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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

goat 506003 1280 2 642x336Questo studio analizza la prevalenza dell'infezione da C. burnetii in capre da latte in un allevamento endemico. Il primo obiettivo era quello di determinare la prevalenza dello "spargimento" di C. burnetii al momento del parto e quantificare la concentrazione di equivalenti genomici (EG) presenti in ciascun campione positivo. Il secondo obiettivo era quello di determinare la percentuale di soggetti positivi che si comportavano da “spargitori” persistenti. L’obiettivo finale era quello di definire la relazione tra l’entità dell’infezione al momento del parto, valutata tramite PCR quantitativa (qPCR), e il volume giornaliero di latte prodotto durante la lattazione successiva.

I tamponi vaginali (n = 490) sono stati prelevati al momento del parto e analizzati mediante la qPCR. Lo spargimento di C. burnetii è stato riscontrato nel 15% delle capre sottoposte al campionamento. In base alla concentrazione di EG stimata tramite la qPCR, le capre sono state classificate in negative, debolmente positive e fortemente positive. Il 20% delle capre erano spargitori persistenti di basse concentrazioni di C. burnetii, avendo mostrato uno spargimento dell’agente eziologico anche al parto successivo. Nelle capre fortemente positive alla qPCR le rese giornaliere di latte erano inferiori del 17% rispetto alle capre negative (p = 0,02).

La presenza di C. burnetii era molto differente all’interno della popolazione, con un gruppo relativamente piccolo di capre che spargevano quantità relativamente elevate del batterio. Le capre positive hanno mostrato una riduzione significativa della produzione giornaliera di latte. Gli autori concludono che l’identificazione e l’eliminazione precoce degli esemplari che si comportano da spargitori, potrebbe garantire una maggiore redditività dell'azienda agricola e un minore rischio di trasmissione della febbre Q.

 

“The prevalence of Coxiella burnetii shedding in dairy goats at the time of parturition in an endemically infected enterprise and associated milk yield losses” Canevari JT, et al. BMC Vet Res. 2018 Nov 20;14(1):353. doi: 10.1186/s12917-018-1667-x.

capraUno studio ha valutato l’influenza dell’inibizione dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE, angiotensin-converting enzyme) sull’efficacia dell’inseminazione artificiale a tempo fisso nella capra.

Sono state incluse 69 capre suddivise, in maniera randomizzata, in 2 gruppi: il gruppo enalapril (n = 35) e il gruppo controllo (n = 34) . Nell'esperimento, tutti gli animali sono stati sottoposti al protocollo di inseminazione artificiale a tempo fisso per 12 giorni. Il gruppo enalapril ha ricevuto enalapril maleato disciolto in soluzione salina per via sottocutanea alle dosi di 0,2 mg/kg/giorno ai giorni (G) G0-G2, a 0,3 mg/kg/giorno ai G3-G6 e a 0,4 mg/kg/giorno ai G7-G11. Il gruppo di controllo ha ricevuto il corrispondente volume ma di soluzione salina allo 0,9%. A 36 ore dalla rimozione della spugna è stata eseguita una singola inseminazione utilizzando sperma congelato. La diagnosi di gravidanza è stata effettuata mediante ecografia a distanza di 30 giorni dall'inseminazione.

Nel gruppo di capre trattate con enalapril è stato osservato un significativo aumento dei tassi di gravidanza e un aumento delle gravidanze gemellari nonché una diminuzione della mortalità fetale (p<0,01).

L'uso di ACE-inibitori durante il protocollo di inseminazione artificiale a tempo fisso si è dimostrato un'alternativa promettente per aumentare l'efficienza di questa tecnologia riproduttiva.

 

“ACE inhibition in goats under fixed-time artificial insemination protocol increases the pregnancyrate and twin births” Fernandes Neto VP, et al. Reprod Domest Anim. 2018 Aug;53(4):1006-1008. doi: 10.1111/rda.13180. Epub 2018 Apr 11.

Disciplina Riproduzione

capraL’Herpervirus caprino di tipo 1 (CpHV-1) causa mortalità neonatale e disturbi riproduttivi nelle capre. Nonostante il suo impatto sulle performance riproduttive, sono stati effettuati solo pochi studi riguardo i fattori di rischio associati all’infezione da CpHV-1.

Uno studio trasversale, condotto su 4.542 capre di 255 allevamenti piemontesi, ha cercato di identificare i potenziali fattori di rischio a livello di mandria e di ospite associati alla prevalenza del CpHV-1 in una popolazione di capre con sieropositività eterogenea al CpHV-1.
Un totale di 630 campioni è risultato positivo al test ELISA (prevalenza=13,9%, intervallo di confidenza 95% (CI), 12,9-14,9). Delle 255 mandrie testate, 85 sono state classificate come positive sulla base della presenza di almeno un animale positivo (prevalenza della mandria 33,3%, CI 95%, 27,5-39,2) con una prevalenza, all’interno della mandria, variabile dallo 0,7% al 100%. I rapporti di prevalenza hanno mostrato un’associazione statistica con i seguenti fattori di rischio: razze diverse dalla Saanen, età avanzata, numerosità delle mandrie, allevamenti estensivi e da carne, coesistenza con animali infetti dal virus dell’artrite encefalite caprina.

I risultati di questo studio possono aiutare a chiarire la storia naturale dell’infezione e fornire delle strategie mirate per controllare una malattia caratterizzata da un impatto potenzialmente importante sulla salute degli animali e sull’economia dell’allevamento caprino.

 

“A cross-sectional study to identify a set of risk factors for caprine herpes virus 1 infection” Bertolini S, et al. BMC Vet Res. 2018 Mar; 14(1):94.

Profilo istolesivo di Scrapie caprina: studio preliminare della distribuzione delle lesioni istologiche encefaliche nella Scrapie delle capre in Sicilia
Disciplina Riviste
Infezione da caprine herpesvirus 1 e mortalità neonatale in capretti
Disciplina Riviste

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