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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

dairy vaccinationLa selezione di ceppi batterici resistenti è una evenienza che sta coinvolgendo il mondo intero; l’abuso o l’impiego scorretto degli antibiotici sta alla base di questa preoccupazione che minaccia la salute pubblica e quella animale. Alcuni paesi europei, come Paesi Bassi, Belgio e Danimarca, hanno adottato metodi per quantificare l’uso di antibiotici nel contesto dell’azienda agricola. Nel 2014, la Società Veterinaria operante nel settore zootecnico (SIVAR) ha lanciato un software, disponibile per tutti i membri, con l’obiettivo di quantificare l’effettivo utilizzo degli antibiotici all’interno delle aziende. Il software utilizza il sistema “Defined Daily Dose” (DDD, dose definita giornaliera), raccomandato dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità, per controllare l’uso di antibiotici umani) e dall’EMA (European Medicines Agency, per controllare l’uso di antibiotici zootecnici). Questo stesso sistema è impiegato, seppur con alcune differenze nel processo di calcolo, nei Paesi Bassi, in Belgio e in Danimarca. La SIVAR ha deciso di adottare il sistema di calcolo scelto dai Paesi Bassi a causa del loro ruolo di avanguardia nel settore lattiero-caseario.

Il presente studio, condotto in collaborazione con SIVAR presso aziende lattiero-casearie del Piemonte, ha come obiettivo principale quello di accertare la quantità media di antibiotico utilizzato e le sue modalità di impiego mediante il sistema “Defined Daily Dose on a year” (DDD/y, dose definita giornaliera su base annua). I risultati sono stati quindi confrontati con quelli olandesi, adottando gli stessi riferimenti attualmente utilizzati nei Paesi Bassi. Lo scopo secondario dello studio è quello di suggerire possibili modi per migliorare il software impiegato per calcolare la DDD/y per ogni azienda in funzione del tipo di antibiotico utilizzato e della categoria specifica di animali (vacche, giovenche e vitelli in allattamento).

Sono stati analizzati i dati relativi ai trattamenti antibiotici effettuati in un gruppo costituito da 15 aziende casearie appositamente selezionato in modo da riflettere la situazione media delle aziende casearie della regione, facendo riferimento alle statistiche ufficiali fornite dalla Banca Dati Nazionale dell'Anagrafe Zootecnica (BDN).

Lo studio riporta i risultati preliminari di un progetto più ampio che ha l'obiettivo di valutare l'effettivo utilizzo di antibiotici e le modalità d’impiego, con la finalità di ridurre l'uso di antibiotici in questo settore zootecnico.

L'utilizzo di antibiotici, misurato come valore medio di DDD/y, è risultato essere maggiore in Piemonte (2,4) rispetto ai Paesi Bassi (2,1; limite massimo ammesso: 4); ciò significa che la pressione selettiva sui batteri esercitata dall'uso di antibiotici è superiore a quella olandese. La differenza effettiva non è tuttavia così evidente come ci si potrebbe aspettare. La mancanza di normative specifiche che regolamentarizzino la DDD/y in Italia, ha fatto sì che l’applicazione delle normative europee sull'uso degli antibiotici per il bestiame abbiano mantenuto il valore medio della DDD/y delle aziende lattiero-casearie all’interno di un livello accettabile, ma non ancora ottimale. Uno dei motivi principali di ciò è che l'uso di antibiotici ha un forte impatto economico sull'azienda agricola; gli antibiotici costano e il loro utilizzo sulle vacche in lattazione impedisce la vendita del latte, con un impatto economico sulla redditività dell'intera azienda.

Il problema più rilevante riguardo l'uso di antibiotici in Piemonte è legato ai gruppi di molecole antibiotiche che vengono prevalentemente utilizzati. Infatti, in questa regione, le cefalosporine (sia di terza che di quarta generazione) e i chinoloni, che sono in cima alla lista degli agenti antimicrobici di importanza veterinaria redatti dall'Organizzazione mondiale per la salute degli animali (OIE), sono due dei tre gruppi di molecole più utilizzati nelle aziende lattiero-casearie.

Dal momento che in Italia non esiste una lineaguida comune per ridurre l’uso di antibiotici che si basi su dei limiti stabiliti per la DDD/y, gli autori dello studio suggeriscono alla SIVAR di impiegare un sistema di calcolo della DDD/y più vicino a quello olandese e di adottare gli stessi riferimenti attualmente in vigore nei Paesi Bassi, con la finalità di iniziare a costruire un sistema europeo comune per ridurre l'uso di antibiotici.
Queste misure, se applicate su vasta scala nei territori dell’unione europea, ridurrebbero il rischio complessivo di sviluppare ceppi batterici resistenti agli antibiotici. L’impegno sinergico di agricoltori e veterinari nella gestione del benessere del bestiame costituisce il fulcro della riduzione al minimo dell'uso di antibiotici nel settore zootecnico nell'UE.

 

“Dairy farms sustainable antibiotic usage monitored to extimate the risk of selecting antibiotic resistant bacteria at farm level, Italy: first result” Lazzarino LL, Massaglia S, Ferrero A.

 “Dairy farms sustainable antibiotic usage monitored to extimate the risk of selecting antibiotic resistant bacteria at farm level, Italy: first result” Lazzarino LL, Massaglia S, Ferrero A.

Disciplina Altro
Lunedì, 18 Marzo 2019 03:03

Oli essenziali nelle vacche da latte

oilI risultati di recenti studi sperimentali in vitro suggeriscono che gli oli essenziali (OE) possono non solo influenzare le fermentazioni ruminali, ma anche modulare l'assorbimento di cationi, quali Na+, Ca2+ e NH4+, attraverso l’epitelio ruminale di bovini e ovini, mediante l'interazione diretta con proteine di trasporto epiteliali.

Questo studio si è posto l’obiettivo di verificare in vivo questa ipotesi testando l'effetto di una miscela di OE sullo stato dei cationi e sull'efficienza alimentare dei mangimi nelle vacche in lattazione.

L'esperimento è stato condotto su 72 vacche in lattazione divise in due gruppi di 36 animali ciascuno, alimentate con la stessa dieta con o senza l’aggiunta della miscela di OE, in un disegno cross-over 2 × 2. Nel corso dello studio sono stati monitorati l’assunzione di cibo, la produzione e la composizione del latte, e infine sono stati analizzati campioni di sangue e di urina.

La dieta supplementata con la miscela di OE ha determinato un aumento nella produzione di latte e del suo contenuto in grassi e proteine, così come dell’efficienza alimentare dei mangimi; diversamente le concentrazioni di urea nel plasma e nel latte si sono ridotti. Infine, le concentrazioni plasmatiche di calcio sono aumentate significativamente.

Questi risultati supportano l'ipotesi che un maggiore assorbimento di cationi possa contribuire agli effetti benefici degli OE.

 

“Dietary supplementation of essential oils in dairy cows: evidence for stimulatory effects on nutrient absorption” Braun HS, et al. Animal. 2019 Mar;13(3):518-523. doi: 10.1017/S1751731118001696. Epub 2018 Jul 20.

AI

L'obiettivo di questo studio era quello di confrontare il tasso di gravidanza per inseminazione artificiale ottenuto mediante inseminazione con seme convenzionale (SC) o con seme sessuato (SS) in vacche da latte sottoposte a uno dei tre protocolli di sincronizzazione degli estri.

A questo scopo 356 vacche sono state sottoposte, in modo randomizzato, alla sincronizzazione degli estri con i protocolli Ovsynch (OVS), Presynch-Ovsynch (PO) o Double-Ovsynch (DO) e inseminate al giorno 77±3 post-parto con SS congelato (n = 182) o con SC (n = 184) prelevato dal medesimo toro.

La sincronizzazione ha aumentato la percentuale delle vacche cicliche (p <0,01), raggiungendo il valore maggiore nel gruppo sottoposto al protocollo DO (OVS = 78,5%, PO = 85,1%, DO = 95,6%). Complessivamente, la sincronizzazione aumentava il tasso di gravidanza per inseminazione (sia impiegando lo SS che utilizzando lo SC) sia al 31° giorno (OVS = 35,5%, PO = 47,1%, DO = 48,3%) che al 62° giorno (OVS = 30,1%, PO = 43,8%, DO = 43,9%). Invece, indipendentemente dal protocollo di sincronizzazzione impiegato, l'inseminazione con SS ha ridotto il tasso di gravidanza per inseminazione artificiale rispetto allo SC (p <0,02) al 31° giorno (38,1% vs 50,6%) e al 62° giorno (34,5% vs 45,6%). Non è stata osservata alcuna interazione tra il protocollo di sincronizzazione utilizzato e la tipologia di seme per quanto riguarda il tasso di gravidanza per inseminazione artificiale; tuttavia le vacche inseminate con SC avevano mostrato un tasso di gravidanza per inseminazione maggiore quando sincronizzate con il protocollo PO (OVS = 42,0%, PO = 59,3%, DO = 49,0%) mentre in quelle inseminate con SS il tasso di gravidanza per inseminazione era maggiore in quelle sincronizzate con il protocollo DO (OVS = 27,9%, PO = 35,5%, DO = 47,6%).

Gli autori concludono che la presincronizzazione ha migliorato il tasso di gravidanza per inseminazione artificiale sia nelle vacche inseminate con SC che in quelle inseminate con SS.

 

“Fertility of lactating dairy cows inseminated with afterOvsynch, Presynch-Ovsynch and Double-Ovsynch protocols” Karakaya-Bilen E, et al. Reprod Domest Anim. 2018 Oct 16. doi: 10.1111/rda.13363. [Epub ahead of print]

Disciplina Riproduzione

3 28Le diete ricche di carboidrati possono aumentare l'escrezione urinaria di cromo (Cr) e, di conseguenza, aumentarne il fabbisogno.

Questo studio aveva la finalità di valutare l'influenza esercitata dal tipo di cereale (orzo o mais) e dalla supplementazione di Cr sull'assunzione di cibo, sul comportamento alimentare e sull'aumento di peso nei vitelli da latte.

Quarantotto vitelli neonatali femmine di razza Holstein sono stati assegnati in maniera randomizzata a quattro diete sperimentali. Le diete erano a base di orzo (DBO) o a base di mais (DBM) integrata o meno con Cr sottoforma di Cr-metionina. Nella fase pre-svezzamento (dal 3° al 73° giorno di vita) il cromo è stato aggiunto nel latte; dopo lo svezzamento (dal 74° al 94° giorno di vita) è stato aggiunto in acqua preriscaldata.

Nella fase pre-svezzamento, la durata del pasto tendeva ad aumentare nei vitelli alimentati con la DBO rispetto a quelli alimentati con la DBM. Nella fase post-svezzamento, la quantità di alimento, l'intervallo di tempo tra i pasti e il tasso di alimentazione aumentavano parallelamente; diversamente, la frequenza dei pasti e il tempo di alimentazione diminuivano nel gruppo alimentato con la DBO rispetto al gruppo alimentato con la DBM. Nella fase pre-svezzamento, nei gruppi in cui la dieta era supplementata con Cr, l'efficienza alimentare, il peso corporeo al momento dello svezzamento e la circonferenza cardiaca aumentavano mentre i comportamenti orali a fini non-nutritivi tendevano a diminuire. Nella fase post-svezzamento, la supplementazione di Cr è risultata correlata ad una maggiore frequenza dei pasti ma non ad un aumento del tempo dedicato a questi, esitando comunque in un’aumentata assunzione di mangime starter. La supplementazione di Cr nelle fasi pre- e post-svezzamento, aumenta l’assunzione di alimento starter, il peso corporeo finale, l’incremento di peso giornaliero medio e la circonferenza del cuore. Nei vitelli alimentati con DBO e supplementata con Cr, l'aumento della frequenza e della durata della ruminazione ha determinato un aumento complessivo del tempo di ruminazione.

In conclusione, la tipologia di cereale non ha esercitato alcuna influenza sull'assunzione di mangime e sulle prestazioni di crescita; diversamente, la supplementazione di Cr, aumentando la frequenza dei pasti, ha ridotto i comportamenti orali a fini non-nutritivi e aumentato l'assunzione di mangime starter, migliorando così le prestazioni di crescita.

 

“Grain source and chromium supplementation: effects on feed intake, meal and ruminationpatterns, and growth performance in Holstein dairy calves” Kargar S, et al. Animal. 2018 Oct 29:1-7. doi: 10.1017/S1751731118002793. [Epub ahead of print]

vitello34243Negli ultimi anni, sono stati indagati il ruolo e le funzioni della kisspeptina (Kp). Recentemente, si è scoperto che la kisspeptina 10 (Kp10) è implicata nella stimolazione dell'asse ipotalamo-ipofisi-gonadi.

Lo scopo di questo studio era quello di valutare le concentrazioni ematiche di Kp10 nel primo periodo post-partum nella vacca da latte.

Campioni di sangue sono stati prelevati da 40 vacche da latte 10 (T10), 12 (T12), 14 (T14) e 16 (T16) giorni dopo il parto per la misurazione delle concentrazioni di progesterone (P4), estrogeni (E2) e Kp.

Dopo un plateau iniziale, la Kp10 è aumentata significativamente a T14 e diminuita a T16. I valori sierici di P4 ed E2 sono rimasti nell'intervallo fisiologico. È possibile che la Kp10 abbia stimolato il rilascio di GnRH ipotalamico, così come la secrezione di gonadotropina ipofisaria, promuovendo in questo modo la crescita follicolare e l'aumento delle concentrazioni di E2 che potrebbero, a loro volta, aver stimolato la liberazione di Kp10 attraverso un meccanismo di feedback positivo.

Questi risultati possono essere d’ausilio nella comprensione del complesso meccanismo neuro-endocrino che sta alla base della ripresa della ciclicità ovarica nella vacca da latte.

 

“Kisspeptin in the early post-partum of the dairy cow” Rizzo A, et al. Reprod Domest Anim. 2018 Aug 31. doi: 10.1111/rda.13325. [Epub ahead of print]

Disciplina Riproduzione

Digital amputation chronic septic arthritis in mature milking dairy cowLa zoppia nella specie bovina è una questione preoccupante nell’ambito del benessere animale, ed è associata a importanti perdite economiche nel contesto dell’allevamento dei bovini da carne. L'infezione dell'articolazione interfalangea distale provoca una zoppia grave e, se non trattata, ha una prognosi infausta. La diagnosi di infezione dell’articolazione interfalangea distale è impegnativa su campo.

Lo scopo di questo studio era quello di determinare i fattori associati all'artrite settica dell’articolazione interfalangea distale nei bovini da carne.

Lo studio ha incluso 39 bovini da carne con zoppia ad un arto. Le alterazioni radiografiche e la citologia del liquido sinoviale dell’articolazione interfalangea distale sono stati usati per definire la presenza (casi) o l'assenza (controlli) dell'infezione.

La presenza di un gonfiore asimmetrico a livello di fascia coronarica del piede colpito e un punteggio di zoppia ≥4/5 aumentavano significativamente la probabilità di diagnosi di artrite settica dell’articolazione interfalangea distale (rispettivamente odds ratio [OR] = 63,2 per il gonfiore della fascia coronarica e OR = 120 per il punteggio di zoppia).

Una semplice valutazione di routine della zoppia potrebbe essere utilizzata su campo per riconoscere rapidamente l'infezione dell’articolazione interfalangea distale nei bovini da carne zoppi.

 

“Factors associated with septic arthritis of the distal interphalangeal joint in beef cattle: A case-control study” Chamorro MF, et al. The Veterinary Journal Volume 244, February 2019, Pages 104-111

Disciplina Ortopedia

Medscand Cytobrush Plus 1Gli obiettivi di questo studio erano i seguenti: (1) valutare la riproducibilità della conta dei neutrofili polimorfonucleati (conta PMN) in cinque diversi siti dell’endometrio (corpo uterino, base del corno sinistro, base del corno destro, punta del corno sinistro e punta del corno destro) e (2) determinare l'agreement relativamente alla diagnosi di endometrite subclinica (ES) tra i diversi siti endometriali valutati.

Il campionamento nei 5 siti dell'endometrio è stato effettuato usando la tecnica del cytobrush da 40 vacche da latte tra il 28° e il 34° giorno post-partum.

Per quanto riguarda la conta PMN, il sito associato alla maggiore riproducibilità è risultato essere la base del corno destro. Ventotto delle 40 vacche non hanno mostrato segni clinici di endometrite e sono state utilizzate per la valutazione dell’agreement per la diagnosi di ES. Utilizzando un valore di cut-off della conta PMN ≥5% l’agreement per la diagnosi di ES era maggiore tra la base del corno destro e la punta del corno destro (κ=0,84); utilizzando un cut-off ≥18%, invece, l’agreement era maggiore tra la base del corno destro e la punta del corno sinistro (κ=1,0).

I risultati di questo studio suggeriscono che la sede migliore per il campionamento con cytobrush sia la base del corno destro. La probabilità di diagnosticare una ES (PMN ≥ 5%) sulla base di un singolo campionamento cytobrush era del 51,0%; pertanto gli autori consigliano di effettuare sempre almeno un secondo campionamento al fine di migliorare l’accuratezza di questo test.

 

“Reproducibility of endometrial cytology using cytobrush technique and agreement for the diagnosis of subclinical endometritis between five predefined endometrial sites” Pothmann H, et al. Reprod Domest Anim. 2018 Oct 24. doi: 10.1111/rda.13367. [Epub ahead of print]

Disciplina Riproduzione

dairyLe situazioni di stress possono causare un calo delle concentrazioni sieriche di cromo (Cr) a causa dell’aumentata escrezione urinaria di tale minerale e delle maggiori richieste dell’organismo.

L'obiettivo di questo studio era quello di indagare gli effetti della supplementazione di Cr sulle performance di crescita, sul comportamento alimentare, sui metaboliti e ormoni ematici, sugli indicatori dello stress ossidativo e sulla cinetica del glucosio e dell’insulina nei vitelli da latte svezzati, durante la stagione estiva.

In totale, 48 vitelli Holstein femmine (63 giorni di età; 77,0 ± 1,45 kg di peso) sono stati assegnati in maniera randomizzata a uno dei due trattamenti: il gruppo di controllo non ha ricevuto alcuna supplementazione di Cr, mentre il gruppo di trattamento ha ricevuto una supplementazione con cromo-metionina in base al peso corporeo e modificata settimanalmente (per un totale di 4 settimane) in funzione dell’incremento ponderale.

I risultati hanno mostrato che, nei vitelli da latte, la supplementazione di Cr nella dieta riduceva il punteggio fecale, modificava il pattern di ruminazione, aumentava la capacità antiossidante aumentando la concentrazione sierica di catalasi, ma non ha influenzato le performance di crescita, lo stato metabolico o il metabolismo periferico del glucosio e dell'insulina.

 

“Effect of chromium supplementation on growth performance, meal pattern, metabolic and antioxidant status and insulin sensitivity of summer-exposed weaned dairy calves” Mousavi F, et al. Animal. 2018 Oct 2:1-7. doi: 10.1017/S1751731118002318. [Epub ahead of print]

Venerdì, 16 Novembre 2018 10:10

Microbiota ruminale nelle vacche in lattazione

cbd9143c7ed50edaUno studio si è posto l’obiettivo di valutare le differenze nella composizione del microbiota ruminale tra vacche da latte ad alta produzione e vacche da latte a bassa produzione sottoposte alle medesime condizioni dietetiche.

Sono state incluse nello studio 16 vacche in lattazione, suddivise in due gruppi in base alla resa: gruppo ad alta produzione (HY, high-yield) e gruppo a bassa produzione (LY, low-yield). Il ventunesimo giorno sono stati prelevati campioni del contenuto ruminale per analizzarne la composizione del microbiota. Durante il periodo di studio sono state misurate giornalmente l’assunzione di sostanza secca e la produzione di latte; diversamente, la composizione del latte è stata valutata 3 volte a settimana.

Il latte del gruppo LY tendeva ad avere più grasso (p= 0,08), proteina (p= 0,01) e contenuto di solidi totali (p= 0,04) rispetto a quello del gruppo HY; d’altro canto il gruppo HY aveva un maggiore contenuto di propionato ruminale (p= 0,08) e concentrazioni maggiori di acidi grassi volatili (p= 0,02). L'analisi del microbiota intestinale ha messo in evidenza differenze significative nella composizione della popolazione batterica ruminale tra il gruppo HY e il gruppo LY. L'abbondanza di Ruminococcus 2, Lachnospiraceae e Eubacterium coprostanoligenes era significativamente più alta nel gruppo HY rispetto al gruppo LY. Bacteroides, Ruminococcus 2 e Candidatus-Saccharimonas erano inoltre positivamente correlati con il contenuto ruminale di propionato  (r> 0,4, p<0,05). 

I risultati di questo studio migliorano la comprensione della sintesi batterica all'interno del rumine e rivelano un importante meccanismo alla base delle differenze nella produttività delle vacche da latte.

 

“Illumina sequencing analysis of the ruminal microbiota in high-yield and low-yield lactating dairy cows” Tong J et al. PLoS One. 2018 Nov 13;13(11):e0198225. doi: 10.1371/journal.pone.0198225. eCollection 2018.

Disciplina Gastroenterologia

MRBQuesto studio è stato progettato con l’obiettivo di valutare l'efficacia di una nuova combinazione di florfenicolo/meloxicam (FM) nei vitelli con malattia respiratoria bovina.

A questo scopo, 90 vitelli sono stati infettati sperimentalmente mediante deposizione intratracheale di Mannheimia haemolytica. Sono stati inclusi solo i soggetti (n=84) che, a seguito dell’infezione avevano mostrato un rialzo termico > 39,5 °C e un punteggio clinico totale combinato (PCTC) maggiore o uguale a 3. I vitelli sono stati assegnati in modo casuale a uno di tre gruppi di trattamento: gruppo FM, trattati con la combinazione di florfenicolo/meloxicam; gruppo FF, trattati con la combinazione di florfenicolo/flunixina; gruppo di controllo (GC) trattati con soluzione fisiologica.

La temperature rettale e il PCTC dei vitelli dei gruppi FM e FF erano costantemente inferiori rispetto a quelli dei vitelli del GC (P <0,001). Inoltre, alla fine dello studio, è stata osservata un'alta percentuale di guarigione clinica nei vitelli trattati con FM (100%) o con FF (96,6%), mentre la guarigione era meno frequente nel GC (29,6%). È interessante notare che i vitelli del gruppo FM sono stati curati con successo più spesso rispetto ai vitelli del gruppo FF (P <0,05) e con una percentuale più bassa di recidiva clinica (P = 0,05).

Questi risultati sottolineano l'elevata efficacia della combinazione di florfenicolo/meloxicam, coerentemente con le proprietà farmacocinetiche dei due principi attivi.

 

“Treatment of experimentally induced bovine respiratory disease in young calves with a singleadministration of a combination of florfenicol and meloxicam” Achard D, et al. Vet Rec. 2018 Nov 3;183(17):535. doi: 10.1136/vr.104795. Epub 2018 Sep 5.

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