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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Eleonora Malerba

Eleonora Malerba

acariI gatti possono essere infestati da diverse specie di ectoparassiti, tra cui Ctenocephalides felis e Otodectes cynotis.

Lo scopo di questo studio era quello di valutare l'efficacia di una singola applicazione topica di fluralaner contro le infestazioni spontanee sostenute da C. felis e O. cynotis in gatti randagi (studio 1) e in gatti di proprietà (studio 2) nell'Italia centrale e meridionale.

Il numero di pulci vive presenti su ciascun gatto al giorno 0 variava da 1 a più di 30 (media 11,9 nello studio 1; 14,6 nello studio 2) mentre non sono state trovate pulci vive ai giorni 7 e 84 dopo l'applicazione topica di fluralaner. Il numero di acari vivi trovati su ciascun gatto al giorno 0 variava da 1 a 42 (media 6,4 nello studio 1; 8,9 nello studio 2) mentre nessun acaro vivo è stato trovato ai giorni 7 e 84 dopo l'applicazione topica del fluralaner.

Gli autori concludono che l’applicazione topica del fluralaner elimina completamente le pulci e gli acari dalle orecchie dei gatti infestati ed è efficace al 100% contro entrambi i parassiti fino a 84 giorni dopo il trattamento.

 

“Efficacy of fluralaner spot-on solution for the treatment of Ctenocephalides felis and Otodectescynotis mixed infestation in naturally infested cats” Bosco A, et al. BMC Vet Res. 2019 Jan 16;15(1):28. doi: 10.1186/s12917-019-1775-2.

PigletÈ stato osservato che la mortalità dei suinetti nei sistemi di allevamento all'aperto varia durante l'anno, e una ragione di questa variazione potrebbe essere correlata alle fluttuazioni della temperatura all’interno delle zone destinate al ricovero (capanne) in quanto la temperatura ambientale, sia direttamente che indirettamente, potrebbe influenzare la sopravvivenza dei suinetti.

Pertanto, lo scopo di questo studio osservazionale era quello di indagare l'impatto esercitato dalla temperatura all’interno delle aree destinate al parto e le sue variazioni durante l’anno solare sulla natimortalità e sulla mortalità neonatale.

Lo studio è stato condotto presso cinque allevamenti di suini biologici. Dalle valutazioni effettuate è emerso che sia le variazioni climatiche che si verificano durante l’anno solare (P = 0,004) che la temperatura nelle zone destinate al parto (P = 0,002) influenzano la percentuale di natimortalità. Il rischio è risultato essere più basso in inverno; in particolare, però, durante questa stagione, notevoli escursioni termiche all’interno dei rifugi tra il giorno preparto e quello del parto aumentavano il rischio di natimortalità (P = 0,013). Durante le stagioni calde, il tasso di natimortalità aumentava quando le temperature superavano i 27 °C. Le fluttuazioni climatiche stagionali influenzavano anch’esse la percentuale di mortalità neonatale (P = 0,009), ottenendo i valori più bassi in primavera. Diversamente, la temperatura nelle zone parto sembra non influenzare la mortalità neonatale.

Gli autori ipotizzano, pertanto, che siano altri i fattori che influenzino la mortalità neonatale; ad esempio le differenze nella quantità di ore di luce potrebbero essere responsabili di un andamento stagionale della produttività delle nidiate e della lattazione.

 

“Does hut climate matter for piglet survival in organic production?” Schild SA, et al. Animal. 2018 Aug 16:1-9. doi: 10.1017/S175173111800201X. [Epub ahead of print]

distrattNegli ultimi anni, l'artroscopia dell'anca è stata sempre più spesso praticata anche per le malattie ortopediche (tra cui la displasia dell'anca, l'artrosi e per l’ispezione dell’articolazione) dei piccoli animali. Tuttavia, le ridotte dimensioni degli spazi articolari rendono difficile la manipolazione dello strumento e la profondità dei tessuti rende difficile la distrazione dello spazio articolare. Inoltre, quando la distrazione è effettuata manualmente, è molto difficile mantenerla costante nel tempo. Per superare queste difficoltà, in medicina umana si fa ricorso all’impiego di distrattori.

L’obiettivo di questo studio era quello di valutare l’efficacia tecnica dell'impiego di distrattori applicati all’articolazione dell’anca nei cani di piccola taglia sottoposti ad artroscopia. In particolare, sono stati valutati i potenziali danni iatrogeni neurovascolari e articolari confrontando l’impiego del distrattore con la distrazione manuale.

La media ± DS della distanza di distrazione articolare era di 8,88 ± 3,54 mm nel gruppo di cani in cui era stato posizionato il distrattore, mentre era di 2,37 ± 0,82 mm nel gruppo in cui la distrazione era effettuata manualmente. Grazie al maggiore spazio a disposizione, i chirurghi potevano posizionare più facilmente un portale per l'artroscopia e più comodamente manipolare lo strumento all’interno dell’articolazione. Inoltre, il danno a livello di cartilagine acetabolare era significativamente maggiore (p = 0,004) nel gruppo sottoposto a distrazione manuale, mentre il danno articolare alla testa del femore era simile (p = 0.940) in entrambi i gruppi.

I risultati di questo studio hanno rivelato che l'uso di un dispositivo distrattore può essere una valida opzione per eseguire l'artroscopia dell'anca nei piccoli animali. Il dispositivo ha migliorato significativamente le prestazioni del chirurgo e ha ridotto il danno iatrogeno a livello di cartilagine rispetto alla distrazione manuale. Sono necessari ulteriori studi per quantificare il rischio di neuroaprassia associata al posizionamento del distrattore.

 

“Evaluation of a self-retaining distractor for hip joint arthroscopy in toy breed dogs” Kim J, et al. BMC Vet Res. 2019 Jan 23;15(1):35. doi: 10.1186/s12917-019-1779-y.

Domenica, 03 Febbraio 2019 19:49

Intussuscezione colo-colica in un coniglio

16486116 coniglio europeo o coniglio comune 2 mesi di età oryctolagus cuniculus su sfondo biancoUn coniglio domestico (Oryctolagus cuniculus) maschio castrato di 7 anni è stato portato a visita con una anamnesi che riferiva diversi giorni di anoressia e adipsia.

Inizialmente fu sospettato che il problema derivasse da una grave malattia dentale e da un ileo paralitico. A causa di un mancato miglioramento clinico e di una riduzione della produzione urinaria, il coniglio è stato successivamente sottoposto ad indagini più approfondite, tra cui anche una ecografia addominale.

Le indagini hanno rivelato la presenza di una intussuscezione colo-colica. Il soggetto è stato pertanto sottoposto ad eutanasia e ad un esame necroscopico che ne ha confermato i reperti della diagnostica per immagini.

L'esame istopatologico delle porzioni di colon coinvolte ha rivelato la presenza di necrosi, infiammazione ed emorragia. Tuttavia non è stato possibile individuare una causa sottostante responsabile della paratopia.

 

“COLOCOLIC INTUSSUSCEPTION IN A DOMESTIC RABBIT (ORYCTOLAGUS CUNICULUS)” KaylaHasseB.A, et al. Journal of Exotic Pet Medicine. 2019, 30:69-71.

CLL or small cell lymphoma in a catLo scopo di questo studio era quello di descrivere le caratteristiche cliniche di gatti affetti da leucemia linfoblastica acuta, in cui la diagnosi fosse stata emessa sulla base dei recenti criteri diagnostici stabiliti per la specie canina.

Sono stati inclusi 6 gatti in cui l'origine linfoide della neoplasia fosse stata confermata tramite PCR, citofluorimetria o immunoistochimica.

Il riscontro di sintomi clinici aspecifici, quali letargia e anoressia, era un reperto comune, così come comuni erano anche alcune alterazioni laboratoristiche quali l’anemia e la trombocitopenia. Quattro gatti presentavano leucocitosi, mentre gli altri 2 erano leucopenici; il numero di linfoblasti nei campioni ematici differivano da un soggetto all’altro. In 4 gatti i linfoblasti originavano dalle cellule della linea B, in 1 gatto dalle cellule della linea T, mentre i linfoblasti del sesto gatto erano positivi sia per il marcatore CD21 (cellule B) che per il marcatore CD8 (cellule T). Cinque dei sei gatti sono stati sottoposti a chemioterapia e in due di questi è stata osservata una risposta parziale. La sopravvivenza complessiva mediana è stata di 55 giorni (range 1-115).

Ogni qualvolta siano presenti dei linfoblasti nel sangue periferico, anche quando in piccole quantità, deve essere considerata tra le possibili diagnosi differenziali la leucemia linfoblastica acuta. Nella specie felina, come in quella canina, la prognosi è scarsa; sono necessari ulteriori studi per definire un trattamento efficace.

 

“Clinical and clinicopathological characteristics of acute lymphoblastic leukaemia in six cats” Tomiyasu H, et al. J Small Anim Pract. 2018 Dec;59(12):742-746. doi: 10.1111/jsap.12917. Epub 2018 Aug 31.

imagesL’obiettivo di questo studio clinico prospettico, randomizzato, in cieco era quello di confrontare l'efficacia e la qualità dell'analgesia fornita da infusioni a velocità costante (CRI, constant rate infusion) di idromorfone e fentanil nella specie canina.

Lo studio ha incluso 29 cani che necessitavano di un'infusione con agonisti μ-oppioidi per la gestione del dolore post-chirurgico o medico. Questi soggetti sono stati randomizzati in due gruppi: al gruppo I è stato somministrato idrossimorfone alla dose di 0,025 o 0,05 mg/kg in bolo seguito da un’infusione di 0,03 mg/kg/h; al gruppo F è stato somministrato fentanil alla dose di 2,5 o 5 μg/kg in bolo seguito da un’infusione di 3 μg/kg/h. Ad intervalli di tempo regolari, ogni cane veniva sottoposto a valutazioni finalizzate ad assegnare un punteggio al dolore, al grado di sedazione e alla presenza di nausea. Eventuali variazioni di dosaggio erano effettuate sulla base di protocolli prestabiliti. La somministrazione dell’oppioide poteva essere interrotta qualora l’animale fosse addolorato nonostante l'aumento della dose o qualora comparissero effetti avversi.

I punteggi del dolore erano bassi in entrambi i gruppi e non differivano in maniera significativa. Anche i punteggi relativi al grado di sedazione e alla presenza di nausea non erano statisticamente differenti tra i gruppi.

I risultati dello studio supportano l’ipotesi che la CRI di idromorfone e quella di fentanil siano ugualmente efficaci nel trattamento del dolore nella specie canina, senza inoltre mostrare differenze significative per quanto riguarda gli effetti collaterali. Gli autori concludono che entrambi i farmaci possono essere impiegati per il controllo del dolore post-chirurgico o medico.

 

“Comparison of fentanyl and hydromorphone constant rate infusions for pain management in dogs in an intensive care unit” Biello P, et al. Vet Anaesth Analg. 2018 Sep;45(5):673-683. doi: 10.1016/j.vaa.2018.05.005. Epub 2018 Jun 7.

Martedì, 29 Gennaio 2019 04:31

Epatite da accumulo di rame nel cane

Canine liver dog No 4 Copper is concentrated in the cytoplasm of centrilobular andL'epatite associata all’accumulo di rame (EAAR) è una condizione sempre più riconosciuta nel cane ed è stato ipotizzato che i difetti ereditari nel metabolismo del rame siano stati esacerbati dalla maggiore presenza di questo elemento nell’ambiente.

L’obiettivo di questo studio retrospettivo era quello di quantificare le concentrazioni di rame in 546 campioni di tessuto epatico ed indagare potenziali associazioni temporali, demografiche e istologiche in un arco di tempo della durata di 34 anni.

Nel periodo 2009-2015, la concentrazione mediana di rame nel tessuto epatico era 101 μg/g nelle razze non predisposte all’epatite da accumulo di rame e 313 μg/g nelle razze predisposte; in entrambi i casi questa concentrazione era significativamente maggiore rispetto alla mediana ottenuta nel periodo 1982-1988. In queste fasce temporali, la percentuale di cani con una concentrazione di rame epatico > 300 μg/g è aumentata dal 28% al 49% nelle razze non predisposte e dal 48% al 71% nelle razze predisposte. Allo stesso modo, nei cani con epatite, la concentrazione mediana di rame nel fegato è aumentata di 3 volte sia nelle razze non predisposte (P = 0,004) che nelle razze predisposte (P <0,001).

Il fatto che negli ultimi anni la diagnosi di questa patologia sia diventata sempre più frequente, e non solo nelle razze predisposte, è probabilmente dovuto alla maggiore esposizione a questo elemento e ad una sua maggiore concentrazione nel tessuto epatico.

 

“Hepatic copper concentrations in 546 dogs (1982-2015)” Strickland JM, et al. J Vet Intern Med. 2018 Nov;32(6):1943-1950. doi: 10.1111/jvim.15308. Epub 2018 Oct 7.

Martedì, 29 Gennaio 2019 04:23

Gengivostomatite cronica felina

1106143774Lo scopo di questo studio era quello di indagare se la gengivostomatite cronica felina (GSCF) fosse più diffusa in un ambiente domestico in cui il gatto vive da solo o in quello in cui sono presenti altri gatti, se il numero di gatti conviventi o l'accesso all'aperto rappresentino fattori di rischio per la GSCF e se il numero di gatti conviventi costituisca un utile indicatore prognostico per il trattamento chirurgico standard.

Di ciascun gatto con GSCF sono stati registrati i seguenti dati: numero di gatti conviventi, possibilità di accesso all'esterno, numero di gatti conviventi con GSCF, outcome a distanza di 6 mesi dalla chirurgia, anamnesi indicativa di malattia delle vie aeree superiori nei gatti conviventi e informazioni di carattere demografico. Le stesse informazioni sono state raccolte da un gruppo di gatti con caratteristiche demografiche simili con diagnosi di malattia parodontale ma senza GSCF (gruppo di controllo).

Sono stati inclusi 76 gatti, di cui 36 (47%) avevano GSCF e 40 (53%) costituivano il gruppo di controllo. È risultato che i gatti con GSCF, rispetto al gruppo di controllo, provenivamo più spesso da ambienti domestici condivisi con altri gatti e che il rischio era maggiore all’aumentare del numero dei gatti conviventi. Un’anamnesi suggestiva di malattia delle vie respiratorie superiori e l'accesso all'esterno non erano associati al rischio di GSCF. Il numero di gatti conviventi non era associato all’outcome chirurgico.

Questo studio suggerisce che i gatti con GSCF provengono più frequentemente da ambienti domestici condivisi e che il rischio di sviluppare questa patologia è tanto più elevato quanto maggiore è il numero di gatti conviventi. Queste caratteristiche epidemiologiche della GSCF potrebbero far supporre un'eziologia infettiva.

“Feline chronic gingivostomatitis is more prevalent in shared households and its risk correlates with the number of cohabiting cats” Peralta S and Carney PC. J Feline Med Surg. 2019 Jan 21:1098612X18823584. doi: 10.1177/1098612X18823584. [Epub ahead of print]

Martedì, 29 Gennaio 2019 04:16

Ulcera gastrica nella specie equina

shutterstock 391243900 600xAd oggi, i fattori di rischio per lo sviluppo dell’ulcera gastrica della mucosa ghiandolare (EGGD, equine glandular gastric disease) non sono stati descritti nei cavalli da corsa purosangue.

Gli scopi di questo studio erano quello di indagare i possibili fattori di carattere gestionale associati al rischio di EGGD e quello di individuare i segni clinici di questa malattia confrontandoli con quelli dell’ulcera gastrica della mucosa squamosa (ESGD, equine squamous gastric disease).

Sono stati inclusi 109 cavalli da corsa purosangue sottoposti ad esame gastroscopico e i cui proprietari avessero compilato un questionario riguardante la gestione, l'alimentazione, l'esercizio fisico e la salute del loro cavallo.
I risultati hanno evidenziato che i fattori di carattere gestionale e i sintomi clinici erano diversi tra EGGD e ESGD. Soggetti sottoposti ad esercizio fisico per più di 5 giorni alla settimana avevano un rischio 10,4 volte maggiore di sviluppare EGGD. I cavalli con performance inferiori alle aspettative avevano una probabilità 3,7 volte maggiore di avere EGGD. Soggetti sottoposti a esercizio per un tempo inferiore alle 6 settimane avevano un minor rischio di ESGD. I cavalli aggressivi verso l’uomo avevano meno probabilità di avere ESGD, mentre i cavalli con stereotipie avevano una probabilità 5 volte maggiore di avere ESGD.

I risultati dello studio supportano ulteriormente l'idea che l'EGGD debba essere considerata un'entità distinta dall'ESGD. Un allenamento praticato per un tempo uguale o inferiore ai 4 giorni a settimana potrebbe ridurre il rischio di EGGD. I cavalli con EGGD più probabilmente avranno delle performance al di sotto delle aspettative. Limitare lo stress potrebbe ridurre il rischio di EGGD.

 

“Management factors and clinical implications of glandular and squamous gastric disease in horses” Sykes BW, et al. J Vet Intern Med. 2019 Jan;33(1):233-240. doi: 10.1111/jvim.15350. Epub 2018 Nov 29.

images baDisturbi elettrolitici sono stati singolarmente associati con la mortalità in piccole popolazioni di gatti con condizioni specifiche, ma nessuno studio ha ancora valutato le associazioni e le interazioni tra i disturbi elettrolitici e l'outcome in un’ampia popolazione eterogenea. È stato ipotizzato che alterazioni delle concentrazioni di sodio, cloro, potassio e calcio sarebbero state indipendentemente e proporzionalmente associate alla morte per cause naturali e alla mortalità per tutte le cause nei gatti.

L'associazione tra le alterazioni delle concentrazioni degli elettroliti (sodio, potassio, cloro e calcio ionizzato) e la non-sopravvivenza è stata valutata mediante una modellizzazione multivariata.

Tutti e quattro gli elettroliti valutati avevano associazioni non lineari con i tassi di fatalità; nello specifico, le concentrazioni raggruppate attorno all'intervallo di riferimento avevano il più basso tasso di mortalità, mentre le concentrazioni progressivamente anormali (sia al di sotto del limite inferiore che al di sopra del limite superiore) erano associate ad un aumento proporzionale del rischio di non-sopravvivenza o morte.

I risultati dell’analisi suggeriscono che questi disturbi elettrolitici, considerati indipendentemente l’uno dall’altro, erano associati alla non-sopravvivenza e alla morte per cause naturali. Il presente studio suggerisce che la misurazione delle concentrazioni di elettroliti è una componente importante della valutazione dei gatti nei reparti di pronto soccorso o nelle unità di terapia intensiva. Gli studi futuri dovrebbero concentrarsi sulla conferma di queste associazioni in un’ottica prospettica che tenga conto della gravità della parologia.

 

“Multivariable analysis of the association between electrolyte disturbances and mortality in cats” Goggs R, et al. J Feline Med Surg. 2018 Dec;20(12):1072-1081. doi: 10.1177/1098612X17743564. Epub 2017 Dec 5.

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