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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Eleonora Malerba Med Vet PhD

Eleonora Malerba Med Vet PhD

SIRSUno studio clinico, prospettico e osservazionale ha valutato la cinetica della proteina C-reattiva (CRP, C-Reactive Protein), dell’interleuchina 6 (IL-6, Interleukin 6) e del fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-α, Tumor Necrosis Factor Alpha) in 69 cani con la sindrome della risposta infiammatoria sistemica (SIRS, Systemic Inflammatory Response Syndrome). L’ipotesi degli autori è che la concentrazione di CRP si correli con le concentrazioni di IL-6 e TNF-α, e che essa vari nel corso dell’ospedalizzazione in funzione della malattia sottostante e che possa costituire, pertanto, un indice prognostico.

Campioni di siero/plasma sono stati raccolti al momento dell’ammissione (T0), dopo 6 (T6), 12 (T12), 24 (T24), e 72 (T72) ore, e alla visita di controllo almeno 1 mese dopo la dimissione (T1m). Le malattie sottostanti sono state classificate in : infettive (I), neoplastiche (N), traumatiche (T), dilatazione-torsione gastrica (GDV, Gastric-Dilation and Volvulus), altre patologie gastrointestinali (GI), renali (R) e miste (M).

Dei 69 cani, 42 sono sopravvissuti, 8 sono deceduti e 17 sono stati sottoposti ad eutanasia. Diciannove cani sono stati condotti alla visita di controllo a 1 mese dalla dimissione. La concentrazione di CRP a T0 era al di sopra del range di riferimento nel 73,1% (49/67), invece la sua concentrazione è rimasta all’interno del range di riferimento per tutta la durata dell’ospedalizzazione solo nel 6% (4/67) dei pazienti. Le concentrazioni sieriche di CRP erano significativamente più elevate (P<0,0001) a T0 e in tutti gli altri prelievi effettuati durante l’ospedalizzazione rispetto a T1m, con le concentrazioni maggiori rilevate a T24. A T1m, le concentrazioni sieriche di CRP erano all’interno del range di riferimento nel 95% (18/19) dei cani. La CRP sierica e l’IL-6 plasmatica sono risultate essere significativamente correlate (P<0,001, r=0,479). Infine, nessuna delle citochine misurate ha mostrato una associazione con le classi di patologie sottostanti o con l’outcome.

Gli autori concludono che la concentrazione di CRP sia aumentata nei cani con SIRS, e che si riduca durante il trattamento e l’ospedalizzazione. Nessuna tra le citochine valutate (CRP sierica, IL-6 plasmatica e TNF-α) è risultata essere indice predittivo relativamente all’outcome nei cani con SIRS.

 

“Inflammatory cytokine and C-reactive protein concentrations in dogs with systemic inflammatory response syndrome” Gommeren K, et al. J Vet Emerg Crit Care (San Antonio). 2018 Jan; 28(1):9-19.

akiIl rischio di mortalità nei pazienti che sviluppano un danno renale acuto (AKI, Acute Kidney Injury) non è, ad oggi, stato ben definito.

Uno studio di metanalisi effettuato nelle specie felina e canina ha valutato quale sia l’incidenza della mortalità in base all’eziologia dell’AKI (cause infettive rispetto a cause non infettive) e alla tipologia di trattamento effettuato (dialisi rispetto a terapia conservativa).

Sono risultati idonei ai criteri di selezione della metanalisi 18 case series che coinvolgevano un totale di 1.201 animali. La mortalità complessiva riscontrata è stata del 53,1% nella specie felina (95% CI 0,475-0,586; I2=11,9%; P=0,3352) e del 45% nella specie canina (95% CI 0,33-0,58; I2=91,5%, P<0,0001). Un aumento seppur non significativo del rischio di mortalità complessiva è stato identificato nei soggetti sottoposti a dialisi rispetto a quelli gestiti con la terapia conservativa, indipendentemente dalla specie e dall’eziologia dell’AKI. Diversamente, la mortalità complessiva in funzione dell’eziologia dell’AKI, indipendentemente dal tipo di trattamento effettuato, era del19,2% (95% CI 0,134-0,258; I2=37,7%, P=0,0982) nei cani e gatti in cui l’AKI aveva una causa infettiva e del 59,9% (95% CI 0,532-0,663; I2=51%, P=0,0211) nei cani e gatti in cui l’AKI non aveva una causa infettiva.

Gli autori concludono che i risultati di tale metanalisi mostrano che la mortalità complessiva nei cani e gatti con AKI sia maggiore nei casi in cui l’eziologia non è infettiva; inoltre non sono risultate esserci differenze statistiche nella mortalità in funzione del trattamento applicato (dialisi rispetto terapia conservativa). Sono auspicabili ulteriori indagini per valutare quale sia il momento migliore per intraprendere il trattamento emodialitico, per sviluppare dei modelli clinici per prognosticare il decorso della malattia e per fornire indicazioni di partenza sul trattamento ottimale nei casi meno gravi di AKI nel cane e nel gatto.

 

“Acute kidney injury in cats and dogs: a proportional meta-analysisof case series studies” Legatti SAM, et al. PLoS ONE. 2018 Jan; 13(1).

demodicosiLa demodicosi generalizzata è una patologia comune nel cane e la doramectina è stata segnalata essere una opzione terapeutica efficace. Tuttavia diversi protocolli di trattamento con doramectina devono ancora essere valutati.

Uno studio ha valutato se la somministrazione orale di doramectina due volte alla settimana sia più efficace della somministrazione per via sottocutanea una volta alla settimana.

Sono stati inclusi 29 cani con demodicosi generalizzata, di cui 16 sono stati trattati con 600 μg/kg di doramectina per via sottocutanea una volta alla settimana (gruppo SC) e 13 hanno ricevuto 600 μg/kg di doramectina per via orale due volte alla settimana (gruppo OS).
L'età media dei cani affetti era di 2,8 e 2,6 anni (P = 0,587) e il numero medio di acari rilevato al momento della prima visita era 201 e 287 (P = 0,04), rispettivamente, nel gruppo SC e nel gruppo OS. Il tempo medio per ottenere raschiati cutanei negativi era di 13 e 12 settimane, rispettivamente (P = 0,955). La percentuale di successo per il trattamento era di 13 su 16 (81%) nel gruppo SC e 12 su 13 (92%) nel gruppo OS (P = 0,691). Quattro cani non hanno raggiunto la remissione della malattia. Nel periodo di follow-up della durata di 12 mesi, un cane che aveva ricevuto il protocollo SC una volta alla settimana ha avuto una recidiva a distanza di otto settimane dalla fine del trattamento. In nessun cane sono stati osservati effetti avversi.

Sulla base dei risultati di questo studio, gli autori concludono che la somministrazione orale di doramectina due volte alla settimana non determina una risoluzione più rapida della demodicosi canina generalizzata rispetto alla somministrazione per via sottocutanea una volta alla settimana. Il tasso di successo del trattamento è stato il medesimo per entrambi i protocolli.

 

“Doramectin in the treatment of generalized demodicosis” Cordero AM, et al. Vet Dermatol. 2018 Apr; 29(2):104-e41.

balloonNonostante siano state descritte molteplici procedure di dilatazione, le stenosi esofagee benigne (BES, Benign Esophageal Strictures) rimangono una causa ricorrente di morbilità e mortalità nei cani e nei gatti.

Uno studio prospettico ha indagato l'uso di un tubo esofagostomico a permanenza dotato di palloncino (B-Tube) per il trattamento di 9 cani e 3 gatti con BES.

La valutazione endoscopica e fluoroscopica dell'esofago e la dilatazione del palloncino sono state eseguite in anestesia generale e, a seguire, è stato posizionato un B-Tube a permanenza. I proprietari degli animali hanno eseguito insufflazioni due volte al giorno per circa 6 settimane. L'endoscopia è stata ripetuta prima della rimozione del B-Tube e, successivamente, gli animali sono stati rivalutati utilizzando il sistema di punteggio della disfagia modificato (MDS, Modified Dysphagia Score; punteggio da 0 a 4).

La gestione del B-Tube è stata relativamente ben tollerata ed efficace nel mantenere la dilatazione della BES. Gli animali sottoposti a questo trattamento hanno dovuto subire una mediana di 2 anestesie e sono stati monitorati per una mediana di 472 giorni (358-1.736 giorni). Il MDS medio prima del trattamento era di 3,1 ± 0,5 e il MDS di follow-up finale era significativamente migliorato a 0,36 ± 0,65 (P <0,0001). Undici animali su 12 (91,7%) avevano mostrato un miglioramento del MDS alla fine del periodo di follow-up; in particolare, alla fine del trattamento, 8 soggetti su 12 (66,7%) presentavano un MDS di 0 su 4, 2 soggetti su 12 (16,7%) avevano un MDS di 1 su 4 e 1 soggetto su 12 (8,3%) un MDS di 2 su 4. Un cane è deceduto.

Gli autori concludono che l’utilizzo del B-Tube consente l’esecuzione di una tecnica efficace ed economica per il trattamento del BES nei cani e nei gatti e, rispetto ad altre tecniche che richiedono periodiche dilatazioni del palloncino da effettuare col paziente in anestesia, questo metodo richiede in genere solo due anestesie e di breve durata.

 

“Prospective evaluation of an indwelling esophageal balloon dilatation feeding tube for treatmentof benign esophageal strictures in dogs and cats” Tan DK, et al. J Vet Intern Med. 2018 Mar; 32(2):693-700.

piodermaLa piodermite batterica è una problematica comune nella pratica dei piccoli animali. Solitamente essa si instaura in soggetti che presentano delle patologie sottostanti, ma poche sono le informazioni relative a quale sia la prevalenza e la tipologia delle malattie associate nei cani con piodermite ricorrente.

Uno studio si è posto l’obiettivo di valutare la prevalenza delle patologie primarie in 157 cani con piodermite ricorrente.

In 107 dei 157 cani è stata evidenziata almeno una malattia primaria. Le allergie sono risultate essere le patologie primarie più riscontrate (63 cani); tra le allergie, quelle di tipo ambientale erano le più frequenti (n=45) ed erano spesso associate ad altre allergie. Altre malattie primarie più comunemente associate a piodermite sono state l’ipotiroidismo (n=12) e l'iperadrenocorticismo (n=6). Sedici cani con piodermite ricorrente soffrivano di demodicosi.

Gli autori concludono che, nei cani di giovane età con piodermite ricorrente, effettuare indagini diagnostiche per la ricerca di allergie e raschiati cutanei profondi permette, nella maggior parte dei casi, di riconoscere la patologia sottostante. Diversamente, nei cani in cui la piodermite esordisce in età adulta o avanzata, i primi approfondimenti da effettuare sono quelli volti a valutare la presenza di patologie endocrine ed escludere possibili infestazioni da pulci.

 

Recurrent pyoderma and its underlying primary diseases: a retrospective evaluation of 157 dogs” Seckerdieck F e Mueller RS. Vet Rec. 2018 Apr; 182(15):434.

lavaggi trachealiNei campioni prelevati durante i lavaggi tracheali, effettuati in corso di infiammazione delle vie aeree inferiori secondaria a varie cause, è frequente il riscontro di neutrofilia. Tuttavia, ad oggi, non è noto se esista una relazione tra le caratteristiche citomorfologiche di questi campioni e l’isolamento di batteri patogeni.

Uno studio trasversale si è posto l’obiettivo di indagare se la presenza di neutrofili non degenerati o degenerati nei lavaggi tracheali fosse associata ad una positività alla coltura batterica e, in caso affermativo, se ciò fosse influenzato dall’età dei soggetti o da altri fattori stagionali/temporali.

L’isolamento di batteri potenzialmente patogeni per le vie respiratorie è risultato essere associato ad una maggiore probabilità di riscontrare una neutrofilia degenerata all’esame citologico rispetto ai campioni in cui la coltura risultava negativa (OR 4,5; IC 95% 3,1-6,4; P<0,001). I cavalli di età superiore ai 9 anni avevano una minore probabilità di avere una neutrofilia degenerata rispetto a quelli di età compresa tra 1 e 3 anni (OR 0,6; IC 95% 0,4-0,9; P<0,02). In primavera/estate i cavalli mostravano di avere una ridotta probabilità di neutrofilia degenerata rispetto all’inverno (OR 0,4; IC 95% 0,3-0,7; P<0,001).

Gli autori concludono che la valutazione dei lavaggi tracheali dovrebbe prevedere l’analisi delle caratteristiche citomorfologiche della risposta dei neutrofili. La presenza di neutrofili degenerati, specialmente nei cavalli giovani, suggerisce una causa infettiva; diversamente, l’assenza di degenerazione, in combinazione con altri fattori clinici, può supportare l’ipotesi di una causa non infettiva della neutrofilia.

 

“Association of neutrophil morphology with bacterial isolates in equine tracheal wash samples” Jocelyn NA, et al. Equine Vet J. 2018 Mar. (Epub ahead of print)

diabete nei gatti

Uno studio ha valutato l’efficacia e la sicurezza dell’insulina Lispro per il trattamento della chetoacidosi diabetica (DKA) nel gatto.

A questo scopo sono stati confrontati i tempi di risoluzione dell’iperglicemia, della chetosi e della acidosi tra gatti trattati con infusione continua (CRI, Continuous Rate Infusion) di insulina Lispro e gatti trattati con CRI di insulina regolare.

Lo studio ha incluso gatti con diagnosi di DKA sottoposti al medesimo protocollo standard di CRI di insulina regolare (gruppo R) o di insulina Lispro (gruppo L). Il tempo di risoluzione della DKA era stato definito come l’intervallo di tempo intercorso dall’inizio della CRI di insulina fino alla risoluzione dell’iperglicemia (glicemia < 250 mg/dL) della chetosi (β-idrossibutirrato < 1 mmol/L) e dell’acidosi (pH > 7,3).

Sono stati inclusi nello studio un totale di 18 gatti (9 per ciascun gruppo). Non sono state riscontrate differenze statisticamente significative nel tempo mediano di risoluzione delle 3 variabili (iperglicemia, chetosi e acidosi) tra i due gruppi. Due gatti nel gruppo R hanno sviluppato ipoglicemia durante la CRI di insulina regolare. Un gatto nel gruppo L e 3 gatti nel gruppo R hanno sviluppato una grave ipofosfatemia per la quale è stata necessaria una supplementazione di fosforo.

Gli autori concludono che la CRI di insulina Lispro ha pochi effetti collaterali e sembra essere efficace al pari dell’insulina regolare nel trattamento della DKA nel gatto.

 

“Use of lispro insulin for treatment of diabetic ketoacidosis in cats” Malerba E, et al. J Feline Med Surg. 2018 Mar. (Epub ahead of print)

pinza elettrochirurgicaUno studio ha descritto una tecnica che utilizza la pinza elettrochirurgica bipolare per l’emostasi durante l’ovariectomia a cielo aperto nelle cagne e nelle gatte e durante la castrazione dei cani; inoltre ha determinato se l’uso di tali pinze, rispetto alla classica legatura mediante sutura, riduce la durata dell’intervento chirurgico.

Le pinze sono state utilizzate per l’emostasi in 3.744 interventi chirurgici: 1.406 sterilizzazioni di cagne, 859 sterilizzazioni di gatte e 1.335 castrazioni di cani; inoltre sono state utilizzate per assistere l’ovarioisterectomia in 89 cagne e 55 gatte. Trecentosessantasette interventi sono stati valutati mediante un’analisi di regressione lineare al fine di definire l’effetto dell’elettrocoagulazione bipolare e di altri fattori sulla durata della chirurgia.

L’utilizzo della pinza ha ridotto la durata dell’intervento di 9,7±2,8 minuti nelle cagne e di 3,0±1,5 minuti nelle gatte. Le complicazioni riscontrate erano piccole ustioni cutanee superficiali che richiedevano un semplice trattamento topico; in un solo caso, si è verificata una emorragia.

La pinza elettrochirgica bipolare riduce i tempi chirurgici nelle ovariectomie e le complicazioni sono rare. L’autore conclude che questa tecnica potrebbe ottenere un’ampia applicazione nella pratica veterinaria per supportare l’emostasi in corso di ovariectomia sia nelle cagne che nelle gatte.

 

“The use of bipolar electrosurgical forceps for haemostasis in open surgical ovariectomy of bitches and queens and castration of dogs” Watts J. J Small Anim Pract. 2018 Apr (epub ahead of print)

Domenica, 15 Aprile 2018 13:40

Artrite settica nei vitelli

artrite setticaUno studio retrospettivo si è posto l’obiettivo di descrivere i riscontri clinici e i risultati dei test diagnostici in corso di artrite settica nei vitelli, e di identificare potenziali fattori prognostici.

Sono stati inclusi nello studio vitelli con artrite settica di età ≤ 6 mesi, dei quali si disponesse dei dati relativi al segnalamento, anamnesi, esame fisico, risultati dei test diagnostici, terapia e outcome. I vitelli sono stati assegnati a due gruppi in funzione dell’età al momento del ricovero: vitelli in età neonatale (≤28 giorni di età) e vitelli in età post-neonatale (età compresa tra i 29 e i 180 giorni).

Sessantaquattro vitelli avevano 92 articolazioni infette; 17 di essi avevano poliartrite. L’articolazione più frequentemente interessata dal fenomeno flogistico era il carpo, seguito dal ginocchio e dal tarso. Dagli esami colturali, effettuati su campioni di liquido sinoviale prelevati da 38 vitelli, sono stati ottenuti 49 isolati batterici; i batteri più comunemente identificati appartenevano ai generi Streptococcus spp catalasi-negativi (n = 14) e Mycoplasma bovis (n = 9). Per i vitelli in età neonatale, l’intervallo di tempo tra l'inizio dei segni clinici e il ricovero in ospedale era stato più breve; questi ultimi avevano, inoltre, una maggiore probabilità di avere infetta l'articolazione carpale rispetto ai vitelli in età post-neonatale. L’outcome è stato positivo per 35 vitelli. La conta delle cellule nucleate dal liquido sinoviale è risultata essere positivamente correlata ad un outcome favorevole.

I risultati di questo studio suggeriscono che la scelta del trattamento antimicrobico empirico per i vitelli con artrite settica deve ricadere tra gli antibiotici efficaci nei confronti dei batteri coccoidi gram-positivi catalasi-negativi e nei confronti di M. bovis; infine, la conta delle cellule nucleate totali del fluido sinoviale pare possa costituire un utile indicatore prognostico.

 

“Clinical findings and diagnostic test results for calves with septic arthritis: 64 cases (2009-2014)” Constant C, et al. J Am Vet Med Assoc. 2018 Apr; 252(8):995-1005.

UPCUno studio prospettico ha valutato la prevalenza della proteinuria nei cani afferiti per la prima volta presso il servizio di oncologia dell’università della Georgia.

Sono stati inclusi 60 cani di proprietà con una diagnosi confermata di neoplasia, ad eccezione dei soggetti con tumore a carico del tratto urinario inferiore. Di ogni soggetto sono stati raccolti i dati relativi al segnalamento, diagnosi oncologica, precedenti trattamenti oncologici, terapie attuali e l’anamnesi relativa ad eventuali viaggi. Sono, inoltre, stati registrati i seguenti parametri: valori renali, elettroliti, PCV (packed cell volume), solidi totali, pressione sistolica, analisi delle urine, rapporto proteine urinarie:creatinina urinaria ed esame della retina. I soggetti sono stati classificati in non-proteinurici per valori del rapporto proteine urinarie:creatinina urinaria <0,2; proteinurici borderline per valori ≥0,2 ma <0,5; proteinurici conclamati per valori ≥0,5. La coltura urinaria è stata effettuata nei cani con sedimenti urinari attivi o con proteinuria conclamata.

Ventinove cani non erano proteinurici (48,3%), 22 presentavano una proteinuria borderline (36,7%) e 9 avevano una proteinuria conclamata (15%). Nessuno dei soggetti era iperazotemico. L’ipertensione (pressione sistolica ≥160 mmHg) è stata rilevata in 18 cani (30%); di questi, 6 non erano proteinurici, 9 avevano una proteinuria borderline e 3 avevano una proteinuria conclamata. La proteinuria è stata quindi rilevata nel 51% dei pazienti, la maggior parte dei quali presentava una proteinuria borderline.

Data l’elevata prevalenza della proteinuria riscontrata in questo studio, gli autori suggeriscono che sia sempre consigliabile valutare questo parametro nei cani oncologici. Sono necessari studi più ampi per valutare l’eventuale correlazione tra tipo di tumore e impatto della terapia con lo sviluppo, la gravità e la persistenza della proteinuria.

 

“Prevalence of proteinuria in a canine oncology population” Prudic RA, et al. J Small Anim Pract. 2018 Apr (epub ahead of print)

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