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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Eleonora Malerba Med Vet PhD

Eleonora Malerba Med Vet PhD

Martedì, 21 Maggio 2019 23:52

Ruolo della mirtazapina nei gatti sottopeso

Immagine 3La mirtazapina è un farmaco classificato come stimolante dell’appetito e viene impiegato per indurre un incremento di peso nei gatti.

Lo scopo di questo studio clinico multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo era quello di valutare l’efficacia della mirtazapina nei gatti che, in modo non intenzionale, sono andati incontro ad una perdita di peso.

Sono stati inclusi gatti con più di 1 anno di età e con peso superiore ai 2 kg che avessero subito una calo del peso corporeo di almeno il 5%. I gatti sono stati trattati una volta al giorno con 2 mg/gatto di mirtazapina transdermica (n=83) o con un placebo (n=94) applicati sulla superficie interna del padiglione auricolare per un periodo di tempo di 14±3 giorni. Esame fisico, peso corporeo, emocromo completo, esame biochimico e analisi delle urine sono stati eseguiti prima del trattamento e al quattordicesimo giorno. Le variazioni di peso corporeo tra il gruppo trattato con la mirtazapina e il gruppo placebo sono state confrontate tra loro dal giorno 1 al giorno 14.

La variazione percentuale media del peso corporeo è stata del +3,9% nel gruppo trattato con mirtazapina e dello +0,4% nel gruppo placebo (p <0,0001). L'effetto avverso più comune era la comparsa di un lieve eritema nel sito di applicazione, osservato nel 17,4% dei soggetti del gruppo placebo e nel 10,4% dei gatti trattati con mirtazapina.

L'applicazione della mirtazapina transdermica è stata ben tollerata sia a livello topico che sistemico e ha comportato un significativo aumento ponderale nei gatti che hanno subito un calo di peso involontario come conseguenza di alter patologie di base.

 

“A double-blind, placebo-controlled, randomized study to evaluate the weight gain drug, mirtazapine transdermal ointment, in cats with unintended weight loss” Poole M, et al. J Vet Pharmacol Ther. 2019 Mar;42(2):179-188. doi: 10.1111/jvp.12738. Epub 2018 Dec 2.

Immagine 2In letteratura veterinaria sono riportati solo rari case series di epatite cronica causati da Leptospira spp. L'ibridazione fluorescente in situ (FISH, fluorescence in situ hybridization) consente l'identificazione di spirochete in campioni di fegato. Di conseguenza, questa tecnica potrebbe essere d’aiuto nel chiarire il ruolo di Leptospira spp. nei casi di epatite cronica.

L’obiettivo di questo studio retrospettivo condotto sulla specie canina era quello di descrivere casi di leptospirosi epatica diagnosticati tramite FISH e confermati tramite successiva PCR, in soggetti senza coinvolgimento renale clinicamente rilevante.

Sono stati selezionati 10 cani con epatite granulomatosa confermata istopatologicamente e presenza di organismi leptospirali identificati mediante FISH e PCR (Leptospira interrogans/kirschneri).
Tutti i casi avevano un aumento delle transaminasi epatiche e un’infezione da L. interrogans/kirschneri diagnosticata tramite FISH e confermata dalla PCR. Quattro cani sono stati sottoposti a ripetute biopsie epatiche, a indagini tramite FISH e PCR 4-15 mesi dopo la presentazione iniziale e trattamento con doxiciclina e, in un caso, il campionamento è stato ripetuto al momento della necroscopia. Tre dei cani sottoposti a ripetute biopsie sono rimasti positivi per l'infezione da L. interrogans/kirschneri. Sei cani erano ancora vivi al momento della stesura dello studio e 4 sono stati sottoposti ad eutanasia a causa di una malattia epatica progressiva.

La presenza di organismi leptospirali a livello epatico può essere associata a epatite granulomatosa cronica senza evidenza clinica di coinvolgimento renale. Sono necessari ulteriori studi per chiarire il ruolo eziologico di questi organismi nella patogenesi della malattia.

 

“Hepatic leptospiral infections in dogs without obvious renal involvement” McCallum KE, et al. J Vet Intern Med. 2019 Jan;33(1):141-150. doi: 10.1111/jvim.15340. Epub 2018 Nov 29.

Martedì, 21 Maggio 2019 23:33

Firocoxib transmammario nei suinetti

ImmagineProcedure dolorose che vengono effettuate nei suinetti, come il taglio della coda e dei denti e la castrazione, costituiscono una preoccupazione emergente per il benessere animale.

Gli autori di questo studio hanno ipotizzato che la somministrazione per via transmammaria di un farmaco antinfiammatorio non steroideo, il firocoxib, possa ridurre il dolore associato a tali procedure.

Lo studio ha previsto la somministrazione di 4 dosi diverse di firocoxib (da 0,5, 1,0, 1,5 o 2,0 mg/kg) alle scrofe prima che i loro suinetti venissero sottoposti alle procedure dolorose allo scopo di confrontare la farmacocinetica, l’efficacia, la sicurezza e i residui tissutali di tale principio attivo.

Sono state incluse nello studio 16 scrofe, 5±2 giorni dopo il parto, che sono state assegnate in modo casuale a 1 dei 4 gruppi di trattamento. Al giorno 0, le scrofe hanno ricevuto una singola dose intramuscolare di firocoxib 7±1 ore prima che i suinetti fossero sottoposti alla procedura di castrazione chirurgica e al taglio della coda e dei denti. Le concentrazioni di firocoxib e di cortisolo sono state determinate da campioni di sangue prelevati dalle scrofe e da 3 suinetti per ciascuna nidiata a 0, 2, 4, 6, 8, 12, 24, 48, 72, 96 e 120 ore dalla somministrazione del farmaco. Al giorno 21, i suinetti sono stati pesati e tutti i soggetti sono stati sottoposti ad eutanasia e a necroscopia. Campioni di tessuto sono stati raccolti da 3 suinetti per nidiata per l'esame istologico e l'analisi dei residui.

Le concentrazioni medie di firocoxib al momento del picco plasmatico erano di 107,90, 157,50, 343,68 e 452,83 ng/ml nelle scrofe che hanno ricevuto rispettivamente 0,5, 1,0, 1,5 e 2,0 mg/kg di firocoxib; nei loro rispettivi suinetti le concentrazioni erano di 9,53, 31,04, 53,30 e 44.03 ng/mL. L’emivita plasmatica media variava da 26 a 31 ore nelle scrofe e da 30 a 48 ore nei suinetti. I suinetti delle scrofe che avevano ricevuto 2,0 mg/kg di firocoxib avevano la concentrazione plasmatica media di cortisolo significativamente più bassa ad 1 ora di distanza dalle procedure rispetto ai suinetti delle scrofe che avevano ricevuto 1,0 mg/kg (P = 0,0416) e 0,5 mg/kg di firocoxib (P = 0,0397). Al momento dello svezzamento, i suinetti delle scrofe che avevano ricevuto 2,0 mg/kg di firocoxib avevano guadagnato più peso rispetto a quelli delle scrofe che avevano ricevuto 0,5 mg/kg (P = 0,008) o 1,0 mg/kg (P = 0,005) di firocoxib. Non è stato osservato nessun segno di tossicità da farmaci antiinfiammatori non steroidei all'esame istologico di reni, fegato, stomaco e intestino tenue e le concentrazioni di firocoxib e del suo metabolita erano inferiori al limite di rilevazione (0,01 μg/g) in tutti i tessuti prelevati sia dalle scrofe che dai suinetti.

Questi risultati indicano che il passaggio transmammario di firocoxib nei suinetti in allattamento prima del taglio della coda e della castrazione può ridurre in modo sicuro lo stress indotto da tali procedure e aumentare il peso al momento delllo svezzamento.

 

“Transmammary delivery of firocoxib to piglets reduces stress and improves average daily gain after castration, tail docking, and teeth clipping” Coetzee JF, et al. J Anim Sci. 2019 Apr 25. pii: skz143. doi: 10.1093/jas/skz143. [Epub ahead of print]

Mercoledì, 15 Maggio 2019 17:21

Resistenza antimicrobica di Streptococcus suis

getvetbaktimageIl presente studio ha indagato la resistenza antibiotica di colonie di Streptococcus suis ottenute da suinetti clinicamente malati e da suini sani in diversi stadi della filiera produttiva.

La sensibilità antimicrobica delle colonie di Streptococcus suis (N = 379) è stata testata utilizzando il metodo della disco diffusione in agar.

Le colonie di batteri prelevate dai suinetti clinicamente malati avevano una prevalenza più elevata di resistenza rispetto alle colonie prelevate dai suini sani. C'era una prevalenza da elevata a moderata di resistenza agli antibiotici comunemente usati nelle diete dei suinetti, quali la tetraciclina (84,2%), la tiamulina (65,2%) e la spectinomicina (40,4%). Diversamente, c'era una bassa prevalenza di resistenza agli antimicrobici usati solo come trattamenti parenterali e non aggiunti ai mangimi (ad esempio ceftiofur e florfenicolo).

Questi risultati dovrebbero aiutare i professionisti nella scelta di farmaci appropriati da utilizzare negli allevamenti di suini.

 

“Antimicrobial resistance of Streptococcus suis isolates recovered from clinically ill nursery pigs and from healthy pigs at different stages of production” Arndt ER, et al. Can Vet J. 2019 May;60(5):519-522.

dachUno studio prospettico osservazionale si è posto l’obiettivo di determinare l'impatto dell'obesità sulla guarigione postoperatoria di bassotti sottoposti ad emilaminectomia toracolombare in trattamento riabilitativo.

Trentadue bassotti con malattia del disco intervertebrale toracolombare e presenza di dolore profondo sono stati inseriti nello studio dopo emilaminectomia toracolombare unilaterale. Al momento dell’inclusione e dopo 12 settimane, sono state misurate la massa magra e quella grassa mediante assorbimetria a raggi X a doppia energia (DEXA, dual-energy x-ray absorptiometry). Un programma aggressivo di riabilitazione è stato eseguito 1, 2, 4 e 6 settimane dopo l'intervento.

Il punteggio relativo alla condizione corporea (BCS, body condition score), la percentuale di grasso corporeo, la percentuale di massa muscolare magra, il peso e l'età non hanno influenzato il rapporto di probabilità (odds ratio) per la guarigione postoperatoria. Un peggioramento dell’indice di disabilità nel periodo preoperatorio è risultato associato ad un aumentato rischio di avere una lenta guarigione postoperatoria. L’odds ratio era di 2,5 nei soggetti che impiegavano più di 7 giorni ad assumere la stazione, di 4,8 in quelli che impiegavano più di 30 giorni per deambulare efficacemente, e di 1,8 in quelli in cui un’attività motoria normale non veniva ottenuta entro le 12 settimane dello studio. Nel periodo di studio, i cani hanno perso peso (2,2 kg) e grasso corporeo (2,4%), ma hanno guadagnato massa muscolare (3,0%).

A differenza del BCS, la disabilità preoperatoria è risultata essere un fattore di rischio per una guarigione lenta dopo emilaminectomia toracolombare in bassotti in trattamento riabilitativo.

 

“The effect of body condition on postoperative recovery of dachshunds with intervertebral discdisease treated with postoperative physical rehabilitation” Gordon-Evans WJ, et al. Vet Surg. 2019 Feb;48(2):159-163. doi: 10.1111/vsu.13142. Epub 2018 Dec 13.

imagesL’obiettivo di questo studio multicentrico retrospettivo era quello di descrivere le caratteristiche perioperatorie, le complicazioni, la diagnosi istopatologica e l'outcome in gatti sottoposti a trattamento chirurgico per iperparatiroidismo primario (IPP).

Sono state esaminate le cartelle cliniche di 32 gatti sottoposti a rimozione chirurgica di 1 o più ghiandole paratiroidi, confermata tramite valutazione istopatologica. Il follow-up consisteva in una conversazione telefonica con i proprietari o il veterinario curante.

Il calcio ionizzato era al di sopra dell'intervallo di riferimento in tutti i gatti (mediana 1,8 mmol/L). Dal punto di vista istopatologico, la diagnosi era di adenoma paratiroideo in 20/32 (62,5%) gatti e di carcinoma paratiroideo in 7/32 (21,9%) gatti. Alla dimissione, 6/32 (18,8%) gatti presentavano ipercalcemia, 5/32 (15,6%) avevano ipocalcemia e 21/32 (65,6%) erano normocalcemici. Le concentrazioni di iCa preoperatorie non erano correlate con le concentrazioni di iCa postoperatorie. Il tempo medio di follow-up era di 332 giorni (range 7-3156). Il tempo mediano di sopravvivenza era di 1109 giorni (IC 95%, 856-1332). Il tempo di sopravvivenza non era associato né alla concentrazione preoperatoria di iCa, né alla presenza di ipocalcemia o ipercalcemia al momento della dimissione, né alla diagnosi di carcinoma.

Nella popolazione di gatti presa in esame in questo studio, la causa più comune di IPP è risultata essere l'adenoma paratiroideo. A seguito di asportazione chirurgica delle paratiroidi, il tempo mediano di sopravvivenza era molto buono. La concentrazione preoperatoria di iCa non era predittiva della concentrazione postoperatoria di iCa.

Nella specie felina, la paratiroidectomia come trattamento dell’IPP garantisce una prognosi favorevole.

 

“Perioperative characteristics, histological diagnosis, and outcome in cats undergoing surgicaltreatment of primary hyperparathyroidism” Singh A, et al. Vet Surg. 2019 Apr;48(3):367-374. doi: 10.1111/vsu.13165. Epub 2019 Jan 21.

vmLo scopo di questo studio era quello di caratterizzare l'intera gamma di lesioni, in particolare quelle lievi, che interessano la ghiandola mammaria di ovini naturalmente infetti da Visna/maedi (VM) e la distribuzione dell'antigene virale e le cellule bersaglio mediante immunoistochimica.

Lo studio ha incluso 84 pecore infette: 44 selezionate da allevamenti con casi clinici (A) e 35 prelevati in maniera randomizzata da due macelli (B) insieme a cinque controlli negativi (C). È stata sviluppata una tecnica di immunocitochimica e sono stati impiegati ulteriori campioni di latte (n = 39) per studiare l'escrezione virale, le cellule carrier e il ruolo del latte e del colostro nella trasmissione della malattia.

Tutte le pecore del gruppo C e 3 pecore del gruppo B sono risultate negative a VM in sezioni di tessuto sottoposte ad istopatologia, immunoistochimica e PCR, e anche nel siero utilizzando il test ELISA. Nei gruppi A e B sono stati osservati diversi gradi di mastite interstiziale linfocitaria CD3+: minimo in 26 pecore, moderato in 32 e grave in 12. Non sono state osservate differenze nella distribuzione delle lesioni tra i gruppi A e B. La presenza del virus è stata confermata mediante immunoistochimica utilizzando due diversi anticorpi e/o PCR in ogni tessuto con lesioni, mentre la sierologia era risultata negativa in 6 pecore che presentavano lesioni. Due campioni di latte prelevati da vasche di due greggi del gruppo A e quattordici campioni di latte di 29 pecore infette del gruppo B sono risultati positivi al VM (la maggior parte di essi da animali che mostravano lesioni moderate e gravi). La positività è stata riscontrata solo nei macrofagi, anche nelle lesioni focali e lievi, mentre non è stata osservata positività nelle cellule epiteliali o in altre cellule dei campioni di tessuto e di latte.

La caratterizzazione delle lesioni lievi descritte in questo lavoro ha determinato un aumento della prevalenza delle lesioni da VM nella ghiandola mammaria delle pecore fino al 90,9%, suggerendo che tale virus dovrebbe essere considerato una diagnosi differenziale anche quando vengono rilevate lesioni interstiziali di lieve entità. Un'alta prevalenza di VM è stata osservata nelle pecore produttrici di latte intensive; la sierologia ELISA ha dato frequenti esiti falsamente negativi negli animali infetti, mentre l'istologia, l'immunoistochimica o la PCR hanno mostrato una maggiore sensibilità. La tecnica citologica sviluppata dagli autori è stata molto utile per le indagini sulle cellule del latte utilizzando ematossilina, eosina e immunocitochimica. Il rilevamento del virus nei campioni di latte (16/39) conferma un ruolo potenziale ma limitato del latte/colostro nella trasmissione dell’agente patogeno.

 

“Characterization of minimal lesions related to the presence of visna/maedi virus in the mammarygland and milk of dairy sheep” Gayo E, et al. BMC Vet Res. 2019 Apr 10;15(1):109. doi: 10.1186/s12917-019-1855-3.

Domenica, 12 Maggio 2019 11:28

Diete a base di carne cruda per cani

RMBDLa popolarità delle diete a base di carne cruda (RMBD, raw meat-based diet) per animali domestici è aumentata negli ultimi anni, nonostante non ci siano ancora dati scientifici a conferma dei benefici per la salute che tali diete apporterebbero.

Questo studio riporta i risultati di un sondaggio online il cui scopo era comprendere le motivazioni e le abitudini dei proprietari che alimentano i loro cani con RMBD.

Il questionario è stato completato da 218 proprietari di cani, 62 dei quali vivevano con persone il cui sistema immunitario era compromesso o indebolito. Internet è stata la fonte di informazioni più utilizzata per oltre la metà degli intervistati, e la motivazione principale che aveva spinto i proprietari a scegliere una RMBD per l'alimentazione dei loro cani era quella di somministrare una dieta più naturale e più sana. Circa l'80% dei partecipanti ha completamente abbandonato il cibo per animali commerciale e ha mostrato una spiccata diffidenza soprattutto verso la mancanza di chiarezza sugli ingredienti utilizzati (n = 169). La grande maggioranza dei proprietari intervistati (94%) ritiene che le RMBD siano assolutamente sicure per i cani, e i vantaggi più comunemente riportati dai proprietari riguardano la lucidità del mantello, la massa muscolare e la pulizia dei denti. Per il 57% dei proprietari, il principale vantaggio delle RMBD è rappresentato dall’avere il totale controllo sulla composizione e sulla qualità degli ingredienti, mentre i principali svantaggi sono legati all'acquisto di alcuni componenti (38%) e al tempo richiesto (22%) per la preparazione della dieta. Solo l'8% degli intervistati ha fatto ricorso al veterinario per la formulazione della RMBD, e sono stati riportati un'ampia varietà di regimi alimentari e combinazioni di ingredienti.

Come rivelato da questo studio, la maggior parte dei proprietari non è a conoscenza dei rischi connessi alla somministrazione di RMBD sia per la salute animale che per quella umana, e spesso si affidano a fonti discutibili per trarre consigli sulla nutrizione animale. I proprietari considerano la RMBD un'alternativa più naturale e più sana rispetto ai mangimi commerciali per animali domestici, anche se i benefici effettivi non sono stati dimostrati. Dovrebbero essere promossi consulenti veterinari per fornire informazioni corrette e nutrizionisti certificati per la formulazione di RMBD complete ed equilibrate.

 

“Raw meat-based diets for dogs: survey of owners' motivations, attitudes and practices” Morelli G, et al. BMC Vet Res. 2019 Mar 4;15(1):74. doi: 10.1186/s12917-019-1824-x.

cathckdNei gatti con malattia renale cronica (CKD, chronic kidney disease) sottoposti a tiroidectomia, lo sviluppo di ipotiroidismo iatrogeno secondario all’asportazione chirurgica delle ghiandole potrebbe peggiorarne la prognosi. Le variazioni delle concentrazioni di tiroxina interferiscono con la capacità della creatinina di riflettere la funzionalità renale. Pochi studi sono ancora stati condotti sul ruolo della dimetilarginina simmetrica (SDMA, symmetric dimethylarginine) nei gatti con alterazione dello stato tiroideo.

L’obiettivo di questo studio era quello di valutare i cambiamenti della funzionalità tiroidea e renale nei gatti sottoposti a tiroidectomia bilaterale.

Sono stati inclusi i dati estrapolati dalle cartelle cliniche di 81 gatti di proprietà sottoposti a tiroidectomia bilaterale. Una parte dello studio è stata condotta in maniera retrospettiva trasversale valutando le concentrazioni di ormoni tiroidei di 68 gatti entro i 6 mesi dall'intervento; un approccio longitudinale è stato impiegato per la valutazione dello stato tiroideo in 23 gatti con un follow-up post tiroidectomia superiore ai 18 mesi. Sulla base di queste informazioni sono state valutate le associazioni tra peso corporeo, tT4 e concentrazioni di creatinina rispetto alle concentrazioni di SDMA.

Era disponibile il follow-up entro i 6 mesi dalla tiroidectomia di 68 gatti. Quindici di questi (22%) erano ancora ipertiroidei e 33 (49%) erano ipotiroidei. Ventitre dei gatti eutiroidei/ipotiroidei avevano dei follow-up a lungo termine (595-1955 giorni): 4 di questi (17%) erano rimasti ipotiroidei e 19 (83%) erano eutiroidei (anche se spesso solo in maniera transitoria); 9 di questi 23 gatti (44%) tornavano ad essere ipertiroidei. L’SDMA e la creatinina sono risultate essere linearmente associate, ma i gatti ipertiroidei avevano un aumento delle concentrazioni di SDMA maggiore rispetto all’aumento osservato per la creatinina (P = 0,003).

I gatti sottoposti a tiroidectomia bilaterale continuano a presentare alterazioni della funzionalità tiroidea anche a distanza di anni dall’intervento, e l’incidenza con cui questi soggetti possono tornare ad essere ipertiroidei è elevata. Sia l'SDMA che la creatinina sono influenzate dalle concentrazioni di tiroxina e l'effetto è più evidente nei gatti ipertiroidei.

 

“Changes in thyroid and renal function after bilateral thyroidectomy in cats” Covey HL, et al. J Vet Intern Med. 2019 Mar;33(2):508-515. doi: 10.1111/jvim.15450. Epub 2019 Feb 13.

snailAelurostrongylus abstrusus e Troglostrongylus brevior sono nematodi che hanno la lumaca come ospite intermedio e che determinano malattie respiratorie nei gatti infetti. In letteratura sono disponibili scarse informazioni riguardo la dispersione delle larve L1 da parte dell’ospite definitivo e la loro infettività nei confronti della lumaca a seguito di trattamenti antielmintici somministrati ai gatti.

L’obiettivo di questo studio era quello di indagare l’efficacia di 2 prodotti antiparassitari, la formulazione di eprinomectina (8,3% di fipronil, 10% di (S)-metoprene, 0,4% di eprinomectina e 8,3% di praziquantel) e la formulazione di moxidectina (10% di imidacloprid e 1% di moxidectina), e indagare per quanti giorni dopo il trattamento l’ospite continua ad eliminare larve L1 vitali con le feci.

Un esame delle feci è stato effettuato su 384 soggetti e 54 di questi sono risultati positivi (in totale il 14,1%, di cui il 7,5% con A. abstrusus, il 6,1% con T. brevior e lo 0,5% con entrambi). Trentasei di questi soggetti sono stati randomizzati in 4 gruppi: gatti positivi per T. brevior trattati con la formulazione di eprinomectina (gruppo A) o di moxidectina (gruppo B), gatti positivi per A. abstrusus trattati con la formulazione di eprinomectina (gruppo C) o di moxidectina (gruppo D). Prima del trattamento e nei giorni successivi, sono stati raccolti campioni di feci per essere analizzati con la tecnica Baermann e per determinare il numero di larve per grammo di feci (LPG); le stesse valutazioni sono state nuovamente effettuate a 4 settimane di distanza dal trattamento per indagare l'efficacia di una singola somministrazione dei prodotti antiparassitari. Inoltre, per valutare l'infettività pre- e post-trattamento delle larve L1 nei confronti dell’ospite intermedio, una o due lumache per gatto sono state infettate con 100 larve L1 isolate dalle feci degli animali arruolati.

Sulla base del numero di larve L1 nei campioni fecali, l'efficacia a 28 giorni delle formulazioni di eprinomectina e di moxidectina è stata del 100% sia per A. abstrusus che per T. brevior. Il numero medio di giorni necessario per la negativizzazione delle feci era di 7,9±1,2 nel gruppo A, 7,8±1,9 nel B, 6,9±1,6 nel C e 8,9±2,0 nel D. Larve L3 vitali di T. brevior e A. abstrusus sono state trovate in 160 (87,4%) lumache infettate sperimentalmente.

I risultati di questo studio dimostrano che una singola somministrazione delle due formulazioni è efficace nel trattamento delle infezioni da A. abstrusus e T. brevior e che, dopo la somministrazione del prodotto, vengono eliminate larve L1 vitali fino a 8,9±2,0 giorni post-trattamento. Le larve L1 di entrambe le specie di nematodi eliminate con le feci dopo la somministrazione dell’antiparassitario sono ancora in grado di raggiungere lo stadio larvale infettivo nelle lumache. Quindi, le misure preventive da adottare dopo il trattamento degli animali infetti dovrebbero prevedere di tenere i gatti in casa e di smaltire le loro feci nei 10 giorni post-trattamento per evitare la contaminazione ambientale e l'infezione di ospiti intermedi gasteropodi.

 

“Shedding of feline lungworm larvae and their infectivity to snail intermediate hosts after anthelmintic treatment” Cavalera MA, et al. Int J Parasitol. 2019 Mar 20. pii: S0020-7519(19)30047-5. doi: 10.1016/j.ijpara.2018.12.008. [Epub ahead of print]

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