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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

linfIl linfoma nella specie felina è una neoplasia piuttosto comune. È stato segnalato, inoltre, che il 7-14% dei gatti con linfoma gastrointestinale a piccole cellule, sviluppa una seconda neoplasia.

L’obiettivo di questo studio era quello di riportare l'incidenza, i segni clinici, gli esiti clinicopatologici, la risposta alla terapia e l’outcome di gatti che avevano sviluppato un linfoma a grandi cellule successivamente al trattamento per il linfoma gastrointestinale a piccole cellule.

Dodici dei 121 gatti trattati per linfoma gastrointestinale a piccole cellule, hanno successivamente sviluppato un linfoma a grandi cellule. Solo 9 di questi hanno soddisfatto i criteri di inclusione e sono stati inclusi nelle analisi statistiche. Il tempo medio dalla diagnosi di linfoma gastrointestinale a piccole cellule fino alla diagnosi di linfoma a grandi cellule era di 543 giorni, con un tempo di sopravvivenza mediano di 615 giorni. Il tempo medio di sopravvivenza dalla diagnosi di linfoma a grandi cellule fino alla morte era di 55 giorni, quello mediano di 24,5 giorni. I valori di ematocrito, albumina e proteine totali erano significativamente più bassi al momento della diagnosi di linfoma a grandi cellule rispetto al momento della diagnosi di linfoma a piccole cellule.

Questo studio ha dimostrato che il linfoma a grandi cellule si può verificare nel 9,9% (12/121) dei gatti trattati per linfoma gastrointestinale a piccole cellule. I medici dovrebbero considerare il linfoma a grandi cellule nella loro lista di diagnosi differenziali in quei soggetti con precedente diagnosi di linfoma gastrointestinale a piccole cellule che sviluppano perdita di peso, anemia, ipoalbuminemia e ipoproteinemia.

 

“Feline large-cell lymphoma following previous treatment for small-cell gastrointestinallymphoma: incidence, clinical signs, clinicopathologic data, treatment of a secondarymalignancy, response and survival” Wright KZ, et al. J Feline Med Surg. 2019 Apr;21(4):353-362. doi: 10.1177/1098612X18779870. Epub 2018 Jun 7.

Disciplina Oncologia

cat slsNella specie canina è stata dimostrata la relazione tra la presenza di vertebre transizionali lombosacrali e lo sviluppo di stenosi lombosacrali.

Lo scopo di questo studio era quello di indagare la relazione tra la presenza di vertebre transizionali lombosacrali e la stenosi lombosacrale nella specie felina.

A questo scopo, le cartelle cliniche e gli studi di diagnostica per immagini di 13 gatti con diagnosi di stenosi lombosacrale sono stati esaminati retrospettivamente per identificare le anomalie lombosacrali e per confrontarle con le immagini di 405 gatti sottoposti ad esame TC per ragioni non correlate ad una malattia del midollo spinale.

I sintomi clinici associati alle stenosi lombosacrali comprendevano dolore lombosacrale, coda portata bassa, difficoltà a saltare, incontinenza urinaria o fecale. I sintomi neurologici includevano deficit propriocettivi, paraparesi deambulatoria, atassia a carico degli arti pelvici, riduzione dei riflessi spinali e del riflesso perianale. Tali sintomi erano presenti da un minimo di 1 giorno ad un massimo di 10 mesi (media 3 mesi). In 7 dei 13 gatti con stenosi lombosacrale (53,8%) è stata diagnosticata la presenza di vertebre transizionali lombosacrali. Diversamente, in soli 24 dei 405 gatti facenti parte della popolazione di controllo (5,9%) è stata diagnosticata la presenza di vertebre transizionali lombosacrali. Questi risultati stanno ad indicare che, nel gatto, le stenosi lombosacrali sono significativamente associate alla presenza di vertebre transizionali lombosacrali (odds ratio 18,52, P <0,0001). La presenza di segni clinici di stenosi lombosacrale nei gatti con vertebre transizionali lombosacrali non era significativamente diversa da quella riferita nel gruppo di controllo. Infine, la presenza di vertebre transizionali lombosacrali non è risultata essere correlata con la razza (P> 0,99) o con il sesso (P = 0,29).

Sebbene la stenosi lombosacrale sia una malattia spinale rara nella specie felina, la presenza di vertebre transizionali lombosacrali è da considerare un importante fattore di rischio per il suo sviluppo.

 

“Lumbosacral transitional vertebrae in cats and its relationship to lumbosacral vertebral canalstenosis” Harris G, et al. J Feline Med Surg. 2019 Apr;21(4):286-292. doi: 10.1177/1098612X18774449. Epub 2018 May 23.

Disciplina Neurologia

downloadLo scopo di questo studio retrospettivo era quello di descrivere la posizione e la distribuzione delle fratture craniomaxillofacciali (CMF) in 45 gatti che avevano subito un trauma cranico a seguito del quale avevano riportato una o più fratture CMF diagnosticate tramite esame di tomografia computerizzata (TC).

Ai fini dello studio, lo scheletro CMF è stato suddiviso in 15 regioni anatomiche funzionali e, sulla base delle immagini TC, i siti di frattura sono stati assegnati a una di queste regioni anatomiche.

Le fratture craniche erano evidenti nell'80% dei gatti e le fratture mandibolari nell'86,7% dei gatti. Il numero mediano di regioni anatomiche interessate era 8, ed è stata evidenziata una correlazione moderata o forte tra le fratture di diverse regioni. Nello specifico, nei casi in cui le fratture sono state osservate nel rinofaringe, esse erano bilaterali nel 93,5% dei soggetti, e quando a carico della regione orbitale erano bilaterali nell’89,7% dei soggetti. Il 57,8% dei gatti (26/45) avevano fratture che interessavano una o entrambe le articolazioni temporo-mandibolari, il 64,4% (29/45) avevano subito fratture ai denti e il 15,6% presentavano lesioni significative a carico degli occhi.

È probabile che i gatti che presentano una singola diastasi sinfisaria o una frattura parasinfisaria abbiano ulteriori fratture in altre sedi. È opportuno considerare che le fratture del rinofaringe, della regione orbitale, del naso, della mascella, della sinfisi intermascellare e delle regioni dell’arcata zigomatica possono, talvolta, verificarsi contemporaneamente nello stesso soggetto. Inoltre, il modello di distribuzione delle fratture mandibolari non è prevedibile come quello delle fratture mascellari. L'imaging TC è necessario per ottenere una diagnosi completa della posizione e della distribuzione delle fratture del cranio nei gatti che hanno subito un trauma cranico.

 

“Location and distribution of craniomaxillofacial fractures in 45 cats presented for the treatment of head trauma” Tundo I, et al. J Feline Med Surg. 2019 Apr;21(4):322-328. doi: 10.1177/1098612X18776149. Epub 2018 May 24.

Disciplina Chirurgia generale
Lunedì, 08 Aprile 2019 19:12

Teofillina transdermica nei gatti

Transdermal CatL’obiettivo primario di questo studio era quello di stabilire se la somministrazione cronica una volta al giorno di teofillina transdermica fosse efficace nel determinare concentrazioni sieriche terapeutiche e, secondariamente, quello di confrontare tra loro due diverse formulazioni di teofillina transdermica.

Sette gatti sani, di età compresa tra 1 e 10 anni, sono stati valutati in un disegno crossover bidirezionale, randomizzato, in doppio cieco. Questi soggetti hanno ricevuto teofillina transdermica alla dose di 15 mg/kg per 21 giorni nella formulazione di organogel di lecitina pluronica (PLO, Pluronic Lecithin Organogel) o nella formulazione Lipoderm. Il giorno 22, campioni di sangue sono stati prelevati 2, 6, 14 e 24 ore dopo la somministrazione. Dopo un periodo di washout di 14 giorni, è stato prelevato un campione di sangue al fine di verificare che le concentrazioni sieriche di teofillina non fossero più rilevabili. A quel punto è stato somministrato il secondo tipo di formulazione per un periodo di altri 21 giorni e il campionamento è stato ripetuto come già descritto. Le concentrazioni sieriche di teofillina sono state determinate utilizzando un test immunologico automatizzato.

Le concentrazioni sieriche di teofillina hanno raggiunto un livello terapeutico in due su sette gatti per entrambi i tipi di formulazione. Delle 56 misurazioni effettuate, solo sette (13%) erano all'interno dell'intervallo terapeutico. Nessuna differenza significativa è stata riscontrata nelle concentrazioni di farmaco ottenute con le due formulazioni transdermiche in nessuna delle tempistiche in cui sono stati effettuati i campionamenti.

Gli autori concludono che la somministrazione transdermica di teofillina una volta al giorno non consente di raggiungere le concentrazioni terapeutiche in modo affidabile. Nessuna differenza significativa è stata notata tra la formulazione PLO e la formulazione Lipoderm. Per queste motivazioni, le formulazioni transdermiche di teofillina non possono essere considerate una terapia di prima linea nei gatti asmatici.

 

“Serum theophylline after multiple dosing with transdermal gels in cats” Barnoski J, et al. J Feline Med Surg. 2019 Apr;21(4):329-334. doi: 10.1177/1098612X18776853. Epub 2018 May 29.

Disciplina Farmacologia

imagesLa terapia trombolitica è un trattamento di scelta per le persone che hanno subito eventi ischemici acuti; diversamente non è comunemente somministrata ai gatti con tromboembolismo aortico (TEA).

Questo studio retrospettivo riporta i dati clinici e l’outcome di gatti con TEA acuto trattati con l'attivatore del plasminogeno tissutale (TPA, tissue plasminogen activator) confrontandoli con quelli di un gruppo di riferimento trattato con le terapie standard.

Ai fini dello studio 16 gatti con TEA (con coinvolgimento di uno o entrambi gli arti) trattati con TPA sono stati confrontati con un gruppo di 38 gatti con TEA (con coinvolgimento di uno o entrambi gli arti) trattato con le terapie standard, attribuendo un punteggio in base alla funzione motoria degli arti e alla qualità del polso.

Al momento del ricovero, il punteggio relativo alla funzione motoria e alla qualità del polso e la percentuale di soggetti con insufficienza cardiaca congestizia erano simili tra i 2 gruppi. Il tempo intercorso tra l’instaurarsi del TEA e il momento della visita era minore nel gruppo trattato con TPA (mediana 3 h; range 0-6 h) rispetto al gruppo trattato con terapia standard (mediana 6 h; range 0-48 h; P = 0,0004). La dose più comunemente somministrata di TPA era pari a 1 mg/kg in 1 ora. Le altre terapie aggiuntive erano simili tra i 2 gruppi e includevano analgesici, farmaci tromboprofilattici e furosemide. Le complicanze verificatesi nei gatti trattati con TPA includevano il danno da riperfusione (5/10) e il danno renale acuto (3/10). La percentuale di soggetti dimessi era del 44% nel gruppo trattato con TPA e del 29% nel gruppo sottoposto a terapie standard (P = 0,351). Non sono state osservate differenze significative tra i gatti trattati con TPA e quelli trattati con terapia standard nemmeno per quanto riguarda il tasso di sopravvivenza a breve termine (rispettivamente del 56,2% e del 39,5%; P = 0,369), il miglioramento clinico (rispettivamente del 56,2% e del 31%; P = 0,122), la percentuale di soggetti che sviluppavano il danno da riperfusione (50% in entrambi i gruppi; P = 1) o il danno renale acuto (rispettivamente 30% contro 27%; P = 1.00).

Sulla base dei risultati di questo studio, il tasso di sopravvivenza e le percentuali con cui si sono verificati i possibili eventi avversi non sono stati differenti tra soggetti trattati con TPA e soggetti trattati con terapie standard.

 

“Thrombolysis with tissue plasminogen activator (TPA) in feline acute aortic thromboembolism: a retrospective study of 16 cases” Guillaumin J, et al. J Feline Med Surg. 2019 Apr;21(4):340-346. doi: 10.1177/1098612X18778157. Epub 2018 May 29.

Disciplina Medicina interna

18 103736L'obiettivo principale di questo studio retrospettivo era quello di stabilire la risposta, l'intervallo libero da malattia (DFI, disease-free interval) e la sopravvivenza complessiva dei gatti con carcinoma squamocellulare (CSC) del planum nasale trattati con plesioterapia con l’isotopo radioattivo stronzio-90 (Sr90). Uno scopo secondario era quello di indagare quale protocollo tra quello frazionato e quello a dose singola fosse più efficace in termini di risposta, DFI e sopravvivenza complessiva. Infine, il terzo obiettivo mirava ad identificare eventuali fattori prognostici che influenzassero la sopravvivenza.

Sono stati inclusi 74 gatti con diagnosi di CSC del planum nasale sottoposti a trattamento con plesioterapia con Sr90, di cui 32 con protocollo frazionato e 42 con un protocollo monodose.

La plesioterapia Sr90 è stata in grado di indurre una risposta completa nel 74% dei gatti con CSC. Il DFI mediano era di 780 giorni (intervallo di confidenza al 95% [CI] 383-1177); il 17% dei gatti avevano sviluppato una recidiva locale. La sopravvivenza complessiva per la totalità dei soggetti era di 1039 giorni (95% CI 55-1528). Il DFI dei gatti trattati con Sr90 frazionato era significativamente più lungo rispetto a quello dei gatti trattati con dose singola; diversamente, la risposta e la sopravvivenza complessiva non erano statisticamente differenti tra i due gruppi di gatti. Gli autori hanno identificato alcuni potenziali fattori prognostici che hanno influenzato la sopravvivenza complessiva; nello specifico, la malattia in stadio iniziale, l'assenza di problemi concomitanti e la risposta completa al trattamento sono risultati associati ad una sopravvivenza maggiore. La tossicità, sia acuta che a lungo termine, associata al trattamento era minima e il risultato estetico era piacevole in quasi tutti i casi.

Gli autori concludono che la plesioterapia con stronzio-90 costituisce un trattamento sicuro ed efficace nei gatti con CSC del planum nasale.

 

“Response, disease-free interval and overall survival of cats with nasal planum squamous cellcarcinoma treated with a fractionated vs a single-dose protocol of strontium plesiotherapy” Berlato D, et al. J Feline Med Surg. 2019 Apr;21(4):306-313. doi: 10.1177/1098612X18773913. Epub 2018 May 23.

Disciplina Oncologia
Martedì, 02 Aprile 2019 16:12

Fenobarbitale transdermico nei gatti sani

transdermals 680x1024Lo scopo di questo studio era quello di determinare la sicurezza della somministrazione transdermica del fenobarbitale e verificare il raggiungimento di concentrazioni sieriche idonee nei gatti sani. Gli autori ipotizzano che la somministrazione transdermica consenta il raggiungimento di concentrazioni sieriche terapeutiche (15-45 μg/mL) con solo minimi effetti collaterali a breve termine.

Lo studio ha coinvolto gatti ritenuti sani sulla base dell’esame fisico, dell’esame neurologico e di un profilo emato-chimico nella norma. Il fenobarbitale transdermico in gel PLO (Pluronic Lecithin Organo-gel) è stato somministrato alla dose di 3,0-3,1 mg/kg per pinna auricolare (per un totale di 6,0-6,2 mg/kg) ogni 12 ore per 14 giorni. Le concentrazioni sieriche di fenobarbitale sono state misurate 3-6 ore dopo la somministrazione del gel per sette volte nei 15 giorni.

La concentrazione media e quella mediana di fenobarbitale al completamento dello studio erano rispettivamente di 5,57 e 4,08 μg/mL. La concentrazione sierica media nel momento del raggiungumento del picco era di 5,94 μg/ml e il tempo medio impiegato per il raggiungimento del picco era di 13,3 giorni. Durante il periodo di studio sono stati osservati effetti collaterali di lieve entità. La potenza è stata valutata su 3 campioni di gel transdermico somministrati durate la sperimentazione e le potenze variavano dal 62,98% all'82,02%.

L'applicazione transdermica del fenobarbitale nei gatti sani raggiunge una concentrazione sierica rilevabile ma subterapeutica, e sembrerebbe essere sicura nel breve termine. Gli autori raccomandano ai veterinari il ricorso al monitoraggio della fenobarbitalemia quando viene utilizzata la formulazione in gel PLO al fine di verificare il raggiungimento di concentrazioni sieriche terapeutiche.

 

“Evaluation of Transdermal Administration of Phenobarbital in Healthy Cats” Krull DP, et al. J Am Anim Hosp Assoc. 2019 Jan/Feb;55(1):1-7. doi: 10.5326/JAAHA-MS-6670. Epub 2018 Nov 14.

Disciplina Neurologia

cat pet animal domestic 104827L’obiettivo di questo studio retrospettivo era quello di indagare gli effetti conseguenti alla somministrazione prolungata di cortisonici nella specie felina.

A questo scopo, 25 gatti hanno ricevuto dosaggi non immunosoppressivi di metilprednisolone acetato per via parenterale per un periodo di almeno 3 anni. I parametri ematobiochimici e le concentrazioni di T4 di questi soggetti sono stati sottoposti ad analisi statistica al fine di identificare eventuali alterazioni statisticamente significative.

Le uniche variabili che hanno subito delle modificazioni significative sono risultate essere i trigliceridi, l’amilasi e la conta dei monociti. Tuttavia, le concentrazioni di tali parametri rimanevano comunque all’interno degli intervalli di riferimento. Nessuno degli altri parametri ha subito alterazioni statisticamente significative.

I risultati di questo studio suggeriscono che la somministrazione parenterale cronica (3 anni) di dosi non immunosoppressive di metilprednisolone acetato non influenza in maniera significativa la quasi totalità dei parametri ematobiochimici e le concentrazioni di T4; anche le variabili coinvolte, seppur modificate in maniera significativa, rimangono ugualmente all’interno degli intervalli di riferimento.

 

“Retrospective Study on the Effects of Long-Term Use of Methylprednisolone Acetate on the Blood Work of 25 Cats” Sohn J, et al. J Am Anim Hosp Assoc. 2019 Jan/Feb;55(1):23-28. doi: 10.5326/JAAHA-MS-6783. Epub 2018 Nov 14.

Disciplina Medicina interna
Giovedì, 28 Marzo 2019 16:32

Lavaggio vescicale nel gatto ostruito

Standard KatKath Step 8L’obiettivo di questo studio clinico controllato randomizzato condotto su gatti maschi con ostruzione uretrale (OU) era quello di valutare l’influenza esercitata dal lavaggio vescicale sulla incidenza di recidiva durante il ricovero in ospedale, sul tempo di permanenza in situ del catetere urinario e sulla durata complessiva dell’ospedalizzazione.

Lo studio ha incluso un totale di 137 gatti maschi con OU che, dopo la disostruzione e il posizionamento di un catetere uretrale, sono (n = 69) o meno (n = 68) stati sottoposti a lavaggio vescicale con soluzione fisiologica (0,9% NaCl). I dati relativi a segnalamento, precedenti episodi di OU, presenza di cristalluria, difficoltà incontrata durante il cateterismo uretrale, frequenza di recidiva dell’OU durante il ricovero ospedaliero, tempo di permanenza in situ del catetere urinario e durata complessiva dell’ospedalizzazione sono stati confrontati tra i due gruppi di gatti.

Tra i soggetti in cui era stato effettuato il lavaggio vescicale e quelli non sottoposti a tale procedura, non sono state riscontrate differenze statisticamente significative per quanto riguarda l’incidenza di recidiva intra-ospedaliera (rispettivamente, 13% vs 19%), il tempo di permanenza in situ del catatere uretrale (37 ore [intervallo da 3 a 172 ore] vs 36 ore [intervallo da 1 a 117 ore]) e la durata complessiva dell’ospedalizzazione (3 giorni [intervallo da 0,5 a 12 giorni] vs 3 giorni [intervallo da 1 a 9 giorni]).

I risultati di questo studio clinico indicano che, nei gatti maschi con OU, il lavaggio della vescica urinaria al momento del cateterismo uretrale non ha influenzato significativamente né la frequenza di recidiva durante il ricovero ospedaliero, né il tempo di permanenza in situ del catetere urinario, né la durata complessiva del ricovero; tuttavia gli autori sottolineano la necessità di confermare o confutare tali risultati mediante studi più ampi.

 

“Effect of urinary bladder lavage on in-hospital recurrence of urethral obstruction and durations of urinary catheter retention and hospitalization for male cats” Dorsey TI, et al. J Am Vet Med Assoc. 2019 Feb 15;254(4):483-486. doi: 10.2460/javma.254.4.483.

Disciplina Nefrologia-Urologia

acromegaliaUno studio retrospettivo ha descritto la gestione anestesiologica e le complicazioni peri-anistetiche incontrate in corso di intervento di ipofisectomia in gatti acromegalici.

Sono state revisionate le cartelle anestesiologiche e le caratteristiche cliniche di 37 gatti acromegalici sottoposti ad intervento di ipofisectomia. É stata indagata la presenza di eventuali relazioni tra dati demografici dei pazienti, gestione anestesiologica e complicazioni durante il periodo perioperatorio.

Le complicazioni peri-anaestetiche identificate hanno incluso: l'ipotermia, l'ipotensione, la bradicardia e l'ostruzione delle vie aeree. La mortalità a 24 ore dall’anestesia era dell'8%. L'uso di alfa2-agonisti era associato ad una minore incidenza di ipotensione. L'infusione di fentanil, rispetto a quella del remifentanil, era associata ad una maggiore incidenza di ostruzione delle vie aeree. La qualità del recupero, valutata soggettivamente, a seguito della procedura anestesiologica era associata al numero di giorni post-operatori trascorsi nel reparto di terapia intensiva.

La gestione anestesiologica descritta sembra essere efficace per l’intervento di ipofisectomia nel gatto. Le complicazioni intraoperatorie erano comuni ed è raccomandabile avere sempre a disposizione farmaci e attrezzature per gestire tali situazioni, sebbene questo aspetto non sia risultato essere apparentemente associato all'outcome del paziente a 24 ore dalla chirurgia.

 

“Anaesthetic management and complications during hypophysectomy in 37 cats with acromegaly” Neilson DM, et al. J Feline Med Surg. 2019 Apr;21(4):347-352. doi: 10.1177/1098612X18778697. Epub 2018 May 31.

Disciplina Anestesiologia
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