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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Eleonora Malerba Med Vet PhD

Eleonora Malerba Med Vet PhD

Giovedì, 27 Settembre 2018 00:37

Infusione di alfaxalone nella specie felina

anesthesiaL’obiettivo di questo studio prospettico randomizzato era quello di determinare l’emivita contesto-sensibile dell’alfaxalone dopo infusione endovenosa di diversa durata e calcolare il tempo necessario per ridurre la concentrazione plasmatica del 95%.

A questo scopo è stato impiegato un gruppo costituito da sei gatti maschi castrati di 1 anno d’età ai quali è stato somministrato, per via endovenosa, alfaxalone utilizzando un sistema di infusione controllato in modo da ottenere una concentrazione plasmatica di principio attivo pari a 7,6 mg/L. L'infusione ha avuto una durata di 30 (n = 2), 60 (n = 2) o 240 (n = 2) minuti. Campioni di sangue sono stati raccolti prima della somministrazione del farmaco e più volte durante e dopo l’infusione, fino a 8 ore dopo l’interruzione della stessa, al fine di determinare la concentrazione di alfaxalone plasmatico.

I tempi di emivita contesto-sensibile erano di 2 e 8 minuti per infusioni di 30 minuti, di 6 e 9 minuti per infusioni della durata di 60 minuti, di 18 e 20 minuti per infusioni di 240 minuti. Il tempo necessario affinché la concentrazione plasmatica di alfaxalone si riducesse del 90% variava da 7 a 120 minuti in funzione della durata dell’infusione.

Gli autori concludono che il tempo di recupero dopo anestesia con alfaxalone nei gatti sia influenzato dalla durata dell'infusione controllata.

 

“Pharmacokinetics of alfaxalone infusions, context-sensitive half time and recovery times in male neutered cats” Pypendop BH, et al. Vet Anaesth Analg. 2018 Sep;45(5):630-639. doi: 10.1016/j.vaa.2018.06.003. Epub 2018 Jun 30.

canine porto fig 1 cropL’obiettivo di questo studio di coorte retrospettivo era quello di definire quali siano l’incidenza, l’outcome e i fattori di rischio che predispongono all’insorgenza di segni neurologici e di crisi convulsive dopo la riduzione chirurgica di un singolo shunt portosistemico congenito nella specie canina.

Sono state raccolte le cartelle cliniche di 253 cani con shunt portosistemico congenito, dalle quali sono stati ricavati i dati relativi al segnalamento e agli aspetti clinici pre- e post-operatori.

Dopo la riduzione chirurgica dello shunt, 28 cani (11,1%) avevano sviluppato segni neurologici, di cui 12 (4,7%) avevano manifestato crisi convulsive. Cinque di questi 28 cani (17,9%) sono deceduti prima della dimissione. I fattori di rischio associati allo sviluppo di segni neurologici dopo la riduzione chirurgica dello shunt includevano la presenza di encefalopatia epatica immediatamente prima dell'intervento (P =0,038; odds ratio [OR] 2,7) e l'età più avanzata (P <0,001; OR 1,5) . I fattori di rischio per lo sviluppo di crisi convulsive erano, anche in questo caso, la presenza di encefalopatia epatica immediatamente prima dell'intervento (P = 0,048; OR 3,5) e l'età più avanzata (P =0,009; OR 1,4). Diversamente non è stata trovata alcuna associazione tra la posizione dello shunt portosistemico (extraepatico o intraepatico) e l’insorgenza di segni neurologici (P = 0,532) o crisi convulsive (P = 0,620) successivamente alla riduzione chirurgica. Infine, la somministrazione preventiva di levetiracetam non ha influenzato la probabilità di sviluppare segni neurologici (P = 0,991) o crisi convulsive (P = 0,752).

Nei cani con shunt portosistemico congenito, la presenza di encefalopatia epatica nel preoperatorio e l’età più avanzata aumentano la probabilità, dopo la riduzione chirurgica, di sviluppare sintomi neurologici e convulsioni. La somministrazione preventiva di levetiracetam non sembra proteggere i soggetti dallo sviluppo di tali sintomi. Per questi motivi gli autori consigliano di non ritardare eccessivamente la riduzione chirurgica dello shunt e di provvedere a stabilizzare al meglio i segni clinici di encefalopatia epatica nel preoperatorio per prevenire lo sviluppo di sintomi neurologici e di crisi convulsive.

 

“Incidence and risk factors for neurological signs after attenuation of single congenitalportosystemic shunts in 253 dogs” Strickland R, et al. Vet Surg. 2018 Aug;47(6):745-755. doi: 10.1111/vsu.12925. Epub 2018 Aug 7.

Gastric Ulcers backL’obiettivo di questo studio era quello di determinare se la somministrazione di un antinfiammatorio non steroideo (FANS) con una azione inibitoria selettiva nei confronti dell’enzima ciclossigenasi-2 (COX-2) riduce la probabilità di sviluppare ulcera gastrica e infiammazione gastrointestinale rispetto all’impiego di un FANS non selettivo.

Venticinque cavalli adulti sani sono stati assegnati in modo casuale a 3 gruppi terapeutici: placebo (n = 5), fenilbutazone (n = 10) o firocoxib (n = 10), somministrati giornalmente per 10 giorni. Ai giorni 0 e 10 è stata effettuata una gastroscopia per valutare la presenza di ulcere a carico della mucosa squamosa e ghiandolare. Ai giorni 0, 10 e 20 sono stati raccolti campioni fecali per testare la concentrazione di mieloperossidasi (MPO) fecale.

Entrambe le classi di FANS hanno determinato danni a carico dell’apparato gastroenterico, come dimostrato dalla insorgenza di ulcere gastriche e dalle concentrazioni di MPO nelle feci. Nei cavalli che avevano ricevuto fenilbutazone, al giorno 10, la gravità delle ulcere gastriche a carico della mucosa ghiandolare e le concentrazioni di MPO nelle feci erano significativamente maggiori (rispettivamente P<0,001 e P=0,0018). L’aumento della concentrazione di MPO nelle feci si è ridotto significativamente 10 giorni dopo la cessazione del trattamento con firocoxib, ma sono rimasti maggiori rispetto al giorno 0 nel gruppo di cavalli trattati con fenilbutazone.

Sebbene entrambe le classi di FANS abbiano determinato l’insorgenza di ulcere gastriche, il firocoxib (FANS con azione selettiva nei confronti della COX-2) ha indotto ulcere ghiandolari meno gravi. Sebbene in entrambi i gruppi l’impiego dei FANS abbia determinato un aumento della concentrazione di MPO nelle feci dopo 10 giorni di trattamento, questo aumento era significativo solo nei cavalli che ricevevano fenilbutazone, un FANS ad azione inibitoria non-selettiva per la COX-2.
Gli autori concludono che i risultati di questo studio suggeriscono che entrambe le classi di FANS inducono lesioni gastrointestinali nei cavalli; tuttavia, ai dosaggi utilizzati in questo studio, il firocoxib (FANS ad azione selettiva per la COX-2) ha provocato lesioni meno gravi.

 

“Effect of selective versus nonselective cyclooxygenase inhibitors on gastric ulceration scores and intestinal inflammation in horses” Richardson LM, et al. Vet Surg. 2018 Aug;47(6):784-791. doi: 10.1111/vsu.12941. Epub 2018 Aug 9.

Domenica, 16 Settembre 2018 11:38

Monitoraggio glicemico domiciliare nel gatto

HBGMUno studio ha valutato l’accettazione del monitoraggio glicemico domiciliare (HBGM, home blood glucose monitoring) da parte di proprietari di gatti diabetici neo-diagnosticati, come questa scelta impatta sulla qualità della vita (QoL, quality of life) dei gatti e dei proprietari, e ha analizzato le variazioni glicemiche durante un follow-up di 6 mesi.

I proprietari di gatti diabetici sono stati istruiti su come effettuare il monitoraggio glicemico domiciliare e, in base alla loro capacità e disponibilità, sono stati suddivisi in: gruppo HBGM e gruppo non-HBGM. L’esperienza dei proprietari è stata valutata mediante un questionario e sono state registrate le informazioni relative al grado di accettazione e le ragioni del rifiuto di questa pratica. Nei successivi 6 mesi, sono stati analizzati i cambiamenti nella QoL e sono state confrontate le variazioni dei parametri che riflettono il controllo glicemico (segni clinici, fruttosamine sieriche, valore di glicemia media/minima/massima/pre-insulina) tra i due gruppi ai mesi 1, 3 e 6, così come all’interno di ciascun gruppo tra il momento della diagnosi e i medesimi follow-up.

Sono stati inclusi un totale di 38 gatti: 28 (74%) nel gruppo HBGM e 10 (26%) nel gruppo non-HBGM. Non sono state rilevate differenze significative tra i 2 gruppi in nessuno dei time-point prestabiliti sia per quanto concerne la QoL che per quanto riguarda i parametri indicativi del controllo glicemico, ad eccezione del valore di glicemia massimo al 6 ° mese (inferiore nel gruppo HBGM). Tuttavia, il punteggio relativo alla QoL, che prendeva in considerazione anche il grado di preoccupazione dei proprietari per quanto concerne la malattia, gli episodi ipoglicemici, i costi e i parametri glicemici, migliorava in tutti i time-point all'interno del gruppo HBGM ma non all'interno del gruppo non-HBGM. La remissione si è verificata in 9 dei 28 gatti (32%) del gruppo HBGM e in 1 dei 10 gatti (10%) del gruppo non-HBGM (P = 0,236).

Il monitoraggio glicemico domiciliare è stato accettato ed effettuato con successo dalla maggior parte dei proprietari di gatti diabetici. La QoL è migliorata nel gruppo HBGM e non nel gruppo non-HBGM. Sebbene non siano state rilevate differenze nel controllo glicemico tra i gruppi HBGM e non-HBGM durante i 6 mesi di follow-up, sono stati registrati miglioramenti significativi della glicemia nel gruppo HBGM.

 

“Acceptance of home blood glucose monitoring by owners of recently diagnosed diabetic cats and impact on quality of life changes in cat and owner” Hazuchova K1, et al. J Feline Med Surg. 2018 Aug;20(8):711-720. doi: 10.1177/1098612X17727692. Epub 2017 Sep 15.

fecalLa diarrea neonatale del vitello è generalmente causata da agenti infettivi ed è un evento molto comune che comporta sostanziali perdite economiche. I tannini sono noti per le loro proprietà astringenti e antinfiammatorie nel tratto gastroenterico.

Lo scopo di questo studio era quello di valutare l'effetto della somministrazione orale di tannini di castagno (Castanea sativa Mill.) sulla durata dell’evento diarroico in 24 vitelli di razza Frisona affetti da diarrea neonatale. I soggetti inclusi sono stati divisi in un gruppo di controllo (C), al quale è stato somministrato Effydral® in 2 litri di acqua calda, e un gruppo trattato con tannini (T), che ha ricevuto Effydral® in 2 litri di acqua calda cui sono stati aggiunti 10 grammi di estratto di tannini di castagno in polvere.

La durata dell’evento diarroico è risultata significativamente maggiore nel gruppo C (10,1 ± 3,2 giorni) rispetto al gruppo T (6,6 ± 3,8 giorni) (p = 0,02).

Sia in medicina umana che veterinaria, l’impiego di trattamenti fitoterapici in corso di svariate patologie è diventato sempre più comune al fine di ridurre la presenza di molecole antibiotiche nella catena alimentare e nell'ambiente. I risultati di questo studio suggeriscono che la somministrazione di tannini sembri accorciare la durata dell’evento diarroico, supportando l’efficacia astringente dei tannini di castagno nel vitello, come già riportato nell’uomo. Gli autori affermano che l'uso di tannini di castagno potrebbe rappresentare un trattamento efficace e a basso impatto nei vitelli con diarrea neonatale.

 

“Oral administration of chestnut tannins to reduce the duration of neonatal calf diarrhea” Bonelli F, et al. BMC Vet Res. 2018 Jul 28;14(1):227. doi: 10.1186/s12917-018-1549-2.

BEagleIl robenacoxib è un farmaco antinfiammatorio non steroideo, disponibile per l’uso nel cane e nel gatto, per il controllo del dolore e dell'infiammazione.

Lo scopo di questo studio era quello di valutare il profilo di sicurezza della somministrazione orale di robenacoxib per un periodo di 6 mesi.

A questo scopo sono stati impiegati 32 cani sani e giovani di razza Beagle. I soggetti sono stati divisi in 4 gruppi: al gruppo 1 non è stato somministrato alcun trattamento, mentre ai gruppi 2, 3 e 4 sono stati rispettivamente somministrati per via orale 2, 6 e 10 mg/kg di robenacoxib una volta al giorno per 6 mesi (corrispondenti, rispettivamente, al dosaggio massimo consigliato, 3 volte questo dosaggio e 5 volte questo dosaggio). La sicurezza del farmaco è stata valutata sulla base delle condizioni cliniche generali, l’esame fisico, neurologico, oftalmologico, elettrocardiografico, valutazioni istologiche ed esami di laboratorio. Inoltre sono stati raccolti campioni di sangue per valutare il rischio tossicologico associato a trattamenti prolungati con robenacoxib.

Durante i 6 mesi, non sono stati segnalati eventi avversi gravi. Nei gruppi che hanno ricevuto robenacoxib non sono state osservate differenze per quanto riguarda peso corporeo, consumo di cibo o acqua, esami del sangue, analisi delle urine e caratteristiche delle feci rispetto al gruppo di controllo. Allo stesso modo, non sono state rilevate alterazioni istologiche a livello di articolazioni e di tessuti/organi. Scialorrea e feci molli sono state osservate in tutti i gruppi, ma più frequentemente nei gruppi trattati rispetto al controllo. Il giorno 178, è stato osservato un prolungamento del tempo di sanguinamento della mucosa orale in un cane del gruppo 3 e in un altro cane del gruppo 4; un cane appartenente al gruppo 4 mostrava una anomalia retinica. Una riduzione della propriocezione cosciente è stata osservata in quattro cani trattati. Un cane nel gruppo 2 aveva complessi ventricolari prematuri. L’esame post-mortem macroscopico ha evidenziato alterazioni lievi nel cieco di un cane (Gruppo 3) e nel duodeno di un altro cane (Gruppo 4), alle quali non corrispondevano alterazioni istologiche. Le concentrazioni ematiche di robenacoxib hanno confermato l'esposizione sistemica, la quale aumentava all’aumentare della dose.

Il robenacoxib è stato ben tollerato a dosi da 2 a 10 mg/kg/giorno per la durata di 6 mesi. Questi risultati ne supportano l'utilizzo sicuro, anche per periodi prolungati, al regime di dosaggio previsto.

 

“Six-month safety evaluation of robenacoxib tablets (Onsior™) in dogs after daily oral administrations” Toutain CE, et al. BMC Vet Res. 2018 Aug 17;14(1):242. doi: 10.1186/s12917-018-1566-1.

horse heavesLa letteratura veterinaria relativa all’asma equina è molto carente, costituita da studi a bassa potenza su un numero limitato di soggetti. Inoltre, non sono state condotte indagini volte a stabilire l’impatto clinico del trattamento con corticosteroidi in corso di tale patologia.

Gli obiettivi di uno studio di metanalisi erano quelli di valutare e confrontare l'effetto clinico dei corticosteroidi inalatori e sistemici in corso di asma equina, e di identificare un punteggio clinico per definire la risposta al trattamento.

L’analisi della letteratura esistente ha mostrato che i corticosteroidi migliorano significativamente le condizioni cliniche dei cavalli con asma. Nessuna differenza è stata rilevata tra corticosteroidi inalatori e sistemici per quanto riguarda i cambiamenti nei punteggi clinici. Il sistema di punteggio dell'asma (IDEASS) ideato dagli autori ha dimostrato che i corticosteroidi hanno migliorato le condizioni cliniche dei cavalli asmatici del 30% rispetto ai controlli.

I corticosteroidi inalatori sono efficaci nel migliorare le condizioni cliniche dei cavalli con asma equina e nel prevenire le riacutizzazioni. I corticosteroidi sistemici devono essere usati solo in casi particolari, quando la riacutizzazione determina una eccessiva reattività delle vie aeree associata a condizioni gravemente sintomatiche. Il sistema di punteggio (IDEASS) richiede ulteriori indagini, ma può rappresentare un approccio adeguato per classificare il livello di gravità dell'asma e valutare l'effetto clinico della terapia.

 

“Clinical effect of corticosteroids in asthma-affected horses: A quantitative synthesis” Calzetta L, et al. Equine Vet J. 2018 Sep;50(5):594-601. doi: 10.1111/evj.12815. Epub 2018 Feb 23.

HorseAsthma raoL’asma equina, quando grave, è associata a cambiamenti patologici a carico delle vie aeree e del parenchima polmonare che sono stati descritti solo in parte. Inoltre, la relazione tra queste alterazioni strutturali e la percentuale di neutrofili riscontrata nel lume delle vie aeree, valutata mediante citologia del liquido di lavaggio broncoalveolare (BAL), non è stata del tutto definita.

Uno studio retrospettivo osservazionale ha esaminato le lesioni istologiche osservate in corso di asma equina durante le fasi di esacerbazione e remissione della malattia e la loro relazione con la funzionalità polmonare e la neutrofilia del BAL.

Sono state valutate biopsie respiratorie, citologia del BAL e dati di funzionalità polmonare da 61 cavalli (22 controlli, 24 in fase di esacerbazioni dell’asma e 15 in fase di remissione). Due patologi hanno valutato semi-quantitativamente le caratteristiche istologiche, tra cui l'infiammazione della parete delle vie aeree, la fibrosi interstiziale, l'iperplasia delle mucose, la mucostasi, la metaplasia peribronchiolare, la presenza di granuloma e la gravità complessiva delle lesioni.

Mucostasi, iperplasia delle cellule mucosali, metaplasia peribronchiolare e fibrosi interstiziale sono risultati associati alla riacutizzazione della malattia (P≤0,05); queste alterazioni si mostravano attenuate durante la fase di remissione. L'infiammazione della parete delle vie aeree era maggiore nei cavalli con asma in fase di esacerbazione rispetto ai cavalli in fase di remissione e controllo della patologia (P≤0,05). L'infiammazione acuta (neutrofila) delle pareti delle vie aeree è stata rilevata più frequentemente nei cavalli asmatici rispetto ai cavalli del gruppo di controllo (P <0,0001); una neutrofilia del BAL> 5% è stata associata ad infiammazione acuta delle vie aeree (P = 0,002). Il grado di infiammazione bronchiolare era maggiore nei cavalli asmatici in remissione tenuti in scuderia e trattati farmacologicamente rispetto a quelli liberi al pascolo (P = 0,04).

 

“Bronchoalveolar lavage fluid neutrophilia is associated with the severity of pulmonary lesion during equine asthma exacerbations” Bullone M, et al. Equine Vet J. 2018 Sep;50(5):609-615. doi: 10.1111/evj.12806. Epub 2018 Feb 7.

diarrea cavallo 1 538x269La Salmonella enterica è un’importante causa di infezioni nosocomiali negli ospedali veterinari, responsabile di focolai sostenuti da ceppi multiresistenti con conseguenti elevati tassi di mortalità e notevoli perdite economiche.

Gli obiettivi di uno studio erano quelli di indagare i fattori associati alla comparsa di ceppi di Salmonella enterica multiresistenti e valutare l'effetto che la diffusione di tali ceppi potesse esercitare sull’outcome di cavalli precedentemente ospedalizzati e sui cavalli conviventi.

Allo scopo di determinare i fattori associati alla comparsa di multiresistenza, sono state analizzate le cartelle cliniche dei cavalli sottoposti a 373 colture (94 positive, 279 negative); per valutare il follow-up a lungo termine dei cavalli precedentemente ospedalizzati e dei loro conviventi, i proprietari sono stati sottoposti ad un’intervista telefonica.

I cavalli che durante il ricovero avevano presentato diarrea avevano una maggiore probabilità di diffondere la Salmonella rispetto ai cavalli senza diarrea (OR 1,88), ma i ceppi isolati, in questo caso, erano tendenzialmente sensibili ai comuni antibiotici. La somministrazione di terapie antibiotiche durante l'ospedalizzazione non è stata associata alla comparsa di ceppi multiresistenti. Infine, la presenza di tali ceppi non ha aumentato il rischio di morte, di coliche o di alterazione delle caratteristiche delle feci nei cavalli precedentemente ospedalizzati, né ha aumentato il rischio di ospedalizzazione o di alterazioni delle feci nei cavalli conviventi nella stessa scuderia.

In conclusione, la diffusione di Salmonella non è stata associata a tempi medi di sopravvivenza ridotti o ad un maggiore rischio per la salute dei soggetti conviventi, forse a causa delle misure di biosicurezza attuate dai proprietari. Indipendentemente da ciò, è consigliabile che i cavalli dimessi da strutture ospedaliere siano tenuti separati dai conviventi subito dopo la dimissione ed è necessario attuare misure di igiene rigorose nella fase di reinserimento in scuderia.

 

“Factors associated with equine shedding of multi-drug-resistant Salmonella enterica and its impact on health outcomes” Burgess BA, et al. Equine Vet J. 2018 Sep;50(5):616-623. doi: 10.1111/evj.12823. Epub 2018 Mar 26.

rodococcus equiIl Rhodococcus equi è un importante agente eziologico responsabile di polmonite nel puledro.

Uno studio trasversale ha determinato la prevalenza di R. equi nelle cavità nasali di cavalli sani, il suo profilo di virulenza, la sensibilità antibiotica e, infine, ha valutato una possibile associazione con 7 variabili ambientali.

A questo scopo sono stati effettuati tamponi nasali a 1.010 cavalli apparentemente sani provenienti da 341 allevamenti. La presenza di R. equi è stata calcolata sia a livello di individuo che di allevamento.

R. equi sensibile agli antibiotici è stato isolato da 10 cavalli (1%) di età compresa tra i 3 e i 29 anni. Dieci allevamenti (3%) avevano almeno un cavallo positivo a R. equi. Solo un isolato di R. equi (10%) è stato classificato come virulento. I terreni Argisol rosso-giallo erano significativamente associati all'isolamento di R. equi (odds ratio (OR) 8.02, P = 0.01), invece nelle aree con suolo drenante la probabilità di una positività a R. equi era più bassa (OR 0,85, P = 0,03).

Il R. equi riveste un ruolo marginale nell’ambito della normale flora batterica delle cavità nasali di cavalli sani e immunologicamente competenti allevati al pascolo. Sono necessari ulteriori studi al fine di definire l’esistenza di un’associazione tra i terreni ricchi di ferro e ben drenati con la presenza di R. equi.

 

“Prevalence of Rhodococcus equi from the nasal cavity of 1010 apparently healthy horses” Gressler LT, et al. Equine Vet J. 2018 Sep;50(5):667-671. doi: 10.1111/evj.12804. Epub 2018 Feb 5.

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