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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Eleonora Malerba

Eleonora Malerba

CSCIl carcinoma a cellule squamose, o carcinoma squamocellulare(CSC), è la neoplasia più comunemente segnalata del planum nasale e il trattamento è di tipo locale. La maxillectomia rostrale e/o l’asportazione chirurgica della porzione del planum nasale interessata sono considerate le tecniche di cura standard per l'escissione del CSC in questa sede. Tuttavia, molti proprietari ritengono inaccettabili le conseguenze estetiche derivanti da queste procedure.

L’obiettivo di questo studio era quello di valutare l'efficacia della combinazione tra chirurgia laser ad anidride carbonica (CO2) e criochirurgia come modalità di trattamento palliativo nei cani con CSC nasale.

Sono stati inclusi 10 cani con CSC nasale con un'età media di 12,5 anni (range 9-15 anni), di cui 7 maschi castrati, 2 femmine sterilizzate e 1 maschio intero; 8 erano di razza Labrador retriever. L'ablazione del tumore con laser a CO2 è stata seguita dall’ablazione criochirurgica del tumore e dei tessuti adiacenti e sottostanti (3 cicli).

Il tempo mediano di sopravvivenza complessivo era di 260 giorni; due cani erano ancora vivi al momento della stesura dello studio.

Gli autori concludono che la combinazione tra laser a CO2 e ablazione criochirurgica costituisce una opzione pratica ed economica (anche se solo palliativa), garantendo un risultato estetico eccellente nei cani con CSC del setto nasale.

 

“Combined carbon dioxide laser and cryosurgical ablation of rostral nasal septum squamous cellcarcinoma in 10 dogs” Ierace MK, et al. Vet Dermatol. 2018 Oct;29(5):431-e142. doi: 10.1111/vde.12683. Epub 2018 Aug 21.

imagesLo scopo di questo studio era quello di valutare l'efficacia della terapia fotodinamica (TFD) in gatti con carcinoma squamocellulare (CSC), e di fornire informazioni relative all’outcome a lungo termine e ai fattori prognostici correlati a questa tipologia di trattamento.

I gatti con diagnosi istologica di CSC della testa e del collo hanno ricevuto un'iniezione endovenosa di meta-tetra(idrossilfenil)clorina (mTHPC) e, 4 ore dopo, sono stati sottoposti all’erogazione di una luce a 652 nm, tramite apposito laser a diodi. Un gruppo ha ricevuto una quantità ⩽10 J/cm2, l'altro gruppo, invece, ha ricevuto 20 J/cm2. La risposta al trattamento e la durata stessa della risposta sono state messe in relazioni ai seguenti potenziali fattori prognostici: stadio del tumore, diametro, posizione e intensità del trattamento effettuato.

In totale, 63 lesioni in 38 gatti sono stati sottoposti a trattamento, di cui 22 con intensità ⩽10 J/cm2 e 41 con 20 J/cm2. La percentuale complessiva di risposta è stata dell'84% (remissione completa 61%, remissione parziale 22%) con un intervallo medio libero da progressione di 35 mesi e un tempo medio di sopravvivenza totale di 40 mesi. Per quanto riguarda lo stadio del tumore, l'invasività è risultata fortemente correlata con un outcome peggiore (P <0,017). Tutti i pazienti con tumori invasivi avevano mostrato una progressione della neoplasia entro i 6 mesi dal trattamento. Le lesioni più grandi erano associate ad un controllo del tumore di più breve durata; infine, l’intensità del trattamento e la localizzazione del tumore non sono risultate correlate con la risposta al trattamento e con la durata della risposta.

La TFD consente di ottenere un eccellente controllo del tumore a lungo termine nella maggior parte dei gatti. Tuttavia, tumori invasivi e di grandi dimensioni sono risultati correlati ad un outcome signifcativamente peggiore, anche se trattati con intensità maggiore. Questo risultato potrebbe suggerire che la TFD non è indicata quando le lesioni sono in stadio avanzato.

 

“Evaluation of long-term outcome and prognostic factors of feline squamous cell carcinomastreated with photodynamic therapy using liposomal phosphorylated meta-tetra(hydroxylphenyl)chlorine” Flickinger I, et al. J Feline Med Surg. 2018 Dec;20(12):1100-1104. doi: 10.1177/1098612X17752196. Epub 2018 Jan 23.

cat dermLa dermatite allergica felina è una patologia comune in dermatologia veterinaria. Quando questa non è causata da allergeni alimentari o delle pulci è stata definita “feline atopic-like disease” (ALD) oppure “non-flea, non-food induced hypersensitivity dermatitis” (NFNFIHD). Una volta che si è provato a trattare le pulci, attuare opportuni cambi dietetici e somministrare farmaci immunosoppressivi sistemici, le opzioni terapeutiche alternative sono limitate.

Lo scopo di questo studio era quello di valutare l'efficacia del maropitant e la sua tollerabilità in 12 gatti con ALD.

A ciascun soggetto sono stati somministrati 2 mg/kg di maropitant PO q24h per 4 settimane. Sono stati valutati il decorso delle lesioni cliniche, il prurito e la tollerabilità, oltre ad eventuali effetti collaterali e variazioni del peso corporeo.

In 11 gatti su 12 sono stati registrati un miglioramento delle condizioni cliniche e del prurito; in un gatto è stato riscontrato un miglioramento esclusivamente del prurito. L'efficacia e la tollerabilità del trattamento sono state giudicate eccellenti o buone dall'83,3% dei proprietari. Non sono stati osservati effetti collaterali, ad eccezione di scialorrea autolimitante di breve durata in alcuni soggetti.

Gli autori concludono che questo studio preliminare sembrerebbe dimostrare che il maropitant costituisca un'opzione terapeutica efficace e ben tollerata per controllare il prurito nei gatti con ALD, ma che sono necessari ulteriori studi per confermare tali risultati.

 

Use of maropitant for the control of pruritus in non-flea, non-food-induced feline hypersensitivity dermatitis: an open-label uncontrolled pilot study” Maina E e Fontaine J. J Feline Med Surg. 2018 Nov 14:1098612X18811372. doi: 10.1177/1098612X18811372. [Epub ahead of print]

skin inflammation allergies atopy dogsLa letteratura veterinaria è carente di studi controllati che valutino l’efficacia di prodotti topici non steroidei per il trattamento della dermatite atopica canina (cAD, canine Atopic Dermatitis).

L’obiettivo di questo studio randomizzato in cieco era quello di confrontare l’efficacia clinica di una schiuma commerciale della quale è stata precedentemente dimostrata l’efficacia (schiuma A) e quella di una schiuma contenente componenti di estratti vegetali (schiuma B) in 8 cani con cAD non stagionale di grado lieve/moderato.

I cani sono stati trattati due volte alla settimana per 2 settimane con ciascuna delle due schiume; i due trattamenti sono stati separati tra loro da un periodo di wash-out di 14 giorni. Al termine di ciascun trattamento sono stati valutati i decorsi delle lesioni cliniche e del prurito, e la propensione del proprietario verso questo tipo di trattamento.

In entrambi i gruppi di trattamento è stato osservato un miglioramento significativo sia delle lesioni cliniche che del prurito (rispettivamente del 37,5% e del 26,09% per la schiuma A, e del 41,9% e del 32,6% per la schiuma B) (P <0,05).

Gli autori concludono che l’impiego di una schiuma in corso di cAD può essere utile per migliorare sia la gravità delle lesioni cutanee che del prurito, ed è una pratica facilmente accettata dai proprietari di pazienti atopici.

 

“Use of antipruritic and rehydrating foams on localized lesions of atopic dermatitis in dogs: a small-scale pilot and comparative double-blinded study” Bensignor EJ e Fabriès LJ. Vet Dermatol. 2018 Oct;29(5):446-e150. doi: 10.1111/vde.12675. Epub 2018 Aug 5.

cppL'herpesvirus bovino di tipo 1 (BoHV1) è l’agente causale di una infezione respiratoria, la rinotracheite infettiva bovina (IBR, infectious bovine rhinotracheitis), che esercita un impatto economico significativo nell’allevamento di questa specie. Le pecore e le capre sono meno sensibili all'infezione, anche se il loro ruolo nella trasmissione inter-specifica (ossia, tra le specie) in condizioni di campo è soggetto a controversie.

L'obiettivo di questo studio era quello di indagare quale fosse la sieroprevalenza delle infezioni da BoHV1 in bovini, ovini e caprini allevati insieme per almeno un anno.

Campioni di siero sono stati prelevati da 226 bovini, 1.053 pecore e 277 capre da 17 allevamenti di piccole e medie dimensioni. La verifica della presenza degli anticorpi e la loro titolazione sono state effettuate mediante il test di neutralizzazione.

In totale, 73 dei 226 bovini (32,3%) erano sieropositivi; l'infezione è stata rilevata in 13 delle 17 aziende agricole e i tassi di infezione variavano dal 5,8% all'88,8%. Solo una delle 1053 pecore (0,09%) era sieropositiva; diversamente, 58 delle 277 (20,9%) capre erano sieropositive. I campioni di siero caprino prelevati da 8 delle 17 aziende erano sieropositivi, con tassi di infezione compresi tra il 17% e il 38,9%. L'analisi statistica ha mostrato una correlazione significativa nei tassi di infezione tra bovini e caprini, ma non con le pecore.

Questi risultati potrebbero suggerire che le capre siano più sensibili all'infezione da BoHV1 rispetto agli ovini. Gli autori consigliano di tenere in considerazione il ruolo delle capre come possibili serbatoi per il BoHV1 nel controllo ed eradicazione di questa malattia.

 

“The role of goats as reservoir hosts for bovine herpes virus 1 under field conditions” Gür S et al. Trop Anim Health Prod. 2018 Nov 22. doi: 10.1007/s11250-018-1746-9. [Epub ahead of print]

Giovedì, 22 Novembre 2018 12:47

Linfoma oculare post-traumatico in 3 conigli

1 s2.0 S1557506317302963 gr2Questo lavoro descrive 3 casi (2 unilaterali e 1 bilaterale) di linfoma oculare post-traumatico in 3 conigli da compagnia. La diagnosi di un’eziologia traumatica è basata su dati anamnestici che riferivano di un trauma oculare esterno unilaterale o di una facoemulsificazione bilaterale.

Durante gli esami oftalmologici di questi soggetti, sono stati notati gravi alterazioni corneali, presenza di una o più masse nella camera anteriore dell’occhio, basse pressioni intraoculari e altri disturbi oculari. Tutti gli occhi interessati sono stati trattati, per cicli variabili, con farmaci topici standard (antibiotici, antinfiammatori e steroidi) e antinfiammatori sistemici. Sulla base della progressione della malattia, tutti i globi oculari colpiti sono stati infine enucleati.

All’esame istopatologico sono state osservate la rottura capsulo-lenticolare e una neoplasia a cellule rotonde, con indici mitotici variabili, che aveva modificato la struttura originaria. Le indagini immunoistochimiche hanno diagnosticato dei linfomi a cellule B. Un solo soggetto aveva evidenza di metastasi locali a un linfonodo regionale.

Nel coniglio è già stata segnalata la presenza di sarcomi post-traumatici, tuttavia, questi 3 casi costituiscono la prima segnalazione di questa nuova variante a cellule rotonde, denominata linfoma a cellule B oculare post-traumatico. Per i clinici è importante conoscere la presentazione clinica di questi soggetti e la possibilità di metastasi regionali.

 

“Post-traumatic ocular lymphoma in three rabbits (Oryctolagus cuniculus)” Keller KA, et al. Journal of Exotic Pet Medicine 2019; 28: 154-161.

Fotolia 45811921 Subscription Monthly MUno studio condotto su gatti con cristalluria da struvite ed ematuria (HSC, hematuric struvite crystalluria) ha tentato di identificare una potenziale associazione tra tale condizione patologica ed eventuali fattori relativi alla dieta, al segnalamento, all’area geografica o di carattere clinico.

Sono state esaminate le cartelle cliniche di 4032 gatti con diagnosi di HSC e di 8064 gatti di controllo senza storia di ematuria o cristalluria. Le variabili analizzate includevano età, sesso (inclusa la differenziazione tra intero/sterilizzato), razza, dieta, risultati delle analisi delle urine e decorso della cistite.

I gatti giovani alimentati con una dieta secca avevano una maggiore probabilità di HSC rispetto ai gatti giovani alimentati con una dieta non secca. Tuttavia, con l'aumentare dell'età, è stato osservato un decremento della probabilità di HSC nei gatti alimentati con una dieta secca e un incremento nei gatti alimentati con una dieta non secca. Inoltre, la probabilità di HSC era significativamente maggiore nei gatti interi rispetto ai castrati (odds ratio [OR] 45,52) o nei gatti magri rispetto ai gatti in sovrappeso (OR 23,81). Ancora, le probabilità di HSC erano maggiori nei soggetti con diagnosi di cistite (OR 2,84), con proteinuria >30 mg/dl (OR 4,72), con pH urinario alcalino rispetto a un pH neutro (OR 3,34), con piuria (OR 23,67) o batteriuria (OR 2,24).

I risultati di questo studio hanno evidenziato che alcune caratteristiche relative al segnalamento e agli aspetti clinici sono fortemente associate al rischio di HSC nella specie felina. Queste informazioni potrebbero aiutare i clinici a eseguire uno screening più diretto per la cristalluria da struvite in alcune popolazioni di gatti, con determinate caratteristiche.

 

“Factors associated with hematuric struvite crystalluria in cats” Okafor CC, et al. J Feline Med Surg. 2018 Nov 5:1098612X18809176. doi: 10.1177/1098612X18809176. [Epub ahead of print]

dog itching smNella specie canina, il microbiota cutaneo è stato valutato utilizzando tecniche microbiologiche relativamente nuove, e alcuni studi hanno evidenziato una differenza nella composizione delle popolazioni batteriche tra cani sani e soggetti con dermatite atopica canina (DAc). Nonostante l'otite esterna sia un problema comune in corso di DAc, poco è stato segnalato nello specifico riguardo al microbiota del condotto auricolare di questi cani.

L’obiettivo di questo studio era quello di valutare il microbiota del canale uditivo di 9 cani sani e di 11 cani con diagnosi di DAc ma senza segni clinici di otite.

L’analisi del microbiota del condotto auricolare ha evidenziato delle differenze nella sua composizione tra cani sani e cani con DAc, simili a quelle riportate a livello cutaneo. Nei cani atopici, è stata evidenziata una disbiosi, con una preponderanza di batteri del genere Staphylococcus spp. e Ralstonia spp. (P <0,05). Nei cani sani, i batteri del genere Escherichia spp. erano presenti in maggiore proporzione.

Questo studio ha confermato una differente composizione del microbiota auricolare tra cani allergici e cani sani e ha dimostrato che queste differenze sono le stesse osservate, in generale, a livello cutaneo e potrebbero spiegare la propensione dei cani allergici a sviluppare otiti batteriche.

 

“Ear canal microbiota - a comparison between healthy dogs and atopic dogs without clinical signs of otitis externa” Ngo J, et al. Vet Dermatol. 2018 Oct;29(5):425-e140. doi: 10.1111/vde.12674. Epub 2018 Aug 7.

Martedì, 20 Novembre 2018 21:08

Ipernatriemia nel puledro

horse 3628973 960 720Uno studio retrospettivo si è posto l’obiettivo di indagare la prevalenza, i rilievi clinici, la diagnosi e l’outcome di puledri ipernatriemici ricoverati d’urgenza in unità di terapia intensiva.

Sono state esaminate le cartelle cliniche di puledri purosangue di età inferiore ai 3 mesi presentati in pronto soccorso, in un periodo di tempo di 10 anni, e che fossero ipernatriemici (sodio sierico> 145 mmol/L) all’ammissione. Sono stati annotati i dati relativi a segnalamento, segni clinici, esami di laboratorio, diagnosi e outcome.

Un totale di 39 su 1718 puledri (2,3%) era ipernatriemico all’ammissione; tutti avevano meno di 7 giorni di età. Le diagnosi più frequenti nei puledri ipernatriemici sono state la sindrome neonatale (19/39, 48,7%) e la sepsi 15/39, 38,5%). I puledri con ipernatriemia all’ammissione avevano più probabilità di morire o essere soppressi durante il ricovero rispetto ai puledri con una natremia normale (33,3% vs 16,1%; odds ratio, 2,3; 95% intervallo di confidenza, 1,2-4,6; p=0,02).

La presenza di ipernatriemia all’ammissione non era così comune nella popolazione di puledri ospedalizzati. Sebbene l’outcome a breve termine dei sopravvissuti dipendesse molto probabilmente dal processo patologico alla base, l’ipernatriemia è risultata associata negativamente all’outcome.

 

“Hypernatraemia in 39 hospitalised foals: clinical findings, primary diagnosis and outcome” Collins NM et al. Aust Vet J. 2018 Oct;96(10):385-389. doi: 10.1111/avj.12749.

Martedì, 20 Novembre 2018 13:21

Paralisi laringea congenita in 25 Alaskan Husky

ce87506639058dea51823bb8b1a82fcfL’obiettivo di questo case series prospettico era quello di caratterizzare la paralisi laringea congenita (PLC) negli Alaskan Husky.

Sono stati inclusi 25 soggetti di cui sono stati raccolti i dati relative a segnalamento, anamnesis, risultati dell’esame fisico, ortopedico, neurologico e della laringe, reperti dell’esame radiografico dell’esofago, tipo di trattamento; riscontri istologici e outcome.

I cani in cui la patologia era di grave entità erano profondamente dispnoici alla nascita o avevano presentato episodi di collasso dopo un breve esercizio fisico; i cani in cui la paralisi era meno grave erano più soggetti all’affaticamento o si surriscaldavano a seguito di un minimo esercizio. L'età media alla comparsa dei segni clinici era di 6,4 mesi. Occhi blu, macchie bianche del viso e la presenza di tag o lembi tissutali della mucosa orale sono stati osservati rispettivamente in 23 (92%), 19 (76%) e 13 (52%) cani. L'esame neurologico ha rivelato segni di mononeuropatia del nervo laringeo ricorrente ma non di polineuropatia. L'esame istologico ha rivelato l'atrofia neurogenica del muscolo crico-aritenoideo dorsale ma non la polineuropatia. Otto cani (32%) somo stati sottoposti a lateralizzazione cricoaritenoidea unilaterale, con conseguente miglioramento clinico sostanziale, compresa la capacità di competere nelle corse di cani da slitta. Senza intervento chirurgico, 4 (16%) cani sono morti per asfissia, 10 (40%) hanno avuto un miglioramento spontaneo dei segni clinici (ma un miglioramento insufficiente per la competizione) e 3 (12%) sono rimasti affetti. I risultati delle analisi genealogiche hanno suggerito una modalità autosomica recessiva dell'ereditarietà della PLC, con penetranza variabile.

La PLC negli Alaskan Husky valutati era conseguente ad una mononeuropatia del nervo laringeo ricorrente, in assenza di polineuropatia. La maggior parte dei cani affetti aveva occhi blu, macchie bianche del viso e la presenza di tag o lembi tissutali della mucosa orale. Data l'apparente componente genetica della PLC in questa razza, gli autori raccomandano che per i cani con queste caratteristiche sia impedita la riproduzione.

 

“Congenital laryngeal paralysis in Alaskan Huskies: 25 cases (2009-2014)” von Pfeil DJF, et al. J Am Vet Med Assoc. 2018 Oct 15;253(8):1057-1065. doi: 10.2460/javma.253.8.1057.

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