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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Eleonora Malerba Med Vet PhD

Eleonora Malerba Med Vet PhD

3 28Le diete ricche di carboidrati possono aumentare l'escrezione urinaria di cromo (Cr) e, di conseguenza, aumentarne il fabbisogno.

Questo studio aveva la finalità di valutare l'influenza esercitata dal tipo di cereale (orzo o mais) e dalla supplementazione di Cr sull'assunzione di cibo, sul comportamento alimentare e sull'aumento di peso nei vitelli da latte.

Quarantotto vitelli neonatali femmine di razza Holstein sono stati assegnati in maniera randomizzata a quattro diete sperimentali. Le diete erano a base di orzo (DBO) o a base di mais (DBM) integrata o meno con Cr sottoforma di Cr-metionina. Nella fase pre-svezzamento (dal 3° al 73° giorno di vita) il cromo è stato aggiunto nel latte; dopo lo svezzamento (dal 74° al 94° giorno di vita) è stato aggiunto in acqua preriscaldata.

Nella fase pre-svezzamento, la durata del pasto tendeva ad aumentare nei vitelli alimentati con la DBO rispetto a quelli alimentati con la DBM. Nella fase post-svezzamento, la quantità di alimento, l'intervallo di tempo tra i pasti e il tasso di alimentazione aumentavano parallelamente; diversamente, la frequenza dei pasti e il tempo di alimentazione diminuivano nel gruppo alimentato con la DBO rispetto al gruppo alimentato con la DBM. Nella fase pre-svezzamento, nei gruppi in cui la dieta era supplementata con Cr, l'efficienza alimentare, il peso corporeo al momento dello svezzamento e la circonferenza cardiaca aumentavano mentre i comportamenti orali a fini non-nutritivi tendevano a diminuire. Nella fase post-svezzamento, la supplementazione di Cr è risultata correlata ad una maggiore frequenza dei pasti ma non ad un aumento del tempo dedicato a questi, esitando comunque in un’aumentata assunzione di mangime starter. La supplementazione di Cr nelle fasi pre- e post-svezzamento, aumenta l’assunzione di alimento starter, il peso corporeo finale, l’incremento di peso giornaliero medio e la circonferenza del cuore. Nei vitelli alimentati con DBO e supplementata con Cr, l'aumento della frequenza e della durata della ruminazione ha determinato un aumento complessivo del tempo di ruminazione.

In conclusione, la tipologia di cereale non ha esercitato alcuna influenza sull'assunzione di mangime e sulle prestazioni di crescita; diversamente, la supplementazione di Cr, aumentando la frequenza dei pasti, ha ridotto i comportamenti orali a fini non-nutritivi e aumentato l'assunzione di mangime starter, migliorando così le prestazioni di crescita.

 

“Grain source and chromium supplementation: effects on feed intake, meal and ruminationpatterns, and growth performance in Holstein dairy calves” Kargar S, et al. Animal. 2018 Oct 29:1-7. doi: 10.1017/S1751731118002793. [Epub ahead of print]

cataractLe cataratte sono tra le più comuni malattie oculari e sono una delle principali cause di perdita della vista nell'uomo e nel cane. Jack Russell Terrier (JRT) e Labrador Retriever (LR) sono tra le razze canine più colpite dalla cataratta.

Questo studio si è posto gli obiettivi di analizzare le caratteristiche cliniche e l'outcome chirurgico della cataratta in JRT e LR in un centro di referenza oftalmologico.

A tal fine, le cartelle cliniche di 26 JRT e 18 LR con cataratta (44 cani; 81 occhi) sono state valutate retrospettivamente. Sono stati analizzati i dati relativi al segnalamento, all’anamnesi clinica, alle caratteristiche preoperatorie e all’outcome chirurgico.

L'età media era di 10,2±3,2 anni per i JRT e di 8,5±3,7 anni per i LR. Ventotto (63,6%) erano femmine e 16 (36,4%) erano maschi. La maggior parte dei cani (84,1%) presentava cataratta bilaterale. Le cataratte nucleari e corticali erano il tipo più prevalente in entrambe le razze (JRT: n=30, 61,2%; LR: n=16, 50,0%), sebbene anche quelle subcapsulari fossero frequenti nei LR (n=10, 33,3%). Sono state riscontrate delle differenze significative per quanto riguarda la posizione della cataratta all'interno della lente tra le due razze (P = 0,002). Le eziologie più comuni erano la senilità nel JRT (n=7) e la forma genetica nei LR (n=7). Altre patologie oculari concomitanti erano più frequenti nei cani con cataratta in stadio avanzato, e includevano alterazioni a carico della lente (n=18; JRT: n=15; LR: n=3), alterazioni retiniche (n=8; JRT: n=2; LR: n=6) e glaucoma (n=6; JRT: n=5; LR: n=1). Trentatre animali (75,0%, 51 occhi) sono stati sottoposti a facoemulsificazione con posizionamento di lenti intraoculari. Dai dati estrapolati dalle ultime cartelle cliniche di questo gruppo di pazienti, in 28 occhi (54,9%; JRT: n=21; LR: n=7) la funzione visiva era conservata, in 19 (37,3%; JRT: n=11; LR: n=8) la visione era alterata e in 4 (7,8 %; JRT: n=0; LR: n=4) la funzione visiva era assente. Le complicazioni postoperatorie sono state rilevate in 11 occhi (21,6%), ed erano più frequenti nei cani con cataratta in stadio avanzato.

Gli autori sottolineano la necessità di studi più ampi, che prendano in esame anche le altre razze canine e che indaghino i fattori che influenzano lo sviluppo e il decorso di tale patologia oculare, al fine di ottenere una caratterizzazione più esaustiva.

 

“Cataracts in Labrador Retriever and Jack Russell Terrier From the United Kingdom: A Two-YearRetrospective Study” Guerra R, et al. Top Companion Anim Med. 2018 Dec;33(4):109-113. doi: 10.1053/j.tcam.2018.09.001. Epub 2018 Sep 7.

ownerLo scopo di questa revisione della letteratura era quello di descrivere e valutare la qualità dell’evidenza relativamente ai fattori che influenzano la compliance dei proprietari di cani e gatti relativamente alle raccomandazioni sui trattamenti farmacologici e, più nello specifico, in quelle situazioni che richiedono la somministrazione di più farmaci.

A questo scopo è stata effettuata una ricerca bibliografica (PubMed, CAB Abstracts e Google) al fine di identificare la letteratura pertinente che rispettasse criteri di inclusione ed esclusione predeterminati. Per ciascun articolo selezionato è stata effettuata l'estrazione standardizzata dei dati e una valutazione critica volta a stabilire il grado di evidenza scientifica sulla base dei requisiti stabiliti dal Center for Evidence-Based Medicine.

Degli 8589 studi identificati, otto rispettavano i criteri di inclusione e sono stati inclusi nella revisione. Cinque degli otto studi selezionati indagava la compliance dei proprietari in corso di terapie antibiotiche a breve termine, e nessuno indagava la compliance in corso di trattamenti multipli. Ai fini della revisione, sono state utilizzate definizioni diverse di compliance, differenti metodi di valutazione della stessa e sono stati esaminati diversi fattori che potessero infuenzarla.

Sulla base delle indagini effettuate, i fattori che hanno influenzato la compliance in almeno uno degli studi erano il regime posologico, la comunicazione con i proprietari riguardo al regime posologico alla luce dei loro impegni/esigenze, il tempo dedicato alla comunicazione col proprietario, il tipo di malattia, il mese in cui erano avvenuti la consultazione e il trattamento, il rischio fisico, il rischio sociale e il metodo di somministrazione.

Ad oggi, le informazioni riguardanti i fattori che influenzano la compliance del proprietario relativamente alle raccomandazioni sui trattamenti farmacologici nei gatti e nei cani sono poche e di qualità scadente.

 

“Systematic review of the factors affecting cat and dog owner compliance with pharmaceuticaltreatment recommendations” Wareham KJ, et al. Vet Rec. 2019 Feb 2;184(5):154. doi: 10.1136/vr.104793. Epub 2018 Nov 19.

coicL’obiettivo di questo studio prospettico era quello di determinare le concentrazioni di sieroamiloide A (SAA, serum amyloid A) nelle coliche chirurgiche del cavallo e indagare l’associazione tra questo parametro e l’incidenza di complicazioni e infezioni post-operatorie.

A questo scopo, sono stati prelevati campioni di sangue da 51 cavalli sottoposti a celiotomia esplorativa per colica ai giorni 0, 1, 2, 4-6 e al momento della dimissione, al fine di misurare le concentrazioni di SAA e fibrinogeno e per effettuare la conta dei neutrofili.

Il 69% dei cavalli (n=35) ha sviluppato complicazioni tra cui: colica post-operatoria (n=13, 25%), reflusso post-operatorio (n=11, 22%), complicanze associate al catetere endovenoso (n=11, 22%), lieve ipertermia (n=11, 22%), infezione del sito chirurgico (n=9, 18%), grave ipertermia (n=7, 14%) e diarrea (n=4, 8%). Sono state riscontrate delle associazioni significative tra le concentrazioni di SAA al giorno 2 e lo sviluppo di colica post-operatoria (P=0,004), diarrea (P=0,042), complicanze associate al catetere endovenoso (P=0,008) e reflusso post-operatorio (P=0,008); similmente, sono state riscontrate delle associazioni significative tra le concentrazioni di SAA al giorno 4-6 e lo sviluppo di colica post-operatoria (P=0,004), diarrea (P=0,018). Inoltre, la concentrazione di SAA al momento della dimissione era associata all’incidenza di infezioni del sito chirurgico (P=0,001). Relativamente al fibrinogeno, le sue concentrazioni ai giorni 4-6 e alla dimissione erano associate allo sviluppo di colica post-operatoria (P=0,003), diarrea (P=0,004), complicanze del catetere endovenoso (P=0,002) e reflusso post-operatorio (P=0,023). Infine, non sono state osservate differenze significative per quanto concerne le concentrazioni di SAA, fibrinogeno o la conta dei neutrofili tra i cavalli che hanno sviluppato complicazioni post-operatorie di origine infettiva e quelli che hanno presentato complicazioni di natura non-infettiva.

La SAA era marcatamente aumentata nelle fasi post-operatorie in tutti i cavalli con colica chirurgica sottoposti a celiotomia, non consentendo una differenziazione tra complicazioni di origine infettiva e non. Il grado di infiammazione associato alla colica chirurgica è elevato e può aver influito sul valore predittivo della SAA per quanto riguarda lo sviluppo di infezione nel post-operatorio.

Sebbene la concentrazione di SAA misurata con un analizzatore point-of-care si sia dimostrata essere un marker più precoce di infezioni post-operatorie in corso di colica chirurgica, non è detto che sia più sensibile rispetto alla fibrinogenemia. D’altro canto, la SAA potrebbe essere più utile nel rilevare infezioni del sito chirurgico nel tardo post-operatorio.

 

“Serum amyloid A concentration in postoperative colic horses and its association with postoperative complications” Aitken MR, et al. Vet Surg. 2019 Feb;48(2):143-151. doi: 10.1111/vsu.13133. Epub 2018 Nov 29.

Mercoledì, 27 Febbraio 2019 18:21

Leptospiruria persistente nella specie canina

Leptospira Biflexa AntigenPer il trattamento dei cani con leptospirosi, si raccomanda la terapia con doxiciclina in quanto questa sembrerebbe essere dotata della capacità di eliminare l'agente patogeno da tutti i tessuti, compresi i tubuli renali.
Riuscire a debellare la Leptospira dai tubuli renali interrompe la leptospiruria e impedisce la trasmissione dell'infezione.

Questo lavoro descrive 5 casi di cani con pregressa leptospirosi in cui la leptospiruria persisteva nonostante il trattamento con doxiciclina (in quattro cani) e con enrofloxacina (in un cane).

La leptospiruria è stata confermata in tutti e 5 i cani tramite esame PCR. In 2 cani, la leptospiruria si è risolta dopo aver modificato la terapia, sostituendo la doxiciclina con l’enrofloxacina. Negli altri 3 cani, la doxiciclina e/o l'enrofloxacina si sono rivelate inefficaci nel risolvere la leptospiruria; in questi soggetti l’eliminazione urinaria della Leptospira si è arrestata solo a seguito della terapia con claritromicina.

I proprietari di animali domestici che hanno avuto la leptospirosi potrebbero essere esposti al rischio di contagio. Nello studio vengono, inoltre, discusse alcune ipotesi che giustifichino la persistenza della leptospiruria in questi soggetti.

 

“Persistent Leptospiruria in Five Dogs Despite Antimicrobial Treatment (2000-2017)” Mauro T and Harkin K. J Am Anim Hosp Assoc. 2019 Jan/Feb;55(1):42-47. doi: 10.5326/JAAHA-MS-6882. Epub 2018 Nov 14.

Mercoledì, 27 Febbraio 2019 18:08

Crisi epilettiche reattive nella specie felina

seizureLe crisi epilettiche sono un sintomo clinico che richiede la necessità di sottoporre il paziente ad una valutazione neurologica.

Questo studio retrospettivo ha esaminato 789 gatti con crisi epilettiche allo scopo di determinare le cause comuni di crisi epilettiche reattive (CER) nei gatti.

Le CER sono state diagnosticate in 62 (7,9%) dei 789 gatti. La causa più frequente di CER era l'intossicazione, sospetta o confermata (n = 34/62, 54,8%). Tra i tossici più comuni erano inclusi la permetrina (n = 5/62; 8,1%), il fipronil (n = 1/62; 1,6%) e i pesticidi (n = 1/62; 1,6%). Altre cause comuni erano l’encefalopatia epatica e renale (n = 6/62, 9,7% ciascuna), l’ipertensione (n = 5/62, 8,1%), l’ipertiroidismo (n = 3/62, 4,8%), l’ipoglicemia (n = 3/62; 4,8%) e l’iperglicemia (n = 1/62; 1,6%). I gatti con CER presentavano più tipicamente crisi tonico-cloniche generalizzate (n = 25/62, 40,3%). Lo stato epilettico è stato osservato nel 9,7% (n = 6/62) e nel 4,8% (n = 3/62) dei soggetti che presentavano crisi a cluster. Il 3,2% (n = 2/62) dei casi ha manifestato esclusivamente crisi focali, mentre nel 4,8% (n = 3/62) queste erano accompagnate da crisi tonico-cloniche. L'età media di tutti i gatti con CER era di 10,8 anni; tuttavia, nel gruppo di gatti con CER secondarie ad intossicazione l'età media era di 2,9 anni.

L'intossicazione (confermata o sospetta) è stata la causa più comune di CER. Gli autori consigliano di sospettare un'intossicazione ogni qualvolta siano state escluse altre cause di CER, quando l’anamnesi potrebbe essere compatibile con un contatto con tossici, quando il gatto non è sotto il completo controllo da parte del proprietario, quando il trattamento sintomatico porta all’interruzione delle crisi epilettiche e quando le convulsioni non si ripresentano a seguito dell’interruzione del trattamento.

 

“Reactive seizures in cats: A retrospective study of 64 cases” Kwiatkowska M, et al. The Veterinary Journal Volume 244, February 2019, Pages 1-6.

eyeMolti cavalli affetti da uveiti ricorrenti possono continuare a presentare delle recidive nonostante ricevano un'adeguata terapia medica. L’intervento chirurgico di vitrectomia via pars plana o il posizionamento di un impianto di ciclosporina a livello sopracoroideo sono procedure che possono controllare e/o prevenire le recidive, tuttavia non vengono sempre effettuate in quanto possono essere controindicate in alcuni pazienti, possono non essere disponibili o possono essere rifiutate dal proprietario. Individuare un’opzione terapeutica alternativa ma efficace potrebbe essere d’aiuto nel migliorare l’outcome dei pazienti affetti da uveiti ricorrenti. Esistono diverse segnalazioni aneddotiche sull'uso di iniezioni intravitreali di gentamicina, ma ad oggi non ci sono pubblicazioni che riportino la percentuale di complicazioni e/o l'efficacia del trattamento.

Lo scopo di questo studio prospettico era quello di descrivere la tecnica di iniezione intravitreale di gentamicina, riportare il tipo e la frequenza delle complicazioni osservate nel periodo subito successivo all’inoculazione (entro 24 ore) e nel lungo termine (da 30 a 780 giorni) e valutare la modificazione dei segni clinici a seguito del trattamento. Inoltre, ciascun soggetto è stato sottoposto a controlli per l’infezione da Leptospira sia a livello sistemico che a livello oculare al fine di valutare come la presenza dell’agente eziologico influenzasse l’efficacia del trattamento.

Cavalli con uveite ricorrente o persistente sono stati sottoposti a sedazione ed anestesia oculare per essere trattati mediante iniezione intravitreale di 4 mg di gentamicina non diluita (35 cavalli) o gentamicina priva di conservanti (52 cavalli). Le complicazioni sono state valutate in tutti i soggetti, mentre la risposta alla terapia è stata valutata in 59 degli 86 cavalli (follow-up da 30 a 780 giorni).

Le complicazioni osservate nelle fasi subito successive all’inoculazione erano emorragie subcongiuntivali (26/86; 30,2%) o intracamerali (4/86; 4,7%); entrambe risolte completamente entro 5 giorni dal trattamento. Le complicanze nel lungo periodo erano formazione/maturazione della cataratta (5/59; 8,5%) e degenerazione retinica diffusa (3/59; 5,1%). Dei 59 cavalli di cui si dispone del follow-up a 30 giorni, in 52 (88,1%) la patologia era controllata (assenza di infiammazione ricorrente o persistente). L'infiammazione ricorrente è stata documentata in 5/59 (8,5%) cavalli e quella persistente in 2/59 (3,4%) cavalli.

Gli autori concludono che l'iniezione intravitreale di gentamicina a basse dosi sembrerebbe essere una terapia promettente per il controllo di diversi tipi e stadi di uveite, ma richiede ulteriori indagini.

 

“Intravitreal injection of low-dose gentamicin for the treatment of recurrent or persistent uveitis in horses: Preliminary results” Fischer BM, et al. BMC Vet Res. 2019 Jan 16;15(1):29. doi: 10.1186/s12917-018-1722-7.

prostataLe neoplasie della prostata sono relativamente infrequenti nel cane. Il tumore più comune è l’adenocarcinoma; diversamente i tumori non epiteliali sono rari e, in letteratura, sono presenti solo rari case report che descrivono casi di linfoma maligno a carico della prostata.

Lo scopo di questo studio multi-istituzionale, retrospettivo e descrittivo è stato quello di descrivere le caratteristiche ecografiche del linfoma prostatico canino.

Sono stati inclusi 9 cani con diagnosi citologica/istologica di linfoma prostatico maligno che fossero stati sottoposti ad ecografia addominale.

L’età media dei soggetti era di 6,5 anni; 7 erano maschi interi e 2 erano castrati. La prostatomegalia soggettiva è stata osservata in tutti i pazienti. Alterazioni di forma, con margini arrotondati/irregolari, sono state rilevate nel 78% dei casi. In tutti i casi la prostata era caratterizzata da ipoecogenicità diffusa (3 cani), ipoecogenicità focale/periuretrale (4 cani) e/o aree multifocali di ipoecogenicità (3 cani). In un cane sono state evidenziate aree sia focali che multifocali di ipoecogenicità. La mineralizzazione della prostata non era presente in nessuno dei casi. In tutti i casi sono state riscontrate alterazioni ultrasonografiche indicative di malattia infiltrativa a carico di più organi e/o linfoadenopatia.

Anche se il linfoma maligno è un tumore che raramente colpisce la prostata, dovrebbe essere incluso nell'elenco delle diagnosi differenziali dei pazienti che presentano alterazioni ultrasonografiche quali lesioni/aree ipoecogene, alterazioni di forma, assenza di mineralizzazione del parenchima prostatico e evidenza di coinvolgimento multiorgano.

 

“Predominance of hypoechoic tissue changes in nine dogs with malignant prostatic lymphoma” Di Donato P, et al. Vet Radiol Ultrasound. 2019 Jan;60(1):75-80. doi: 10.1111/vru.12686. Epub 2018 Sep 21.

Domenica, 24 Febbraio 2019 17:29

Glaucoma congenito felino

glaucomaL’obiettivo di questo studio era quello di determinare le conseguenze del glaucoma congenito felino (GCF) sulla sensibilità corneale e le relazioni tra sensibilità corneale, spessore corneale centrale (SC) e diametro corneale (DC).

In 16 gatti sani e 14 gatti con GCF, sia maschi che femmine di età compresa tra 7 mesi e 3,5 anni, sono stati misurati la sensibilità corneale valutata con estesiometro di Cochet-Bonnet, lo SC misurato con pachimetria ad ultrasuoni, la pressione intraoculare (PIO) stimata tramite tonometria a rimbalzo e la lunghezza massima del DC orizzontale.

I valori medi di sensibilità corneale e di SC erano tendenzialmente più bassi negli occhi affetti da GCF rispetto agli occhi sani, ma le differenze non erano statisticamente significative. Il DC medio era significativamente maggiore negli occhi con GCF rispetto a quello degli occhi sani e vi era una correlazione negativa tra DC e sensibilità corneale negli occhi con GCF (r = -0,8564; P = 0,005).

I risultati di questo studio hanno evidenziato che gli occhi con GCF hanno un DC significativamente maggiore rispetto agli occhi sani; inoltre, tanto maggiore è il DC tanto minore è la sensibilità corneale. Ulteriori studi sono necessari per indagare l'effetto del buftalmo e dell'aumento di dimensioni della cornea sulla sensibilità corneale e sull'innervazione nei gatti con glaucoma cronico.

 

“Relationship between corneal sensitivity, corneal thickness, corneal diameter, and intraocularpressure in normal cats and cats with congenital glaucoma” Telle MR, et al. Vet Ophthalmol. 2019 Jan;22(1):4-12. doi: 10.1111/vop.12558. Epub 2018 Mar 8.

parto gattaL'aborto e la mortalità neonatale sono eventi possibili negli allevamenti di cani e gatti. È stato riportato che fino al 55% di questi casi nel cane e il 33% nel gatto rimangono senza una causa nota. In queste circostanze possono essere coinvolti agenti abortigeni e potenzialmente zoonotici insoliti, tra cui Coxiella burnetii e Leptospira spp. Per quanto riguarda C. burnetii, questo agente è in grado di causare disturbi riproduttivi nei bovini, ovini e caprini e sono stati osservati casi di aborto anche nei cani e nei gatti. Inoltre, diversi focolai di infezione da C. burnetii negli esseri umani sono esplosi a seguito di parti di cagne e gatte, alcune delle quali avevano subito degli aborti. Leptospira interrogans è in grado di causare aborto o natimortalità in numerose specie animali e il suo ruolo abortigeno è stato occasionalmente descritto anche nelle cagne e nelle gatte.

Lo scopo di questo studio era quello di ricercare il DNA di C. burnetii e Leptospira spp. in 103 casi di aborto, natimortalità e mortalità neonatale nelle specie canina e felina al fine di identificare possibili agenti infettivi responsabili di questi fenomeni.

Sono stati testati 151 campioni utilizzando saggi PCR e tutti sono risultati negativi per la presenza di DNA di C. burnetii e Leptospira. Tuttavia, in 49 campioni (47,6%) sono state identificate altre cause infettive di aborto, natimortalità fetale e mortalità neonatale.

Questi risultati hanno dimostrato che C. burnetii e Leptospira spp. probabilmente non sono comuni agenti abortigeni o cause di morte neonatale nei cani. Tuttavia, dato il potenziale ruolo abortigeno e zoonotico di questi agenti, la sorveglianza dell'aborto, della natimortalità e della mortalità neonatale nel cane e nel gatto potrebbe essere consigliabile per un'indagine sistematica di questi eventi.

 

“Retrospective Biomolecular Investigation of Coxiella burnetii and Leptospira spp. DNA in Casesof Abortion, Stillbirth and Neonatal Mortality in Dogs and Cats” Stefanetti V, et al. Top Companion Anim Med. 2018 Dec;33(4):122-125. doi: 10.1053/j.tcam.2018.08.005. Epub 2018 Aug 20.

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