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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Eleonora Malerba Med Vet PhD

Eleonora Malerba Med Vet PhD

SCCLa conta delle cellule somatiche (SCC, somatic cell count) è comunemente usata per monitorare la salute della mammella e per diagnosticare l’infezione intramammaria subclinica (IMI, intramammary infection) nelle bovine da latte.

Uno studio ha valutato le performance di due test utilizzati per la SCC, il test Somaticell (ST, Somaticell test) e il test della mastite californiana (CMT, California mastitis test), comparandole con quelle della metodica di riferimento (contatore di cellule DeLaval, DCC).

I campioni di latte prelevati da 111 bovine da latte in asciutta e 92 bovine che avessero partorito nei 4-7 giorni precedenti sono stati analizzati con le 3 metodiche (DCC, ST e CMT); è stato inoltre valutato l’effetto della temperatura del latte/reagente sulle prestazioni dei test. Il ST è stato eseguito simulando condizioni di campo, usando latte a 37°C invece che a 0-8°C come raccomandato dal produttore. Le prestazioni dei test per la diagnosi dell’IMI (DCC SCC >200.000 cellule/ml) sono state valute calcolando l’area sottesa alla curva (AUC, area under the curve) e il coefficiente kappa (k) al cut-point ottimale per ciascun test.

Rispetto alla metodica di riferimento, il ST eseguito simulando condizioni di campo ha ottenuto una AUC=0,68 e una k=0,24 nelle vacche in asciutta e una AUC=0,74 e k=0,40 nelle vacche in lattazione. Il CMT ha ottenuto risultati molto migliori rispetto al ST con una AUC=0,88 e k=0,77 nelle vacche in asciutta a una AUC=0,87 e k=0,76 nelle vacche in lattazione. La SCC con il ST diminuiva all’aumentare della temperatura della miscela latte/reagente.

Il ST è progettato per l’uso su latte a 0-8°C, quindi per l’utilizzo in azienda su campioni di latte refrigerato. Ciò non lo rende adatto come test di screening in condizioni di campo per diagnosticare l’IMI poiché la temperatura del latte supera il range raccomandato per il test.

 

Evaluation and comparison of 2 on-farm test for estimating somatic cell count in quarter milk samples from lactating dairy cattle” Kandeel SA, et al. J Vet Intern Med. 2018 Jan; 32(1):506-515.

Martedì, 20 Marzo 2018 01:57

Biopsie orali nel cane e nel gatto

biopsie oraliUno studio retrospettivo, condotto presso una struttura specializzata in odontoiatria veterinaria e chirurgia orale, ha documentato la prevalenza delle diverse diagnosi istopatologiche ottenute da biopsie del cavo orale di 403 cani e 73 gatti.

Il risultato istopatologico più comune nel gatto era rappresentato da lesioni di origine infiammatoria (n = 37; 51%), seguito dal carcinoma a cellule squamose (n = 27; 37%).

Le diagnosi istopatologiche più comuni nel cane sono state le neoplasie maligne (n = 151; 37%), seguite dai tumori di origine odontogena (n = 138; 34%) e da lesioni di natura infiammatoria (n = 114; 28%).

I risultati di questo studio sono rappresentativi di una pratica odontoiatrica privata di riferimento e sono stati confrontati con altri studi che hanno valutato le diagnosi delle più comuni neoplasie orali del cane e del gatto. Vengono infine discusse le opzioni terapeutiche e le prognosi di tali neoplasie.

 

“Histopathologic diagnoses from biopsies of the oral cavity in 403 dogs and 73 cats” Wingo K. J Vet Dent. 2018 Mar; 35(1):7-17.

dermatite gangrenosaUno studio ha descritto gli aspetti epidemiologici, eziopatogenetici, anatomopatologici e diagnostici della dermatite gangrenosa (GD, Gangrenous Dermatitis), una malattia dei polli e dei tacchini che provoca gravi perdite economiche nel settore del pollame a livello mondiale.

I batteri patogeni principalmente responsabili della GD sono Clostridium septicum, Clostridium perfringens di tipo A e, occasionalmente, Clostridium sordellii; in alcuni casi possono essere coinvolti anche Staphylococcus aureus e altri batteri aerobi. Diversi fattori immunosoppressivi di tipo infettivo e/o ambientale possono predisporre alla GD. Le lesioni cutanee sono considerate la principale via d’ingresso dei microrganismi coinvolti. La GD è caratterizzata da una mortalità acuta in soggetti che sviluppano lesioni a carattere sieroematico a carico della cute e del tessuto sottocutaneo, enfisema ed emorragie. Anche il muscolo scheletrico sottostante può essere coinvolto. L’ulcerazione dell’epidermide può anche essere osservata in casi complicati da S. aureus. Microscopicamente, si osservano comunemente necrosi dell’epidermide e del derma, edema sottocutaneo ed enfisema. I bastoncelli Gram-positivi possono essere identificati all’interno del sottocute e nei muscoli scheletrici, solitamente associati ad un minimo infiltrato infiammatorio.

La diagnosi di GD può essere sospettata sulla base di anamnesi, segni clinici e lesioni anatomiche macro- e micro-scopiche. Tuttavia, la conferma dovrebbe basarsi sulla dimostrazione della presenza degli agenti eziologici mediante coltura, PCR, immunoistochimica e/o test degli anticorpi fluorescenti.

 

“Gangrenous dermatitis in chickens and turkeys” Gornatti-Churria CD, et al. J Vet Diagn Invest. 2018 Mar; 30(2):188-196.

malattia parodontaleUno studio di coorte retrospettivo, condotto su 169.242 gatti, ha valutato l’esistenza di una potenziale correlazione tra la malattia parodontale (PD, Periodontal Disease) e il rischio di sviluppare una malattia renale cronica (CKD, Chronic Kidney Disease), e se questo rischio aumenta in relazione alla gravità della PD.

I gatti con diagnosi di PD (n = 56.414) sono stati confrontati con gatti della stessa età che non avevano alcuna anamnesi o evidenza di PD (n = 112.828).

I risultati dello studio hanno mostrato l’esistenza di una associazione tra la presenza di una PD e il rischio di sviluppare una CKD; il rischio è risultato essere maggiore nei gatti con PD stadio 3 o 4. Inoltre, il rischio di sviluppare CKD aumentava con l’età. I gatti di razza mostravano di avere un rischio maggiore di CKD rispetto ai gatti meticci. Soggetti che avevano presentato episodi di cistite o erano stati sottoposti ad anestesia generale presentavano un maggiore rischio di CKD. Diversamente, gatti con diabete mellito o che avevano precedentemente sviluppato una lipidosi epatica avevano un minore rischio di CKD.

Gli autori sostengono che il mantenimento di una buona igiene orale sia di beneficio e invitano i veterinari ad educare i proprietari sull’importanza di prevenire la PD nei gatti.

 

“Survival analysis to evaluate associations between periodontal disease and the risk of development of chronic azotemic kidney disease in cats evaluated at primary care veterinary hospitals” Trevejo RT, et al. J Am Vet Med Assoc. 2018 Mar; 252(6):710-720.

caviaUno studio ha determinato la farmacocinetica e l’effetto sedativo della buprenorfina dopo somministrazione endovenosa (IV) e orale transmucosale (OTM) nelle cavie.

Lo studio ha previsto un esperimento preliminare, condotto su 6 soggetti maschi adulti, finalizzato a determinare quale fosse la dose appropriata di buprenorfina da somministrare; lo studio primario è stato, invece, condotto su 8 soggetti maschi di età compresa tra le 8 e le 11 settimane. Nello studio primario, è stata somministrata buprenorfina per via IV o OTM alla dose di 0,2 mg/kg; prima della somministrazione per via OTM è stato misurato il pH della cavità orale. L’effetto sedativo è stato valutato per 6 ore facendo riferimento ad uno score da 0 a 3 (0 = nessuna sedazione, 3 = sedazione profonda). Dopo un periodo di washout di 7 giorni, le procedure sono state ripetute in modalità crossover.

Le concentrazioni medie del picco plasmatico di buprenorfina erano di 46,7 ng/mL dopo somministrazione IV e 2,4 ng /mL dopo somministrazione OTM. Il tempo medio per raggiungere la massima concentrazione plasmatica di buprenorfina era di 1,5 minuti per la via IV e 71,2 minuti per la via OTM; l'emivita media era di 184,9 minuti per la via IV e 173,0 minuti per la via OTM. Sono stati riportati diversi gradi di sedazione (da 0 a 2) per entrambe le vie di somministrazione. L’effetto sedativo si è risolto in un lasso di tempo di 6 ore.

Sulla base dei parametri farmacocinetici ottenuti in questo studio, la buprenorfina alla dose di 0,2 mg/Kg può essere somministrata per via IV ogni 7 ore o per via OTM ogni 4 ore in modo da mantenere una concentrazione plasmatica target di 1 ng/mL. Sono necessari ulteriori studi per valutare la somministrazione di dosi diverse e gli effetti sedativi in cavie con segni clinici di algia.

 

Pharmacokinetics of buprenorphine after intravenous and oral transmucosal administration in guinea pigs (Cavia porcellus)” Sadar MJ et al. Am J Vet Res. 2018 Mar; 79(3):260-266.

sepsiUno studio di coorte retrospettivo ha valutato se le concentrazioni plasmatiche di colesterolo in cani con sepsi fossero associate a morbilità e mortalità.

I cani sono stati classificati come settici qualora presentassero almeno 2 dei criteri che caratterizzano la sindrome da risposta infiammatoria sistemica (SIRS, Systemic Inflammatory Response Syndrome) in concomitanza ad una causa infettiva sottostante. Sono stati inclusi nello studio 51 cani.
Gli autori hanno valutato se le concentrazioni plasmatiche di colesterolo al momento della diagnosi di sepsi avessero una correlazione statistica con la morbilità, intesa come: presenza di disfunzione d’organo, numero di organi coinvolti, durata del ricovero, costi di ospedalizzazione e mortalità intraospedaliera.

Ventotto cani (55%) sono sopravvissuti, 15 (29%) sono stati soppressi durante il ricovero e 8 (16%) sono deceduti nonostante il trattamento. Le concentrazioni mediane di colesterolo erano significativamente differenti quando si confrontavano i 28 soggetti sopravvissuti e gli 8 soggetti deceduti spontaneamente (P = 0,0245); diversamente non lo erano quando si confrontavano i 28 sopravvissuti con i 23 non-sopravvissuti (15 cani soppressi e 8 cani deceduti spontaneamente) (P = 0,1821). I cani che presentavano un valore di colesterolo ≥ 174 mg/dL correvano il rischio di decesso con una sensibilità del 75% e una specificità del 50%. Nel caso dei cani sopravvissuti, le concentrazioni di colesterolo plasmatico non erano associate ad una maggiore durata della degenza ospedaliera. Il numero di organi coinvolti nella SIRS e le concentrazioni plasmatiche di colesterolo sono risultati essere i due predittori per la sopravvivenza più significativi e, se inseriti in un modello di analisi multivariata, raggiungevano una sensibilità del 94% e una specificità del 63%.

Gli autori concludono che la concentrazione plasmatica di colesterolo può fornire informazioni prognostiche nei cani con sepsi. Sono tuttavia necessari ulteriori studi prospettici che indaghino il ruolo del colesterolo in corso di sepsi.

 

“Retrospective evaluation of plasma cholesterol concentration in septic dogs and its association with morbidity and mortality: 51 cases (2005-2015)” Hardy JP et al. J Vet Emerg Crit Care. 2018 Mar; 28(2):149-156.

Lunedì, 19 Marzo 2018 10:41

Peste suina africana

ASFLa peste suina africana (ASF, African Swine Fever) si è recentemente estesa oltre i confini dell’Africa subsahariana verso la regione del Caucaso meridionale, parte della Federazione Russa e dell’Europa orientale.

In questo nuovo scenario epidemiologico, la malattia presenta somiglianze, ma anche importanti differenze, rispetto alla situazione in Africa, incluso il consistente coinvolgimento dei cinghiali.

Una conoscenza più approfondita di questa nuova situazione potrebbe consentire un migliore controllo della malattia e potrebbe prevenire una sua ulteriore diffusione.

Un articolo ha voluto confrontare i diversi scenari di questa patologia, ha fornito le informazioni più recenti sulla patogenesi dei diversi ceppi virali della ASF, sulle caratteristiche della risposta immunitaria all’infezione e sulle prospettive di sviluppo di vaccini contro questo virus. Infine, sono state anche discusse quelle che sono le attuali lacune delle conoscenze relative a questa patologia e quali possano essere le prospettive per il suo futuro controllo.

 

“African swine fever: A re-emerging viral disease threatening the global pig industry” Sánchez-Cordón PJ, et al. Vet J. 2018 Mar; 233:41-48.

silsUno studio ha voluto descrivere e illustrare la procedura di ovarioisterectomia laparoscopia-assistita mediante la tecnica di chirurgia laparoscopica ad incisione singola (SILS, Single Incision Laparoscopic Surgery) nel coniglio domestico.

La SILS prevede un’unica incisione di soli 2-3 cm lungo la linea mediana ventrale del paziente per l’ingresso della porta, ed in particolare per la porta di accesso multiplo SILS Port.

Questo tipo di chirurgia mini-invasiva, utilizzando una solo porta d’accesso e la tecnica di Hasson, offre un minor rischio di danni iatrogeni nei confronti dei visceri addominali.

Questa porta permette, ancora, di introdurre in modo semplice gli strumenti, il telescopio e i dispositivi di elettrocauterizzazione bipolare mediante 3 cannule integrate che forniscono una triangolazione ideale per intervenire in qualsiasi sito dell’addome.

Nei 3 casi di ovarioisterectomia descritti dagli autori, la lunghezza dell’incisione della parete addominale era inferiore rispetto alla lunghezza dell’incisione necessaria nella tecnica aperta; questa tecnica ha permesso di effettuare un numero inferiore di incisioni rispetto ad una tecnica ad accesso multiplo e, infine, ha comportato minori rischi per il cieco dei pazienti. La durata mediana dell’intervento è stata di 50 minuti (45-55 minuti) e in nessuno dei 3 soggetti sono state riscontrate complicanze intraoperatorie o nell’immediato postoperatorio.

 

“Single port laparoscopic-assisted ovariohysterectomy in 3 rabbits” Coleman KA et al. Journal of Exotic Pet Medicine. 2018 Jan; 27:21-24.

farmaci

Conoscere l’efficacia e la sicurezza dei farmaci antiepilettici (AEDs, antiepileptic drugs) nel gatto è di importanza cruciale per gestire al meglio l’epilessia felina.

Data la carenza di informazioni a riguardo, una review ha illustrato quanto attualmente noto riguardo l’efficacia e la tollerabilità relativa ai AEDs mediante una revisione sistematica della letteratura. Gli studi sono stati valutati sulla base della “qualità dell’evidenza”.

Sono stati inclusi 40 studi, di cui solo due sono stati classificati come studi controllati randomizzati in cieco; la maggior parte degli altri studi soffriva di un elevato rischio di bias.
Valutando singolarmente i profili di efficacia e sicurezza dei diversi AEDs, gli autori hanno dedotto che il fenobarbitale potrebbe essere attualmente considerato il farmaco di prima scelta, seguito da levetiracetam e imepitoina. Solo il profilo di sicurezza dell’imepitoina era supportato da un elevato grado di evidenza; diversamente, i profili di efficacia e sicurezza degli altri AEDs, così come l’efficacia dell’imepitoina, erano supportati da un grado di evidenza debole.

Gli autori concludono che, attualmente, il farmaco di prima scelta per il trattamento dell’epilessia nel gatto sia il fenobarbitale, seguito da levetiracetam e imepitoina. Tuttavia sono necessari ulteriori studi per definire delle linee guida per il trattamento di questa patologia del sistema nervoso nella specie felina.

 

“Systematic review of antiepileptic drugs' safety and effectiveness in feline epilepsy” Charalambous M, et al. BMC Vet Res. 2018 Mar; 14(1):64.

CampylobatteriosiLa poliradicoloneurite acuta (APN, acute polyradiculoneuritis) canina è una malattia immunomediata del sistema nervoso periferico che mostra diverse somiglianze con la sindrome di Guillain-Barré (GBS, Guillain-Barré syndrome) dell'uomo, di cui il Campylobacter spp. è attualmente considerato il principale agente scatenante. Sono poche le informazioni riguardo la relazione tra APN e Campylobacter spp. nei cani.

Uno studio caso-controllo su 27 cani di proprietà con sospetta APN e 47 cani sani ha indagato l’associazione tra infezione da Campylobacter spp. e APN. Sono state indagate, inoltre, le associazioni con ulteriori potenziali fattori di rischio, in particolare il consumo di carne di pollo cruda.

La presenza di Campylobacter spp. è stata valutata su campioni fecali tramite: coltura diretta, estrazione del DNA e reazione a catena della polimerasi (PCR).
I cani con APN, in cui il campione fecale è stato raccolto entro 7 giorni dall'insorgenza dei segni clinici, avevano una probabilità 9,4 volte maggiore di risultare positivi per Campylobacter spp. rispetto al gruppo controllo (P <0,001). É stata, inoltre, evidenziata un'associazione significativa tra lo sviluppo di APN e il consumo di pollo crudo (96% dei cani con APN, 26% dei cani del gruppo controllo). La specie di Campylobacter più comunemente identificata è stata il Campylobacter upsaliensis.

Il consumo di carne di pollo cruda, in quanto potenziale fonte di infezione da Campylobacter spp., è stato identificato come fattore di rischio per lo sviluppo di APN.

 

“Investigation of the Role of Campylobacter Infection in Suspected Acute Polyradiculoneuritis in Dogs” Martinez-Anton L et al. J Vet Intern Med. 2018 Jan;32 (1):352-360.

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