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Martedì, 11 Dicembre 2018 15:04

Dermatite atopica nel cavallo

ADHIl prurito allergico e l'orticaria nel cavallo costituiscono una sfida per veterinari e proprietari; poco si sa riguardo la loro gestione a lungo termine.

L’obiettivo di questo studio era quello di riportare i risultati dei test allergologici intradermici (IDT, intradermal allergen test) e di indagare la percezione dei proprietari relativamente alle malattie della cute e l’efficacia delle cure mediche nel tempo.

Lo studio ha incluso 82 cavalli con dermatite atopica i cui risultati dei IDT sono stati esaminati in modo retrospettivo. I proprietari hanno compilato questionari telefonici riguardo le modificazioni cutanee, i farmaci somministrati, l’effetto dell'immunoterapia allergene-specifica (ASIT, allergen-specific immunotherapy) e la gestione.
Sessantuno proprietari (74,4%) sono stati contattati, in media 5,9 anni (range 28-88 mesi) dopo i IDT, 3 dei quali sono stati esclusi dallo studio. Dei 58 cavalli rimasti, undici (19%) erano deceduti al momento dell'intervista al proprietario, 4 dei quali (6,9%) erano stati sottoposti ad eutanasia a causa di una dermatopatia incontrollabile. Dei rimanenti 47 proprietari, 18 (38,3%) hanno riferito che i segni della malattia cutanea non erano stati osservati per almeno due anni e che in 2 cavalli la sintomatologia era ricomparsa a seguito di esposizione a trigger noti. Ventinove cavalli (61,7%) avevano ancora bisogno di farmaci per controllare la patologia cutanea, sebbene 25 (53,2%) ne richiedessero meno rispetto al momento in cui era stato effettuato il IDT. I proprietari hanno riferito di aver osservato dei benefici dal trattamento con ASIT in 9 su 14 cavalli (64,3%), con glucocorticoidi in 33 su 35 (94,3%) e con antistaminici in 17 su 28 (60,7%). In 22 cavalli la gestione terapeutica è stata modificata apportando dei benefici in 9 di essi (40,9%).

La dermatite atopica del cavallo potrebbe non essere sempre cronica, ma i casi gravi sembrano difficili da controllare. I IDT possono aiutare a formulare la ASIT e, quindi, possono essere di supporto nel guidare le scelte gestionali.

 

“Long-term management of horses with atopic dermatitis in south eastern England: a retrospective questionnaire study of owners' perceptions” Loeffler A, et al. Vet Dermatol. 2018 Dec;29(6):526-e176. doi: 10.1111/vde.12685. Epub 2018 Sep 3.

Disciplina Dermatologia
Giovedì, 06 Dicembre 2018 13:11

Ruolo del fieno bagnato nei cavalli asmatici

imagesÈ stato dimostrato che l'eliminazione degli stimoli antigenici è in grado di invertire in modo significativo l'ostruzione delle vie aeree nei cavalli gravemente asmatici. Ad oggi, nessuno studio ha indagato l'influenza del fieno bagnato sulla condizione delle vie aeree inferiori nei cavalli affetti da asma equina grave.

L’obiettivo di questo studio sperimentale era quello di determinare la risposta clinica, citologica e citochinica di cavalli asmatici e non (gruppo controllo) esposti al fieno bagnato o secco.

Sono stati inclusi 12 cavalli, di cui 6 con asma equina grave e 6 sani. Entrambi i gruppi sono stati nutriti con fieno bagnato per 5 giorni consecutivi e, successivamente, con fieno secco per altri 5 giorni consecutivi, separati da un periodo di wash-out di 26 giorni. Le valutazioni effettuate 2 giorni prima e 5 giorni dopo ogni cambio alimentare includevano il punteggio clinico, la quantità di muco tracheale, la citologia e l’espressione dell’mRNA citochinico nel liquido di lavaggio broncoalveolare.

La somministrazione di fieno bagnato ha ridotto significativamente il contenuto di muffa (P <0,001). Il punteggio del muco aumentava significativamente quando i cavalli venivano alimentati con fieno secco (P =0,01). Né il fieno bagnato né quello secco hanno esercitato un’influenza significativa sul punteggio clinico. La percentuale di neutrofili nel liquido di lavaggio broncoalveolare (P <0,001) nonché l’espressione delle citochine IL-1β (P =0,024), IL-6R (P =0,021), IL-18 (P =0,009) e IL-23 (P =0,036) erano significativamente aumentate dopo entrambe le prove nei cavalli affetti da asma grave. Infine, l'espressione dell'mRNA di IL-1β, IL-6R e IL-23 nel liquido di lavaggio broncoalveolare era significativamente correlata alla percentuale di neutrofili, al punteggio clinico e alla quantità di muco tracheale.

Gli autori concludono che la pratica di bagnare il fieno riduce significativamente la presenza di muffe, ma senza migliorare la risposta infiammatoria delle vie aeree dei cavalli affetti da asma equina grave. Alla luce dei risultati, l’efficacia di questa strategia rimane attualmente controversa.

 

“The influence of hay steaming on clinical signs and airway immune response in severe asthmatic horses” Orard M, et al. BMC Vet Res. 2018 Nov 15;14(1):345. doi: 10.1186/s12917-018-1636-4.

Disciplina Broncopneumologia

horse treadmill 500x300I test da sforzo sono strumenti utili per valutare il livello di forma fisica dei cavalli in fase di allenamento o con una storia di scarso rendimento.

Lo scopo di questo studio era quello di valutare le differenze in alcuni parametri ematologici in cavalli sottoposti a test da sforzo su treadmill al fine sia di rilevare la causa responsabile dell’intolleranza all'esercizio fisico sia per valutare il livello di forma fisica prima di una competizione.

Sono stati inclusi 10 cavalli sani (Gruppo S), 10 cavalli con malattie delle vie aeree superiori (Gruppo Sup) e 10 cavalli con malattie delle vie aeree inferiori (Gruppo Inf). A ciascun soggetto sono stati prelevati campioni di sangue prima del test da sforzo, alla fine, e due ore dopo la conclusione del test.

Il packed cell volume, il numero di eritrociti, la concentrazione di emoglobina, la glicemia e la concentrazione di bilirubina, sia totale che coniugata, sono risultate statisticamente differenti tra i 3 gruppi, a causa della maggiore richiesta di ossigeno in corso di malattie respiratorie e della conseguente emolisi intravascolare.

Questi risultati mostrano che i cavalli con patologie dell’apparato respiratorio, durante l’esercizio fisico, devono far fronte all’aumentato fabbisogno di ossigeno. Nei cavalli del Gruppo Inf, che a seguito dello sforzo possono andare incontro ad emorragia polmonare e a conseguente aumentata distruzione degli eritrociti, queste alterazioni possono risultare ancora più evidenti.

 

“Changes in Blood Parameters in Healthy Horses and Horses With Upper and Lower Respiratory Tract Diseases Undergoing Treadmill Exercise Tests” Sara Busechian, et al. Journal of Equine Veterinary Science, Dec 2018, vol 71, pp 35-39.

Disciplina Broncopneumologia

haflingerIl carcinoma squamocellulare (CSC) è il tumore più comune in sede oculare nel cavallo, con una maggiore incidenza documentata nei cavalli di razza Haflinger. Recentemente, una variante di tipo “senso sbagliato” (missense) di uno specifico gene è stata identificata come fattore di rischio per lo sviluppo del CSC a carico del limbo nei cavalli Haflinger. Dal momento che il CSC nel cavallo interessa spesso la membrana nittitante, gli autori di questo studio hanno ritenuto opportuno indagare il ruolo di questa variante missense in corso di CSC in questa sede.

Nello studio, è stato identificato un antenato comune tra i cavalli Haflinger affetti da CSC del limbo o della membrana nittitante, supportando così l’ipotesi dell’esistenza di un fattore di rischio recessivo per lo sviluppo del cancro in entrambe le sedi oculari. L'analisi del genotipo dei cavalli Haflinger con e senza CSC della membrana nittitante ha rivelato che la regione genomica associata al CSC del limbo è la stessa associata al CSC della membrana nittitante. La mappatura genetica dettagliata di 25 casi di CSC e 49 controlli ha identificato nella variante missense un fattore di rischio per il CSC della membrana nittitante, poiché l'88% dei casi era omozigote per questa variante.

Questi dati indicano che, nei cavalli Haflinger, il rischio genetico di sviluppare un CSC a carico della membrana nittitante o del limbo è lo stesso, e supporta l'utilizzo dei test genetici sia per la gestione clinica che per le decisioni di accoppiamento.

 

“Genetic risk for squamous cell carcinoma of the nictitating membrane parallels that of the limbus in Haflinger horses” Singer-Berk M, et al. Anim Genet. 2018 Oct;49(5):457-460. doi: 10.1111/age.12695. Epub 2018 Jul 12.

Disciplina Oncologia
Martedì, 20 Novembre 2018 21:08

Ipernatriemia nel puledro

horse 3628973 960 720Uno studio retrospettivo si è posto l’obiettivo di indagare la prevalenza, i rilievi clinici, la diagnosi e l’outcome di puledri ipernatriemici ricoverati d’urgenza in unità di terapia intensiva.

Sono state esaminate le cartelle cliniche di puledri purosangue di età inferiore ai 3 mesi presentati in pronto soccorso, in un periodo di tempo di 10 anni, e che fossero ipernatriemici (sodio sierico> 145 mmol/L) all’ammissione. Sono stati annotati i dati relativi a segnalamento, segni clinici, esami di laboratorio, diagnosi e outcome.

Un totale di 39 su 1718 puledri (2,3%) era ipernatriemico all’ammissione; tutti avevano meno di 7 giorni di età. Le diagnosi più frequenti nei puledri ipernatriemici sono state la sindrome neonatale (19/39, 48,7%) e la sepsi 15/39, 38,5%). I puledri con ipernatriemia all’ammissione avevano più probabilità di morire o essere soppressi durante il ricovero rispetto ai puledri con una natremia normale (33,3% vs 16,1%; odds ratio, 2,3; 95% intervallo di confidenza, 1,2-4,6; p=0,02).

La presenza di ipernatriemia all’ammissione non era così comune nella popolazione di puledri ospedalizzati. Sebbene l’outcome a breve termine dei sopravvissuti dipendesse molto probabilmente dal processo patologico alla base, l’ipernatriemia è risultata associata negativamente all’outcome.

 

“Hypernatraemia in 39 hospitalised foals: clinical findings, primary diagnosis and outcome” Collins NM et al. Aust Vet J. 2018 Oct;96(10):385-389. doi: 10.1111/avj.12749.

Disciplina Neonatologia
Domenica, 11 Novembre 2018 20:26

Sinoviti settiche nel cavallo

sinoviteLa colonizzazione batterica delle strutture sinoviali può causare infezioni difficili da trattare. I pilastri della terapia sono rappresentati dalla somministrazione di antimicrobici, per via sistemica e locale, e da ripetuti lavaggi intrarticolari. Nonostante i trattamenti aggressivi, l’infezione può persistere causando un danno tissutale significativo o la morte del paziente.

Uno studio retrospettivo ha voluto indagare in che misura l’esecuzione di un esame colturale e la resistenza agli antibiotici influenzassero la sopravvivenza alla dimissione.

Sono stati inclusi 206 casi con diagnosi definitiva di sinovite settica e nei quali fosse stata eseguita la coltura batterica del liquido sinoviale.

Nel 48% dei casi l’esame colturale aveva dato esito negativo, mentre il 52% delle colture era risultato positivo. Il 66% delle infezioni era sostenuta da batteri gram-positivi, il 28% da batteri aerobi gram-negativi, il 4% da organismi anaerobi e il 2% da funghi. La sopravvivenza complessiva al momento della dimissione era dell'86%. I cavalli con coltura batterica negativa avevano maggiori probabilità di sopravvivenza (p <0,02). Il ricorso all’eutanasia era significativamente associato all'identificazione di batteri del genere Staphylococcus spp. coagulasi-positivi (OR 7,66; p <0,0001), Streptococcus spp. β-emolitici (OR 5,18; p <0,0001), Enterococcus spp. (OR 18,38; p = 0,002), Enterobacteriaceae (OR 31,37; p <0,0001), Pseudomonas aeruginosa (OR 9,31; p = 0,0004) o altre specie gram-negative (OR 3,51; p = 0,001). I casi di multiresistenza ai farmaci o di infezioni sostenute da batteri gram-negativi erano associati a tassi di sopravvivenza significativamente diminuiti (OR 119,24; p <0.0001).

Gli autori concludono che la prognosi dei cavalli con sinoviti è scarsa quando le infezioni sono sostenute da batteri gram-negativi, in particolare per quelli che esprimono il fenotipo della multiresistenza agli antibiotici.

 

“Gram-negative multi-drug resistant bacteria influence survival to discharge for horses with septic synovial structures: 206 Cases (2010-2015)” Gilbertie JM et al. Vet Microbiol. 2018 Nov;226:64-73. doi: 10.1016/j.vetmic.2018.10.009. Epub 2018 Oct 13.

castrazioneNonostante la castrazione sia un intervento di routine, le complicazioni che possono insorgere e quali siano le misure preventive per evitarle non è attualmente noto.

Uno studio prospettico multicentrico ha determinato l’incidenza di complicazioni e i fattori di rischio associati alla castrazione nella specie equina.

I soggetti sono stati seguiti per un periodo di follow-up post-operatorio di 30 giorni, durante il quale sono state registrate le complicazioni al fine di indagare gli eventuali fattori di rischio associati all’insorgenza di sanguinamenti nelle prime 24 ore, alla rigidità dell’andatura e/o la presenza di tumefazione, e allo sviluppo di infezioni.

Sono stati analizzati i dati relativi a 495 castrazioni. Oltre i due terzi degli interventi chirurgici sono stati effettuati all'esterno, il 21% è stato eseguito in sedazione col cavallo in stazione e il 79% con il cavallo in decubito. Quasi tutti i pazienti, nel periodo pre-operatorio, hanno ricevuto antinfiammatori non steroidei (98%) e antibiotici (97%). Una o più complicazioni intraoperatorie si sono verificate nel 14,5% delle procedure; le più comuni erano i sanguinamenti e un eccessivo movimento. Durante il follow-up, una o più complicazioni sono state riscontrate in 44 castrazioni (11,2%). La tumefazione era la più comune, seguita dallo sviluppo di infezioni e dalla rigidità dell'andatura. Complicazioni più gravi erano rare.

Questo studio ha permesso di evidenziare che l’incidenza di complicazioni associate alla castrazione è bassa e che la mortalità è un evento raro.

 

“A prospective multicentre survey of complications associated with equine castration to facilitateclinical audit” Hodgson C and Pinchbeck G. Equine Vet J. 2018 Oct 26. doi: 10.1111/evj.13035. [Epub ahead of print]

Disciplina Chirurgia generale

MPELa diagnosi antemortem di mieloencefalite protozoaria si basa sulla dimostrazione della presenza di anticorpi intratecali. Dal momento che questo test può associarsi ad una bassa specificità, alcuni sostengono che, in associazione alla sierologia, possano essere d’ausilio le proteine di fase acuta.

L’obiettivo di questo studio era quello di verificare se le concentrazioni sieriche di proteina C-reattiva (CRP) o di sieroamiloide A (SAA) fossero più elevate in corso di mieloencefalite protozoaria equina (MPE) rispetto ad altre malattie neurologiche.

A questo scopo sono state misurate CRP e SAA da campioni di siero e di liquido cerebrospinale prelevati da 25 cavalli con malattia neurologica: 10 con MPE, 10 con mielopatia stenotica cervicale (MSC), 2 con neuroborreliosi, 1 con malattia del motoneurone, 1 con mielopatia degenerativa e 1 con leucoencefalomalacia.

I livelli sierici di CRP e SAA erano generalmente irrilevabili o bassi sia nei cavalli con MPE (CRP mediana ≤0,1 mg/L, SAA mediana ≤0,1 mg/L) sia nei cavalli con MSC (CRP mediana ≤0,1 mg/L, SAA mediana ≤0,1 mg/L). Similmente, anche le concentrazioni di CRP e SAA nel liquido cerebrospinale erano irrilevabili o basse sia nei cavalli con MPE (CRP mediana 3,35 mg/L, SAA mediana ≤0,1 mg/L) sia nei cavalli con MSC (CRP mediana 4,015 mg/L, SAA mediana 0,62 mg/L). L’analisi statistica non ha evidenziato differenze statisticamente significative tra CRP sierica (P = 0,14), SAA sierica (P = 0,79), CRP del liquido cerebrospinale (P = 0,65) o SAA del liquido cerebrospinale tra cavalli con MPE e cavalli con MSC (P = 0,52).

Gli autori concludono che né le concentrazioni sieriche né le concentrazioni all’interno del liquido cerebrospinale delle 2 proteine di fase acuta siano di supporto alla sierologia per la diagnosi di MPE.

 

“Utility of C-reactive protein and serum amyloid A in the diagnosis of equine protozoal myeloencephalitis” Mittelman NS, et al. J Vet Intern Med. 2018 Sep;32(5):1726-1730. doi: 10.1111/jvim.15254. Epub 2018 Sep 14.

Disciplina Neurologia
Martedì, 23 Ottobre 2018 21:16

Presunta neuroglicopenia nel cavallo

imagesPer neuroglicopenia si intende una carenza di glucosio nel cervello con conseguente disfunzione neuronale che può portare a morte se non trattata. La presunta neuroglicopenia non è stata ancora descritta nel cavallo.

Uno studio retrospettivo ha voluto documentare i segni neurologici dei cavalli con presunta neuroglicopenia conseguente a grave ipoglicemia.

Sono state esaminate le cartelle cliniche di 90 cavalli con diagnosi di ipoglicemia (<75 mg/dL) e raccolti i dati relativi a: segnalamento, anamnesi, segni clinici, esami di laboratorio compresa l’analisi del liquido cefalorachidiano, elettroencefalogramma, diagnosi clinica o diagnosi definitiva e outcome.

Trentotto cavalli avevano un’ipoglicemia lieve (50-74 mg/dL), mentre 52 cavalli avevano un’ipoglicemia grave (<50 mg/dL). Le cause più comuni di ipoglicemia includevano: patologie epatiche e gastrointestinali (40%), sepsi (33%), neoplasie (7%) e secondaria a sovradosaggio insulinico (4%). I deficit neurologici maggiormente riscontrati comprendevano: ottundimento del sensorio (100%), convulsioni (42%) e disorientamento (22%). La concentrazione di glucosio nel liquido cefalorachidiano era estremamente bassa (media 2,5 mg/dL, mediana 0 mg/dL). All’elettroencefalogramma in 8/8 cavalli sono state identificate scariche parossistiche nelle regioni corticali occipitale (visiva) e parietale (vicino a quella temporale-uditiva) a supporto delle crisi convulsive.

Si presume che nei cavalli la neuroglicopenia si verifichi secondariamente a una grave ipoglicemia. Si può manifestare con convulsioni subcliniche, cecità e sordità intermittente di origine corticale. Gravi alterazioni dello stato di coscienza e crisi convulsive possono essere osservate quando la glicemia è inferiore ai 42 mg/dL.

 

“Presumed Neuroglycopenia Caused by Severe Hypoglycemia in Horses”. Aleman M, et al. J Vet Intern Med. 2018 Sep;32(5):1731-1739. doi: 10.1111/jvim.15245. Epub 2018 Aug 7.

Disciplina Neurologia

astmaIl tamoxifene, un modulatore selettivo del recettore degli estrogeni, è stato impiegato in un modello sperimentale di asma equina determinando una riduzione della neutrofilia a livello di vie aeree, un miglioramento dei segni clinici e inducendo l’apoptosi dei granulociti neutrofili in vitro.

L’ipotesi degli autori di questo studio in cieco controllato randomizzato è che il tamoxifene sia in grado di ridurre la neutrofilia a carico delle vie aeree e di migliorare la funzionalità polmonare nei cavalli asmatici.

Lo studio ha coinvolto 12 cavalli asmatici sottoposti, per 12 giorni, ad un trattamento orale con tamoxifene (0,22 mg/kg ogni 24 ore) o desametasone (0,06 mg/kg ogni 24 ore). In ciascun soggetto sono stati valutati la funzionalità polmonare, il punteggio endoscopico e la citologia del liquido di lavaggio broncoalveolare.

Il tamoxifene ha migliorato significativamente la resistenza polmonare, ma non ha avuto alcun effetto sulle altre variabili valutate. Il desametasone ha normalizzato la funzionalità polmonare senza però modificare la neutrofilia delle vie aeree.

Gli autori concludono che i loro risultati non supportano l'impiego del tamoxifene, alla dose utilizzata in questo studio, come farmaco ad effetto “antineutrofilico” per il trattamento di cavalli asmatici cronici.

 

“Efficacy of tamoxifen for the treatment of severe equine asthma” Mainguy-Seers S, et al. J Vet Intern Med. 2018 Sep;32(5):1748-1753. doi: 10.1111/jvim.15289. Epub 2018 Aug 7.

Disciplina Broncopneumologia
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