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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Eleonora Malerba Med Vet PhD

Eleonora Malerba Med Vet PhD

Martedì, 26 Giugno 2018 14:58

Scompenso cardiaco avanzato nel cane

cuoreI cani con insufficienza cardiaca in stadio avanzato rappresentano una sfida clinica per i veterinari, ma non ci sono studi che riportino le caratteristiche cliniche e l’outcome di questi pazienti.
Uno studio si è posto l’obiettivo di descrivere i riscontri clinici e l'outcome di 54 cani con scompenso cardiaco avanzato causato da malattia degenerativa della valvola mitralica (DMVD, degenerative mitral valve disease).

A fini dello studio, l'insufficienza cardiaca avanzata è stata definita come la recidiva dei segni di insufficienza cardiaca congestizia nonostante i pazienti ricevessero il pimobendan, l’inibitore dell'enzima di conversione dell'angiotensina (ACE inibitore) e la furosemide ad una dose maggiore di 4 mg/kg/giorno.

Alla diagnosi di scompenso cardiaco avanzato, sono state aumentate le dosi di pimobendan (n = 30), furosemide (n = 28), ACE inibitore (n = 13) e spironolattone (n = 4), e nella maggior parte dei cani sono stati aggiunti 1 o più farmaci alla terapia già impostata. In particolare in 38 cani (70%) sono stati aggiunti nuovi farmaci, fino a ricevere un numero totale di farmaci da 2 a 10 (mediana = 5). Il tempo di sopravvivenza mediano dopo la diagnosi di scompenso cardiaco avanzato è stato di 281 giorni (intervallo, 3-885 giorni). I cani che ricevevano una dose di furosemide > 6,7 mg/kg/giorno avevano un tempo mediano di sopravvivenza significativamente più lungo (402 giorni [range, 3-885 giorni] contro 129 giorni [range 9-853 giorni]; P = 0,017).

I cani con scompenso cardiaco avanzato possono avere tempi di sopravvivenza relativamente lunghi. Una dose più elevata di furosemide e la mancata ospedalizzazione del paziente erano associati a una sopravvivenza più lunga.

 

“Clinical findings and survival time in dogs with advanced heart failure” Beaumier A, et al. J Vet Intern Med. 2018 May;32(3):944-950.

magnesioIn medicina umana, l'ipomagnesiemia è associata ad un aumento della mortalità e ad un declino della funzionalità renale nei soggetti con malattia renale cronica (CKD, chronic kidney disease). Nella specie felina, il magnesio è inversamente correlato al fattore di crescita dei fibroblasti-23 (FGF-23, fibroblast growth factor-23), un importante fattore prognostico in corso di CKD. Tuttavia, il significato prognostico del magnesio plasmatico nei gatti con CKD è sconosciuto.

Uno studio ha voluto indagare la relazione tra la concentrazione plasmatica totale di magnesio (tMg) e la concentrazione plasmatica del FGF-23, stabilire il tasso di mortalità e di progressione della malattia in 174 gatti con CKD iperazotemia (stadi IRIS 2-4).

Il tMg plasmatico è risultato essere inversamente correlato al FGF-23. L'ipomagnesemia è stata rilevata nel 12% (20/174) dei gatti, nei quali ha mostrato una associazione con un aumentato rischio di mortalità (2,74 volte maggiore; P = 0,005). L’associazione rilevata tra l’ipermagnesiemia e la sopravvivenza e quella dimostrata tra l’ipomagnesiemia e la progressione della CKD hanno perso la loro significatività nell'analisi multivariata.

L'ipomagnesiemia era associata a concentrazioni plasmatiche di FGF23 più elevate e ad un aumentato rischio di morte. La misurazione della plasma tMg sembrerebbe fornire informazioni prognostiche nei gatti con CKD.

 

“Prognostic importance of plasma total magnesium in a cohort of cats with azotemic chronic kidney disease” van den Broek DHN, et al. J Vet Intern Med. 2018 aprile 27. doi: 10.1111 / jvim.15141. Epub ahead of print

fertilityNegli allevamenti da latte, una tempestiva identificazione delle problematiche riproduttive delle vacche è essenziale per minimizzare le perdite economiche legate alla stato di fertilità. A questo scopo diventa fondamentale individuare il momento ottimale per la fecondazione, riconoscere l’instaurarsi della gravidanza, identificare tempestivamente la morte embrionale precoce e i problemi alle ovaie. L'analisi del progesterone (P4) del latte tramite test da campo, utilizzabili in azienda, può fornire informazioni relative a tutte queste condizioni. Tuttavia, la misurazione del P4 del latte è soggetta all’influenza di diverse variabili.

Uno studio si è posto l'obiettivo di presentare una tecnica innovativa per la rilevazione della luteolisi che precede l’estro e fornire le indicazioni per il suo corretto utilizzo in azienda.

Il sistema è stato testato sui profili delle concentrazioni del P4 del latte di 38 vacche da latte. Il valore predittivo positivo per identificare la luteolisi e il successivo estro era del 100%; ciò significa che questo metodo è stato in grado di rilevare correttamente tutti gli estri identificati dagli allevatori. L’instaurarsi della gravidanza era caratterizzata dalla mancata luteolisi post-inseminazione, mentre la mortalità embrionale era caratterizzata dalla luteolisi post-inseminazione. Secondo i risultati dello studio, questa tecnica è inoltre in grado di individuare e riconoscere, tramite le variazioni del P4, fasi follicolari o luteali prolungate, che possono suggerire l'insorgenza di cisti.

Gli autori sottolineano la necessità di ulteriori studi finalizzati a identificare i corretti intervalli di campionamento, definire la finestra temporale ottimale per l’inseminazione e stabilire regole per rilevare problemi riproduttivi sulla base dei diversi pattern del P4 del latte.

 

“A novel system for on-farm fertility monitoring based on milk progesterone” Adriaens I, et al. J Dairy Sci. 2018 giu 20. doi: 10.3168 / jds.2017-13827. [Epub ahead of print]

Domenica, 24 Giugno 2018 18:01

Mastocitosi cutanea maculopapulare felina

mastocitosi gattoLa mastocitosi cutanea è una malattia descritta raramente in dermatologia veterinaria e solitamente definita come “orticaria pigmentosa”.
Uno studio ha descritto la diagnosi, il trattamento e l'outcome di 13 gatti con mastocitosi cutanea.

I soggetti affetti erano di razza Sphynx (n=9), Devon Rex (n=2) e incroci di Sphynx/Devon Rex (n=2). Le femmine (n=9) erano sovrarappresentate e la durata mediana dei segni clinici prima della diagnosi era di 8 mesi. La presentazione clinica di questi 13 gatti è stata confrontata con i casi riportati nella letteratura veterinaria e classificati secondo l'attuale consenso umano sulla mastocitosi cutanea.

Si possono distinguere tre forme cliniche nei gatti: (1) grandi lesioni papulose e ponfi, tipicamente localizzati alla testa, regione delle spalle, parte ventrale del collo e zona ascellare, che possono risolversi spontaneamente (chiamata mastocitosi cutanea maculopapulare polimorfica); (2) dermatite eritematosa, caratterizzata da piccole lesioni maculopapulari spesso associate a croste, associata ad una prognosi più sfavorevole (denominata mastocitosi cutanea maculopapulare monomorfica); e (3) dermatite cronica caratterizzata da lichenificazione e iperpigmentazione, simile a quella condizione dell’uomo che viene definita “orticaria pigmentosa” (denominata mastocitosi cutanea maculopapulare pigmentata). L'esame istopatologico è stato eseguito in 8 casi e ha rivelato una dermatite da superficiale a profonda caratterizzata da infiltrati di mastociti ed eosinofili. La risposta a vari trattamenti, inclusi antistaminici, steroidi e ciclosporina, era variabile.

Questo studio su 13 casi di mastocitosi cutanea felina, conferma quella che è la presentazione clinica, già riportata in letteratura veterinaria, così come la predisposizione di razza. La mastocitosi cutanea maculopapulare felina sembra essere clinicamente molto simile alla forma descritta nell’uomo. Questo studio propone un nuovo sistema di classificazione per la malattia felina basato sulla classificazione usata in medicina umana, sulla presentazione clinica e sulla prognosi, con tre diverse sottoforme: mastocitosi cutanea maculopapulare polimorfica con eventuale regressione spontanea; mastocitosi cutanea maculopapulare monomorfa con evoluzione cronica; e mastocitosi cutanea maculopapulare pigmentata.

 

“Feline maculopapular cutaneous mastocytosis: a retrospective study of 13 cases and proposal for a new classification” Ngo J, et al. J Feline Med Surg. 2018 Jun. doi: 10.1177/1098612X18776141. [Epub ahead of print]

Domenica, 24 Giugno 2018 17:55

Cheratite da microfilaria nel cane

cheratite microfilariaGli agenti parassitari sono riconosciuti come causa di cheratite, ma la cheratite parassitaria non è una diagnosi comune negli animali domestici.

Lo scopo di questo studio era quello di descrivere i reperti clinici e istopatologici in sette cani con cheratite cronica causata da microfilarie.

Tutti i cani mostravano opacità corneali superficiali di vario grado a carico delle regioni perilimbari e centrali della cornea, la presenza di aree opache che apparivano come depositi cristallini e vascolarizzazione corneale. Le lesioni erano bilaterali ed erano associate ad iperemia congiuntivale da lieve a moderata. In anamnesi non erano segnalati blefarospasmo o prurito e nessun soggetto presentava erosioni epiteliali. La biopsia corneale aveva evidenziato la presenza di microfilarie libere nello stroma corneale, con vari gradi di infiammazione e distruzione delle fibre collagene. Le microfilarie sono state evidenziate anche nel tessuto cutaneo prelevato mediante la tecnica skin snip. In nessuno dei 7 cani erano presenti parassiti adulti, e nessun cane era stato sottoposto a profilassi nei confronti della filaria prima della diagnosi.

La somministrazione mensile di ivermectina per via orale ha determinato il miglioramento delle lesioni oculari e dermiche. Un cane ha mostrato completa remissione con il trattamento.

 

“Keratitis due to microfilariae in dogs: a newly recognized disease” Morales A, et al. Vet Ophthalmol. 2018 May;21(3):305-311.

Domenica, 24 Giugno 2018 17:47

Levetiracetam nel puledro neonato

puledro

Le convulsioni sono una manifestazione comune di malattia neurologica nel puledro neonato e sono un'importante causa di morbilità e mortalità. Le attuali opzioni terapeutiche sono efficaci, ma spesso hanno effetti avversi indesiderati, una breve durata d'azione e costi elevati. Il levetiracetam ha un profilo di sicurezza e farmacocinetica ideale in diverse specie, incluso il cavallo adulto, e può essere un anticonvulsivante alternativo sicuro ed economico nei puledri neonati. A causa delle differenze nella biodisponibilità e nella clearance dei farmaci nei puledri neonati, le dosi utilizzate in altre specie o nei cavalli adulti devono essere adattate ai puledri.

Uno studio sperimentale randomizzato si è posto l’obiettivo di definire il profilo farmacocinetico del levetiracetam somministrato per via endovenosa e orale nei puledri neonati sani.

Il levetiracetam è stato somministrato in dose singola a sei puledri sani (età 1-10 giorni) alla dose di 32 mg/kg di peso corporeo per via endovenosa o orale.

Dopo la somministrazione per via endovenosa, il levetiracetam ha avuto un'emivita di eliminazione media (±DS) di 7,76 ± 0,51 ore, una clearance sistemica media di 61,67 ± 10,96 (ml/kg/h) e un volume medio di distribuzione allo steady state di 0,670 ± 0,124 (L/kg). Dopo la somministrazione orale, il levetiracetam ha avuto una concentrazione massima di 38,34 ± 7,42 mg/L e il tempo per raggiungere la concentrazione massima è stato di 0,875 ore (0,5-1,5). La biodisponibilità media per la somministrazione orale era eccellente (103,04 ± 14,51%). Non sono state osservate differenze significative nelle variabili farmacocinetiche tra le vie e l'ordine di somministrazione.

Il levetiracetam ha un'eccellente biodisponibilità intragastrica nei puledri e si suppone che, tramite la somministrazione endovenosa o orale due volte al giorno, si mantengano delle concentrazioni plasmatiche pari o superiori alla concentrazione target proposta.

 

“Pharmacokinetics of the anticonvulsant levetiracetam in neonatal foals” MacDonald KD, et al. Equine Vet J. 2018 Jul;50(4):532-536.

CatEchoGli agenti sedativi vengono occasionalmente utilizzati nei gatti per consentire l'esame ecocardiografico durante lo screening per malattie cardiache, come la cardiomiopatia ipertrofica (HCM, hypertrophic cardiomyopathy). A causa dei loro effetti emodinamici, i sedativi possono alterare le misurazioni ecocardiografiche.

Uno studio prospettico ha valutato gli effetti della sedazione con dexmedetomidina e buprenorfina sulle variabili ecocardiografiche, sulla pressione arteriosa (PA) e sulla frequenza cardiaca (FC) in 50 gatti sani.

I gatti sono stati sedati per via intramuscolare con dexmedetomidina e buprenorfina, in base al loro peso corporeo. Le misurazioni della PA e della FC, gli esami ecocardiografici e Doppler sono stati eseguiti prima della sedazione e ripetuti una volta che i gatti avevano raggiunto un grado di sedazione accettabile.

Durante la sedazione è stato registrato un aumento di diversi parametri: diametro interno del ventricolo sinistro a fine diastole e sistole, diametro interno del ventricolo destro a fine diastole, atrio sinistro (AS), tempo di decelerazione nell'arteria polmonare, PA sistolica, diastolica e media (P ⩽ 0,022). Diversamente la velocità massima a livello di aorta e arteria polmonare (AP), la frazione d’accorciamento, il tempo di accelerazione/decelerazione nell’AP e la FC diminuivano durante la sedazione (P <0,0001). Infine, il setto interventricolare a fine diastole e sistole, la parete posteriore del ventricolo sinistro a fine diastole e sistole, il diametro aortico (Ao), il rapporto atrio sinistro/aorta (AS / Ao) e il tempo di accelerazione nell’AP non subivano modificazioni durante la sedazione.

Durante la sedazione la pressione sanguigna aumenta e la FC si riducono. Mentre lo spessore delle pareti e il rapporto atrio sinistro/aorta non sono stati influenzati dalla sedazione, gli indici dell’atrio sinistro e le dimensioni del ventricolo sinistro sono aumentati. Gli autori ritengono che siano necessari ulteriori studi utilizzando gatti con HCM per valutare l'effetto di questa combinazione sedativa sui risultati dello screening per la HCM.

 

“Effects of sedation with dexmedetomidine and buprenorphine on echocardiographic variables, blood pressure and heart rate in healthy cats” Johard E, et al. J Feline Med Surg. 2018 Jun;20(6):554-562.

valvola mitraleLa rilevanza prognostica delle variabili morfologiche e funzionali dell'atrio sinistro (LA, left atrial), comprese quelle derivate dall'ecocardiografia speckle-tracking (STE, speckle tracking echocardiography), è stata poco studiata in medicina veterinaria.

Uno studio prospettico di coorte condotto su 115 cani con malattia mixomatosa della valvola mitrale (MMVD, myxomatous mitral valve disease) ha valutato il valore prognostico di diverse variabili ecocardiografiche, prestando particolare attenzione alle variabili morfologiche e funzionali dell’atrio sinistro. A questo scopo, è stata eseguita un'analisi di sopravvivenza per testare i migliori predittori ecocardiografici di morte per cause cardiache.

Nell’analisi univariata, la maggior parte delle variabili testate, comprese tutte le variabili derivate dall'ecocardiografia speckle-tracking dell’atrio sinistro, il rapporto atrio sinistro/aorta (LA / Ao > 1,7), la velocità dell’onda E della valvola mitrale (> 1,3 m/s), il volume massimo dell’atrio sinistro (> 3,53 mL/kg), lo strain di picco longitudinale atriale (< 30%) e l'indice di contrattilità sono risultati essere predittori di morte connessa a cause cardiache. Tuttavia, nell'analisi multivariata, hanno continuato ad assumere un peso statisticamente significativo la velocità dell’onda E della valvola mitrale (hazard ratio [HR], 4,45, intervallo di confidenza [IC], 1,76-11,24; P <0,001) e il volume massimo dell’atrio sinistro (HR, 2,32; IC, 1,10-4,89; P = 0,024).

La valutazione della dimensione e della funzione dell’atrio sinistro fornisce utili informazioni prognostiche nei cani con MMVD. Tra tutte le variabili relative all’atrio sinistro, il volume massimo dell’atrio sinistro sembrerebbe il più forte predittore di morte per cause cardiache, essendo risultato superiore al rapporto LA / Ao e alle variabili derivate dalla STE.

 

“Prognostic value of echocardiographic indices of left atrial morphology and function in dogs with myxomatous mitral valve disease” Baron Toaldo M, et al. J Vet Intern Med. 2018 May;32(3):914-921.

aritmia cavalloLe aritmie nel cavallo possono richiedere una terapia antiaritmica a lungo termine. Sfortunatamente, ad oggi, i farmaci antiaritmici ad uso orale nei cavalli sono pochi. Per il trattamento a lungo termine dei pazienti umani e dei piccoli animali viene spesso utilizzato il sotalolo, un β-bloccante e antiaritmico di classe III.

Uno studio in doppio cieco controllato con placebo ha analizzato la farmacocinetica del sotalolo a dosaggi orali multipli nei cavalli e ha determinato gli effetti di questa molecola sulle misurazioni elettrocardiografiche ed ecocardiografiche, sul potenziale d'azione monofasico (MAP, monophasic action potential) e sul periodo refrattario effettivo (ERP, effective refractory period).

Sei cavalli Warmblood sani hanno ricevuto 0, 2, 3 o 4 mg/kg di sotalolo per via orale due volte al giorno per 9 giorni in un disegno incrociato randomizzato. Allo steady-state sono state eseguite l'ecocardiografia e l'elettrocardiografia e sono state determinate le concentrazioni plasmatiche di sotalolo, il MAP e l’ERP.

Le concentrazioni plasmatiche medie di sotalolo allo steady-state sono state 287 (range 234-339), 409 (359-458) e 543 (439-646) ng/ml rispettivamente per dosi pari a 2, 3 e 4 mg/kg di sotalolo per via orale due volte al giorno. Il sotalolo ha aumentato significativamente l'intervallo QT e l’ERP ma, nonostante l'aumento delle concentrazioni plasmatiche, dosaggi più elevati non hanno determinato un aumento proporzionale dell'intervallo QT o dell’ERP. Le altre valutazioni elettrocardiografiche ed ecocardiografiche non sono cambiate significativamente. Oltre ad una sudorazione locale transitoria, non sono stati rilevati altri effetti collaterali.

Il sotalolo alla dose di 2, 3 e 4 mg/kg aumenta l'intervallo QT e l'ERP e potrebbe essere un farmaco efficace per la terapia antiaritmica a lungo termine nel cavallo.

 

“Pharmacokinetics and electrophysiological effects of sotalol hydrochloride in horses” Broux B et al. Equine Vet J. 2018 May;50(3):377-383.

prelievo cavalloLa valutazione dell’assetto coagulativo è una componente importante dell'assistenza al paziente critico. Il monitoraggio continuo della coagulazione nei cavalli ospedalizzati è stato precedentemente effettuato tramite venipunture seriali invece che tramite campionamento diretto dal catetere endovenoso ipotizzando che quest’ultima tecnica possa alterare l'accuratezza dei risultati. Tuttavia le continue venipunture possono indurre effetti avversi quali ansia e ripetuti traumi alle vene giugulari, conseguenze che potrebbero essere evitate mediante il campionamento di sangue direttamente dal catetere endovenoso.

Uno studio prospettico osservazionale, condotto su 55 cavalli ricoverati nel reparto di terapia intensiva, ha confrontato i parametri della coagulazione su campioni di sangue ottenuti mediante venipuntura giugulare e campioni prelevati direttamente dal catetere endovenoso.

Sui 55 campioni accoppiati di sangue sono stati misurati il tempo di protrombina (PT) da sangue intero, il PT e il tempo di tromboplastina parziale attivata (aPTT) da plasma fresco, l’attività dell’antitrombina (AT) e la concentrazione di fibrinogeno da plasma conservato. In 22 cavalli è stata misurata anche la concentrazione dei D-dimeri.

L’analisi statistica ha evidenziato l’esistenza di una buona correlazione tra i due metodi di campionamento per tutti i parametri, ad eccezione di AT e D-dimeri.

I risultati dello studio hanno dimostrato che i parametri della coagulazione, eccetto l’AT e i D-dimeri, misurati su campioni di sangue ottenuti tramite campionamento diretto dal catetere endovenoso hanno valori clinicamente equivalenti a quelli ottenuti mediante venipuntura giugulare.

 

“Comparison of two blood sampling techniques for the determination of coagulation parametersin the horse: Jugular venipuncture and indwelling intravenous catheter” Mackenzie CJ, et al. Equine Vet J. 2018 May;50(3):333-338.

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