Dall'11 aprile 2003 sono stati pubblicati 6423 articoli

AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Eleonora Malerba Med Vet PhD

Eleonora Malerba Med Vet PhD

Giovedì, 28 Marzo 2019 16:32

Lavaggio vescicale nel gatto ostruito

Standard KatKath Step 8L’obiettivo di questo studio clinico controllato randomizzato condotto su gatti maschi con ostruzione uretrale (OU) era quello di valutare l’influenza esercitata dal lavaggio vescicale sulla incidenza di recidiva durante il ricovero in ospedale, sul tempo di permanenza in situ del catetere urinario e sulla durata complessiva dell’ospedalizzazione.

Lo studio ha incluso un totale di 137 gatti maschi con OU che, dopo la disostruzione e il posizionamento di un catetere uretrale, sono (n = 69) o meno (n = 68) stati sottoposti a lavaggio vescicale con soluzione fisiologica (0,9% NaCl). I dati relativi a segnalamento, precedenti episodi di OU, presenza di cristalluria, difficoltà incontrata durante il cateterismo uretrale, frequenza di recidiva dell’OU durante il ricovero ospedaliero, tempo di permanenza in situ del catetere urinario e durata complessiva dell’ospedalizzazione sono stati confrontati tra i due gruppi di gatti.

Tra i soggetti in cui era stato effettuato il lavaggio vescicale e quelli non sottoposti a tale procedura, non sono state riscontrate differenze statisticamente significative per quanto riguarda l’incidenza di recidiva intra-ospedaliera (rispettivamente, 13% vs 19%), il tempo di permanenza in situ del catatere uretrale (37 ore [intervallo da 3 a 172 ore] vs 36 ore [intervallo da 1 a 117 ore]) e la durata complessiva dell’ospedalizzazione (3 giorni [intervallo da 0,5 a 12 giorni] vs 3 giorni [intervallo da 1 a 9 giorni]).

I risultati di questo studio clinico indicano che, nei gatti maschi con OU, il lavaggio della vescica urinaria al momento del cateterismo uretrale non ha influenzato significativamente né la frequenza di recidiva durante il ricovero ospedaliero, né il tempo di permanenza in situ del catetere urinario, né la durata complessiva del ricovero; tuttavia gli autori sottolineano la necessità di confermare o confutare tali risultati mediante studi più ampi.

 

“Effect of urinary bladder lavage on in-hospital recurrence of urethral obstruction and durations of urinary catheter retention and hospitalization for male cats” Dorsey TI, et al. J Am Vet Med Assoc. 2019 Feb 15;254(4):483-486. doi: 10.2460/javma.254.4.483.

Giovedì, 28 Marzo 2019 16:27

Piressia nei cani in giovane età

fever 1Lo scopo di questo studio retrospettivo era quello di descrivere la presentazione clinica, l'influenza esercitata da eventuali terapie somministrate prima del ricovero e la diagnosi finale di cani in giovane età piretici al momento della presentazione in clinica.

Lo studio ha incluso un totale di 140 cani di età compresa tra 1 e 18 mesi che, tra i segni clinici evidenziati durante l’esame fisico, presentassero anche piressia (≥ 39,2 °C) confermata nel corso del ricovero ospedaliero. DI ciascun soggetto sono stati raccolti i dati relativi al segnalamento, l’anamnesi (compresi precedenti trattamenti farmacologici), riscontri emersi alla visita clinica e la diagnosi finale. Quest’ultima è stata classificata all’interno delle categorie: infiammatoria non infettiva, infettiva, congenita, neoplastica e mista. Infine, è stata indagata l'interferenza esercitata dai precedenti trattamenti farmacologici sulla capacità di ottenere una diagnosi finale.

La diagnosi è stata raggiunta in 115/140 casi. Una patologia di natura infiammatoria non infettiva è stata identificata in 91 casi (79%), la malattia infettiva è stata diagnosticata in 19 casi (17%), quattro cani (3%) avevano una patologia congenita e un solo cane (1%) aveva una malattia neoplastica. Le razze più comunemente identificate erano Border collie (17/140; 12%), beagles (16/140; 11%), Labrador retriever (11/140; 8%), Springer spaniel (9/140; 6%) e cocker spaniel (8/140; 6%). Prima della presentazione in clinica e del ricovero, la maggior parte dei cani era già stata sottoposta a trattamento con antibiotici (83/140; 59%) e con farmaci antinfiammatori non steroidei (84/140; 60%) o steroidi (9/140; 6%), da soli o in combinazione. Né gli antibiotici né i farmaci antinfiammatori non steroidei hanno interferito con la capacità di ottenere una diagnosi. La meningite-arterite steroido-responsiva era la diagnosi finale di 55 dei 91 cani con malattia infiammatoria non infettiva. Tutti e quattro i cani con diagnosi di patologie congenite erano di razza Border collie.

La malattia infiammatoria non infettiva, in particolare la meningite-arterite responsiva agli steroidi, la poliartrite immuno-mediata e l'osteopatia metafisaria, è stata comunemente diagnosticata in questa popolazione di cani in giovane età piretici al momento del ricovero in clinica.

 

“Pyrexia in juvenile dogs: a review of 140 referred cases” Black VL, et al. J Small Anim Pract. 2019 Feb;60(2):116-120. doi: 10.1111/jsap.12938. Epub 2018 Oct 4.

pigGli antibiotici (AB) rivestono un ruolo fondamentale nel controllo delle malattie infettive negli allevamenti di suini; tuttavia, a causa del frequente abuso/sovradosaggio di tali farmaci, il problema dell’antibiotico-resistenza sta divenendo una questione sempre più oggetto di dibattito. Quali possano essere le gli effetti a lungo termine dell’abolizione dell'AB a scopo profilattico dal mangime per i suini non è noto.

L’obiettivo di questo studio è stato quello di valutare le conseguenze del mancato impiego profilattico degli AB sulle prestazioni e sulla salute dei suini dallo svezzamento alla macellazione.

Sono stati inclusi sei gruppi di maiali, ciascuno costituito da 140 soggetti, monitorati durante le fasi di svezzamento e finitura fino alla macellazione. La metà dei soggetti sono stati alimentati con un mangime contenente antibiotici (gruppo AB) e l’altra metà con un mangime privo di AB (gruppo NO-AB). I suini di entrambi i gruppi che sviluppavano malattia o zoppia venivano sottoposti a trattamento antibiotico per via parenterale. Durante la permanenza in allevamento sono state registrate le informazioni relative alle prestazioni produttive, ai trattamenti parenterali e alla mortalità; al momento della macellazione è stata indagata la presenza di malattia respiratoria.

Durante le prime fasi dello svezzamento, i suini del gruppo AB hanno mostrato una maggiore crescita (P = 0,018) e una maggiore assunzione di mangime (P = 0,048) rispetto ai suini del gruppo NO-AB; diversamente non sono state riscontrate differenze relativamente all’efficienza alimentare. Nonostante una riduzione iniziale delle prestazioni, i suini del gruppo NO-AB hanno avuto prestazioni simili nella fase di rifinitura con conseguenze minime sulla salute rispetto ai suini del gruppo AB. Al momento della macellazione, non è stata osservata alcuna differenza per quanto riguarda la percentuale di soggetti affetti da polmonite, pleurite, pleuropolmonite e ascessi tra i due gruppi (P> 0,05). Durante la fase di svezzamento, il tasso di mortalità non è risultato essere influenzato dall’aggiunta o meno di AB nel mangime (P = 0,806), anche se tendeva ad essere leggermente più alto nel gruppo NO-AB durante la fase di rifinitura (P = 0,099). La necessità di ricorso a trattamenti antibiotici per via parenterale era maggiore nel gruppo NO-AB durante la fase di svezzamento (P <0,001) ma non nella fase di rifinitura (P = 0,406).

Questi dati suggeriscono che l’abolizione degli antibiotici profilattici nei mangimi esercita un impatto molto contenuto sulle prestazioni produttive e sulla salute dei suini. Gli autori dello studio, infine sostengono che queste minime conseguenze potrebbero essere comunque evitate migliorando la gestione dell'allevamento e razionalizzando l'uso di antibiotici per via parenterale.

 

“Removing prophylactic antibiotics from pig feed: how does it affect their performance and health?” Diana A, et al. BMC Vet Res. 2019 Feb 26;15(1):67. doi: 10.1186/s12917-019-1808-x.

cat anL'uso di antibiotici nella medicina umana e veterinaria è considerato uno dei principali fattori responsabili della resistenza antimicrobica. Sebbene siano state sviluppate linee guida per promuovere l'uso appropriato degli antibiotici nei pazienti veterinari, si presume che il loro abuso sia una problematica ancora molto diffusa.

L'obiettivo di questo studio condotto in Svizzera era quello di indagare l'uso di antibiotici nei gatti con patologie acute delle prime vie respiratorie (aURTD, acute upper respiratory tract disease), patologie delle basse vie urinarie (FLUTD, feline lower urinary tract disease) e ascessi, e per valutare quanto le prescrizioni fossero conformi alle linee guida.

Lo studio ha previsto l’analisi retrospettiva di un totale di 776 casi (aURTD, n = 227; FLUTD, n = 333; ascessi, n = 216) di cui sono stati valutati gli aspetti relativi all’anamnesi, al work-up diagnostico e la prescrizione antibiotica (classe di appartenenza del principio attivo, posologia e durata del trattamento).

La percentuale di soggetti cui è stata prescritta una terapia antibiotica era pari al 77% nel caso delle aURTD, al 60% nel caso delle FLUTD e al 96% nel caso degli ascessi. Il 13-24% dei gatti ha ricevuto una associazione antibiotica o una terapia seriale. I gatti sono stati trattati per una mediana di 7 giorni nel caso degli ascessi e di 10 giorni nei casi di aURTD e FLUTD. Gli antibiotici più comunemente prescritti erano le aminopenicilline potenziate (40-64%), le cefalosporine di terza generazione (25-28%), le aminopenicilline (12-24%) e i fluorochinoloni (3-13%). Le prescrizioni sono state giudicate in completa conformità con le linee guida stabilite dal consenso nel 22% dei casi di aURTD, nel 24% dei casi di FLUTD e nel 17% dei casi di ascessi. La terapia antibiotica è stata prescritta anche quando non ce ne fossero le indicazioni nel 34% dei casi di aURTD, nel 14% dei casi di FLUTD e nel 29% dei casi di ascessi. La presenza di letargia, anoressia o febbre nei gatti con aURTD e l’identificazione di batteriuria nei gatti con FLUTD erano significativamente associati alla terapia antibiotica. Sebbene negli ospedali universitari i gatti fossero più frequentemente sottoposti al work-up diagnostico e la scelta della terapia antibiotica tenesse maggiormente in considerazione il ruolo critico di alcuni principi attivi rispetto a quanto riscontrato nelle strutture private, la percentuale di gatti cui veniva prescritto il trattamento antibiotico non era diversa tra le due tipologie di strutture.

I risultati di questo studio dimostrano che l’abuso di antibiotici nei gatti è una problematica ancora molto attuale è che la conformità con le linee guida è scarsa. Gli autori sottolineano la necessità di promuovere e diffondere la corretta gestione delle prescrizioni antibiotiche nella medicina dei piccoli animali.

 

“Antimicrobial use for selected diseases in cats in Switzerland” Schmitt K, et al. BMC Vet Res. 2019 Mar 14;15(1):94. doi: 10.1186/s12917-019-1821-0.

Saker eosinophilLa conta cellulare automatizzata dei campioni di sangue prelevati dalle specie aviarie risulta essere inaffidabile a causa del fatto che i globuli rossi sono nucleati. Per questa ragione, la conta dei globuli bianchi in queste specie viene effettuata manualmente, utilizzando il metodo Natt-Herrick.

Lo scopo di questo studio era di valutare l’efficienza di un nuovo test disponibile in commercio per il conteggio dei globuli bianchi degli uccelli, il Natt-Herricks-Tic®.

Nello studio sono stati inclusi un totale di 40 campioni di sangue EDTA prelevati da 24 specie diverse. Per valutare la correlazione tra il nuovo test e la metodica di riferimento (metodo manuale di Natt-Herrick), la conta dei globuli bianchi è stata effettuata su ciascun campione di sangue con entrambe le metodiche. Per determinare l’imprecisione, il conteggio dei globuli bianchi non corretti è stato determinato, con ciascuna delle due metodiche, da un campione di sangue EDTA per 10 volte consecutive.

Il test Natt-Herricks-Tic® ha dimostrato delle buone performance per quanto riguarda la qualità della colorazione e la numerabilità dei granulociti con l'emocitometro. Relativamente alla correlazione con la metodica di riferimento, il test ha rivelato essere affetto da un piccolo errore sistematico che rispetta ugualmente i limiti del 95% di agreement, indicando che l’errore è assolutamente casuale. Per quanto riguarda la precisione, il test Natt-Herricks-Tic® è risultato avere un coefficiente di variazione del 16% rispetto al 23% ottenuto con la metodica di riferimento.

Il metodo Natt-Herricks-Tic® ha mostrato una precisione accettabile e una buona correlazione con il metodo di riferimento. La diffusione del test potrebbe significare un impiego più concreto della conta dei globuli bianchi in un contesto clinico.

 

“White blood cell count in birds: evaluation of a commercially available method” Carisch L, et al. BMC Vet Res. 2019 Mar 14;15(1):93. doi: 10.1186/s12917-019-1834-8.

Lunedì, 18 Marzo 2019 03:03

Oli essenziali nelle vacche da latte

oilI risultati di recenti studi sperimentali in vitro suggeriscono che gli oli essenziali (OE) possono non solo influenzare le fermentazioni ruminali, ma anche modulare l'assorbimento di cationi, quali Na+, Ca2+ e NH4+, attraverso l’epitelio ruminale di bovini e ovini, mediante l'interazione diretta con proteine di trasporto epiteliali.

Questo studio si è posto l’obiettivo di verificare in vivo questa ipotesi testando l'effetto di una miscela di OE sullo stato dei cationi e sull'efficienza alimentare dei mangimi nelle vacche in lattazione.

L'esperimento è stato condotto su 72 vacche in lattazione divise in due gruppi di 36 animali ciascuno, alimentate con la stessa dieta con o senza l’aggiunta della miscela di OE, in un disegno cross-over 2 × 2. Nel corso dello studio sono stati monitorati l’assunzione di cibo, la produzione e la composizione del latte, e infine sono stati analizzati campioni di sangue e di urina.

La dieta supplementata con la miscela di OE ha determinato un aumento nella produzione di latte e del suo contenuto in grassi e proteine, così come dell’efficienza alimentare dei mangimi; diversamente le concentrazioni di urea nel plasma e nel latte si sono ridotti. Infine, le concentrazioni plasmatiche di calcio sono aumentate significativamente.

Questi risultati supportano l'ipotesi che un maggiore assorbimento di cationi possa contribuire agli effetti benefici degli OE.

 

“Dietary supplementation of essential oils in dairy cows: evidence for stimulatory effects on nutrient absorption” Braun HS, et al. Animal. 2019 Mar;13(3):518-523. doi: 10.1017/S1751731118001696. Epub 2018 Jul 20.

intranasal tumorMolti sono gli studi che hanno valutato l’efficacia della radioterapia nel trattamento dei tumori intranasali nella specie canina; diversamente, pochi sono quelli che si sono concentrati sulla risposta alla chemioterapia. Dal momento che i centri che esercitano la radioterapia sono in numero molto limitato e considerati i costi spesso proibitivi, è necessario trovare delle opzioni di trattamento alternative.

Questo studio retrospettivo descrive una coorte di cani con tumori intranasali confermati istologicamente trattati esclusivamente con chemioterapia.

Sono state analizzate le informazioni relative al segnalamento, ai sintomi clinici, al tipo di tumore, ai dettagli del trattamento chemioterapico, agli effetti collaterali e ai tempi di sopravvivenza.

Il tempo mediano complessivo di sopravvivenza per i 29 cani inclusi nello studio era di 234 giorni (range 12-1698 giorni). La sopravvivenza mediana per i cani con adenocarcinoma o carcinoma (n=12) era di 280 giorni, in caso di carcinoma a cellule transizionali (n=6) era di 163 giorni, per il carcinoma a cellule squamose, il carcinoma anaplastico o il carcinoma indifferenziato (n=7) era di 59 giorni; infine, nel caso dei sarcomi (n = 4) la sopravvivenza mediana era di 448 giorni. Effetti collaterali conseguenti al trattamento sono stati riportati nel 28% dei casi e il 69% dei cani ha sviluppato almeno un effetto collaterale. Il 24% dei cani ha presentato tossicità di grado 3 o 4. Nel complesso, il protocollo chemioterapico era ben tollerato.

I risultati dello studio suggeriscono un potenziale beneficio nell'uso della chemioterapia per cani con adenocarcinoma, carcinoma e sarcoma.

 

“Canine intranasal tumours treated with alternating carboplatin and doxorubin in conjunction with oral piroxicam: 29 cases” Woodruff MJ, et al. Vet Comp Oncol. 2019 Mar;17(1):42-48. doi: 10.1111/vco.12443. Epub 2018 Dec 19.

Lunedì, 18 Marzo 2019 02:52

Levetiracetam transdermico nel gatto

transdermalLa somministrazione orale ripetuta di farmaci anticonvulsivanti può essere complicata per i proprietari di gatti, con conseguenti ripercussioni sulla compliance, sul controllo delle crisi e sulla qualità di vita del gatto. Il levetiracetam (LEV) ha diverse proprietà che si prestano alla somministrazione per via transdermica.

In questo trial clinico prospettico sono stati inclusi 6 gatti sani di proprietà e di peso ≤5 Kg con gli obiettivi di determinare se il LEV in forma di crema lipofila (400 mg/ml) somministrato per via transdermica determinasse il raggiungimento di concentrazioni sieriche superiori a 5 μg/ml e identificare l’eventuale comparsa di effetti avversi.

Il LEV transdermico è stato applicato dai proprietari a casa nella faccia interna del padiglione auricolare alla dose di 60 mg/kg per 6 giorni consecutivi. Il settimo giorno i gatti sono stati ricoverati per effettuare prelievi ematici al fine di valutare la concentrazione di LEV al tempo zero (prima della somministrazione del farmaco) e a distanza di 30 minuti, 1, 2, 3 e 4 ore dalla somministrazione.
Le concentrazioni sieriche mediane (range) ai vari tempi erano rispettivamente di: 16,6 (8,6-39,6) μg/ml, 16,1 (6,8-34,4) μg/ml, 15,4 (10,1-36,7) μg/ml, 17,4 (9,2-32,7) μg/ml, 15,1 ( 8,3-25,9) μg/ml e 14,8 (11,9-28,4) μg/ml. Gli effetti collaterali riscontrati sono stati sedazione in 1/6 gatti e formazione di croste sulla padiglione auricolare in 1/6 gatti.

La somministrazione di LEV per via transdermica tre volte al giorno ha determinato il raggiugimento di concentrazioni sieriche mediane ≥ 5 μg/mL per tutto il periodo di studio e gli eventi effetti avversi sono stati minimi. Il LEV transdermico può rappresentare un'alternativa valida per quei gatti a cui sia difficile somministrare altre formulazioni di farmaci anticonvulsivanti.

 

“Serum levetiracetam concentrations after transdermal levetiracetam administration, 3 times daily, to healthy cats” Smith C et al. J Vet Intern Med. 2019 Jan 21. doi: 10.1111/jvim.15412. [Epub ahead of print]

ACorQuesto studio ha valutato l’attuabilità, nella specie canina, del monitoraggio domestico della frequenza cardiaca e del ritmo cardiaco attraverso i tracciati ECG registrati dai proprietari mediante l’impiego di un dispositivo ECG per smartphone.

I tracciati ECG ottenuti con lo smartphone sono stati registrati dai proprietari a casa e inviati via e-mail per l'interpretazione. I proprietari sono stati inoltre invitati a compilare un questionario per esprimere la loro opinione relativamente a questo sistema di monitoraggio domestico. I tracciati sono stati esaminati da due operatori ed è stato valutato l’agreement (concordanza) per quanto riguarda la frequenza ed il ritmo cardiaco.

Lo studio ha incluso un totale di 33 cani. Il 94% dei proprietari (31/34) riteneva che la tecnica di registrazione fosse facile da imparare e che il dispositivo ECG per smartphone fosse facile da usare. Il 45% dei proprietari (15/33) aveva riferito del bisogno di una seconda persona per tenere fermo il cane durante la registrazione. L’89% dei tracciati inviati (134/150) erano adeguati per essere sottoposti ad interpretazione. La differenza media tra i due operatori per quanto riguarda la frequenza cardiaca era di 10 bpm (-10, +25 bpm). Per quanto riguarda la valutazione del ritmo cardiaco, è stato osservato un perfetto accordo (κ=1) tra gli operatori.

Gli autori concludono che il monitoraggio domiciliare della frequenza cardiaca e del ritmo cardiaco può rappresentare uno strumento aggiuntivo nella gestione dei cani con aritmie.

 

“Home monitoring of heart rate and heart rhythm with a smartphone-based ECG in dogs” Vezzosi T, et al. Vet Rec. 2019 Jan 19;184(3):96. doi: 10.1136/vr.104917. Epub 2018 Dec 17.

 

compRecenti scoperte hanno dimostrato che le possibilità che un cane sviluppi un disturbo comportamentale possono dipendere da una serie di fattori, tra cui la nutrizione.

Questo studio pilota ha lo scopo di valutare l'efficacia di un integratore alimentare contenente acidi grassi omega-3, magnesio e zinco su alcuni comuni disturbi comportamentali in una popolazione di cani domestici.

Un totale di 48 cani, di cui 6 senza disturbi comportamentali (gruppo di controllo) e 42 con almeno 1 disturbo comportamentale (iperattività, minzione e/o defecazione in luoghi inappropriati, paura, atteggiamento distruttivo e aggressività verso persone e cani; gruppo test), hanno ricevuto quotidianamente 1 capsula di integratori di olio di pesce contenenti 330 mg di acido eicosapentaenoico e 480 mg di acido docosaesaenoico. Inoltre, tutti i cani hanno ricevuto 12-15 mg/kg di citrato di magnesio e 5 mg/kg di solfato di zinco. L’effetto dell’integratore è stato valutato per mezzo di un questionario che i proprietari dei cani sono stati invitati a compilare 2 volte prima (giorni 0 e 42) e 2 volte dopo il periodo di trattamento (giorni 84 e 126). Il questionario indagava la frequenza con cui i soggetti manifestavano i 6 disturbi comportamentali utilizzando una scala a 5 punti (0=mai o molto raramente; 4=molto spesso).

Nel gruppo di controllo non sono state evidenziate variazioni significative per nessuno dei disturbi del comportamento valutati. Nel gruppo test, invece, i risultati hanno mostrato una significativa riduzione del punteggio mediano della paura (P=0,0083), dell’atteggiamento distruttivo (P=0,002) e della minzione e/o defecazione in luoghi inappropriati (P<0,001). Diversamente, non c'erano differenze significative nel punteggio mediano dell’iperattività (P=0,162), dell'aggressività verso i cani (P=0,281) e verso le persone non familiari (P=0,09).

Sulla base di questi risultati, gli autori ipotizzano che una combinazione di acidi grassi omega-3, magnesio e zinco possa essere di supporto nella gestione di alcuni disturbi comportamentali.

 

“Effect of Supplementation With Omega-3 Fatty Acids, Magnesium, and Zinc on Canine Behavioral Disorders: Results of a Pilot Study” Rahimi Niyyat M, et al. Top Companion Anim Med. 2018 Dec;33(4):150-155. doi: 10.1053/j.tcam.2018.08.006. Epub 2018 Aug 30.

Pagina 4 di 27

Questo sito web utilizza cookie propri e di terze parti. Se chiudi il banner ne accetti l'utilizzo.