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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Eleonora Malerba Med Vet PhD

Eleonora Malerba Med Vet PhD

Mercoledì, 02 Maggio 2018 00:11

Neuropatia laringea ricorrente del cavallo

paralisi laringeaLa neuropatia laringea ricorrente (RLN, Recurrent Laryngeal Neuropathy) è una malattia degenerativa molto diffusa dei nervi laringei ricorrenti (RLn), prevalentemente il sinistro, che causa uno stridore inspiratorio durante l’esercizio fisico a causa della conseguente paresi intrinseca dei muscoli laringei. Nei cavalli sportivi, la disfunzione laringea associata e l'intolleranza all'esercizio comportano comunemente la necessità di ricorrere all'intervento chirurgico, all’interruzione della carriera sportiva o all'eutanasia, con implicazioni sia dal punto di vista finanziario che di benessere animale.

Nonostante le speculazioni, ancora oggi, non vi è un parere unanime riguardo la classificazione della RLN, e pareri contrastanti la classificano come un'assonopatia distale ("morente") o una mielinopatia primaria, oppure come una mononeuropatia (bilaterale) o una polineuropatia. Questa ambiguità ostacola la ricerca eziologica e patofisiologica.

In una review sono stati descritti i cambiamenti neuropatologici e i deficit elettrofisiologici dei cavalli affetti da RLN, e vengono discusse le attuali evidenze per una corretta classificazione del disturbo. Lo studio ha anche la finalità di riassumere e rivelare i limiti di molte ricerche storiche sulla RLN e proporre direzioni future che potrebbero aiutare a identificare l'eziologia e la patofisiologia di questo enigmatico disturbo.

 

“Pathological classification of equine recurrent laryngeal neuropathy” Draper ACE, Piercy RJ. J Vet Intern Med. 2018 Apr (Epub ahead of print)

cardiopatiaUno studio prospettico multicentrico ha valutato l'utilità clinica della troponina I cardiaca (cTnI, Cardiac Troponin I) nel determinare la gravità della cardiomiopatia ipertrofica (HCM, Hypertrophic Cardiomyopathy).

Per questo scopo sono state misurate le concentrazioni plasmatiche di cTnI in 88 gatti clinicamente sani e in 93 gatti con HCM, compresa la cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva, diagnosticata mediante l’ecocardiografia.

Nei gatti sani la concentrazione mediana di cTnI era di 0,027 ng / mL (intervallo interquartile 0,012-0,048 ng / mL). Le concentrazioni erano significativamente più elevate nei gatti malati rispetto ai controlli sani e nei gatti con insufficienza cardiaca rispetto ai gatti asintomatici. Una concentrazione plasmatica di cTnI di 0,163 ng / mL ha mostrato una sensibilità del 62% e una specificità del 100% nel distinguere i gatti sani dai gatti con HCM asintomatica e senza dilatazione atriale sinistra (AUC, Area Under the Curve=0,85). Un valore soglia di 0,234 ng / mL ha dimostrato una elevata sensibilità (95%) e specificità (77,8%) nell’identificare una condizione di insufficienza cardiaca (AUC=0,93).

Gli autori concludono che, se si escludono altre cause di danno cardiaco, la concentrazione plasmatica di cTnI può essere utile nel predire la gravità della HCM nei gatti.

 

“Diagnostic utility of cardiac troponin I in cats with hypertrophic cardiomyopathy” Hori Y, et al. J Vet Intern Med. 2018 Apr. (Epub ahead of print)

otiteUno studio retrospettivo ha valutato le cause primarie, l’età di insorgenza ed il tempo trascorso dalla diagnosi iniziale di otite allo sviluppo di un’otite sostenuta da Pseudomonas.

Lo studio ha incluso cani con otite da Pseudomonas diagnosticata sulla base della presenza dei segni clinici e dell’esame colturale.

Sono stati inclusi un totale di 60 soggetti, di cui 57 cani di razza e 3 meticci: 32 cani avevano un’otite monolaterale, mentre 28 avevano un’otite bilaterale. Le patologie primarie sottostanti erano: allergie (42), neoformazioni (8), patologie endocrine (7), malattie autoimmuni (3). L’età media di insorgenza dell’otite (e il tempo necessario allo sviluppo dell’otite da Pseudomonas) nei cani con otiti allergiche era di 40 mesi (28 mesi), nei cani con patologie endocrine era di 56 mesi (19 mesi) e nei cani con neoformazioni era di 99 mesi (10 mesi).

Le cause primarie più comuni di otiti con infezioni da Pseudomonas erano, in ordine di frequenza: allergie, neoformazioni, patologie endocrine e malattie autoimmuni. La sovrainfezione da Pseudomonas si sviluppava più rapidamente qualora fossero presenti neoformazioni o malattie autoimmuni, rispetto alla presenza di allergie o endocrinopatie.

 

“A study to evaluate the primary causes associated with Pseudomonas otitis in 60 dogs” Paterson S, Matyskiewicz W. J Small Anim Pract. 2018 Apr;59(4):238-242.

atresiacoli2Uno studio prospettico effettuato su 26 vitelli con atresia coli si è posto l’obiettivo di valutare se i batteri enterici passino nei linfonodi mesenterici (MLN, Mesenteric Lymph Node) e nella cavità peritoneale, e se la presenza di una traslocazione batterica (BT, Bacterial Translocation) eserciti una influenza sul successo del trattamento chirurgico.

Durante la laparotomia, sono stati effettuati dei tamponi sterili dalla cavità peritoneale e MLN inviati per analisi microbiologiche.

Le colture batteriche di tali tamponi hanno rivelato che nel 65% (n = 17) dei vitelli si era verificata la BT. Di questi, 14 vitelli hanno manifestato BT nei MLN, 9 nella cavità peritoneale e 5 in entrambe le sedi. Dei batteri isolati dai MLN, il 72% (n = 10) erano Escherichia coli. Dei campioni isolati dal fluido peritoneale, il 33% (n = 3) conteneva E. coli e il 33% (n = 3) conteneva E. coli e Staphylococchi coagulasi-negativi. Nei vitelli con BT che sono stati dimessi (n = 13) e senza BT che sono stati dimessi (n = 7), la sopravvivenza mediana è stata di 30 giorni; questi dati sono risultati simili nei 2 gruppi.

Questo studio ha rivelato che la BT si verifica nella maggior parte dei casi di atresia coli. E. coli è il batterio che più comunemente viene isolato in corso di traslocazione, la quale avviene principalmente attraverso la via linfatica. Questi risultati suggeriscono che la presenza di BT è strettamente correlata al successo dell'operazione per la correzione dell'atresia coli.

 

“Impact of bacterial translocation in calves with atresia coli” Altan S, et al. J Vet Emerg Crit Care. 2018 Apr. (epub ahead of print)

SIRSUno studio clinico, prospettico e osservazionale ha valutato la cinetica della proteina C-reattiva (CRP, C-Reactive Protein), dell’interleuchina 6 (IL-6, Interleukin 6) e del fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-α, Tumor Necrosis Factor Alpha) in 69 cani con la sindrome della risposta infiammatoria sistemica (SIRS, Systemic Inflammatory Response Syndrome). L’ipotesi degli autori è che la concentrazione di CRP si correli con le concentrazioni di IL-6 e TNF-α, e che essa vari nel corso dell’ospedalizzazione in funzione della malattia sottostante e che possa costituire, pertanto, un indice prognostico.

Campioni di siero/plasma sono stati raccolti al momento dell’ammissione (T0), dopo 6 (T6), 12 (T12), 24 (T24), e 72 (T72) ore, e alla visita di controllo almeno 1 mese dopo la dimissione (T1m). Le malattie sottostanti sono state classificate in : infettive (I), neoplastiche (N), traumatiche (T), dilatazione-torsione gastrica (GDV, Gastric-Dilation and Volvulus), altre patologie gastrointestinali (GI), renali (R) e miste (M).

Dei 69 cani, 42 sono sopravvissuti, 8 sono deceduti e 17 sono stati sottoposti ad eutanasia. Diciannove cani sono stati condotti alla visita di controllo a 1 mese dalla dimissione. La concentrazione di CRP a T0 era al di sopra del range di riferimento nel 73,1% (49/67), invece la sua concentrazione è rimasta all’interno del range di riferimento per tutta la durata dell’ospedalizzazione solo nel 6% (4/67) dei pazienti. Le concentrazioni sieriche di CRP erano significativamente più elevate (P<0,0001) a T0 e in tutti gli altri prelievi effettuati durante l’ospedalizzazione rispetto a T1m, con le concentrazioni maggiori rilevate a T24. A T1m, le concentrazioni sieriche di CRP erano all’interno del range di riferimento nel 95% (18/19) dei cani. La CRP sierica e l’IL-6 plasmatica sono risultate essere significativamente correlate (P<0,001, r=0,479). Infine, nessuna delle citochine misurate ha mostrato una associazione con le classi di patologie sottostanti o con l’outcome.

Gli autori concludono che la concentrazione di CRP sia aumentata nei cani con SIRS, e che si riduca durante il trattamento e l’ospedalizzazione. Nessuna tra le citochine valutate (CRP sierica, IL-6 plasmatica e TNF-α) è risultata essere indice predittivo relativamente all’outcome nei cani con SIRS.

 

“Inflammatory cytokine and C-reactive protein concentrations in dogs with systemic inflammatory response syndrome” Gommeren K, et al. J Vet Emerg Crit Care (San Antonio). 2018 Jan; 28(1):9-19.

akiIl rischio di mortalità nei pazienti che sviluppano un danno renale acuto (AKI, Acute Kidney Injury) non è, ad oggi, stato ben definito.

Uno studio di metanalisi effettuato nelle specie felina e canina ha valutato quale sia l’incidenza della mortalità in base all’eziologia dell’AKI (cause infettive rispetto a cause non infettive) e alla tipologia di trattamento effettuato (dialisi rispetto a terapia conservativa).

Sono risultati idonei ai criteri di selezione della metanalisi 18 case series che coinvolgevano un totale di 1.201 animali. La mortalità complessiva riscontrata è stata del 53,1% nella specie felina (95% CI 0,475-0,586; I2=11,9%; P=0,3352) e del 45% nella specie canina (95% CI 0,33-0,58; I2=91,5%, P<0,0001). Un aumento seppur non significativo del rischio di mortalità complessiva è stato identificato nei soggetti sottoposti a dialisi rispetto a quelli gestiti con la terapia conservativa, indipendentemente dalla specie e dall’eziologia dell’AKI. Diversamente, la mortalità complessiva in funzione dell’eziologia dell’AKI, indipendentemente dal tipo di trattamento effettuato, era del19,2% (95% CI 0,134-0,258; I2=37,7%, P=0,0982) nei cani e gatti in cui l’AKI aveva una causa infettiva e del 59,9% (95% CI 0,532-0,663; I2=51%, P=0,0211) nei cani e gatti in cui l’AKI non aveva una causa infettiva.

Gli autori concludono che i risultati di tale metanalisi mostrano che la mortalità complessiva nei cani e gatti con AKI sia maggiore nei casi in cui l’eziologia non è infettiva; inoltre non sono risultate esserci differenze statistiche nella mortalità in funzione del trattamento applicato (dialisi rispetto terapia conservativa). Sono auspicabili ulteriori indagini per valutare quale sia il momento migliore per intraprendere il trattamento emodialitico, per sviluppare dei modelli clinici per prognosticare il decorso della malattia e per fornire indicazioni di partenza sul trattamento ottimale nei casi meno gravi di AKI nel cane e nel gatto.

 

“Acute kidney injury in cats and dogs: a proportional meta-analysisof case series studies” Legatti SAM, et al. PLoS ONE. 2018 Jan; 13(1).

demodicosiLa demodicosi generalizzata è una patologia comune nel cane e la doramectina è stata segnalata essere una opzione terapeutica efficace. Tuttavia diversi protocolli di trattamento con doramectina devono ancora essere valutati.

Uno studio ha valutato se la somministrazione orale di doramectina due volte alla settimana sia più efficace della somministrazione per via sottocutanea una volta alla settimana.

Sono stati inclusi 29 cani con demodicosi generalizzata, di cui 16 sono stati trattati con 600 μg/kg di doramectina per via sottocutanea una volta alla settimana (gruppo SC) e 13 hanno ricevuto 600 μg/kg di doramectina per via orale due volte alla settimana (gruppo OS).
L'età media dei cani affetti era di 2,8 e 2,6 anni (P = 0,587) e il numero medio di acari rilevato al momento della prima visita era 201 e 287 (P = 0,04), rispettivamente, nel gruppo SC e nel gruppo OS. Il tempo medio per ottenere raschiati cutanei negativi era di 13 e 12 settimane, rispettivamente (P = 0,955). La percentuale di successo per il trattamento era di 13 su 16 (81%) nel gruppo SC e 12 su 13 (92%) nel gruppo OS (P = 0,691). Quattro cani non hanno raggiunto la remissione della malattia. Nel periodo di follow-up della durata di 12 mesi, un cane che aveva ricevuto il protocollo SC una volta alla settimana ha avuto una recidiva a distanza di otto settimane dalla fine del trattamento. In nessun cane sono stati osservati effetti avversi.

Sulla base dei risultati di questo studio, gli autori concludono che la somministrazione orale di doramectina due volte alla settimana non determina una risoluzione più rapida della demodicosi canina generalizzata rispetto alla somministrazione per via sottocutanea una volta alla settimana. Il tasso di successo del trattamento è stato il medesimo per entrambi i protocolli.

 

“Doramectin in the treatment of generalized demodicosis” Cordero AM, et al. Vet Dermatol. 2018 Apr; 29(2):104-e41.

balloonNonostante siano state descritte molteplici procedure di dilatazione, le stenosi esofagee benigne (BES, Benign Esophageal Strictures) rimangono una causa ricorrente di morbilità e mortalità nei cani e nei gatti.

Uno studio prospettico ha indagato l'uso di un tubo esofagostomico a permanenza dotato di palloncino (B-Tube) per il trattamento di 9 cani e 3 gatti con BES.

La valutazione endoscopica e fluoroscopica dell'esofago e la dilatazione del palloncino sono state eseguite in anestesia generale e, a seguire, è stato posizionato un B-Tube a permanenza. I proprietari degli animali hanno eseguito insufflazioni due volte al giorno per circa 6 settimane. L'endoscopia è stata ripetuta prima della rimozione del B-Tube e, successivamente, gli animali sono stati rivalutati utilizzando il sistema di punteggio della disfagia modificato (MDS, Modified Dysphagia Score; punteggio da 0 a 4).

La gestione del B-Tube è stata relativamente ben tollerata ed efficace nel mantenere la dilatazione della BES. Gli animali sottoposti a questo trattamento hanno dovuto subire una mediana di 2 anestesie e sono stati monitorati per una mediana di 472 giorni (358-1.736 giorni). Il MDS medio prima del trattamento era di 3,1 ± 0,5 e il MDS di follow-up finale era significativamente migliorato a 0,36 ± 0,65 (P <0,0001). Undici animali su 12 (91,7%) avevano mostrato un miglioramento del MDS alla fine del periodo di follow-up; in particolare, alla fine del trattamento, 8 soggetti su 12 (66,7%) presentavano un MDS di 0 su 4, 2 soggetti su 12 (16,7%) avevano un MDS di 1 su 4 e 1 soggetto su 12 (8,3%) un MDS di 2 su 4. Un cane è deceduto.

Gli autori concludono che l’utilizzo del B-Tube consente l’esecuzione di una tecnica efficace ed economica per il trattamento del BES nei cani e nei gatti e, rispetto ad altre tecniche che richiedono periodiche dilatazioni del palloncino da effettuare col paziente in anestesia, questo metodo richiede in genere solo due anestesie e di breve durata.

 

“Prospective evaluation of an indwelling esophageal balloon dilatation feeding tube for treatmentof benign esophageal strictures in dogs and cats” Tan DK, et al. J Vet Intern Med. 2018 Mar; 32(2):693-700.

piodermaLa piodermite batterica è una problematica comune nella pratica dei piccoli animali. Solitamente essa si instaura in soggetti che presentano delle patologie sottostanti, ma poche sono le informazioni relative a quale sia la prevalenza e la tipologia delle malattie associate nei cani con piodermite ricorrente.

Uno studio si è posto l’obiettivo di valutare la prevalenza delle patologie primarie in 157 cani con piodermite ricorrente.

In 107 dei 157 cani è stata evidenziata almeno una malattia primaria. Le allergie sono risultate essere le patologie primarie più riscontrate (63 cani); tra le allergie, quelle di tipo ambientale erano le più frequenti (n=45) ed erano spesso associate ad altre allergie. Altre malattie primarie più comunemente associate a piodermite sono state l’ipotiroidismo (n=12) e l'iperadrenocorticismo (n=6). Sedici cani con piodermite ricorrente soffrivano di demodicosi.

Gli autori concludono che, nei cani di giovane età con piodermite ricorrente, effettuare indagini diagnostiche per la ricerca di allergie e raschiati cutanei profondi permette, nella maggior parte dei casi, di riconoscere la patologia sottostante. Diversamente, nei cani in cui la piodermite esordisce in età adulta o avanzata, i primi approfondimenti da effettuare sono quelli volti a valutare la presenza di patologie endocrine ed escludere possibili infestazioni da pulci.

 

Recurrent pyoderma and its underlying primary diseases: a retrospective evaluation of 157 dogs” Seckerdieck F e Mueller RS. Vet Rec. 2018 Apr; 182(15):434.

lavaggi trachealiNei campioni prelevati durante i lavaggi tracheali, effettuati in corso di infiammazione delle vie aeree inferiori secondaria a varie cause, è frequente il riscontro di neutrofilia. Tuttavia, ad oggi, non è noto se esista una relazione tra le caratteristiche citomorfologiche di questi campioni e l’isolamento di batteri patogeni.

Uno studio trasversale si è posto l’obiettivo di indagare se la presenza di neutrofili non degenerati o degenerati nei lavaggi tracheali fosse associata ad una positività alla coltura batterica e, in caso affermativo, se ciò fosse influenzato dall’età dei soggetti o da altri fattori stagionali/temporali.

L’isolamento di batteri potenzialmente patogeni per le vie respiratorie è risultato essere associato ad una maggiore probabilità di riscontrare una neutrofilia degenerata all’esame citologico rispetto ai campioni in cui la coltura risultava negativa (OR 4,5; IC 95% 3,1-6,4; P<0,001). I cavalli di età superiore ai 9 anni avevano una minore probabilità di avere una neutrofilia degenerata rispetto a quelli di età compresa tra 1 e 3 anni (OR 0,6; IC 95% 0,4-0,9; P<0,02). In primavera/estate i cavalli mostravano di avere una ridotta probabilità di neutrofilia degenerata rispetto all’inverno (OR 0,4; IC 95% 0,3-0,7; P<0,001).

Gli autori concludono che la valutazione dei lavaggi tracheali dovrebbe prevedere l’analisi delle caratteristiche citomorfologiche della risposta dei neutrofili. La presenza di neutrofili degenerati, specialmente nei cavalli giovani, suggerisce una causa infettiva; diversamente, l’assenza di degenerazione, in combinazione con altri fattori clinici, può supportare l’ipotesi di una causa non infettiva della neutrofilia.

 

“Association of neutrophil morphology with bacterial isolates in equine tracheal wash samples” Jocelyn NA, et al. Equine Vet J. 2018 Mar. (Epub ahead of print)

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