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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Eleonora Malerba Med Vet PhD

Eleonora Malerba Med Vet PhD

TIRL'obiettivo di questo studio prospettico, condotto su gatti con paralisi acuta degli arti posteriori, era quello di valutare l'accuratezza diagnostica della termografia a infrarossi nei nel differenziare il tromboembolismo aortico (TEA) da condizioni non ischemiche.

Lo studio ha incluso un totale di 16 gatti suddivisi, sulla base della diagnosi finale, in un gruppo TEA (n=10) se la causa della paralisi era di natura ischemica, e un gruppo di controllo (n=6) se la causa era d’origine non-ischemica. Per ciascuno dei 4 arti è stata misurata la temperatura massima (Tmax), minima (Tmin) e media (Tmed). Sono state calcolate le differenze di temperatura tra arto anteriore (non coinvolto) e arto posteriore (coinvolto) relativamente alla Tmax (ΔT), alla Tmin (δT) e tra destra e sinistra (ΔTdestro e ΔTsinistro).

Mercoledì, 10 Ottobre 2018 21:27

PCB e orche

PCBIn un recente articolo pubblicato sulla prestigiosa Rivista Science dal Dr Jean Pierre Desforges e Collaboratori è stato predetto un drammatico declino numerico, superiore al 50%, che di qui alla fine di questo secolo interesserà la popolazione mondiale di orche (Orcinus orca).
La causa di questo impressionante calo demografico è stata ascritta dagli Autori del succitato articolo alle elevate concentrazioni di policlorobifenili (PCB) che le orche, in ragione del comprovato ruolo di "predatori apicali" che le colloca ai vertici delle catene trofiche marine, riescono ad accumulare nei propri tessuti corporei, specialmente a livello del "blubber", vale a dire del grasso sottocutaneo.
Nonostante i 40 anni oramai trascorsi dalla messa al bando da parte degli USA dei PCB, contaminanti ambientali persistenti chimicamente affiliati alle famigerate diossine ed all'altrettanto famigerato DDT, pure messo al bando nel 1970, i livelli effettivi e/o presunti di tali sostanze nel blubber di esemplari appartenenti a più popolazioni di orche popolanti i diversi mari ed oceani del Pianeta verrebbero considerati da Desforges e Collaboratori pienamente capaci di inficiare lo stato di salute e di conservazione della specie, provocandone appunto nel giro dei prossimi 80 anni la drammatica contrazione numerica anzidetta.
All'articolo in parola ha fatto seguito la pubblicazione, ancora su Science, di una "Letter to the Editor" congiuntamente firmata dal Professor Giovanni Di Guardo, Docente di Patologia Generale e Fisiopatologia Veterinaria presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell'Universita' di Teramo, nonché dal Professor Antonio Fernandez, Docente di Anatomia Patologica Veterinaria presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell'Universidad de Las Palmas de Gran Canaria.
I due Studiosi, pur concordando sull'opportunità dell' "allerta" generato dal contributo di Desforges e Collaboratori, osservano tuttavia che, in virtù del cospicuo numero di contaminanti chimici che le orche - al pari di tutti gli altri Cetacei Odontoceti -sarebbero in grado sia di accumulare sia di "biomagnificare" contestualmente in ambito tissutale, risulterebbe molto difficile se non addirittura impossibile "dissezionare" l'azione patogena esplicata dai soli PCB rispetto a quella svolta dalle altre sostanze presenti nelle succitate "miscele". Inoltre, i potenti effetti immunotossici, unitamente a quelli esercitati sul sistema endocrino e sulla biologia riproduttiva dell'ospite da parte dei PCB, ricalcano in larga misura quelli esplicati da altri contaminanti ambientali, organoclorurati e non-organoclorurati, cosicché risulterebbe pressoché impossibile definire con precisione "chi fa cosa".
La tossicità dei PCB sulle orche dovrebbe esser parimenti messa in relazione, commentano Di Guardo e Fernandez, sia con i livelli di espressione dei recettori per tali composti (AHR) presenti nei tessuti di tale specie cetologica sia con le capacità metaboliche della stessa nei confronti dei PCB, senza peraltro dimenticare l'importante ruolo svolto dalle micro-nanoplastiche quali "attrattori, concentratori e trasportatori" di molteplici contaminanti ambientali persistenti, che a seguito di catastrofici eventi quali gli "tsunami" potrebbero esser così veicolati a grandi distanze.
Pertanto, concludono Di Guardo e Fernandez, sono necessari ulteriori, approfonditi studi finalizzati a definire il reale impatto dei PCB sulle popolazioni di orche a livello globale.

“Predicting global killer population collapse from PCB pollution” Desforges JP, et al. Science. 2018 Sep 28;361(6409):1373-1376. doi: 10.1126/science.aat1953.

LPEL’MDR1 (multidrug resistance 1) è un gene che codifica per una proteina di membrana, chiamata P-glicoproteina (P-gp), coinvolta nei processi di omeostasi intestinale e nel fenomeno della resistenza ai farmaci. La ciclossigenasi-2 (COX2) è un enzima che svolge un ruolo cruciale nella sintesi delle prostaglandine proinfiammatorie, nell’oncogenesi e nella difesa mucosale. Sebbene l’importanza di questo gene e di questo enzima sia riconosciuta, le variazioni dei loro livelli di mRNA in corso di malattia infiammatoria intestinale (IBD, inflammatory bowel disease) e di linfoma alimentare a basso grado (LGAL, low-grade alimentary lymphoma) nella specie felina non sono ancora stati indagati.

L’obiettivo di questo studio era proprio quello di determinare i livelli di mRNA dell’MDR1 e della COX2 nei gatti con IBD e LGAL e di valutare la loro correlazione con i segni clinici, la gravità istologica e dei geni tra loro.
Sono stati inclusi nello studio 20 gatti con IBD, 9 gatti con LGAL e 3 gatti sani (gruppo controllo) sottoposti ad endoscopia subito prima della ovario isterectomia. Tutti i campioni bioptici duodenali sono stati ottenuti mediante endoscopia e per ciascun caso è stato calcolato l'indice di attività dell’enteropatia cronica felina. L'istopatologia IBD è stata classificata in base alla gravità. I livelli di mRNA dell’MDR1 e della COX2 sono stati determinati mediante PCR.

hirseLesioni a carico dell’estremità distale del tarso e prossimale del metatarso sono generalmente causa di zoppia nel cavallo. La risonanza magnetica (MRI) è uno strumento che offre il vantaggio di valutare simultaneamente sia le articolazioni distali del tarso che l’origine del legamento sospensore del nodello, e aiuta ad identificare lesioni che potrebbero non essere rilevate mediante altre tecniche diagnostiche.

In questo studio osservazionale, un radiologo certificato ha valutato retrospettivamente le immagini di risonanza magnetica di 125 arti (103 cavalli). Le alterazioni a carico dei tessuti molli e delle ossa sono state caratterizzate e classificate in funzione della gravità. Di ciascun paziente sono stati registrati i dati relativi al segnalamento, la gravità della zoppia e i risultati dell'analgesia diagnostica.

mineralLa mineralizzazione dei tendini/legamenti nella specie equina è una condizione riconosciuta, ma il cui significato clinico non è ancora noto.

Gli obiettivi di questo studio osservazionale consistevano nel riportare quali strutture fossero, dal punto di vista ecografico, più frequentemente coinvolte nel processo di mineralizzazione, e descriverne le caratteristiche cliniche più salienti.

Martedì, 02 Ottobre 2018 13:24

Perforazione esofagea in 5 cani

T1511C08 Fig06In corso di perforazione esofagea è generalmente raccomandata la gestione chirurgica. Tuttavia questa procedura è costosa e invasiva, e richiede un livello di abilità chirurgica elevato.

In questo studio sono descritti 5 casi di perforazione esofagea secondaria alla presenza di un corpo estraneo esofageo nel cane, trattati con una gestione conservativa.

vec12734 fig 0001 mLa dilatazione-torsione gastrica (GDV, gastric dilatation-volvolus) nel gatto è un evento raro ed è stata descritta in corso di ernia diaframmatica traumatica.

L’obiettivo di questo studio è quello di descrivere 2 casi di GDV in gatti che non avevano un’anamnesi di trauma o di ernia diaframmatica, ed evidenziare le differenze che contraddistinguono la GDV del gatto da quella del cane.

IVRLPL’obiettivo di questo studio sperimentale era quello di determinare le concentrazioni di meropenem nel plasma e nel liquido sinoviale dell’articolazione radiocarpica dopo perfusione endovenosa isolata dell'arto (IVRLP, intravenous regional limb perfusion).

Nove cavalle adulte sane sono state sedate in stazione ed è stato iniettato meropenem (500 mg) nell'arto anteriore tramite IVRLP con l’ausilio di un tourniquet pneumatico ad una pressione di 400 mmHg. Il liquido sinoviale è stato prelevato dall’articolazione radiocarpica a 0, 0,5, 1, 2, 4, 6, 8, 12 e 18 ore dopo l'iniezione di meropenem. Campioni di sangue sono stati prelevati dalla vena giugulare agli stessi intervalli di tempo e 5 e 15 minuti dopo l'iniezione.

HSAL’obiettivo di questo studio retrospettivo multicentrico era quello di definire e confrontare le caratteristiche cliniche dell’emangiosarcoma appendicolare (HSA, appendicular hemangiosarcoma) primario e dell’osteosarcoma teleangectasico (tOSA, telangiectatic osteosarcoma) nella specie canina.

A questo scopo sono state utilizzate le cartelle cliniche di 70 cani, 41 con HSA e 29 con tOSA, dalle quali sono stati ricavati i dati relativi a segnalamento, presentazione clinica, risposta al trattamento e prognosi. La diagnosi definitiva è stata effettuata sulla base dell’esame immunoistochimico.

Domenica, 30 Settembre 2018 16:18

Avvelenamento da rodenticidi nel gatto

cat staring ratL’obiettivo di questo studio retrospettivo (dal 2000 al 2010) era quello di stimare la prevalenza dell’esposizione e intossicazione da rodenticidi nella specie felina, e di descrivere l’uso e l’efficacia della decontaminazione gastrointestinale (GID, gastrointestinal decontamination).

Il numero medio per anno di gatti presentati per esposizione a rodenticidi è risultato di 13 su 3.336 (0,39%) e ha totalizzato 146 casi in 11 anni. I gatti intossicati avevano una probabilità significativamente più elevata di essere giovani (P <0,001) e interi (P <0,001), e il rischio era significativamente maggiore nella stagione autunnale (P = 0,002). La maggior parte dei gatti viveva in casa (67,6%). Il tipo di rodenticida era sconosciuto nel 50% (71/142) dei casi. Nei casi in cui il tipo di rodenticida era noto, in 59/142 (41,5%) era un rodenticida anticoagulante, in 7/142 (4,9%) il principio attivo era il colecalciferolo e in 5/142 (3,5%) era la brometalina. La GID è stata tentata in 21/36 (58%) gatti con esposizione ad un rodenticida anticoagulante noto. L’induzione del vomito è stata tentata in 17/21 (81%) e il carbone attivo è stato somministrato a 14/21 (67%) gatti sottoposti a GID. Questo studio non ha evidenziato un effetto significativo della GID sul prolungamento del tempo di protrombina (PT) dopo 48 ore dall'esposizione.

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