione al prednisone. Studi precedenti hanno valutato la DOX come singolo farmaco, ma nei cani con linfoma a cellule T, noto fattore prognostico negativo, ed è ipotizzabile che questo presupposto abbia influenzato i tempi di sopravvivenza, dando luogo a dei risultati peggiori rispetto a quelli che potrebbero essere osservati in cani con linfoma a cellule B.

Lo scopo di questo studio era quello di valutare l'outcome di cani con linfoma a cellule B ad alto grado trattati con DOX e prednisone, con o senza L-asparaginasi (L-ASP); in secondo luogo, si è cercato di identificare potenziali fattori prognostici.

Sono stati inclusi nello studio un totale di 33 cani; per 31 di essi è stato possibile valutare la risposta al trattamento che, nel complesso, è risultata essere pari all'84%. La mediana della sopravvivenza libera da progressione (SLP) era di 147 giorni, mentra la mediana della sopravvivenza complessiva (SC) era di 182 giorni. La sopravvivenza a un anno era del 23%. A differenza di altri studi, nessuna variabile, ad eccezione del completamento del protocollo terapeutico, è risultata essere significativamente correlata con la SLP o con la SC, nemmeno fattori prognostici storicamente riconosciuti quali il sottotipo di linfoma, la trombocitopenia e il peso corporeo.

I cani con linfoma a cellule B ad alto grado trattati con DOX e prednisone, con o senza L-ASP, hanno tassi di risposta, una SLP e una SC simili a quelli riportati in studi precedenti nei quali non era stata effettuata una distinzione in base all'immunofenotipo. Gli autori sottolineano che questo protocollo non sostituisce il CHOP, tuttavia lo propongono come potenziale alternativa in quelle situazioni in cui il tempo e i costi sono fattori vincolanti per il proprietario, dal momento che fornisce comunque un beneficio terapeutico maggiore rispetto al prednisone da solo.

 

“Retrospective analysis of doxorubicin and prednisone as first-line therapy for canine B-cell lymphoma” Al-Nadaf S, et al. BMC Vet Res. 2018 Nov 20;14(1):356. doi: 10.1186/s12917-018-1688-5.

Disciplina Oncologia

0001 129987653Il Canine Distemper Virus (CDV) e il Canine Parvovirus (CPV) sono agenti eziologici responsabili di infezioni associate ad un elevato tasso di mortalità. Questi virus infettano cani non vaccinati, ma anche cani che sono stati sottoposti a protocolli di vaccinazione incompleti. La vaccinazione svolge un ruolo importante nel ridurre il tasso di mortalità, nel prevenire l’infezione e nel controllare la diffusione del virus. Tuttavia, l'efficacia della vaccinazione potrebbe essere influenzata da diversi fattori, tra cui il piano vaccinale utilizzato e la neutralizzazione del vaccino da parte degli anticorpi materni.

Gli obiettivi di questo studio erano quello di studiare la risposta anticorpale nei cuccioli sottoposti a diversi protocolli di vaccinazione primaria contro il CPV e il CDV, e quello di stimare dopo quanto tempo avviene la sieroreversione in cani adulti non vaccinati da almeno 3 anni.

La protezione anticorpale è stata valutata in un totale di 20 cani: 5 cuccioli che hanno iniziato l'immunizzazione a 6 settimane d’età (gruppo A), 8 cuccioli che hanno iniziato la vaccinazione tra le 8 e le 12 settimane di età (gruppo B) e 7 cani adulti non vaccinati da almeno 3 anni (gruppo C). Da ciascun soggetto sono stati prelevati campioni di sangue ogni 3-4 settimane. Le risposte anticorpali sono state quantificate usando l’ELISA indiretta.

Alla seconda immunizzazione non sono state riscontrate differenze significative relativamente alla sieroconversione tra i gruppi A e B né per il CDV (p = 0,81) né per il CPV (p = 0,20). Alla terza immunizzazione, è stato osservato che il gruppo B necessitava di un tempo statisticamente più breve per ottenere un titolo anticorpale protettivo contro il CPV rispetto al gruppo A (p = 0,015). Lo stesso non era vero per il CDV (p = 0,41). Nel gruppo C, il tempo medio dopo il quale è stata osservata la sieroreversione è stato stimato di 2,86 anni per il CDV e di 7,63 anni per il CPV.

I risultati di questo studio evidenziano che la risposta al vaccino contro il CDV e il CPV è specifica in ogni individuo. L'efficacia della vaccinazione primaria nei cuccioli dipende principalmente dal titolo anticorpale acquisito dalla madre. Altri fattori come l'esposizione ambientale, i piani vaccinali utilizzati e l'attività del sistema immunitario influenzano la durata dell'immunità nei cani adulti. La variabilità riscontrata sottolinea la necessità dideterminare individualmente i livelli di immunità umorale al fine di valutare l'efficacia del vaccino.

 

“Evaluation of the humoral immune response induced by vaccination for canine distemper and parvovirus: a pilot study” Vila Nova B, et al. BMC Vet Res. 2018 Nov 16;14(1):348. doi: 10.1186/s12917-018-1673-z.

getimageUno studio di corte retrospettivo si è posto gli obiettivi di descrivere le caratteristiche di un’ampia popolazione di cani con iperadrenocorticismo (HC, hyperadrenocorticism) al momento della loro morte e di identificare le comorbidità associate a questa endocrinopatia.

Su una popolazione di 70.574 cani, sono stati identificati 1.519 soggetti con HC. Per l’intera popolazione sono stati raccolti i dati relativi a segnalamento, presenza o assenza di HC, eziologia dell’HC (se specificata), frequenza di determinate comorbidità e causa del decesso.

L’HC era più frequente nelle femmine. La condizione di sterilizzazione è risultata associata ad una maggiore probabilità di avere l’HC. Tale endocrinopatia era la causa presunta di morte in 393 dei 1.519 cani con HC (25,9%). Nei 527 cani (34,7%) dei quali era nota l’eziologia, la forma ipofisaria era più comune (387/527; 73,4%) rispetto alla forma surrenalica (136/527; 25,8%). Il confronto con la popolazione di riferimento, ha permesso di evidenziare che l’HC era sovrarappresentato in alcune razze. Per alcune di queste, quali il barboncino e il bassotto, una predisposizione era già stata descritta; mentre per altre, quali il setter irlandese e il bassett hound, questo dato risulta nuovo. Tra le comorbidità indagate, i cani con HC, rispetto alla popolazione di riferimento, avevano un aumentato rischio di diabete mellito, infezioni del tratto urinario, urolitiasi, ipertensione, mucocele e patologie tromboemboliche.

L’HC è risultato significativamente associato ad alcune comorbidità, ma sembrerebbe non essere la principale causa di morte nei cani affetti.

 

“Canine hyperadrenocorticism associations with signalment, selected comorbidities and mortality within North American veterinary teaching hospitals” Hoffman JM et al. J Small Anim Pract. 2018 Nov;59(11):681-690. doi: 10.1111/jsap.12904. Epub 2018 Jul 23.

Disciplina Endocrinologia

dilatazione vie biliari intraepatiche dvd.originalUno studio ha valutato la fruibilità della tomografía computerizzata (TC) per l’identificazione del dotto biliare comune (DBC) e ha confrontato i risultati della TC con i reperti ecografici in cani Beagle sani e in cani senza patologie epatobiliari e pancreatiche. Inoltre, è stato misurato, tramite TC, il diametro del DBC a livello di ilo epatico e di papilla duodenale in cani con patologie che potessero causare colestasi.

L’ecografía si è rivelata essere una metodica utile per valutare il volume della cistifellea, in quanto la frazione di eiezione e il diametro del DBC ottenuti mediante ecografía non differivano significativamente dai valori misurati tramite esame TC. L’albero biliare normale era visibile nelle immagini TC del 68% dei cani facenti parte del gruppo di controllo. Nei cani sani di peso inferiore ai 15 kg, il diametro del DBC non superava i 3 mm a livello di ilo epatico e i 3,5 mm a livello di papilla duodenale. Diversamente, nei cani con un sospetto di colestasi associata a patologie epatobiliari o pancreatiche, il diametro del DBC era significativamente maggiore se confrontato con quello dei cani sani.

 

“Evaluation of gallbladder and common bile duct size and appearance by computed tomography in dogs” Park HY, et al. J Vet Sci. 2018 Sep 30;19(5):653-659. doi: 10.4142/jvs.2018.19.5.653.

intubation veterinaryL’obiettivo di questo studio prospettico, randomizzato, controllato era quello di indagare se, invertendo l'ordine di somministrazione di midazolam e alfaxalone in cani sani sottoposti ad anestesia, ciò determinasse una diversa incidenza di alterazioni comportamentali, variasse la dose di alfaxalone necessaria per l’induzione e causasse modificazioni di alcune variabili cardiorespiratorie.

Un totale di 33 cani sono stati inizialmente sottoposti a premedicazione intramuscolare con acepromazina (0,02 mg/kg) e morfina (0,4 mg/kg); successivamente, l'anestesia è stata indotta per via endovenosa (IV) somministrando prima midazolam (0,25 mg/kg) e poi alfaxalone (0,5 mg/kg, gruppo MA), o viceversa (gruppo AM). Al gruppo di controllo (gruppo C), prima dell’alfaxalone, è stata somministrata soluzione fisiologica IV. In tutti i gruppi, eventuali dosi aggiuntive di alfaxalone (a 0,25 mg/kg) sono state somministrate in base alla necessità fino a quando l'intubazione orotracheale non fosse stata possibile. Per ciascun gruppo sono stati registrati alterazioni comportamentali, qualità dell'induzione, facilità di intubazione e incidenza di eventi avversi all'induzione. Inoltre, la frequenza cardiaca (HR), la frequenza respiratoria (fR) e la pressione arteriosa sistolica (PAS) sono state misurate prima dei trattamenti (valori basali), 30 minuti dopo la premedicazione e a 0, 2, 5 e 10 minuti dall'intubazione.

L'incidenza di eccitazione era più alta nel gruppo MA rispetto ai gruppi C (p=0,005) e AM (p=0,013). La dose media di alfaxalone necessaria per l’induzione era inferiore nel gruppo AM rispetto al gruppo C (p=0,003). La qualità dell'induzione e la facilità di intubazione erano simili tra i gruppi. In tutti i gruppi, i valori medi delle HR sono diminuiti dopo la premedicazione e aumentati dopo la somministrazione di alfaxalone. I valori medi di PAS erano simili tra i gruppi. Il numero di animali che richiedevano la ventilazione manuale era più alto nel gruppo MA.

Nonostante una minore incidenza di eventi avversi all'induzione nel gruppo AM rispetto al gruppo MA e una minore necessità di alfaxalone nel gruppo AM rispetto al gruppo C, l'uso di una co-induzione con alfaxalone-midazolam nei cani sani non sembra produrre alcun effetto benefico di tipo cardiovascolare o respiratorio.

 

“Effects of midazolam before or after alfaxalone for co-induction of anaesthesia in healthy dogs” Zapata A, et al. Vet Anaesth Analg. 2018 Sep;45(5):609-617. doi: 10.1016/j.vaa.2018.04.002. Epub 2018 Jun 19.

Disciplina Anestesiologia

CSCIl carcinoma a cellule squamose, o carcinoma squamocellulare(CSC), è la neoplasia più comunemente segnalata del planum nasale e il trattamento è di tipo locale. La maxillectomia rostrale e/o l’asportazione chirurgica della porzione del planum nasale interessata sono considerate le tecniche di cura standard per l'escissione del CSC in questa sede. Tuttavia, molti proprietari ritengono inaccettabili le conseguenze estetiche derivanti da queste procedure.

L’obiettivo di questo studio era quello di valutare l'efficacia della combinazione tra chirurgia laser ad anidride carbonica (CO2) e criochirurgia come modalità di trattamento palliativo nei cani con CSC nasale.

Sono stati inclusi 10 cani con CSC nasale con un'età media di 12,5 anni (range 9-15 anni), di cui 7 maschi castrati, 2 femmine sterilizzate e 1 maschio intero; 8 erano di razza Labrador retriever. L'ablazione del tumore con laser a CO2 è stata seguita dall’ablazione criochirurgica del tumore e dei tessuti adiacenti e sottostanti (3 cicli).

Il tempo mediano di sopravvivenza complessivo era di 260 giorni; due cani erano ancora vivi al momento della stesura dello studio.

Gli autori concludono che la combinazione tra laser a CO2 e ablazione criochirurgica costituisce una opzione pratica ed economica (anche se solo palliativa), garantendo un risultato estetico eccellente nei cani con CSC del setto nasale.

 

“Combined carbon dioxide laser and cryosurgical ablation of rostral nasal septum squamous cellcarcinoma in 10 dogs” Ierace MK, et al. Vet Dermatol. 2018 Oct;29(5):431-e142. doi: 10.1111/vde.12683. Epub 2018 Aug 21.

Disciplina Oncologia

skin inflammation allergies atopy dogsLa letteratura veterinaria è carente di studi controllati che valutino l’efficacia di prodotti topici non steroidei per il trattamento della dermatite atopica canina (cAD, canine Atopic Dermatitis).

L’obiettivo di questo studio randomizzato in cieco era quello di confrontare l’efficacia clinica di una schiuma commerciale della quale è stata precedentemente dimostrata l’efficacia (schiuma A) e quella di una schiuma contenente componenti di estratti vegetali (schiuma B) in 8 cani con cAD non stagionale di grado lieve/moderato.

I cani sono stati trattati due volte alla settimana per 2 settimane con ciascuna delle due schiume; i due trattamenti sono stati separati tra loro da un periodo di wash-out di 14 giorni. Al termine di ciascun trattamento sono stati valutati i decorsi delle lesioni cliniche e del prurito, e la propensione del proprietario verso questo tipo di trattamento.

In entrambi i gruppi di trattamento è stato osservato un miglioramento significativo sia delle lesioni cliniche che del prurito (rispettivamente del 37,5% e del 26,09% per la schiuma A, e del 41,9% e del 32,6% per la schiuma B) (P <0,05).

Gli autori concludono che l’impiego di una schiuma in corso di cAD può essere utile per migliorare sia la gravità delle lesioni cutanee che del prurito, ed è una pratica facilmente accettata dai proprietari di pazienti atopici.

 

“Use of antipruritic and rehydrating foams on localized lesions of atopic dermatitis in dogs: a small-scale pilot and comparative double-blinded study” Bensignor EJ e Fabriès LJ. Vet Dermatol. 2018 Oct;29(5):446-e150. doi: 10.1111/vde.12675. Epub 2018 Aug 5.

Disciplina Dermatologia

dog itching smNella specie canina, il microbiota cutaneo è stato valutato utilizzando tecniche microbiologiche relativamente nuove, e alcuni studi hanno evidenziato una differenza nella composizione delle popolazioni batteriche tra cani sani e soggetti con dermatite atopica canina (DAc). Nonostante l'otite esterna sia un problema comune in corso di DAc, poco è stato segnalato nello specifico riguardo al microbiota del condotto auricolare di questi cani.

L’obiettivo di questo studio era quello di valutare il microbiota del canale uditivo di 9 cani sani e di 11 cani con diagnosi di DAc ma senza segni clinici di otite.

L’analisi del microbiota del condotto auricolare ha evidenziato delle differenze nella sua composizione tra cani sani e cani con DAc, simili a quelle riportate a livello cutaneo. Nei cani atopici, è stata evidenziata una disbiosi, con una preponderanza di batteri del genere Staphylococcus spp. e Ralstonia spp. (P <0,05). Nei cani sani, i batteri del genere Escherichia spp. erano presenti in maggiore proporzione.

Questo studio ha confermato una differente composizione del microbiota auricolare tra cani allergici e cani sani e ha dimostrato che queste differenze sono le stesse osservate, in generale, a livello cutaneo e potrebbero spiegare la propensione dei cani allergici a sviluppare otiti batteriche.

 

“Ear canal microbiota - a comparison between healthy dogs and atopic dogs without clinical signs of otitis externa” Ngo J, et al. Vet Dermatol. 2018 Oct;29(5):425-e140. doi: 10.1111/vde.12674. Epub 2018 Aug 7.

Martedì, 20 Novembre 2018 13:21

Paralisi laringea congenita in 25 Alaskan Husky

ce87506639058dea51823bb8b1a82fcfL’obiettivo di questo case series prospettico era quello di caratterizzare la paralisi laringea congenita (PLC) negli Alaskan Husky.

Sono stati inclusi 25 soggetti di cui sono stati raccolti i dati relative a segnalamento, anamnesis, risultati dell’esame fisico, ortopedico, neurologico e della laringe, reperti dell’esame radiografico dell’esofago, tipo di trattamento; riscontri istologici e outcome.

I cani in cui la patologia era di grave entità erano profondamente dispnoici alla nascita o avevano presentato episodi di collasso dopo un breve esercizio fisico; i cani in cui la paralisi era meno grave erano più soggetti all’affaticamento o si surriscaldavano a seguito di un minimo esercizio. L'età media alla comparsa dei segni clinici era di 6,4 mesi. Occhi blu, macchie bianche del viso e la presenza di tag o lembi tissutali della mucosa orale sono stati osservati rispettivamente in 23 (92%), 19 (76%) e 13 (52%) cani. L'esame neurologico ha rivelato segni di mononeuropatia del nervo laringeo ricorrente ma non di polineuropatia. L'esame istologico ha rivelato l'atrofia neurogenica del muscolo crico-aritenoideo dorsale ma non la polineuropatia. Otto cani (32%) somo stati sottoposti a lateralizzazione cricoaritenoidea unilaterale, con conseguente miglioramento clinico sostanziale, compresa la capacità di competere nelle corse di cani da slitta. Senza intervento chirurgico, 4 (16%) cani sono morti per asfissia, 10 (40%) hanno avuto un miglioramento spontaneo dei segni clinici (ma un miglioramento insufficiente per la competizione) e 3 (12%) sono rimasti affetti. I risultati delle analisi genealogiche hanno suggerito una modalità autosomica recessiva dell'ereditarietà della PLC, con penetranza variabile.

La PLC negli Alaskan Husky valutati era conseguente ad una mononeuropatia del nervo laringeo ricorrente, in assenza di polineuropatia. La maggior parte dei cani affetti aveva occhi blu, macchie bianche del viso e la presenza di tag o lembi tissutali della mucosa orale. Data l'apparente componente genetica della PLC in questa razza, gli autori raccomandano che per i cani con queste caratteristiche sia impedita la riproduzione.

 

“Congenital laryngeal paralysis in Alaskan Huskies: 25 cases (2009-2014)” von Pfeil DJF, et al. J Am Vet Med Assoc. 2018 Oct 15;253(8):1057-1065. doi: 10.2460/javma.253.8.1057.

Disciplina Broncopneumologia
Pagina 1 di 295

Questo sito web utilizza cookie propri e di terze parti. Se chiudi il banner ne accetti l'utilizzo.