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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

cat scale over white background 30284567L'obiettivo dello studio era quello di indagare la relazione tra il body condition score (BCS) e il tempo di sopravvivenza e la durata della vita nei gatti.

Per i gatti che erano stati visitati più volte, il valore più alto di BCS è stato utilizzato come variabile di esposizione principale. Lo studio ha incluso un totale di 2.609 gatti. La mediana del massimo punteggio di BCS era 6.

Rispetto ai gatti con un BCS massimo di 6, il rischio di morte (HR, hazard ratio) era maggiore nei gatti con un BCS massimo di 3 (HR 4,67), in quelli con un BCS massimo di 4 (HR 2,61), nei soggetti con un valore massimo di BCS di 5 (HR 1,43) e, infine, in quelli con BCS massimo di 9 (HR 1,80). La durata media della vita era di 15,8 anni. Usando come riferimento i gatti con un BCS massimo di 6 e appartenenti alla stessa fascia d'età, avevano una vita più breve i gatti che raggiungevano un BCS massimo di 4 (HR 4,15) o di 5 (HR 1,75) tra 1 e 3 anni d’età, e quelli che raggiungevano un BCS massimo di 3 (HR 6,09) e di 9 (HR 2,27) tra i 3 e gli 11 anni d’età.

Lo studio dimostra che, nel gatto, esiste un’associazione significativa tra il BCS e la sopravvivenza e la durata della vita; in particolare, valori di BCS inferiori a 5 o pari a 9 sono risultati negativamente associati a entrambe.

 

“Strong associations of nine-point body condition scoring with survival and lifespan in cats” Teng KT, et al. J Feline Med Surg. 2018 Dec;20(12):1110-1118. doi: 10.1177/1098612X17752198. Epub 2018 Feb 2.

Disciplina Practice management

HTB1KNHyGFXXXXaAXXXXq6xXFXXXzL'obiettivo di questo studio prospettico era quello di descrivere l'uso di uno dispositivo bipolare per la sigillatura dei vasi in corso di ovarioisterectomia completa (cioè la rimozione sia del peduncolo ovarico che del corpo e dei vasi uterini) e di valutarne l’impiego nelle gatte con piometra.

Una volta visualizzate le ovaie, il dispositivo bipolare è stato utilizzato per effettuare l’emostasi e per tagliare il legamento sospensorio, il peduncolo ovarico e il legamento largo fino a livello del corpo uterino. Una volta misurato il corpo uterino e solo qualora il suo diametro fosse <0,9 cm, lo strumento è stato utilizzato per afferrarlo, fare emostasi e tagliarlo appena prossimalmente alla cervice. Il follow-up nell’immediato postoperatorio e a breve termine è stato valutato mediante esame clinico.

Dieci gatte femmine intere rispettavano i criteri di inclusione; l'età media era di 2,7 anni (range 0,9-9 anni) e il peso medio era di 3,7 kg (range 2,6-6,7 kg). La durata mediana dell’intervento era di 10,9 minuti (range 9,8-15,2 minuti). Il diametro mediano dell'utero era di 0,51 cm (range 0,45-0,64 cm) e la lunghezza mediana dell'incisione cutanea era di 4,1 cm (range 3,6-5,1 cm). In nessuna delle gatte si sono verificate complicazioni durante la procedura e nel periodo postoperatorio; tutti i pazienti sono stati dimessi dall'ospedale il giorno successivo all’intervento.

Gli autori concludono che il dispositivo bipolare per la sigillatura dei vasi utilizzato in questo studio è uno strumento sicuro per effettuare l’ovarioisterectomia in corso di piometra nelle gatte, quando il corpo uterino ha un diametro inferiore ai 0,9 cm.

 

“Effectiveness of a bipolar vessel sealant device for ovariohysterectomy in cats with pyometra” Boursier JF, et al. J Feline Med Surg. 2018 Dec;20(12):1119-1123. doi: 10.1177/1098612X17752581. Epub 2018 Jan 23.

Disciplina Chirurgia generale

b3ce00f7ad09f7affa04b0b138d236bfGli obiettivi di questo studio erano descrivere la variabilità dei marker di funzionalità renale nei gatti iperazotemici e non, e indagare l’entità dei cambiamenti cui sono soggetti tali marker.

I marker di funzionalità renale indagati erano la creatinina plasmatica, il tasso di filtrazione glomerulare (GFR, glomerular filtration rate) e il peso specifico urinario (USG, urine specific gravity), i quali sono stati valutati al tempo zero e in un secondo “time point”. La variabilità intra-popolazione (coefficiente di variazione, CV%) è stata determinata al tempo zero; invece, la variabilità intra-individuale (CV%) e l’entità dei cambiamenti nel tempo sono stati determinati sulla base delle misurazioni ripetute.

Sono stati inclusi 29 gatti, di cui 5 avevano una malattia renale cronica ed erano iperazotemici. La variabilità intra-individuale nella concentrazione di creatinina era minore nei gatti iperazotemici rispetto ai gatti non iperazotemici (6,81% vs 8,82%), mentre la variabilità intra-individuale del GFR era maggiore nei gatti iperazotemici (28,94% vs 19,98%). La variabilità intra-popolazione era maggiore per il marker USG (67,86% nei gatti iperazotemici e 38,00% nei gatti non iperazotemici). Per quanto riguarda l’entità dei cambiamenti dei marker nel tempo, è stata riscontrata una variazione negativa relativamente alla concentrazione di creatinina sia nei gatti iperazotemici (-0,0265 μmol/l/die) che nei gatti che non lo erano (-0,0344 μmol/l/die); diversamente è stata osservata una variazione positiva relativamente al GFR sia nei gatti iperazotemici (0,0062 ml/min/giorno) che in quelli non iperazotemici (0,0028 ml/min/giorno). La maggior parte dei gatti con malattia renale cronica iperazotemica non ha avuto un declino apprezzabile della funzionalità renale durante lo studio.

I risultati riguardanti la variabilità intra-individuale suggeriscono che i marker più utili per il monitoraggio seriale della funzionalità renale siano la concentrazione di creatinina plasmatica nei gatti iperazotemici e il GFR nei gatti non iperazotemici.

 

“Repeated measurements of renal function in evaluating its decline in cats” Finch NC, et al. J Feline Med Surg. 2018 Dec;20(12):1144-1148. doi: 10.1177/1098612X18757591. Epub 2018 Feb 16.

Disciplina Nefrologia-Urologia
Lunedì, 03 Dicembre 2018 10:30

Interferone omega nel gatto con calicivirosi

T1701F01Fig01Uno studio prospettico ha valutato l’efficacia clínica della somministrazione SC di interferone-omega ricombinante felino (rFeIFN-ω, recombinant feline interferon-omega) alla dose di 1 M unita/Kg per il trattamento della gengivite-stomatite cronica felina in gatti infetti da calicivirus felino (FCV, feline calicivirus).

Sono stati inclusi un totale di 17 gatti positivi al FCV, di cui 13 sono stati trattati con somministrazioni SC di rFeIFN-ω (gruppo ω), i restanti 4 gatti sono stati trattati con corticosteroidi SC (gruppo C). Il rFeIFN-ω è stato somministrato una volta al giorno nei giorni 1, 2, 3, 7, 8, 9, 14 e 21. I corticosteroidi sono stati somministrati negli stessi giorni alla dose di 1 mg/kg.
Nei giorni 0, 7, 14, 21 e 28 sono stati valutati i sintomi clinici (salivazione, dolore all'apertura della bocca, alitosi, linfoadenopatia mandibolare; la combinazione di tutti questi 4 sintomi è stata definita "sintomi clinici totali") e la stomatite (grado ed estensione dell'infiammazione, sanguinamento delle lesioni; la combinazione di questi 3 reperti è stata definita "stomatite totale"). Mediante PCR-real time è stato quantificato l’RNA virale ai giorni 0 e 28.

Nel gruppo ω sono state evidenziate differenze significative nel punteggio relativo alla salivazione (p=0.018) e ai sintomi clinici totali (p=0,008). Lo stesso è stato osservato anche per quanto riguarda il grado di estensione (p=0.003), di infiammazione (p=0,007) e relativamente alla stomatite totale (p=0,003). Il punteggio totale, ottenuto dalla somma dello score clinico piu lo score riguardante la stomatite, era significativamente differente nei giorni 7, 14, 21 e 28 rispetto al giorno 0. L’analisi PCR ha dimostrato una riduzione della popolazione virale nel gruppo ω e non nel gruppo C.

Gli autori concludono affermando che la somministrazione SC di rFeIFN-ω, secondo il protocollo definito nello studio, migliora la stomatite inibendo la proliferazione del FCV.

 

“Evaluation of the efficacy of the subcutaneous low recombinant feline interferon-omega administration protocol for feline chronic gingivitis-stomatitis in feline calicivirus-positive cats” Matsumoto H, et al. Res Vet Sci. 2018 Oct 12;121:53-58. doi: 10.1016/j.rvsc.2018.10.003. [Epub ahead of print]

Giovedì, 29 Novembre 2018 11:47

Eritrocitosi primaria nel gatto

sangreUno studio retrospettivo multicentrico ha esaminato una serie di casi di eritrocitosi primaria (EP) nella specie felina allo scopo di ottenere informazioni inerenti alla presentazione clinica e alla progressione della patologia e per fornire indicazioni relativamente alla sua gestione e alla prognosi.

Sono stati inclusi 18 gatti con aumento del packed cell volume (PCV> 48%), che avessero effettuato indagini sufficienti per escludere un'eritrocitosi relativa e secondaria e con un follow-up di almeno 12 mesi o fino al loro decesso.

Non sono state osservate delle predisposizioni correlate a nessuno dei dati relativi al segnalamento. Crisi convulsive e alterazioni dello stato mentale erano i segni clinici più comunemente riportati al momento della prima visita (entrambe presenti in 10 dei 18 soggetti). Il valore mediano di PCV era del 70%, in assenza di altre alterazioni ematologiche consistenti. Sedici gatti sono sopravvissuti alla dimissione. La flebotomia (salasso) è stata eseguita durante il ricovero in 15 dei 16 gatti sopravvissuti, ed è state ripetuta dopo la dimissione in 10 dei 16 soggetti. La terapia supplementare più comunemente utilizzata era rappresentata dall’idrossiurea, prescritta in 10 dei 16 gatti. Dei 16 pazienti sopravvissuti alla dimissione, 14 erano ancora vivi alla conclusione dello studio (tempo di sopravvivenza > 17 mesi dopo la dimissione); i 2 gatti deceduti avevano avuto un tempo di sopravvivenza dalla diagnosi di 5 anni o più. Il PCV, una volta stabilizzato, non è risultato correlato con la risoluzione dei segni clinici.

Contrariamente a quella che è la percezione comune, l’EP felina può essere gestita correttamente e in maniera adeguata tramite una combinazione di flebotomia e terapia medica, con evidenza di tempi di sopravvivenza prolungati.

 

“Feline primary erythrocytosis: a multicentre case series of 18 cats” Darcy H, et al. J Feline Med Surg. 2018 Dec;20(12):1192-1198. doi: 10.1177/1098612X17750333. Epub 2018 Jan 24.

Disciplina Ematologia

imagesLo scopo di questo studio era quello di valutare l'efficacia della terapia fotodinamica (TFD) in gatti con carcinoma squamocellulare (CSC), e di fornire informazioni relative all’outcome a lungo termine e ai fattori prognostici correlati a questa tipologia di trattamento.

I gatti con diagnosi istologica di CSC della testa e del collo hanno ricevuto un'iniezione endovenosa di meta-tetra(idrossilfenil)clorina (mTHPC) e, 4 ore dopo, sono stati sottoposti all’erogazione di una luce a 652 nm, tramite apposito laser a diodi. Un gruppo ha ricevuto una quantità ⩽10 J/cm2, l'altro gruppo, invece, ha ricevuto 20 J/cm2. La risposta al trattamento e la durata stessa della risposta sono state messe in relazioni ai seguenti potenziali fattori prognostici: stadio del tumore, diametro, posizione e intensità del trattamento effettuato.

In totale, 63 lesioni in 38 gatti sono stati sottoposti a trattamento, di cui 22 con intensità ⩽10 J/cm2 e 41 con 20 J/cm2. La percentuale complessiva di risposta è stata dell'84% (remissione completa 61%, remissione parziale 22%) con un intervallo medio libero da progressione di 35 mesi e un tempo medio di sopravvivenza totale di 40 mesi. Per quanto riguarda lo stadio del tumore, l'invasività è risultata fortemente correlata con un outcome peggiore (P <0,017). Tutti i pazienti con tumori invasivi avevano mostrato una progressione della neoplasia entro i 6 mesi dal trattamento. Le lesioni più grandi erano associate ad un controllo del tumore di più breve durata; infine, l’intensità del trattamento e la localizzazione del tumore non sono risultate correlate con la risposta al trattamento e con la durata della risposta.

La TFD consente di ottenere un eccellente controllo del tumore a lungo termine nella maggior parte dei gatti. Tuttavia, tumori invasivi e di grandi dimensioni sono risultati correlati ad un outcome signifcativamente peggiore, anche se trattati con intensità maggiore. Questo risultato potrebbe suggerire che la TFD non è indicata quando le lesioni sono in stadio avanzato.

 

“Evaluation of long-term outcome and prognostic factors of feline squamous cell carcinomastreated with photodynamic therapy using liposomal phosphorylated meta-tetra(hydroxylphenyl)chlorine” Flickinger I, et al. J Feline Med Surg. 2018 Dec;20(12):1100-1104. doi: 10.1177/1098612X17752196. Epub 2018 Jan 23.

Disciplina Oncologia

cat dermLa dermatite allergica felina è una patologia comune in dermatologia veterinaria. Quando questa non è causata da allergeni alimentari o delle pulci è stata definita “feline atopic-like disease” (ALD) oppure “non-flea, non-food induced hypersensitivity dermatitis” (NFNFIHD). Una volta che si è provato a trattare le pulci, attuare opportuni cambi dietetici e somministrare farmaci immunosoppressivi sistemici, le opzioni terapeutiche alternative sono limitate.

Lo scopo di questo studio era quello di valutare l'efficacia del maropitant e la sua tollerabilità in 12 gatti con ALD.

A ciascun soggetto sono stati somministrati 2 mg/kg di maropitant PO q24h per 4 settimane. Sono stati valutati il decorso delle lesioni cliniche, il prurito e la tollerabilità, oltre ad eventuali effetti collaterali e variazioni del peso corporeo.

In 11 gatti su 12 sono stati registrati un miglioramento delle condizioni cliniche e del prurito; in un gatto è stato riscontrato un miglioramento esclusivamente del prurito. L'efficacia e la tollerabilità del trattamento sono state giudicate eccellenti o buone dall'83,3% dei proprietari. Non sono stati osservati effetti collaterali, ad eccezione di scialorrea autolimitante di breve durata in alcuni soggetti.

Gli autori concludono che questo studio preliminare sembrerebbe dimostrare che il maropitant costituisca un'opzione terapeutica efficace e ben tollerata per controllare il prurito nei gatti con ALD, ma che sono necessari ulteriori studi per confermare tali risultati.

 

Use of maropitant for the control of pruritus in non-flea, non-food-induced feline hypersensitivity dermatitis: an open-label uncontrolled pilot study” Maina E e Fontaine J. J Feline Med Surg. 2018 Nov 14:1098612X18811372. doi: 10.1177/1098612X18811372. [Epub ahead of print]

Disciplina Dermatologia

Fotolia 45811921 Subscription Monthly MUno studio condotto su gatti con cristalluria da struvite ed ematuria (HSC, hematuric struvite crystalluria) ha tentato di identificare una potenziale associazione tra tale condizione patologica ed eventuali fattori relativi alla dieta, al segnalamento, all’area geografica o di carattere clinico.

Sono state esaminate le cartelle cliniche di 4032 gatti con diagnosi di HSC e di 8064 gatti di controllo senza storia di ematuria o cristalluria. Le variabili analizzate includevano età, sesso (inclusa la differenziazione tra intero/sterilizzato), razza, dieta, risultati delle analisi delle urine e decorso della cistite.

I gatti giovani alimentati con una dieta secca avevano una maggiore probabilità di HSC rispetto ai gatti giovani alimentati con una dieta non secca. Tuttavia, con l'aumentare dell'età, è stato osservato un decremento della probabilità di HSC nei gatti alimentati con una dieta secca e un incremento nei gatti alimentati con una dieta non secca. Inoltre, la probabilità di HSC era significativamente maggiore nei gatti interi rispetto ai castrati (odds ratio [OR] 45,52) o nei gatti magri rispetto ai gatti in sovrappeso (OR 23,81). Ancora, le probabilità di HSC erano maggiori nei soggetti con diagnosi di cistite (OR 2,84), con proteinuria >30 mg/dl (OR 4,72), con pH urinario alcalino rispetto a un pH neutro (OR 3,34), con piuria (OR 23,67) o batteriuria (OR 2,24).

I risultati di questo studio hanno evidenziato che alcune caratteristiche relative al segnalamento e agli aspetti clinici sono fortemente associate al rischio di HSC nella specie felina. Queste informazioni potrebbero aiutare i clinici a eseguire uno screening più diretto per la cristalluria da struvite in alcune popolazioni di gatti, con determinate caratteristiche.

 

“Factors associated with hematuric struvite crystalluria in cats” Okafor CC, et al. J Feline Med Surg. 2018 Nov 5:1098612X18809176. doi: 10.1177/1098612X18809176. [Epub ahead of print]

Disciplina Nefrologia-Urologia
Domenica, 18 Novembre 2018 22:50

Lavaggio broncoalveolare nei gatti sani

fig 4 instillsaline 3685 articleUno studio prospettico randomizzato ha voluto confrontare il lavaggio broncoalveolare (BAL, bronchoalveolar lavage) effettuato mediante l'uso di una tecnica broncoscopica (B-BAL, bronchoscopic BAL) e di una tecnica non broncoscopica (NB-BAL, nonbronchoscopic BAL) in 12 gatti sani.

In ciascun gatto sono state eseguite entrambe le tecniche di BAL in ordine randomizzato, a distanza di 2 settimane l’una dall’altra. Il BAL è stato eseguito in anestesia mediante l’utilizzo di un broncoscopio a fibre ottiche di 2,9 mm (B-BAL) o di un catetere di gomma rosso 8F (NB-BAL). Nei campi polmonari caudali di destra e di sinistra, sono state infuse due aliquote di soluzione salina (0,9% NaCl) da 5mL, successivamente aspirate manualmente con l’utilizzo di una siringa da 20 mL. Sono state registrate le quantità di fluido recuperate, la profondità di inserimento e le complicazioni anestesiologiche. Per ogni campione sono stati effettuati il conto totale delle cellule nucleate, quello differenziale, e sono stati assegnati dei punteggi semiquantitativi alla qualità del vetrino citologico.

La proporzione di fluido recuperata e la profondità di inserimento erano significativamente maggiori per il B-BAL rispetto al NB-BAL. La conta differenziale e la qualità citologica dei vetrini allestiti non differivano significativamente tra le 2 tecniche. Le complicazioni includevano la desaturazione transitoria dell'emoglobina (100%) e un prolungamento della durata del risveglio dall'anestesia (17%), senza una differenza significativa tra le 2 tecniche.

I risultati dimostrano che il NB-BAL non era inferiore al B-BAL per quanto riguarda la facilità di esecuzione, le variabili anestesiologiche e la qualità dei vetrini citologici in gatti senza patologie evidenti del tratto respiratorio.

 

“Comparison of bronchoscopic and nonbronchoscopic bronchoalveolar lavage in healthy cats” Hooi KS et al. Am J Vet Res. 2018 Nov;79(11):1209-1216. doi: 10.2460/ajvr.79.11.1209.

Disciplina Broncopneumologia
Venerdì, 16 Novembre 2018 09:03

Glicosuria basale nel gatto

train cat use a toiletUno studio si è posto l’obiettivo di dimostrare la presenza ubiquitaria di glucosio nelle urine di gatti euglicemici mediante una metodica di misurazione del glucosio altamente sensibile.

Attingendo al database elettronico sono stati identificati 325 campioni di urine di gatto in cui era stato quantificato il glucosio urinario. Dopo l'esclusione di pazienti con malattia renale (n = 60), ipertiroidismo (n = 15), diabete mellito (n = 11), patologie multiple (n = 9), gatti in terapia con corticosteroidi (n = 3), casi in cui la misurazione era stata ripetuta in modo seriale nello stesso soggetto (n = 87) e in presenza di valori anomali (n = 8), la popolazione finale dello studio era composta da 132 gatti.

La concentrazione di creatinina urinaria non era disponibile in 5/132 gatti. Tutti i gatti tranne uno (131/132) presentavano concentrazioni di glucosio superiori al limite di rilevazione della metodica (0,11 mmol/L, Gluco-quant Enzyme Kit/Roche Diagnostics), mentre non è stato osservato alcun risultato positivo al dipstick (Combur 9-Test, Roche Diagnostics). La mediana (range) della concentrazione di glucosio urinario e il rapporto glucosio-creatinina urinari (UGCR, urinary glucose-to-creatinine ratio) erano rispettivamente di 0,389 (<0,11-1,665) mmol/L e 0,0258 (0,007-0,517). Il UGCR non era influenzato da età, sesso, razza o leucocituria, mentre nei gatti con ematuria i valori di UGCR erano leggermente più alti.

I dati mostrano che la cosiddetta "glicosuria basale" è presente nella maggior parte dei gatti e non è da considerarsi diagnostica per diabete mellito o glicosuria renale. Gli autori concludono asserendo che questi risultati devono essere tenuti in considerazione quando si utilizzano metodi bioanalitici con un limite di quantificazione molto basso.

 

"Basal glucosuria in cats" Zeugswetter FK et al. J Anim Physiol Anim Nutr (Berl). 2018 Oct 29. doi: 10.1111/jpn.13018. [Epub ahead of print]

Disciplina Nefrologia-Urologia
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