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Eleonora Malerba

Eleonora Malerba

saccharomycesIl Saccharomyces boulardii viene utilizzato in medicina umana per il trattamento delle enteropatie acute e croniche ma, ad oggi, non esistono studi che abbiano valutato l'utilizzo di questo lievito nella specie canina.

Uno studio prospettico non-randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo ha valutato gli effetti del S. boulardii in 4 cani sani e in 20 cani con enteropatia cronica (EC). Nei cani sani S. boulardii è stato somministrato per 10 giorni; al termine di questo periodo sono stati annotati i possibili effetti avversi a breve termine e sono state eseguite colture fecali quantitative per lieviti. Nei cani con EC, in aggiunta al protocollo terapeutico standard, è stato somministrato S. boulardii oppure un placebo. In questi soggetti è stato valutato l'indice di attività clinica dell’enteropatia cronica canina (CCECAI) e sono state eseguite un'ecografia addominale, una gastroenteroscopia ed esame istologico sia al momento della diagnosi che dopo 60 giorni di trattamento. Nei cani sani, la titolazione di S. boulardii dalle feci ha raggiunto lo steady state in cinque giorni dall'inizio del trattamento e si è completamente negativizzata dopo quattro giorni dalla fine del trattamento. Non sono stati rilevati effetti collaterali a breve termine. Nei cani con EC che avevano ricevuto S. boulardii l'indice di attività clinica, la frequenza di defecazione, la consistenza delle feci e il body condition score erano migliorati significativamente rispetto ai cani con EC trattati con il placebo.

In conclusione, S. boulardii può essere utilizzato in modo sicuro nei cani con EC e sembra portare a un migliore controllo dei segni clinici rispetto alla sola terapia standard.

 

“Effect of Saccharomyces boulardii in dog with chronic enteropathies: double-blinded, placebo-controlled study” D’Angelo S et al. Vet Rec. 2018 mar; 182(9):258

sincronizzazione estroUno studio ha valutato se la prostaglandina F2α (PGF) possa essere utilizzata per indurre l’ovulazione in un protocollo basato sull’utilizzo di GnRH e progesterone.

Nell’esperimento 1 trentadue bovine da latte sono state sincronizzate per 7 giorni con un protocollo basato sull’utilizzo di GnRH e progesterone. Ventiquattro ore prima della rimozione del dispositivo per il rilascio di progesterone intravaginale (giorno 6), le bovine sono state trattate con una dose luteolitica di PGF pari a 150 µg. Il giorno 8 le bovine sono state divise in 2 gruppi: ad un gruppo sono stati somministrati 2 mL di soluzione salina (gruppo di controllo, n=15), all’altro gruppo sono stati somministrati 150 µg di PGF (gruppo PGF, n=17). Il tasso di ovulazione è risultato più alto nel gruppo PGF rispetto al gruppo di controllo (100% vs 53.3%, P=0.001, Odds ratio=30.88). La percentuale di bovine che ha ovulato in modo sincrono tendeva ad essere più alta nel gruppo PGF rispetto al gruppo di controllo (P=0.1, Odds ratio=9.6).

L’esperimento 2 è stato condotto secondo un design di tipo cross-over (3 x 3). Al giorno zero 25 bovine da latte hanno ricevuto una dose di GnRH ed è stato loro impiantato un dispositivo per il rilascio di progesterone intravaginale per 7 giorni. Al giorno 7 il dispositivo è stato rimosso e sono stati somministrati 150 µg di PGF. Dopo 24 ore le bovine sono state divise in 3 gruppi: ad un gruppo sono stati somministrati 2 mL di soluzione salina (gruppo di controllo, n=25), ad un altro gruppo sono stati somministrati 150 µg di PGF (gruppo PGF, n=25) e al terzo gruppo è stato somministrato 1 mg di estradiolo cipionato (gruppo ECP, n=23). Il diametro del follicolo ovulatorio era maggiore nel gruppo PGF e nel gruppo di controllo rispetto al gruppo ECP (P=0.002, Effect size>4.0). Il tasso di ovulazioni sincrone (tra le 72 e le 96 ore dopo la rimozione del dispositivo per il rilascio di progesterone) tendeva ad essere più alto nel gruppo PGF e nel gruppo di controllo (P=0.1, Odds ratio=0.35).

I risultati suggeriscono che la PGF è efficace al pari dell’ECP nell’indurre l’ovulazione sincronizzata nelle bovine da latte sottoposte a protocolli basati sull’utilizzo di GnRH e progesterone.

 

 

“Use of prostaglandin F2α as ovulatory stimulus for synchronizing dairy cattle” Castro NA et al. Res Vet Sci. 2018 Jan; 118:151-154.

neuroborreliosiUno studio retrospettivo ha valutato l’accuratezza dell’analisi multiplex per la malattia di Lyme nel diagnosticare la neuroborreliosi nel cavallo. Gli autori avevano ipotizzato che il rapporto tra la concentrazione di anticorpi nel liquido cerebrospinale (LCS) e quella nel siero consenta di distinguere i cavalli con neuroborreliosi da cavalli con altre patologie neurologiche.

A questo scopo sono stati inclusi 90 cavalli sui quali erano stati effettuati un esame neurologico, il test multiplex da LCS e da siero e l’analisi postmortem del sistema nervoso.

Dei 90 cavalli inclusi, 10 avevano una diagnosi finale di neuroborreliosi, 70 avevano altre patologie neurologiche e 10 non avevano nessuna malattia neurologica. Non tutti i cavalli con neuroborreliosi hanno avuto risultati positivi: 4/10 hanno avuto almeno un risultato positivo da siero, 5/10 hanno avuto almeno un risultato positivo da LCS e 3/10 hanno avuto almeno un risultato da LCS 4 volte superiore al corrispondente risultato ottenuto da siero. I risultati erano simili anche nei 70 cavalli con altre patologie neurologiche: il 53% ha avuto almeno un risultato positivo da siero, il 50% ha avuto almeno un risultato positivo da LCS e il 16% ha avuto almeno un risultato da LCS 4 volte superiore al corrispondente risultato ottenuto da siero.

Gli autori concludono che la positività all’analisi multiplex è comune nei cavalli con malattie neurologiche e pertanto non permette di distinguere i soggetti con neuroborreliosi dai soggetti con altre patologie neurologiche.

 

“Cerebrospinal fluid Lyme multiplex assay results are not diagnostic in horses with neuroborreliosis” Johnson AL, Johnstone LK, Stefanovski D. J Vet Intern Med. 2018 Feb 20. Doi: 10.1111/jvim.15067.

pielonefriteNegli animali da compagnia, gli aspetti clinicopatologici della pielonefrite non sono ancora stati caratterizzati.

Uno studio retrospettivo ha esaminato le cartelle cliniche di 47 cani con diagnosi istopatologica di pielonefrite appartenenti a tre popolazioni accademiche di riferimento allo scopo di valutarne la prevalenza e descriverne i segni clinici e i risultati dei test diagnostici, oltre che per identificare le patologie concomitanti al fine di individuare potenziali fattori di rischio per la pielonefrite.

La pielonefrite è stata diagnosticata all’esame necroscopico nello 0.4-1.3% dei casi. I segni clinici includevano anoressia o inappetenza (n=27, 57%), letargia (n=24, 51%), vomito (n=17, 36%) e disidratazione (n=12, 25%). Trentacinque cani (75%) presentavano una o più patologie concomitanti. L’Escherichia coli era l’agente patogeno più frequentemente isolato (37%). La pielonefrite è stata classificata come patologia acuta (n=12, 26%), subacuta (n=9, 19%) e cronica (n=26, 55%); e ancora come lieve (n=7, 15%), moderata (n=11, 24%) e grave (n=28, 61%). La febbre era associata significativamente alla pielonefrite classificata come subacuta sulla base dell’esame istopatologico (P=0.01).

Negli ospedali di riferimento, la pielonefrite ha una prevalenza molto bassa all’esame necroscopico. La presentazione clinica aspecifica, le malattie concomitanti e l’elevata variabilità dei risultati dei test diagnostici rendono complessa la diagnosi antemortem. Né lo stadio istopatologico né la gravità della pielonefrite erano associati a febbre, dolore lombare o segni compatibili con un’infezione del tratto urinario (tratto urinario inferiore, superiore o entrambi), ad eccezione della pielonefrite subacuta che era risultata essere associata alla febbre.

 

“Pyelonephritis in Dogs: Retrospective Study of 47 Histologically Diagnosed Cases (2005–2015)” Bouillon J et al. J Vet Intern Med. 2018 Jan; 32 (1): 249-259.

ehrlichia

La minociclina è stata utilizzata nel cane nel trattamento dell’infezione da Ehrlichia canis come alternativa alla doxiciclina, il trattamento ad oggi raccomandato. Tuttavia, l’efficacia di questa terapia alternativa è sconosciuta.

Uno studio clinico prospettico randomizzato ha valutato l’efficacia della minociclina nel trattamento dell’infezione spontanea da E. canis, diagnosticata mediante PCR da campioni di sangue, in 10 cani di razza meticcia.

I cani sono stati assegnati casualmente a due gruppi; in un gruppo i cani erano sottoposti a trattamento con doxiciclina 10 mg/kg PO una volta al giorno per 28 giorni (gruppo controllo), nell’altro gruppo erano sottoposti a trattamento con minociclina 10 mg/kg PO due volte al giorno per 28 giorni (gruppo test). Per determinare la presenza o assenza del DNA di E. canis, campioni di sangue sono stati analizzati settimanalmente mediante PCR dal primo giorno di trattamento e fino al giorno 35, ossia 7 giorni dopo l’ultimo trattamento.

In entrambi i gruppi, un cane è risultato negativo dopo soli 7 giorni di trattamento. Nel gruppo trattato con doxiciclina, l’ultima negativizzazione della PCR è avvenuta dopo 3 settimane di trattamento. Nel gruppo trattato con minociclina dopo 28 giorni di trattamento. Tutti i cani sono rimasti negativi alla PCR 7 giorni dopo la fine del trattamento.

La minociclina può essere un’alternativa efficace alla doxiciclina per eliminare E. canis dal sangue nelle infezioni non acute, concludono gli autori.

 

“Efficacy of Minocycline in Naturally Occurring Nonacute Ehrlichia canis Infection in Dogs” Jenkins S, Ketzis JK, Dundas J, Scorpio D. J Vet Intern Med. 2018 Jan; 32 (1): 217-221.

perforazione guantiUno studio osservazionale di coorte prospettico ha determinato l’incidenza della perforazione dei guanti e i fattori di rischio associati in corso di procedure chirurgiche dei grossi animali. I guanti chirurgici (n = 917) indossati durante 103 procedure chirurgiche sono stati testati per la perforazione mediante 2 metodi precedentemente validati: il test di perdita dell’acqua (TPA) e il test di elettroconduttività (TEC).

Almeno una perforazione del guanto è stata rilevata nel 66% delle 103 procedure chirurgiche e il 17,9% (164/917) dei guanti testati è stato identificato come perforato. Il TEC ha rilevato la totalità delle perforazioni, mentre solo 110/178 (61,8%) sono state rilevate dal TPA. Tutte le perforazioni rilevate dal TPA sono state rilevate anche dal TEC. Il rischio di perforazione del guanto aumentava con la durata dell’indossamento (>60 minuti odds ratio [OR] 2,3, 95% CI 1,4-3,7; P< 0,001) e con l’invasività delle procedure (OR 7,9, 95% CI 3,.2-19,5; P<0,001). I chirurghi primari avevano un maggior rischio di perforazione dei guanti rispetto ai primi assistenti (OR 1,7, 95% CI 1,1-2,5; P=0,008) e ai secondi assistenti (OR 3,4, 95% CI 2-6,7; P<0,001). Solo il 25% delle perforazioni dei guanti sono state rilevate durante l’intervento dall’indossatore.

L’incidenza della perforazione dei guanti nella chirurgia dei grossi animali è simile a quella riscontrata nelle chirurgie dell’uomo e dei piccoli animali ed è influenzata dalla durata dell’indossamento, dall’invasività della chirurgia e dal ruolo di chi li indossa. Il TEC è più sensibile del TPA nel rilevare la perforazione dei guanti.


"Observational study on the occurrence of surgical glove perforation and associated risk factors in large animal surgery." Biermann NM, McClure JT, Sanchez J, Doyle AJ. Vet Surg. 2018 Feb; 47 (2): 212-218.

Martedì, 27 Febbraio 2018 11:55

Agenesia della cistifellea in 17 cani

Schermata 2018 02 28 alle 08.44.18L’agenesia della cistifellea è una condizione estremamente rara nel cane. Uno studio ha delineato gli aspetti relativi al segnalamento, l’anamnesi, i segni clinici, la diagnosi, il trattamento e l’outcome di cani con questa patologia. A questo scopo sono state riesaminate le cartelle cliniche di 17 cani di proprietà in cui l’agenesia della cistifellea era stata sospettata sulla base dell’ecografia addominale e poi confermata all’esame laparoscopico o laparotomico.

I cani appartenevano a 6 razze diverse, tra cui la più rappresentata era il Chihuahua (10/17). Al momento della presentazione l’età mediana era di 1,9 anni (range 0,7-7,4). I segni clinici erano vomito (5/17), anoressia (2/17), ascite (2/17), diarrea (1/17), letargia (1/17) e crisi convulsive (1/17). Tutti i cani presentavano un aumento dell’attività sierica di almeno uno degli enzimi epatici, più frequentemente dell’alanina aminotransferasi (15/17). Quindici cani sono stati sottoposti a colangiografia in tomografia computerizzata; in 12 di essi è stata confermata la dilatazione del dotto biliare comune, senza evidenza di ostruzione.

La valutazione laparoscopica/laparotomica ha confermato una malformazione dei lobi epatici in 14 di 17 cani e la presenza di shunt portosistemici acquisiti in 5 di 17. L’atresia delle vie biliari è stata confermata istologicamente in 16 di 17 cani. Durante il follow-up (range 4-3,379 giorni) 16 di 17 cani erano ancora in vita.

I cani con agenesia della cistifellea presentano segni clinicopatologici di danno epatobiliare e alterazioni istopatologiche compatibili con anomalie delle vie biliari. La colangiografia in tomografia computerizzata è risultata superiore rispetto all’esame ecografico nell’identificare una dilatazione non ostruttiva del dotto biliare comune. L’approccio preferibile per caratterizzare appieno le alterazioni che si associano all’agenesia della colecisti è rappresentato dalla combinazione tra colangiografia in tomografia computerizzata e biopsie epatiche effettuate per via laparotomia.


"Gallbladder Agenesis in 17 Dogs: 2006-2016." Sato K. et al. J Vet Intern Med. 2018 Jan; 32 (1): 188-194.

mastocitoma gatto

Uno studio si è basato sull’esperienza di specialisti veterinari che praticano l’uso di toceranib nei gatti con mastocitoma allo scopo di fornire una valutazione iniziale dei possibili benefici clinici ed effetti avversi.

Sono stati esaminati 50 casi di mastocitoma felino, di cui 22 cutanei, 10 viscerali (milza/fegato), 17 gastroenterici e 1 nasofaringeo. È stato osservato un beneficio clinico nell’80% dei casi (40/50), in particolare nell’86% (19/22) dei mastocitomi cutanei, nell’80% (8/10) dei mastocitomi viscerali e nel 76% (13/17) dei mastocitomi gastrointestinali. La maggior parte dei gatti (n=35) ha ricevuto glucocorticoidi durante il trattamento con toceranib. Nei gatti che hanno avuto un beneficio clinico, la durata mediana del trattamento è stata di 36 settimane (range 4-106 settimane) per le forme cutanee, 48 settimane (range 12-199 settimane) per le forme viscerali e 23 settimane (range 13-81 settimane) per le forme gastrointestinali. Il toceranib è stato somministrato ad una dose mediana di 2.5 mg/kg (range 1.6-3.5 mg/kg); nel 90% dei casi (45/50) il farmaco è stato somministrato 3 volte a settimana.

Il trattamento è stato generalmente ben tollerato, con il 60% dei gatti (30/50) che hanno sviluppato effetti avversi. La maggior parte di questi erano effetti gastroenterici ed ematologici di basso grado (grado 1 o 2) che si sono risolti con l’interruzione del trattamento e/o modificando la dose.

Il toceranib sembra essere ben tollerato nei gatti con mastocitoma. In questo studio l’attività biologica del farmaco è evidente; tuttavia sono necessari ulteriori studi prospettici per chiarire appieno il suo ruolo nel trattamento di questa patologia.

 

"Retrospective evaluation of toceranib phosphate (Palladia) use in cats with mast cell neoplasia." Berger EP et al. J Feline Med Surg. 2018 Feb; 20 (2): 95-102.

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