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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Eleonora Malerba

Eleonora Malerba

CampylobatteriosiLa poliradicoloneurite acuta (APN, acute polyradiculoneuritis) canina è una malattia immunomediata del sistema nervoso periferico che mostra diverse somiglianze con la sindrome di Guillain-Barré (GBS, Guillain-Barré syndrome) dell'uomo, di cui il Campylobacter spp. è attualmente considerato il principale agente scatenante. Sono poche le informazioni riguardo la relazione tra APN e Campylobacter spp. nei cani.

Uno studio caso-controllo su 27 cani di proprietà con sospetta APN e 47 cani sani ha indagato l’associazione tra infezione da Campylobacter spp. e APN. Sono state indagate, inoltre, le associazioni con ulteriori potenziali fattori di rischio, in particolare il consumo di carne di pollo cruda.

La presenza di Campylobacter spp. è stata valutata su campioni fecali tramite: coltura diretta, estrazione del DNA e reazione a catena della polimerasi (PCR).
I cani con APN, in cui il campione fecale è stato raccolto entro 7 giorni dall'insorgenza dei segni clinici, avevano una probabilità 9,4 volte maggiore di risultare positivi per Campylobacter spp. rispetto al gruppo controllo (P <0,001). É stata, inoltre, evidenziata un'associazione significativa tra lo sviluppo di APN e il consumo di pollo crudo (96% dei cani con APN, 26% dei cani del gruppo controllo). La specie di Campylobacter più comunemente identificata è stata il Campylobacter upsaliensis.

Il consumo di carne di pollo cruda, in quanto potenziale fonte di infezione da Campylobacter spp., è stato identificato come fattore di rischio per lo sviluppo di APN.

 

“Investigation of the Role of Campylobacter Infection in Suspected Acute Polyradiculoneuritis in Dogs” Martinez-Anton L et al. J Vet Intern Med. 2018 Jan;32 (1):352-360.

Angiostrongylus vasorumUno studio prospettico non randomizzato ha valutato le tempistiche con cui un prodotto spot-on, contenente imidacloprid 10% / moxidectina 2,5%, era in grado di determinare la risoluzione dell’angiostrongilosi (Angiostrongylus vasorum) nella specie canina.

Sono stati inclusi nello studio 9 cani in cui la diagnosi di angiostrongilosi è stata effettuata sulla base della positività ad un test antigenico, oppure tramite il rilevamento del parassita mediante tecnica di Baermann, o mediante entrambe le metodiche. L’unico trattamento cui sono stati sottoposti i 9 cani è stato il prodotto spot-on, applicato al momento della diagnosi e riapplicato, se necessario, ad intervalli di 4 settimane fino a quando i soggetti non fossero risultati negativi al test antigenico. Il test di Baermann dalle feci è stato anch’esso eseguito a intervalli di 4 settimane fino a quando non fosse risultato negativo.

Dopo 4 settimane dal trattamento, tutti i 9 cani sono risultati negativi al test di Baermann, 8 cani su nove sono risultati negativi al test antigenico.

L’applicazione del prodotto spot-on è risultata essere un trattamento efficace contro l’infezione da A. vasorum e ha portato alla risoluzione dell’infezione entro 4 settimane in otto cani su nove. Gli autori concludono che è raccomandabile ripetere il test antigenico dopo il trattamento per confermare la risoluzione dell’infezione.

 

“Determining resolution of Angiostrongylus vasorum in dogs following anthelmintic treatment with an imidacloprid 10 per cent/moxidectin 2.5 per cent spot-on” Bird LE, et al. Vet Rec Open. 2018 Mar; 5:e000215. doi:10.1136/vetreco-2016-000215

MastiteLa soluzione di rilascio di ossido d’azoto (SRNO) è una formulazione liquida che rilascia ossido nitrico, un radicale libero caratterizzato dalla presenza di un elettrone spaiato, capace di esercitare un’azione antimicrobica ad ampio spettro.

Uno studio ha voluto indagare l’efficacia e la sicurezza di questa soluzione come potenziale trattamento antimicrobico in corso di mastite bovina (MB).

Lo studio ha previsto l’esecuzione di 3 esperimenti per valutare: a) gli effetti della SRNO su Staphylococcus aureus ed Escherichia coli in un modello in vitro; b) l’effetto sul latte ottenuto da bovine da latte con mastite clinica; e c) le conseguenze della somministrazione di SRNO in bovine da latte sane secondo un modello dose-escalation in vivo. Le concentrazioni dei metaboliti dell’ossido d’azoto sono state valutate da campioni di sangue mediante la quantificazione della metaemoglobina e dei nitriti; inoltre, sono state calcolate la concentrazione di nitriti da campioni di latte e la conta delle cellule somatiche (CCS) per studiare l’eventuale infiammazione della ghiandola mammaria secondaria al trattamento.

La SRNO è stata efficace nel ridurre la concentrazione batterica in tutti i campioni infetti, in un modo dipendente dal tempo e dalla diluizione del latte. Dopo il trattamento, le concentrazioni ematiche di metaemoglobina erano tutte all’interno del range di riferimento. Tuttavia, le concentrazioni di nitriti nel sangue e nel latte e la CCS inizialmente sono aumentate per poi tornare normali nelle 24 ore successive. Non è stato evidenziato alcun segno clinico di infiammazione della ghiandola mammaria.

Gli autori concludono che la SRNO si è dimostrata essere efficace e potrebbe rappresentare una terapia alternativa per il trattamento della MB con tempi di eliminazione più brevi.

 

“Feasibility and preliminary safety of nitric oxide releasing solution as a treatment for bovine mastitis” Regev G et al. Res Vet Sci. 2018 Feb; in press.

adrenal massUno studio condotto in maniera retrospettiva su una serie di casi ha descritto una tecnica per la trombectomia mediante venotomia frenico-addominale (VFA) in 8 cani con neoplasia surrenalica ed estensione del trombo neoplastico nella vena frenico-addominale e nella vena cava, riportando le complicazioni e l’outcome associati a tale procedura.

Sono stati inclusi solo i casi in cui, per la rimozione del trombo, è stata eseguita esclusivamente la VFA, senza cavotomia. La VFA si è rivelata efficace nel rimuovere il trombo neoplastico dalla vena cava in 7 cani su 8; in un caso, si è tentato di rimuovere un grosso trombo localizzato nella vena cava ampliando la VFA, ma questa procedura ha comportato la frammentazione del trombo e la necessità di estendere l’incisione anche alla vena cava. Ad ogni modo, la rimozione completa del trombo neoplastico è stata ottenuta in tutti i cani.
Due cani sono deceduti nel post-operatorio, uno a seguito di un arresto cardio-respiratorio e il secondo poiché aveva sviluppato una grave pancreatite e anche una broncopolmonite. I restanti 6 cani sono stati dimessi dall’ospedale.

Gli autori concludono che, nella serie di cani con neoplasia surrenalica presa in esame, la trombectomia mediante VFA ha ovviato alla necessità di effettuare una cavotomia.

 

Phrenicoabdominal venotomy for tumor thrombectomy in dogs with adrenal neoplasia and suspected vena caval invasion” Mayhew PD et al. Vet Surg. 2018 Feb; 47(2): 227-235.

SDMALa dimetilarginina simmetrica (SDMA) viene sempre più utilizzata nei gatti come marker precoce di malattia renale cronica (CKD), ma poche sono le informazioni riguardo l’influenza esercitata da comorbidità sull’SDMA in questa specie.

Uno studio caso-controllo ha valutato se l’SDMA subisse variazioni in corso di cardiomiopatia ipertrofica (HCM) e diabete mellito (DM) su 94 gatti (17 con CKD, 40 con HCM, 17 con DM e 20 controlli sani).
In ciascun soggetto sono stati effettuati: valutazione clinica, ecocardiografia, ECG, misurazione della pressione sanguigna, esami ematochimici e quantificazione della tiroxina e dell’SDMA. L'analisi delle urine è stata eseguita nei controlli e nei gatti con CKD e DM.

La concentrazione sierica mediana (range) di SDMA nel gruppo con CKD (controllo positivo) era 19 (10-93) μg/dL, mentre nel gruppo di controllo (controllo negativo) era 10 (5-15) μg/dL. Per i gruppi di gatti con HCM e DM, la concentrazione sierica mediana di SDMA era rispettivamente 9 (4-24) μg/dL e 7 (3-11) μg/dL. Il gruppo dei gatti con CKD aveva concentrazioni di SDMA significativamente più elevate, mentre il gruppo di gatti con DM aveva concentrazioni di SDMA significativamente inferiori rispetto a tutti gli altri gruppi.

Le concentrazioni sieriche di SDMA nei gatti con HCM non differivano significativamente da quelle del gruppo di controllo (gatti sani). I gatti con DM, tuttavia, avevano concentrazioni di SDMA significativamente inferiori rispetto ai controlli. Gli autori concludono che tale riscontro necessita di un'ulteriore indagine e deve essere tenuto in considerazione quando si valuta la funzionalità renale dei gatti con questa endocrinopatia.

 

“Symmetric dimethylarginine in cats with hypertrophic cardiomyopathy and diabetes mellitus” Langhorn R et al. J Vet Intern Med. 2018 Jan; 32(1): 57-63.

leptospirosi ecoUno studio prospettico, osservazionale, di coorte ha voluto fornire una descrizione dettagliata ed attuale dei reperti ultrasonografici addominali di 35 cani con diagnosi confermata di leptospirosi.

In tutti i cani era stata rilevata almeno un’anomalia ecografica. In tutti i soggetti dello studio erano state riscontrate alterazioni ecografiche a carico dei reni che includevano: aumento dell'ecogenicità della corticale renale (100%), aumento dell'ecogenicità della midollare renale (86%), riduzione della distinzione corticomidollare (80%), ispessimento corticale (74%), nefromegalia (60%), pielectasia (31%) e presenza di una banda midollare (14%). L’83% dei cani aveva presentato alterazioni epatiche, con parenchima diffusamente ipoecogeno (71%) ed epatomegalia (60%). Anomalie della cistifellea erano state riscontrate nel 60% dei cani, con presenza di fango biliare (46%), ispessimento parietale (29%), mucocele (26%) ed iperecogenicità della parete (20%). Altre alterazioni osservate più di frequente all’ecografia addominale comprendevano: versamenti perirenali (60%) e peritoneali (46%), ispessimento della parete del piccolo intestino (49%) e linfoadenopatia (38%). Due cani (6%) avevano presentato un’intussuscezione del piccolo intestino. Non era stata riscontrata alcuna associazione tra le sierovarianti e la presenza di specifici reperti ultrasonografici.

Gli autori consigliano ai medici veterinari di eseguire sistematicamente l’ecografia addominale nei cani con sospetta leptospirosi, anche in assenza di alterazioni cliniche. La presenza di un mucocele potrebbe essere un segnale di allarme di leptospirosi.

 

“Prospective evaluation of abdominal ultrasonographic findings in 35 dogs with leptospirosis” Sonet J et al. Vet Radiol Ultrasound. 2018 Jan; 59(1): 98-106.

saccharomycesIl Saccharomyces boulardii viene utilizzato in medicina umana per il trattamento delle enteropatie acute e croniche ma, ad oggi, non esistono studi che abbiano valutato l'utilizzo di questo lievito nella specie canina.

Uno studio prospettico non-randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo ha valutato gli effetti del S. boulardii in 4 cani sani e in 20 cani con enteropatia cronica (EC). Nei cani sani S. boulardii è stato somministrato per 10 giorni; al termine di questo periodo sono stati annotati i possibili effetti avversi a breve termine e sono state eseguite colture fecali quantitative per lieviti. Nei cani con EC, in aggiunta al protocollo terapeutico standard, è stato somministrato S. boulardii oppure un placebo. In questi soggetti è stato valutato l'indice di attività clinica dell’enteropatia cronica canina (CCECAI) e sono state eseguite un'ecografia addominale, una gastroenteroscopia ed esame istologico sia al momento della diagnosi che dopo 60 giorni di trattamento. Nei cani sani, la titolazione di S. boulardii dalle feci ha raggiunto lo steady state in cinque giorni dall'inizio del trattamento e si è completamente negativizzata dopo quattro giorni dalla fine del trattamento. Non sono stati rilevati effetti collaterali a breve termine. Nei cani con EC che avevano ricevuto S. boulardii l'indice di attività clinica, la frequenza di defecazione, la consistenza delle feci e il body condition score erano migliorati significativamente rispetto ai cani con EC trattati con il placebo.

In conclusione, S. boulardii può essere utilizzato in modo sicuro nei cani con EC e sembra portare a un migliore controllo dei segni clinici rispetto alla sola terapia standard.

 

“Effect of Saccharomyces boulardii in dog with chronic enteropathies: double-blinded, placebo-controlled study” D’Angelo S et al. Vet Rec. 2018 mar; 182(9):258

sincronizzazione estroUno studio ha valutato se la prostaglandina F2α (PGF) possa essere utilizzata per indurre l’ovulazione in un protocollo basato sull’utilizzo di GnRH e progesterone.

Nell’esperimento 1 trentadue bovine da latte sono state sincronizzate per 7 giorni con un protocollo basato sull’utilizzo di GnRH e progesterone. Ventiquattro ore prima della rimozione del dispositivo per il rilascio di progesterone intravaginale (giorno 6), le bovine sono state trattate con una dose luteolitica di PGF pari a 150 µg. Il giorno 8 le bovine sono state divise in 2 gruppi: ad un gruppo sono stati somministrati 2 mL di soluzione salina (gruppo di controllo, n=15), all’altro gruppo sono stati somministrati 150 µg di PGF (gruppo PGF, n=17). Il tasso di ovulazione è risultato più alto nel gruppo PGF rispetto al gruppo di controllo (100% vs 53.3%, P=0.001, Odds ratio=30.88). La percentuale di bovine che ha ovulato in modo sincrono tendeva ad essere più alta nel gruppo PGF rispetto al gruppo di controllo (P=0.1, Odds ratio=9.6).

L’esperimento 2 è stato condotto secondo un design di tipo cross-over (3 x 3). Al giorno zero 25 bovine da latte hanno ricevuto una dose di GnRH ed è stato loro impiantato un dispositivo per il rilascio di progesterone intravaginale per 7 giorni. Al giorno 7 il dispositivo è stato rimosso e sono stati somministrati 150 µg di PGF. Dopo 24 ore le bovine sono state divise in 3 gruppi: ad un gruppo sono stati somministrati 2 mL di soluzione salina (gruppo di controllo, n=25), ad un altro gruppo sono stati somministrati 150 µg di PGF (gruppo PGF, n=25) e al terzo gruppo è stato somministrato 1 mg di estradiolo cipionato (gruppo ECP, n=23). Il diametro del follicolo ovulatorio era maggiore nel gruppo PGF e nel gruppo di controllo rispetto al gruppo ECP (P=0.002, Effect size>4.0). Il tasso di ovulazioni sincrone (tra le 72 e le 96 ore dopo la rimozione del dispositivo per il rilascio di progesterone) tendeva ad essere più alto nel gruppo PGF e nel gruppo di controllo (P=0.1, Odds ratio=0.35).

I risultati suggeriscono che la PGF è efficace al pari dell’ECP nell’indurre l’ovulazione sincronizzata nelle bovine da latte sottoposte a protocolli basati sull’utilizzo di GnRH e progesterone.

 

 

“Use of prostaglandin F2α as ovulatory stimulus for synchronizing dairy cattle” Castro NA et al. Res Vet Sci. 2018 Jan; 118:151-154.

neuroborreliosiUno studio retrospettivo ha valutato l’accuratezza dell’analisi multiplex per la malattia di Lyme nel diagnosticare la neuroborreliosi nel cavallo. Gli autori avevano ipotizzato che il rapporto tra la concentrazione di anticorpi nel liquido cerebrospinale (LCS) e quella nel siero consenta di distinguere i cavalli con neuroborreliosi da cavalli con altre patologie neurologiche.

A questo scopo sono stati inclusi 90 cavalli sui quali erano stati effettuati un esame neurologico, il test multiplex da LCS e da siero e l’analisi postmortem del sistema nervoso.

Dei 90 cavalli inclusi, 10 avevano una diagnosi finale di neuroborreliosi, 70 avevano altre patologie neurologiche e 10 non avevano nessuna malattia neurologica. Non tutti i cavalli con neuroborreliosi hanno avuto risultati positivi: 4/10 hanno avuto almeno un risultato positivo da siero, 5/10 hanno avuto almeno un risultato positivo da LCS e 3/10 hanno avuto almeno un risultato da LCS 4 volte superiore al corrispondente risultato ottenuto da siero. I risultati erano simili anche nei 70 cavalli con altre patologie neurologiche: il 53% ha avuto almeno un risultato positivo da siero, il 50% ha avuto almeno un risultato positivo da LCS e il 16% ha avuto almeno un risultato da LCS 4 volte superiore al corrispondente risultato ottenuto da siero.

Gli autori concludono che la positività all’analisi multiplex è comune nei cavalli con malattie neurologiche e pertanto non permette di distinguere i soggetti con neuroborreliosi dai soggetti con altre patologie neurologiche.

 

“Cerebrospinal fluid Lyme multiplex assay results are not diagnostic in horses with neuroborreliosis” Johnson AL, Johnstone LK, Stefanovski D. J Vet Intern Med. 2018 Feb 20. Doi: 10.1111/jvim.15067.

pielonefriteNegli animali da compagnia, gli aspetti clinicopatologici della pielonefrite non sono ancora stati caratterizzati.

Uno studio retrospettivo ha esaminato le cartelle cliniche di 47 cani con diagnosi istopatologica di pielonefrite appartenenti a tre popolazioni accademiche di riferimento allo scopo di valutarne la prevalenza e descriverne i segni clinici e i risultati dei test diagnostici, oltre che per identificare le patologie concomitanti al fine di individuare potenziali fattori di rischio per la pielonefrite.

La pielonefrite è stata diagnosticata all’esame necroscopico nello 0.4-1.3% dei casi. I segni clinici includevano anoressia o inappetenza (n=27, 57%), letargia (n=24, 51%), vomito (n=17, 36%) e disidratazione (n=12, 25%). Trentacinque cani (75%) presentavano una o più patologie concomitanti. L’Escherichia coli era l’agente patogeno più frequentemente isolato (37%). La pielonefrite è stata classificata come patologia acuta (n=12, 26%), subacuta (n=9, 19%) e cronica (n=26, 55%); e ancora come lieve (n=7, 15%), moderata (n=11, 24%) e grave (n=28, 61%). La febbre era associata significativamente alla pielonefrite classificata come subacuta sulla base dell’esame istopatologico (P=0.01).

Negli ospedali di riferimento, la pielonefrite ha una prevalenza molto bassa all’esame necroscopico. La presentazione clinica aspecifica, le malattie concomitanti e l’elevata variabilità dei risultati dei test diagnostici rendono complessa la diagnosi antemortem. Né lo stadio istopatologico né la gravità della pielonefrite erano associati a febbre, dolore lombare o segni compatibili con un’infezione del tratto urinario (tratto urinario inferiore, superiore o entrambi), ad eccezione della pielonefrite subacuta che era risultata essere associata alla febbre.

 

“Pyelonephritis in Dogs: Retrospective Study of 47 Histologically Diagnosed Cases (2005–2015)” Bouillon J et al. J Vet Intern Med. 2018 Jan; 32 (1): 249-259.

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