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Eleonora Malerba

Eleonora Malerba

Martedì, 02 Ottobre 2018 13:24

Perforazione esofagea in 5 cani

T1511C08 Fig06In corso di perforazione esofagea è generalmente raccomandata la gestione chirurgica. Tuttavia questa procedura è costosa e invasiva, e richiede un livello di abilità chirurgica elevato.

In questo studio sono descritti 5 casi di perforazione esofagea secondaria alla presenza di un corpo estraneo esofageo nel cane, trattati con una gestione conservativa.

I segni clinici, al momento della presentazione, erano tachicardia, tachipnea e aumento dello sforzo respiratorio. In tutti i casi è stato eseguito uno studio radiografico del torace che ha evidenziato la presenza di versamento pleurico e mediastinico, suggerendo la presenza di una perforazione esofagea. In 4 cani su 5, dopo la rimozione endoscopica del corpo estraneo, è stata evidenziata una discontinuità a tutto spessore della parete esofagea. Tutti i soggetti sono stati trattati con fluidoterapia e terapia antibiotica endovenosa, analgesia e inibitori di pompa protonica; un cane ha ricevuto prednisolone sodio succinato per via endovenosa a causa di una grave infiammazione del faringe. In 2 casi, in sede endoscopica, è stata posizionata una sonda gastrostomica percutanea per l’alimentazione.
Le complicazioni conseguenti alla rimozione del corpo estraneo faringeo comprendevano pneumotorace in 2 casi e pneumomediastino in 4 casi. Quattro dei 5 cani sono sopravvissuti e non hanno presentato complicazioni nelle 2-4 settimane dopo la dimissione; un cane, invece, è stato sottoposto ad eutanasia a seguito della polmonite da aspirazione sviluppatasi dopo la rimozione del corpo estraneo.

Gli autori concludono che, nei cani con perforazione dell'esofago secondaria alla presenza di un corpo estraneo, la gestione medica può essere una valida opzione terapeutica, alternativa alla gestione chirurgica.

 

“Medical management of esophageal perforation secondary to esophageal foreign bodies in 5 dogs” Teh H, et al. J Vet Emerg Crit Care (San Antonio). 2018 Sep;28(5):464-468. doi: 10.1111/vec.12757. Epub 2018 Aug 20.

vec12734 fig 0001 mLa dilatazione-torsione gastrica (GDV, gastric dilatation-volvolus) nel gatto è un evento raro ed è stata descritta in corso di ernia diaframmatica traumatica.

L’obiettivo di questo studio è quello di descrivere 2 casi di GDV in gatti che non avevano un’anamnesi di trauma o di ernia diaframmatica, ed evidenziare le differenze che contraddistinguono la GDV del gatto da quella del cane.

In entrambi i casi si trattava di gatte femmine sterilizzate di razza Persiana portate in visita per distress respiratorio. L’esame fisico iniziale aveva evidenziato tachipnea, dispnea e un addome gravemente disteso e dolorante. Le radiografie dell’addome avevano mostrato una dilatazione gassosa dello stomaco e dell’intestino in entrambe le gatte, ma solo in un caso la radiografia era diagnostica per GDV. La laparotomia esplorativa ha confermato la presenza di una GDV in entrambe le gatte e, in sede intraoperatoria, è stata effettuata la gastropessi con successo.

Questi 2 casi confermano che la GDV nel gatto non è esclusivamente associata all’ernia diaframmatica traumatica. Pertanto gli autori consigliano di considerare la GDV nell’elenco delle diagnosi differenziali del distress respiratorio e della distensione addominale del gatto, anche quando i reperti radiografici non sono quelli tipici di questa patologia.

 

“Spontaneous gastric dilatation-volvulus in two cats” Leary ML and Sinnott-Stutzman V. J Vet Emerg Crit Care (San Antonio). 2018 Jul;28(4):346-355. doi: 10.1111/vec.12734. Epub 2018 Jun 15.

IVRLPL’obiettivo di questo studio sperimentale era quello di determinare le concentrazioni di meropenem nel plasma e nel liquido sinoviale dell’articolazione radiocarpica dopo perfusione endovenosa isolata dell'arto (IVRLP, intravenous regional limb perfusion).

Nove cavalle adulte sane sono state sedate in stazione ed è stato iniettato meropenem (500 mg) nell'arto anteriore tramite IVRLP con l’ausilio di un tourniquet pneumatico ad una pressione di 400 mmHg. Il liquido sinoviale è stato prelevato dall’articolazione radiocarpica a 0, 0,5, 1, 2, 4, 6, 8, 12 e 18 ore dopo l'iniezione di meropenem. Campioni di sangue sono stati prelevati dalla vena giugulare agli stessi intervalli di tempo e 5 e 15 minuti dopo l'iniezione.

Le concentrazioni mediane di meropenem nel liquido sinoviale hanno raggiunto il valore più elevato 30 minuti dopo la IVRLP. Le concentrazioni di farmaco all’interno del fluido sinoviale variavano considerevolmente, con una concentrazione massima media di 25,6 μg/ml. Le concentrazioni sono rimaste al di sopra del limite soglia di sensibilità (1 μg/mL) per 3 ore (ultima concentrazione “non-zero” misurata, mediana) e 4,1 ore (valore previsto, media). Concentrazioni maggiori di 6 μg/mL sono state misurate per 2 ore (valore osservato, mediana) e 1,7 ore (valore previsto, media). Sei cavalle hanno manifestato un leggero gonfiore nel sito di iniezione.

La somministrazione di 500 mg di meropenem ha portato a concentrazioni inter-individuali altamente variabili e ha raggiunto livelli superiori alla concentrazione minima inibitoria per un arco di tempo molto esiguo considerando un intervallo di somministrazione giornaliero (ogni 24 ore).
Secondo i risultati di questo studio, la IVRLP con 500 mg di meropenem potrebbe risultare inefficace e, ancora peggio, potrebbe favorire il fenomeno dell’antibiotico-resistenza.

 

“Meropenem synovial fluid concentrations after intravenous regional limb perfusion in standing horses” Fontenot RL, et al. Vet Surg. 2018 Aug;47(6):852-860. doi: 10.1111/vsu.12940. Epub 2018 Jul 31.

HSAL’obiettivo di questo studio retrospettivo multicentrico era quello di definire e confrontare le caratteristiche cliniche dell’emangiosarcoma appendicolare (HSA, appendicular hemangiosarcoma) primario e dell’osteosarcoma teleangectasico (tOSA, telangiectatic osteosarcoma) nella specie canina.

A questo scopo sono state utilizzate le cartelle cliniche di 70 cani, 41 con HSA e 29 con tOSA, dalle quali sono stati ricavati i dati relativi a segnalamento, presentazione clinica, risposta al trattamento e prognosi. La diagnosi definitiva è stata effettuata sulla base dell’esame immunoistochimico.

I risultati dello studio hanno mostrato che i cani con HSA avevano una maggiore probabilità di essere maschi e che l’arto coinvolto fosse un posteriore; infatti, il 78% degli HSA era su un arto posteriore e, più frequentemente, a carico della tibia. I cani con tOSA pesavano una mediana di 9,9 kg (95% CI 4,6-15,3) in più rispetto ai cani con HSA. La maggior parte dei cani ha ricevuto un trattamento antineoplastico, che il più delle volte era consistito nell'amputazione dell’arto con o senza chemioterapia adiuvante. La sopravvivenza complessiva per i soggetti sottoposti ad amputazione e chemioterapia è stata di 299 giorni (IC 95% 123-750) nel caso dell’HSA e di 213 giorni (IC 95% 77-310) nel caso dell’tOSA. L'età più giovane e un trattamento più aggressivo sono stati associati a una sopravvivenza più lunga nei cani con HSA ma non in quelli con tOSA. Le percentuali di sopravvivenza a un anno non differivano tra i cani con HSA (28%) e quelli con tOSA (7%).

Nella popolazione di cani presa in esame in questo studio, sono state identificate caratteristiche cliniche distinte tra HSA e tOSA. Entrambi i tumori erano aggressivi, con un'alta incidenza di metastasi polmonari. Tuttavia, il trattamento locale (amputazione) combinato con la chemioterapia ha portato ad una sopravvivenza media di 7 mesi nei cani con tOSA e di 10 mesi nei cani con HSA.
Gli autori concludono che in presenza di lesioni litiche a carico delle ossa deve essere presa in considerazione, come diagnosi differenziale, l’HSA, specialmente nei cani di media taglia e in cui la lesione è a carico della tibia. L’HSA ha una presentazione clinica peculiare, ma una risposta terapeutica e un outcome simili a quelli dell’OSA. L'amputazione e la chemioterapia sembra prolunghino la sopravvivenza in alcuni cani con HSA e tOSA.

 

“Primary appendicular hemangiosarcoma and telangiectatic osteosarcoma in 70 dogs: A Veterinary Society of Surgical Oncology retrospective study” Giuffrida MA, et al. Vet Surg. 2018 Aug;47(6):774-783. doi: 10.1111/vsu.12926. Epub 2018 Jul 26.

Domenica, 30 Settembre 2018 16:18

Avvelenamento da rodenticidi nel gatto

cat staring ratL’obiettivo di questo studio retrospettivo (dal 2000 al 2010) era quello di stimare la prevalenza dell’esposizione e intossicazione da rodenticidi nella specie felina, e di descrivere l’uso e l’efficacia della decontaminazione gastrointestinale (GID, gastrointestinal decontamination).

Il numero medio per anno di gatti presentati per esposizione a rodenticidi è risultato di 13 su 3.336 (0,39%) e ha totalizzato 146 casi in 11 anni. I gatti intossicati avevano una probabilità significativamente più elevata di essere giovani (P <0,001) e interi (P <0,001), e il rischio era significativamente maggiore nella stagione autunnale (P = 0,002). La maggior parte dei gatti viveva in casa (67,6%). Il tipo di rodenticida era sconosciuto nel 50% (71/142) dei casi. Nei casi in cui il tipo di rodenticida era noto, in 59/142 (41,5%) era un rodenticida anticoagulante, in 7/142 (4,9%) il principio attivo era il colecalciferolo e in 5/142 (3,5%) era la brometalina. La GID è stata tentata in 21/36 (58%) gatti con esposizione ad un rodenticida anticoagulante noto. L’induzione del vomito è stata tentata in 17/21 (81%) e il carbone attivo è stato somministrato a 14/21 (67%) gatti sottoposti a GID. Questo studio non ha evidenziato un effetto significativo della GID sul prolungamento del tempo di protrombina (PT) dopo 48 ore dall'esposizione.

Dal momento che la GID non sembra condizionare l’outcome nei gatti esposti a rodenticidi anticoagulanti, gli autori consigliano di effettuare sempre una misurazione del PT 48 ore dopo la prima esposizione, indipendentemente dal fatto che la GID sia stata eseguita. Il trattamento dovrebbe essere scelto sulla base del risultato del PT. La decontaminazione gastrointestinale deve essere eseguita a discrezione del clinico in funzione dell’anamnesi, dei rischi, della dose tossica calcolata, della bassa prevalenza di intossicazione da rodenticidi nei gatti, della resistenza generale dei felini a questi veleni e delle opzioni di trattamento possibili.

 

Retrospective evaluation of feline rodenticide exposure and gastrointestinal decontamination: 146 cases (2000-2010)” Walton KL and Otto CM. J Vet Emerg Crit Care (San Antonio). 2018 Sep;28(5):457-463. doi: 10.1111/vec.12748. Epub 2018 Aug 21.

 

Giovedì, 27 Settembre 2018 00:37

Infusione di alfaxalone nella specie felina

anesthesiaL’obiettivo di questo studio prospettico randomizzato era quello di determinare l’emivita contesto-sensibile dell’alfaxalone dopo infusione endovenosa di diversa durata e calcolare il tempo necessario per ridurre la concentrazione plasmatica del 95%.

A questo scopo è stato impiegato un gruppo costituito da sei gatti maschi castrati di 1 anno d’età ai quali è stato somministrato, per via endovenosa, alfaxalone utilizzando un sistema di infusione controllato in modo da ottenere una concentrazione plasmatica di principio attivo pari a 7,6 mg/L. L'infusione ha avuto una durata di 30 (n = 2), 60 (n = 2) o 240 (n = 2) minuti. Campioni di sangue sono stati raccolti prima della somministrazione del farmaco e più volte durante e dopo l’infusione, fino a 8 ore dopo l’interruzione della stessa, al fine di determinare la concentrazione di alfaxalone plasmatico.

I tempi di emivita contesto-sensibile erano di 2 e 8 minuti per infusioni di 30 minuti, di 6 e 9 minuti per infusioni della durata di 60 minuti, di 18 e 20 minuti per infusioni di 240 minuti. Il tempo necessario affinché la concentrazione plasmatica di alfaxalone si riducesse del 90% variava da 7 a 120 minuti in funzione della durata dell’infusione.

Gli autori concludono che il tempo di recupero dopo anestesia con alfaxalone nei gatti sia influenzato dalla durata dell'infusione controllata.

 

“Pharmacokinetics of alfaxalone infusions, context-sensitive half time and recovery times in male neutered cats” Pypendop BH, et al. Vet Anaesth Analg. 2018 Sep;45(5):630-639. doi: 10.1016/j.vaa.2018.06.003. Epub 2018 Jun 30.

canine porto fig 1 cropL’obiettivo di questo studio di coorte retrospettivo era quello di definire quali siano l’incidenza, l’outcome e i fattori di rischio che predispongono all’insorgenza di segni neurologici e di crisi convulsive dopo la riduzione chirurgica di un singolo shunt portosistemico congenito nella specie canina.

Sono state raccolte le cartelle cliniche di 253 cani con shunt portosistemico congenito, dalle quali sono stati ricavati i dati relativi al segnalamento e agli aspetti clinici pre- e post-operatori.

Dopo la riduzione chirurgica dello shunt, 28 cani (11,1%) avevano sviluppato segni neurologici, di cui 12 (4,7%) avevano manifestato crisi convulsive. Cinque di questi 28 cani (17,9%) sono deceduti prima della dimissione. I fattori di rischio associati allo sviluppo di segni neurologici dopo la riduzione chirurgica dello shunt includevano la presenza di encefalopatia epatica immediatamente prima dell'intervento (P =0,038; odds ratio [OR] 2,7) e l'età più avanzata (P <0,001; OR 1,5) . I fattori di rischio per lo sviluppo di crisi convulsive erano, anche in questo caso, la presenza di encefalopatia epatica immediatamente prima dell'intervento (P = 0,048; OR 3,5) e l'età più avanzata (P =0,009; OR 1,4). Diversamente non è stata trovata alcuna associazione tra la posizione dello shunt portosistemico (extraepatico o intraepatico) e l’insorgenza di segni neurologici (P = 0,532) o crisi convulsive (P = 0,620) successivamente alla riduzione chirurgica. Infine, la somministrazione preventiva di levetiracetam non ha influenzato la probabilità di sviluppare segni neurologici (P = 0,991) o crisi convulsive (P = 0,752).

Nei cani con shunt portosistemico congenito, la presenza di encefalopatia epatica nel preoperatorio e l’età più avanzata aumentano la probabilità, dopo la riduzione chirurgica, di sviluppare sintomi neurologici e convulsioni. La somministrazione preventiva di levetiracetam non sembra proteggere i soggetti dallo sviluppo di tali sintomi. Per questi motivi gli autori consigliano di non ritardare eccessivamente la riduzione chirurgica dello shunt e di provvedere a stabilizzare al meglio i segni clinici di encefalopatia epatica nel preoperatorio per prevenire lo sviluppo di sintomi neurologici e di crisi convulsive.

 

“Incidence and risk factors for neurological signs after attenuation of single congenitalportosystemic shunts in 253 dogs” Strickland R, et al. Vet Surg. 2018 Aug;47(6):745-755. doi: 10.1111/vsu.12925. Epub 2018 Aug 7.

Gastric Ulcers backL’obiettivo di questo studio era quello di determinare se la somministrazione di un antinfiammatorio non steroideo (FANS) con una azione inibitoria selettiva nei confronti dell’enzima ciclossigenasi-2 (COX-2) riduce la probabilità di sviluppare ulcera gastrica e infiammazione gastrointestinale rispetto all’impiego di un FANS non selettivo.

Venticinque cavalli adulti sani sono stati assegnati in modo casuale a 3 gruppi terapeutici: placebo (n = 5), fenilbutazone (n = 10) o firocoxib (n = 10), somministrati giornalmente per 10 giorni. Ai giorni 0 e 10 è stata effettuata una gastroscopia per valutare la presenza di ulcere a carico della mucosa squamosa e ghiandolare. Ai giorni 0, 10 e 20 sono stati raccolti campioni fecali per testare la concentrazione di mieloperossidasi (MPO) fecale.

Entrambe le classi di FANS hanno determinato danni a carico dell’apparato gastroenterico, come dimostrato dalla insorgenza di ulcere gastriche e dalle concentrazioni di MPO nelle feci. Nei cavalli che avevano ricevuto fenilbutazone, al giorno 10, la gravità delle ulcere gastriche a carico della mucosa ghiandolare e le concentrazioni di MPO nelle feci erano significativamente maggiori (rispettivamente P<0,001 e P=0,0018). L’aumento della concentrazione di MPO nelle feci si è ridotto significativamente 10 giorni dopo la cessazione del trattamento con firocoxib, ma sono rimasti maggiori rispetto al giorno 0 nel gruppo di cavalli trattati con fenilbutazone.

Sebbene entrambe le classi di FANS abbiano determinato l’insorgenza di ulcere gastriche, il firocoxib (FANS con azione selettiva nei confronti della COX-2) ha indotto ulcere ghiandolari meno gravi. Sebbene in entrambi i gruppi l’impiego dei FANS abbia determinato un aumento della concentrazione di MPO nelle feci dopo 10 giorni di trattamento, questo aumento era significativo solo nei cavalli che ricevevano fenilbutazone, un FANS ad azione inibitoria non-selettiva per la COX-2.
Gli autori concludono che i risultati di questo studio suggeriscono che entrambe le classi di FANS inducono lesioni gastrointestinali nei cavalli; tuttavia, ai dosaggi utilizzati in questo studio, il firocoxib (FANS ad azione selettiva per la COX-2) ha provocato lesioni meno gravi.

 

“Effect of selective versus nonselective cyclooxygenase inhibitors on gastric ulceration scores and intestinal inflammation in horses” Richardson LM, et al. Vet Surg. 2018 Aug;47(6):784-791. doi: 10.1111/vsu.12941. Epub 2018 Aug 9.

Domenica, 16 Settembre 2018 11:38

Monitoraggio glicemico domiciliare nel gatto

HBGMUno studio ha valutato l’accettazione del monitoraggio glicemico domiciliare (HBGM, home blood glucose monitoring) da parte di proprietari di gatti diabetici neo-diagnosticati, come questa scelta impatta sulla qualità della vita (QoL, quality of life) dei gatti e dei proprietari, e ha analizzato le variazioni glicemiche durante un follow-up di 6 mesi.

I proprietari di gatti diabetici sono stati istruiti su come effettuare il monitoraggio glicemico domiciliare e, in base alla loro capacità e disponibilità, sono stati suddivisi in: gruppo HBGM e gruppo non-HBGM. L’esperienza dei proprietari è stata valutata mediante un questionario e sono state registrate le informazioni relative al grado di accettazione e le ragioni del rifiuto di questa pratica. Nei successivi 6 mesi, sono stati analizzati i cambiamenti nella QoL e sono state confrontate le variazioni dei parametri che riflettono il controllo glicemico (segni clinici, fruttosamine sieriche, valore di glicemia media/minima/massima/pre-insulina) tra i due gruppi ai mesi 1, 3 e 6, così come all’interno di ciascun gruppo tra il momento della diagnosi e i medesimi follow-up.

Sono stati inclusi un totale di 38 gatti: 28 (74%) nel gruppo HBGM e 10 (26%) nel gruppo non-HBGM. Non sono state rilevate differenze significative tra i 2 gruppi in nessuno dei time-point prestabiliti sia per quanto concerne la QoL che per quanto riguarda i parametri indicativi del controllo glicemico, ad eccezione del valore di glicemia massimo al 6 ° mese (inferiore nel gruppo HBGM). Tuttavia, il punteggio relativo alla QoL, che prendeva in considerazione anche il grado di preoccupazione dei proprietari per quanto concerne la malattia, gli episodi ipoglicemici, i costi e i parametri glicemici, migliorava in tutti i time-point all'interno del gruppo HBGM ma non all'interno del gruppo non-HBGM. La remissione si è verificata in 9 dei 28 gatti (32%) del gruppo HBGM e in 1 dei 10 gatti (10%) del gruppo non-HBGM (P = 0,236).

Il monitoraggio glicemico domiciliare è stato accettato ed effettuato con successo dalla maggior parte dei proprietari di gatti diabetici. La QoL è migliorata nel gruppo HBGM e non nel gruppo non-HBGM. Sebbene non siano state rilevate differenze nel controllo glicemico tra i gruppi HBGM e non-HBGM durante i 6 mesi di follow-up, sono stati registrati miglioramenti significativi della glicemia nel gruppo HBGM.

 

“Acceptance of home blood glucose monitoring by owners of recently diagnosed diabetic cats and impact on quality of life changes in cat and owner” Hazuchova K1, et al. J Feline Med Surg. 2018 Aug;20(8):711-720. doi: 10.1177/1098612X17727692. Epub 2017 Sep 15.

fecalLa diarrea neonatale del vitello è generalmente causata da agenti infettivi ed è un evento molto comune che comporta sostanziali perdite economiche. I tannini sono noti per le loro proprietà astringenti e antinfiammatorie nel tratto gastroenterico.

Lo scopo di questo studio era quello di valutare l'effetto della somministrazione orale di tannini di castagno (Castanea sativa Mill.) sulla durata dell’evento diarroico in 24 vitelli di razza Frisona affetti da diarrea neonatale. I soggetti inclusi sono stati divisi in un gruppo di controllo (C), al quale è stato somministrato Effydral® in 2 litri di acqua calda, e un gruppo trattato con tannini (T), che ha ricevuto Effydral® in 2 litri di acqua calda cui sono stati aggiunti 10 grammi di estratto di tannini di castagno in polvere.

La durata dell’evento diarroico è risultata significativamente maggiore nel gruppo C (10,1 ± 3,2 giorni) rispetto al gruppo T (6,6 ± 3,8 giorni) (p = 0,02).

Sia in medicina umana che veterinaria, l’impiego di trattamenti fitoterapici in corso di svariate patologie è diventato sempre più comune al fine di ridurre la presenza di molecole antibiotiche nella catena alimentare e nell'ambiente. I risultati di questo studio suggeriscono che la somministrazione di tannini sembri accorciare la durata dell’evento diarroico, supportando l’efficacia astringente dei tannini di castagno nel vitello, come già riportato nell’uomo. Gli autori affermano che l'uso di tannini di castagno potrebbe rappresentare un trattamento efficace e a basso impatto nei vitelli con diarrea neonatale.

 

“Oral administration of chestnut tannins to reduce the duration of neonatal calf diarrhea” Bonelli F, et al. BMC Vet Res. 2018 Jul 28;14(1):227. doi: 10.1186/s12917-018-1549-2.

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