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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Eleonora Malerba Med Vet PhD

Eleonora Malerba Med Vet PhD

seizureIl levetiracetam può essere usato per il controllo delle crisi convulsive, da solo o in combinazione con altri farmaci antiepilettici. Uno studio precedente, condotto su cani sani, ha determinato la dose di levetiracetam somministrata per via rettale necessaria per ottenere la minima concentrazione target a livello ematico.

Lo scopo di questo studio era quello di determinare la farmacocinetica del levetiracetam somministrato per via rettale in cani presentati per crisi convulsive a cluster o stato epilettico, potenzialmente in trattamento con altri farmaci antiepilettici. Inoltre, vengono forniti dei dati preliminari sulla risposta a questo tipo di trattamento come aggiunta al protocollo di trattamento standard.

Sono stati inclusi nello studio 8 cani nei quali sono state misurate le concentrazioni plasmatiche di levetiracetam a 0, 30, 60, 90, 120, 180, 240, 360, 720 e 1440 minuti dopo la somministrazione del farmaco. Sette pazienti su 8 hanno raggiunto la concentrazione target minima (5 μg/ml) dopo 30 minuti dalla somministrazione. A T1 (30 min) la concentrazione media era di 28,2 ± 15,5 μg/ml. Le concentrazioni plasmatiche sono rimaste al di sopra della concentrazione minima target in tutti i pazienti fino a 240 minuti e in 7/8 fino a 360 minuti. Sei pazienti su 8 non hanno avuto crisi epilettiche nelle prime 24 ore di ricovero e sono stati classificati come "responder".

La concentrazione minima plasmatica di levetiracetam può essere raggiunta dopo somministrazione rettale di 40 mg/kg nei cani affetti da crisi convulsive a cluster e stato epilettico e in concomitanza con altri farmaci antiepilettici. Questi risultati preliminari incoraggiano la realizzazione di studi più ampi volti ad indagare l’efficacia del levetiracetam rettale come opzione terapeutica aggiuntiva per il trattamento delle crisi a cluster e dello stato epilettico.

 

“Pharmacokinetics of rectal levetiracetam as add-on treatment in dogs affected by cluster seizures or status epilepticus” Cagnotti G, et al. BMC Vet Res. 2018 Jun 18;14(1):189. doi: 10.1186/s12917-018-1522-0.

ingrassoUno studio ha confrontato due strategie per migliorare il tasso di crescita dei suini a crescita lenta e aumentare l'omogeneità del gruppo al momento della macellazione.

Nella prova 1 un totale di 264 suinetti svezzati sono stati distribuiti, per affrontare il periodo di transizione (dal giorno 28 al giorno 64), in 24 box (11 suinetti/box) in base al sesso e al peso corporeo iniziale. Durante questo periodo i suinetti sono stati alimentati utilizzando 3 mangiatoie per box (3,7 suini/mangiatoia). Nella successiva fase di accrescimento-ingrasso, i 24 box sono stati divisi in 2 gruppi a seconda del sesso, e del tipo di mangiatoia: gruppo 1 ad alta densità (5,5 suini/mangiatoia) e gruppo 2 a bassa densità (2,2 suini/mangiatoia). Nella prova 2 sono stati utilizzati 1067 suinetti che, alla fine del periodo di transizione (giorno 63), sono stati classificati in suini pesanti (n=524) e leggeri (n=543). Durante il periodo di crescita-ingrasso, i suini pesanti e la metà dei suini leggeri sono stati alimentati con una sequenza di quattro mangimi, seguendo un programma di alimentazione standard (gruppo standard). Diversamente, l'altra metà dei suini leggeri è stata alimentata secondo un approccio di bilancio (gruppo bilancio), modificando i primi tre mangimi sulla base di un consumo di mangime equivalente invece che sulla base dell’età.

Nella prova 1, al giorno 154, sono stati registrati un maggiore peso (80,2 kg vs 82,1 kg; P = 0,02), un maggiore incremento di peso giornaliero medio (704 gr/giorno vs 725 gr/giorno; P = 0,02) e un numero inferiore di lesioni nel gruppo a bassa densità rispetto a quello ad alta densità. Nella prova 2, dal giorno 83 al giorno 163, sono stati osservati un peso corporeo e un incremento di peso giornaliero medio più elevati nei suini leggeri del gruppo bilancio rispetto ai suini leggeri del gruppo standard (P <0,001). Inoltre, al momento della macellazione, i suini del gruppo bilancio hanno mostrato un peso della carcassa maggiore rispetto ai suini del gruppo standard (P = 0,016).

Si conclude che lo spazio destinato all’alimentazione e la gestione della dieta possono influenzare la crescita dei suini in fase di crescita e l'omogeneità del peso corporeo al momento della macellazione.

 

“Strategies to improve the growth and homogeneity of growing-finishing pigs: feeder space and feeding management” López-Vergé S, et al. Porcine Health Manag. 2018 Jul 2;4:14. doi: 10.1186/s40813-018-0090-9. eCollection 2018.

suino finituraL'infezione sostenuta da agenti patogeni respiratori può influenzare le produzioni animali e il benessere degli stessi. Esiste un bisogno economico, oltre che etico, di trattare i suini affetti da malattie respiratorie.

L’obiettivo di uno studio era quello di valutare i possibili effetti della somministrazione orale di FANS sui segni clinici, l'aumento di peso giornaliero, i parametri del sangue e il comportamento dei suini in crescita in corso di focolai acuti di malattie respiratorie durante la fase di “finitura”.

Quattro allevamenti di suini sono stati visitati tre volte dopo l'insorgenza dell'epidemia (giorno 0, giorno 3 e giorno 30). I maiali con i segni clinici più gravi (N = 160, 40 da ciascun allevamento) sono stati selezionati come rappresentativi della mandria e sono stati sottoposti a prelievo di sangue, pesati, valutati clinicamente e osservato il loro comportamento. Dopo questa prima visita, 20 suini su 40 per ciascun allevamento (80 suini totali) sono stati trattati con ketoprofene per via orale (dose target 3 mg/kg) per tre giorni e gli altri 80 suini (20 per ciascuno dei 4 allevamenti) hanno ricevuto un placebo. In tre allevamenti, alcuni maiali venivano trattati anche con antibiotici e in un solo allevamento l'unico trattamento era il ketoprofene o il placebo.

Rispetto al trattamento con placebo, il ketoprofene ha ridotto gli atteggiamenti indice di malattia e ha abbassato la temperatura rettale dei suini. Segni clinici, assunzione di cibo o parametri del sangue non erano diversi tra i gruppi di trattamento. Il trattamento con chetoprofene è stato associato ad un aumento di peso leggermente ridotto nel periodo di follow-up di 30 giorni.

Il ketoprofene ha influenzato principalmente il comportamento dei suini, mentre non ha avuto alcun effetto sulla risoluzione dei segni clinici respiratori. Gli autori giustificano questo risultato ipotizzando che il trattamento sia stato intrapreso troppo tardivamente, quando la fase clinica più grave della malattia respiratoria era terminata, e questo ritardo potrebbe complicare la valutazione degli effetti del trattamento. L'eventuale impatto negativo del ketoprofene sui parametri di produzione richiede un'ulteriore valutazione.

 

“Effect of oral KETOPROFEN treatment in acute respiratory disease outbreaks in finishing pigs” Hälli O, et al. Porcine Health Manag. 2018 Mar 6;4:7. doi: 10.1186/s40813-018-0081-x. eCollection 2018.

utero

Quali siano le caratteristiche della flora batterica intrauterina durante i parti distocici della cagna non è riportato in letteratura.

Uno studio ha voluto analizzare queste informazioni prendendo in esame una popolazione di 50 cagne sottoposte a taglio cesareo d’urgenza. Gli autori hanno valutato la frequenza con cui sono presenti batteri, quali specie sono più comunemente isolate e in quale quantità.

In 34 cagne su 50 (68%) sono state isolate da 1 a 4 popolazioni batteriche, tra cui le più comuni erano rappresentate da Staphylococcus epidermidis (n=12), Staphylococcus intermedius (n=7), batteri Streptococchi β-emolitici (n=6), Staphylococcus aureus e Streptococchi α- e γ-emolitici (n=4 per ciascuno). Per quanto riguarda la quantità, il più delle volte (n = 46) è stata identificata una crescita batterica bassa. Nel gruppo di cagne che hanno dato luogo a cucciolate in cui tutti i cuccioli erano vivi (gruppo I), il numero medio di batteri isolati era 0,78 ± 0,83; nel gruppo in cui alcuni cuccioli sono sopravvissuti e altri sono deceduti il numero medio di batteri isolati era1,60 ± 1,10 (gruppo II); infine nel gruppo di cagne in cui l’intera cucciolata è deceduta il numero medio di batteri isolati era 1,0 ± 1,15. Prendendo in considerazione solo i campioni risultati positivi, il numero medio di isolati batterici era significativamente più alto nel gruppo II rispetto al gruppo I (p = 0,0088).

Gli autori concludono che l'utero canino non può essere considerato privo di batteri durante un evento distocico. Il numero medio dei diversi isolati batterici e il grado di crescita batterica sono maggiori nelle femmine in cui la morte fetale avviene in utero.

 

“Bacteriological findings in the canine uterus during Caesarean section performed due to dystociaand their correlation to puppy mortality at the time of parturition” Goericke-Pesch S, et al. Reprod Domest Anim. 2018 Aug;53(4):889-894. doi: 10.1111/rda.13181. Epub 2018 Apr 11.

Domenica, 22 Luglio 2018 15:06

Distocia nella cagna

partoIn questa review viene affrontato il tema della distocia, termine col quale ci si riferisce in genere ad un “parto difficile” oppure, più nello specifico, ad una difficoltà della cagna nell’espellere i cuccioli attraverso la cervice, la vagina e il vestibolo.

Si tratta di un’emergenza piuttosto comune nella pratica degli animali da compagnia, con un tasso di incidenza circa pari al 5%, anche se nei cani di razze toy e brachicefaliche questa percentuale è ancora più elevata. La distocia è più frequente nelle cucciolate poco numerose (<3 cuccioli) a causa delle grosse dimensioni dei feti e a causa di un inizio tardivo del travaglio. Inoltre, più la durata del travaglio si prolunga, più aumenta la mortalità dei cuccioli (il numero di cuccioli nati morti è maggiore dopo 6 ore dall’inizio del parto) e il rischio di decesso per la madre. 

Solo una conoscenza adeguata dei meccanismi e delle dinamiche che si realizzano durante un parto normale consente ai veterinari di riconoscere prontamente eventuali anomalie in modo da attuare, nel modo più sicuro e tempestivo, un intervento medico o chirurgico.

 

“Whelping and Dystocia: Maximizing Success of Medical Management” Runcan EE and Coutinho da Silva MA. Top Companion Anim Med. 2018 Mar;33(1):12-16. doi: 10.1053/j.tcam.2018.03.003. Epub 2018 Mar 16.

Giovedì, 12 Luglio 2018 23:58

Esame ecografico dei gechi leopardini

gecoI gechi leopardini (Eublepharis macularius) allevati in cattività presentano spesso problematiche di tipo gastrointestinale, stasi follicolare o distocie.

Uno studio prospettico si è posto l’obiettivo di sviluppare, per la prima volta, delle tecniche ecografiche applicabili a questa specie e fornire una descrizione della normale anatomia sonografica della testa, della cavità celomatica e della coda.

Lo studio ha incluso 11 gechi leopardini femmine e sane sulle quali è stata utilizzata una sonda lineare da 13-18 MHz. Gli esemplari sono stati sedati e posti sul decubito dorsale per l’esplorazione delle strutture contenute all’interno della cavità celomatica, e nel decubito ventrale per la valutazione della testa e della coda. Sono state acquisite immagini sagittali e trasversali e gli autori hanno registrato le caratteristiche ultrasonografiche qualitative e quantitative delle diverse strutture anatomiche. La parte ventrale dei polmoni, il fegato, la colecisti, la vena cava caudale, la vena porta, la vena addominale ventrale, l'aorta, i follicoli ovarici, i corpi grassi, la coda e il cervello sono stati visualizzati in 10 di 11 individui poiché in un individuo la muta non ha consentito l’esecuzione dell’esame ecografico. Il cuore, i reni, la vescica urinaria, la milza e il pancreas non sono stati visualizzati. Il tratto digestivo è stato osservato in 10 individui ma era troppo piccolo per essere misurato.

Gli autori propongono di utilizzare i risultati di questo studio come riferimento per studi futuri sugli esemplari di geco leopardino.

 

“Ultrasonographic anatomy of reproductive female leopard geckos (Eublepharis macularius)” Cojean O, et al. Vet Radiol Ultrasound. 2018 May;59(3):333-344. doi: 10.1111/vru.12599. Epub 2018 Feb 19.

 

sils 1Uno studio prospettico sperimentale ha determinato l'efficacia della decontaminazione e della sterilizzazione di una porta monouso per l’impiego durante la laparoscopia a incisione singola.

Sono state valutate 6 porte ad incisione singola utilizzate 4 volte e 6 porte ad incisione singola utilizzate 8 volte per eseguire interventi chirurgici puliti e mini-invasivi. Le porte sono state decontaminate in un detergente enzimatico (diluizione 3:100) e pulite con una spazzola per 5 minuti. Le porte sono state quindi sterilizzate con vapore di perossido di idrogeno per 50 minuti utilizzando un protocollo standard ad una concentrazione di 6 mg/L, seguito da una fase di diffusione del vapore. Campioni prelevati dalla schiuma, tubi di insufflazione e parti di cannule rigide di ciascuna porta sono stati raccolti mediante una tecnica asettica per effettuare colture in condizioni di aerobiosi e anaerobiosi.

Nessuna delle porte utilizzate 4 volte aveva una coltura batterica positiva. Due delle 6 porte utilizzate 8 volte avevano dato luogo ad una lieve crescita batterica (Staphylococcus spp. e Micrococcus spp. la prima, e Staphylococcus epidermidis la seconda).

Alle condizioni delineate in questo studio, le porte ad incisione singola possono essere utilizzate in sicurezza per 4 volte e comportano un rischio di infezione basso per il paziente.

 

“Evaluation of efficacy of repeated decontamination and sterilization of single-incisionlaparoscopic surgery ports intended for 1-time use” Petrovsky B e Monnet E. Vet Surg. 2018 Jun;47(S1):O52-O58. doi: 10.1111/vsu.12761. Epub 2017 Dec 8.

lap spayUno studio prospettico ha svolto un’indagine su quali fossero le preferenze dei proprietari riguardo le tecniche di sterilizzazione delle cagne intere.

In 5 ospedali universitari veterinari del Nord America è stato distribuito un sondaggio elettronico a 1234 intervistati tra docenti, studenti e personale che fossero proprietari di cani. Le opzioni chirurgiche includevano la celiotomia a cielo aperto, la laparoscopia a 2 porte (2P), la laparoscopia a porta singola (1P) e la Natural Orifice Transluminal Endoscopic Surgery (NOTES), una nuova tecnica chirurgica mini-invasiva “senza tagli” eseguita solo tramite gli orifizi naturali dell’organismo (stomaco, colon o, come in questo caso, vagina).

L'ovariectomia (OE) laparoscopica a 2 porte è stata la scelta più popolare, seguita dall’OE laparoscopica a porta singola; diversamente la NOTES si è rivelata la tecnica meno popolare. Se venissero proposti solo interventi chirurgici mini-invasivi, solo lo 0,3% degli intervistati li rifiuterebbe. Invece, quasi la metà (48%) degli intervistati era disposta a spendere di più per un’OE mini-invasiva rispetto ad una celiotomia a cielo aperto.

Le tecniche di OE mini-invasive rappresentano un approccio operativo accettabile per coloro che lavorano nell’ambito della medicina veterinaria. Il passo successivo sarebbe quello di indagare le preferenze della totalità della clientela, e non solo quelle della comunità veterinaria.

 

“Evaluation of pet owner preferences for operative sterilization techniques in female dogs within the veterinary community” Hsueh C, et al. Vet Surg. 2018 Jun;47(S1):O15-O25. doi: 10.1111/vsu.12766. Epub 2018 Feb 5.

allevamento oviniLa diagnosi di aumento della pressione intracranica mediante valutazione clinica e imaging diagnostico è particolarmente difficile in corso di lesioni croniche o a crescita lenta.

Lo scopo di questo studio prospettico caso-controllo è quello di determinare se il neuroscore e la risonanza magnetica (MRI) cerebrale siano correlati alla misurazione diretta della pressione intracranica negli ovini affetti da lesioni intracraniche a crescita lenta dovute a cenurosi cerebrale cronica (Coenurus cerebralis).

Lo studio ha incluso 17 pecore parassitate e 10 pecore sane (gruppo controllo). Il valore della pressione intracranica invasiva era più alto negli animali parassitati. Un neuroscore gravemente alterato è risultato correlato ad un aumento della pressione intracranica oltre la soglia fisiologica (P <0,05). Il volume del cranio era maggiore negli animali infetti rispetto al gruppo di controllo (P = 0,0001) ed era influenzato positivamente dalla presenza e dal volume della cisti parassitaria (r = 0,7881, P <0,01). Diversi gradi di deviazione e deformazione sia del sistema ventricolare che del parenchima cerebrale sono stati rilevati mediante esame di risonanza magnetica.

In conclusione, questo studio dimostra che, negli ovini affetti da lesioni intracraniche a crescita lenta, gravi alterazioni nel neuroscore e le immagini di risonanza magnetica sono correlati a una pressione intracranica oltre il valore soglia normale.

 

“Relationships among neuroscore, magnetic resonance imaging features, and intracranialpressure in sheep affected by slow-growing brain lesions” Evangelisti MA, et al. Vet Radiol Ultrasound. 2018 May;59(3):305-311. doi: 10.1111/vru.12589. Epub 2017 Dec 22.

milzaUno studio retrospettivo ha descritto una tecnica per la splenectomia laparoscopica a porta singola e ha riportato le potenziali complicazioni e l’outcome dei cani sottoposti a tale procedura.

Lo studio ha incluso 22 cani in cui sono state utilizzate porte ad incisione singola disponibili in commercio e nei quali, al fine di effettuare una splenectomia ilare, è stata utilizzata una pinza per sigillatura dei vasi. Al termine della procedura, la milza è stata esteriorizzata attraverso l'incisione effettuata per l’inserimento della porta o tramite un dispositivo per il prelievo di campioni; in alcuni casi era necessario allargare l'incisione.

Il peso medio dei soggetti era di 9,9 kg. La splenectomia è stata eseguita a causa della presenza di una massa splenica (n = 14), di una patologia diffusa del parenchima splenico (n = 4), o come trattamento aggiuntivo per la gestione di patologie immuno-mediate (n = 4). Nei cani con masse spleniche, il diametro mediano massimo della massa più grande era di 2,0 cm. In 6 dei 22 casi, si è verificato un lieve sanguinamento della capsula splenica durante la procedura. In 6 casi su 22 è stato necessario convertire la procedura in un approccio laparoscopia-assistito (n = 5) o in una celiotomia a cielo aperto (n = 1). I motivi di questa conversione includevano eccessive dimensioni della milza (n = 3), formazione di aderenze (n = 1), scarsa visualizzazione a causa della presenza di abbondante grasso intra-addominale (n = 1) o emorragia (n = 1). Il maggiore peso corporeo era significativamente associato alla conversione, invece il body condition score, la presenza di una massa splenica, le dimensioni della massa stessa e la durata della chirurgia non lo erano.

La splenectomia laparoscopica a porta singola rappresenta un approccio efficace per la splenectomia elettiva nei cani. La tecnica si adatta meglio a cani di piccola taglia con masse spleniche di dimensioni modeste o con malattia splenica diffusa.

 

“Complications and short-term outcomes associated with single-port laparoscopic splenectomy in dogs” Mayhew PD, et al. Vet Surg. 2018 Jun;47(S1):O67-O74. doi: 10.1111/vsu.12752. Epub 2017 Nov 27.

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