Dall'11 aprile 2003 sono stati pubblicati 6423 articoli

AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Eleonora Malerba Med Vet PhD

Eleonora Malerba Med Vet PhD

asmaLa citologia del liquido di lavaggio broncoalveolare (BALF, bronchoalveolar lavage fluid) prelevato da un polmone potrebbe non predire i riscontri del polmone controlaterale dello stesso soggetto.

Lo scopo di questo studio era quello di stabilire se un gruppo di campioni (pool) di BALF prelevati da entrambi i polmoni fosse rappresentativo dei corrispondenti campioni valutati singolarmente.

Sono stati inclusi nello studio 51 cavalli riferiti per scarse prestazioni e/o per la presenza di sintomi respiratori e sui quali è stato effettuato un campionamento di BALF da entrambi i polmoni. Sulla base dei sintomi clinici e delle citologie del BALF valutate singolarmente, i cavalli sono stati suddivisi in un gruppo di controllo (CTL), un gruppo con asma equina lieve (AE-lieve), un gruppo con asma equina grave (AE-grave) e un gruppo con emorragia polmonare indotta dall'esercizio (EIPH, exercise-induced pulmonary haemorrhage).

Nessuna differenza significativa è stata osservata, relativamente alla tipologia di cellule presenti, tra i campioni di BALF quando valutati come pool e quando valutati singolarmente. Le correlazioni tra pool e campioni individuali di BALF erano buone (r≥0,9) per quanto riguarda le proporzioni dei neutrofili e il rapporto emosiderofagi/macrofagi, mentre erano moderate (r≥0,4) per le proporzioni di cellule metacromatiche e di eosinofili. Allo stesso modo, il coefficiente di correlazione intraclasse era buono (≥0,9) per le proporzioni dei neutrofili e il rapporto emosiderofagi/macrofagi e discreto (≥0,6) per le proporzioni delle cellule metacromatiche. In base ai valori cut-off stabiliti sui pool di BALF, è stato evidenziato un buon agreement (κ≥0,97) per la diagnosi di AE-lieve/AE-grave e discreto (κ = 0,74) per la diagnosi di EIPH. Utilizzando il pool di BALF, solo un cavallo è stato erroneamente classificato come CTL anziché AE-lieve e tre cavalli sono stati classificati come EIPH anziché CTL.

Gli autori concludono che la citologia effettuata da un pool di BALF è rappresentativa di entrambi i polmoni e costituisce un metodo valido per diagnosticare l’asma equina.

 

“Bronchoalveolar lavage fluid from both lungs in horses: Diagnostic reliability of cytology from pooled samples” Hermange T, et al. Vet J. 2019 Feb;244:28-33. doi: 10.1016/j.tvjl.2018.12.002. Epub 2018 Dec

Giovedì, 09 Maggio 2019 18:07

Igiene orale: tre metodi a confronto

teethLo scopo di questo studio prospettico randomizzato in cieco era quello di valutare l'efficacia di tre metodi comunemente usati per contenere l'accumulo di placca dentale.

Subito dopo una pulizia dentale, i cani sono stati randomizzati a ricevere uno dei tre trattamenti: spazzolamento dei denti con spazzolino e dentifricio veterinario una volta al giorno, somministrazione di uno snack per l’igiene dentale una volta al giorno oppure una dieta specifica per l’igiene dentale. Al termine dello studio, della durata di 6 settimane, ad ogni cane è stato attribuito, da parte di un operatore “cieco”, un punteggio relativo all’accumulo di placca, sia in termini di estensione che di spessore.

Lo studio è stato portato a termine da un totale di 22 cani. Lo spazzolamento quotidiano dei denti ha dimostrato di essere più di tre volte più efficace nel controllare l'accumulo di placca rispetto all'utilizzo quotidiano dello snack o alla somministrazione della dieta dentale. I punteggi relativi all’accumulo di placca dentale nei soggetti sottoposti alla dieta specifica e in quelli trattati con lo snack non erano significativamente diversi l'uno dall'altro; inoltre, in questi due gruppi di trattamento, è stata osservata una maggiore variabilità nei punteggi rispetto al gruppo sottoposto a spazzolamento dei denti.

I risultati di questo studio confermano che il quotidiano spazzolamento dei denti è il metodo più efficace per contenere l'accumulo di placca e ottimizzare l’igiene orale dei cani.

 

“Prospective randomised blinded clinical trial assessing effectiveness of three dental plaquecontrol methods in dogs” Allan RM, et al. J Small Anim Pract. 2019 Apr;60(4):212-217. doi: 10.1111/jsap.12964. Epub 2018 Dec 21.

cupQuesto studio ha raccolto un totale di 13 gatti con diagnosi di cheratite ulcerativa profonda, gestiti con successo con la sola terapia medica, senza necessità di ricorso a procedure di innesto.

Tipicamente il trattamento prevedeva frequenti applicazioni topiche di siero e di antibiotici (generalmente un fluorochinolone o una cefalosporina). Sette di questi soggetti hanno ricevuto antibiotici anche per via sistemica. L'analgesia è stata assicurata utilizzando varie combinazioni di atropina topica e buprenorfina, robenacoxib o corticosteroidi sistemici. Sei gatti sono stati ricoverati per un tempo mediano di 2,5 giorni, ma generalmente a causa della frequenza con cui era necessario somministrare i farmaci. Il tempo di follow-up mediano era di 41,5 giorni. Il numero mediano di visite di controllo era 4. Il tempo mediano impiegato per la riepitelizzazione corneale era di 21 giorni. L’antibiotico per via topica era stato somministrato per un tempo mediano di 29,5 giorni; il collare elisabettiano era stato indossato per un tempo mediano di 28 giorni. In tutti i gatti il globo oculare è stato preservato e la funzionalità visiva era mantenuta al momento dell’ultima visita di controllo.

Questo case series dimostra che una gestione medica aggressiva ha un grande successo nei gatti con cheratite ulcerativa profonda, consentendo di preservare l’aspetto estetico del globo oculare e, al tempo stesso, la vista. La terapia è lunga e richiede un impegno costante da parte del proprietario a causa della frequente somministrazione di farmaci topici e, alle volte, anche sistemici, e a causa della necessità di condurre il proprio gatto dal veterinario per visite di controllo per diverse settimane.

Ad ogni modo, gli autori consigliano di richiedere sempre l’opinione di un oftalmologo specialista che escluda la necessità di una stabilizzazione chirurgica, poiché non tutti i casi possono risolversi con la semplice terapia medica.

 

“Medical management of deep ulcerative keratitis in cats: 13 cases” Martin de Bustamante MG, et al. J Feline Med Surg. 2019 Apr;21(4):387-393. doi: 10.1177/1098612X18770514. Epub 2018 May 16.

pancreatitis in dogs comparison 420x305La pancreatite acuta (PA) è una grave infiammazione, spesso associata a un alto tasso di mortalità nella specie canina, ma non sono stati definiti eventuali indici predittivi di morte precoce.

Lo scopo di questo studio di coorte retrospettivo multicentrico era quello di sviluppare un sistema di punteggio finalizzato a predire la mortalità a breve termine nei cani con PA.

Sono stati inclusi un totale di 138 cani con PA. Per valutare le associazioni con la morte a breve termine (entro 30 giorni dall'ammissione) è stata condotta l'analisi di sopravvivenza. Gli indici predittivi indipendenti di morte sono stati identificati mediante un metodo di selezione graduale e poi utilizzati per il calcolo del punteggio.

Il tasso di mortalità entro 30 giorni dall'ammissione era del 33%. Sono stati identificati quattro fattori di rischio indipendenti per la morte a breve termine: presenza della sindrome da risposta infiammatoria sistemica (SIRS, systemic inflammatory response syndrome), disturbi della coagulazione, aumento della creatinina e ipocalcemia ionizzata. Il punteggio della “Canine Acute Pancreatitis Severity” (CAPS) è stato sviluppato per prevedere la morte a breve termine, integrando questi 4 fattori di rischio in maniera ponderata. È stata anche valutata una versione semplificata del punteggio, la sCAPS (simplified CAPS), che includeva la frequenza respiratoria in sostituzione alla presenza della SIRS. L'area sotto la curva ROC (receiver-operating characteristic) dei punteggi CAPS e sCAPS era 0,92 con un cutoff ottimale rispettivamente di 11 (sensibilità dell’89% e specificità del 90%) e di 6 (sensibilità del 96% e specificità del 77%).

Gli autori propongono l’impiego di questi 2 sistemi di punteggio al fine di predire precocemente e accuratamente la morte a breve termine dei cani con pancreatite acuta.

 

“Development and validation of a novel clinical scoring system for short-term prediction of deathin dogs with acute pancreatitis” Fabrès V, et al. J Vet Intern Med. 2019 Mar;33(2):499-507. doi: 10.1111/jvim.15421. Epub 2019 Feb 15.

Giovedì, 02 Maggio 2019 18:18

Ketorolac nelle tartarughe

1 turtle terrapene carolina carolina jose luis pelaezIl ketorolac è un farmaco antiinfiammatorio non steroideo che possiede una potente attività analgesica, paragonabile a quella della morfina. Negli Stati Uniti, la scarsità di oppiodi ha portato ad una fornitura inaffidabile di tali molecole per le strutture sanitarie, determinando la necessità di trovare farmaci alternativi non-oppioidi che fossero altrettanto sicuri ed efficaci.

Lo scopo di questo studio era quello di indagare la farmacocinetica del ketorolac dopo una singola somministrazione per via intramuscolare alla dose di 0,25 mg/kg nelle tartarughe di scatola orientale (Terrapene carolina carolina).

Sono stati raccolti campioni ematici da 32 tartarughe selvatiche con lesioni traumatiche. Tali campioni sono stati prelevati da 0 a 24 ore dopo l’iniezione intramuscolare di ketorolac e analizzati tramite cromatografia liquida ad alta pressione (HPLC, high-pressure liquid chromatography). L’analisi dei dati ha evidenziato un tempo di emivita lungo, di 9,78 ore e un volume di distribuzione pari a 0,26 L/kg.

Gli autori concludono che la somministrazione intramuscolare di 0,25 mg/kg di ketorolac, a fronte della lunga emivita, garantisce concentrazioni plasmatiche al di sopra dei target precedentemente pubblicati, garantendo un effetto analgesico della durata di 24 ore che ne consente la somministrazione una sola volta al giorno.

 

“Pharmacokinetics of ketorolac in wild Eastern box turtles (Terrapene carolina carolina) aftersingle intramuscular administration” Cerreta AJ, et al. J Vet Pharmacol Ther. 2019 Mar;42(2):154-159. doi: 10.1111/jvp.12733. Epub 2018 Nov 4.

linfIl linfoma nella specie felina è una neoplasia piuttosto comune. È stato segnalato, inoltre, che il 7-14% dei gatti con linfoma gastrointestinale a piccole cellule, sviluppa una seconda neoplasia.

L’obiettivo di questo studio era quello di riportare l'incidenza, i segni clinici, gli esiti clinicopatologici, la risposta alla terapia e l’outcome di gatti che avevano sviluppato un linfoma a grandi cellule successivamente al trattamento per il linfoma gastrointestinale a piccole cellule.

Dodici dei 121 gatti trattati per linfoma gastrointestinale a piccole cellule, hanno successivamente sviluppato un linfoma a grandi cellule. Solo 9 di questi hanno soddisfatto i criteri di inclusione e sono stati inclusi nelle analisi statistiche. Il tempo medio dalla diagnosi di linfoma gastrointestinale a piccole cellule fino alla diagnosi di linfoma a grandi cellule era di 543 giorni, con un tempo di sopravvivenza mediano di 615 giorni. Il tempo medio di sopravvivenza dalla diagnosi di linfoma a grandi cellule fino alla morte era di 55 giorni, quello mediano di 24,5 giorni. I valori di ematocrito, albumina e proteine totali erano significativamente più bassi al momento della diagnosi di linfoma a grandi cellule rispetto al momento della diagnosi di linfoma a piccole cellule.

Questo studio ha dimostrato che il linfoma a grandi cellule si può verificare nel 9,9% (12/121) dei gatti trattati per linfoma gastrointestinale a piccole cellule. I medici dovrebbero considerare il linfoma a grandi cellule nella loro lista di diagnosi differenziali in quei soggetti con precedente diagnosi di linfoma gastrointestinale a piccole cellule che sviluppano perdita di peso, anemia, ipoalbuminemia e ipoproteinemia.

 

“Feline large-cell lymphoma following previous treatment for small-cell gastrointestinallymphoma: incidence, clinical signs, clinicopathologic data, treatment of a secondarymalignancy, response and survival” Wright KZ, et al. J Feline Med Surg. 2019 Apr;21(4):353-362. doi: 10.1177/1098612X18779870. Epub 2018 Jun 7.

Giovedì, 18 Aprile 2019 18:16

Progressi nella diagnostica prostatica

constipationNegli ultimi anni, a fronte delle maggiori aspettative di vita e alla crescente attenzione che i proprietari di pet dedicano ai loro animali, sono state condotte numerose ricerche su nuove tecniche per identificare precocemente i disturbi della prostata nella specie canina. Le patologie prostatiche, al loro esordio, sono spesso asintomatiche, rendendo difficile una diagnosi precoce.

Tradizionalmente, la diagnosi dei disturbi prostatici sfrutta strumenti non invasivi, come la palpazione transrettale e addominale, la valutazione del liquido seminale o prostatico, l'analisi delle urine e l'imaging. Tuttavia, una diagnosi definitiva potrebbe richiedere l’agoaspirazione o biopsia del parenchima prostatico, indagini che vengono eseguite raramente a causa della loro invasività.

Per queste motivazioni, sono stati ricercati biomarcatori sierici al fine di accorciare i tempi diagnostici e poter quindi applicare strategie terapeutiche più tempestivamente, nell’ottica di ottenere outcome migliori. L'esterasi prostatica specifica canina (CPSE, Canine Prostatic Specific Esterase) è stata identificata come un biomarcatore idoneo da includere negli esami di screening della prostata, similmente all'antigene prostatico specifico (PSA, Prostate-Specific Antigen) impiegato in medicina umana.

Studi in letteratura hanno dimostrato che la CPSE raggiunge valori più elevati in cani affetti da diverse patologie prostatiche, quali iperplasia prostatica benigna, prostatite batterica o carcinoma prostatico. Considerato il grosso potenziale, si rendono necessarie ulteriori ricerche finalizzate ad indagare, non solo il ruolo diagnostico del CPSE, ma anche la sua utilità come strumento di monitoraggio del successo terapeutico in corso di trattamento.

Infine, l’impiego sistematico di tale marcatore sierico potrebbe assicurare una stima più accurata della reale prevalenza dei disturbi prostatici. Attualmente, il CPSE è riconosciuto come uno strumento di screening sulla base del quale identificare quei pazienti che richiedono ulteriori indagini diagnostiche più accurate e costose.

 

“Advances in Prostatic Diagnostics in Dogs: The Role of Canine Prostatic Specific Esterase in the Early Diagnosis of Prostatic Disorders” Alonge S, et al. Top Companion Anim Med. 2018 Dec;33(4):105-108. doi: 10.1053/j.tcam.2018.09.002. Epub 2018 Sep 8.

Equine Health Cover Photo 1024x655Il coronavirus equino (ECoV, equine coronavirus) è un patogeno emergente associato a febbre e alla malattia enterica nei cavalli adulti. Sono state descritte le caratteristiche cliniche dell'infezione da ECoV, ma nessuno studio ha confrontato queste caratteristiche con quelle delle infezioni da Salmonella.

Lo scopo di questo studio retrospettivo era quello di confrontare le caratteristiche cliniche dell'infezione da ECoV con quelle della salmonellosi enterica al fine di identificare aspetti peculiari della malattia a sostegno del sospetto clinico di infezione da ECoV nei cavalli adulti.

Lo studio ha incluso 43 cavalli di età superiore ad 1 anno di cui si disponesse degli esiti dell’esame emocromocitometrico, della biochimica sierica e dei test fecali per ECoV e Salmonella spp. I cavalli sono stati divisi in 3 gruppi in base ai risultati dei test diagnostici fecali: ECoV-positivo, Salmonella-positivo o diagnosi sconosciuta. Di ciascun soggetto sono stati registrati i dati relativi al periodo dell'anno in cui il soggetto era stato visitato, i sintomi clinici, i risultati dell’esame emocromocitometrico e della biochimica sierica.

I sintomi più comuni erano febbre e coliche, ed erano simili tra i gruppi. I cavalli con ECoV avevano la conta dei granulociti neutrofili significativamente inferiore rispetto ai cavalli con diagnosi sconosciuta ma simile ai cavalli con salmonellosi. I cavalli con salmonellosi avevano una conta leucocitaria media significativamente più bassa rispetto a quelli con diagnosi sconosciuta. Nessuna differenza significativa è stata trovata tra i gruppi per qualsiasi altra variabile esaminata.

Le infezioni da coronavirus equino e Salmonella condividono le stesse caratteristiche cliniche; gli autori concludono che nei cavalli con febbre e sintomi clinici enterici devono essere considerate entrambe le diagnosi differenziali.

 

“Disease features of equine coronavirus and enteric salmonellosis are similar in horses” Manship AJ, et al. J Vet Intern Med. 2019 Mar;33(2):912-917. doi: 10.1111/jvim.15386. Epub 2019 Jan 10.

cat slsNella specie canina è stata dimostrata la relazione tra la presenza di vertebre transizionali lombosacrali e lo sviluppo di stenosi lombosacrali.

Lo scopo di questo studio era quello di indagare la relazione tra la presenza di vertebre transizionali lombosacrali e la stenosi lombosacrale nella specie felina.

A questo scopo, le cartelle cliniche e gli studi di diagnostica per immagini di 13 gatti con diagnosi di stenosi lombosacrale sono stati esaminati retrospettivamente per identificare le anomalie lombosacrali e per confrontarle con le immagini di 405 gatti sottoposti ad esame TC per ragioni non correlate ad una malattia del midollo spinale.

I sintomi clinici associati alle stenosi lombosacrali comprendevano dolore lombosacrale, coda portata bassa, difficoltà a saltare, incontinenza urinaria o fecale. I sintomi neurologici includevano deficit propriocettivi, paraparesi deambulatoria, atassia a carico degli arti pelvici, riduzione dei riflessi spinali e del riflesso perianale. Tali sintomi erano presenti da un minimo di 1 giorno ad un massimo di 10 mesi (media 3 mesi). In 7 dei 13 gatti con stenosi lombosacrale (53,8%) è stata diagnosticata la presenza di vertebre transizionali lombosacrali. Diversamente, in soli 24 dei 405 gatti facenti parte della popolazione di controllo (5,9%) è stata diagnosticata la presenza di vertebre transizionali lombosacrali. Questi risultati stanno ad indicare che, nel gatto, le stenosi lombosacrali sono significativamente associate alla presenza di vertebre transizionali lombosacrali (odds ratio 18,52, P <0,0001). La presenza di segni clinici di stenosi lombosacrale nei gatti con vertebre transizionali lombosacrali non era significativamente diversa da quella riferita nel gruppo di controllo. Infine, la presenza di vertebre transizionali lombosacrali non è risultata essere correlata con la razza (P> 0,99) o con il sesso (P = 0,29).

Sebbene la stenosi lombosacrale sia una malattia spinale rara nella specie felina, la presenza di vertebre transizionali lombosacrali è da considerare un importante fattore di rischio per il suo sviluppo.

 

“Lumbosacral transitional vertebrae in cats and its relationship to lumbosacral vertebral canalstenosis” Harris G, et al. J Feline Med Surg. 2019 Apr;21(4):286-292. doi: 10.1177/1098612X18774449. Epub 2018 May 23.

popliteoLa malattia degenerativa articolare del ginocchio è una patologia ossea comune nella specie canina. Le alterazioni degenerative osservate negli stadi più precoci consistono in una lieve proliferazione minerale dei margini articolari e dei tessuti molli periarticolari, con conseguente distensione articolare. Se l'articolazione è cronicamente instabile, le modificazioni a carico delle ossa divengono più complesse e compaiono alterazioni di natura cistica a livello subcondrale e fenomeni di proliferazione e riassorbimento ossei.

Le caratteristiche radiografiche degli stadi moderato e grave della malattia degenerativa si sovrappongono a quelle della malattia aggressiva. Dal momento che la localizzazione della patologia coincide con quella dei tumori ossei primari (come la parte distale del femore), l'interpretazione radiografica potrebbe essere più difficile.

Lo scopo di questo studio era quello di indagare l'utilità di valutare la dimensione e la forma del linfonodo popliteo nelle immagini radiografiche per differenziare gli stadi moderato e grave della patologia degenerativa dell'articolazione del ginocchio dall'osteosarcoma distale del femore o della tibia.

I cani con zoppia a carico dell’arto pelvico in cui il problema fosse stato localizzazo al ginocchio sono stati sottoposti a studi radiografici. I cani con malattia degenerativa dell'articolazione da moderata a grave sono stati radiografati in 3 momenti diversi: prima dell'intervento di livellamento del piatto tibiale (n=103), immediatamente dopo l'intervento (n=103) e dopo 6-8 settimane dall’intervento (n=62). I cani con osteosarcoma, invece, sono stati radiografati solo al momento della diagnosi (n=42). La lunghezza e la larghezza del linfonodo popliteo e il rapporto tra asse lungo e asse corto sono stati confrontati tra i gruppi di soggetti.

Nessuna differenza significativa è stata riscontrata riguardo il rapporto tra asse lungo e asse corto del linfonodo popliteo, non consentendo una differenziazione tra malattia degenerativa articolare e osteosarcoma. Diversamente, la lunghezza e la larghezza del linfonodo nei cani con osteosarcoma erano significativamente maggiori rispetto a quelle dei cani con malattia degenerativa.

In conclusione, se il rapporto tra asse lungo e asse corto del linfonodo popliteo non costituisce un parametro utile nel differenziare l'osteosarcoma dalla malattia degenerativa moderata/grave, la sua lunghezza e la sua larghezza sono significativamente aumentate in corso di osteosarcoma, sebbene la differenza, dal punto di vista clinico, sia minima.

 

“Radiographic Assessment of the Popliteal Lymph Node to Aid the Differentiation of Canine StifleOsteosarcoma From Moderate to Severe Stifle Degenerative Joint Disease” Fiorini T and Hostnik ET. Top Companion Anim Med. 2018 Dec;33(4):136-140. doi: 10.1053/j.tcam.2018.08.002. Epub 2018 Aug 20.

Pagina 2 di 27

Questo sito web utilizza cookie propri e di terze parti. Se chiudi il banner ne accetti l'utilizzo.