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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

230117 landgate farm cattle P1010736Studi precedenti hanno dimostrato che la gravità delle lesioni polmonari valutata, al momento della diagnosi di broncopolmonite (BP), mediante ecografia toracica (ECO-t) è in grado di predire la morte nei manzi che, a seguito della diagnosi, non sono stati sottoposti ad alcun tipo di trattamento. Attualmente non ci sono studi in letteratura che confermino che tali lesioni polmonari rilevate tramite ECO-t siano associate ad outcome negativi nei bovini con BP che, a seguito della diagnosi, siano stati sottoposti ad una terapia medica.

L’obiettivo di questo studio era quello di indagare se la gravità delle lesioni polmonari rilevate con ECO-t influenzasse il tasso di recidiva e l’incremento ponderale medio giornaliero (IPMG) dei bovini da carne alla prima diagnosi di BP.

Lo studio ha incluso 93 manzi e 51 giovenche sottoposti ad ECO-t eseguita dallo stesso operatore che, attraverso dei video di 16 secondi, ha valutato la profondità massima e l’estensione (area) delle aree di consolidamento polmonare, il numero massimo di code di cometa elo spessore massimo del versamento pleurico. L’IPGM individuale è stato calcolato tra 1 e 120 giorni dopo la diagnosi.

La massima profondità cui si trovavano le aree di consolidamento polmonare è risultata essere associata ad un più alto rischio di recidiva (odds ratio [OR] 1,3) e ad un minore IPMG (-34 g per ogni cm di profondità). Anche l'estensione massima delle aree di consolidamento polmonare era associata a un rischio di recidiva più elevato (OR 1,052 per ogni cm2) ma, diversamente, non era associata con variazione dell’IPMG. Infine, né le code di cometa né lo spessore del versamento pleurico erano associati al rischio di recidiva o alla riduzione dell’IPMG.

Gli autori concludono che stabilire la profondità massima e l’estensione delle aree di consolidamento polmonare mediante ECO-t al momento della prima diagnosi di BP può fornire utili informazioni prognostiche nei bovini da carne.

 

“Association of lung lesions measured by thoracic ultrasonography at first diagnosis of bronchopneumonia with relapse rate and growth performance in feedlot cattle” Timsit E, et al. J Vet Intern Med. 2019 May;33(3):1540-1546. doi: 10.1111/jvim.15483. Epub 2019 Mar 22.

bov urineLa concentrazione urinaria (CU) fornisce informazioni clinicamente utili riguardanti lo stato di idratazione e la funzionalità renale.

L’obiettivo di questo studio era quello di stabilire quale dei seguenti parametri fosse più idoneo per valuatre la CU nei bovini da latte: peso specifico urinario misurato con rifrattometro ottico (USG-R), peso specifico urinario valutato mediante dipstick Multistix-SG (USG-D), conduttività elettrica urinaria quantificata mediante un misuratore di conduttività OAKTON Con 6 (CEU), colore dell'urina (Colore-U) utilizzando una scala di tonalità a 8 punti e, infine, concentrazione della creatinina urinaria (Crea-U).

I campioni di urina sono stati prelevati da 20 vacche Holstein-Frisona nel periodo peripartum mediante stimolazione perineale o cateterizzazione uretrale e, da tali campioni, sono stati determinati l’osmolalità urinaria (Osm-U, metodo di riferimento), USG-R, USG-D, CEU, Colore-U e CreaU. Il soggetto era considerato in uno stato di ipoidratazione se aveva una OsmU ≥800 mOsm/kg.

Il test migliore per diagnosticare uno stato di ipoidratazione era il USG-R con un valore di cut-off ottimale ≥1.030. Il secondo test migliore era la CEU con un valore di cut-off ≥ 23,7 mS/cm, seguito dalla CreaU con un cut-off ≥95,3 mg/dL e il Colore-U con un cut-off ≥4. Il peso specifico urinario misurato mediante dipstick ha dimostrato delle performance scadenti.

Gli autori concludono che il USG-R e la CEU rappresentano metodi pratici e sufficientemente accurati per misurare la CU nei bovini da latte. Il colore delle urine ha un'utilità clinica moderata per valutare la CU, ma ha il vantaggio di essere un test a costo zero; diversamente il dipstick non è raccomandato per la valutazione della CU.

 

“Clinical utility of urine specific gravity, electrical conductivity, and color as on-farm methods for evaluating urine concentration in dairy cattle” Megahed AA, et al. J Vet Intern Med. 2019 May;33(3):1530-1539. doi: 10.1111/jvim.15502. Epub 2019 Apr 25.

Disciplina Nefrologia-Urologia

mastIl batterio Escherichia coli causa, in tutto il mondo, un numero significativo di casi di mastite clinica nei bovini da latte. La sensibilità antimicrobica di E. coli è importante per la salute umana e animale. Studi di sorveglianza hanno rilevato che l'efficacia della maggior parte degli antibiotici è sostanzialmente preservata, ma è stata segnalata la presenza di colonie di E. coli isolate da casi di mastite clinica che producono beta-lattamasi in grado di conferire una resistenza multi-farmaco.

Lo scopo di questo studio era quello di stabilire se un terreno di agar MacConkey integrato con 8 mg/L di ceftiofur (MC-CEF) possa essere uno strumento utile per identificare, tra le colonie di E. coli isolate dai casi di mastite bovina, quelle resistenti alle cefalosporine e quelle multiresistenti.

Sono state isolate 773 colonie di E. coli da campioni prelevati da 80 allevamenti da latte del Nord Italia. Sono state selezionate un totale di 105 di queste colonie, di cui 53 scelte in maniera randomizzata e assegnate al gruppo “random”, e le altre 52 selezionate sulla base della resistenza al ceftiofur valutata tramite diffusione su MC-CEF (gruppo “cef-resistente”). La concentrazione minima inibitoria (MIC, minimum inhibitory concentration) è stata utilizzata per testare la sensibilità antimicrobica fenotipica a 16 antibiotici.

I risultati MIC hanno confermato la resistenza al ceftiofur nel 73,1% (38/52) delle colonie del gruppo “cef-resistente”, mentre tutte le colonie del gruppo “random” erano sensibili al ceftiofur. Confrontando i valori di MIC di ciascuno degli antibiotici testati tra i due gruppi oggetto di studio, è emerso che le colonie batteriche resistenti al ceftiofur presentavano frequenze significativamente più elevate di resistenza ad antimicrobici diversi dal ceftiofur rispetto al gruppo “random”. La resistenza multi-farmaco era significativamente più frequente nel gruppo “resistente” (73,1%) rispetto al gruppo “random” (17%).

I risultati hanno mostrato che il terreno MC-CEF può essere un utile strumento per identificare colonie di E. coli resistenti alle cefalosporine e multi-farmaco resistenti nelle aziende lattiero-casearie, senza necessità di ricorrere alla MIC.

 

“Identification of Multidrug-Resistant Escherichia coli from Bovine Clinical Mastitis Using a Ceftiofur-Supplemented Medium” Locatelli C, et al. Foodborne Pathog Dis. 2019 May 17. doi: 10.1089/fpd.2018.2598. [Epub ahead of print]

Disciplina Farmacologia
Martedì, 30 Aprile 2019 19:13

Papillomavirus bovino

BPVI Papillomavirus sono, tra i virus animali, quelli con la più vasta diffusione, considerato che molti ospiti possono albergare anche più specie differenti.

L’obiettivo di questo studio era quello di valutare il profilo ematologico e immunofenotipico di bovini infetti dal Papillomavirus bovino (BPV, bovine papillomavirus).

A questo scopo, sono stati prelevati campioni di sangue da 10 soggetti con manifestazione clinica cutanea di BPV e da soggetti senza papillomatosi clinica (gruppo di controllo).

Dal confronto tra i profili ematologici di questi 2 gruppi è emerso che gli individui infetti con il BPV presentano una riduzione significativa dell’emoglobina e dell’ematocrito. I risultati hanno, inoltre, evidenziato un aumento delle cellule natural killer nel gruppo di animali infetti rispetto al gruppo di controllo, così come una riduzione delle cellule T γδ+ e del rapporto CD4+/CD8+. Infine, è stato osservato che l’infezione indotta dalla presenza del virus stimola la risposta infiammatoria dei linfociti T CD8+, coinvolti nella produzione di IFN-γ e di IL-17.

Questi risultati, sebbene esclusivamente preliminari, forniscono informazioni per una più completa comprensione dei meccanismi immunitari che si innescano nei bovini infetti dal BPV.

 

“Haematological and immunophenotypic evaluation of peripheral blood cells of cattle naturallyinfected with bovine papillomavirus” Bassi PB, et al. Vet J. 2019 Feb;244:112-115. doi: 10.1016/j.tvjl.2018.12.004. Epub 2018 Dec 21.

Domenica, 28 Aprile 2019 23:14

Endotossine nei vitelli diarroici

CalfDiarrheaUno studio prospettico osservazionale ha indagato se il lipopolisaccaride (LPS) fosse presente nel plasma dei vitelli con diarrea. Il secondo obiettivo consisteva nel determinare se la concentrazione plasmatica di LPS fosse correlata con le variabili cliniche, ematologiche, biochimiche e con l’assetto acido-base e, infine, se la concentrazione di LPS diferisse tra i vitelli diarroici sopravvissuti e quelli non sopravvissuti.

Sono stati inclusi 34 vitelli di età inferiore a 28 giorni, ricoverati e trattati per la diarrea, e 30 vitelli sani come gruppo di controllo. Sono stati raccolti i dati demografici, i riscontri dell’esame fisico, i parametri emogasanalitici e biochimici e l’outcome. La concentrazione plasmatica di LPS è stata determinata, sia nei vitelli diarroici sia nel gruppo di controllo, usando un saggio ELISA specifico per il bovino.

La concentrazione plasmatica di LPS era significativamente più alta nei vitelli diarroici rispetto ai sani (mediana 0,99 ng/ml vs 0,88 ng/ml; P <0,001) e nei non sopravvissuti rispetto ai sopravvissuti (mediana 1,04 ng/ml vs 0,98 ng/ml; P<0,001). La concentrazione plasmatica di LPS era più alta nei vitelli diarroici di razze da carne rispetto a quelli di razze da latte (1,07 ng/ml vs 0,99 ng/ml; P<0,001). Nei vitelli con diarrea, la concentrazione plasmatica di LPS è risultata essere correlata con: la concentrazione di l-lattato, l’ipoglicemia, gli ioni forti non misurati, la concentrazione di Mg2+ e di fosfato e con l’attvità dell’aspartato aminotransferasi.

Questo studio evidenzia un ruolo potenziale del LPS nella patogenesi delle alterazione metaboliche, quali l'iperlattatemia, l'ipoglicemia e l'aumento della concentrazione di anioni forti non misurati, nei vitelli diarroici. Sono necessari ulteriori studi che indaghino l'effetto del LPS sul metabolismo del lattato e del glucosio nei vitelli diarroici.

 

“Detection of endotoxin in plasma of hospitalized diarrheic calves” Gomez DE, et al. J Vet Emerg Crit Care (San Antonio). 2019 Mar;29(2):166-172. doi: 10.1111/vec.12815. Epub 2019 Feb 27.

Disciplina Medicina interna

dairy vaccinationLa selezione di ceppi batterici resistenti è una evenienza che sta coinvolgendo il mondo intero; l’abuso o l’impiego scorretto degli antibiotici sta alla base di questa preoccupazione che minaccia la salute pubblica e quella animale. Alcuni paesi europei, come Paesi Bassi, Belgio e Danimarca, hanno adottato metodi per quantificare l’uso di antibiotici nel contesto dell’azienda agricola. Nel 2014, la Società Veterinaria operante nel settore zootecnico (SIVAR) ha lanciato un software, disponibile per tutti i membri, con l’obiettivo di quantificare l’effettivo utilizzo degli antibiotici all’interno delle aziende. Il software utilizza il sistema “Defined Daily Dose” (DDD, dose definita giornaliera), raccomandato dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità, per controllare l’uso di antibiotici umani) e dall’EMA (European Medicines Agency, per controllare l’uso di antibiotici zootecnici). Questo stesso sistema è impiegato, seppur con alcune differenze nel processo di calcolo, nei Paesi Bassi, in Belgio e in Danimarca. La SIVAR ha deciso di adottare il sistema di calcolo scelto dai Paesi Bassi a causa del loro ruolo di avanguardia nel settore lattiero-caseario.

Il presente studio, condotto in collaborazione con SIVAR presso aziende lattiero-casearie del Piemonte, ha come obiettivo principale quello di accertare la quantità media di antibiotico utilizzato e le sue modalità di impiego mediante il sistema “Defined Daily Dose on a year” (DDD/y, dose definita giornaliera su base annua). I risultati sono stati quindi confrontati con quelli olandesi, adottando gli stessi riferimenti attualmente utilizzati nei Paesi Bassi. Lo scopo secondario dello studio è quello di suggerire possibili modi per migliorare il software impiegato per calcolare la DDD/y per ogni azienda in funzione del tipo di antibiotico utilizzato e della categoria specifica di animali (vacche, giovenche e vitelli in allattamento).

Sono stati analizzati i dati relativi ai trattamenti antibiotici effettuati in un gruppo costituito da 15 aziende casearie appositamente selezionato in modo da riflettere la situazione media delle aziende casearie della regione, facendo riferimento alle statistiche ufficiali fornite dalla Banca Dati Nazionale dell'Anagrafe Zootecnica (BDN).

Lo studio riporta i risultati preliminari di un progetto più ampio che ha l'obiettivo di valutare l'effettivo utilizzo di antibiotici e le modalità d’impiego, con la finalità di ridurre l'uso di antibiotici in questo settore zootecnico.

L'utilizzo di antibiotici, misurato come valore medio di DDD/y, è risultato essere maggiore in Piemonte (2,4) rispetto ai Paesi Bassi (2,1; limite massimo ammesso: 4); ciò significa che la pressione selettiva sui batteri esercitata dall'uso di antibiotici è superiore a quella olandese. La differenza effettiva non è tuttavia così evidente come ci si potrebbe aspettare. La mancanza di normative specifiche che regolamentarizzino la DDD/y in Italia, ha fatto sì che l’applicazione delle normative europee sull'uso degli antibiotici per il bestiame abbiano mantenuto il valore medio della DDD/y delle aziende lattiero-casearie all’interno di un livello accettabile, ma non ancora ottimale. Uno dei motivi principali di ciò è che l'uso di antibiotici ha un forte impatto economico sull'azienda agricola; gli antibiotici costano e il loro utilizzo sulle vacche in lattazione impedisce la vendita del latte, con un impatto economico sulla redditività dell'intera azienda.

Il problema più rilevante riguardo l'uso di antibiotici in Piemonte è legato ai gruppi di molecole antibiotiche che vengono prevalentemente utilizzati. Infatti, in questa regione, le cefalosporine (sia di terza che di quarta generazione) e i chinoloni, che sono in cima alla lista degli agenti antimicrobici di importanza veterinaria redatti dall'Organizzazione mondiale per la salute degli animali (OIE), sono due dei tre gruppi di molecole più utilizzati nelle aziende lattiero-casearie.

Dal momento che in Italia non esiste una lineaguida comune per ridurre l’uso di antibiotici che si basi su dei limiti stabiliti per la DDD/y, gli autori dello studio suggeriscono alla SIVAR di impiegare un sistema di calcolo della DDD/y più vicino a quello olandese e di adottare gli stessi riferimenti attualmente in vigore nei Paesi Bassi, con la finalità di iniziare a costruire un sistema europeo comune per ridurre l'uso di antibiotici.
Queste misure, se applicate su vasta scala nei territori dell’unione europea, ridurrebbero il rischio complessivo di sviluppare ceppi batterici resistenti agli antibiotici. L’impegno sinergico di agricoltori e veterinari nella gestione del benessere del bestiame costituisce il fulcro della riduzione al minimo dell'uso di antibiotici nel settore zootecnico nell'UE.

 

“Dairy farms sustainable antibiotic usage monitored to extimate the risk of selecting antibiotic resistant bacteria at farm level, Italy: first result” Lazzarino LL, Massaglia S, Ferrero A.

 “Dairy farms sustainable antibiotic usage monitored to extimate the risk of selecting antibiotic resistant bacteria at farm level, Italy: first result” Lazzarino LL, Massaglia S, Ferrero A.

Disciplina Altro
Lunedì, 18 Marzo 2019 03:03

Oli essenziali nelle vacche da latte

oilI risultati di recenti studi sperimentali in vitro suggeriscono che gli oli essenziali (OE) possono non solo influenzare le fermentazioni ruminali, ma anche modulare l'assorbimento di cationi, quali Na+, Ca2+ e NH4+, attraverso l’epitelio ruminale di bovini e ovini, mediante l'interazione diretta con proteine di trasporto epiteliali.

Questo studio si è posto l’obiettivo di verificare in vivo questa ipotesi testando l'effetto di una miscela di OE sullo stato dei cationi e sull'efficienza alimentare dei mangimi nelle vacche in lattazione.

L'esperimento è stato condotto su 72 vacche in lattazione divise in due gruppi di 36 animali ciascuno, alimentate con la stessa dieta con o senza l’aggiunta della miscela di OE, in un disegno cross-over 2 × 2. Nel corso dello studio sono stati monitorati l’assunzione di cibo, la produzione e la composizione del latte, e infine sono stati analizzati campioni di sangue e di urina.

La dieta supplementata con la miscela di OE ha determinato un aumento nella produzione di latte e del suo contenuto in grassi e proteine, così come dell’efficienza alimentare dei mangimi; diversamente le concentrazioni di urea nel plasma e nel latte si sono ridotti. Infine, le concentrazioni plasmatiche di calcio sono aumentate significativamente.

Questi risultati supportano l'ipotesi che un maggiore assorbimento di cationi possa contribuire agli effetti benefici degli OE.

 

“Dietary supplementation of essential oils in dairy cows: evidence for stimulatory effects on nutrient absorption” Braun HS, et al. Animal. 2019 Mar;13(3):518-523. doi: 10.1017/S1751731118001696. Epub 2018 Jul 20.

AI

L'obiettivo di questo studio era quello di confrontare il tasso di gravidanza per inseminazione artificiale ottenuto mediante inseminazione con seme convenzionale (SC) o con seme sessuato (SS) in vacche da latte sottoposte a uno dei tre protocolli di sincronizzazione degli estri.

A questo scopo 356 vacche sono state sottoposte, in modo randomizzato, alla sincronizzazione degli estri con i protocolli Ovsynch (OVS), Presynch-Ovsynch (PO) o Double-Ovsynch (DO) e inseminate al giorno 77±3 post-parto con SS congelato (n = 182) o con SC (n = 184) prelevato dal medesimo toro.

La sincronizzazione ha aumentato la percentuale delle vacche cicliche (p <0,01), raggiungendo il valore maggiore nel gruppo sottoposto al protocollo DO (OVS = 78,5%, PO = 85,1%, DO = 95,6%). Complessivamente, la sincronizzazione aumentava il tasso di gravidanza per inseminazione (sia impiegando lo SS che utilizzando lo SC) sia al 31° giorno (OVS = 35,5%, PO = 47,1%, DO = 48,3%) che al 62° giorno (OVS = 30,1%, PO = 43,8%, DO = 43,9%). Invece, indipendentemente dal protocollo di sincronizzazzione impiegato, l'inseminazione con SS ha ridotto il tasso di gravidanza per inseminazione artificiale rispetto allo SC (p <0,02) al 31° giorno (38,1% vs 50,6%) e al 62° giorno (34,5% vs 45,6%). Non è stata osservata alcuna interazione tra il protocollo di sincronizzazione utilizzato e la tipologia di seme per quanto riguarda il tasso di gravidanza per inseminazione artificiale; tuttavia le vacche inseminate con SC avevano mostrato un tasso di gravidanza per inseminazione maggiore quando sincronizzate con il protocollo PO (OVS = 42,0%, PO = 59,3%, DO = 49,0%) mentre in quelle inseminate con SS il tasso di gravidanza per inseminazione era maggiore in quelle sincronizzate con il protocollo DO (OVS = 27,9%, PO = 35,5%, DO = 47,6%).

Gli autori concludono che la presincronizzazione ha migliorato il tasso di gravidanza per inseminazione artificiale sia nelle vacche inseminate con SC che in quelle inseminate con SS.

 

“Fertility of lactating dairy cows inseminated with afterOvsynch, Presynch-Ovsynch and Double-Ovsynch protocols” Karakaya-Bilen E, et al. Reprod Domest Anim. 2018 Oct 16. doi: 10.1111/rda.13363. [Epub ahead of print]

Disciplina Riproduzione

3 28Le diete ricche di carboidrati possono aumentare l'escrezione urinaria di cromo (Cr) e, di conseguenza, aumentarne il fabbisogno.

Questo studio aveva la finalità di valutare l'influenza esercitata dal tipo di cereale (orzo o mais) e dalla supplementazione di Cr sull'assunzione di cibo, sul comportamento alimentare e sull'aumento di peso nei vitelli da latte.

Quarantotto vitelli neonatali femmine di razza Holstein sono stati assegnati in maniera randomizzata a quattro diete sperimentali. Le diete erano a base di orzo (DBO) o a base di mais (DBM) integrata o meno con Cr sottoforma di Cr-metionina. Nella fase pre-svezzamento (dal 3° al 73° giorno di vita) il cromo è stato aggiunto nel latte; dopo lo svezzamento (dal 74° al 94° giorno di vita) è stato aggiunto in acqua preriscaldata.

Nella fase pre-svezzamento, la durata del pasto tendeva ad aumentare nei vitelli alimentati con la DBO rispetto a quelli alimentati con la DBM. Nella fase post-svezzamento, la quantità di alimento, l'intervallo di tempo tra i pasti e il tasso di alimentazione aumentavano parallelamente; diversamente, la frequenza dei pasti e il tempo di alimentazione diminuivano nel gruppo alimentato con la DBO rispetto al gruppo alimentato con la DBM. Nella fase pre-svezzamento, nei gruppi in cui la dieta era supplementata con Cr, l'efficienza alimentare, il peso corporeo al momento dello svezzamento e la circonferenza cardiaca aumentavano mentre i comportamenti orali a fini non-nutritivi tendevano a diminuire. Nella fase post-svezzamento, la supplementazione di Cr è risultata correlata ad una maggiore frequenza dei pasti ma non ad un aumento del tempo dedicato a questi, esitando comunque in un’aumentata assunzione di mangime starter. La supplementazione di Cr nelle fasi pre- e post-svezzamento, aumenta l’assunzione di alimento starter, il peso corporeo finale, l’incremento di peso giornaliero medio e la circonferenza del cuore. Nei vitelli alimentati con DBO e supplementata con Cr, l'aumento della frequenza e della durata della ruminazione ha determinato un aumento complessivo del tempo di ruminazione.

In conclusione, la tipologia di cereale non ha esercitato alcuna influenza sull'assunzione di mangime e sulle prestazioni di crescita; diversamente, la supplementazione di Cr, aumentando la frequenza dei pasti, ha ridotto i comportamenti orali a fini non-nutritivi e aumentato l'assunzione di mangime starter, migliorando così le prestazioni di crescita.

 

“Grain source and chromium supplementation: effects on feed intake, meal and ruminationpatterns, and growth performance in Holstein dairy calves” Kargar S, et al. Animal. 2018 Oct 29:1-7. doi: 10.1017/S1751731118002793. [Epub ahead of print]

vitello34243Negli ultimi anni, sono stati indagati il ruolo e le funzioni della kisspeptina (Kp). Recentemente, si è scoperto che la kisspeptina 10 (Kp10) è implicata nella stimolazione dell'asse ipotalamo-ipofisi-gonadi.

Lo scopo di questo studio era quello di valutare le concentrazioni ematiche di Kp10 nel primo periodo post-partum nella vacca da latte.

Campioni di sangue sono stati prelevati da 40 vacche da latte 10 (T10), 12 (T12), 14 (T14) e 16 (T16) giorni dopo il parto per la misurazione delle concentrazioni di progesterone (P4), estrogeni (E2) e Kp.

Dopo un plateau iniziale, la Kp10 è aumentata significativamente a T14 e diminuita a T16. I valori sierici di P4 ed E2 sono rimasti nell'intervallo fisiologico. È possibile che la Kp10 abbia stimolato il rilascio di GnRH ipotalamico, così come la secrezione di gonadotropina ipofisaria, promuovendo in questo modo la crescita follicolare e l'aumento delle concentrazioni di E2 che potrebbero, a loro volta, aver stimolato la liberazione di Kp10 attraverso un meccanismo di feedback positivo.

Questi risultati possono essere d’ausilio nella comprensione del complesso meccanismo neuro-endocrino che sta alla base della ripresa della ciclicità ovarica nella vacca da latte.

 

“Kisspeptin in the early post-partum of the dairy cow” Rizzo A, et al. Reprod Domest Anim. 2018 Aug 31. doi: 10.1111/rda.13325. [Epub ahead of print]

Disciplina Riproduzione
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