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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Eleonora Malerba

Eleonora Malerba

trauma toracicoUno studio retrospettivo su 23 gatti sottoposti ad intervento chirurgico per trauma toracico ha determinato quali fossero le lesioni più comunemente riscontrate, le complicazioni associate alla chirurgia e i fattori associati alla mortalità; infine ha valutato l'efficacia del sistema di punteggio del triage traumatologico degli animali (animal trauma triage, ATT) nel predire l’outcome.

In 8 gatti (35%) il trauma toracico era dovuto all’aggressione da parte di un cane, in 6 (26%) ad un incidente automobilistico, in 2 (9%) all’aggressione da parte di un altro animale, in 2 (9%) ad un trauma da caduta o impalamento, in 1 (4%) ad un proiettile penetrante e in 4 (17%) ad una causa sconosciuta. La chirurgia intratoracica è stata necessaria in 15 dei 23 gatti (65%). Il tasso complessivo di mortalità perioperatoria era del 13% (3/23). I punteggi medi dell’ATT (± DS) per i gatti sopravvissuti e non sopravvissuti erano rispettivamente 6,4 (± 2,2) e 10,0 (± 1,7). Diciannove gatti su 20 che non avevano subito un arresto cardiopolmonare sono sopravvissuti alla dimissione, mentre solo 1 gatto su 3 che avevano subito un arresto cardiopolmonare è sopravvissuto.

In questo studio, il tasso di mortalità perioperatoria per i gatti con trauma toracico era basso; tuttavia, quelli con arresto cardiopolmonare avevano meno probabilità di sopravvivere. I gatti con un punteggio dell’ATT basso avevano più probabilità di sopravvivere rispetto ai gatti con un punteggio alto.

 

“Factors associated with survival to hospital discharge for cats treated surgically for thoracic trauma”treated surgically for thoracic trauma” Lux CN, et al. J Am Vet Med Assoc. 2018 Sep 1;253(5):598-605. doi: 10.2460/javma.253.5.598.

ovaio bovinaIl trattamento della malattia cistica dell’ovaio (Cystic Ovarian Disease, COD) nelle vacche da latte è ancora controverso e alcuni ricercatori raccomandano l'uso dell'ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH, gonadotropin-releasing hormone) indipendentemente dalla natura delle cisti.

Uno studio si è posto l’obiettivo di confrontare le performance riproduttive di vacche da latte con cisti follicolari o luteiniche dopo trattamento con buserelina acetato (un agonista del GnRH) o con dinoprost (una PGF2α).

La diagnosi di COD è stata effettuata mediante esami ultrasonografici eseguiti due volte al mese a partire da 40-45 giorni dopo il parto e fino alla successiva diagnosi di gravidanza (dopo inseminazione artificiale). A seconda della tipologia di cisti (follicolari o luteiniche) sono stati stabiliti due gruppi al cui interno le vacche sono state trattate con 21 μg di buserelina acetato o con 25 mg di dinoprost, per un totale di 4 gruppi.

Dopo il trattamento, la percentuale di estrogeni nelle vacche con cisti follicolari trattate con dinoprost era significativamente inferiore (55,1%) rispetto alle vacche trattate con buserelina acetato (77,5%) e rispetto alle vacche affette da cisti luteiniche (77,2% nel gruppo trattato con dinoprost e 72,4% nel gruppo trattato con buserelina acetato). Il tasso di concepimento era più alto nelle vacche con cisti follicolari trattate con buserelina acetato (67,7%) rispetto a quelle trattate con dinoprost (60%) e rispetto a quelle con cisti luteiniche (56,9% nel gruppo trattato con dinoprost e 47,5% nel gruppo trattato con buserelina acetato).

I risultati di questo studio dimostrano che è preferibile distinguere tra i due tipi di cisti ovariche prima del trattamento. Le cisti luteiniche possono essere trattate sia con le PGF2α che con gli analoghi del GnRH, con risultati migliori quando si utilizzano le PGF2α. Al contrario, le cisti follicolari hanno una risposta più efficace agli analoghi del GnRH. Quando la differenziazione non è possibile, gli analoghi del GnRH sono da preferire rispetto alle PGF2α.

 

“Reproductive performance in dairy cows with cystic ovarian disease after single treatment with buserelin acetate or dinoprost” Bors SI, et al. J Vet Med Sci. 2018 Jul 18;80(7):1190-1194. doi: 10.1292/jvms.17-0690. Epub 2018 May 30.

dog shelterUno studio ha valutato l’influenza esercitata dalla separazione a lungo termine dei cani dai loro proprietari, in un ambiente nuovo, sul verificarsi di stress psicogeno e ossidativo.

I cani del gruppo I (n = 9) sono stati portati nella clinica veterinaria e sono rimasti in una gabbia per 12 ore prima dell'intervento, e i cani del gruppo II (n = 9) per soli 10 minuti prima dell'intervento. Sono stati misurati i parametri fisiologici (frequenza cardiaca e frequenza respiratoria) ed è stato effettuato un prelievo di sangue 12 ore prima dell'intervento (T0) per i cani del gruppo I, e 10 minuti prima dell'intervento (T1) per entrambi i gruppi di cani.

Le frequenze cardiache e respiratorie dei cani del gruppo I erano maggiori rispetto ai valori fisiologici sia a T0 che a T1, quelle dei cani del gruppo II lo erano a T1 (unica valutazione effettuata). L’indice di stress ossidativo e i livelli di cortisolo nei cani del gruppo I erano superiori a T1 rispetto a T0 (P <0,05). Non c'era alcuna differenza significativa nel livello di cortisolo tra il gruppo I a T0 e il gruppo II a T1 (P> 0,05).

Gli autori ipotizzano che la permanenza dei cani per tempi lunghi in un ambiente nuovo e lontano dai loro proprietari induca cambiamenti significativi nell’indice di stress ossidativo e nei livelli di cortisolo, il che potrebbe allungare i tempi di guarigione delle ferite e predisporre a malattie sistemiche.

 

The influence of the duration of the preoperative time spent in the veterinary clinic without the owner on the psychogenic and oxidative stress in dogs” Juodžentė D, et al. J Vet Med Sci. 2018 Jul 12;80(7):1129-1133. doi: 10.1292/jvms.18-0066. Epub 2018 May 21.

testicoloI tumori testicolari sono le neoplasie più comuni nei cani maschi e rappresentano circa il 90% di tutti i tumori che interessano il tratto genitourinario. L'ecografia in scala di grigi, in combinazione con le tecnologie di color e power Doppler, è stata giudicata accurata per la valutazione delle lesioni scrotali e della vascolarizzazione dei testicoli. La sensibilità del color Doppler per i bassi flussi sanguigni sembra promettente per lo studio sulle patologie testicolari.

Lo scopo di questo studio, condotto su 50 cani maschi di varie razze e di età compresa tra i 7 e i 14 anni, è stato quello di valutare l’utilità del color e power Doppler per lo studio delle lesioni testicolari, descrivere le caratteristiche ecografiche delle lesioni e misurare i parametri di color e power Doppler, quali l’indice di resistenza (Resistive Index, RI), l’indice di pulsatilità (Pulsatility Index, PI), e l’indice di vascolarizzazione (Vascularity Index, VI), al fine di determinare se tali parametri possano essere utilizzati per distinguere le neoplasie testicolari dall'ampia varietà di patologie testicolari ad eziologia non-neoplastica.

I valori medi di RI per lesioni neoplastiche, infiammatorie e degenerative erano rispettivamente pari a 0,54, 0,45 e 0,58. I valori medi di PI erano rispettivamente di 0,62, 0,55 e 0,63. Il VI era significativamente intensificato (ipervascolarizzazione) intorno e all'interno delle masse neoplastiche rispetto a quello misurato in corso di lesioni di natura infiammatoria e degenerativa. Inoltre, il VI aumenta marcatamente in caso di tumori solidi.
In tutte le lesioni neoplastiche il color Doppler ha evidenziato un aumento dei flussi intralesionali e periferici. Diversamente non sono stati rilevati flussi attorno alle cisti.

“Color doppler ultrasound imaging of blood flows variations in neoplastic and non-neoplastictesticular lesions in dogs” Bigliardi E, et al. Reprod Domest Anim. 2018 Aug 14. doi: 10.1111/rda.13310. [Epub ahead of print]

pleuropolmoniteLe epidemie acute di pleuropolmonite suina, una malattia respiratoria batterica sostenuta da Actinobacillus pleuropneumoniae, sono spesso accompagnate da elevata mortalità e perdite economiche. Le forme gravi richiedono frequentemente il trattamento antibiotico parenterale.

Uno studio sperimentale ha testato l'efficacia e la sicurezza di una dose singola di 8 mg/kg di marbofloxacina per il trattamento della pleuropolmonite suina acuta dopo inoculazione sperimentale di suini con A. pleuropneumoniae sierotipo 2 tramite aerosol. I risultati sono stati confrontati con un protocollo di trattamento che prevedeva la somministrazione, per tre giorni consecutivi, di 2,5 mg/kg di enrofloxacina e con un gruppo placebo (soluzione salina). I criteri per la valutazione dell'efficacia erano la gravità delle lesioni polmonari, la neutralizzazione del batterio e il decorso della malattia clinica dopo il trattamento.

Trentasei maiali sono stati suddivisi in tre gruppi di trattamento: marbofloxacina (T1), enrofloxacina (T2) e placebo (T3). L’efficacia del trattamento con marbofloxacina e con enrofloxacina è risultata statisticamente superiore rispetto al gruppo placebo per tutti i criteri valutati. La necessità di effettuare una “eutanasia di salvataggio” a causa della gravità dei sintomi è stata significativamente ridotta in entrambi i gruppi di trattamento (T1: 1 suino, T2: 0 suini e T3: 8 suini). A 6 giorni dal trattamento, la guarigione clinica è stata osservata in 10 soggetti nei gruppi T1 e T2, e in un solo soggetto nel gruppo T3. Il punteggio medio relativo alla gravità delle lesioni polmonari (T1: 3,9; T2: 6,0; T3: 21,1) e la positività all’esame colturale effettuato su tessuto polmonare dopo 6 giorni dall’inizio del trattamento (T1 = 0 suini; T2 = 1 suino; T3 = tutti suini ) sono stati significativamente ridotti in entrambi i gruppi T1 e T2. Non sono stati osservati eventi avversi legati alla somministrazione del farmaco e non sono state osservate reazioni nel sito di iniezione.

Entrambi i trattamenti antimicrobici applicati si sono dimostrati sicuri ed efficaci per il trattamento della pleuropolmonite suina acuta. Non sono state rilevate differenze statisticamente significative tra i 2 trattamenti antibiotici.

 

“Efficacy of a one-shot marbofloxacin treatment on acute pleuropneumonia after experimentalaerosol inoculation of nursery pigs” Hoeltig D, et al. Porcine Health Manag. 2018 Jun 22;4:13. doi: 10.1186/s40813-018-0089-2. eCollection 2018.

paraxUno studio realizzato a livello europeo ha cercato di fare il punto sulla diffusione delle parassitosi polmonari e le co-infezioni da parassiti gastrointestinali nei gatti domestici di vari paesi europei, Italia inclusa. In particolare la ricerca ha interessato Austria, Belgio, Bulgaria, Francia, Grecia, Ungheria, Italia, Portogallo, Romania, Spagna, Svizzera e Regno Unito, e ha coinvolto altrettanti esperti di diversa nazionalità, tra i quali i ricercatori del Laboratorio di parassitologia dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe).

Dai risultati è emerso che il 38,8% dei gatti campionati è affetto da almeno un parassita e il 10,6% è affetto da parassiti polmonari, che in generale sono i secondi come prevalenza dopo gli ascaridi. Il paese con la più alta percentuale di gatti parassitati a livello polmonare è la Bulgaria (35,8%), il più basso è la Svizzera (0,8%), mentre nessuno dei gatti campionati in Austria o nel Regno Unito è risultato infetto.
Il parassita più diffuso è risultato essere Aelurostrongylus abstrusus (78,1%), seguito da Troglostrongylus brevior (19,5%), Eucoleus (Capillaria) aerophilus (14,8%) e infine ben più raro Oslerus rostratus (3,8%). Le analisi svolte sui felini dopo il trattamento antiparassitario (una formulazione contenente fipronil, (S)-methoprene, eprinomectina e praziquantel) hanno evidenziato che per A. abstrusus l’efficacia del trattamento è del 99% mentre per T. brevior, O. rostratus e  E. aerophilus è del 100%.

L’analisi dei possibili fattori di rischio ha individuato come maggiormente a rischio i gatti giovani e quelli co-infetti con altri parassiti. Con la sola eccezione di A. abstrusus, la situazione delle parassitosi dei gatti in Europa non era mai stata molto approfondita. Le informazioni relative alla loro diffusione erano frammentarie e per lo più limitate a rapporti sui casi verificatisi in passato.
Grazie a questo studio è stato possibile redigere un report sulle diagnosi, sull’epidemiologia, sull’efficacia del trattamento antiparassitario e sull’insorgenza di co-infezioni da parassiti gastrointestinali. È stato realizzato inoltre un ricco corredo iconografico che contribuirà a monitorare l’evoluzione delle patologie in oggetto in ambito europeo.

 

“Lungworms and gastrointestinal parasites of domestic cats: a European perspective” Giannelli A, et al. Int J Parasitol. 2017 Aug;47(9):517-528. doi: 10.1016/j.ijpara.2017.02.003. Epub 2017 Apr 26.

leishmania infantumI cani con leishmaniosi canina sostenuta da Leishmania infantum possono mostrare, al momento della diagnosi, un ampio spettro di reperti clinici e clinicopatologici.

Lo scopo di questo articolo è quello di descrivere la possibile applicazione delle proteine di fase acuta (PFA) per la caratterizzazione e la gestione di questa malattia. Le considerazioni che vengono esposte si basano sia su informazioni pubblicate in precedenza sull'utilità delle PFA in corso di leishmaniosi, sia sull'esperienza degli autori nell'utilizzo di tali proteine come analiti nella caratterizzazione delle malattie canine.

I cani a cui è stata diagnosticata un'infezione da L. infantum mediante sierologia, PCR, esame citologico o istopatologico, possono essere suddivisi in tre gruppi in base alle loro condizioni cliniche all'esame fisico e alle loro concentrazioni di PFA: a) cani senza segni clinici all'esame fisico e PFA nel range di riferimento; b) cani con alterazioni delle PFA ma senza segni clinici all'esame fisico; c) cani con segni clinici e alterazione delle PFA. In questo lavoro sono state descitte le principali caratteristiche di ciascun gruppo.

Gli autori concludono che la concentrazione di PFA può essere un utile strumento clinico per caratterizzare e gestire la leishmaniosi canina.

 

“Use of acute phase proteins for the clinical assessment and management of canine leishmaniosis: general recommendations” Ceron JJ, et al. BMC Vet Res. 2018 Jun 20;14(1):196. doi: 10.1186/s12917-018-1524-y.

itraL'itraconazolo, farmaco antimicotico, nella sua formulazione commerciale può spesso avere dei costi proibitivi; pertanto si ricorre spesso a preparazioni galeniche o prodotti generici come alternativa alla formulazione commerciale.

L’obiettivo di questo studio era quello di valutare le concentrazioni ematiche di itraconazolo in cani e gatti sottoposti a trattamento antifungino con preparazioni galeniche o prodotti generici.
Le concentrazioni ematiche di itraconazolo sono state misurate su siero/plasma di 95 cani e 20 gatti trattati con itraconazolo: gruppo 1 (n=42, polvere sfusa), gruppo 2 (n=40, prodotto generico) e gruppo 3 (n=33, farmaco commerciale).

La concentrazione media di itraconazolo era inferiore nel gruppo 1 rispetto ai gruppi 2 e 3 (rispettivamente 0,5 μg/mL contro 8,3 μg/mL e 6,5 μg/mL; P <.001). Nessuna differenza statistica è stata osservata tra le concentrazioni di itraconazolo nei gruppi 2 e 3. Quaranta animali (95,2%) nel gruppo 1 avevano valori subterapeutici (<1,0 μg/mL). Tutti i gatti in questo gruppo (n=10) avevano concentrazioni di itraconazolo non rilevabili. Alcuni animali nei gruppi 2 e 3 avevano valori subterapeutici (12,5% nel gruppo 2 e 12,1% nel gruppo 3) o valori potenzialmente tossici (> 10 μg/mL, rispettivamente il 37,5% nel gruppo 2 e il 24% nel gruppo 3).

L'itraconazolo in polvere sfusa deve essere evitato, ma l'itraconazolo generico sembra essere un'alternativa ragionevole al marchio commerciale.

 

“Comparison of Compounded, Generic, and Innovator-Formulated Itraconazole in Dogs and Cats” Renschler J, et al. J Am Anim Hosp Assoc. 2018 Jul/Aug;54(4):195-200. doi: 10.5326/JAAHA-MS-6591. Epub 2018 May 14.

Martedì, 31 Luglio 2018 01:01

Un nuovo vaccino contro la PRRS

prrs virusIl virus della sindrome riproduttiva e respiratoria suina (PRRS, porcine reproductive and respiratory syndrome) è molto diffuso negli allevamenti di suini in tutto il mondo, e costituisce un costo significativo per il mercato suinicolo. Per cercare di limitare il problema, si è alla ricerca di un vaccino in grado di conferire un'immunità duratura per prevenire l'infezione e la sua trasmissione.

In uno studio in cieco è stata valutata la durata dell'immunità conferita da un vaccino vivo modificato (Ingelvac PRRSFLEX® EU) a distanza di 20, 24 e 26 settimane dalla vaccinazione. Gli endpoint primari erano la valutazione macroscopica e istologica delle lesioni polmonari e la quantità di RNA virale presente nel tessuto polmonare 10 giorni dopo il challenge (esposizione all’agente eziologico). Gli endpoint secondari includevano osservazioni cliniche, aumento di peso medio giornaliero e quantità di RNA virale nel siero 10 giorni dopo il challenge. L’indagine è stata effettuata in 3 esperimenti nei quali sono stati utilizzati 3 gruppi di suini (n=56 per studio); il gruppo 1 ha ricevuto Ingelvac PRRSFLEX® EU, mentre i gruppi 2 e 3 sono stati trattati con un placebo. A distanza di 20, 24 o 26 settimane dalla vaccinazione, i gruppi 1 e 2 sono stati esposti all’agente virale.

I punteggi medi delle lesioni macroscopiche polmonari erano significativamente più bassi nel gruppo 1 rispetto al gruppo 2 a 24 e 26 settimane (p <0,0001), ma non a 20 settimane (p = 0,299). I punteggi medi delle lesioni polmonari valutati istologicamente erano significativamente più bassi nel gruppo 1 rispetto al gruppo 2 a 20 (p = 0,0065), 24 (p <0,0001) e 26 settimane (p <0,0001). La carica di RNA virale media nel tessuto polmonare era significativamente più bassa nel gruppo 1 rispetto al gruppo 2 (p <0,0001) a 20 (p <0,0001), 24 (p <0,0001) e 26 settimane (p <0,0001). La carica di RNA virale nel siero durante i giorni 1-10 post-challenge era significativamente più bassa nel gruppo 1 rispetto al gruppo 2 (p <0,0001) in tutti gli esperimenti. Un significativo aumento dell’incremento di peso giornaliero medio è stato osservato nel gruppo 1 rispetto al gruppo 2 a 20 settimane (p = 0,0027) e 24 settimane (p = 0,0004), ma non a 26 settimane (p = 0,1041). Non ci sono state differenze significative nei segni clinici post-challenge in nessun esperimento.

Questi risultati suggeriscono che Ingelvac PRRSFLEX® EU conferisce immunità a lungo termine, che viene mantenuta fino a 26 settimane dopo la vaccinazione.

 

“Long duration of immunity against a type 1 heterologous PRRS virus challenge in pigs immunised with a novel PRRS MLV vaccine: a randomised controlled study” Kroll J, et al. Porcine Health Manag. 2018 May 16;4:11. doi: 10.1186/s40813-018-0087-4. eCollection 2018.

ipotiroidismoUno studio prospettico di tipo multicentrico ha valutato il regime posologico, l'efficacia e la sicurezza delle compresse di levotiroxina sodica, usata per il trattamento dell'ipotiroidismo e dei segni clinici ad esso associati.

Lo studio ha incluso 92 cani con diagnosi di ipotiroidismo primario ai quali è stata somministrata la dose giornaliera di levotiroxina sodica in singola somministrazione (ogni 24 ore) o divisa in due somministrazioni (ogni 12 ore). La dose di partenza era di 22 mcg/kg, che veniva mantenuta per circa 6 mesi, fino al giorno 182. Durante questo periodo, gli ormoni tiroidei venivano valutati ad intervalli mensili. L’efficacia del trattamento con levotiroxina sodica è stata valutata calcolando il numero di soggetti eutiroidei al giorno 182.

I risultati dell'analisi statistica hanno mostrato che non vi era alcuna differenza tra i due regimi di dosaggio (P = 0,1) e che la percentuale complessiva di successo era del 75,64%. Al giorno 182,è stato osservato un miglioramento e/o risoluzione dei segni clinici associati all'ipotiroidismo in entrambi i gruppi. Non sono state osservate differenze nemmeno relativamente ai possibili effetti avversi.

 

“A Pivotal Field Study to Support the Registration of Levot hyroxine Sodium Tablets for Canine Hypothyroidism” Lewis VA, et al . J Am Anim Hosp Assoc. 2018 Jul/Aug;54(4):201-208.

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