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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Eleonora Malerba Med Vet PhD

Eleonora Malerba Med Vet PhD

EEQuesto studio è stato condotto su una mandria di 1000 scrofe soggetta ad epidemie ricorrenti di epidermide essudativa (EE) e ha valutato l'efficacia della vaccinazione autogena nel controllo di tali focolai.

Il vaccino è stato prodotto utilizzando tre ceppi di Staphylococcus hyicus isolati, poco prima dell'inizio dello studio, da maiali infetti. Tutti e tre i ceppi erano positivi per il gene exhB, che codifica per la tossina esfoliativa di tipo B (ExhB). Le scrofe sono state suddivise in 4 gruppi; in 2 di questi gruppi le scrofe sono state vaccinate (gruppo V) a cinque e due settimane dal parto, mentre le scrofe degli altri 2 gruppi non sono state vaccinate (gruppo NV). L'efficacia della vaccinazione è stata determinata sulla base della quantità di antibiotici usati a scopo metafilattico e sui tassi di morbilità e mortalità dei suinetti.

La quantità totale di antimicrobici utilizzati a scopo metafilattico nei suinetti nati dai gruppi V era di 39.600 mg contro gli 88.550 mg impiegati nei suinetti dei gruppi NV. I tassi di morbilità erano di 6,5 nei gruppi V e 14,36 nei gruppi NV (P = 0,008); i tassi di mortalità erano di 2,59 nei gruppi V e 5,02 nei gruppi NV (P = 0,001).

Gli autori concludono che la vaccinazione autogena delle scrofe ha ridotto il trattamento metafilattico con antimicrobici nonché i tassi di morbilità e mortalità nei suinetti svezzati.

 

“Autogenous vaccination reduces antimicrobial usage and mortality rates in a herd facing severeexudative epidermitis outbreaks in weaned pigs” Arsenakis I, et al. Vet Rec. 2018 Jun 30;182(26):744. doi: 10.1136/vr.104720. Epub 2018 Mar 29.

ecgL'iperkaliemia nei vitelli neonati con diarrea può potenzialmente causare gravi anomalie della conduzione cardiaca e aritmie.

Uno studio prospettico osservazionale condotto su 130 vitelli neonati (età ≤21 giorni) ha documentato i risultati dell'elettrocardiografia (ECG) e le variazioni dell'ECG associate all'aumento delle concentrazioni plasmatiche di potassio.

I vitelli iperkaliemici presentavano una maggiore durata del complesso QRS, un’onda S più profonda, un’onda T più alta e una maggiore ampiezza del segmento ST rispetto ai vitelli con una kaliemia normale. Le prime variazioni osservate all'ECG in risposta ad un aumento della kaliemia erano un aumento delle ampiezze delle onde P, Ta, S e T. In particolare, l'ampiezza dell'onda P diminuiva quando la potassiemia era > 6,5 mmol/L, l'ampiezza dell'onda S diminuiva quando la potassiemia era > 7,4 mmol/L, la durata del complesso QRS aumentava quando la kaliemia era> 7,8 mmol/L, l'ampiezza del punto J aumentava quando la kaliemia era > 7,9 mmol/L e l'angolo del segmento ST aumentava quando la potassiemia era > 9,1 mmol/L. L'ampiezza dell'onda P era caratterizzata da un secondo break point (ad un valore di kaliemia = 8,2 mmol/L), al di sopra del quale l'ampiezza era pari a zero.

L'iperkaliemia nei vitelli neonati con diarrea è associata a gravi anomalie della conduzione cardiaca. Oltre alle maggiori ampiezze delle onde S e T, le alterazioni delle ampiezze delle onde P e Ta sono i primi segni di iperkaliemia, coerentemente con la nota sensibilità dei miociti atriali all'aumento della kaliemia.

 

“Electrocardiographic findings in 130 hospitalized neonatal calves with diarrhea and associated potassium balance disorders” Trefz FM, et al. J Vet Intern Med. 2018 giu 26. doi: 10.1111 / jvim.15220. [Epub ahead of print]

MMIl mieloma multiplo (MM) nei cani viene generalmente trattato con melfalan. È stato riportato che il protocollo che prevede un dosaggio giornaliero di melfalan sia ben tollerato dai pazienti ed associato ad un outcome favorevole. Informazioni aneddotiche sostengono che anche il regime a dose pulsata sia associato ad un esito positivo, tuttavia in letteratura sono disponibili pochi dati relativi all’outcome a lungo termine e alla sicurezza associati a questo regime di trattamento nei cani con MM.

Uno studio di coorte retrospettivo ha confrontato l’outcome e gli effetti avversi associati ai due regimi di trattamento con melfalan e ha individuato i fattori prognostici in cani con MM. Sono stati inclusi nello studio un totale di 38 cani con MM di cui 17 trattati con il protocollo a dose pulsata e 21 con il protocollo giornaliero.

Entrambi i regimi di trattamento sono stati ben tollerati e altrettanto efficaci, con un tempo di sopravvivenza mediano complessivo di 930 giorni. La presenza di una malattia renale e il rapporto neutrofili-linfociti sono risultati essere fattori prognostici negativi, diversamente l'ipercalcemia e le lesioni osteolitiche non lo erano.

I risultati di questo piccolo studio retrospettivo supportano l'uso di entrambi i regimi chemioterapici per il trattamento di cani con MM. La malattia renale e il rapporto neutrofili/linfociti si sono rivelati essere fattori prognostici negativi. Gli autori suggeriscono che questi risultati andrebbero confermati da studi prospettici, controllati e randomizzati.

 

“Comparison of two melphalan protocols and evaluation of outcome and prognostic factors in multiple myeloma in dogs” Fernández R, Chon E. J Vet Intern Med. 2018 May;32(3):1060-1069.

Sad catUno studio ha valutato l'efficacia di un inibitore COX non selettivo (acido tolfenamico) e di un inibitore selettivo della COX-2 (robenacoxib) per il controllo del dolore post-operatorio nei gatti.

Sono stati inclusi 30 gatti sottoposti a ovarioisterectomia, i quali sono stati casualmente distribuiti in tre gruppi: il gruppo controllo (placebo), il gruppo acido tolfenamico (4 mg/kg/giorno) e il gruppo robenacoxib (1 mg/kg/giorno). I farmaci sono stati somministrati per via orale 2 ore prima dell'induzione dell'anestesia e 24 e 48 ore dopo l'intervento. L’assetto coagulativo è stato valutato prima dell'induzione dell'anestesia misurando il tempo di sanguinamento della mucosa orale (buccal mucosal bleeding time, BMBT). Il dolore è stato valutato sia tramite la scala del dolore unidimensionale elaborata dalla Colorado State University, sia mediante la scala del dolore multidimensionale prima dell'induzione dell’anestesia e 2, 8, 24, 30 e 48 ore dopo l'intervento.

I punteggi del dolore dei gatti trattati con robenacoxib ottenuti utilizzando la scala unidimensionale e quella multidimensionale erano significativamente inferiori a quelli dei gatti nel gruppo di controllo a 30 (rispettivamente P=0,0126 e P=0,0299) e 48 (rispettivamente P=0,0439 e P=0,01030) ore dopo l'operazione.
I punteggi del dolore dei gatti trattati con acido tolfenamico secondo la scala unidimensionale del Colorado erano significativamente inferiori a quelli dei gatti nel gruppo di controllo dopo 30 ore (P=0,0186) dall’intervento. I punteggi del dolore multidimensionale nei gatti nel gruppo acido tolfenamico erano inferiori ai punteggi dei gatti nel gruppo di controllo a 24 (P=0,0403) e 48 (P=0,0413) ore dopo l'operazione. I BMBT erano rimasti entro i limiti di riferimento in tutti i gruppi.

Gli autori concludono che sia l'acido tolfenamico che il robenacoxib sono utili per il controllo del dolore postoperatorio nei gatti.

 

“Comparison of post-operative analgesic efficacy of tolfenamic acid and robenacoxib in ovariohysterectomized cats” Sattasathuchana P, et al. J Vet Med Sci. 2018 Apr 24. doi: 10.1292/jvms.17-0443. [Epub ahead of print]

Martedì, 26 Giugno 2018 14:58

Scompenso cardiaco avanzato nel cane

cuoreI cani con insufficienza cardiaca in stadio avanzato rappresentano una sfida clinica per i veterinari, ma non ci sono studi che riportino le caratteristiche cliniche e l’outcome di questi pazienti.
Uno studio si è posto l’obiettivo di descrivere i riscontri clinici e l'outcome di 54 cani con scompenso cardiaco avanzato causato da malattia degenerativa della valvola mitralica (DMVD, degenerative mitral valve disease).

A fini dello studio, l'insufficienza cardiaca avanzata è stata definita come la recidiva dei segni di insufficienza cardiaca congestizia nonostante i pazienti ricevessero il pimobendan, l’inibitore dell'enzima di conversione dell'angiotensina (ACE inibitore) e la furosemide ad una dose maggiore di 4 mg/kg/giorno.

Alla diagnosi di scompenso cardiaco avanzato, sono state aumentate le dosi di pimobendan (n = 30), furosemide (n = 28), ACE inibitore (n = 13) e spironolattone (n = 4), e nella maggior parte dei cani sono stati aggiunti 1 o più farmaci alla terapia già impostata. In particolare in 38 cani (70%) sono stati aggiunti nuovi farmaci, fino a ricevere un numero totale di farmaci da 2 a 10 (mediana = 5). Il tempo di sopravvivenza mediano dopo la diagnosi di scompenso cardiaco avanzato è stato di 281 giorni (intervallo, 3-885 giorni). I cani che ricevevano una dose di furosemide > 6,7 mg/kg/giorno avevano un tempo mediano di sopravvivenza significativamente più lungo (402 giorni [range, 3-885 giorni] contro 129 giorni [range 9-853 giorni]; P = 0,017).

I cani con scompenso cardiaco avanzato possono avere tempi di sopravvivenza relativamente lunghi. Una dose più elevata di furosemide e la mancata ospedalizzazione del paziente erano associati a una sopravvivenza più lunga.

 

“Clinical findings and survival time in dogs with advanced heart failure” Beaumier A, et al. J Vet Intern Med. 2018 May;32(3):944-950.

magnesioIn medicina umana, l'ipomagnesiemia è associata ad un aumento della mortalità e ad un declino della funzionalità renale nei soggetti con malattia renale cronica (CKD, chronic kidney disease). Nella specie felina, il magnesio è inversamente correlato al fattore di crescita dei fibroblasti-23 (FGF-23, fibroblast growth factor-23), un importante fattore prognostico in corso di CKD. Tuttavia, il significato prognostico del magnesio plasmatico nei gatti con CKD è sconosciuto.

Uno studio ha voluto indagare la relazione tra la concentrazione plasmatica totale di magnesio (tMg) e la concentrazione plasmatica del FGF-23, stabilire il tasso di mortalità e di progressione della malattia in 174 gatti con CKD iperazotemia (stadi IRIS 2-4).

Il tMg plasmatico è risultato essere inversamente correlato al FGF-23. L'ipomagnesemia è stata rilevata nel 12% (20/174) dei gatti, nei quali ha mostrato una associazione con un aumentato rischio di mortalità (2,74 volte maggiore; P = 0,005). L’associazione rilevata tra l’ipermagnesiemia e la sopravvivenza e quella dimostrata tra l’ipomagnesiemia e la progressione della CKD hanno perso la loro significatività nell'analisi multivariata.

L'ipomagnesiemia era associata a concentrazioni plasmatiche di FGF23 più elevate e ad un aumentato rischio di morte. La misurazione della plasma tMg sembrerebbe fornire informazioni prognostiche nei gatti con CKD.

 

“Prognostic importance of plasma total magnesium in a cohort of cats with azotemic chronic kidney disease” van den Broek DHN, et al. J Vet Intern Med. 2018 aprile 27. doi: 10.1111 / jvim.15141. Epub ahead of print

fertilityNegli allevamenti da latte, una tempestiva identificazione delle problematiche riproduttive delle vacche è essenziale per minimizzare le perdite economiche legate alla stato di fertilità. A questo scopo diventa fondamentale individuare il momento ottimale per la fecondazione, riconoscere l’instaurarsi della gravidanza, identificare tempestivamente la morte embrionale precoce e i problemi alle ovaie. L'analisi del progesterone (P4) del latte tramite test da campo, utilizzabili in azienda, può fornire informazioni relative a tutte queste condizioni. Tuttavia, la misurazione del P4 del latte è soggetta all’influenza di diverse variabili.

Uno studio si è posto l'obiettivo di presentare una tecnica innovativa per la rilevazione della luteolisi che precede l’estro e fornire le indicazioni per il suo corretto utilizzo in azienda.

Il sistema è stato testato sui profili delle concentrazioni del P4 del latte di 38 vacche da latte. Il valore predittivo positivo per identificare la luteolisi e il successivo estro era del 100%; ciò significa che questo metodo è stato in grado di rilevare correttamente tutti gli estri identificati dagli allevatori. L’instaurarsi della gravidanza era caratterizzata dalla mancata luteolisi post-inseminazione, mentre la mortalità embrionale era caratterizzata dalla luteolisi post-inseminazione. Secondo i risultati dello studio, questa tecnica è inoltre in grado di individuare e riconoscere, tramite le variazioni del P4, fasi follicolari o luteali prolungate, che possono suggerire l'insorgenza di cisti.

Gli autori sottolineano la necessità di ulteriori studi finalizzati a identificare i corretti intervalli di campionamento, definire la finestra temporale ottimale per l’inseminazione e stabilire regole per rilevare problemi riproduttivi sulla base dei diversi pattern del P4 del latte.

 

“A novel system for on-farm fertility monitoring based on milk progesterone” Adriaens I, et al. J Dairy Sci. 2018 giu 20. doi: 10.3168 / jds.2017-13827. [Epub ahead of print]

Domenica, 24 Giugno 2018 18:01

Mastocitosi cutanea maculopapulare felina

mastocitosi gattoLa mastocitosi cutanea è una malattia descritta raramente in dermatologia veterinaria e solitamente definita come “orticaria pigmentosa”.
Uno studio ha descritto la diagnosi, il trattamento e l'outcome di 13 gatti con mastocitosi cutanea.

I soggetti affetti erano di razza Sphynx (n=9), Devon Rex (n=2) e incroci di Sphynx/Devon Rex (n=2). Le femmine (n=9) erano sovrarappresentate e la durata mediana dei segni clinici prima della diagnosi era di 8 mesi. La presentazione clinica di questi 13 gatti è stata confrontata con i casi riportati nella letteratura veterinaria e classificati secondo l'attuale consenso umano sulla mastocitosi cutanea.

Si possono distinguere tre forme cliniche nei gatti: (1) grandi lesioni papulose e ponfi, tipicamente localizzati alla testa, regione delle spalle, parte ventrale del collo e zona ascellare, che possono risolversi spontaneamente (chiamata mastocitosi cutanea maculopapulare polimorfica); (2) dermatite eritematosa, caratterizzata da piccole lesioni maculopapulari spesso associate a croste, associata ad una prognosi più sfavorevole (denominata mastocitosi cutanea maculopapulare monomorfica); e (3) dermatite cronica caratterizzata da lichenificazione e iperpigmentazione, simile a quella condizione dell’uomo che viene definita “orticaria pigmentosa” (denominata mastocitosi cutanea maculopapulare pigmentata). L'esame istopatologico è stato eseguito in 8 casi e ha rivelato una dermatite da superficiale a profonda caratterizzata da infiltrati di mastociti ed eosinofili. La risposta a vari trattamenti, inclusi antistaminici, steroidi e ciclosporina, era variabile.

Questo studio su 13 casi di mastocitosi cutanea felina, conferma quella che è la presentazione clinica, già riportata in letteratura veterinaria, così come la predisposizione di razza. La mastocitosi cutanea maculopapulare felina sembra essere clinicamente molto simile alla forma descritta nell’uomo. Questo studio propone un nuovo sistema di classificazione per la malattia felina basato sulla classificazione usata in medicina umana, sulla presentazione clinica e sulla prognosi, con tre diverse sottoforme: mastocitosi cutanea maculopapulare polimorfica con eventuale regressione spontanea; mastocitosi cutanea maculopapulare monomorfa con evoluzione cronica; e mastocitosi cutanea maculopapulare pigmentata.

 

“Feline maculopapular cutaneous mastocytosis: a retrospective study of 13 cases and proposal for a new classification” Ngo J, et al. J Feline Med Surg. 2018 Jun. doi: 10.1177/1098612X18776141. [Epub ahead of print]

Domenica, 24 Giugno 2018 17:55

Cheratite da microfilaria nel cane

cheratite microfilariaGli agenti parassitari sono riconosciuti come causa di cheratite, ma la cheratite parassitaria non è una diagnosi comune negli animali domestici.

Lo scopo di questo studio era quello di descrivere i reperti clinici e istopatologici in sette cani con cheratite cronica causata da microfilarie.

Tutti i cani mostravano opacità corneali superficiali di vario grado a carico delle regioni perilimbari e centrali della cornea, la presenza di aree opache che apparivano come depositi cristallini e vascolarizzazione corneale. Le lesioni erano bilaterali ed erano associate ad iperemia congiuntivale da lieve a moderata. In anamnesi non erano segnalati blefarospasmo o prurito e nessun soggetto presentava erosioni epiteliali. La biopsia corneale aveva evidenziato la presenza di microfilarie libere nello stroma corneale, con vari gradi di infiammazione e distruzione delle fibre collagene. Le microfilarie sono state evidenziate anche nel tessuto cutaneo prelevato mediante la tecnica skin snip. In nessuno dei 7 cani erano presenti parassiti adulti, e nessun cane era stato sottoposto a profilassi nei confronti della filaria prima della diagnosi.

La somministrazione mensile di ivermectina per via orale ha determinato il miglioramento delle lesioni oculari e dermiche. Un cane ha mostrato completa remissione con il trattamento.

 

“Keratitis due to microfilariae in dogs: a newly recognized disease” Morales A, et al. Vet Ophthalmol. 2018 May;21(3):305-311.

Domenica, 24 Giugno 2018 17:47

Levetiracetam nel puledro neonato

puledro

Le convulsioni sono una manifestazione comune di malattia neurologica nel puledro neonato e sono un'importante causa di morbilità e mortalità. Le attuali opzioni terapeutiche sono efficaci, ma spesso hanno effetti avversi indesiderati, una breve durata d'azione e costi elevati. Il levetiracetam ha un profilo di sicurezza e farmacocinetica ideale in diverse specie, incluso il cavallo adulto, e può essere un anticonvulsivante alternativo sicuro ed economico nei puledri neonati. A causa delle differenze nella biodisponibilità e nella clearance dei farmaci nei puledri neonati, le dosi utilizzate in altre specie o nei cavalli adulti devono essere adattate ai puledri.

Uno studio sperimentale randomizzato si è posto l’obiettivo di definire il profilo farmacocinetico del levetiracetam somministrato per via endovenosa e orale nei puledri neonati sani.

Il levetiracetam è stato somministrato in dose singola a sei puledri sani (età 1-10 giorni) alla dose di 32 mg/kg di peso corporeo per via endovenosa o orale.

Dopo la somministrazione per via endovenosa, il levetiracetam ha avuto un'emivita di eliminazione media (±DS) di 7,76 ± 0,51 ore, una clearance sistemica media di 61,67 ± 10,96 (ml/kg/h) e un volume medio di distribuzione allo steady state di 0,670 ± 0,124 (L/kg). Dopo la somministrazione orale, il levetiracetam ha avuto una concentrazione massima di 38,34 ± 7,42 mg/L e il tempo per raggiungere la concentrazione massima è stato di 0,875 ore (0,5-1,5). La biodisponibilità media per la somministrazione orale era eccellente (103,04 ± 14,51%). Non sono state osservate differenze significative nelle variabili farmacocinetiche tra le vie e l'ordine di somministrazione.

Il levetiracetam ha un'eccellente biodisponibilità intragastrica nei puledri e si suppone che, tramite la somministrazione endovenosa o orale due volte al giorno, si mantengano delle concentrazioni plasmatiche pari o superiori alla concentrazione target proposta.

 

“Pharmacokinetics of the anticonvulsant levetiracetam in neonatal foals” MacDonald KD, et al. Equine Vet J. 2018 Jul;50(4):532-536.

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