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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

5b90e9593f32eLa sindrome della disgalassia postparto (SDP) delle scrofe è difficile da diagnosticare e la patogenesi è oscura. I cambiamenti ormonali associati alla malattia sono spesso difficili da distinguere da quelli riscontrati nel normale periodo di transizione dalla gestazione all’allattamento.

Questo studio si è posto l’obiettivo di indagare i cambiamenti metabolici e ormonali correlati alla SDP con lo scopo di identificare potenziali biomarker nelle scrofe affette da tale sindrome.

L’indagine è stata effettuata confrontando i biomarker selezionati tra 38 scrofe affette dalla sindrome (SDP+) e 38 scrofe sane (SDP-). I campioni sono stati prelevati ogni 24 h da 60 h prima del parto a 36 h dopo il parto.

In entrambi i gruppi di scrofe è stato riscontrato un aumento delle concentrazioni di cortisolo sierico e salivare e della glicemia a digiuno tra i prelievi effettuati a 60 h prima del parto e 36 h prima del parto. Nelle scrofe SDP+ è stata osservata una riduzione del peptide C rispetto al valore basale, mentre nelle scrofe SDP- è stata riscontrata una diminuzione della prolattina e dell’8-epi prostaglandina F2 alfa (8-epi-PGF2α). È stata evidenziata una differenza statisticamente significativa tra le scrofe SDP+ e quelle SDP- per quanto riguarda le concentrazioni di cortisolo nel siero e nella saliva, la cromatogranina salivare A (CgA), la glicemia a digiuno, il peptide C e l’8-epi-PGF2α. Alcuni di questi biomarker, quali il cortisolo nel siero e saliva, la CgA salivare e l’8-epi-PGF2α sierica, differivano statisticamente ancora prima del parto. Infine, le concentrazioni di CgA salivare sono state significativamente inferiori nelle scrofe SDP- rispetto alle scrofe PDS+ durante l'intero periodo di studio.

I risultati suggeriscono che la CgA salivare, il cortisolo e l’8-epi-PGF2α sierica possono potenzialmente essere impiegati come indicatori diagnostici precoci per la SDP. Il fatto che la concentrazione di CgA salivare si sia mantenuta costantemente più elevata nelle scrofe SDP+, potrebbe far supporre che i disturbi omeostatici, nelle scrofe che sviluppano la sindrome, siano presenti già nelle 36-60 h che precedono il parto. La maggiore concentrazione di cortisolo sierico e salivare nelle scrofe SDP+ potrebbe riflettere un segno precoce di infiammazione o stress; d’altro canto, il peptide C significativamente inferiore potrebbe dipendere da una minore assunzione di cibo. Gli autori concludono che tali risultati contribuiscono alla comprensione della patogenesi della SDP e che i disturbi omeostatici rilevati prima del parto, e le alterazioni dei relativi biomarker, meritano ulteriori approfondimenti.

 

“Hormonal and metabolic indicators before and after farrowing in sows affected with postpartum dysgalactia syndrome” Kaiser M, et al. BMC Vet Res. 2018 Nov 7;14(1):334. doi: 10.1186/s12917-018-1649-z.

easset upload file717 72627 eIn passato, l'arginina (Arg) non è stata considerata un nutriente insufficiente nelle diete per i suini in gestazione o in allattamento, a causa della credenza che questi animali potessero sintetizzare quantità sufficienti di Arg per soddisfare i loro bisogni fisiologici. La mancanza di una piena consapevolezza sull’importanza degli aspetti nutrizionali dell’Arg ha contribuito a determinare un'efficienza subottimale della produzione di carne suina. Negli ultimi 25 anni, si è rivolto sempre maggiore interesse nei confronti del metabolismo dell’Arg nel suino, specie che riveste un’importanza agricola e rappresenta un modello di studio della biologia umana.

L'arginina è un amminoacido presente in quantità molto abbondanti nei tessuti dei suini, è quello maggiormente rappresentato nel liquido allantoideo e svolge il ruolo di regolatore chiave dell'espressione genica, della trasduzione del segnale cellulare e delle reazioni antiossidanti.

Evidenze recenti suggeriscono che l'integrazione con lo 0,5-1% di Arg contribuisca alla salute dell'intestino e prevenga la disfunzione intestinale nei suinetti svezzati, migliorando nel contempo le loro prestazioni di crescita e la loro sopravvivenza. Inoltre, l'integrazione di un 1% di Arg nelle diete è necessaria per massimizzare lo sviluppo del muscolo scheletrico e l'efficienza alimentare nei suini in accrescimento, ed è stato osservato che riduce la perdita di massa muscolare nei suini sottoposti a endotossicosi. Infine, l'integrazione dello 0,83% di Arg nelle diete a base di farina di mais e di soia favorisce la sopravvivenza embrionale/fetale e la produzione di latte nelle scrofe in allattamento.

Queste considerazioni hanno portato alla consapevolezza dell’importanza di fornire un adeguato apporto di Arg nella dieta al fine di supportare al meglio le fasi di accrescimento, allattamento e le performance riproduttive nel suino. Questi risultati hanno anche importanti implicazioni per migliorare la nutrizione e la salute degli esseri umani e di altri animali.

 

“BOARD-INVITED REVIEW: Arginine nutrition and metabolism in growing, gestating, and lactating swine” Wu G, et al. J Anim Sci. 2018 Nov 15. doi: 10.1093/jas/sky377. [Epub ahead of print]

Venerdì, 09 Novembre 2018 08:14

Farmacocinetica della moxidectina nel suino

Swine BreederL’obiettivo di questo studio era quello di indagare la farmacocinetica della moxidectina (MXD) nella specie suina dopo una singola somministrazione endovenosa di 1,25 mg/kg e dopo una singola somministrazione topica di 2,5 mg/kg.

I campioni ematici sono stati raccolti prima del trattamento (tempo 0) e nei 40 giorni successivi alla somministrazione.

Per la somministrazione endovenosa (n = 8), l'emivita di eliminazione (λZ) era di 10,29 ± 1,90 giorni, il volume di distribuzione apparente (Vz) era di 89,575 ± 29,856 L/kg, e la clearance (Cl) era di 5,699 ± 2,374 L/kg. Per la somministrazione topica (n = 8), la concentrazione plasmatica massima del farmaco (Cmax) era di 7,49 ng/ml, il tempo necessario per raggiungere la concentrazione plasmatica massima (Tmax) era di 1,72 giorni, e l’emivita di eliminazione era di 6,20 giorni. La MXD per via topica è risultata avere una biodisponibilità assoluta bassa, pari al 9,2%, ma il tempo medio di residenza (TMR) era più lungo (10,88 ± 1,75 giorni) rispetto a quello della somministrazione endovenosa (8,99 ± 2,48 giorni).

Questi risultati hanno dimostrato che la MXD viene assorbita rapidamente attraverso la pelle e che l’eliminazione, diversamente, avviene più lentamente. I dati ottenuti potrebbero contribuire a perfezionare il regime di dosaggio per la somministrazione topica di MXD.

 

“The pharmacokinetics of moxidectin following intravenous and topical administration to swine” Xiao H et al. J Vet Pharmacol Ther. 2018 Nov 4. doi: 10.1111/jvp.12693. [Epub ahead of print]

Disciplina Farmacologia

pppL’Actinobacillus pleuropneumoniae è l'agente eziologico responsabile della pleuropolmonite suina. Per garantire il controllo della malattia, l'identificazione dei suini con infezione subclinica è di fondamentale importanza per evitarne la trasmissione. Un metodo raccomandato consiste nell’esecuzione della PCR da campioni tonsillari; tuttavia questa tecnica, oltre che non essere infallibile, non permette di monitorare lo sviluppo di antibiotico-resistenze.

Per questi motivi, uno studio si è posto l’obiettivo di indagare la qualità delle informazioni fornite dalla coltura batteriologica di campioni tonsillari.
A questo scopo, 163 suini Landrace sono stati sperimentalmente esposti, via aerosol, ad A. pleuropneumoniae sierotipo 7 e sono stati studiati il tasso di isolamento dal tessuto polmonare e dalle tonsille e la corrispondente gravità delle lesioni polmonari.

Nel complesso è stata rilevata una correlazione significativa (p <0,001) tra il grado di malattia clinica, la gravità delle alterazioni polmonari e l’entità di isolamento di A. pleuropneumoniae dai tessuti tonsillare e polmonare. Il 74,8% dei soggetti è risultato positivo sia nel campione tonsillare che nel polmonare e il 7,4% è risultato negativo in entrambi i tessuti. Il restante 17,8%, invece, ha mostrato una positività in solo uno dei due tessuti (il 4,3% dei soggetti solo sul tessuto tonsillare e il 13,5% solo sul tessuto polmonare). Nel 36,4% di questi animali è stata dimostrata una imponente colonizzazione a carico dei polmoni e nel 40,9% delle alterazioni polmonari da moderate a gravi. Quindi, la sensibilità diagnostica per l'individuazione di uno stato di colonizzazione positiva dei suini mediante esame colturale di campioni tonsillari era dell'84,7%, la specificità era del 66,7%; il valore predittivo positivo era 94,6% e il negativo 35,3%. La sensibilità complessiva per l'esposizione ad A. pleuropneumoniae è stata del 78,2% da campioni tonsillari e dell'88,0% da campioni polmonari.

Gli autori concludono che l'esame delle tonsille da solo può dar luogo a risultati falsi negativi in quanto i risultati di questo studio dimostrano che i polmoni potrebbero essere fortemente coinvolti nonostante la negatività all’isolamento tonsillare. Pertanto, la coltura di campioni tonsillari dovrebbe essere usata in combinazione con metodi che valutano anche l’interessamento del tratto respiratorio inferiore.

 

“Evaluation of the predictive value of tonsil examination by bacteriological culture for detectingpositive lung colonization status of nursery pigs exposed to Actinobacillus pleuropneumoniae by experimental aerosol infection” Hoeltig D, et al. BMC Vet Res. 2018 Jun 28;14(1):211. doi: 10.1186/s12917-018-1542-9.

Martedì, 31 Luglio 2018 01:01

Un nuovo vaccino contro la PRRS

prrs virusIl virus della sindrome riproduttiva e respiratoria suina (PRRS, porcine reproductive and respiratory syndrome) è molto diffuso negli allevamenti di suini in tutto il mondo, e costituisce un costo significativo per il mercato suinicolo. Per cercare di limitare il problema, si è alla ricerca di un vaccino in grado di conferire un'immunità duratura per prevenire l'infezione e la sua trasmissione.

In uno studio in cieco è stata valutata la durata dell'immunità conferita da un vaccino vivo modificato (Ingelvac PRRSFLEX® EU) a distanza di 20, 24 e 26 settimane dalla vaccinazione. Gli endpoint primari erano la valutazione macroscopica e istologica delle lesioni polmonari e la quantità di RNA virale presente nel tessuto polmonare 10 giorni dopo il challenge (esposizione all’agente eziologico). Gli endpoint secondari includevano osservazioni cliniche, aumento di peso medio giornaliero e quantità di RNA virale nel siero 10 giorni dopo il challenge. L’indagine è stata effettuata in 3 esperimenti nei quali sono stati utilizzati 3 gruppi di suini (n=56 per studio); il gruppo 1 ha ricevuto Ingelvac PRRSFLEX® EU, mentre i gruppi 2 e 3 sono stati trattati con un placebo. A distanza di 20, 24 o 26 settimane dalla vaccinazione, i gruppi 1 e 2 sono stati esposti all’agente virale.

I punteggi medi delle lesioni macroscopiche polmonari erano significativamente più bassi nel gruppo 1 rispetto al gruppo 2 a 24 e 26 settimane (p <0,0001), ma non a 20 settimane (p = 0,299). I punteggi medi delle lesioni polmonari valutati istologicamente erano significativamente più bassi nel gruppo 1 rispetto al gruppo 2 a 20 (p = 0,0065), 24 (p <0,0001) e 26 settimane (p <0,0001). La carica di RNA virale media nel tessuto polmonare era significativamente più bassa nel gruppo 1 rispetto al gruppo 2 (p <0,0001) a 20 (p <0,0001), 24 (p <0,0001) e 26 settimane (p <0,0001). La carica di RNA virale nel siero durante i giorni 1-10 post-challenge era significativamente più bassa nel gruppo 1 rispetto al gruppo 2 (p <0,0001) in tutti gli esperimenti. Un significativo aumento dell’incremento di peso giornaliero medio è stato osservato nel gruppo 1 rispetto al gruppo 2 a 20 settimane (p = 0,0027) e 24 settimane (p = 0,0004), ma non a 26 settimane (p = 0,1041). Non ci sono state differenze significative nei segni clinici post-challenge in nessun esperimento.

Questi risultati suggeriscono che Ingelvac PRRSFLEX® EU conferisce immunità a lungo termine, che viene mantenuta fino a 26 settimane dopo la vaccinazione.

 

“Long duration of immunity against a type 1 heterologous PRRS virus challenge in pigs immunised with a novel PRRS MLV vaccine: a randomised controlled study” Kroll J, et al. Porcine Health Manag. 2018 May 16;4:11. doi: 10.1186/s40813-018-0087-4. eCollection 2018.

ingrassoUno studio ha confrontato due strategie per migliorare il tasso di crescita dei suini a crescita lenta e aumentare l'omogeneità del gruppo al momento della macellazione.

Nella prova 1 un totale di 264 suinetti svezzati sono stati distribuiti, per affrontare il periodo di transizione (dal giorno 28 al giorno 64), in 24 box (11 suinetti/box) in base al sesso e al peso corporeo iniziale. Durante questo periodo i suinetti sono stati alimentati utilizzando 3 mangiatoie per box (3,7 suini/mangiatoia). Nella successiva fase di accrescimento-ingrasso, i 24 box sono stati divisi in 2 gruppi a seconda del sesso, e del tipo di mangiatoia: gruppo 1 ad alta densità (5,5 suini/mangiatoia) e gruppo 2 a bassa densità (2,2 suini/mangiatoia). Nella prova 2 sono stati utilizzati 1067 suinetti che, alla fine del periodo di transizione (giorno 63), sono stati classificati in suini pesanti (n=524) e leggeri (n=543). Durante il periodo di crescita-ingrasso, i suini pesanti e la metà dei suini leggeri sono stati alimentati con una sequenza di quattro mangimi, seguendo un programma di alimentazione standard (gruppo standard). Diversamente, l'altra metà dei suini leggeri è stata alimentata secondo un approccio di bilancio (gruppo bilancio), modificando i primi tre mangimi sulla base di un consumo di mangime equivalente invece che sulla base dell’età.

Nella prova 1, al giorno 154, sono stati registrati un maggiore peso (80,2 kg vs 82,1 kg; P = 0,02), un maggiore incremento di peso giornaliero medio (704 gr/giorno vs 725 gr/giorno; P = 0,02) e un numero inferiore di lesioni nel gruppo a bassa densità rispetto a quello ad alta densità. Nella prova 2, dal giorno 83 al giorno 163, sono stati osservati un peso corporeo e un incremento di peso giornaliero medio più elevati nei suini leggeri del gruppo bilancio rispetto ai suini leggeri del gruppo standard (P <0,001). Inoltre, al momento della macellazione, i suini del gruppo bilancio hanno mostrato un peso della carcassa maggiore rispetto ai suini del gruppo standard (P = 0,016).

Si conclude che lo spazio destinato all’alimentazione e la gestione della dieta possono influenzare la crescita dei suini in fase di crescita e l'omogeneità del peso corporeo al momento della macellazione.

 

“Strategies to improve the growth and homogeneity of growing-finishing pigs: feeder space and feeding management” López-Vergé S, et al. Porcine Health Manag. 2018 Jul 2;4:14. doi: 10.1186/s40813-018-0090-9. eCollection 2018.

Disciplina Practice management

suino finituraL'infezione sostenuta da agenti patogeni respiratori può influenzare le produzioni animali e il benessere degli stessi. Esiste un bisogno economico, oltre che etico, di trattare i suini affetti da malattie respiratorie.

L’obiettivo di uno studio era quello di valutare i possibili effetti della somministrazione orale di FANS sui segni clinici, l'aumento di peso giornaliero, i parametri del sangue e il comportamento dei suini in crescita in corso di focolai acuti di malattie respiratorie durante la fase di “finitura”.

Quattro allevamenti di suini sono stati visitati tre volte dopo l'insorgenza dell'epidemia (giorno 0, giorno 3 e giorno 30). I maiali con i segni clinici più gravi (N = 160, 40 da ciascun allevamento) sono stati selezionati come rappresentativi della mandria e sono stati sottoposti a prelievo di sangue, pesati, valutati clinicamente e osservato il loro comportamento. Dopo questa prima visita, 20 suini su 40 per ciascun allevamento (80 suini totali) sono stati trattati con ketoprofene per via orale (dose target 3 mg/kg) per tre giorni e gli altri 80 suini (20 per ciascuno dei 4 allevamenti) hanno ricevuto un placebo. In tre allevamenti, alcuni maiali venivano trattati anche con antibiotici e in un solo allevamento l'unico trattamento era il ketoprofene o il placebo.

Rispetto al trattamento con placebo, il ketoprofene ha ridotto gli atteggiamenti indice di malattia e ha abbassato la temperatura rettale dei suini. Segni clinici, assunzione di cibo o parametri del sangue non erano diversi tra i gruppi di trattamento. Il trattamento con chetoprofene è stato associato ad un aumento di peso leggermente ridotto nel periodo di follow-up di 30 giorni.

Il ketoprofene ha influenzato principalmente il comportamento dei suini, mentre non ha avuto alcun effetto sulla risoluzione dei segni clinici respiratori. Gli autori giustificano questo risultato ipotizzando che il trattamento sia stato intrapreso troppo tardivamente, quando la fase clinica più grave della malattia respiratoria era terminata, e questo ritardo potrebbe complicare la valutazione degli effetti del trattamento. L'eventuale impatto negativo del ketoprofene sui parametri di produzione richiede un'ulteriore valutazione.

 

“Effect of oral KETOPROFEN treatment in acute respiratory disease outbreaks in finishing pigs” Hälli O, et al. Porcine Health Manag. 2018 Mar 6;4:7. doi: 10.1186/s40813-018-0081-x. eCollection 2018.

EEQuesto studio è stato condotto su una mandria di 1000 scrofe soggetta ad epidemie ricorrenti di epidermide essudativa (EE) e ha valutato l'efficacia della vaccinazione autogena nel controllo di tali focolai.

Il vaccino è stato prodotto utilizzando tre ceppi di Staphylococcus hyicus isolati, poco prima dell'inizio dello studio, da maiali infetti. Tutti e tre i ceppi erano positivi per il gene exhB, che codifica per la tossina esfoliativa di tipo B (ExhB). Le scrofe sono state suddivise in 4 gruppi; in 2 di questi gruppi le scrofe sono state vaccinate (gruppo V) a cinque e due settimane dal parto, mentre le scrofe degli altri 2 gruppi non sono state vaccinate (gruppo NV). L'efficacia della vaccinazione è stata determinata sulla base della quantità di antibiotici usati a scopo metafilattico e sui tassi di morbilità e mortalità dei suinetti.

La quantità totale di antimicrobici utilizzati a scopo metafilattico nei suinetti nati dai gruppi V era di 39.600 mg contro gli 88.550 mg impiegati nei suinetti dei gruppi NV. I tassi di morbilità erano di 6,5 nei gruppi V e 14,36 nei gruppi NV (P = 0,008); i tassi di mortalità erano di 2,59 nei gruppi V e 5,02 nei gruppi NV (P = 0,001).

Gli autori concludono che la vaccinazione autogena delle scrofe ha ridotto il trattamento metafilattico con antimicrobici nonché i tassi di morbilità e mortalità nei suinetti svezzati.

 

“Autogenous vaccination reduces antimicrobial usage and mortality rates in a herd facing severeexudative epidermitis outbreaks in weaned pigs” Arsenakis I, et al. Vet Rec. 2018 Jun 30;182(26):744. doi: 10.1136/vr.104720. Epub 2018 Mar 29.

Giovedì, 03 Maggio 2018 18:49

Valutazione del rischio in allevamenti suini

PRRSUno studio ha sviluppato uno strumento di valutazione del rischio per migliorare la biosicurezza negli allevamenti di suini nell'ambito di un programma volontario per il controllo della sindrome riproduttiva e respiratoria del suino (PRRS, Porcine Reproductive and Respiratory Syndrome) nelle aziende agricole situate nel nord-est della Spagna.

L'entrata del virus della PRRS nelle aziende attraverso diverse vie d’ingresso è stato stimato sulla base di uno score che tenesse conto della probabilità di introduzione dell’agente eziologico all’interno dell’allevamento e sulla base della probabilità di ospitarlo al suo interno. Per ciascuna delle diverse vie di introduzione o diffusione all'interno delle mandrie, sono state selezionate misure di biosicurezza singole o combinate volte a ridurre la probabilità di trasmissione del virus della PRRS.

I risultati hanno mostrato che i punteggi relativi alla probabilità di introduzione e diffusione erano correlati alla cura e attenzione con cui le misure di biosicurezza venivano applicate.

Lo strumento di valutazione del rischio sviluppato da questo gruppo di ricercatori mostra di avere i requisiti per identificare i punti critici verso i quali prestare attenzione e come mettere in atto le azioni di biosicurezza che fanno parte dei programmi di controllo della malattia.

 

“Development of a risk assessment tool for improving biosecurity on pig farms” Allepuz A, et al. Prev Vet Med. 2018 May 1;153:56-63.

Lunedì, 19 Marzo 2018 10:41

Peste suina africana

ASFLa peste suina africana (ASF, African Swine Fever) si è recentemente estesa oltre i confini dell’Africa subsahariana verso la regione del Caucaso meridionale, parte della Federazione Russa e dell’Europa orientale.

In questo nuovo scenario epidemiologico, la malattia presenta somiglianze, ma anche importanti differenze, rispetto alla situazione in Africa, incluso il consistente coinvolgimento dei cinghiali.

Una conoscenza più approfondita di questa nuova situazione potrebbe consentire un migliore controllo della malattia e potrebbe prevenire una sua ulteriore diffusione.

Un articolo ha voluto confrontare i diversi scenari di questa patologia, ha fornito le informazioni più recenti sulla patogenesi dei diversi ceppi virali della ASF, sulle caratteristiche della risposta immunitaria all’infezione e sulle prospettive di sviluppo di vaccini contro questo virus. Infine, sono state anche discusse quelle che sono le attuali lacune delle conoscenze relative a questa patologia e quali possano essere le prospettive per il suo futuro controllo.

 

“African swine fever: A re-emerging viral disease threatening the global pig industry” Sánchez-Cordón PJ, et al. Vet J. 2018 Mar; 233:41-48.

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