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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Eleonora Malerba

Eleonora Malerba

CLL or small cell lymphoma in a catLo scopo di questo studio era quello di descrivere le caratteristiche cliniche di gatti affetti da leucemia linfoblastica acuta, in cui la diagnosi fosse stata emessa sulla base dei recenti criteri diagnostici stabiliti per la specie canina.

Sono stati inclusi 6 gatti in cui l'origine linfoide della neoplasia fosse stata confermata tramite PCR, citofluorimetria o immunoistochimica.

Il riscontro di sintomi clinici aspecifici, quali letargia e anoressia, era un reperto comune, così come comuni erano anche alcune alterazioni laboratoristiche quali l’anemia e la trombocitopenia. Quattro gatti presentavano leucocitosi, mentre gli altri 2 erano leucopenici; il numero di linfoblasti nei campioni ematici differivano da un soggetto all’altro. In 4 gatti i linfoblasti originavano dalle cellule della linea B, in 1 gatto dalle cellule della linea T, mentre i linfoblasti del sesto gatto erano positivi sia per il marcatore CD21 (cellule B) che per il marcatore CD8 (cellule T). Cinque dei sei gatti sono stati sottoposti a chemioterapia e in due di questi è stata osservata una risposta parziale. La sopravvivenza complessiva mediana è stata di 55 giorni (range 1-115).

Ogni qualvolta siano presenti dei linfoblasti nel sangue periferico, anche quando in piccole quantità, deve essere considerata tra le possibili diagnosi differenziali la leucemia linfoblastica acuta. Nella specie felina, come in quella canina, la prognosi è scarsa; sono necessari ulteriori studi per definire un trattamento efficace.

 

“Clinical and clinicopathological characteristics of acute lymphoblastic leukaemia in six cats” Tomiyasu H, et al. J Small Anim Pract. 2018 Dec;59(12):742-746. doi: 10.1111/jsap.12917. Epub 2018 Aug 31.

imagesL’obiettivo di questo studio clinico prospettico, randomizzato, in cieco era quello di confrontare l'efficacia e la qualità dell'analgesia fornita da infusioni a velocità costante (CRI, constant rate infusion) di idromorfone e fentanil nella specie canina.

Lo studio ha incluso 29 cani che necessitavano di un'infusione con agonisti μ-oppioidi per la gestione del dolore post-chirurgico o medico. Questi soggetti sono stati randomizzati in due gruppi: al gruppo I è stato somministrato idrossimorfone alla dose di 0,025 o 0,05 mg/kg in bolo seguito da un’infusione di 0,03 mg/kg/h; al gruppo F è stato somministrato fentanil alla dose di 2,5 o 5 μg/kg in bolo seguito da un’infusione di 3 μg/kg/h. Ad intervalli di tempo regolari, ogni cane veniva sottoposto a valutazioni finalizzate ad assegnare un punteggio al dolore, al grado di sedazione e alla presenza di nausea. Eventuali variazioni di dosaggio erano effettuate sulla base di protocolli prestabiliti. La somministrazione dell’oppioide poteva essere interrotta qualora l’animale fosse addolorato nonostante l'aumento della dose o qualora comparissero effetti avversi.

I punteggi del dolore erano bassi in entrambi i gruppi e non differivano in maniera significativa. Anche i punteggi relativi al grado di sedazione e alla presenza di nausea non erano statisticamente differenti tra i gruppi.

I risultati dello studio supportano l’ipotesi che la CRI di idromorfone e quella di fentanil siano ugualmente efficaci nel trattamento del dolore nella specie canina, senza inoltre mostrare differenze significative per quanto riguarda gli effetti collaterali. Gli autori concludono che entrambi i farmaci possono essere impiegati per il controllo del dolore post-chirurgico o medico.

 

“Comparison of fentanyl and hydromorphone constant rate infusions for pain management in dogs in an intensive care unit” Biello P, et al. Vet Anaesth Analg. 2018 Sep;45(5):673-683. doi: 10.1016/j.vaa.2018.05.005. Epub 2018 Jun 7.

Martedì, 29 Gennaio 2019 04:31

Epatite da accumulo di rame nel cane

Canine liver dog No 4 Copper is concentrated in the cytoplasm of centrilobular andL'epatite associata all’accumulo di rame (EAAR) è una condizione sempre più riconosciuta nel cane ed è stato ipotizzato che i difetti ereditari nel metabolismo del rame siano stati esacerbati dalla maggiore presenza di questo elemento nell’ambiente.

L’obiettivo di questo studio retrospettivo era quello di quantificare le concentrazioni di rame in 546 campioni di tessuto epatico ed indagare potenziali associazioni temporali, demografiche e istologiche in un arco di tempo della durata di 34 anni.

Nel periodo 2009-2015, la concentrazione mediana di rame nel tessuto epatico era 101 μg/g nelle razze non predisposte all’epatite da accumulo di rame e 313 μg/g nelle razze predisposte; in entrambi i casi questa concentrazione era significativamente maggiore rispetto alla mediana ottenuta nel periodo 1982-1988. In queste fasce temporali, la percentuale di cani con una concentrazione di rame epatico > 300 μg/g è aumentata dal 28% al 49% nelle razze non predisposte e dal 48% al 71% nelle razze predisposte. Allo stesso modo, nei cani con epatite, la concentrazione mediana di rame nel fegato è aumentata di 3 volte sia nelle razze non predisposte (P = 0,004) che nelle razze predisposte (P <0,001).

Il fatto che negli ultimi anni la diagnosi di questa patologia sia diventata sempre più frequente, e non solo nelle razze predisposte, è probabilmente dovuto alla maggiore esposizione a questo elemento e ad una sua maggiore concentrazione nel tessuto epatico.

 

“Hepatic copper concentrations in 546 dogs (1982-2015)” Strickland JM, et al. J Vet Intern Med. 2018 Nov;32(6):1943-1950. doi: 10.1111/jvim.15308. Epub 2018 Oct 7.

Martedì, 29 Gennaio 2019 04:23

Gengivostomatite cronica felina

1106143774Lo scopo di questo studio era quello di indagare se la gengivostomatite cronica felina (GSCF) fosse più diffusa in un ambiente domestico in cui il gatto vive da solo o in quello in cui sono presenti altri gatti, se il numero di gatti conviventi o l'accesso all'aperto rappresentino fattori di rischio per la GSCF e se il numero di gatti conviventi costituisca un utile indicatore prognostico per il trattamento chirurgico standard.

Di ciascun gatto con GSCF sono stati registrati i seguenti dati: numero di gatti conviventi, possibilità di accesso all'esterno, numero di gatti conviventi con GSCF, outcome a distanza di 6 mesi dalla chirurgia, anamnesi indicativa di malattia delle vie aeree superiori nei gatti conviventi e informazioni di carattere demografico. Le stesse informazioni sono state raccolte da un gruppo di gatti con caratteristiche demografiche simili con diagnosi di malattia parodontale ma senza GSCF (gruppo di controllo).

Sono stati inclusi 76 gatti, di cui 36 (47%) avevano GSCF e 40 (53%) costituivano il gruppo di controllo. È risultato che i gatti con GSCF, rispetto al gruppo di controllo, provenivamo più spesso da ambienti domestici condivisi con altri gatti e che il rischio era maggiore all’aumentare del numero dei gatti conviventi. Un’anamnesi suggestiva di malattia delle vie respiratorie superiori e l'accesso all'esterno non erano associati al rischio di GSCF. Il numero di gatti conviventi non era associato all’outcome chirurgico.

Questo studio suggerisce che i gatti con GSCF provengono più frequentemente da ambienti domestici condivisi e che il rischio di sviluppare questa patologia è tanto più elevato quanto maggiore è il numero di gatti conviventi. Queste caratteristiche epidemiologiche della GSCF potrebbero far supporre un'eziologia infettiva.

“Feline chronic gingivostomatitis is more prevalent in shared households and its risk correlates with the number of cohabiting cats” Peralta S and Carney PC. J Feline Med Surg. 2019 Jan 21:1098612X18823584. doi: 10.1177/1098612X18823584. [Epub ahead of print]

Martedì, 29 Gennaio 2019 04:16

Ulcera gastrica nella specie equina

shutterstock 391243900 600xAd oggi, i fattori di rischio per lo sviluppo dell’ulcera gastrica della mucosa ghiandolare (EGGD, equine glandular gastric disease) non sono stati descritti nei cavalli da corsa purosangue.

Gli scopi di questo studio erano quello di indagare i possibili fattori di carattere gestionale associati al rischio di EGGD e quello di individuare i segni clinici di questa malattia confrontandoli con quelli dell’ulcera gastrica della mucosa squamosa (ESGD, equine squamous gastric disease).

Sono stati inclusi 109 cavalli da corsa purosangue sottoposti ad esame gastroscopico e i cui proprietari avessero compilato un questionario riguardante la gestione, l'alimentazione, l'esercizio fisico e la salute del loro cavallo.
I risultati hanno evidenziato che i fattori di carattere gestionale e i sintomi clinici erano diversi tra EGGD e ESGD. Soggetti sottoposti ad esercizio fisico per più di 5 giorni alla settimana avevano un rischio 10,4 volte maggiore di sviluppare EGGD. I cavalli con performance inferiori alle aspettative avevano una probabilità 3,7 volte maggiore di avere EGGD. Soggetti sottoposti a esercizio per un tempo inferiore alle 6 settimane avevano un minor rischio di ESGD. I cavalli aggressivi verso l’uomo avevano meno probabilità di avere ESGD, mentre i cavalli con stereotipie avevano una probabilità 5 volte maggiore di avere ESGD.

I risultati dello studio supportano ulteriormente l'idea che l'EGGD debba essere considerata un'entità distinta dall'ESGD. Un allenamento praticato per un tempo uguale o inferiore ai 4 giorni a settimana potrebbe ridurre il rischio di EGGD. I cavalli con EGGD più probabilmente avranno delle performance al di sotto delle aspettative. Limitare lo stress potrebbe ridurre il rischio di EGGD.

 

“Management factors and clinical implications of glandular and squamous gastric disease in horses” Sykes BW, et al. J Vet Intern Med. 2019 Jan;33(1):233-240. doi: 10.1111/jvim.15350. Epub 2018 Nov 29.

images baDisturbi elettrolitici sono stati singolarmente associati con la mortalità in piccole popolazioni di gatti con condizioni specifiche, ma nessuno studio ha ancora valutato le associazioni e le interazioni tra i disturbi elettrolitici e l'outcome in un’ampia popolazione eterogenea. È stato ipotizzato che alterazioni delle concentrazioni di sodio, cloro, potassio e calcio sarebbero state indipendentemente e proporzionalmente associate alla morte per cause naturali e alla mortalità per tutte le cause nei gatti.

L'associazione tra le alterazioni delle concentrazioni degli elettroliti (sodio, potassio, cloro e calcio ionizzato) e la non-sopravvivenza è stata valutata mediante una modellizzazione multivariata.

Tutti e quattro gli elettroliti valutati avevano associazioni non lineari con i tassi di fatalità; nello specifico, le concentrazioni raggruppate attorno all'intervallo di riferimento avevano il più basso tasso di mortalità, mentre le concentrazioni progressivamente anormali (sia al di sotto del limite inferiore che al di sopra del limite superiore) erano associate ad un aumento proporzionale del rischio di non-sopravvivenza o morte.

I risultati dell’analisi suggeriscono che questi disturbi elettrolitici, considerati indipendentemente l’uno dall’altro, erano associati alla non-sopravvivenza e alla morte per cause naturali. Il presente studio suggerisce che la misurazione delle concentrazioni di elettroliti è una componente importante della valutazione dei gatti nei reparti di pronto soccorso o nelle unità di terapia intensiva. Gli studi futuri dovrebbero concentrarsi sulla conferma di queste associazioni in un’ottica prospettica che tenga conto della gravità della parologia.

 

“Multivariable analysis of the association between electrolyte disturbances and mortality in cats” Goggs R, et al. J Feline Med Surg. 2018 Dec;20(12):1072-1081. doi: 10.1177/1098612X17743564. Epub 2017 Dec 5.

images roLo scopo principale di questo studio condotto su cani di peso inferiore a 15 kg era quello di descrivere una tecnica di osteotomia di livellamento del piatto tibiale modificata (mTPLO, modified

tibial plateau levelling osteotomy) che, attraverso la traslazione mediale del segmento tibiale prossimale, provvede al contestuale livellamento del piatto tibiale e al riallineamento del quadricipite.

Sono state incluse 121 articolazioni con concomitanti rottura del legamento crociato craniale (CCLR, cranial cruciate ligament rupture) e lussazione mediale della rotula (MPL, medial patellar luxation). Settantasei di queste sono state trattate con la mTPLO e 45 con la TPLO tradizionale. Di ciascun soggetto sono stati registrati i dati relativi al segnalamento, reperti artroscopici, procedure chirurgiche aggiuntive, tempo di guarigione e complicazioni.

La percentuale complessiva di complicazioni era del 18,4% nel gruppo sottoposto a mTPLO e del 28,9% nel gruppo trattato con la tecnica classica. La recidiva di lussazione si è verificata nel 6,6% dei casi trattati con mTPLO e nell'8,8% dei casi trattati con TPLO standard. Non è stata osservata alcuna differenza statistica nel tempo di guarigione tra i 2 gruppi.
L’intervento di TPLO modificato può essere utilizzato con esito soddisfacente per trattare pazienti con concomitanti MPL e CCLR. Il tasso di complicazioni è simile a quello osservato con la tecnica standard.

 

“Technique and Outcome of a Modified Tibial Plateau Levelling Osteotomy for Treatment of Concurrent Medial Patellar Luxation and Cranial Cruciate Ligament Rupture in 76 Stifles” Flesher K, et al. Vet Comp Orthop Traumatol. 2019 Jan;32(1):26-32. doi: 10.1055/s-0038-1676296. Epub 2019 Jan 15.

hqdefaultUno studio ha indagato le performance di un glucometro portatile (PBGM, portable blood glucose meter) validato per l’uso nell’uomo (hPBGM) e di un glucometro portatile validato per l’utilizzo nel cane e nel gatto (vPBGM) nella misurazione della glicemia di tigri (Panthera tigris) e leoni (Panthera leo).

La glicemia è stata misurata con 2 identici hPBGM, 2 identici vPBGM e con la metodica di riferimento (analizzatore da laboratorio), in 53 campioni ematici prelevati da tigri (n=27) e leoni (n=26).

Lo scostamento medio (95% limiti di concordanza) era pari a -4,3 mg/dL (da -46,3 a 37,6 mg/dL) nel caso del hPBGM, a -9,3 mg/dL (da -64,6 a 46,0 mg/dL) nel caso del vPBGM usando le impostazioni per la specie canina, e a 2,3 mg/dL (da -47,9 a 52,6 mg/dL) per lo stesso vPBGM usando le impostazioni per la specie felina. Il hPBGM è risultato il dispositivo con la migliore ripetibilità complessiva (coefficiente di variazione, 3,73%) rispetto al vPBGM impostato sulla specie canina (9,29%) o su quella felina (9,44%). L'errore totale era dell’11,8% per il hPBGM, del 27,7% per il vPBGM impostato sulla specie canina e del 20,9% per il vPBGM impostato sulla specie felina. Nei range di ipo-, normo- o iperglicemia, nessuno dei PBGM rispettava il criterio di errore totale massimo suggerito dalle linee guida attuali.

Questi risultati indicano che i 2 glucometri portatili oggetto di studio non sono idonei per la misurazione della glicemia nelle tigri e nei leoni.

 

“Performance of two portable blood glucose meters for measuring blood glucose concentration in tigers (Panthera tigris) and lions (Panthera leo)” Capasso M, et al. J Am Vet Med Assoc. 2019 Feb 1;254(3):399-408. doi: 10.2460/javma.254.3.399.

vet Cat with StethoscopeGli obiettivi di questo studio retrospettivo erano quelli di descrivere le caratteristiche epidemiologiche della cardiomiopatia restrittiva (CMR) felina e di analizzare i fattori prognostici che influenzano la sopravvivenza.

La popolazione dello studio era costituita da 90 gatti (53 maschi, 37 femmine) con diagnosi ecocardiografica di CMR. La maggior parte erano gatti domestici a pelo corto (n = 60), con un'età media ± DS di 10,0 ± 4,3 anni e un peso medio di 3,8 kg (intervallo interquartile 3,2-5 kg). La maggior parte dei gatti era sintomatica (n = 87) e il segno clinico più comune era il distress respiratorio (n = 75). Il follow-up era disponibile per 60 gatti e il tempo mediano di sopravvivenza (TMS) era di 69 giorni. Cinquanta gatti sono deceduti per cause cardiache. Solo il distress respiratorio ha mostrato un effetto statisticamente significativo sulla sopravvivenza; in particolare, i gatti senza distress respiratorio avevano un TMS di 466 giorni, mentre quelli con difficoltà respiratoria di 64 giorni.

La CMR può essere considerata una malattia terminale associata ad una prognosi sfavorevole. Sono rari i casi in cui la sopravvivenza supera l’anno e riguarda i soggetti che non mostrano segni clinici; diversamente, la maggior parte dei gatti muore per cause connesse alla malattia cardiaca in un tempo molto breve.

 

“Survival and prognostic factors in cats with restrictive cardiomyopathy: a review of 90 cases” Locatelli C, et al. J Feline Med Surg. 2018 Dec;20(12):1138-1143. doi: 10.1177/1098612X18755955. Epub 2018 Feb 16.

asperI protocolli di trattamento ad oggi raccomandati prevedono generalmente la trapanazione dei seni frontali o l'applicazione di una soluzione antifungina instillata nel seno frontale in condizioni di anestesia generale. Entrambe queste procedure sono associate ad una certa morbidità e all’insorgenza di complicazioni.

L’obiettivo di questo studio era quello di valutare un protocollo di trattamento topico minimamente invasivo per l’aspergillosi senonasale nella specie canina.

Lo studio ha incluso 12 cani in cui, mediante senoscopia frontale, le placche fungine sono state disciolte e irrigate manualmente ed è stata successivamente applicata una crema di clotrimazolo all’1% ad uso topico. La procedura è stata effettuata utilizzando un catetere posizionato per via retrograda direttamente nei seni frontali utilizzando la tecnica di Seldinger con l’ausilio di una guida, evitando così la necessità di una trapanazione del seno frontale. Il trattamento è stato ripetuto ogni 2 settimane, a seconda delle necessità, fino a quando non siano stati ottenuti risultati negativi all’esame colturale e istopatologico. Il coinvolgimento delle ossa del cranio da parte della micosi è stata valutata prima del trattamento ma non era considerata un criterio di esclusione.

La risoluzione è stata ottenuta con una mediana di 2 trattamenti. La procedura è stata ben tollerata, con minimi effetti avversi segnalati. Tre cani avevano mostrato segni di erosione delle ossa craniche alla tomografia computerizzata.

Questo protocollo minimamente invasivo sembra essere efficace e ben tollerato per il trattamento dell'aspergillosi senonasale, anche nei cani con erosione delle ossa del cranio, con effetti collaterali lievi.

 

“Minimally invasive treatment of sino-nasal aspergillosis in dogs” Ballber C, et al. J Vet Intern Med. 2018 Nov;32(6):2069-2073. doi: 10.1111/jvim.15311. Epub 2018 Oct 16.

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