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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Eleonora Malerba Med Vet PhD

Eleonora Malerba Med Vet PhD

diabete nei gatti

Uno studio ha valutato l’efficacia e la sicurezza dell’insulina Lispro per il trattamento della chetoacidosi diabetica (DKA) nel gatto.

A questo scopo sono stati confrontati i tempi di risoluzione dell’iperglicemia, della chetosi e della acidosi tra gatti trattati con infusione continua (CRI, Continuous Rate Infusion) di insulina Lispro e gatti trattati con CRI di insulina regolare.

Lo studio ha incluso gatti con diagnosi di DKA sottoposti al medesimo protocollo standard di CRI di insulina regolare (gruppo R) o di insulina Lispro (gruppo L). Il tempo di risoluzione della DKA era stato definito come l’intervallo di tempo intercorso dall’inizio della CRI di insulina fino alla risoluzione dell’iperglicemia (glicemia < 250 mg/dL) della chetosi (β-idrossibutirrato < 1 mmol/L) e dell’acidosi (pH > 7,3).

Sono stati inclusi nello studio un totale di 18 gatti (9 per ciascun gruppo). Non sono state riscontrate differenze statisticamente significative nel tempo mediano di risoluzione delle 3 variabili (iperglicemia, chetosi e acidosi) tra i due gruppi. Due gatti nel gruppo R hanno sviluppato ipoglicemia durante la CRI di insulina regolare. Un gatto nel gruppo L e 3 gatti nel gruppo R hanno sviluppato una grave ipofosfatemia per la quale è stata necessaria una supplementazione di fosforo.

Gli autori concludono che la CRI di insulina Lispro ha pochi effetti collaterali e sembra essere efficace al pari dell’insulina regolare nel trattamento della DKA nel gatto.

 

“Use of lispro insulin for treatment of diabetic ketoacidosis in cats” Malerba E, et al. J Feline Med Surg. 2018 Mar. (Epub ahead of print)

pinza elettrochirurgicaUno studio ha descritto una tecnica che utilizza la pinza elettrochirurgica bipolare per l’emostasi durante l’ovariectomia a cielo aperto nelle cagne e nelle gatte e durante la castrazione dei cani; inoltre ha determinato se l’uso di tali pinze, rispetto alla classica legatura mediante sutura, riduce la durata dell’intervento chirurgico.

Le pinze sono state utilizzate per l’emostasi in 3.744 interventi chirurgici: 1.406 sterilizzazioni di cagne, 859 sterilizzazioni di gatte e 1.335 castrazioni di cani; inoltre sono state utilizzate per assistere l’ovarioisterectomia in 89 cagne e 55 gatte. Trecentosessantasette interventi sono stati valutati mediante un’analisi di regressione lineare al fine di definire l’effetto dell’elettrocoagulazione bipolare e di altri fattori sulla durata della chirurgia.

L’utilizzo della pinza ha ridotto la durata dell’intervento di 9,7±2,8 minuti nelle cagne e di 3,0±1,5 minuti nelle gatte. Le complicazioni riscontrate erano piccole ustioni cutanee superficiali che richiedevano un semplice trattamento topico; in un solo caso, si è verificata una emorragia.

La pinza elettrochirgica bipolare riduce i tempi chirurgici nelle ovariectomie e le complicazioni sono rare. L’autore conclude che questa tecnica potrebbe ottenere un’ampia applicazione nella pratica veterinaria per supportare l’emostasi in corso di ovariectomia sia nelle cagne che nelle gatte.

 

“The use of bipolar electrosurgical forceps for haemostasis in open surgical ovariectomy of bitches and queens and castration of dogs” Watts J. J Small Anim Pract. 2018 Apr (epub ahead of print)

Domenica, 15 Aprile 2018 13:40

Artrite settica nei vitelli

artrite setticaUno studio retrospettivo si è posto l’obiettivo di descrivere i riscontri clinici e i risultati dei test diagnostici in corso di artrite settica nei vitelli, e di identificare potenziali fattori prognostici.

Sono stati inclusi nello studio vitelli con artrite settica di età ≤ 6 mesi, dei quali si disponesse dei dati relativi al segnalamento, anamnesi, esame fisico, risultati dei test diagnostici, terapia e outcome. I vitelli sono stati assegnati a due gruppi in funzione dell’età al momento del ricovero: vitelli in età neonatale (≤28 giorni di età) e vitelli in età post-neonatale (età compresa tra i 29 e i 180 giorni).

Sessantaquattro vitelli avevano 92 articolazioni infette; 17 di essi avevano poliartrite. L’articolazione più frequentemente interessata dal fenomeno flogistico era il carpo, seguito dal ginocchio e dal tarso. Dagli esami colturali, effettuati su campioni di liquido sinoviale prelevati da 38 vitelli, sono stati ottenuti 49 isolati batterici; i batteri più comunemente identificati appartenevano ai generi Streptococcus spp catalasi-negativi (n = 14) e Mycoplasma bovis (n = 9). Per i vitelli in età neonatale, l’intervallo di tempo tra l'inizio dei segni clinici e il ricovero in ospedale era stato più breve; questi ultimi avevano, inoltre, una maggiore probabilità di avere infetta l'articolazione carpale rispetto ai vitelli in età post-neonatale. L’outcome è stato positivo per 35 vitelli. La conta delle cellule nucleate dal liquido sinoviale è risultata essere positivamente correlata ad un outcome favorevole.

I risultati di questo studio suggeriscono che la scelta del trattamento antimicrobico empirico per i vitelli con artrite settica deve ricadere tra gli antibiotici efficaci nei confronti dei batteri coccoidi gram-positivi catalasi-negativi e nei confronti di M. bovis; infine, la conta delle cellule nucleate totali del fluido sinoviale pare possa costituire un utile indicatore prognostico.

 

“Clinical findings and diagnostic test results for calves with septic arthritis: 64 cases (2009-2014)” Constant C, et al. J Am Vet Med Assoc. 2018 Apr; 252(8):995-1005.

UPCUno studio prospettico ha valutato la prevalenza della proteinuria nei cani afferiti per la prima volta presso il servizio di oncologia dell’università della Georgia.

Sono stati inclusi 60 cani di proprietà con una diagnosi confermata di neoplasia, ad eccezione dei soggetti con tumore a carico del tratto urinario inferiore. Di ogni soggetto sono stati raccolti i dati relativi al segnalamento, diagnosi oncologica, precedenti trattamenti oncologici, terapie attuali e l’anamnesi relativa ad eventuali viaggi. Sono, inoltre, stati registrati i seguenti parametri: valori renali, elettroliti, PCV (packed cell volume), solidi totali, pressione sistolica, analisi delle urine, rapporto proteine urinarie:creatinina urinaria ed esame della retina. I soggetti sono stati classificati in non-proteinurici per valori del rapporto proteine urinarie:creatinina urinaria <0,2; proteinurici borderline per valori ≥0,2 ma <0,5; proteinurici conclamati per valori ≥0,5. La coltura urinaria è stata effettuata nei cani con sedimenti urinari attivi o con proteinuria conclamata.

Ventinove cani non erano proteinurici (48,3%), 22 presentavano una proteinuria borderline (36,7%) e 9 avevano una proteinuria conclamata (15%). Nessuno dei soggetti era iperazotemico. L’ipertensione (pressione sistolica ≥160 mmHg) è stata rilevata in 18 cani (30%); di questi, 6 non erano proteinurici, 9 avevano una proteinuria borderline e 3 avevano una proteinuria conclamata. La proteinuria è stata quindi rilevata nel 51% dei pazienti, la maggior parte dei quali presentava una proteinuria borderline.

Data l’elevata prevalenza della proteinuria riscontrata in questo studio, gli autori suggeriscono che sia sempre consigliabile valutare questo parametro nei cani oncologici. Sono necessari studi più ampi per valutare l’eventuale correlazione tra tipo di tumore e impatto della terapia con lo sviluppo, la gravità e la persistenza della proteinuria.

 

“Prevalence of proteinuria in a canine oncology population” Prudic RA, et al. J Small Anim Pract. 2018 Apr (epub ahead of print)

batteriuria gattoÈ stato osservato che i cani sottoposti a trattamenti a lungo termine con glucocorticoidi o ciclosporina hanno una maggiore probabilità di presentare batteriuria.

Uno studio ha valutato se la batteriuria subclinica si verifichi anche nei gatti che ricevono glucocorticoidi e/o ciclosporina a lungo termine per il trattamento di malattie croniche.

Sono stati inclusi nello studio 32 gatti trattati con glucocorticoidi e/o ciclosporina per via orale per almeno 3 mesi o ai quali fossero state somministrate almeno due dosi di glucocorticoidi a lunga durata d’azione (long-acting) nei sei mesi antecedenti alla valutazione. Per il gruppo di controllo sono stati arruolati 34 gatti sani. L’esame delle urine e la coltura sono stati effettuati da campioni prelevati per cistocentesi.

Nessuno dei 32 gatti trattati con glucocorticoidi/ciclosporina aveva una coltura urinaria positiva. Nel gruppo di controllo 1 gatto su 34 aveva la coltura urinaria positiva.

Secondo i risultati di questo studio, non ci sono prove che suggeriscano che la somministrazione a lungo termine di glucocorticoidi e/o ciclosporina sia associata a batteriuria nei gatti.

 

“Investigation of subclinical bacteriuria in cats with dermatological disease receiving long-term glucocorticoids and/or ciclosporin” Lockwood SL, et al. Vet Dermatol. 2018 Feb; 29(1):25-e12.

scabbiaRecentemente, in Svizzera è stata segnalata la presenza della rogna sarcoptica nei cinghiali selvatici, sollevando la questione sull’origine dell’infezione.

Uno studio si è posto l’obiettivo di valutare l’estensione dell’esposizione delle popolazioni di cinghiali a Sarcoptes scabiei in Svizzera, prima e dopo l’individuazione dei casi di rogna, al fine di chiarire se l’acaro sia stato introdotto di recente nelle popolazioni colpite.

A questo scopo, è stata effettuata un’indagine sierologica su 1.056 campioni stoccati ottenuti da cinghiali del territorio svizzero. Per facilitare l’interpretazione dei dati, è stata stimata anche la sieroprevalenza nelle popolazioni di cinghiali (1.060 campioni) di altri 4 paesi europei (tra cui l’Italia), provenienti sia da aree con casi clinici confermati sia da aree senza segnalazioni di casi di rogna.

La sieropositività è stata osservata per campioni provenienti da tutti e 5 i paesi e da 15 delle 16 aree di studio. Le sieroprevalenze apparenti variavano dallo 0% al 17,4%. I cinghiali appartenenti ad aree di studio con casi clinici segnalati e quelli con peso ≤60 kg avevano una probabilità 4 volte maggiore di essere sieropositivi confrontati, rispettivamente, con quelli provenienti da aree senza casi noti e quelli con peso >60 kg. Non è stata osservata alcuna differenza tra i due periodi di campionamento in Svizzera.

La sieropositività a S. scabiei si è rivelata essere più comune di quanto atteso e rivela una diffusione geografica più estesa del previsto. Questi risultati suggeriscono che il parassita è endemico nelle popolazioni di cinghiali della Svizzera e degli altri paesi europei, ma che la sua presenza non è necessariamente associata al conclamarsi della malattia. Sono ancora da definire i fattori estrinseci che determinino la comparsa della malattia nelle popolazioni infette.

 

“Serological survey in wild boar (Sus scrofa) in Switzerland and other European countries: Sarcoptes scabiei may be more widely distributed than previously thought” Hass C, et al. BMC Vet Res. 2018 Mar; 14(1):117.

ciclosp in dermat allergLa ciclosporina, somministrata per via orale, è risultata essere efficace per trattare le patologie infiammatorie cutanee nella specie felina; tuttavia non è sempre facile somministrare delle terapie per bocca ai gatti.

Uno studio prospettico ha valutato l’efficacia e la tollerabilità della ciclosporina somministrata per via sottocutanea in 11 gatti con patologie cutanee di natura allergica e segni clinici non stagionali.

La ciclosporina è stata somministrata sottocute per una periodo di 60 giorni alla dose iniziale di 2,5 mg/kg una volta al giorno (1 gatto) o a giorni alterni (5 gatti), oppure alla dose di 5 mg/kg una volta al giorno (4 gatti) o a giorni alterni (1 gatto). Sulla base della risposta clinica, il dosaggio poteva, se necessario, essere modificato con cadenza mensile. La risposta clinica è stata valutata utilizzando l’indice di estensione e gravità della dermatite felina (FeDESI, feline Dermatitis Extent and Severity Index) modificato e la scala analogica visiva del prurito (PVAS, pruritus Visual Analog Scale) tra i giorni (G) 0, 30 e 60.

Sei gatti hanno completato lo studio; 4 dei 5 gatti che non hanno portato a termine lo studio sono stati inclusi in un’analisi di intenzione al trattamento (intention-to-treat analysis). E’ stata osservata una diminuzione significativa dei punteggi FeDESI e PVAS tra G0 e G30, G0 e G60, G30 e G60 (P<0,05) in tutti i 10 gatti.

Gli autori concludono che la ciclosporina somministrata per via sottocutanea alla dose iniziale di 2,5-5 mg/kg una volta al giorno o a giorni alterni sembri una terapia efficace per il trattamento della dermatite allergica felina e che possa rappresentare una alternativa nei gatti in cui non è possibile la somministrazione per bocca. Tuttavia i risultati di questo studio vanno confermati da studi randomizzati e controllati effettuati per tempi più lunghi e su un numero maggiore di soggetti.

 

“Subcutaneous administration of ciclosporin in 11 allergic cats - a pilot open -label uncontrolled clinical trial” Koch SN, et al. Vet Dermatol. 2018 Apr; 29(2):107.

Mercoledì, 04 Aprile 2018 17:20

Fessure occlusali dei denti nel cavallo

denti cavalloLe fessure della superficie occlusale dei denti vengono riscontrate comunemente durante l’esame della cavità orale dei cavalli, ma la loro eziologia non è nota. Si ipotizza che la loro prevalenza sia influenzata dalle forze masticatorie.

Uno studio trasversale, effettuato su 143 teste di cadaveri di cavalli, ha indagato la prevalenza e le caratteristiche delle fessure occlusali e ne ha valutato la possibile associazione con i disturbi da usura e con gli angoli occlusali.

Le fessure occlusali sono state riscontrate in 103/143 (72%) teste di cavallo. Il sesso e l’età si sono rivelati fattori determinanti la prevalenza delle fessure. La prevalenza riscontrata era simile tra denti mandibolari (54,1%) e mascellari (45,9%; OR=1,10; IC 95%=0,95-1,29; P=0,2). Le fessure mandibolari erano più comunemente localizzate sul versante vestibolare (OR=1,42; IC 95%=1,16-1,65; P<0,001), mentre per le fessure mascellari non c’era differenza della prevalenza tra versante palatale e buccale (OR=1,19; IC 95%=0,97-1,46; P=0,1). Sono stati identificati due tipi di fessure principali; le più diffuse sono risultate quelle di tipo 1a (39,5%). Non è stata riscontrata nessuna correlazione significativa tra la prevalenza delle fessure e la presenza di anomalie di usura o angoli occlusali.

Gli autori concludono che la prevalenza delle fessure occlusali nei cavalli è elevata. Nonostante ci siano alcune evidenze che le fessure si sviluppino più frequentemente in alcuni siti della superficie dentaria, facendo supporre un’eziologia meccanica, tuttavia non sono state trovate associazioni con anomalie dell’usura o angoli occlusali. Sono necessari ulteriori studi istologici e ultrastrutturali per chiarire l’eziologia delle fessure e il loro possibile ruolo in altre malattie dentali.

 

Equine cheek teeth occlusal fissures: Prevalence, association with dental wear abnormalities and occlusal anglesPollaris E, et al. Equine Vet J. 2018 Mar

Giovedì, 29 Marzo 2018 14:59

Emoplasmosi nel gatto

emoplasmiLa European Advisory Board on Cat Diseases (ABCD), che si occupa della prevenzione e del trattamento delle malattie infettive feline, ha redatto delle linee guida per le infezioni sostenute dagli emoplasmi, batteri emotropici che possono indurre anemia in diverse specie di mammiferi.

Nel gatto, Mycoplasma haemofelis è la specie più patogena tra le tre principali specie di emoplasmi note per infettare i gatti. Candidatus Mycoplasma haemominutum e Candidatus Mycoplasma turicensis sono specie meno patogene, ma possono determinare malattia in gatti immunodepressi. I gatti maschi non di razza che hanno accesso all’esterno hanno una maggiore probabilità di essere infettati dagli emoplasmi. Candidatus M. haemominutum è la specie riscontrata più di frequente nei gatti anziani. Tutte e tre le specie di emoplasmi possono determinare infezioni asintomatiche.

La modalità di trasmissione dell’infezione da emoplasmi non è nota, ma le lotte tra gatti e il ruolo dei vettori costituiscono possibili vie di trasmissione. Quest’ultima può avvenire anche tramite trasfusioni di sangue; per questo motivo tutti i donatori dovrebbero essere sottoposti a controlli periodici per le infezioni da emoplasmi.

La PCR rappresenta il metodo diagnostico preferito per le infezioni da emoplasmi.

La terapia con doxiciclina per 2-4 settimane risulta solitamente efficace per trattare la forma clinica associata all’infezione da M. haemofelis, ma potrebbe non debellarla del tutto. Ad oggi, sono scarse le informazioni relative alla risposta di Candidatus M. haemominutum e Candidatus M. turicensis alla terapia antibiotica.

 

“Haemoplasmosis in cats: European guidelines from the ABCD on prevention and management” Tasker S, et al. J Feline Med Surg. 2018 Mar; 20(3):256-261.

MENLa neoplasia endocrina multipla (MEN, multiple endocrine neoplasia) è una sindrome ben conosciuta in medicina umana; diversamente nel cane e nel gatto sono stati riportati sollo pochi casi di neoplasie endocrine concomitanti.

Uno studio retrospettivo ha valutato la prevalenza di neoplasie endocrine concomitanti in cani e gatti, ha tentato di identificare un’eventuale predisposizione di razza e sesso e, infine, ha indagato le somiglianze con le MEN dell’uomo.

Sono state esaminale le cartelle autoptiche di 951 cani e 1.155 gatti che sono deceduti o che hanno subito eutanasia nella clinica per piccoli animali dell’università di Zurigo, dal 2004 al 2014. Sono stati inclusi gli animali che avessero almeno due neoplasie endocrine concomitanti e/o iperplasie di ghiandole endocrine. Venti cani e 15 gatti hanno soddisfatto i criteri di inclusione.

Nei cani, le ghiandole più comunemente interessate sono risultate essere le surrenali. Tumori multipli che colpiscono le ghiandole surrenali e l’associazione di questi tumori con adenomi ipofisari sono risultati essere le combinazioni più comuni. Solamente un cane aveva una combinazione simile alla MEN tipo 1 umana (adenoma ipofisario e insulinoma). Nei gatti, la tiroide è risultata essere la ghiandola più comunemente interessata e non sono state riscontrate analogie con le MEN dell’uomo.

La prevalenza di neoplasie endocrine concomitanti era del 2,1% nel cane e dell’1,3% nel gatto; molto raramente le MEN del cane e del gatto presentano analogie con le MEN dell’uomo.

 

Concurrent endocrine neoplasias in dogs and cats: a retrospective study (2004-2014)” Beatrice L, et al. Vet Rec. 2018 Mar; 182(11):323.

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