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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Eleonora Malerba Med Vet PhD

Eleonora Malerba Med Vet PhD

caviaUno studio ha determinato la farmacocinetica e l’effetto sedativo della buprenorfina dopo somministrazione endovenosa (IV) e orale transmucosale (OTM) nelle cavie.

Lo studio ha previsto un esperimento preliminare, condotto su 6 soggetti maschi adulti, finalizzato a determinare quale fosse la dose appropriata di buprenorfina da somministrare; lo studio primario è stato, invece, condotto su 8 soggetti maschi di età compresa tra le 8 e le 11 settimane. Nello studio primario, è stata somministrata buprenorfina per via IV o OTM alla dose di 0,2 mg/kg; prima della somministrazione per via OTM è stato misurato il pH della cavità orale. L’effetto sedativo è stato valutato per 6 ore facendo riferimento ad uno score da 0 a 3 (0 = nessuna sedazione, 3 = sedazione profonda). Dopo un periodo di washout di 7 giorni, le procedure sono state ripetute in modalità crossover.

Le concentrazioni medie del picco plasmatico di buprenorfina erano di 46,7 ng/mL dopo somministrazione IV e 2,4 ng /mL dopo somministrazione OTM. Il tempo medio per raggiungere la massima concentrazione plasmatica di buprenorfina era di 1,5 minuti per la via IV e 71,2 minuti per la via OTM; l'emivita media era di 184,9 minuti per la via IV e 173,0 minuti per la via OTM. Sono stati riportati diversi gradi di sedazione (da 0 a 2) per entrambe le vie di somministrazione. L’effetto sedativo si è risolto in un lasso di tempo di 6 ore.

Sulla base dei parametri farmacocinetici ottenuti in questo studio, la buprenorfina alla dose di 0,2 mg/Kg può essere somministrata per via IV ogni 7 ore o per via OTM ogni 4 ore in modo da mantenere una concentrazione plasmatica target di 1 ng/mL. Sono necessari ulteriori studi per valutare la somministrazione di dosi diverse e gli effetti sedativi in cavie con segni clinici di algia.

 

Pharmacokinetics of buprenorphine after intravenous and oral transmucosal administration in guinea pigs (Cavia porcellus)” Sadar MJ et al. Am J Vet Res. 2018 Mar; 79(3):260-266.

sepsiUno studio di coorte retrospettivo ha valutato se le concentrazioni plasmatiche di colesterolo in cani con sepsi fossero associate a morbilità e mortalità.

I cani sono stati classificati come settici qualora presentassero almeno 2 dei criteri che caratterizzano la sindrome da risposta infiammatoria sistemica (SIRS, Systemic Inflammatory Response Syndrome) in concomitanza ad una causa infettiva sottostante. Sono stati inclusi nello studio 51 cani.
Gli autori hanno valutato se le concentrazioni plasmatiche di colesterolo al momento della diagnosi di sepsi avessero una correlazione statistica con la morbilità, intesa come: presenza di disfunzione d’organo, numero di organi coinvolti, durata del ricovero, costi di ospedalizzazione e mortalità intraospedaliera.

Ventotto cani (55%) sono sopravvissuti, 15 (29%) sono stati soppressi durante il ricovero e 8 (16%) sono deceduti nonostante il trattamento. Le concentrazioni mediane di colesterolo erano significativamente differenti quando si confrontavano i 28 soggetti sopravvissuti e gli 8 soggetti deceduti spontaneamente (P = 0,0245); diversamente non lo erano quando si confrontavano i 28 sopravvissuti con i 23 non-sopravvissuti (15 cani soppressi e 8 cani deceduti spontaneamente) (P = 0,1821). I cani che presentavano un valore di colesterolo ≥ 174 mg/dL correvano il rischio di decesso con una sensibilità del 75% e una specificità del 50%. Nel caso dei cani sopravvissuti, le concentrazioni di colesterolo plasmatico non erano associate ad una maggiore durata della degenza ospedaliera. Il numero di organi coinvolti nella SIRS e le concentrazioni plasmatiche di colesterolo sono risultati essere i due predittori per la sopravvivenza più significativi e, se inseriti in un modello di analisi multivariata, raggiungevano una sensibilità del 94% e una specificità del 63%.

Gli autori concludono che la concentrazione plasmatica di colesterolo può fornire informazioni prognostiche nei cani con sepsi. Sono tuttavia necessari ulteriori studi prospettici che indaghino il ruolo del colesterolo in corso di sepsi.

 

“Retrospective evaluation of plasma cholesterol concentration in septic dogs and its association with morbidity and mortality: 51 cases (2005-2015)” Hardy JP et al. J Vet Emerg Crit Care. 2018 Mar; 28(2):149-156.

Lunedì, 19 Marzo 2018 10:41

Peste suina africana

ASFLa peste suina africana (ASF, African Swine Fever) si è recentemente estesa oltre i confini dell’Africa subsahariana verso la regione del Caucaso meridionale, parte della Federazione Russa e dell’Europa orientale.

In questo nuovo scenario epidemiologico, la malattia presenta somiglianze, ma anche importanti differenze, rispetto alla situazione in Africa, incluso il consistente coinvolgimento dei cinghiali.

Una conoscenza più approfondita di questa nuova situazione potrebbe consentire un migliore controllo della malattia e potrebbe prevenire una sua ulteriore diffusione.

Un articolo ha voluto confrontare i diversi scenari di questa patologia, ha fornito le informazioni più recenti sulla patogenesi dei diversi ceppi virali della ASF, sulle caratteristiche della risposta immunitaria all’infezione e sulle prospettive di sviluppo di vaccini contro questo virus. Infine, sono state anche discusse quelle che sono le attuali lacune delle conoscenze relative a questa patologia e quali possano essere le prospettive per il suo futuro controllo.

 

“African swine fever: A re-emerging viral disease threatening the global pig industry” Sánchez-Cordón PJ, et al. Vet J. 2018 Mar; 233:41-48.

silsUno studio ha voluto descrivere e illustrare la procedura di ovarioisterectomia laparoscopia-assistita mediante la tecnica di chirurgia laparoscopica ad incisione singola (SILS, Single Incision Laparoscopic Surgery) nel coniglio domestico.

La SILS prevede un’unica incisione di soli 2-3 cm lungo la linea mediana ventrale del paziente per l’ingresso della porta, ed in particolare per la porta di accesso multiplo SILS Port.

Questo tipo di chirurgia mini-invasiva, utilizzando una solo porta d’accesso e la tecnica di Hasson, offre un minor rischio di danni iatrogeni nei confronti dei visceri addominali.

Questa porta permette, ancora, di introdurre in modo semplice gli strumenti, il telescopio e i dispositivi di elettrocauterizzazione bipolare mediante 3 cannule integrate che forniscono una triangolazione ideale per intervenire in qualsiasi sito dell’addome.

Nei 3 casi di ovarioisterectomia descritti dagli autori, la lunghezza dell’incisione della parete addominale era inferiore rispetto alla lunghezza dell’incisione necessaria nella tecnica aperta; questa tecnica ha permesso di effettuare un numero inferiore di incisioni rispetto ad una tecnica ad accesso multiplo e, infine, ha comportato minori rischi per il cieco dei pazienti. La durata mediana dell’intervento è stata di 50 minuti (45-55 minuti) e in nessuno dei 3 soggetti sono state riscontrate complicanze intraoperatorie o nell’immediato postoperatorio.

 

“Single port laparoscopic-assisted ovariohysterectomy in 3 rabbits” Coleman KA et al. Journal of Exotic Pet Medicine. 2018 Jan; 27:21-24.

farmaci

Conoscere l’efficacia e la sicurezza dei farmaci antiepilettici (AEDs, antiepileptic drugs) nel gatto è di importanza cruciale per gestire al meglio l’epilessia felina.

Data la carenza di informazioni a riguardo, una review ha illustrato quanto attualmente noto riguardo l’efficacia e la tollerabilità relativa ai AEDs mediante una revisione sistematica della letteratura. Gli studi sono stati valutati sulla base della “qualità dell’evidenza”.

Sono stati inclusi 40 studi, di cui solo due sono stati classificati come studi controllati randomizzati in cieco; la maggior parte degli altri studi soffriva di un elevato rischio di bias.
Valutando singolarmente i profili di efficacia e sicurezza dei diversi AEDs, gli autori hanno dedotto che il fenobarbitale potrebbe essere attualmente considerato il farmaco di prima scelta, seguito da levetiracetam e imepitoina. Solo il profilo di sicurezza dell’imepitoina era supportato da un elevato grado di evidenza; diversamente, i profili di efficacia e sicurezza degli altri AEDs, così come l’efficacia dell’imepitoina, erano supportati da un grado di evidenza debole.

Gli autori concludono che, attualmente, il farmaco di prima scelta per il trattamento dell’epilessia nel gatto sia il fenobarbitale, seguito da levetiracetam e imepitoina. Tuttavia sono necessari ulteriori studi per definire delle linee guida per il trattamento di questa patologia del sistema nervoso nella specie felina.

 

“Systematic review of antiepileptic drugs' safety and effectiveness in feline epilepsy” Charalambous M, et al. BMC Vet Res. 2018 Mar; 14(1):64.

CampylobatteriosiLa poliradicoloneurite acuta (APN, acute polyradiculoneuritis) canina è una malattia immunomediata del sistema nervoso periferico che mostra diverse somiglianze con la sindrome di Guillain-Barré (GBS, Guillain-Barré syndrome) dell'uomo, di cui il Campylobacter spp. è attualmente considerato il principale agente scatenante. Sono poche le informazioni riguardo la relazione tra APN e Campylobacter spp. nei cani.

Uno studio caso-controllo su 27 cani di proprietà con sospetta APN e 47 cani sani ha indagato l’associazione tra infezione da Campylobacter spp. e APN. Sono state indagate, inoltre, le associazioni con ulteriori potenziali fattori di rischio, in particolare il consumo di carne di pollo cruda.

La presenza di Campylobacter spp. è stata valutata su campioni fecali tramite: coltura diretta, estrazione del DNA e reazione a catena della polimerasi (PCR).
I cani con APN, in cui il campione fecale è stato raccolto entro 7 giorni dall'insorgenza dei segni clinici, avevano una probabilità 9,4 volte maggiore di risultare positivi per Campylobacter spp. rispetto al gruppo controllo (P <0,001). É stata, inoltre, evidenziata un'associazione significativa tra lo sviluppo di APN e il consumo di pollo crudo (96% dei cani con APN, 26% dei cani del gruppo controllo). La specie di Campylobacter più comunemente identificata è stata il Campylobacter upsaliensis.

Il consumo di carne di pollo cruda, in quanto potenziale fonte di infezione da Campylobacter spp., è stato identificato come fattore di rischio per lo sviluppo di APN.

 

“Investigation of the Role of Campylobacter Infection in Suspected Acute Polyradiculoneuritis in Dogs” Martinez-Anton L et al. J Vet Intern Med. 2018 Jan;32 (1):352-360.

Angiostrongylus vasorumUno studio prospettico non randomizzato ha valutato le tempistiche con cui un prodotto spot-on, contenente imidacloprid 10% / moxidectina 2,5%, era in grado di determinare la risoluzione dell’angiostrongilosi (Angiostrongylus vasorum) nella specie canina.

Sono stati inclusi nello studio 9 cani in cui la diagnosi di angiostrongilosi è stata effettuata sulla base della positività ad un test antigenico, oppure tramite il rilevamento del parassita mediante tecnica di Baermann, o mediante entrambe le metodiche. L’unico trattamento cui sono stati sottoposti i 9 cani è stato il prodotto spot-on, applicato al momento della diagnosi e riapplicato, se necessario, ad intervalli di 4 settimane fino a quando i soggetti non fossero risultati negativi al test antigenico. Il test di Baermann dalle feci è stato anch’esso eseguito a intervalli di 4 settimane fino a quando non fosse risultato negativo.

Dopo 4 settimane dal trattamento, tutti i 9 cani sono risultati negativi al test di Baermann, 8 cani su nove sono risultati negativi al test antigenico.

L’applicazione del prodotto spot-on è risultata essere un trattamento efficace contro l’infezione da A. vasorum e ha portato alla risoluzione dell’infezione entro 4 settimane in otto cani su nove. Gli autori concludono che è raccomandabile ripetere il test antigenico dopo il trattamento per confermare la risoluzione dell’infezione.

 

“Determining resolution of Angiostrongylus vasorum in dogs following anthelmintic treatment with an imidacloprid 10 per cent/moxidectin 2.5 per cent spot-on” Bird LE, et al. Vet Rec Open. 2018 Mar; 5:e000215. doi:10.1136/vetreco-2016-000215

MastiteLa soluzione di rilascio di ossido d’azoto (SRNO) è una formulazione liquida che rilascia ossido nitrico, un radicale libero caratterizzato dalla presenza di un elettrone spaiato, capace di esercitare un’azione antimicrobica ad ampio spettro.

Uno studio ha voluto indagare l’efficacia e la sicurezza di questa soluzione come potenziale trattamento antimicrobico in corso di mastite bovina (MB).

Lo studio ha previsto l’esecuzione di 3 esperimenti per valutare: a) gli effetti della SRNO su Staphylococcus aureus ed Escherichia coli in un modello in vitro; b) l’effetto sul latte ottenuto da bovine da latte con mastite clinica; e c) le conseguenze della somministrazione di SRNO in bovine da latte sane secondo un modello dose-escalation in vivo. Le concentrazioni dei metaboliti dell’ossido d’azoto sono state valutate da campioni di sangue mediante la quantificazione della metaemoglobina e dei nitriti; inoltre, sono state calcolate la concentrazione di nitriti da campioni di latte e la conta delle cellule somatiche (CCS) per studiare l’eventuale infiammazione della ghiandola mammaria secondaria al trattamento.

La SRNO è stata efficace nel ridurre la concentrazione batterica in tutti i campioni infetti, in un modo dipendente dal tempo e dalla diluizione del latte. Dopo il trattamento, le concentrazioni ematiche di metaemoglobina erano tutte all’interno del range di riferimento. Tuttavia, le concentrazioni di nitriti nel sangue e nel latte e la CCS inizialmente sono aumentate per poi tornare normali nelle 24 ore successive. Non è stato evidenziato alcun segno clinico di infiammazione della ghiandola mammaria.

Gli autori concludono che la SRNO si è dimostrata essere efficace e potrebbe rappresentare una terapia alternativa per il trattamento della MB con tempi di eliminazione più brevi.

 

“Feasibility and preliminary safety of nitric oxide releasing solution as a treatment for bovine mastitis” Regev G et al. Res Vet Sci. 2018 Feb; in press.

adrenal massUno studio condotto in maniera retrospettiva su una serie di casi ha descritto una tecnica per la trombectomia mediante venotomia frenico-addominale (VFA) in 8 cani con neoplasia surrenalica ed estensione del trombo neoplastico nella vena frenico-addominale e nella vena cava, riportando le complicazioni e l’outcome associati a tale procedura.

Sono stati inclusi solo i casi in cui, per la rimozione del trombo, è stata eseguita esclusivamente la VFA, senza cavotomia. La VFA si è rivelata efficace nel rimuovere il trombo neoplastico dalla vena cava in 7 cani su 8; in un caso, si è tentato di rimuovere un grosso trombo localizzato nella vena cava ampliando la VFA, ma questa procedura ha comportato la frammentazione del trombo e la necessità di estendere l’incisione anche alla vena cava. Ad ogni modo, la rimozione completa del trombo neoplastico è stata ottenuta in tutti i cani.
Due cani sono deceduti nel post-operatorio, uno a seguito di un arresto cardio-respiratorio e il secondo poiché aveva sviluppato una grave pancreatite e anche una broncopolmonite. I restanti 6 cani sono stati dimessi dall’ospedale.

Gli autori concludono che, nella serie di cani con neoplasia surrenalica presa in esame, la trombectomia mediante VFA ha ovviato alla necessità di effettuare una cavotomia.

 

Phrenicoabdominal venotomy for tumor thrombectomy in dogs with adrenal neoplasia and suspected vena caval invasion” Mayhew PD et al. Vet Surg. 2018 Feb; 47(2): 227-235.

SDMALa dimetilarginina simmetrica (SDMA) viene sempre più utilizzata nei gatti come marker precoce di malattia renale cronica (CKD), ma poche sono le informazioni riguardo l’influenza esercitata da comorbidità sull’SDMA in questa specie.

Uno studio caso-controllo ha valutato se l’SDMA subisse variazioni in corso di cardiomiopatia ipertrofica (HCM) e diabete mellito (DM) su 94 gatti (17 con CKD, 40 con HCM, 17 con DM e 20 controlli sani).
In ciascun soggetto sono stati effettuati: valutazione clinica, ecocardiografia, ECG, misurazione della pressione sanguigna, esami ematochimici e quantificazione della tiroxina e dell’SDMA. L'analisi delle urine è stata eseguita nei controlli e nei gatti con CKD e DM.

La concentrazione sierica mediana (range) di SDMA nel gruppo con CKD (controllo positivo) era 19 (10-93) μg/dL, mentre nel gruppo di controllo (controllo negativo) era 10 (5-15) μg/dL. Per i gruppi di gatti con HCM e DM, la concentrazione sierica mediana di SDMA era rispettivamente 9 (4-24) μg/dL e 7 (3-11) μg/dL. Il gruppo dei gatti con CKD aveva concentrazioni di SDMA significativamente più elevate, mentre il gruppo di gatti con DM aveva concentrazioni di SDMA significativamente inferiori rispetto a tutti gli altri gruppi.

Le concentrazioni sieriche di SDMA nei gatti con HCM non differivano significativamente da quelle del gruppo di controllo (gatti sani). I gatti con DM, tuttavia, avevano concentrazioni di SDMA significativamente inferiori rispetto ai controlli. Gli autori concludono che tale riscontro necessita di un'ulteriore indagine e deve essere tenuto in considerazione quando si valuta la funzionalità renale dei gatti con questa endocrinopatia.

 

“Symmetric dimethylarginine in cats with hypertrophic cardiomyopathy and diabetes mellitus” Langhorn R et al. J Vet Intern Med. 2018 Jan; 32(1): 57-63.

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