Dall'11 aprile 2003 sono stati pubblicati 6387 articoli

AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Equine Health Cover Photo 1024x655Il coronavirus equino (ECoV, equine coronavirus) è un patogeno emergente associato a febbre e alla malattia enterica nei cavalli adulti. Sono state descritte le caratteristiche cliniche dell'infezione da ECoV, ma nessuno studio ha confrontato queste caratteristiche con quelle delle infezioni da Salmonella.

Lo scopo di questo studio retrospettivo era quello di confrontare le caratteristiche cliniche dell'infezione da ECoV con quelle della salmonellosi enterica al fine di identificare aspetti peculiari della malattia a sostegno del sospetto clinico di infezione da ECoV nei cavalli adulti.

Lo studio ha incluso 43 cavalli di età superiore ad 1 anno di cui si disponesse degli esiti dell’esame emocromocitometrico, della biochimica sierica e dei test fecali per ECoV e Salmonella spp. I cavalli sono stati divisi in 3 gruppi in base ai risultati dei test diagnostici fecali: ECoV-positivo, Salmonella-positivo o diagnosi sconosciuta. Di ciascun soggetto sono stati registrati i dati relativi al periodo dell'anno in cui il soggetto era stato visitato, i sintomi clinici, i risultati dell’esame emocromocitometrico e della biochimica sierica.

I sintomi più comuni erano febbre e coliche, ed erano simili tra i gruppi. I cavalli con ECoV avevano la conta dei granulociti neutrofili significativamente inferiore rispetto ai cavalli con diagnosi sconosciuta ma simile ai cavalli con salmonellosi. I cavalli con salmonellosi avevano una conta leucocitaria media significativamente più bassa rispetto a quelli con diagnosi sconosciuta. Nessuna differenza significativa è stata trovata tra i gruppi per qualsiasi altra variabile esaminata.

Le infezioni da coronavirus equino e Salmonella condividono le stesse caratteristiche cliniche; gli autori concludono che nei cavalli con febbre e sintomi clinici enterici devono essere considerate entrambe le diagnosi differenziali.

 

“Disease features of equine coronavirus and enteric salmonellosis are similar in horses” Manship AJ, et al. J Vet Intern Med. 2019 Mar;33(2):912-917. doi: 10.1111/jvim.15386. Epub 2019 Jan 10.

Disciplina Gastroenterologia

ECoVAttualmente, la diagnosi di enterite da coronavirus equino (ECoV, equine coronavirus) prevede l'esclusione di altre cause infettive potenzialmente responsabili di malattia enterica e, parallelamente, la dimostrazione della presenza di ECoV nelle feci o nei tessuti tramite saggi molecolari. Questo percorso diagnostico, sebbene completo, è molto dispendioso e non sempre attuabile.

Partendo dall’ipotesi che l’eliminazione fecale del ECoV da parte dei cavalli ospedalizzati sia bassa, gli autori di questo studio si sono posti l’obiettivo di verificare se cavalli sani e cavalli con disturbi gastroenterici eliminassero il ECoV con le feci al momento del ricovero e dopo 48 ore di ospedalizzazione (per effetto dello stress associato al ricovero).

Lo studio ha incluso un totale di 130 cavalli, di cui 65 con patologia gastrointestinale e 65 sani, ospedalizzati per 48 ore. I campioni fecali sono stati raccolti al momento del ricovero e 48 ore dopo; tutti i campioni sono stati sottoposti a indagine PCR per ECoV e a microscopia elettronica.

Solo 1 su 258 campioni fecali era positivo alla PCR per ECoV. La microscopia elettronica ha identificato elementi simili al ECoV in 9 campioni su 258, elementi simili al parvovirus in 4 su 258 campioni e elementi simili a rotavirus in 1 su 258 campioni.

I risultati di questo studio permettono di concludere che la presenza del ECoV nelle feci di cavalli adulti ospedalizzati è bassa. Pertanto, alla positività alla PCR per ECoV in soggetti adulti con sintomi clinici compatibili con enterite da coronavirus deve essere dato un importante significato diagnostico. Questo studio, però, non chiarisce quale ruolo clinico attribuire all’osservazione di virus mediante microscopia elettronica.

 

“Evaluation of equine coronavirus fecal shedding among hospitalized horses” Sanz MG, et al. J Vet Intern Med. 2019 Mar;33(2):918-922. doi: 10.1111/jvim.15449. Epub 2019 Feb 20.

Lunedì, 08 Aprile 2019 19:28

Chemioterapia in corso di linfoma equino

imagesIn letteratura, le informazioni prognostiche relative al linfoma equino sono scadenti e il trattamento è spesso palliativo.

Questo case series retrospettivo ha lo scopo di fornire informazioni riguardo l’outcome a lungo termine di 15 cavalli con linfoma sottoposti a chemioterapia.

La remissione completa è stata raggiunta in 5 cavalli (33,3%), una risposta parziale è stata ottenuta in 9 soggetti (60%), infine, in un soggetto la malattia si è stabilizzata. Il tasso di risposta generale è stato del 93,3% (14/15). Il tempo mediano di sopravvivenza complessivo era di 8 mesi (range, 1-46 mesi). Nove cavalli hanno presentato un totale di 14 effetti avversi attribuibili alla chemioterapia. Gli effetti avversi sono stati classificati secondo i criteri stabiliti dal Veterinary Cooperative Oncology Group (alopecia di grado 1, n = 2; neutropenia di grado 1, n = 2; linfopenia di grado 1, n = 3; letargia di grado 1, n = 1; neurotossicità di grado 2, n = 1; colica di grado 2, n = 1; ipersensibilità di grado 1, n = 1; ipersensibilità di grado 2, n = 2; ipersensibilità di grado 5, n = 1). Gli effetti avversi di grado più elevato sno stati più comunemente osservati a seguito della somministrazione di doxorubicina (n = 4); un cavallo è deceduto 18 ore dopo la somministrazione di questo chemioterapico.

La chemioterapia può essere utilizzata con successo per il trattamento di cavalli con linfoma. Gli effetti avversi si verificano in circa i due terzi dei cavalli trattati, ma sono generalmente di lieve entità.

 

“Retrospective evaluation of clinical outcome after chemotherapy for lymphoma in 15 equids(1991-2017)” Luethy D, et al. J Vet Intern Med. 2019 Mar;33(2):953-960. doi: 10.1111/jvim.15411. Epub 2019 Jan 12.

Disciplina Oncologia

horse eating hay 270x180I funghi contribuiscono alla risposta infiammatoria innescata nei polmoni nei cavalli affetti da ostruzione ricorrente delle vie aeree e nelle persone con specifiche forme di asma. Il ruolo che i funghi svolgono nella malattia infiammatoria delle vie aeree (IAD, inflammatory airway disease) non è stato indagato.

L’obiettivo di questo studio prospettico osservazionale era quello di valutare la prevalenza dei funghi in campioni prelevati dalle vie respiratorie di cavalli con IAD, descrivere i segni clinici associati alla loro presenza e indagare i fattori di rischio associati alla IAD e alla presenza di funghi nelle vie aeree.

Dei 731 cavalli riferiti per la presenza di segni clinici di malattie respiratorie o per prestazioni scadenti sono stati raccolti i dati relativi ai segni clinici, alle condizioni ambientali e gli esiti del lavaggio tracheale (citologia, coltura fungina e coltura batterica) e del lavaggio broncoalveolare (citologia).

Una positività alla coltura fungina è stata riscontrata nel 55% (402/731) dei cavalli. I cavalli con elementi fungini osservati all’esame citologico del lavaggio tracheale avevano una probabilità 2 volte maggiore di avere IAD rispetto ai cavalli in cui la loro presenza non era rilevata. Inoltre, il rischio di IAD e la probabilità di isolare dei funghi nel lavaggio tracheale erano maggiori nei cavalli con lettiera di paglia o nutriti con fieno secco.

I risultati di questo studio consentono di concludere che i cavalli che inalano particelle fungine aerosolizzate hanno un rischio significativamente più elevato di sviluppare la IAD.

 

“Fungi in respiratory samples of horses with inflammatory airway disease” Dauvillier J, et al. J Vet Intern Med. 2019 Mar;33(2):968-975. doi: 10.1111/jvim.15397. Epub 2018 Dec 21.

Disciplina Broncopneumologia

143086 770x405I farmaci antinfiammatori non steroidei sono somministrati nei cavalli per il trattamento di diverse malattie sistemiche. Gli inibitori selettivi della cicloossigenasi-2 sono preferiti a causa del minor rischio di effetti avversi. Nei cavalli diverse formulazioni di meloxicam sono già state testate, ma una nuova formulazione granulare ad uso orale, recentemente commercializzata, non è ancora stata indagata.

L’obiettivo di questo lavoro era quello di studiare la farmacocinetica di una nuova formulazione granulare di meloxicam in cavalli in condizioni di digiuno e non, e confrontare le caratteristiche farmacocinetiche con la formulazione in compresse e con la sospensione orale,

A questo scopo sono stati impiegati 7 cavalli adulti sani cui sono stati somministrati 0,6 mg/kg di meloxicam a digiuno o a stomaco pieno. Nelle 72 ore successive sono stati prelevati campioni di sangue per l'analisi farmacocinetica e per monitorare i parametri ematochimici.

In nessuno dei soggetti sono stati rilevati effetti avversi. Il legame con le proteine plasmatiche era del 97%. La biodisponibilità era elevata per tutte le formulazioni orali, variando dal 70% al 110% (maggiore quando somministrate a digiuno). A causa di un assorbimento più lento, il meloxicam in formulazione granulare aveva un'emivita più lunga (24 ore nei soggetti a digiuno e 34 ore quando somministrato a stomaco pieno) e un tempo medio di permanenza maggiore (31 ore nei soggetti a digiuno e 47 ore quando somministrato a stomaco pieno), rispetto sia alla sospensione orale che alle compresse (rispettivamente da 10 a 13 nel caso dell’emivita e da 13 a 15 ore nel caso del tempo medio di permanenza). Inoltre, il tempo durante il quale le concentrazioni plasmatiche rimanevano all’interno del range terapeutico era maggiore per la formulazione granulare rispetto alle altre 2 formulazioni.

La formulazione granulare di meloxicam ha caratteristiche farmacocinetiche diverse rispetto ad altre formulazioni orali; queste differenze potrebbero essere sfruttate per regimi posologici specifici allo scopo di raggiungere un effetto clinico desiderato o per ridurre il rischio di effetti avversi.

 

“Pharmacokinetics of meloxicam after oral administration of a granule formulation to healthy horses” Mendoza FJ, et al. J Vet Intern Med. 2019 Mar;33(2):961-967. doi: 10.1111/jvim.15433. Epub 2019 Feb 15.

Disciplina Farmacologia

downloadIl lavaggio broncoalveolare (BAL, bronchoalveolar lavage) è una tecnica impiegata per recuperare secreto dalle basse vie respiratorie.

La finalità di questo studio era quella di indagare se la somministrazione di una singola dose di un broncodilatatore, il salbutamolo, in cavalli con diagnosi sospetta o confermata di asma equina potesse facilitare la procedura di recupero del liquido del BAL.

A questo scopo, 14 cavalli hanno ricevuto salbutamolo prima dell’esecuzione dell’esame endoscopico e del BAL; altri 14 cavalli non hanno ricevuto alcun trattamento. La procedura è stata eseguita con un catetere da BAL instillando 350 ml di soluzione fisiologica sterile ed è stata registrata la quantità di liquido recuperata.

La percentuale media del liquido recuperato era pari al 52% (DS ± 15%) nei cavalli trattati con salbutamolo e di solo il 38% (± 13%) nel gruppo di cavalli non trattati con salbutamolo (P = 0,013).

Gli autori consigliano di considerare la somministrazione di salbutamolo prima di eseguire il BAL nei cavalli con asma al fine di facilitare la procedura di recupero del liquido.

 

“The effect of single pretreatment with salbutamol on recovery of bronchoalveolar lavage fluid in horses with suspected or confirmed severe equine asthma” Varegg MS, et al. J Vet Intern Med. 2019 Mar;33(2):976-980. doi: 10.1111/jvim.15359. Epub 2019 Feb 1.

Disciplina Medicina interna

epiplonL’obiettivo di questo studio retrospettivo era quello di riportare le caratteristiche cliniche, l’outcome e i fattori prognostici associati al trattamento chirurgico dell’ernia del forame epiploico (EFE, epiploic foramen entrapment).

Di ciascun cavallo sottoposto a laparotomia esplorativa per EFE, sono stati raccolti i dati preoperatori, perioperatori e postoperatori. In particolare, sono stati indagati i fattori associati alla comparsa di reflusso, la percentuale di casi in cui si è reso necessario un secondo intervento chirurgico, la percentuale d pazienti dimessi dall’ospedale, il numero di soggetti che hanno sviluppato colica dopo la dimissione e, infine, la soprevvivenza dopo la dimissione.

In totale, 145 interventi chirurgici sono stati eseguiti su 142 cavalli (tasso di recidiva, 3%), di cui l’85% era a sangue caldo. Il ticchio d’appoggio/ticchio aerofagico era riportato nel 60% dei soggetti. In tutti i cavalli è stato diagnosticato l'intrappolamento da sinistra a destra. Il coinvolgimento dell’ileo è stato registrato nel 74% dei casi. Nel 6% degli interventi chirurgici si è verificata una emorragia intraoperatoria incontrollabile. Il 74% dei cavalli (107/142) hanno superato l'intervento e il 65% di questi è sopravvissuto alla dimissione. Il tasso di sopravvivenza alla dimissione complessivo era del 48%. La sopravvivenza mediana dei casi dimessi superava i 3.193 giorni. I cavalli che richiedevano la resezione intestinale erano predisposti al reflusso e, in particolare, quelli sottoposti alla stomia digiuno-ileale lo erano di più rispetto a quelli sottoposti alla stomia digiuno-digiunale. I cavalli con reflusso avevano una probabilità più bassa di essere dimessi rispetto a quelli senza reflusso; quelli sottoposti a resezione avevano un'aspettativa di vita più breve dopo la dimissione ospedaliera rispetto a quelli che non erano sottoposti a resezione.

Il trattamento chirurgico dell’EFE è risultato essere associato ad un’alta percentuale di morbilità e mortalità, con un tasso di recidiva di almeno il 3% nei cavalli sopravvissuti. I proprietari dei cavalli devono essere messi al corrente della scarsa qualità della prognosi associata a tale trattamento chirurgico.

 

“Surgical treatment of epiploic foramen entrapment in 142 horses (2008-2016)” van Bergen T, et al. Vet Surg. 2019 Apr;48(3):291-298. doi: 10.1111/vsu.13161. Epub 2019 Jan 21.

Disciplina Chirurgia generale

iStock 881121208L'alta prevalenza di disturbi muscoloscheletrici nei cavalli da corsa e il suo impatto sul benessere dei cavalli e sull'economia delle corse richiedono l’identificazione di strumenti più idonei per la diagnosi e la prevenzione degli infortuni. I biomarker sierici del metabolismo osseo e cartilagineo hanno già mostrato risultati promettenti nella previsione delle lesioni muscoloscheletriche.

Questo studio aveva l’obiettivo di indagare l’idoneità di alcuni biomarker sierici identificati nei cavalli da corsa purosangue nordamericani come predittori di disturbi muscoloscheletrici in una popolazione di cavalli purosangue polacchi.

Le concentrazioni sieriche di biomarker ossei e cartilaginei, quali osteocalcina, telopeptide c-terminale del collagene di tipo I, glicosaminoglicani (GAG), epitopi di condroitin solfato e c-propeptide del procollagene di tipo II (CPII), sono state misurate all'inizio della stagione di gare e nei successivi 3 mesi in un gruppo di 26 cavalli da corsa polacchi di 2 anni d’età. I risultati sono stati comparati con quelli di 35 cavalli da corsa nordamericani della stessa età, al fine di identificare i predittori universali di lesioni muscoloscheletriche.

I livelli medi di GAG e CPII erano inferiori nel gruppo che aveva subito il danno muscoloscheletrico rispetto al controllo, risultato coerente con quanto già descritto nei cavalli da corsa. Questi biomarker sono stati anche identificati come predittori di lesioni nel modello di popolazione mista. Nei cavalli affetti, una diminuzione delle concentrazioni sieriche dell'osteocalcina ed un aumento delle concentrazioni di telopeptide c-terminale del collagene di tipo I rispetto ai controlli sono risultate essere alterazioni specifiche della popolazione polacca e, in particolare, suggestive di una interruzione nei normali meccanismi omeostetici del turnover osseo.

Le variazioni delle concentrazioni sieriche di GAG e CPII nei cavalli da corsa a rischio di lesioni muscoloscheletriche sembrerebbero essere simili tra popolazioni distinte, mentre le modificazioni dei marker ossei sembrerebbero essere popolazione-specifiche.

 

“Revisiting predictive biomarkers of musculoskeletal injury in thoroughbred racehorses: longitudinal study in polish population” Turlo AJ, et al. BMC Vet Res. 2019 Feb 26;15(1):66. doi: 10.1186/s12917-019-1799-7.

Disciplina Medicina sportiva
Giovedì, 21 Marzo 2019 22:48

Celecoxib nel cavallo

horse racing photoIl celecoxib è un farmaco antinfiammatorio non steroideo, inibitore selettivo della ciclossigenasi-2 (COX-2), frequentemente usato nell’uomo per trattare l'artrite ed ha effetti collaterali gastrointestinali minimi rispetto ai FANS tradizionali.

Uno studio ha voluto determinare il profilo farmacocinetico di celecoxib nella specie equina.

Sei cavalli sono stati trattati con una singola dose di 2 mg/Kg di celecoxib per via orale. Dopo la somministrazione, il farmaco ha raggiunto una concentrazione ematica massima (media ± DS) di 1.088 ± 324 ng/ml in 4,58 ore. L'emivita di eliminazione era di 13,60 ± 3,18 ore e l'area sotto la curva (AUC, area under the curve) era di 24.142 ± 1.096 (ng x hr) / ml. Nel cavallo, il principio attivo viene metabolizzato, tramite ossidazione del gruppo metilico, in un composto idrossimetilico che, a sua volta, viene ossidato nel corrispondente acido carbossilico. Il celecoxib viene eliminato prevalentemente nelle feci come farmaco immodificato e nelle urine sotto forma di metaboliti.

I risultati di questo studio definiscono le tempistiche con cui effettuare i controlli per svelare l'uso illegale di celecoxib nelle corse ippiche.

 

“Pharmacokinetics, metabolism and excretion of celecoxib, a selective cyclooxygenase-2 inhibitor, in horses” Subhahar MB, et al. J Vet Pharmacol Ther. 2019 Mar 19. doi: 10.1111/jvp.12757. [Epub ahead of print]

Disciplina Farmacologia

headshakingLa sindrome di “headshaking” mediata dal trigemino è conseguente ad una riduzione della soglia di sensibilizzazione del nervo trigemino ed è responsabile di un apparente dolore facciale. Il magnesio può avere una funzione neuroprotettiva sulla soglia di sensibilizzazione delle fibre nervose e, potenzialmente, potrebbe attenuare i sintomi conseguenti al dolore neuropatico.

L’obiettivo di questo studio prospettico crossover randomizzato era quello di indagare come si modificasse il comportamento di headshaking in 6 cavalli affetti dalla sindrome dopo l'infusione endovenosa di solfato di magnesio.

Tutti i soggetti hanno ricevuto una infusione di soluzione di destrosio al 5% (soluzione di controllo) e di una soluzione al 50% di MgSO4 (40 mg/kg). Il comportamento di headshaking è stato valutato prima dell'infusione e 15, 30, 60 e 120 minuti dopo l'infusione. A queste stesse tempistiche, sono stati effettuati dei prelievi di sangue venoso per la valutazione di pH, HCO3-, standard base excess (SBE), Na+, Cl-, K+, Ca2+, Mg2+, magnesio totale (tMg), glicemia e lattatemia; infine sono stati calcolati la strong ion difference (SID) e l’anion gap (AG).

A seguito dell’infusione della soluzione al 50% di MgSO4, le variabili pH, Na+, Cl-, K+, SID, AG, lattatemia, Ca2+, tMg e Mg2+ hanno avuto cambiamenti significativi rispetto alle stesse variabili valutate dopo infusione di soluzione di destrosio al 5%. Diversamente, glicemia, SBE e HCO3 - non hanno subito variazioni significative. L’infusione di MgSO4 ha ridotto il tasso di headshaking del 29%; contrariamente, il comportamento di headshaking non ha subito modifiche conseguentemente alla somministrazione di soluzione di destrosio.

La somministrazione endovenosa di MgSO4 ha determinato l’aumento delle concentrazioni plasmatiche totali e ionizzate di magnesio e ha ridotto significativamente il comportamento di headshaking nei cavalli affetti.

 

“Intravenous infusion of magnesium sulfate and its effect on horses with trigeminal-mediated headshaking” Sheldon SA, et al. J Vet Intern Med. 2019 Jan 22. doi: 10.1111/jvim.15410. [Epub ahead of print]

Disciplina Neurologia
Pagina 1 di 171

Questo sito web utilizza cookie propri e di terze parti. Se chiudi il banner ne accetti l'utilizzo.