Dall'11 aprile 2003 sono stati pubblicati 6315 articoli

AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Eleonora Malerba

Eleonora Malerba

cppL'herpesvirus bovino di tipo 1 (BoHV1) è l’agente causale di una infezione respiratoria, la rinotracheite infettiva bovina (IBR, infectious bovine rhinotracheitis), che esercita un impatto economico significativo nell’allevamento di questa specie. Le pecore e le capre sono meno sensibili all'infezione, anche se il loro ruolo nella trasmissione inter-specifica (ossia, tra le specie) in condizioni di campo è soggetto a controversie.

L'obiettivo di questo studio era quello di indagare quale fosse la sieroprevalenza delle infezioni da BoHV1 in bovini, ovini e caprini allevati insieme per almeno un anno.

Campioni di siero sono stati prelevati da 226 bovini, 1.053 pecore e 277 capre da 17 allevamenti di piccole e medie dimensioni. La verifica della presenza degli anticorpi e la loro titolazione sono state effettuate mediante il test di neutralizzazione.

In totale, 73 dei 226 bovini (32,3%) erano sieropositivi; l'infezione è stata rilevata in 13 delle 17 aziende agricole e i tassi di infezione variavano dal 5,8% all'88,8%. Solo una delle 1053 pecore (0,09%) era sieropositiva; diversamente, 58 delle 277 (20,9%) capre erano sieropositive. I campioni di siero caprino prelevati da 8 delle 17 aziende erano sieropositivi, con tassi di infezione compresi tra il 17% e il 38,9%. L'analisi statistica ha mostrato una correlazione significativa nei tassi di infezione tra bovini e caprini, ma non con le pecore.

Questi risultati potrebbero suggerire che le capre siano più sensibili all'infezione da BoHV1 rispetto agli ovini. Gli autori consigliano di tenere in considerazione il ruolo delle capre come possibili serbatoi per il BoHV1 nel controllo ed eradicazione di questa malattia.

 

“The role of goats as reservoir hosts for bovine herpes virus 1 under field conditions” Gür S et al. Trop Anim Health Prod. 2018 Nov 22. doi: 10.1007/s11250-018-1746-9. [Epub ahead of print]

Giovedì, 22 Novembre 2018 12:47

Linfoma oculare post-traumatico in 3 conigli

1 s2.0 S1557506317302963 gr2Questo lavoro descrive 3 casi (2 unilaterali e 1 bilaterale) di linfoma oculare post-traumatico in 3 conigli da compagnia. La diagnosi di un’eziologia traumatica è basata su dati anamnestici che riferivano di un trauma oculare esterno unilaterale o di una facoemulsificazione bilaterale.

Durante gli esami oftalmologici di questi soggetti, sono stati notati gravi alterazioni corneali, presenza di una o più masse nella camera anteriore dell’occhio, basse pressioni intraoculari e altri disturbi oculari. Tutti gli occhi interessati sono stati trattati, per cicli variabili, con farmaci topici standard (antibiotici, antinfiammatori e steroidi) e antinfiammatori sistemici. Sulla base della progressione della malattia, tutti i globi oculari colpiti sono stati infine enucleati.

All’esame istopatologico sono state osservate la rottura capsulo-lenticolare e una neoplasia a cellule rotonde, con indici mitotici variabili, che aveva modificato la struttura originaria. Le indagini immunoistochimiche hanno diagnosticato dei linfomi a cellule B. Un solo soggetto aveva evidenza di metastasi locali a un linfonodo regionale.

Nel coniglio è già stata segnalata la presenza di sarcomi post-traumatici, tuttavia, questi 3 casi costituiscono la prima segnalazione di questa nuova variante a cellule rotonde, denominata linfoma a cellule B oculare post-traumatico. Per i clinici è importante conoscere la presentazione clinica di questi soggetti e la possibilità di metastasi regionali.

 

“Post-traumatic ocular lymphoma in three rabbits (Oryctolagus cuniculus)” Keller KA, et al. Journal of Exotic Pet Medicine 2019; 28: 154-161.

Fotolia 45811921 Subscription Monthly MUno studio condotto su gatti con cristalluria da struvite ed ematuria (HSC, hematuric struvite crystalluria) ha tentato di identificare una potenziale associazione tra tale condizione patologica ed eventuali fattori relativi alla dieta, al segnalamento, all’area geografica o di carattere clinico.

Sono state esaminate le cartelle cliniche di 4032 gatti con diagnosi di HSC e di 8064 gatti di controllo senza storia di ematuria o cristalluria. Le variabili analizzate includevano età, sesso (inclusa la differenziazione tra intero/sterilizzato), razza, dieta, risultati delle analisi delle urine e decorso della cistite.

I gatti giovani alimentati con una dieta secca avevano una maggiore probabilità di HSC rispetto ai gatti giovani alimentati con una dieta non secca. Tuttavia, con l'aumentare dell'età, è stato osservato un decremento della probabilità di HSC nei gatti alimentati con una dieta secca e un incremento nei gatti alimentati con una dieta non secca. Inoltre, la probabilità di HSC era significativamente maggiore nei gatti interi rispetto ai castrati (odds ratio [OR] 45,52) o nei gatti magri rispetto ai gatti in sovrappeso (OR 23,81). Ancora, le probabilità di HSC erano maggiori nei soggetti con diagnosi di cistite (OR 2,84), con proteinuria >30 mg/dl (OR 4,72), con pH urinario alcalino rispetto a un pH neutro (OR 3,34), con piuria (OR 23,67) o batteriuria (OR 2,24).

I risultati di questo studio hanno evidenziato che alcune caratteristiche relative al segnalamento e agli aspetti clinici sono fortemente associate al rischio di HSC nella specie felina. Queste informazioni potrebbero aiutare i clinici a eseguire uno screening più diretto per la cristalluria da struvite in alcune popolazioni di gatti, con determinate caratteristiche.

 

“Factors associated with hematuric struvite crystalluria in cats” Okafor CC, et al. J Feline Med Surg. 2018 Nov 5:1098612X18809176. doi: 10.1177/1098612X18809176. [Epub ahead of print]

dog itching smNella specie canina, il microbiota cutaneo è stato valutato utilizzando tecniche microbiologiche relativamente nuove, e alcuni studi hanno evidenziato una differenza nella composizione delle popolazioni batteriche tra cani sani e soggetti con dermatite atopica canina (DAc). Nonostante l'otite esterna sia un problema comune in corso di DAc, poco è stato segnalato nello specifico riguardo al microbiota del condotto auricolare di questi cani.

L’obiettivo di questo studio era quello di valutare il microbiota del canale uditivo di 9 cani sani e di 11 cani con diagnosi di DAc ma senza segni clinici di otite.

L’analisi del microbiota del condotto auricolare ha evidenziato delle differenze nella sua composizione tra cani sani e cani con DAc, simili a quelle riportate a livello cutaneo. Nei cani atopici, è stata evidenziata una disbiosi, con una preponderanza di batteri del genere Staphylococcus spp. e Ralstonia spp. (P <0,05). Nei cani sani, i batteri del genere Escherichia spp. erano presenti in maggiore proporzione.

Questo studio ha confermato una differente composizione del microbiota auricolare tra cani allergici e cani sani e ha dimostrato che queste differenze sono le stesse osservate, in generale, a livello cutaneo e potrebbero spiegare la propensione dei cani allergici a sviluppare otiti batteriche.

 

“Ear canal microbiota - a comparison between healthy dogs and atopic dogs without clinical signs of otitis externa” Ngo J, et al. Vet Dermatol. 2018 Oct;29(5):425-e140. doi: 10.1111/vde.12674. Epub 2018 Aug 7.

Martedì, 20 Novembre 2018 21:08

Ipernatriemia nel puledro

horse 3628973 960 720Uno studio retrospettivo si è posto l’obiettivo di indagare la prevalenza, i rilievi clinici, la diagnosi e l’outcome di puledri ipernatriemici ricoverati d’urgenza in unità di terapia intensiva.

Sono state esaminate le cartelle cliniche di puledri purosangue di età inferiore ai 3 mesi presentati in pronto soccorso, in un periodo di tempo di 10 anni, e che fossero ipernatriemici (sodio sierico> 145 mmol/L) all’ammissione. Sono stati annotati i dati relativi a segnalamento, segni clinici, esami di laboratorio, diagnosi e outcome.

Un totale di 39 su 1718 puledri (2,3%) era ipernatriemico all’ammissione; tutti avevano meno di 7 giorni di età. Le diagnosi più frequenti nei puledri ipernatriemici sono state la sindrome neonatale (19/39, 48,7%) e la sepsi 15/39, 38,5%). I puledri con ipernatriemia all’ammissione avevano più probabilità di morire o essere soppressi durante il ricovero rispetto ai puledri con una natremia normale (33,3% vs 16,1%; odds ratio, 2,3; 95% intervallo di confidenza, 1,2-4,6; p=0,02).

La presenza di ipernatriemia all’ammissione non era così comune nella popolazione di puledri ospedalizzati. Sebbene l’outcome a breve termine dei sopravvissuti dipendesse molto probabilmente dal processo patologico alla base, l’ipernatriemia è risultata associata negativamente all’outcome.

 

“Hypernatraemia in 39 hospitalised foals: clinical findings, primary diagnosis and outcome” Collins NM et al. Aust Vet J. 2018 Oct;96(10):385-389. doi: 10.1111/avj.12749.

Martedì, 20 Novembre 2018 13:21

Paralisi laringea congenita in 25 Alaskan Husky

ce87506639058dea51823bb8b1a82fcfL’obiettivo di questo case series prospettico era quello di caratterizzare la paralisi laringea congenita (PLC) negli Alaskan Husky.

Sono stati inclusi 25 soggetti di cui sono stati raccolti i dati relative a segnalamento, anamnesis, risultati dell’esame fisico, ortopedico, neurologico e della laringe, reperti dell’esame radiografico dell’esofago, tipo di trattamento; riscontri istologici e outcome.

I cani in cui la patologia era di grave entità erano profondamente dispnoici alla nascita o avevano presentato episodi di collasso dopo un breve esercizio fisico; i cani in cui la paralisi era meno grave erano più soggetti all’affaticamento o si surriscaldavano a seguito di un minimo esercizio. L'età media alla comparsa dei segni clinici era di 6,4 mesi. Occhi blu, macchie bianche del viso e la presenza di tag o lembi tissutali della mucosa orale sono stati osservati rispettivamente in 23 (92%), 19 (76%) e 13 (52%) cani. L'esame neurologico ha rivelato segni di mononeuropatia del nervo laringeo ricorrente ma non di polineuropatia. L'esame istologico ha rivelato l'atrofia neurogenica del muscolo crico-aritenoideo dorsale ma non la polineuropatia. Otto cani (32%) somo stati sottoposti a lateralizzazione cricoaritenoidea unilaterale, con conseguente miglioramento clinico sostanziale, compresa la capacità di competere nelle corse di cani da slitta. Senza intervento chirurgico, 4 (16%) cani sono morti per asfissia, 10 (40%) hanno avuto un miglioramento spontaneo dei segni clinici (ma un miglioramento insufficiente per la competizione) e 3 (12%) sono rimasti affetti. I risultati delle analisi genealogiche hanno suggerito una modalità autosomica recessiva dell'ereditarietà della PLC, con penetranza variabile.

La PLC negli Alaskan Husky valutati era conseguente ad una mononeuropatia del nervo laringeo ricorrente, in assenza di polineuropatia. La maggior parte dei cani affetti aveva occhi blu, macchie bianche del viso e la presenza di tag o lembi tissutali della mucosa orale. Data l'apparente componente genetica della PLC in questa razza, gli autori raccomandano che per i cani con queste caratteristiche sia impedita la riproduzione.

 

“Congenital laryngeal paralysis in Alaskan Huskies: 25 cases (2009-2014)” von Pfeil DJF, et al. J Am Vet Med Assoc. 2018 Oct 15;253(8):1057-1065. doi: 10.2460/javma.253.8.1057.

NPS Figure 3jpgwmL’obiettivo di questo case series è quello di valutare l’outcome di 15 cani e 31 gatti con stenosi rinofaringea benigna o imperforazione del rinofaringe sottoposti a dilatazione pneumatica o al posizionamento di uno stent metallico.

Cinque cani e 22 gatti sono stati sottoposti a dilatazione pneumatica, ottenendo il successo terapeutico in soli 11/27 (41%) pazienti (0 cani e 11 gatti). Gli stent sono stati posizionati in 34 pazienti (inclusi 15 soggetti in cui la dilatazione pneumatica non aveva avuto successo). Gli stent nudi sono stati posizionati in 30 pazienti, in 20 (67%) dei quali con successo. Gli stent rivestiti sono stati applicati in 11 pazienti (inclusi 7 soggetti in cui il posizionamento dello stent nudo non aveva avuto esito positivo), ottenendo un successo terapeutico nel 100% dei casi trattati. Ventitre dei 34 (68%) pazienti in cui sono stati posizionati gli stent hanno sviluppato complicazioni. Le complicazioni più comuni nei 30 pazienti con stent nudi sono state crescita anomala di tessuto (n = 10), infezione cronica (7) e rottura dello stent (5); quelle degli 11 pazienti con stent rivestiti sono state infezione cronica (8) e fistola oronasale (3). Complessivamente, l'outcome è stato positivo in 36 dei 46 (78%) pazienti (tempo di follow-up mediano, 24 mesi, range:2-109 mesi).

I risultati suggeriscono che nei cani e nei gatti la stenosi e l’imperforazione del rinofaringe possono essere trattate con successo tramite dilatazione pneumatica o posizionamento dello stent. Da tenere in considerazione l’elevata probabilità di insuccesso terapeutico in caso di sola dilatazione pneumatica e l’elevato rischio di complicazioni, sia nel caso degli stent nudi, sia per quelli rivestiti.

 

"Interventional treatment of benign nasopharyngeal stenosis and imperforate nasopharynx in dogs and cats: 46 cases (2005-2013)" Burdick S et al. J Am Vet Med Assoc. 2018 Nov 15;253(10):1300-1308. doi: 10.2460/javma.253.10.1300.

easset upload file717 72627 eIn passato, l'arginina (Arg) non è stata considerata un nutriente insufficiente nelle diete per i suini in gestazione o in allattamento, a causa della credenza che questi animali potessero sintetizzare quantità sufficienti di Arg per soddisfare i loro bisogni fisiologici. La mancanza di una piena consapevolezza sull’importanza degli aspetti nutrizionali dell’Arg ha contribuito a determinare un'efficienza subottimale della produzione di carne suina. Negli ultimi 25 anni, si è rivolto sempre maggiore interesse nei confronti del metabolismo dell’Arg nel suino, specie che riveste un’importanza agricola e rappresenta un modello di studio della biologia umana.

L'arginina è un amminoacido presente in quantità molto abbondanti nei tessuti dei suini, è quello maggiormente rappresentato nel liquido allantoideo e svolge il ruolo di regolatore chiave dell'espressione genica, della trasduzione del segnale cellulare e delle reazioni antiossidanti.

Evidenze recenti suggeriscono che l'integrazione con lo 0,5-1% di Arg contribuisca alla salute dell'intestino e prevenga la disfunzione intestinale nei suinetti svezzati, migliorando nel contempo le loro prestazioni di crescita e la loro sopravvivenza. Inoltre, l'integrazione di un 1% di Arg nelle diete è necessaria per massimizzare lo sviluppo del muscolo scheletrico e l'efficienza alimentare nei suini in accrescimento, ed è stato osservato che riduce la perdita di massa muscolare nei suini sottoposti a endotossicosi. Infine, l'integrazione dello 0,83% di Arg nelle diete a base di farina di mais e di soia favorisce la sopravvivenza embrionale/fetale e la produzione di latte nelle scrofe in allattamento.

Queste considerazioni hanno portato alla consapevolezza dell’importanza di fornire un adeguato apporto di Arg nella dieta al fine di supportare al meglio le fasi di accrescimento, allattamento e le performance riproduttive nel suino. Questi risultati hanno anche importanti implicazioni per migliorare la nutrizione e la salute degli esseri umani e di altri animali.

 

“BOARD-INVITED REVIEW: Arginine nutrition and metabolism in growing, gestating, and lactating swine” Wu G, et al. J Anim Sci. 2018 Nov 15. doi: 10.1093/jas/sky377. [Epub ahead of print]

puppyI farmaci ad azione antiemetica vengono comunemente somministrati in corso di gastroenterite sostenuta da Parvovirus nel cane.

Uno studio prospettico randomizzato in cieco ha confrontato la qualità della guarigione clinica e la durata dell’ospedalizzazione in cani con infezione da Parvovirus trattati con maropitant (1 mg/kg IV q24h; n=11) o con ondansetron (0,5 mg/kg IV q8h; n=11).

Tutti i cani dello studio hanno ricevuto, inoltre, una fluidoterapia per via endovenosa, cefoxitina e nutrizione enterale. Le informazioni relative alla frequenza del vomito e al punteggio del dolore sono state registrate due volte al giorno e, sulla base di queste informazioni, venivano somministrati eventuali analgesici e antiemetici di salvataggio (“rescue”). Il punteggio clinico, il peso corporeo e l'apporto calorico sono stati monitorati giornalmente.

Dal confronto tra i cani trattati con maropitant e quelli trattati con ondansetron non sono emerse differenze significative per quanto riguarda la durata dell’ospedalizzazione (3,36 ± 0,56 contro 2,73 ± 0,38 giorni, P = 0,36), la necessità di ricorrere ad un antiemetico di salvataggio (3/11 contro 5/11 cani, P = 0,66), la durata del vomito (5 contro 4 giorni, P = 0,65) o tempo impiegato dai soggetti per riprendere ad alimentarsi spontaneamente (2 contro 1,5 giorni, P = 1,0).

Gli autori dello studio concludono che il maropitant e l’ondansetron sono ugualmente efficaci nel controllare i segni clinici associati alla gastroenterite da Parvovirus.

 

“Assessing the Efficacy of Maropitant Versus Ondansetron in the Treatment of Dogs with Parvoviral Enteritis” Sullivan LA, et al. J Am Anim Hosp Assoc. 2018 Nov/Dec;54(6):338-343. doi: 10.5326/JAAHA-MS-6650. Epub 2018 Oct 1.

gatto obesoL’obiettivo di questo studio condotto sulla specie felina era quello di indagare l’associazione tra il body condition score (BCS) e alcune condizioni patologiche di cui è stata dimostrata una correlazione con il sovrappeso e/o con l’obesità, quali il diabete mellito, disturbi dermatologici e ipertensione.

Nello specifico, sono state prese in esame 21 condizioni patologiche, di cui è riconosciuta una predisposizione legata alle condizioni corporee, e sono state messe in correlazione con il BCS (usando la scala a 9 punti).

Quattordici delle 21 condizioni esaminate hanno mostrato un’associazione significativa con un BCS maggiore o uguale a 7. Si trattava di problematiche dermatologiche, dermatite atopica, patologie muscoloscheletriche, artrosi, ipertensione, patologie respiratorie, asma, problematiche orali, diarrea, patologie del tratto urinario inferiore, patologie oftalmiche, diabete mellito e condizioni allergiche. Inoltre, i gatti con BCS di 8 o 9 avevano probabilità significativamente maggiori di sviluppare problematiche gastrointestinali e del tratto urinario superiore rispetto ai gatti con BCS pari a 5.

Questo studio è il primo a svelare una relazione tra BCS e dermatite atopica, ipertensione, asma, diarrea, patologie oftalmiche e condizioni allergiche nei gatti. Data l’elevata incidenza di condizioni patologiche in gatti sovrappeso/obesi, gli autori concludono sottolineando l’importanza della prevenzione di queste patologie tramite il controllo del peso.

 

“Associations of body condition score with health conditions related to overweight and obesity in cats” Teng KT, et al. J Small Anim Pract. 2018 Jul 22. doi: 10.1111/jsap.12905. [Epub ahead of print]

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