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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Eleonora Malerba

Eleonora Malerba

Lunedì, 04 Marzo 2019 21:17

Pulsossimetria nei cani brachicefali sani

brachiLa sindrome brachicefalica (SB) è caratterizzata da un aumento delle resistenze a carico delle vie aeree superiori a causa di anomalie conformazionali caratteristiche delle razze brachicefale.

In questo studio prospettico, sono stati valutati i valori di pulsossimetria (SpO2) e le concentrazioni dei gas nel sangue arterioso di 18 cani brachicefali (CB) sani e confrontato questi valori con quelli di 18 cani mesocefali e dolicocefali (CMD) sani.

Lo studio ha incluso cani portati a visita per un problema non correlato all’apparato respiratorio, il cui esame fisico ed esami del sangue non avessero evidenziato alterazioni rilevanti. Per ciascun cane è stato assegnato un punteggio alla sindrome brachicefalica basato su un questionario sottoposto al proprietario. In primo luogo, negli animali non sedati, sono stati registrati i valori di SpO2 ottenuti da almeno due siti diversi. Successivamente, i cani sono stati sedati e i valori di SpO2 sono stati nuovamente misurati e, simultaneamente, è stato prelevato un campione di sangue arterioso per l’esecuzione dell’esame emogasanalitico.

I valori di SpO2 erano significativamente più bassi nei CB rispetto ai CMD; diversamente non sono state evidenziate differenze statisticamente significative tra CB e CMD relativamente alle concentrazioni dei gas misurate nel sangue arterioso. Sulla base dello score assegnato alla SB, i CB con punteggio moderato (n=5) avevano una saturazione arteriosa dell’ossigeno con l’emoglobina significativamente più bassa rispetto ai CMD (n=18).

Sebbene i CB avessero valori di SpO2 statisticamente più bassi rispetto ai CMD, i valori medi di SpO2 erano compresi nell'intervallo di riferimento per entrambi i gruppi.

 

“Evaluation of Pulse Oximetry in Healthy Brachycephalic Dogs” Arulpagasam S, et al. J Am Anim Hosp Assoc. 2018 Nov/Dec;54(6):344-350. doi: 10.5326/JAAHA-MS-6654. Epub 2018 Oct 1.

mctI mastocitomi (MCT), nella specie canina, costituiscono quasi il 25% delle neoplasie cutanee. Il comportamento biologico di questo tumore può essere previsto sulla base delle caratteristiche istopatologiche che, però, sono soggette alla variabilità intra- e inter-osservatore. Per evitare questa variabilità, sono stati studiati diversi marker complementari. L'integrità della matrice extracellulare (MEC) può svolgere un ruolo protettivo contro la progressione tumorale e, quando compromessa, può favorire la proliferazione cellulare, l'angiogenesi, l'invasione e lo sviluppo di metastasi.

L’obiettivo di questo studio era quello di studiare il ruolo prognostico della quantificazione del collagene e delle fibre elastiche in corso di MCT.

Sono stati inclusi 38 casi di MCT cutaneo canino asportati chirurgicamente con margini ampi. Il collagene e le fibre elastiche intratumorali sono stati quantificati e confrontati con i gradi istopatologici, con la mortalità dovuta alla malattia e con la sopravvivenza post-chirurgica.

L'analisi morfometrica ha rilevato la presenza di una relazione significativa tra grado istopatologico e indice di collagene intratumorale. Inoltre, quest’ultimo parametro è stato considerato un indicatore indipendente per la mortalità e la sopravvivenza post-chirurgica.

Questi risultati supportano l’importanza del ruolo dell’indice di collagene intratumorale nella classificazione e nella prognosi dei MCT, suggerendo che preservare e/o favorire la sintesi del collagene potrebbero essere potenziali strategie per il trattamento del MCT canino.

 

“Intratumoral collagen index predicts mortality and survival in canine cutaneous mast celltumours” Daniel J, et al. Vet Dermatol. 2019 Jan 28. doi: 10.1111/vde.12726. [Epub ahead of print]

aneL’obiettivo di questo studio prospettico di coorte era quello di indagare gli effetti di una bassa dose di dexmedetomidina (DEX) seguita da un’infusione a velocità costante (CRI, constant rate infusion) e dell’antagonismo con atipamezolo sulle attività sistolica e diastolica in 11 gatti sani sottoposti ad anestesia con isofluorano.

Dopo aver effettuato un esame ecocardiografico transtoracico (EET), a ciascun gatto sono stati somministrati 5 μg/kg di DEX per via intramuscolare (IM). Dopo 10 minuti, è stato valutato il grado di sedazione, sono stati registrati eventuali effetti avversi ed è stato effettuato un secondo EET. Circa 40 minuti dopo la somministrazione di DEX, è stata indotta l'anestesia con isoflurano e con una CRI di DEX alla dose di 1 μg/kg/h per 80 minuti. Le variabili fisiologiche sono state registrate ogni 10 minuti e l’EET è stato ripetuto 10, 30 e 60 minuti dopo l'inizio dell'anestesia. Una volta interrotta la CRI di DEX, il suo effetto è stato antagonizzato mediante la somministrazione IM di 30 μg/kg di atipamezolo e, 10 minuti dopo, è stato ripetuto un ultimo EET.

Dopo la premedicazione con DEX, è stata osservata una blanda sedazione e un lieve ma significativo incremento della pressione arteriosa sistolica; il vomito è stato un effetto collaterale comune. La gittata cardiaca (GC) e la frequenza cardiaca sono diminuite durante l'anestesia; non sono state rilevate variazioni significative in questi due parametri a seguito dell’antagonizzazione con atipamezolo. Insufficienze valvolari di scarso significato clinico sono state frequentemente osservate dopo la premedicazione con DEX e durante la CRI. Le funzioni sistoliche radiali e longitudinali del miocardio non sono risultate essere influenzate dalla sedazione o dall'anestesia. Diversamente, la fase tardiva della diastole di entrambi i ventricoli era influenzata dall’anestesia con isofluorano e dalla CRI di DEX. Tuttavia, le performance globali del ventricolo sinistro non erano compromesse dai farmaci.

Gli effetti riscontrati in gatti sani premedicati con basse dosi di DEX e mantenuti in anestesia con isoflurano e CRI di DEX erano la riduzione della gittata cardiaca e la compromissione della fase tardiva della diastole.

 

“Dexmedetomidine low dose followed by constant rate infusion and antagonism by atipamezole in isoflurane-anesthetized cats: an echocardiographic study” Carvalho ER, et al. Vet Anaesth Analg. 2019 Jan;46(1):43-54. doi: 10.1016/j.vaa.2018.09.040. Epub 2018 Sep 27.

aeluroL’Aelurostrongylus abstrusus è un nematode della specie felina diffuso in tutto il mondo. I gatti infetti manifestano segni clinici molto variabili, talvolta lievi (secrezione nasale o tosse), talvolta molto gravi (serie difficoltà respiratorie).

Gli scopi di questo studio sieroepidemiologico erano quello di definire la prevalenza dell’infezione sostenuta da A. abstrusus nei gatti in Svizzera, individuare potenziali fattori di rischio e valutare la distribuzione biogeografica al fine di indagare l'influenza della temperatura e dell'altitudine sulla presenza di questo parassita.

A questo scopo, i sieri di 4067 gatti domestici sono stati testati per la presenza di anticorpi contro A. abstrusus tramite un nuovo saggio ELISA e i risultati sono stati correlati con le caratteristiche biogeografiche. Per l'analisi dei fattori di rischio, invece, è stato utilizzato un sottogruppo di dati estratti da 1000 di questi soggetti.

Complessivamente, il 10,7% (434/4067) dei gatti sono risultati positivi, con percentuali variabili dallo 0,0% al 20,0% in funzione della diversa area geografica. In particolare, era presente una differenza significativa tra la parte occidentale (13,9%) e quella orientale (9,2%) della Svizzera, probabilmente a causa della maggiore o minore idoneità delle caratteristiche ambientali per gli ospiti intermedi. In totale, il 90,3% (392/434) dei gatti sieropositivi proveniva da regioni situate ad un’altitudine inferiore ai 700 m sul livello del mare. Similmente, il 98,9% (429/434) dei campioni positivi apparteneva a gatti che vivevano in regioni in cui la temperatura media a gennaio fosse speriore ai -2 °C. Questi risultati avvalorano l’ipotesi che l'altitudine e la temperatura siano fattori limitanti per le infezioni da A. abstrusus. Per quanto riguarda i singoli fattori di rischio, la prevalenza era maggiore nei gatti interi (15,5%) rispetto ai gatti sterilizzati (5,8%). I gatti di età compresa tra gli 11 e i 22 mesi erano più frequentemente sieropositivi (10/76, 13,2%) rispetto ai gatti di 1-10 mesi (1/34, 2,9%) o ai gatti di età supeiore ai 22 mesi (58/889, 6,5%). I gatti outdoor tendevano ad essere più spesso sieropositivi rispetto ai gatti indoor (p=0,077); lo stesso era vero anche per i gatti che manifestavano segni clinici respiratori rispetto a quelli senza tali sintomi (p=0,086).

Gli autori concludono sottolineando l’utilità del test sierologico nell'identificazione dei soggetti infetti, al fine di poter valutare i potenziali fattori di rischio, sia a livello di popolazione generale che a livello individuale, superando le difficoltà connesse alla scarsa sensibilità dell’esame fecale.

 

“Seroprevalence, biogeographic distribution and risk factors for Aelurostrongylus abstrususinfections in Swiss cats” Gueldner EK, et al. Vet Parasitol. 2019 Feb;266:27-33. doi: 10.1016/j.vetpar.2018.12.013. Epub 2019 Jan 4.

2211L’obiettivo di questo studio clinico prospettico era quello di determinare la capacità delle concentrazioni di creatinchinasi (CK) plasmatica e peritoneale di prevedere la presenza di una lesione con strangolamento nei cavalli in colica.

L'attività della CK è stata misurata dal liquido peritoneale e dal plasma di 10 cavalli sani (gruppo di controllo) e di 61 cavalli in colica, di cui 40 con lesioni non strangolanti e 21 con lesioni strangolanti.

Al valore di cutoff di 16 UI/L della concentrazione di CK peritoneale era associata una sensibilità del 95,2% e una specificità dell'84,6% (valore predittivo positivo [PPV] = 76,9% e valore predittivo negativo [NPV] = 97%) nel prevedere la presenza di una lesione strangolante. Al valore di cutoff di 3,75 mmol/L di lattato peritoneale era associata una sensibilità dell'81% e una specificità del 92% (PPV = 85% e NPV = 90%) nel prevedere la presenza di una lesione strangolante.

I risultati di questo studio dimostrano che, nei cavalli in colica, la concentrazione di CK peritoneale è un marker più sensibile della presenza di una lesione con strangolamento, mentre la concentrazione di lattato peritoneale è un marker più specifico.

Gli autori concludono che la misurazione della CK nel liquido peritoneale può costituire una valutazione aggiuntiva importante per accelerare la diagnosi e il trattamento dei cavalli con lesioni intestinali con strangolamento, contribuendo a migliorarne l’outcome.

 

“Predictive value of plasma and peritoneal creatine kinase in horses with strangulating intestinallesions” Kilcoyne I, et al. Vet Surg. 2019 Feb;48(2):152-158. doi: 10.1111/vsu.13147. Epub 2018 Dec 26.

3 28Le diete ricche di carboidrati possono aumentare l'escrezione urinaria di cromo (Cr) e, di conseguenza, aumentarne il fabbisogno.

Questo studio aveva la finalità di valutare l'influenza esercitata dal tipo di cereale (orzo o mais) e dalla supplementazione di Cr sull'assunzione di cibo, sul comportamento alimentare e sull'aumento di peso nei vitelli da latte.

Quarantotto vitelli neonatali femmine di razza Holstein sono stati assegnati in maniera randomizzata a quattro diete sperimentali. Le diete erano a base di orzo (DBO) o a base di mais (DBM) integrata o meno con Cr sottoforma di Cr-metionina. Nella fase pre-svezzamento (dal 3° al 73° giorno di vita) il cromo è stato aggiunto nel latte; dopo lo svezzamento (dal 74° al 94° giorno di vita) è stato aggiunto in acqua preriscaldata.

Nella fase pre-svezzamento, la durata del pasto tendeva ad aumentare nei vitelli alimentati con la DBO rispetto a quelli alimentati con la DBM. Nella fase post-svezzamento, la quantità di alimento, l'intervallo di tempo tra i pasti e il tasso di alimentazione aumentavano parallelamente; diversamente, la frequenza dei pasti e il tempo di alimentazione diminuivano nel gruppo alimentato con la DBO rispetto al gruppo alimentato con la DBM. Nella fase pre-svezzamento, nei gruppi in cui la dieta era supplementata con Cr, l'efficienza alimentare, il peso corporeo al momento dello svezzamento e la circonferenza cardiaca aumentavano mentre i comportamenti orali a fini non-nutritivi tendevano a diminuire. Nella fase post-svezzamento, la supplementazione di Cr è risultata correlata ad una maggiore frequenza dei pasti ma non ad un aumento del tempo dedicato a questi, esitando comunque in un’aumentata assunzione di mangime starter. La supplementazione di Cr nelle fasi pre- e post-svezzamento, aumenta l’assunzione di alimento starter, il peso corporeo finale, l’incremento di peso giornaliero medio e la circonferenza del cuore. Nei vitelli alimentati con DBO e supplementata con Cr, l'aumento della frequenza e della durata della ruminazione ha determinato un aumento complessivo del tempo di ruminazione.

In conclusione, la tipologia di cereale non ha esercitato alcuna influenza sull'assunzione di mangime e sulle prestazioni di crescita; diversamente, la supplementazione di Cr, aumentando la frequenza dei pasti, ha ridotto i comportamenti orali a fini non-nutritivi e aumentato l'assunzione di mangime starter, migliorando così le prestazioni di crescita.

 

“Grain source and chromium supplementation: effects on feed intake, meal and ruminationpatterns, and growth performance in Holstein dairy calves” Kargar S, et al. Animal. 2018 Oct 29:1-7. doi: 10.1017/S1751731118002793. [Epub ahead of print]

cataractLe cataratte sono tra le più comuni malattie oculari e sono una delle principali cause di perdita della vista nell'uomo e nel cane. Jack Russell Terrier (JRT) e Labrador Retriever (LR) sono tra le razze canine più colpite dalla cataratta.

Questo studio si è posto gli obiettivi di analizzare le caratteristiche cliniche e l'outcome chirurgico della cataratta in JRT e LR in un centro di referenza oftalmologico.

A tal fine, le cartelle cliniche di 26 JRT e 18 LR con cataratta (44 cani; 81 occhi) sono state valutate retrospettivamente. Sono stati analizzati i dati relativi al segnalamento, all’anamnesi clinica, alle caratteristiche preoperatorie e all’outcome chirurgico.

L'età media era di 10,2±3,2 anni per i JRT e di 8,5±3,7 anni per i LR. Ventotto (63,6%) erano femmine e 16 (36,4%) erano maschi. La maggior parte dei cani (84,1%) presentava cataratta bilaterale. Le cataratte nucleari e corticali erano il tipo più prevalente in entrambe le razze (JRT: n=30, 61,2%; LR: n=16, 50,0%), sebbene anche quelle subcapsulari fossero frequenti nei LR (n=10, 33,3%). Sono state riscontrate delle differenze significative per quanto riguarda la posizione della cataratta all'interno della lente tra le due razze (P = 0,002). Le eziologie più comuni erano la senilità nel JRT (n=7) e la forma genetica nei LR (n=7). Altre patologie oculari concomitanti erano più frequenti nei cani con cataratta in stadio avanzato, e includevano alterazioni a carico della lente (n=18; JRT: n=15; LR: n=3), alterazioni retiniche (n=8; JRT: n=2; LR: n=6) e glaucoma (n=6; JRT: n=5; LR: n=1). Trentatre animali (75,0%, 51 occhi) sono stati sottoposti a facoemulsificazione con posizionamento di lenti intraoculari. Dai dati estrapolati dalle ultime cartelle cliniche di questo gruppo di pazienti, in 28 occhi (54,9%; JRT: n=21; LR: n=7) la funzione visiva era conservata, in 19 (37,3%; JRT: n=11; LR: n=8) la visione era alterata e in 4 (7,8 %; JRT: n=0; LR: n=4) la funzione visiva era assente. Le complicazioni postoperatorie sono state rilevate in 11 occhi (21,6%), ed erano più frequenti nei cani con cataratta in stadio avanzato.

Gli autori sottolineano la necessità di studi più ampi, che prendano in esame anche le altre razze canine e che indaghino i fattori che influenzano lo sviluppo e il decorso di tale patologia oculare, al fine di ottenere una caratterizzazione più esaustiva.

 

“Cataracts in Labrador Retriever and Jack Russell Terrier From the United Kingdom: A Two-YearRetrospective Study” Guerra R, et al. Top Companion Anim Med. 2018 Dec;33(4):109-113. doi: 10.1053/j.tcam.2018.09.001. Epub 2018 Sep 7.

ownerLo scopo di questa revisione della letteratura era quello di descrivere e valutare la qualità dell’evidenza relativamente ai fattori che influenzano la compliance dei proprietari di cani e gatti relativamente alle raccomandazioni sui trattamenti farmacologici e, più nello specifico, in quelle situazioni che richiedono la somministrazione di più farmaci.

A questo scopo è stata effettuata una ricerca bibliografica (PubMed, CAB Abstracts e Google) al fine di identificare la letteratura pertinente che rispettasse criteri di inclusione ed esclusione predeterminati. Per ciascun articolo selezionato è stata effettuata l'estrazione standardizzata dei dati e una valutazione critica volta a stabilire il grado di evidenza scientifica sulla base dei requisiti stabiliti dal Center for Evidence-Based Medicine.

Degli 8589 studi identificati, otto rispettavano i criteri di inclusione e sono stati inclusi nella revisione. Cinque degli otto studi selezionati indagava la compliance dei proprietari in corso di terapie antibiotiche a breve termine, e nessuno indagava la compliance in corso di trattamenti multipli. Ai fini della revisione, sono state utilizzate definizioni diverse di compliance, differenti metodi di valutazione della stessa e sono stati esaminati diversi fattori che potessero infuenzarla.

Sulla base delle indagini effettuate, i fattori che hanno influenzato la compliance in almeno uno degli studi erano il regime posologico, la comunicazione con i proprietari riguardo al regime posologico alla luce dei loro impegni/esigenze, il tempo dedicato alla comunicazione col proprietario, il tipo di malattia, il mese in cui erano avvenuti la consultazione e il trattamento, il rischio fisico, il rischio sociale e il metodo di somministrazione.

Ad oggi, le informazioni riguardanti i fattori che influenzano la compliance del proprietario relativamente alle raccomandazioni sui trattamenti farmacologici nei gatti e nei cani sono poche e di qualità scadente.

 

“Systematic review of the factors affecting cat and dog owner compliance with pharmaceuticaltreatment recommendations” Wareham KJ, et al. Vet Rec. 2019 Feb 2;184(5):154. doi: 10.1136/vr.104793. Epub 2018 Nov 19.

coicL’obiettivo di questo studio prospettico era quello di determinare le concentrazioni di sieroamiloide A (SAA, serum amyloid A) nelle coliche chirurgiche del cavallo e indagare l’associazione tra questo parametro e l’incidenza di complicazioni e infezioni post-operatorie.

A questo scopo, sono stati prelevati campioni di sangue da 51 cavalli sottoposti a celiotomia esplorativa per colica ai giorni 0, 1, 2, 4-6 e al momento della dimissione, al fine di misurare le concentrazioni di SAA e fibrinogeno e per effettuare la conta dei neutrofili.

Il 69% dei cavalli (n=35) ha sviluppato complicazioni tra cui: colica post-operatoria (n=13, 25%), reflusso post-operatorio (n=11, 22%), complicanze associate al catetere endovenoso (n=11, 22%), lieve ipertermia (n=11, 22%), infezione del sito chirurgico (n=9, 18%), grave ipertermia (n=7, 14%) e diarrea (n=4, 8%). Sono state riscontrate delle associazioni significative tra le concentrazioni di SAA al giorno 2 e lo sviluppo di colica post-operatoria (P=0,004), diarrea (P=0,042), complicanze associate al catetere endovenoso (P=0,008) e reflusso post-operatorio (P=0,008); similmente, sono state riscontrate delle associazioni significative tra le concentrazioni di SAA al giorno 4-6 e lo sviluppo di colica post-operatoria (P=0,004), diarrea (P=0,018). Inoltre, la concentrazione di SAA al momento della dimissione era associata all’incidenza di infezioni del sito chirurgico (P=0,001). Relativamente al fibrinogeno, le sue concentrazioni ai giorni 4-6 e alla dimissione erano associate allo sviluppo di colica post-operatoria (P=0,003), diarrea (P=0,004), complicanze del catetere endovenoso (P=0,002) e reflusso post-operatorio (P=0,023). Infine, non sono state osservate differenze significative per quanto concerne le concentrazioni di SAA, fibrinogeno o la conta dei neutrofili tra i cavalli che hanno sviluppato complicazioni post-operatorie di origine infettiva e quelli che hanno presentato complicazioni di natura non-infettiva.

La SAA era marcatamente aumentata nelle fasi post-operatorie in tutti i cavalli con colica chirurgica sottoposti a celiotomia, non consentendo una differenziazione tra complicazioni di origine infettiva e non. Il grado di infiammazione associato alla colica chirurgica è elevato e può aver influito sul valore predittivo della SAA per quanto riguarda lo sviluppo di infezione nel post-operatorio.

Sebbene la concentrazione di SAA misurata con un analizzatore point-of-care si sia dimostrata essere un marker più precoce di infezioni post-operatorie in corso di colica chirurgica, non è detto che sia più sensibile rispetto alla fibrinogenemia. D’altro canto, la SAA potrebbe essere più utile nel rilevare infezioni del sito chirurgico nel tardo post-operatorio.

 

“Serum amyloid A concentration in postoperative colic horses and its association with postoperative complications” Aitken MR, et al. Vet Surg. 2019 Feb;48(2):143-151. doi: 10.1111/vsu.13133. Epub 2018 Nov 29.

Mercoledì, 27 Febbraio 2019 18:21

Leptospiruria persistente nella specie canina

Leptospira Biflexa AntigenPer il trattamento dei cani con leptospirosi, si raccomanda la terapia con doxiciclina in quanto questa sembrerebbe essere dotata della capacità di eliminare l'agente patogeno da tutti i tessuti, compresi i tubuli renali.
Riuscire a debellare la Leptospira dai tubuli renali interrompe la leptospiruria e impedisce la trasmissione dell'infezione.

Questo lavoro descrive 5 casi di cani con pregressa leptospirosi in cui la leptospiruria persisteva nonostante il trattamento con doxiciclina (in quattro cani) e con enrofloxacina (in un cane).

La leptospiruria è stata confermata in tutti e 5 i cani tramite esame PCR. In 2 cani, la leptospiruria si è risolta dopo aver modificato la terapia, sostituendo la doxiciclina con l’enrofloxacina. Negli altri 3 cani, la doxiciclina e/o l'enrofloxacina si sono rivelate inefficaci nel risolvere la leptospiruria; in questi soggetti l’eliminazione urinaria della Leptospira si è arrestata solo a seguito della terapia con claritromicina.

I proprietari di animali domestici che hanno avuto la leptospirosi potrebbero essere esposti al rischio di contagio. Nello studio vengono, inoltre, discusse alcune ipotesi che giustifichino la persistenza della leptospiruria in questi soggetti.

 

“Persistent Leptospiruria in Five Dogs Despite Antimicrobial Treatment (2000-2017)” Mauro T and Harkin K. J Am Anim Hosp Assoc. 2019 Jan/Feb;55(1):42-47. doi: 10.5326/JAAHA-MS-6882. Epub 2018 Nov 14.

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