Dall'11 aprile 2003 sono stati pubblicati 6315 articoli

AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

microsporumLa dermatofitosi è una malattia micotica della cute. Una componente fondamentale del trattamento è la pulizia e la disinfezione dell'ambiente per evitare risultati falsi positivi dovuti alla persistenza del fungo nell’ambiente. Tuttavia, è opinione piuttosto diffusa che la decontaminazione delle case sia difficile o, addirittura, impossibile.

Sono state identificate 70 case-famiglia affidatarie in cui gatti infetti da Microsporum canis avevano vissuto per diversi periodi di tempo. Gli oggetti erano stati rimossi dalle stanze che ospitavano i gatti, gli ambienti erano stati puliti con detersivi domestici da banco, risciacquati e le superfici erano state disinfettate con candeggina per uso domestico a concentrazione 1:100 oppure perossido di idrogeno.

In 38 case la decontaminazione era stata completa. Nella restante parte delle case, la decontaminazione è stata ottenuta dopo uno (n = 28), due (n = 2) o tre (n = 1) pulizie aggiuntive. La decontaminazione completa non era stata ottenuta in una delle case. Non c'erano prove che confermassero il rischio di trasmissione della malattia ad altri animali o persone.

I risultati di questo studio dimostrano che la decontaminazione ambientale delle case esposte a M. canis non è difficile e può essere attuata seguendo delle procedure stabilite.

 

“Decontamination of 70 foster family homes exposed to Microsporum canis infected cats: a retrospective study” Moriello KA. Vet Dermatol. 2019 Feb 6. doi: 10.1111/vde.12722. [Epub ahead of print]

Disciplina Parassitologia
Giovedì, 14 Febbraio 2019 17:58

Diametro interno del piloro nel gatto

endosc oliveGli obiettivi di questo studio erano quello di descrivere una tecnica endoscopica per la misurazione semi-quantitativa del diametro interno del piloro e quello di determinare le dimensioni medie di quest’ultimo in una popolazione di gatti sani.

Le endoscopie sono state eseguite, sempre dallo stesso operatore, in 24 gatti adulti sani; sono stati esclusi i soggetti con infiammazione macroscopica da moderata a grave. Il diametro interno del piloro è stato misurato con l’ausilio di strumenti (di aspetto simile a quello di un’oliva) biocompatibili e intercambiabili, di diverso diametro (da 4 a 12 mm), introdotti mediante un filo guida. La procedura prevedeva il tentativo di far passare tali “olive” attraverso il piloro, iniziando con quella di diametro maggiore e procedendo in ordine decrescente. Il diametro interno del piloro veniva stimato essere uguale alla dimensione della prima “oliva” che riusciva a superare con successo il piloro.

La durata mediana della procedura endoscopica era inferiore ai 5 minuti (intervallo interquartile 2,7-5,4 minuti). Tutti i gatti sottoposti alla procedura si sono ripresi rapidamente e senza complicazioni. Il valore mediano del diametro interno del piloro in questa popolazione di gatti era pari a 9 mm (intervallo interquartile 9-10). Tutti i gatti eccetto uno (23/24) avevano un diametro del piloro che si discostava da questo valore di meno di 1 mm. Non è stata osservata alcuna apparente influenza di età, sesso, razza o peso sulle dimensioni del piloro.

Questo studio è il primo a descrivere un metodo rapido e sicuro per la misurazione semi-quantitativa del diametro interno del piloro in gatti adulti sani. L’obiettivo futuro sarà quello di realizzare uno studio prospettico al fine di determinare l'impatto della malattia gastrointestinale sul diametro del piloro, per esempio in soggetti con possibile stenosi pilorica.

 

“An endoscopic method for semi-quantitatively measuring internal pyloric diameter in healthycats: A prospective study of 24 cases” Lamoureux A, et al. Res Vet Sci. 2019 Feb;122:165-169. doi: 10.1016/j.rvsc.2018.11.023. Epub 2018 Nov 27.

Disciplina Gastroenterologia
Martedì, 12 Febbraio 2019 15:32

Diete per gatti nefropatici

cat 300x190Uno studio clinico prospettico randomizzato della durata di 6 mesi ha confrontato l’influenza esercitata da due diverse diete per soggetti nefropatici in 28 gatti adulti con malattia renale cronica (CKD, Chronic Kidney Disease) in stadio IRIS 1 e 2.

I soggetti sono stati divisi in 2 gruppi. Nel gruppo della dieta di controllo i gatti erano alimentati con Royal Canin Renal crocchette, mentre nel gruppo della dieta test i gatti ricevevano Hill's Prescription Diet k/d crocchette al pollo. L'assunzione di cibo è stata registrata giornalmente, il peso corporeo settimanalmente, mentre le valutazioni laboratoristiche e la condizione corporea sono stati valutati al tempo zero e a 1, 3 e 6 mesi dall’inizio della dieta.

Venti gatti (9 del gruppo controllo e 11 del gruppo test) hanno completato lo studio. Alla fine dei 6 mesi, i gatti alimentati con la dieta di controllo (n=14) avevano subito una significativa perdita sia di peso (-13,0%, P<0,0001) che di massa magra (-11,1%, P <0,0001); diversamente, i gatti alimentati con la dieta test (n=14) avevano subito un aumento significativo del peso corporeo (+5,8%, P=0,003) ma nessuna variazione relativamente alla massa magra (P=0,42). I gatti del gruppo test hanno consumato il 23% in più di calorie (media 207,1 kcal/giorno; P=0,05) rispetto ai gatti del gruppo controllo (media 168,0 kcal/giorno). La creatinina sierica è aumentata ad un ritmo più veloce (P=0,0004) nei gatti del gruppo controllo rispetto ai gatti del gruppo test.

I gatti alimentati con la dieta test hanno ricevuto un maggiore apporto di calorie e di amminoacidi essenziali, sono aumentati di peso, hanno mantenuto i biomarker di funzionalità renale e la quantità di massa magra stabili nel tempo rispetto ai gatti alimentati con la dieta di controllo.

 

“Cats with IRIS stage 1 and 2 chronic kidney disease maintain body weight and lean muscle masswhen fed food having increased caloric density, and enhanced concentrations of carnitine and essential amino acids” Hall JA, et al. Vet Rec. 2019 Feb 9;184(6):190. doi: 10.1136/vr.104865. Epub 2018 Dec 4.

Disciplina Nefrologia-Urologia
Sabato, 09 Febbraio 2019 20:16

Pemfigo foliaceo felino

PFLa finalità di questo studio era quella di fornire informazioni sugli aspetti clinici del pemfigo foliaceo (PF) felino e sull'esito del trattamento di questa malattia. Nello studio viene affrontata una revisione dei casi di PF felino pubblicati tra il 1950 e il 2016, ai quali aggiunge ulteriori 35 casi allo scopo di risolvere le incongruenze cliniche e ampliare le conoscenze relativamente al trattamento di tale dermatopatia.

Il PF felino, pur essendo una dermatosi pustolosa acantolitica primaria, si manifesta più frequentemente con la presenza di croste ed erosioni, prevalentemente a carico della testa e delle zampe. Inoltre, la maggioranza dei gatti con malattia attiva presenta anche sintomi non dermatologici quali letargia, febbre e/o anoressia. La prognosi del PF felino è buona dal momento che la maggior parte dei gatti ottiene il controllo della malattia rapidamente, anche con il trattamento più basilare come la monoterapia con glucocorticoidi. La maggior parte dei gatti affetti da PF, tuttavia, richiede un trattamento a lungo termine e, similimente ad altre malattie autoimmuni, il PF felino ha la tendenza a recidivare spontaneamente o conseguentemente a modificazioni della terapia.

Pertanto, essendo la prognosi generale favorevole nonostante le possibilità di recidiva, si consiglia di informare e quindi preparare il proprietario all’ipotesi che ciò accada, al fine di conquistare la sua compliance nell’esecuzione della terapia e per ridurre il tasso di eutanasia in caso di revidiva.

 

“Feline pemphigus foliaceus: original case series and a comprehensive literature review” Bizikova P and Burrows A. BMC Vet Res. 2019 Jan 9;15(1):22. doi: 10.1186/s12917-018-1739-y.

Disciplina Dermatologia

acariI gatti possono essere infestati da diverse specie di ectoparassiti, tra cui Ctenocephalides felis e Otodectes cynotis.

Lo scopo di questo studio era quello di valutare l'efficacia di una singola applicazione topica di fluralaner contro le infestazioni spontanee sostenute da C. felis e O. cynotis in gatti randagi (studio 1) e in gatti di proprietà (studio 2) nell'Italia centrale e meridionale.

Il numero di pulci vive presenti su ciascun gatto al giorno 0 variava da 1 a più di 30 (media 11,9 nello studio 1; 14,6 nello studio 2) mentre non sono state trovate pulci vive ai giorni 7 e 84 dopo l'applicazione topica di fluralaner. Il numero di acari vivi trovati su ciascun gatto al giorno 0 variava da 1 a 42 (media 6,4 nello studio 1; 8,9 nello studio 2) mentre nessun acaro vivo è stato trovato ai giorni 7 e 84 dopo l'applicazione topica del fluralaner.

Gli autori concludono che l’applicazione topica del fluralaner elimina completamente le pulci e gli acari dalle orecchie dei gatti infestati ed è efficace al 100% contro entrambi i parassiti fino a 84 giorni dopo il trattamento.

 

“Efficacy of fluralaner spot-on solution for the treatment of Ctenocephalides felis and Otodectescynotis mixed infestation in naturally infested cats” Bosco A, et al. BMC Vet Res. 2019 Jan 16;15(1):28. doi: 10.1186/s12917-019-1775-2.

Disciplina Parassitologia

CLL or small cell lymphoma in a catLo scopo di questo studio era quello di descrivere le caratteristiche cliniche di gatti affetti da leucemia linfoblastica acuta, in cui la diagnosi fosse stata emessa sulla base dei recenti criteri diagnostici stabiliti per la specie canina.

Sono stati inclusi 6 gatti in cui l'origine linfoide della neoplasia fosse stata confermata tramite PCR, citofluorimetria o immunoistochimica.

Il riscontro di sintomi clinici aspecifici, quali letargia e anoressia, era un reperto comune, così come comuni erano anche alcune alterazioni laboratoristiche quali l’anemia e la trombocitopenia. Quattro gatti presentavano leucocitosi, mentre gli altri 2 erano leucopenici; il numero di linfoblasti nei campioni ematici differivano da un soggetto all’altro. In 4 gatti i linfoblasti originavano dalle cellule della linea B, in 1 gatto dalle cellule della linea T, mentre i linfoblasti del sesto gatto erano positivi sia per il marcatore CD21 (cellule B) che per il marcatore CD8 (cellule T). Cinque dei sei gatti sono stati sottoposti a chemioterapia e in due di questi è stata osservata una risposta parziale. La sopravvivenza complessiva mediana è stata di 55 giorni (range 1-115).

Ogni qualvolta siano presenti dei linfoblasti nel sangue periferico, anche quando in piccole quantità, deve essere considerata tra le possibili diagnosi differenziali la leucemia linfoblastica acuta. Nella specie felina, come in quella canina, la prognosi è scarsa; sono necessari ulteriori studi per definire un trattamento efficace.

 

“Clinical and clinicopathological characteristics of acute lymphoblastic leukaemia in six cats” Tomiyasu H, et al. J Small Anim Pract. 2018 Dec;59(12):742-746. doi: 10.1111/jsap.12917. Epub 2018 Aug 31.

Disciplina Oncologia

imagesLa pancreatite nei gatti può avere diversi decorsi clinici. I soggetti possono essere asintomatici o presentare sintomi lievi o aspecifici fino a manifestare una grave malattia clinica con disfunzioni multiorgano alle volte letali. Prevedere la prognosi sulla base dei riscontri clinici, della diagnostica di laboratorio e di quella per immagini è difficile. L'immunoreattività della lipasi pancreatica felina (fPLI) e l'ecografia sono spesso utilizzate per stabilire una diagnosi nei gatti con segni clinici di pancreatite.

Lo scopo di questo studio retrospettivo era determinare se, nei gatti con pancreatite, alcuni parametri ecografici fossero correlati alla gravità della malattia e all'outcome.

In 42 gatti, con almeno due segni clinici compatibili con pancreatite e valori di fPLI aumentati, sono stati esaminati i seguenti parametri ecografici: spessore, superficie ed ecogenicità del pancreas, ecogenicità del tessuto adiposo peripancreatico e la presenza di ascite. I gatti sono stati classificati come sopravvissuti e non-sopravvissuti in base al fatto di essere vivi a 30 giorni di distanza dalla pancreatite.

I cambiamenti ecografici sono stati trovati in 33/42 gatti (79%). Le anomalie ecografiche più frequenti erano l’iperecogenicità del grasso peripancreatico (55%), l’ipoecogenicità del pancreas (45%) e l’ispessimento del pancreas (36%). Non è stata riscontrata alcuna correlazione tra le anomalie ecografiche e l’outcome. La concentrazione di fPLI si correlava significativamente con la prognosi.

Nei gatti con pancreatite né la presenza né l'intensità dei cambiamenti ecografici sono correlati all’outcome. Invece, il valore di fPLI costituisce un fattore prognostico negativo.

 

“Evaluation of sonographic parameters as prognostic risk factors in cats with pancreatitis - A retrospective study in 42 cats” [Article in German; Abstract available in German from the publisher] Moser K, et al. Tierarztl Prax Ausg K Kleintiere Heimtiere. 2018 Dec;46(6):386-392. doi: 10.1055/s-0038-1677391. Epub 2019 Jan 18.

Disciplina Gastroenterologia
Martedì, 29 Gennaio 2019 04:23

Gengivostomatite cronica felina

1106143774Lo scopo di questo studio era quello di indagare se la gengivostomatite cronica felina (GSCF) fosse più diffusa in un ambiente domestico in cui il gatto vive da solo o in quello in cui sono presenti altri gatti, se il numero di gatti conviventi o l'accesso all'aperto rappresentino fattori di rischio per la GSCF e se il numero di gatti conviventi costituisca un utile indicatore prognostico per il trattamento chirurgico standard.

Di ciascun gatto con GSCF sono stati registrati i seguenti dati: numero di gatti conviventi, possibilità di accesso all'esterno, numero di gatti conviventi con GSCF, outcome a distanza di 6 mesi dalla chirurgia, anamnesi indicativa di malattia delle vie aeree superiori nei gatti conviventi e informazioni di carattere demografico. Le stesse informazioni sono state raccolte da un gruppo di gatti con caratteristiche demografiche simili con diagnosi di malattia parodontale ma senza GSCF (gruppo di controllo).

Sono stati inclusi 76 gatti, di cui 36 (47%) avevano GSCF e 40 (53%) costituivano il gruppo di controllo. È risultato che i gatti con GSCF, rispetto al gruppo di controllo, provenivamo più spesso da ambienti domestici condivisi con altri gatti e che il rischio era maggiore all’aumentare del numero dei gatti conviventi. Un’anamnesi suggestiva di malattia delle vie respiratorie superiori e l'accesso all'esterno non erano associati al rischio di GSCF. Il numero di gatti conviventi non era associato all’outcome chirurgico.

Questo studio suggerisce che i gatti con GSCF provengono più frequentemente da ambienti domestici condivisi e che il rischio di sviluppare questa patologia è tanto più elevato quanto maggiore è il numero di gatti conviventi. Queste caratteristiche epidemiologiche della GSCF potrebbero far supporre un'eziologia infettiva.

“Feline chronic gingivostomatitis is more prevalent in shared households and its risk correlates with the number of cohabiting cats” Peralta S and Carney PC. J Feline Med Surg. 2019 Jan 21:1098612X18823584. doi: 10.1177/1098612X18823584. [Epub ahead of print]

images baDisturbi elettrolitici sono stati singolarmente associati con la mortalità in piccole popolazioni di gatti con condizioni specifiche, ma nessuno studio ha ancora valutato le associazioni e le interazioni tra i disturbi elettrolitici e l'outcome in un’ampia popolazione eterogenea. È stato ipotizzato che alterazioni delle concentrazioni di sodio, cloro, potassio e calcio sarebbero state indipendentemente e proporzionalmente associate alla morte per cause naturali e alla mortalità per tutte le cause nei gatti.

L'associazione tra le alterazioni delle concentrazioni degli elettroliti (sodio, potassio, cloro e calcio ionizzato) e la non-sopravvivenza è stata valutata mediante una modellizzazione multivariata.

Tutti e quattro gli elettroliti valutati avevano associazioni non lineari con i tassi di fatalità; nello specifico, le concentrazioni raggruppate attorno all'intervallo di riferimento avevano il più basso tasso di mortalità, mentre le concentrazioni progressivamente anormali (sia al di sotto del limite inferiore che al di sopra del limite superiore) erano associate ad un aumento proporzionale del rischio di non-sopravvivenza o morte.

I risultati dell’analisi suggeriscono che questi disturbi elettrolitici, considerati indipendentemente l’uno dall’altro, erano associati alla non-sopravvivenza e alla morte per cause naturali. Il presente studio suggerisce che la misurazione delle concentrazioni di elettroliti è una componente importante della valutazione dei gatti nei reparti di pronto soccorso o nelle unità di terapia intensiva. Gli studi futuri dovrebbero concentrarsi sulla conferma di queste associazioni in un’ottica prospettica che tenga conto della gravità della parologia.

 

“Multivariable analysis of the association between electrolyte disturbances and mortality in cats” Goggs R, et al. J Feline Med Surg. 2018 Dec;20(12):1072-1081. doi: 10.1177/1098612X17743564. Epub 2017 Dec 5.

Martedì, 22 Gennaio 2019 11:22

Ovariectomia ed ovarioisterectomia nelle gatte

ovario51La sterilizzazione chirurgica delle gatte è una delle procedure più comunemente eseguite nella pratica veterinaria e può essere realizzata con due tecniche diverse: l’ovarioisterectomia (OVH) o l’ovariectomia (OVE). Sebbene negli Stati Uniti e in Canada ci sia un'apparente preferenza per l’OVH, in molti paesi europei l'OVE sembra essere la tecnica più adottata per i suoi vantaggi, quali le piccole dimensioni dell’incisione chirurgica e le minori complicazioni che potrebbero conseguire alla manipolazione chirurgica dell'utero.

Lo scopo di questo studio prospettico, randomizzato in cieco era quello di confrontare il dolore postoperatorio e le complicanze a breve termine nelle gatte sottoposte a OVH oppure OVE.

Venti gatte intere sono state assegnate in modo casuale a due gruppi (OVH, n = 10 e OVE, n = 10). Il dolore è stato valutato prima dell'intervento (basale) e 1, 2, 4, 8 12 e 24 ore dopo la procedura chirurgica utilizzando delle scale di valutazione del dolore e della sedazione, alcuni parametri fisiologici e i valori di glicemia. Le complicazioni a breve termine sono state valutate nel primo periodo postoperatorio e rivalutate ai giorni 7 e 10.

Le alterazioni dei parametri cardiovascolari non erano clinicamente rilevanti, tuttavia le gatte del gruppo OVH avevano una frequenza cardiaca più elevata a T1 h rispetto al basale (p = 0,0184). Anche le glicemie del gruppo OVH erano superiori a T1 h rispetto al basale (p = 0,0135) e rispetto al gruppo OVE (p = 0,0218). La durata dell’intervento chirurgico era maggiore nel gruppo OVH (p = 0,0115). Anche se non sono state osservate differenze significative nei punteggi del dolore tra gruppi o punti temporali, le gatte del gruppo OVH avevano più frequentemente bisogno di un’analgesia di salvataggio rispetto a quelle del gruppo OVE (rispettivamente 2/10 e 0/10). Nessuna gatta ha sviluppato complicazioni durante l'intervento chirurgico, né ai giorni 7 e 10 o al momento della dimissione.

Le due tecniche chirurgiche determinano un dolore postoperatorio di intensità simile e nessuna delle due è stata associata a complicazioni nel breve termine. Pertanto, gli autori concludono che entrambe le tecniche possono essere impiegate per la sterilizzazione chirurgica delle gatte, secondo le preferenze e le competenze del chirurgo. L’OVE è comunque associata a una durata chirurgica inferiore e ad una minore necessità di analgesia di salvataggio.

 

“Postoperative pain and short-term complications after two elective sterilization techniques: ovariohysterectomy or ovariectomy in cats” Pereira MAA, et al. BMC Vet Res. 2018 Nov 8;14(1):335. doi: 10.1186/s12917-018-1657-z.

Disciplina Chirurgia generale
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