Dall'11 aprile 2003 sono stati pubblicati 6463 articoli

AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

c15f004L’obiettivo di questo studio era quello di valutare gli effetti della disidratazione sugli indici ecocardiografici nei gatti sani, in particolar modo indagando le conseguenze della deplezione volumetrica sulla funzionalità diastolica.

Nove gatti sono stati sottoposti sia ad un protocollo di disidratazione che ad uno di placebo separati da un periodo di washout di 21 giorni. La deplezione volumetrica è stata indotta dalla somministrazione endovenosa di furosemide. L'ecocardiografia è stata eseguita al basale e al completamento di ciascun protocollo e i risultati sono stati confrontati tra loro.

La deplezione volumetrica ha mostrato un'associazione significativa con l'aumento dello spessore del setto interventricolare e della parete libera del ventricolo sinistro alla fine della diastole, con la diminuzione del diametro interno del ventricolo sinistro al termine della diastole e con il diametro dell’atrio sinistro alla fine della sistole. La velocità di picco del riempimento diastolico precoce (P) e tardivo (T) e la velocità di picco della diastole precoce (P') erano significativamente diminuite in corso di disidratazione. La deplezione volumetrica non ha influenzato lo strain longitudinale di picco durante la fase precoce della diastole, il rapporto tra la velocità di picco del riempimento diastolico precoce e di quello tardivo (P/T) o il rapporto tra la velocità di picco del riempimento diastolico precoce e la velocità di picco della diastole precoce (P/P’).

Gli autori concludono che la deplezione volumetrica, nei gatti sani, influenza significativamente gli indici ecocardiografici diastolici.

 

“Effects of dehydration on echocardiographic diastolic parameters in healthy cats” Sugimoto K, et al. J Vet Sci. 2019 May;20(3):e18. doi: 10.4142/jvs.2019.20.e18.

Disciplina Cardiologia
Venerdì, 21 Giugno 2019 09:42

Test sierologici per la Toxoplasmosi felina

serological testI gatti domestici e altri felidi sono ospiti definitivi per il protozoo zoonosico Toxoplasma gondii. Negli studi epidemiologici, vari test sierologici sono stati impiegati per stimare la percentuale di gatti che hanno avuto un contatto con il parassita. La sieropositività indica un'esposizione precedente e si suppone che i gatti sieropositivi abbiano eliminato le oocisti del parassita e che siano cronicamente infetti.

In questo studio, sono stati utilizzati 200 sieri di gatti campionati in maniera randomizzata da una popolazione comunemente esposta al parassita. I campioni sono stati inizialmente sottoposti a un test di screening commerciale per la presenza di immunoglobuline G (IgG) contro T. gondii, che consiste in una agglutinazione diretta modificato (ADM: Toxo-Screen DA; bioMérieux SA, Marcy-l'Étoile, Francia); successivamente gli stessi campioni sono stati analizzati utilizzando un test commerciale enzyme-linked immunosorbent assay (ELISA: VectoToxo-anticorpi [VektoTokso- antytila], VectorBest, Novosibirsk, Federazione Russa).

Dei 200 campioni totali, 120 (60%) erano risultati positivi all’ADM e 114 (57%) all’ELISA; 112 campioni (56%) erano risultati positivi ad entrambi i test. I due test hanno mostrato una concordanza percentuale del 95,0% e una Kappa dello 0,8971, dimostrando un accordo quasi perfetto tra i due metodi.

I risultati di questo studio possono essere utili per il confronto, la valutazione e l'interpretazione degli studi sieroepidemiologici che hanno impiegato questi due test e possono incoraggiare ulteriori indagini sull'argomento.

 

“Comparison of a commercial modified direct agglutination test and a commercial enzyme-linked immunosorbent assay for screening for antibodies against Toxoplasma gondii in naturally exposed domestic cats” Galat M, et al. Parasitol Res. 2019 Jun 15. doi: 10.1007/s00436-019-06368-w. [Epub ahead of print]

07c259bcd2717442c1eeffc9c4aeca31246da3ebLo scopo di questo studio era quello di valutare le proprietà oressizzanti della mirtazapina transdermica (MTD) nei gatti con malattia renale cronica (CKD, chronic kidney disease).

Sono stati inclusi gatti con CKD in stadio IRIS 2 o 3 stabile, con calo dell'appetito. Lo studio comprendeva una prima prova nella quale 9 gatti con CKD sono stati suddivisi in maniera randomizzata per ricevere il gel di MTD alla concentrazione di 3,75 mg/0,1 ml o un volume equivalente di placebo sulla faccia interna del padiglione auricolare a giorni alterni per 3 settimane; successivamente, dopo un periodo di washout di 4 giorni, i gatti hanno ricevuto il trattamento alternativo per altre 3 settimane. La seconda prova, condotta su 10 gatti con CKD, era strutturata come la precedente ma il gel di MTD aveva una concentrazione di 1,88 mg/0,1 ml. L'esame obiettivo e il profilo biochimico sono stati eseguiti prima e dopo ogni periodo di trattamento e i proprietari dei gatti erano invitati a compilare quotidianamente un diario in cui riportare informazioni relativamente ad appetito, attività e comportamenti alimentari. Le concentrazioni di mirtazapina nel gel transdermico e le concentrazioni sieriche di mirtazapina sono state misurate usando la cromatografia liquida e la spettrometria di massa tandem.

La somministrazione di MTD, sia alla concentrazione di 3,75 mg che alla concentrazione di 1,88 mg, ha comportato un aumento statisticamente significativo del peso (P = 0,002 per entrambi), dell'appetito (rispettivamente P = 0,01 e P = 0,005) e del consumo alimentare (rispettivamente P = 0,03 e P = 0,008). Nessuno dei due trattamenti gel ha determinato delle differenze significative relativamente all'attività o alla vocalizzazione; tuttavia, per alcuni soggetti è stato riferito un miagolio eccessivo. L'aumento di peso mediano nel caso del gel da 3,75 mg/0,1 ml è stato di 0,22 kg, mentre per quello da 1,88 mg/0,1 ml è stato di 0,26 kg. Un miglioramento del body condition score è stato osservato in 5/9 gatti che hanno ricevuto il gel da 3,75 mg/0,1 ml e in 6/10 gatti che hanno ricevuto il gel da 1,88 mg/0,1 ml.

Gli autori concludono che la MTD può rappresentare una valida opzione, specialmente nei paesi in cui non è disponibile un prodotto alternativo approvato, per aumentare l'appetito e determinare un incremento ponderale nei gatti con CKD.

 

“Assessment of compounded transdermal mirtazapine as an appetite stimulant in cats with chronic kidney disease” Quimby JM, et al. J Feline Med Surg. 2019 Jun 4:1098612X19851303. doi: 10.1177/1098612X19851303. [Epub ahead of print]

Disciplina Nefrologia-Urologia

morbillivirus nefrite cronica gattoIl morbillivirus felino (FeMV, feline morbillivirus) è un virus emergente, descritto per la prima volta ad Hong Kong nel 2012. Numerosi studi hanno suggerito l'esistenza di una possibile associazione epidemiologica tra l'infezione da FeMV con la malattia renale cronica (CKD, chronic kidney disease) nei gatti.

L’obiettivo di questo studio era quello di indagare la presenza e la diversità genetica del FeMV, così come la relazione tra infezione da FeMV e CKD nei gatti del Nord Italia.

A questo scopo, la presenza dell’infezione da FeMV è stata indagata su 81 campioni di urine e 27 biopsie renali prelevati presso l'Ospedale veterinario dell'Università di Milano negli anni 2014-2017.

L’RNA del FeMV è stato rilevato solo in un campione di urina (1,23%) e in due biopsie renali (7,40%) di gatti che non presentavano alcuna evidenza di CKD. L'analisi filogenetica ha mostrato che i tre ceppi sono raggruppati con ceppi di FeMV recuperati dal database pubblico, formando un sottogruppo distinto di FeMV. La presenza di genotipi distinti di FeMV trovati in questo studio è in accordo con studi precedenti che dimostrano che i ceppi di FeMV sono geneticamente diversi.

In questa popolazione di gatti del Nord Italia, non è stata osservata una chiara relazione tra la presenza di infezione da FeMV e la CKD, a conferma di recenti report che non supportano l'ipotesi che l'infezione da FeMV sia associata allo sviluppo di CKD.

 

“Feline morbillivirus in Northern Italy: prevalence in urine and kidneys with and without renal disease” Stranieri A, et al. Vet Microbiol. 2019 Jun;233:133-139. doi: 10.1016/j.vetmic.2019.04.027. Epub 2019 Apr 24.

cat ecoLa diagnosi di malattia infiltrativa dell'intestino tenue (SI) nella specie felina rimane, ad oggi, una sfida per il clinico; il dibattito relativo a quali siano le tecniche bioptiche ottimali è una questione ancora oggetto di disaccordo. L'ecografia potrebbe essere d’ausilio nel decidere quale tecnica utilizzare e in quale tratto dell’intestino.

L’obiettivo di questo studio era quello di valutare la capacità dell'ecografia di predire le lesioni istologiche intestinali.

Le valutazioni sono state condotte retrospettivamente sui dati ricavati da 169 gatti sottoposti ad esame ultrasonografico e ai quali fossero state prelevate delle biopsie a tutto spessore dell’intestino.

Lesioni ecografiche a carico dell’intestino tenue erano presenti in 132 gatti (63 duodeno, 115 digiuno, 71 ileo). I campioni sono stati ottenuti tramite laparotomia (n=60) o necroscopia (n=109). Le alterazioni ultrasonografiche hanno dimostrato di avere un alto valore predittivo positivo (PPV) per le lesioni istologiche (duodeno 82,0%, digiuno 91,0%, ileo 88,1%), ma scarso valore predittivo negativo (duodeno 27,1%, digiuno 27,3%, ileo 40,4%). La capacità dell'ecografia di predire le lesioni istologiche in questa popolazione di gatti, caratterizzata dall’avere un'elevata prevalenza della malattia (lesioni istologiche dell’intestino nel 78,1% dei gatti) era alta per le lesioni della mucosa (PPV 72,7% -100%) ma bassa per le lesioni della sottomucosa o dello strato muscolare (PPV 18,9% -57,1%).

Gli autori concludono che nella maggior parte dei gatti che mostravano alterazioni ecografiche a carico della mucosa dell’intestino tenue (popolazione viziata dall’elevata prevalenza di malattia) l’esame istologico ha effettivamente confermato la presenza di tali lesioni. Diversamente, piccole lesioni ecografiche a carico dello strato sottomucoso e muscolare del piccolo intestino non sono predittive della malattia istologica, suggerendo che la biopsia a tutto spessore nei soggetti che presentano tali alterazioni potrebbe non essere essenziale. In conclusione, l'ecografia può essere d’ausilio nel decidere quale tipo di biopsia effettuare in relazione alle caratteristiche del singolo individuo.

 

“Ability of ultrasonography to predict the presence and location of histologic lesions in the small intestine of cats” Guttin T, et al. J Vet Intern Med. 2019 May;33(3):1278-1285. doi: 10.1111/jvim.15471. Epub 2019 Mar 7.

Lunedì, 10 Giugno 2019 18:05

Cardiomiopatia restrittiva nel gatto

schall 01La cardiomiopatia restrittiva (RCM, restrictive cardiomyopathy) è una patologia comune nel gatto; tuttavia, ad oggi, sono disponibili informazioni limitate relativamente alle variabili prognostiche.

Lo scopo di questo studio retrospettivo era quello di caratterizzare gli aspetti epidemiologici, clinici ed ecocardiografici dei gatti con RCM, riportare i tempi di sopravvivenza e indagare i fattori di rischio per la morte conseguente ad una causa cardiaca.

Lo studio ha incluso 92 gatti con diagnosi di RCM sulla base di criteri ecocardiografici e Doppler.

La popolazione felina (età media 8,6 anni; peso corporeo 4,0 kg) includeva 83 gatti (90%) con la forma miocardica e 9 (10%) con fibrosi endocardica. La maggior parte dei gatti (64/92, 70%) erano sintomatici al momento della diagnosi, mostrando dispnea secondaria a insufficienza cardiaca congestizia in 57 su 64 gatti (89%). Il tempo mediano di sopravvivenza dei 69 gatti con la forma miocardica di cui si disponeva del follow-up era di 667 giorni (range, 2-3710 giorni). Indipendente dall'età, dalla dilatazione biatriale e dalla presenza di aritmie, l’aumento del rapporto atrio sinistro/Aorta e la presenza di grave dilatazione dell’atrio sinistro erano significativamente associati con una sopravvivenza più breve.

Gli autori concludono che la morte per cause cardiache è un’evenienza comune nei gatti con RCM; la dilatazione dell’atrio sinistro sembra associato, in modo indipendente, ad un tempo di sopravvivenza più breve.

 

“Clinical, epidemiological and echocardiographic features and prognostic factors in cats with restrictive cardiomyopathy: A retrospective study of 92 cases (2001-2015)” Chetboul V, et al. J Vet Intern Med. 2019 May;33(3):1222-1231. doi: 10.1111/jvim.15464. Epub 2019 Mar 28.

Disciplina Cardiologia

HCM 450La cardiomiopatia ipertrofica (HCM, hypertrophic cardiomyopathy) è la malattia cardiaca più comune nei gatti. Tuttavia, nella maggior parte dei soggetti la patologia viene diagnosticata solo nel momento in cui compaiono sintomi di insufficienza cardiaca congestizia, tromboembolismo arterioso (ATE, arterial thromboembolism) o morte improvvisa. Per questo motivo la necessità di trovare un test di screening economico che sia di supporto nella diagnosi precoce di HCM.

L’obiettivo di questo studio era quello di indagare le performance di un saggio per la valutazione della troponina I cardiaca (cTnI) come test di screening per la HCM nei gatti e stabilire un valore di cutoff per la diagnosi precoce.

Lo studio ha incluso 166 gatti che, sulla base dell’esame ecocardiografico, sono stati suddivisi in: sani (n=87), dubbi (n=15), con HCM (lieve in 16 soggetti, moderata in 10 e grave in 34) o con ATE (n=4). Tutti i gatti sono stati valutati prospetticamente mediante ecocardiografia e la concentrazione di cTnI sierica è stata determinata utilizzando il dosaggio attualmente più sensibile (Siemens ADVIA Centaur TnI-Ultra).

La concentrazione mediana di cTnI era significativamente diversa tra i gruppi di studio. Un valore di cutoff di 0,06 ng/mL ha fornito una buona discriminazione tra gatti sani e gatti con HCM (sensibilità, 91,7%, specificità, 95,4%). Anche per i gatti asintomatici con HCM, lo stesso valore di cutoff era associato ad una sensibilità dell'87,8% e una specificità del 95,4%.

Gli autori concludono che la troponina I cardiaca può essere utilizzata come test di screening sensibile e specifico per la diagnosi di HCM (cutoff > 0,06 ng/mL). Tuttavia, l'ecocardiografia è comunque necessaria per confermare la diagnosi.

 

“Evaluation of a sensitive cardiac troponin I assay as a screening test for the diagnosis of hypertrophic cardiomyopathy in cats” Hertzsch S, et al. J Vet Intern Med. 2019 May;33(3):1242-1250. doi: 10.1111/jvim.15498. Epub 2019 Apr 16.

Disciplina Cardiologia

4128332Il posizionamento di sondini esofagei è una strategia comunemente impiegata per fornire una nutrizione enterale ai gatti disoressici/anoressici, ma il loro utilizzo è associato ad effetti avversi.

L’obiettivo di questo studio retrospettivo era quello di valutare le complicazioni associate al posizionamento del sondino esofageo nella specie felina e, contestualmente, quello di identificare i fattori che predispongono a tali complicazioni.

Dalle cartelle cliniche di 248 gatti in cui era stato applicato il sondino esofageo, sono stati raccolti i dati relativi al segnalamento, al motivo che aveva portato alla decisione di applicare il sondino, alla tecnica di posizionamento, all’intervallo di tempo in cui il sondino era stato lasciato in sede e a qualsiasi complicazione osservata. Tramite regressione logistica, è stato valutato se questi gatti avessero maggiori probabilità di sviluppare complicazioni, tra cui le infezione e un aumento della mortalità.

Nei gatti che sono stati dimessi, il tempo mediano di permanenza del sondino era di 11 giorni (da un minimo di 1 giorno ad un massimo di 93 giorni). Complicazioni sono state osservate nel 35,8% dei gatti, tra cui la più comune era la dislocazione del sondino (nel 14,5% dei casi), seguito dalle infezioni del sito della stomia (nel 12,1% dei casi). I gatti che assumevano glucocorticoidi o agenti oncolitici e quelli in cui era stata osservata la fuoriuscita di materiale dalla stomia presentavano rispettivamente una probabilità 3,91 e 159,8 volte maggiore di sviluppare un'infezione nel sito della stomia. I gatti con peso corporeo più basso (odds ratio, OR = 1,33) e quelli con patologie pancreatiche (OR = 4,33), neoplastiche (OR = 15,44), respiratorie (OR = 19,44), urogenitali (OR = 5,78) e infettive (OR = 11,57) avevano una probabilitàdi morte maggiore. Né l’intervallo di tempo in cui il sondino era rimasto in sede né il fatto che il gatto fosse stato dimesso col sondino erano fattori associate ad un aumentato rischio di sviluppare infezioni o di morire.

I proprietari dovrebbero essere sempre informati sui rischi potenziali e sui loro fattori predisponenti.

 

“Esophageal feeding tube placement and the associated complications in 248 cats” Breheny CR, et al. J Vet Intern Med. 2019 May;33(3):1306-1314. doi: 10.1111/jvim.15496. Epub 2019 Apr 18.

Disciplina Altro

herpesvirionLa vaccinazione contro l'herpesvirus felino 1 (FHV-1, feline herpesvirus-1) è tra le vaccinazioni sempre raccomandate nella specie felina. Tuttavia, non è noto in che modo i gatti adulti sani, che possono avere diversi titoli anticorpali pre-vaccinazione, rispondano al vaccino.

Gli scopi di questo studio erano quello di determinare la prevalenza di anticorpi neutralizzanti contro FHV-1 in gatti adulti sani e quello di valutare la risposta alla vaccinazione a 28 giorni dalla somministrazione.

Centodieci gatti (di età superiore ad 1 anno) che non avevano ricevuto alcuna vaccinazione nei precedenti 12 mesi sono stati vaccinati con il vaccino per il FHV-1. Gli anticorpi contro il FHV-1 sono stati determinati prima della vaccinazione (giorno 0), e dopo 7 e 28 giorni mediante test di sieroneutralizzazione. È stata condotta un’analisi statistica per indagare i fattori associati alla presenza di anticorpi pre-vaccinazione e la risposta alla vaccinazione.

Titoli anticorpali pre-vaccinazione neutralizzanti erano presenti nel 40,9% dei gatti (45/110). Una risposta anticorpale alla vaccinazione considerabile adeguata (aumento del titolo anticorpale di 4 volte rispetto al basale) è stata osservata nell'8,3% (9/109). I gatti di età superiore ai 2 anni avevano una probabilità 24,6 volte maggiore di avere anticorpi pre-vaccinazione neutralizzanti rispetto ai gatti di età compresa tra 1 e 2 anni. I gatti provenienti da allevamenti avevano una probabilità 7 volte maggiore di avere anticorpi pre-vaccinazione neutralizzanti rispetto ai gatti di privati. I gatti domestici a pelo corto avevano una probabilità 11 volte maggiore di avere un aumento pari ad almeno 4 volte il titolo basale rispetto ai gatti di razza.

Nonostante le precedenti vaccinazioni, molti gatti non hanno anticorpi neutralizzanti rilevabili contro il FHV-1 e non riescono a sviluppare un aumento del titolo di quattro volte dopo la vaccinazione. Ciò è probabilmente dovuto al fatto che i gatti anziani e quelli con un più elevato rischio di esposizione al FHV-1 hanno più probabilità di contrarre l’infezione e quindi di avere anticorpi neutralizzanti. I gatti di razza, dopo la vaccinazione, è più raro che riescano ad ottenere un aumento dei titoli anticorpali di almeno 4 volte rispetto al basale.

 

“Antibody response to feline herpesvirus-1 vaccination in healthy adult cats” Bergmann M, et al. J Feline Med Surg. 2019 May 13:1098612X19845702. doi: 10.1177/1098612X19845702. [Epub ahead of print]

111632668 s CroppedIl controllo degli accoppiamenti nelle popolazioni di gatti randagi è un obiettivo globale sia per la salute pubblica quanto per ragioni umane.

Gli obiettivi di questo studio erano quello di quantificare la durata dell’azione contraccettiva di una singola iniezione intramuscolare di un vaccino ormonale (GonaCon) e quello di indagarne la sicurezza in gatte femmine di colonia.

Venti gatte femmine intere sono state trattate con il GonaCon (0,5 ml/gatto) per via intramuscolare, mentre altre 10 gatte sono state trattate con soluzione salina (gruppo controllo). Quattro mesi dopo l'iniezione, tutte le gatte sono state liberate in un ambiente di colonia simulato in presenza di gatti maschi fertili. Le variabili analizzate sono state: in quanto tempo le gatte sono rimaste gravide, la numerosità dei feti e l’incidenza di reazioni nel sito di iniezione del vaccino.

Tutte le gatte del gruppo controllo (n = 10/10) e il 60% (n = 12/20) delle gatte vaccinate sono rimaste gravide entro 4 mesi dall'introduzione dei maschi; in aggiunta, altre due gatte vaccinate (10%) sono rimaste gravide entro 1 anno dal trattamento. La numerosità media dei feti era significativamente inferiore nelle gatte vaccinate rispetto alle gatte del gruppo di controllo. Il concepimento era avvenuto dopo un tempo significativamente più lungo (P = 0,0120) nelle gatte vaccinate (212 giorni) rispetto alle gatte trattate con soluzione salina (127,5 giorni). Le reazioni nel sito di iniezione (dalla presenza di gonfiore alla comparsa di granulomi transitori) sono state osservate nel 45% (n = 9/20) delle gatte vaccinate.

Una singola dose di GonaCon ha esercitato un’azione contraccettiva della durata minima di 1 anno in solo il 30% (n = 6/20) delle gatte trattate. A causa della scarsa efficacia osservata, gli autori ne sconsigliano l’impiego come tecnica contraccettiva nelle gatte di colonia.

 

“Effectiveness of GonaCon as an immunocontraceptive in colony-housed cats” Fischer A, et al. J Feline Med Surg. 2018 Aug;20(8):786-792. doi: 10.1177/1098612X18758549. Epub 2018 Feb 21.

Disciplina Riproduzione
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