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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Eleonora Malerba

Eleonora Malerba

puppyI farmaci ad azione antiemetica vengono comunemente somministrati in corso di gastroenterite sostenuta da Parvovirus nel cane.

Uno studio prospettico randomizzato in cieco ha confrontato la qualità della guarigione clinica e la durata dell’ospedalizzazione in cani con infezione da Parvovirus trattati con maropitant (1 mg/kg IV q24h; n=11) o con ondansetron (0,5 mg/kg IV q8h; n=11).

Tutti i cani dello studio hanno ricevuto, inoltre, una fluidoterapia per via endovenosa, cefoxitina e nutrizione enterale. Le informazioni relative alla frequenza del vomito e al punteggio del dolore sono state registrate due volte al giorno e, sulla base di queste informazioni, venivano somministrati eventuali analgesici e antiemetici di salvataggio (“rescue”). Il punteggio clinico, il peso corporeo e l'apporto calorico sono stati monitorati giornalmente.

Dal confronto tra i cani trattati con maropitant e quelli trattati con ondansetron non sono emerse differenze significative per quanto riguarda la durata dell’ospedalizzazione (3,36 ± 0,56 contro 2,73 ± 0,38 giorni, P = 0,36), la necessità di ricorrere ad un antiemetico di salvataggio (3/11 contro 5/11 cani, P = 0,66), la durata del vomito (5 contro 4 giorni, P = 0,65) o tempo impiegato dai soggetti per riprendere ad alimentarsi spontaneamente (2 contro 1,5 giorni, P = 1,0).

Gli autori dello studio concludono che il maropitant e l’ondansetron sono ugualmente efficaci nel controllare i segni clinici associati alla gastroenterite da Parvovirus.

 

“Assessing the Efficacy of Maropitant Versus Ondansetron in the Treatment of Dogs with Parvoviral Enteritis” Sullivan LA, et al. J Am Anim Hosp Assoc. 2018 Nov/Dec;54(6):338-343. doi: 10.5326/JAAHA-MS-6650. Epub 2018 Oct 1.

gatto obesoL’obiettivo di questo studio condotto sulla specie felina era quello di indagare l’associazione tra il body condition score (BCS) e alcune condizioni patologiche di cui è stata dimostrata una correlazione con il sovrappeso e/o con l’obesità, quali il diabete mellito, disturbi dermatologici e ipertensione.

Nello specifico, sono state prese in esame 21 condizioni patologiche, di cui è riconosciuta una predisposizione legata alle condizioni corporee, e sono state messe in correlazione con il BCS (usando la scala a 9 punti).

Quattordici delle 21 condizioni esaminate hanno mostrato un’associazione significativa con un BCS maggiore o uguale a 7. Si trattava di problematiche dermatologiche, dermatite atopica, patologie muscoloscheletriche, artrosi, ipertensione, patologie respiratorie, asma, problematiche orali, diarrea, patologie del tratto urinario inferiore, patologie oftalmiche, diabete mellito e condizioni allergiche. Inoltre, i gatti con BCS di 8 o 9 avevano probabilità significativamente maggiori di sviluppare problematiche gastrointestinali e del tratto urinario superiore rispetto ai gatti con BCS pari a 5.

Questo studio è il primo a svelare una relazione tra BCS e dermatite atopica, ipertensione, asma, diarrea, patologie oftalmiche e condizioni allergiche nei gatti. Data l’elevata incidenza di condizioni patologiche in gatti sovrappeso/obesi, gli autori concludono sottolineando l’importanza della prevenzione di queste patologie tramite il controllo del peso.

 

“Associations of body condition score with health conditions related to overweight and obesity in cats” Teng KT, et al. J Small Anim Pract. 2018 Jul 22. doi: 10.1111/jsap.12905. [Epub ahead of print]

castrazioneNonostante la castrazione sia un intervento di routine, le complicazioni che possono insorgere e quali siano le misure preventive per evitarle non è attualmente noto.

Uno studio prospettico multicentrico ha determinato l’incidenza di complicazioni e i fattori di rischio associati alla castrazione nella specie equina.

I soggetti sono stati seguiti per un periodo di follow-up post-operatorio di 30 giorni, durante il quale sono state registrate le complicazioni al fine di indagare gli eventuali fattori di rischio associati all’insorgenza di sanguinamenti nelle prime 24 ore, alla rigidità dell’andatura e/o la presenza di tumefazione, e allo sviluppo di infezioni.

Sono stati analizzati i dati relativi a 495 castrazioni. Oltre i due terzi degli interventi chirurgici sono stati effettuati all'esterno, il 21% è stato eseguito in sedazione col cavallo in stazione e il 79% con il cavallo in decubito. Quasi tutti i pazienti, nel periodo pre-operatorio, hanno ricevuto antinfiammatori non steroidei (98%) e antibiotici (97%). Una o più complicazioni intraoperatorie si sono verificate nel 14,5% delle procedure; le più comuni erano i sanguinamenti e un eccessivo movimento. Durante il follow-up, una o più complicazioni sono state riscontrate in 44 castrazioni (11,2%). La tumefazione era la più comune, seguita dallo sviluppo di infezioni e dalla rigidità dell'andatura. Complicazioni più gravi erano rare.

Questo studio ha permesso di evidenziare che l’incidenza di complicazioni associate alla castrazione è bassa e che la mortalità è un evento raro.

 

“A prospective multicentre survey of complications associated with equine castration to facilitateclinical audit” Hodgson C and Pinchbeck G. Equine Vet J. 2018 Oct 26. doi: 10.1111/evj.13035. [Epub ahead of print]

rabbitLe malattie cardiache congenite sono state descritte raramente nei conigli. In questo case report sono descritte le caratteristiche cliniche, radiografiche ed ecocardiografiche in corso di difetto parziale del setto atrioventricolare in un coniglio domestico.

Un coniglio maschio vaccinato di 3 mesi di età e di 380 grammi di peso corporeo è stato portato a visita per ridotta attività, aumento della frequenza respiratoria, anoressia e ridotta produzione fecale della durata di 2 giorni.

Le radiografie total body hanno evidenziato una grave cardiomegalia associata a dilatazione dei vasi polmonari e alla presenza di un pattern interstizio-alveolare. Le immagini ecocardiografiche hanno mostrato una dilatazione delle camera cardiache, anomalie di flusso a livello di atri e rigurgito mitralico. Nonostante il coniglio fosse stato sottoposto a terapia con furosemide e con l’inibitore dell’enzima di conversione dell’angiotensina, le condizione cliniche sono peggiorate fino al decesso. L’esame necroscopico ha confermato la dilatazione di entrambi i ventricoli e la presenza di un difetto parziale del setto atrioventricolare associato a un difetto del setto interatriale, appena al di sopra delle valvole mitrale e tricuspide.

 

“First description of partial atrioventricular septal defect in a rabbit” Di Girolamo N, et al. Journal of Exotic Pet Medicine. 2018 Oct;27(4):5-9.

OHE gattaL'obiettivo di questo studio prospettico randomizzato era quello di valutare l'effetto analgesico intraoperatorio dell'infiltrazione preoperatoria del sito di incisione con lidocaina o con una combinazione di lidocaina e bupivacaina in 75 gatte sottoposte a ovarioisterectomia (OHE).

In fase preoperatoria le gatte sono state suddivise in 3 gruppi di trattamento (25 soggetti per gruppo) a seconda del tipo di anestesia locale effettuata nel sito di incisione: lidocaina 1,5 mg/kg (gruppo L), lidocaina 1 mg/kg + bupivacaina 1 mg/kg (gruppo L+B) oppure soluzione fisiologica (gruppo placebo). Durante l’intervento chirurgico tutte le gatte sono state sottoposte allo stesso protocollo anestesiologico che prevedeva la somministrazione di medetomidina-ketamina-buprenorfina e sono stati registrati i dati relativi a: pressione arteriosa, frequenza cardiaca e respiratoria, temperatura, tono muscolare e riflesso pupillare. Nella fase di risveglio è stata monitorata la comparsa o meno di effetti collaterali; l'analgesia postoperatoria prevedeva la somministrazione di 0,2 mg/kg di meloxicam. La maggior parte dei gatti è stata ricontrollata 2 settimane dopo l'intervento per rimuovere le suture cutanee.

Non vi era alcuna differenza significativa tra i gruppi in termini di razza, età, peso corporeo, durata dell’intervento chirurgico e percentuale di complicazioni postoperatorie. Il 60% dei gatti del gruppo placebo ha richiesto un bolo supplementare di propofol durante l'intervento chirurgico, rispetto al 43% e al 44% dei gatti inclusi rispettivamente nei gruppi L e L+B. La frequenza cardiaca era significativamente più alta (P <0,05) nel gruppo placebo al momento dell'asportazione del secondo ovaio e del corpo uterino. La pressione arteriosa media era stabile in entrambi i gruppi di trattamento; al contrario, tendeva ad aumentare nel gruppo di controllo. Frequenza cardiaca e pressione arteriosa media erano simili tra i gruppi di trattamento.

Il blocco locale preoperatorio del sito di incisione con lidocaina da sola o in combinazione con la bupivacaina sembra determinare un effetto analgesico intraoperatorio simile nelle gatte sottoposte a OHE. Nonostante ciò, usando la combinazione di lidocaina e bupivacaina le dosi richieste erano inferiori e l’effetto analgesico iniziava più rapidamente e aveva una durata maggiore.

 

“Evaluation of intraoperative analgesia provided by incisional lidocaine and bupivacaine in catsundergoing ovariohysterectomy” Vicente D and Bergström A. J Feline Med Surg. 2018 Oct;20(10):922-927. doi: 10.1177/1098612X17735167. Epub 2017 Oct 11.

birmanÈ noto che i gatti Birmani hanno valori di creatinina sierica più elevati rispetto ad altre razze feline. In questo contesto sarebbe utile individuare un parametro che, meglio della creatinina, consenta di valutare la malattia renale cronica.

L’obiettivo di questo studio era quello di valutare come fossero le concentrazioni di dimetilarginina simmetrica (SDMA, symmetric dimethylarginine) nei gatti Birmani clinicamente sani rispetto alla popolazione felina generale.

Creatinina ed SDMA sieriche sono state misurate in 50 gatti Birmani clinicamente sani e in 46 gatti di altre razze.

Sia la creatinina (1,58 ± 0,36 mg/dl) che l’SDMA (12,2 ± 2,8 μg/dl) dei gatti Birmani erano più elevate (P <0,001) rispetto ai gatti di altre razze (1,19 ± 0,17 mg/dl; 10,3 ± 2,5 μg/dl). Venti dei 50 gatti Birmani (40%) avevano una creatinina sierica più alta sia dell’intervallo di riferimento della popolazione felina generale, sia della soglia limite per classificare lo stadio IRIS 2 (1,6 mg/dl). Le concentrazioni di SDMA erano superiori ai range di riferimento in 10/50 Birmani (20%) e in 4/46 gatti appartenenti ad altre razze (8,7%). Considerando solo i gatti Birmani, il numero di soggetti con SDMA >14 μg/dl era più basso (P <0,017) rispetto a quello dei soggetti con creatinina >1,60 mg/dl.

L’SDMA sembrerebbe essere un marcatore migliore della creatinina per valutare la malattia renale cronica nei gatti Birmani, quando si utilizzano range di riferimento non specifici per la razza. Gli autori concludono che, valutando sia la creatinina che l’SDMA, si possano evitare errori nella diagnosi e stadiazione della malattia renale cronica nei gatti Birmani.

 

“Serum symmetric dimethylarginine and creatinine in Birman cats compared with cats of other breeds” Paltrinieri S, et al. J Feline Med Surg. 2018 Oct;20(10):905-912. doi: 10.1177/1098612X17734066. Epub 2017 Oct 10.

MPELa diagnosi antemortem di mieloencefalite protozoaria si basa sulla dimostrazione della presenza di anticorpi intratecali. Dal momento che questo test può associarsi ad una bassa specificità, alcuni sostengono che, in associazione alla sierologia, possano essere d’ausilio le proteine di fase acuta.

L’obiettivo di questo studio era quello di verificare se le concentrazioni sieriche di proteina C-reattiva (CRP) o di sieroamiloide A (SAA) fossero più elevate in corso di mieloencefalite protozoaria equina (MPE) rispetto ad altre malattie neurologiche.

A questo scopo sono state misurate CRP e SAA da campioni di siero e di liquido cerebrospinale prelevati da 25 cavalli con malattia neurologica: 10 con MPE, 10 con mielopatia stenotica cervicale (MSC), 2 con neuroborreliosi, 1 con malattia del motoneurone, 1 con mielopatia degenerativa e 1 con leucoencefalomalacia.

I livelli sierici di CRP e SAA erano generalmente irrilevabili o bassi sia nei cavalli con MPE (CRP mediana ≤0,1 mg/L, SAA mediana ≤0,1 mg/L) sia nei cavalli con MSC (CRP mediana ≤0,1 mg/L, SAA mediana ≤0,1 mg/L). Similmente, anche le concentrazioni di CRP e SAA nel liquido cerebrospinale erano irrilevabili o basse sia nei cavalli con MPE (CRP mediana 3,35 mg/L, SAA mediana ≤0,1 mg/L) sia nei cavalli con MSC (CRP mediana 4,015 mg/L, SAA mediana 0,62 mg/L). L’analisi statistica non ha evidenziato differenze statisticamente significative tra CRP sierica (P = 0,14), SAA sierica (P = 0,79), CRP del liquido cerebrospinale (P = 0,65) o SAA del liquido cerebrospinale tra cavalli con MPE e cavalli con MSC (P = 0,52).

Gli autori concludono che né le concentrazioni sieriche né le concentrazioni all’interno del liquido cerebrospinale delle 2 proteine di fase acuta siano di supporto alla sierologia per la diagnosi di MPE.

 

“Utility of C-reactive protein and serum amyloid A in the diagnosis of equine protozoal myeloencephalitis” Mittelman NS, et al. J Vet Intern Med. 2018 Sep;32(5):1726-1730. doi: 10.1111/jvim.15254. Epub 2018 Sep 14.

Mercoledì, 24 Ottobre 2018 23:19

Confronto tra 3 soluzioni antisettiche nel cane

garzeUno studio clinico prospettico randomizzato ha confrontato l’efficacia antibatterica della soluzione contenente clorexidina gluconato 2%+etanolo 70% (C+E), della soluzione disinfettante F10 (F10) e dell’acqua elettrolizzata (AE, o acqua elettrochimicamente attivata), per la preparazione chirurgica dei pazienti.

Sono stati inclusi 115 cani sottoposti ad ovarioisterectomia, divisi in 3 gruppi (C+E, F10, AE). L’effetto antibatterico è stato valutato in 4 siti cutanei e in 4 tempi diversi: dopo la semplice preparazione della superficie cutanea, dopo la procedura antisettica, a 2 ore di distanza da questo secondo campionamento e alla fine della chirurgia. L’assenza di unità formanti colonia (UFC) è stata definita come “nessuna contaminazione”, la presenza di 1-12 UFC è stata definita come “bassa contaminazione” e, infine, la presenza di più di 12 UFC è stata definita come “alta contaminazione”.

Al momento della semplice preparazione della superficie cutanea non è stata rilevata alcuna differenza nel grado di contaminazione tra i 3 trattamenti antisettici (P = 0,454). Diversamente, negli altri 3 campionamenti, è stato evidenziato un grado di contaminazione significativamente inferiore nel gruppo C+E rispetto ai gruppi F10 e AE.

La soluzione C+E è risultata essere la preparazione chirurgica più efficace nel limitare il grado di contaminazione rispetto alla soluzione disinfettante F10 e rispetto all’AE. Gli autori concludono che i risultati di questo studio non supportano l’impiego della F10 e dell’AE in sostituzione alla soluzione C+E.

 

“Comparative efficacy of three antiseptics as surgical skin preparations in dogs” Boucher C, et al. Vet Surg. 2018 Aug;47(6):792-801. doi: 10.1111/vsu.12913. Epub 2018 Jul 13.

Mercoledì, 24 Ottobre 2018 23:10

Ecografia toracica nei bovini con broncopolmonite

muccaL'ecografia toracica (ET) potrebbe essere utilizzata per stimare l'estensione e la gravità delle lesioni polmonari in corso di broncopolmonite (BP) nei bovini da carne.

In questo studio è stata valutata la concordanza inter-valutatore e l’affidabilità dei rilievi emersi dall’ET di bovini con e senza BP.

Sei valutatori con vari livelli di esperienza hanno esaminato 50 video di ET (della durata di 16 secondi) al fine di giudicare la presenza di consolidamento polmonare, di artefatti a coda di cometa, di irregolarità delle pleure e, infine, di versamento. La concordanza tra i valutatori è stata calcolata tramite3 indici differenti.

Per quanto riguarda la presenza di consolidamento polmonare, i valori di concordanza stimata con i 3 indici erano di 0,84, 0,67 e 0,68; per le code di cometa erano 0,82, 0,56 e 0,73; per l’irregolarità delle pleure erano 0,62, 0,20 e 0,21; infine, per la presenza di versamento erano 0,82, 0,36 e 0,71. Tra i valutatori è stata riscontrata una moderata affidabilità per tutte le variabili quantitative.

La concordanza inter-valutatore era buona per la presenza di consolidamento polmonare, code di cometa e versamento pleurico, ma era da debole a scarsa per la presenza di irregolarità delle pleure.

 

“Inter-rater agreement and reliability of thoracic ultrasonographic findings in feedlot calves, with or without naturally occurring bronchopneumonia” Buczinski S, et al. J Vet Intern Med. 2018 Sep;32(5):1787-1792. doi: 10.1111/jvim.15257. Epub 2018 Aug 22.

Mercoledì, 24 Ottobre 2018 23:03

Neurite ottica nel cane

ondL’obiettivo di questo studio era quello di descrivere le alterazioni riscontrate all’esame oftalmologico e neurologico in cani con neurite ottica, le cause responsabili di questa patologia e gli esiti del suo trattamento.

Sono stati raccolti 96 casi (20 unilaterali, 76 bilaterali) di neurite ottica, di cui 38 maschi e 58 femmine, con un'età media di 6,1 ± 3,0 anni (range 0,5-13 anni). Di questi pazienti, 74 sono stati presentati per la perdita della vista e 42 presentavano altre anomalie neurologiche concomitanti. Le alterazioni evidenziate all’esame del fondo dell’occhio includevano la sfumatura della testa del nervo ottico (n = 92), edema o distacco della retina a livello peripapillare (n = 37), emorragia retinica o vasodilatazione dei vasi retinici (n = 23) e focolai infiammatori multipli nella regione peripapillare (n = 13) . La neurite ottica retrobulbare è stata diagnosticata in quattro casi. Le diagnosi finali includevano: meningoencefalite multifocale ad eziologia sconosciuta (n = 35), neurite ottica isolata (n = 42), neoplasia (n = 10), infezione batterica (n = 6), infiammazione orbitale (n = 2) e sospetta tossicosi da ivermectina (n = 1). I cani con neurite ottica isolata erano più spesso di sesso maschile e di razza medio-grande rispetto ai cani con meningoencefalite ad eziologia sconosciuta. Il follow-up era noto in 72 casi, 50 dei quali sono rimasti ciechi, 10 hanno avuto un parziale miglioramento della vista e 12 hanno riacquisito la vista.

La neurite ottica è risultata essere molto comunemente associata alla meningoencefalite ad eziologia sconosciuta, oppure si presentava nella forma isolata (come unico reperto neurologico); l’incidenza tra le due forme era simile.

 

“Optic neuritis in dogs: 96 cases (1983-2016)” Smith SM, et al. Vet Ophthalmol. 2018 Sep;21(5):442-451. doi: 10.1111/vop.12528. Epub 2017 Dec 18.

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