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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Eleonora Malerba

Eleonora Malerba

Giovedì, 13 Dicembre 2018 16:27

Restrizione dietetica nei cani sovrappeso

dogscale 300x214Gli obiettivi di questo studio consistevano nell’indagare quale tipo di raccomandazioni i veterinari che si occupano di medicina generale dessero ai proprietari di cani che devono perdere peso e nello stabilire se tali raccomandazioni determinassero l’insorgenza di carenze nutrizionali.

L’indagine ha previsto che i veterinari venissero sottoposti ad un questionario riguardo le raccomandazioni fornite ai clienti. Sulla base di tali informazioni, sono state stimate le possibili conseguenze nutrizionali sia su diete commerciali non medicali di mantenimento, che su diete per la gestione del peso.

Dall’analisi dei dati ottenuti, è emerso che sono diverse le sostanze nutritive a rischio di carenza sia nelle diete di mantenimento che nelle diete per la gestione del peso. Tra queste sostanze vanno menzionate colina, metionina, cisteina, selenio, acido eicosapentanoico, acido docosaesanoico, riboflavina, acido pantotenico e cobalamina.

Gli autori concludono consigliando cautela nel formulare raccomandazioni sulla perdita di peso utilizzando diete commerciali, almeno fino a quando non saranno intraprese ulteriori ricerche sui fabbisogni nutrizionali dei cani obesi sottoposti a diete dimagranti. La restrizione delle diete commerciali, infatti, può causare carenze nutrizionali.

 

“Risk of nutritional deficiencies for dogs on a weight loss plan” Gaylord L, et al. J Small Anim Pract. 2018 Nov;59(11):695-703. doi: 10.1111/jsap.12913. Epub 2018 Aug 16.

pulciniLe infezioni sistemiche sostenute da Escherichia coli sono causa di mortalità precoce nei broiler. Sebbene l'enrofloxacina sia da tempo impiegata in questa specie aviare, non è ad oggi ancora chiara quale sia la relazione farmacocinetica/farmacodinamica (PK/PD) in vivo di tale antibiotico nei confronti di E. coli.

L’obiettivo di questo studio era quello di stabilire un modello di PK/PD in vivo dell’enrofloxacina contro E. coli in pulcini di sette giorni e di accertare se tale modello fosse influenzato dalla scelta dell’organo bersaglio.

I risultati di questa indagine hanno dimostrato che l’efficacia in vivo dell’enrofloxacina nei confronti di E. coli è diversa in funzione dell’organo bersaglio. Il rapporto tra l’area sottesa alla curva nelle 24 ore e la minima concentrazione inibente (AUC0-24/MIC), sia nel caso dell’enrofloxacina da sola sia nel caso dell’associazione tra enrofloxacina e ciprofloxacina, si correlava con l’efficacia in ciascun organo. Nello specifico, il rapporto AUC0-24/MIC dell’associazione di enrofloxacina e ciprofloxacina in grado di espletare la funzione battericida era rispettivamente di 21,29 e 32,13 nel sangue; 41,68 e 58,52 nel fegato e 27,65 e 46,22 nel polmone.

Gli autori concludono che l'efficacia in vivo dell’enrofloxacina nei confronti di E. coli, a parità di dosaggio, era differente in funzione dell’organo bersaglio considerato. Questo concetto deve essere tenuto in considerazione per la scelta della dose di antibiotico da somministrare al fine di garantire l’efficacia della terapia.

 

“In vivo pharmacokinetic/Pharmacodynamic modeling of Enrofloxacin against Escherichia coli in broiler chickens” Xiao X, et al. BMC Vet Res. 2018 Nov 29;14(1):374. doi: 10.1186/s12917-018-1698-3.

Giovedì, 13 Dicembre 2018 16:13

Cataratta nei gatti blu di Russia

gatto blu di russia copertinaLo scopo di questo studio era quello di indagare la prevalenza della cataratta nei gatti di razza blu di Russia e di descrivere l'aspetto clinico di questa sospetta forma ereditaria di cataratta.

Lo studio ha incluso un totale di 66 gatti blu di Russia di età compresa tra i 3 mesi e i 14 anni.

In 22 di 66 gatti, appartenenti ad entrambi i sessi, sono state osservate forme da lievi a gravi di cataratta, per lo più bilaterale. Due di questi gatti avevano un’età inferiore a 1 anno. La cataratta si manifestava più frequentemente sottoforma di una piccola opacità di forma triangolare, circolare oppure a "Y" localizzata sul bordo del nucleo posteriore e nella parte anteriore della corteccia posteriore, in assenza di un’alterazione della funzione visiva rilevabile all’esame fisico. In 6 dei 22 gatti blu di Russia affetti, sono state osservate forme più gravi che coinvolgevano sia il nucleo sia l'intera corteccia o parti della corteccia posteriore e/o anteriore. In questi soggetti era stata riscontrata una compromissione della funzione visiva o cecità. Dall’analisi dei pedigree è stata sospettata una modalità di trasmissione autosomica recessiva, sebbene non si potesse escludere una modalità dominante con penetranza incompleta.

Questo studio supporta l’ipotesi che la razza blu di Russia è affetta da cataratta ereditaria. L'elevata prevalenza nei gatti giovani e la posizione caratteristica suggeriscono un tipo di cataratta a esordio precoce.

 

“Hereditary cataracts in Russian Blue cats” Nygren K, et al. J Feline Med Surg. 2018 Dec;20(12):1105-1109. doi: 10.1177/1098612X17752197. Epub 2018 Jan 24.

cat scale over white background 30284567L'obiettivo dello studio era quello di indagare la relazione tra il body condition score (BCS) e il tempo di sopravvivenza e la durata della vita nei gatti.

Per i gatti che erano stati visitati più volte, il valore più alto di BCS è stato utilizzato come variabile di esposizione principale. Lo studio ha incluso un totale di 2.609 gatti. La mediana del massimo punteggio di BCS era 6.

Rispetto ai gatti con un BCS massimo di 6, il rischio di morte (HR, hazard ratio) era maggiore nei gatti con un BCS massimo di 3 (HR 4,67), in quelli con un BCS massimo di 4 (HR 2,61), nei soggetti con un valore massimo di BCS di 5 (HR 1,43) e, infine, in quelli con BCS massimo di 9 (HR 1,80). La durata media della vita era di 15,8 anni. Usando come riferimento i gatti con un BCS massimo di 6 e appartenenti alla stessa fascia d'età, avevano una vita più breve i gatti che raggiungevano un BCS massimo di 4 (HR 4,15) o di 5 (HR 1,75) tra 1 e 3 anni d’età, e quelli che raggiungevano un BCS massimo di 3 (HR 6,09) e di 9 (HR 2,27) tra i 3 e gli 11 anni d’età.

Lo studio dimostra che, nel gatto, esiste un’associazione significativa tra il BCS e la sopravvivenza e la durata della vita; in particolare, valori di BCS inferiori a 5 o pari a 9 sono risultati negativamente associati a entrambe.

 

“Strong associations of nine-point body condition scoring with survival and lifespan in cats” Teng KT, et al. J Feline Med Surg. 2018 Dec;20(12):1110-1118. doi: 10.1177/1098612X17752198. Epub 2018 Feb 2.

vete0511 boxer close sb10065668p 220pxIl trattamento più efficace nei confronti del linfoma a cellule B ad alto grado è il protocollo chemioterapico CHOP, la cui molecola più importante è rappresentata dalla doxorubicina (DOX). Tuttavia, per molti proprietari, le spese di denaro e di tempo sono troppo impegnative da sostenere. Un'opzione terapeutica alternativa è l'uso della DOX in combinazione al prednisone. Studi precedenti hanno valutato la DOX come singolo farmaco, ma nei cani con linfoma a cellule T, noto fattore prognostico negativo, ed è ipotizzabile che questo presupposto abbia influenzato i tempi di sopravvivenza, dando luogo a dei risultati peggiori rispetto a quelli che potrebbero essere osservati in cani con linfoma a cellule B.

Lo scopo di questo studio era quello di valutare l'outcome di cani con linfoma a cellule B ad alto grado trattati con DOX e prednisone, con o senza L-asparaginasi (L-ASP); in secondo luogo, si è cercato di identificare potenziali fattori prognostici.

Sono stati inclusi nello studio un totale di 33 cani; per 31 di essi è stato possibile valutare la risposta al trattamento che, nel complesso, è risultata essere pari all'84%. La mediana della sopravvivenza libera da progressione (SLP) era di 147 giorni, mentra la mediana della sopravvivenza complessiva (SC) era di 182 giorni. La sopravvivenza a un anno era del 23%. A differenza di altri studi, nessuna variabile, ad eccezione del completamento del protocollo terapeutico, è risultata essere significativamente correlata con la SLP o con la SC, nemmeno fattori prognostici storicamente riconosciuti quali il sottotipo di linfoma, la trombocitopenia e il peso corporeo.

I cani con linfoma a cellule B ad alto grado trattati con DOX e prednisone, con o senza L-ASP, hanno tassi di risposta, una SLP e una SC simili a quelli riportati in studi precedenti nei quali non era stata effettuata una distinzione in base all'immunofenotipo. Gli autori sottolineano che questo protocollo non sostituisce il CHOP, tuttavia lo propongono come potenziale alternativa in quelle situazioni in cui il tempo e i costi sono fattori vincolanti per il proprietario, dal momento che fornisce comunque un beneficio terapeutico maggiore rispetto al prednisone da solo.

 

“Retrospective analysis of doxorubicin and prednisone as first-line therapy for canine B-cell lymphoma” Al-Nadaf S, et al. BMC Vet Res. 2018 Nov 20;14(1):356. doi: 10.1186/s12917-018-1688-5.

goat 506003 1280 2 642x336Questo studio analizza la prevalenza dell'infezione da C. burnetii in capre da latte in un allevamento endemico. Il primo obiettivo era quello di determinare la prevalenza dello "spargimento" di C. burnetii al momento del parto e quantificare la concentrazione di equivalenti genomici (EG) presenti in ciascun campione positivo. Il secondo obiettivo era quello di determinare la percentuale di soggetti positivi che si comportavano da “spargitori” persistenti. L’obiettivo finale era quello di definire la relazione tra l’entità dell’infezione al momento del parto, valutata tramite PCR quantitativa (qPCR), e il volume giornaliero di latte prodotto durante la lattazione successiva.

I tamponi vaginali (n = 490) sono stati prelevati al momento del parto e analizzati mediante la qPCR. Lo spargimento di C. burnetii è stato riscontrato nel 15% delle capre sottoposte al campionamento. In base alla concentrazione di EG stimata tramite la qPCR, le capre sono state classificate in negative, debolmente positive e fortemente positive. Il 20% delle capre erano spargitori persistenti di basse concentrazioni di C. burnetii, avendo mostrato uno spargimento dell’agente eziologico anche al parto successivo. Nelle capre fortemente positive alla qPCR le rese giornaliere di latte erano inferiori del 17% rispetto alle capre negative (p = 0,02).

La presenza di C. burnetii era molto differente all’interno della popolazione, con un gruppo relativamente piccolo di capre che spargevano quantità relativamente elevate del batterio. Le capre positive hanno mostrato una riduzione significativa della produzione giornaliera di latte. Gli autori concludono che l’identificazione e l’eliminazione precoce degli esemplari che si comportano da spargitori, potrebbe garantire una maggiore redditività dell'azienda agricola e un minore rischio di trasmissione della febbre Q.

 

“The prevalence of Coxiella burnetii shedding in dairy goats at the time of parturition in an endemically infected enterprise and associated milk yield losses” Canevari JT, et al. BMC Vet Res. 2018 Nov 20;14(1):353. doi: 10.1186/s12917-018-1667-x.

HTB1KNHyGFXXXXaAXXXXq6xXFXXXzL'obiettivo di questo studio prospettico era quello di descrivere l'uso di uno dispositivo bipolare per la sigillatura dei vasi in corso di ovarioisterectomia completa (cioè la rimozione sia del peduncolo ovarico che del corpo e dei vasi uterini) e di valutarne l’impiego nelle gatte con piometra.

Una volta visualizzate le ovaie, il dispositivo bipolare è stato utilizzato per effettuare l’emostasi e per tagliare il legamento sospensorio, il peduncolo ovarico e il legamento largo fino a livello del corpo uterino. Una volta misurato il corpo uterino e solo qualora il suo diametro fosse <0,9 cm, lo strumento è stato utilizzato per afferrarlo, fare emostasi e tagliarlo appena prossimalmente alla cervice. Il follow-up nell’immediato postoperatorio e a breve termine è stato valutato mediante esame clinico.

Dieci gatte femmine intere rispettavano i criteri di inclusione; l'età media era di 2,7 anni (range 0,9-9 anni) e il peso medio era di 3,7 kg (range 2,6-6,7 kg). La durata mediana dell’intervento era di 10,9 minuti (range 9,8-15,2 minuti). Il diametro mediano dell'utero era di 0,51 cm (range 0,45-0,64 cm) e la lunghezza mediana dell'incisione cutanea era di 4,1 cm (range 3,6-5,1 cm). In nessuna delle gatte si sono verificate complicazioni durante la procedura e nel periodo postoperatorio; tutti i pazienti sono stati dimessi dall'ospedale il giorno successivo all’intervento.

Gli autori concludono che il dispositivo bipolare per la sigillatura dei vasi utilizzato in questo studio è uno strumento sicuro per effettuare l’ovarioisterectomia in corso di piometra nelle gatte, quando il corpo uterino ha un diametro inferiore ai 0,9 cm.

 

“Effectiveness of a bipolar vessel sealant device for ovariohysterectomy in cats with pyometra” Boursier JF, et al. J Feline Med Surg. 2018 Dec;20(12):1119-1123. doi: 10.1177/1098612X17752581. Epub 2018 Jan 23.

0001 129987653Il Canine Distemper Virus (CDV) e il Canine Parvovirus (CPV) sono agenti eziologici responsabili di infezioni associate ad un elevato tasso di mortalità. Questi virus infettano cani non vaccinati, ma anche cani che sono stati sottoposti a protocolli di vaccinazione incompleti. La vaccinazione svolge un ruolo importante nel ridurre il tasso di mortalità, nel prevenire l’infezione e nel controllare la diffusione del virus. Tuttavia, l'efficacia della vaccinazione potrebbe essere influenzata da diversi fattori, tra cui il piano vaccinale utilizzato e la neutralizzazione del vaccino da parte degli anticorpi materni.

Gli obiettivi di questo studio erano quello di studiare la risposta anticorpale nei cuccioli sottoposti a diversi protocolli di vaccinazione primaria contro il CPV e il CDV, e quello di stimare dopo quanto tempo avviene la sieroreversione in cani adulti non vaccinati da almeno 3 anni.

La protezione anticorpale è stata valutata in un totale di 20 cani: 5 cuccioli che hanno iniziato l'immunizzazione a 6 settimane d’età (gruppo A), 8 cuccioli che hanno iniziato la vaccinazione tra le 8 e le 12 settimane di età (gruppo B) e 7 cani adulti non vaccinati da almeno 3 anni (gruppo C). Da ciascun soggetto sono stati prelevati campioni di sangue ogni 3-4 settimane. Le risposte anticorpali sono state quantificate usando l’ELISA indiretta.

Alla seconda immunizzazione non sono state riscontrate differenze significative relativamente alla sieroconversione tra i gruppi A e B né per il CDV (p = 0,81) né per il CPV (p = 0,20). Alla terza immunizzazione, è stato osservato che il gruppo B necessitava di un tempo statisticamente più breve per ottenere un titolo anticorpale protettivo contro il CPV rispetto al gruppo A (p = 0,015). Lo stesso non era vero per il CDV (p = 0,41). Nel gruppo C, il tempo medio dopo il quale è stata osservata la sieroreversione è stato stimato di 2,86 anni per il CDV e di 7,63 anni per il CPV.

I risultati di questo studio evidenziano che la risposta al vaccino contro il CDV e il CPV è specifica in ogni individuo. L'efficacia della vaccinazione primaria nei cuccioli dipende principalmente dal titolo anticorpale acquisito dalla madre. Altri fattori come l'esposizione ambientale, i piani vaccinali utilizzati e l'attività del sistema immunitario influenzano la durata dell'immunità nei cani adulti. La variabilità riscontrata sottolinea la necessità dideterminare individualmente i livelli di immunità umorale al fine di valutare l'efficacia del vaccino.

 

“Evaluation of the humoral immune response induced by vaccination for canine distemper and parvovirus: a pilot study” Vila Nova B, et al. BMC Vet Res. 2018 Nov 16;14(1):348. doi: 10.1186/s12917-018-1673-z.

Giovedì, 06 Dicembre 2018 13:11

Ruolo del fieno bagnato nei cavalli asmatici

imagesÈ stato dimostrato che l'eliminazione degli stimoli antigenici è in grado di invertire in modo significativo l'ostruzione delle vie aeree nei cavalli gravemente asmatici. Ad oggi, nessuno studio ha indagato l'influenza del fieno bagnato sulla condizione delle vie aeree inferiori nei cavalli affetti da asma equina grave.

L’obiettivo di questo studio sperimentale era quello di determinare la risposta clinica, citologica e citochinica di cavalli asmatici e non (gruppo controllo) esposti al fieno bagnato o secco.

Sono stati inclusi 12 cavalli, di cui 6 con asma equina grave e 6 sani. Entrambi i gruppi sono stati nutriti con fieno bagnato per 5 giorni consecutivi e, successivamente, con fieno secco per altri 5 giorni consecutivi, separati da un periodo di wash-out di 26 giorni. Le valutazioni effettuate 2 giorni prima e 5 giorni dopo ogni cambio alimentare includevano il punteggio clinico, la quantità di muco tracheale, la citologia e l’espressione dell’mRNA citochinico nel liquido di lavaggio broncoalveolare.

La somministrazione di fieno bagnato ha ridotto significativamente il contenuto di muffa (P <0,001). Il punteggio del muco aumentava significativamente quando i cavalli venivano alimentati con fieno secco (P =0,01). Né il fieno bagnato né quello secco hanno esercitato un’influenza significativa sul punteggio clinico. La percentuale di neutrofili nel liquido di lavaggio broncoalveolare (P <0,001) nonché l’espressione delle citochine IL-1β (P =0,024), IL-6R (P =0,021), IL-18 (P =0,009) e IL-23 (P =0,036) erano significativamente aumentate dopo entrambe le prove nei cavalli affetti da asma grave. Infine, l'espressione dell'mRNA di IL-1β, IL-6R e IL-23 nel liquido di lavaggio broncoalveolare era significativamente correlata alla percentuale di neutrofili, al punteggio clinico e alla quantità di muco tracheale.

Gli autori concludono che la pratica di bagnare il fieno riduce significativamente la presenza di muffe, ma senza migliorare la risposta infiammatoria delle vie aeree dei cavalli affetti da asma equina grave. Alla luce dei risultati, l’efficacia di questa strategia rimane attualmente controversa.

 

“The influence of hay steaming on clinical signs and airway immune response in severe asthmatic horses” Orard M, et al. BMC Vet Res. 2018 Nov 15;14(1):345. doi: 10.1186/s12917-018-1636-4.

5b90e9593f32eLa sindrome della disgalassia postparto (SDP) delle scrofe è difficile da diagnosticare e la patogenesi è oscura. I cambiamenti ormonali associati alla malattia sono spesso difficili da distinguere da quelli riscontrati nel normale periodo di transizione dalla gestazione all’allattamento.

Questo studio si è posto l’obiettivo di indagare i cambiamenti metabolici e ormonali correlati alla SDP con lo scopo di identificare potenziali biomarker nelle scrofe affette da tale sindrome.

L’indagine è stata effettuata confrontando i biomarker selezionati tra 38 scrofe affette dalla sindrome (SDP+) e 38 scrofe sane (SDP-). I campioni sono stati prelevati ogni 24 h da 60 h prima del parto a 36 h dopo il parto.

In entrambi i gruppi di scrofe è stato riscontrato un aumento delle concentrazioni di cortisolo sierico e salivare e della glicemia a digiuno tra i prelievi effettuati a 60 h prima del parto e 36 h prima del parto. Nelle scrofe SDP+ è stata osservata una riduzione del peptide C rispetto al valore basale, mentre nelle scrofe SDP- è stata riscontrata una diminuzione della prolattina e dell’8-epi prostaglandina F2 alfa (8-epi-PGF2α). È stata evidenziata una differenza statisticamente significativa tra le scrofe SDP+ e quelle SDP- per quanto riguarda le concentrazioni di cortisolo nel siero e nella saliva, la cromatogranina salivare A (CgA), la glicemia a digiuno, il peptide C e l’8-epi-PGF2α. Alcuni di questi biomarker, quali il cortisolo nel siero e saliva, la CgA salivare e l’8-epi-PGF2α sierica, differivano statisticamente ancora prima del parto. Infine, le concentrazioni di CgA salivare sono state significativamente inferiori nelle scrofe SDP- rispetto alle scrofe PDS+ durante l'intero periodo di studio.

I risultati suggeriscono che la CgA salivare, il cortisolo e l’8-epi-PGF2α sierica possono potenzialmente essere impiegati come indicatori diagnostici precoci per la SDP. Il fatto che la concentrazione di CgA salivare si sia mantenuta costantemente più elevata nelle scrofe SDP+, potrebbe far supporre che i disturbi omeostatici, nelle scrofe che sviluppano la sindrome, siano presenti già nelle 36-60 h che precedono il parto. La maggiore concentrazione di cortisolo sierico e salivare nelle scrofe SDP+ potrebbe riflettere un segno precoce di infiammazione o stress; d’altro canto, il peptide C significativamente inferiore potrebbe dipendere da una minore assunzione di cibo. Gli autori concludono che tali risultati contribuiscono alla comprensione della patogenesi della SDP e che i disturbi omeostatici rilevati prima del parto, e le alterazioni dei relativi biomarker, meritano ulteriori approfondimenti.

 

“Hormonal and metabolic indicators before and after farrowing in sows affected with postpartum dysgalactia syndrome” Kaiser M, et al. BMC Vet Res. 2018 Nov 7;14(1):334. doi: 10.1186/s12917-018-1649-z.

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