Dall'11 aprile 2003 sono stati pubblicati 6886 articoli

AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Visualizza articoli per tag: Uomoanimale

Domenica, 02 Febbraio 2020 14:46

A proposito del nuovo coronavirus cinese

coronacinaRiceviamo con preghiera di pubblicazione il contributo di Giovanni Di Guardo (UniTE) sul coronavirus 2019 nCoV.

I prestigiosi Centers for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta hanno dichiarato già da diversi anni che le “malattie infettive emergenti” sarebbero causate per il 60-70% da agenti biologici a dimostrato o sospetto potenziale zoonosico, vale a dire capaci di attuare il cosiddetto “salto di specie” da animale a uomo. Non costituirebbe un’eccezione alla sopra citata premessa anche il nuovo coronavirus cinese, noto con l’acronimo “2019-nCoV” (“2019-novel CoronaVirus”) e che è stato appena innalzato a cura dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) al livello di “emergenza globale”, avendo finora causato in Cina oltre 200 decessi. Da due diverse specie di serpenti velenosi presenti ed impiegati a scopo alimentare in Cina, infatti, il virus 2019-nCoV sarebbe passato agli esseri umani, previa “ricombinazione genetica” con un altro coronavirus proveniente dai pipistrelli. Tale ipotesi, tuttavia, alimenta seri dubbi all’interno della Comunità Scientifica, visto e considerato che i rettili non sarebbero suscettibili ai coronavirus, diversamente da mammiferi e volatili. In ogni caso, sembra più che plausibile che il caso o i casi iniziali d’infezione da 2019-nCoV abbiano avuto origine da un “serbatoio” animale, analogamente ai due coronavirus della SARS e della MERS, che avrebbero compiuto il famigerato "salto di specie" passando rispettivamente all'uomo dai pipistrelli e da cammelli e dromedari.
Come normalmente avviene per tutte le infezioni da virus respiratori, la trasmissione del contagio da pazienti infetti a individui sani si realizza a seguito di stretti, prolungati e/o reiterati contatti fra gli uni e gli altri. Ciò rende facilmente comprensibile come proprio nella Repubblica Popolare Cinese possa aver avuto la propria culla d’origine (anche) quest’ultima epidemia, che al pari di tutte le altre causate da virus respiratori - influenzavirus e coronavirus della SARS, tanto per citare due esempi eloquenti - avrebbe “beneficiato” di una serie di condizioni “ottimali”, rappresentate per l’appunto dall'eccessiva densità demografica umana e animale, dall'elevata promiscuità uomini-animali, nonché da certi stili di vita e abitudini alimentari. Queste avrebbero agito come fattori in grado di “metter le ali” al virus 2019-nCoV, alla medesima stregua di quanto già fatto nel caso dei virus influenzali e della SARS.
Per quanto poi concerne le misure “draconiane” adottate dalle Autorità Sanitarie Cinesi ai fini del contenimento del virus 2019-nCoV, che ha già fatto registrare casi d’infezione non soltanto in diversi Paesi Asiatici, ma anche in Australia, in Nord America ed in Europa, penso che le stesse siano da ritenersi particolarmente adeguate, al pari di quelle messe in campo (anche) nel nostro Paese (dove sono stati appena accertati i primi casi d’infezione in due turisti cinesi). Facendo opportuno riferimento, in proposito, all’ineludibile premessa della “Scienza basata sull’evidenza”, è bene sottolineare che, allorquando ci si confronti con qualsivoglia “minaccia per la salute pubblica” - come nel caso di questo nuovo coronavirus, nei cui confronti un vaccino potrebbe esser disponibile non prima di diversi mesi -, ed in attesa che la Comunità Scientifica ne possa delineare con precisione e con i “tempi di manovra” all’uopo necessari (!!!) i relativi caratteri e contorni, dovrebbe scendere prepotentemente in campo il cosiddetto “principio di precauzione” (di cui si è fatta grande, imperitura memoria con la drammatica epidemia di “morbo della mucca pazza”), che come fine primo e ultimo ha quello, per l’appunto, di limitare quanto più possibile o, per meglio dire, far tendere “a zero” il rischio di esposizione umana.

Domenica, 17 Novembre 2019 17:09

Morbillo e amnesia immunitaria

measleIl virus del morbillo è responsabile di oltre 100.000 decessi ogni anno, molti dei quali sono causati da infezioni secondarie. Il virus del morbillo, infatti, ha la capacità di infettare le cellule immunitarie e danneggiarle funzionalmente, causando una soppressione immunitaria acuta. Studi epidemiologici hanno dimostrato un aumento della morbilità e della mortalità nei soggetti che hanno contratto il morbillo, anche a distanza di diversi anni dall’infezione. I motivi per cui ciò accada non sono del tutto compresi, ma è stato ipotizzato che l'infezione sostenuta dal virus del morbillo causi danni, non solo acuti ma anche a lungo termine, alla memoria immunitaria.

A questo proposito, gli autori di un recente studio hanno volute identificare e quantificare gli effetti a lungo termine del morbillo sul sistema immunitario.

SCIVAC Rimini Web

eveditoria Editoria Scientifica

Questo sito web utilizza cookie propri e di terze parti. Se chiudi il banner ne accetti l'utilizzo.