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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Eleonora Malerba

Eleonora Malerba

urinocolturaUno studio prospettico si è posto l’obiettivo di valutare l’effetto di 24 ore di refrigerazione su 104 campioni di urina raccolti tramite cistocentesi da cani con sintomi clinici compatibili con infezioni del tratto urinario (UTI, urinary tract infection).

Un'aliquota da 1 mL di ciascun campione di urina è stata refrigerata a 5 ° C per 24 ore in una provetta di vetro e, solo successivamente, processata per un esame batteriologico quantitativo. Un'aliquota da 0,5 mL è stata aggiunta a 3 mL di brodo triptico di soia e refrigerata a 5 ° C per 24 ore, quindi processata per l’esame batteriologico. Infine, la quota rimanente è stata processata immediatamente.

La crescita batterica è stata identificata rispettivamente nel 35,6% (n = 37), 33,7% (35) e 31,7% (33) dei campioni di urina processati immediatamente, refrigerati in provette di vetro e refrigerati in brodo di coltura. La refrigerazione del campione in provette di vetro non ha prodotto differenze significative rispetto alla processazione immediata in termini di unità formanti colonia (CFU, colony-forming unit); tuttavia, la sensibilità di questo metodo è risultata essere pari al 95% (35/37). La refrigerazione del campione coltivato in brodo ha comportato un conteggio di CFU significativamente più basso e la sensibilità era solo dell'89% (33/37).

I campioni di urina per l’esecuzione dell’esame batteriologico quantitativo devono essere processati immediatamente. Sebbene le CFU per i campioni refrigerati e immediatamente processati fossero statisticamente simili in questo studio, la refrigerazione del campione nel brodo di arricchimento è risultata associata ad una sensibilità inadeguata e non è, pertanto, raccomandata.

 

“Effect of refrigeration of clinical canine urine samples on quantitative bacterial culture” Acierno MJ, et al. J Am Vet Med Assoc. 2018 Jul 15;253(2):177-180.

dog cat foodSebbene la Federazione europea dell'industria alimentare per animali domestici (FEDIAF, European Pet Food Industry Federation) abbia stabilito che le etichette devono essere accurate e fornire informazioni dettagliate sugli ingredienti, diversi autori hanno documentato errori di etichettatura. Questo fenomeno è particolarmente preoccupante se correlato a prodotti usati come diete di eliminazione per la diagnosi di reazioni avverse alimentari (AFR, adverse food reaction) in cani e gatti perché la presenza di ingredienti non dichiarati può interferire negativamente con la sperimentazione e impedire al veterinario di fare una diagnosi appropriata.

Lo scopo di questo studio era quello di far luce sul problema della contaminazione e dell'etichettatura errata in diete a base di proteine nobili (NPD, novel protein diet), sia secche che umide, e di diete contenenti proteine idrolizzate (HPD, hydrolyzed protein diet) utilizzando un kit commerciale che verifica la presenza di derivati di origine animale di 19 specie diverse.

Dei 40 prodotti analizzati (9 NPD secche, 22 NPD umide, 6 HPD secche e 3 HPD umide), 10 avevano una composizione che corrispondeva correttamente all'etichetta, mentre 5 non contenevano la specie animale dichiarata, 23 rivelavano la presenza di specie animali non dichiarate e due avevano un'etichetta vaga che non consentiva la valutazione della sua correttezza. I contaminanti più frequentemente identificati erano maiale, pollo e tacchino. La presenza di specie animali non dichiarate era più alta negli alimenti secchi che negli umidi; inoltre, nelle HPD è stato identificato un numero inferiore di specie animali contaminanti rispetto alle NPD (4 vs 10) e il numero di prodotti contaminati era inferiore tra le HPD (6 su 9, 67%) rispetto alle NPD (24 su 31, 77%). Tredici delle 14 marche di alimenti per animali valutate, presentavano almeno un prodotto erroneamente etichettato.

L'etichettatura errata sembra essere un problema diffuso negli alimenti usati come diete di eliminazione. La contaminazione può verificarsi in tutti i tipi di prodotti utilizzati allo scopo, sebbene le NPD secche rappresentino il problema più grosso. A causa dell'alto rischio di contaminazione, occorre prestare particolare attenzione sia alla selezione dei fornitori di materie prime che al processo di produzione.

 

“Undeclared animal species in dry and wet novel and hydrolyzed protein diets for dogs and cats detected by microarray analysis” Ricci R, et al. BMC Vet Res. 2018 Jun 27;14(1):209.

Lunedì, 30 Luglio 2018 08:31

Podologia equina

piede cavalloI problemi ai piedi sono cause molto comuni di zoppia nei cavalli.

Grazie ai recenti progressi diagnostici nel campo della podologia, che consentono una più semplice valutazione e trattamento delle patologie del piede, oltre che il monitoraggio della risposta alla terapia, è ora possibile valutare con maggiore precisione l'efficacia di molti di questi trattamenti.

Questa review descrive alcuni dei recenti progressi nell’ambito delle più comuni opzioni di trattamento, sia di tipo conservativo che chirurgico, per i problemi del piede dei cavalli, fornendo inoltre una panoramica delle prove che attestano l'efficacia di queste opzioni di trattamento e dei fattori che possono influenzare la prognosi.

 

“Recent advances in conservative and surgical treatment options of common equine foot problems” Gutierrez-Nibeyro SD, et al. The Veterinary Journal Volume 237, July 2018, Pages 9-15

Martedì, 24 Luglio 2018 01:36

Approccio al paziente epilettico

Dog SeizureI cani che presentano per le prime volte crisi convulsive vengono generalmente portati a visita dal veterinario di base per una valutazione iniziale. La diagnosi più comunemente emessa è quella di epilessia idiopatica.

Assistere alle crisi convulsive è estremamente traumatico per i proprietari; è fondamentale che il veterinario conosca la classificazione delle convulsioni, abbia chiaro quando è necessario intraprendere una terapia e quando no, e sia capace di educare il proprietario riguardo le crisi e il modo in cui affrontarle.

Questa review discute brevemente la classificazione più recente delle crisi convulsive, puntualizzando quanto sia importante raccogliere una anamnesi accurata, eseguire esami di laboratorio completi, effettuare della diagnostica di base e, soprattutto, sottolinea quanto sia fondamentale educare il proprietario e capire le condizioni in cui intraprendere la terapia farmacologica.

Al contrario, lo studio non discute approfonditamente le diagnosi differenziali, non fornisce informazioni dettagliate sulla terapia antiepilettica né affronta il tema della gestione a lungo termine del paziente epilettico e dei soggetti refrattari alle terapie attuate.

 

“A Review: Emergency Management of Dogs With Suspected Epileptic Seizures” Meland T and Carrera-Justiz S. Top Companion Anim Med. 2018 Mar;33(1):17-20. doi: 10.1053/j.tcam.2018.03.004. Epub 2018 Mar 20.

seizureIl levetiracetam può essere usato per il controllo delle crisi convulsive, da solo o in combinazione con altri farmaci antiepilettici. Uno studio precedente, condotto su cani sani, ha determinato la dose di levetiracetam somministrata per via rettale necessaria per ottenere la minima concentrazione target a livello ematico.

Lo scopo di questo studio era quello di determinare la farmacocinetica del levetiracetam somministrato per via rettale in cani presentati per crisi convulsive a cluster o stato epilettico, potenzialmente in trattamento con altri farmaci antiepilettici. Inoltre, vengono forniti dei dati preliminari sulla risposta a questo tipo di trattamento come aggiunta al protocollo di trattamento standard.

Sono stati inclusi nello studio 8 cani nei quali sono state misurate le concentrazioni plasmatiche di levetiracetam a 0, 30, 60, 90, 120, 180, 240, 360, 720 e 1440 minuti dopo la somministrazione del farmaco. Sette pazienti su 8 hanno raggiunto la concentrazione target minima (5 μg/ml) dopo 30 minuti dalla somministrazione. A T1 (30 min) la concentrazione media era di 28,2 ± 15,5 μg/ml. Le concentrazioni plasmatiche sono rimaste al di sopra della concentrazione minima target in tutti i pazienti fino a 240 minuti e in 7/8 fino a 360 minuti. Sei pazienti su 8 non hanno avuto crisi epilettiche nelle prime 24 ore di ricovero e sono stati classificati come "responder".

La concentrazione minima plasmatica di levetiracetam può essere raggiunta dopo somministrazione rettale di 40 mg/kg nei cani affetti da crisi convulsive a cluster e stato epilettico e in concomitanza con altri farmaci antiepilettici. Questi risultati preliminari incoraggiano la realizzazione di studi più ampi volti ad indagare l’efficacia del levetiracetam rettale come opzione terapeutica aggiuntiva per il trattamento delle crisi a cluster e dello stato epilettico.

 

“Pharmacokinetics of rectal levetiracetam as add-on treatment in dogs affected by cluster seizures or status epilepticus” Cagnotti G, et al. BMC Vet Res. 2018 Jun 18;14(1):189. doi: 10.1186/s12917-018-1522-0.

ingrassoUno studio ha confrontato due strategie per migliorare il tasso di crescita dei suini a crescita lenta e aumentare l'omogeneità del gruppo al momento della macellazione.

Nella prova 1 un totale di 264 suinetti svezzati sono stati distribuiti, per affrontare il periodo di transizione (dal giorno 28 al giorno 64), in 24 box (11 suinetti/box) in base al sesso e al peso corporeo iniziale. Durante questo periodo i suinetti sono stati alimentati utilizzando 3 mangiatoie per box (3,7 suini/mangiatoia). Nella successiva fase di accrescimento-ingrasso, i 24 box sono stati divisi in 2 gruppi a seconda del sesso, e del tipo di mangiatoia: gruppo 1 ad alta densità (5,5 suini/mangiatoia) e gruppo 2 a bassa densità (2,2 suini/mangiatoia). Nella prova 2 sono stati utilizzati 1067 suinetti che, alla fine del periodo di transizione (giorno 63), sono stati classificati in suini pesanti (n=524) e leggeri (n=543). Durante il periodo di crescita-ingrasso, i suini pesanti e la metà dei suini leggeri sono stati alimentati con una sequenza di quattro mangimi, seguendo un programma di alimentazione standard (gruppo standard). Diversamente, l'altra metà dei suini leggeri è stata alimentata secondo un approccio di bilancio (gruppo bilancio), modificando i primi tre mangimi sulla base di un consumo di mangime equivalente invece che sulla base dell’età.

Nella prova 1, al giorno 154, sono stati registrati un maggiore peso (80,2 kg vs 82,1 kg; P = 0,02), un maggiore incremento di peso giornaliero medio (704 gr/giorno vs 725 gr/giorno; P = 0,02) e un numero inferiore di lesioni nel gruppo a bassa densità rispetto a quello ad alta densità. Nella prova 2, dal giorno 83 al giorno 163, sono stati osservati un peso corporeo e un incremento di peso giornaliero medio più elevati nei suini leggeri del gruppo bilancio rispetto ai suini leggeri del gruppo standard (P <0,001). Inoltre, al momento della macellazione, i suini del gruppo bilancio hanno mostrato un peso della carcassa maggiore rispetto ai suini del gruppo standard (P = 0,016).

Si conclude che lo spazio destinato all’alimentazione e la gestione della dieta possono influenzare la crescita dei suini in fase di crescita e l'omogeneità del peso corporeo al momento della macellazione.

 

“Strategies to improve the growth and homogeneity of growing-finishing pigs: feeder space and feeding management” López-Vergé S, et al. Porcine Health Manag. 2018 Jul 2;4:14. doi: 10.1186/s40813-018-0090-9. eCollection 2018.

suino finituraL'infezione sostenuta da agenti patogeni respiratori può influenzare le produzioni animali e il benessere degli stessi. Esiste un bisogno economico, oltre che etico, di trattare i suini affetti da malattie respiratorie.

L’obiettivo di uno studio era quello di valutare i possibili effetti della somministrazione orale di FANS sui segni clinici, l'aumento di peso giornaliero, i parametri del sangue e il comportamento dei suini in crescita in corso di focolai acuti di malattie respiratorie durante la fase di “finitura”.

Quattro allevamenti di suini sono stati visitati tre volte dopo l'insorgenza dell'epidemia (giorno 0, giorno 3 e giorno 30). I maiali con i segni clinici più gravi (N = 160, 40 da ciascun allevamento) sono stati selezionati come rappresentativi della mandria e sono stati sottoposti a prelievo di sangue, pesati, valutati clinicamente e osservato il loro comportamento. Dopo questa prima visita, 20 suini su 40 per ciascun allevamento (80 suini totali) sono stati trattati con ketoprofene per via orale (dose target 3 mg/kg) per tre giorni e gli altri 80 suini (20 per ciascuno dei 4 allevamenti) hanno ricevuto un placebo. In tre allevamenti, alcuni maiali venivano trattati anche con antibiotici e in un solo allevamento l'unico trattamento era il ketoprofene o il placebo.

Rispetto al trattamento con placebo, il ketoprofene ha ridotto gli atteggiamenti indice di malattia e ha abbassato la temperatura rettale dei suini. Segni clinici, assunzione di cibo o parametri del sangue non erano diversi tra i gruppi di trattamento. Il trattamento con chetoprofene è stato associato ad un aumento di peso leggermente ridotto nel periodo di follow-up di 30 giorni.

Il ketoprofene ha influenzato principalmente il comportamento dei suini, mentre non ha avuto alcun effetto sulla risoluzione dei segni clinici respiratori. Gli autori giustificano questo risultato ipotizzando che il trattamento sia stato intrapreso troppo tardivamente, quando la fase clinica più grave della malattia respiratoria era terminata, e questo ritardo potrebbe complicare la valutazione degli effetti del trattamento. L'eventuale impatto negativo del ketoprofene sui parametri di produzione richiede un'ulteriore valutazione.

 

“Effect of oral KETOPROFEN treatment in acute respiratory disease outbreaks in finishing pigs” Hälli O, et al. Porcine Health Manag. 2018 Mar 6;4:7. doi: 10.1186/s40813-018-0081-x. eCollection 2018.

utero

Quali siano le caratteristiche della flora batterica intrauterina durante i parti distocici della cagna non è riportato in letteratura.

Uno studio ha voluto analizzare queste informazioni prendendo in esame una popolazione di 50 cagne sottoposte a taglio cesareo d’urgenza. Gli autori hanno valutato la frequenza con cui sono presenti batteri, quali specie sono più comunemente isolate e in quale quantità.

In 34 cagne su 50 (68%) sono state isolate da 1 a 4 popolazioni batteriche, tra cui le più comuni erano rappresentate da Staphylococcus epidermidis (n=12), Staphylococcus intermedius (n=7), batteri Streptococchi β-emolitici (n=6), Staphylococcus aureus e Streptococchi α- e γ-emolitici (n=4 per ciascuno). Per quanto riguarda la quantità, il più delle volte (n = 46) è stata identificata una crescita batterica bassa. Nel gruppo di cagne che hanno dato luogo a cucciolate in cui tutti i cuccioli erano vivi (gruppo I), il numero medio di batteri isolati era 0,78 ± 0,83; nel gruppo in cui alcuni cuccioli sono sopravvissuti e altri sono deceduti il numero medio di batteri isolati era1,60 ± 1,10 (gruppo II); infine nel gruppo di cagne in cui l’intera cucciolata è deceduta il numero medio di batteri isolati era 1,0 ± 1,15. Prendendo in considerazione solo i campioni risultati positivi, il numero medio di isolati batterici era significativamente più alto nel gruppo II rispetto al gruppo I (p = 0,0088).

Gli autori concludono che l'utero canino non può essere considerato privo di batteri durante un evento distocico. Il numero medio dei diversi isolati batterici e il grado di crescita batterica sono maggiori nelle femmine in cui la morte fetale avviene in utero.

 

“Bacteriological findings in the canine uterus during Caesarean section performed due to dystociaand their correlation to puppy mortality at the time of parturition” Goericke-Pesch S, et al. Reprod Domest Anim. 2018 Aug;53(4):889-894. doi: 10.1111/rda.13181. Epub 2018 Apr 11.

Domenica, 22 Luglio 2018 15:06

Distocia nella cagna

partoIn questa review viene affrontato il tema della distocia, termine col quale ci si riferisce in genere ad un “parto difficile” oppure, più nello specifico, ad una difficoltà della cagna nell’espellere i cuccioli attraverso la cervice, la vagina e il vestibolo.

Si tratta di un’emergenza piuttosto comune nella pratica degli animali da compagnia, con un tasso di incidenza circa pari al 5%, anche se nei cani di razze toy e brachicefaliche questa percentuale è ancora più elevata. La distocia è più frequente nelle cucciolate poco numerose (<3 cuccioli) a causa delle grosse dimensioni dei feti e a causa di un inizio tardivo del travaglio. Inoltre, più la durata del travaglio si prolunga, più aumenta la mortalità dei cuccioli (il numero di cuccioli nati morti è maggiore dopo 6 ore dall’inizio del parto) e il rischio di decesso per la madre. 

Solo una conoscenza adeguata dei meccanismi e delle dinamiche che si realizzano durante un parto normale consente ai veterinari di riconoscere prontamente eventuali anomalie in modo da attuare, nel modo più sicuro e tempestivo, un intervento medico o chirurgico.

 

“Whelping and Dystocia: Maximizing Success of Medical Management” Runcan EE and Coutinho da Silva MA. Top Companion Anim Med. 2018 Mar;33(1):12-16. doi: 10.1053/j.tcam.2018.03.003. Epub 2018 Mar 16.

Giovedì, 12 Luglio 2018 23:58

Esame ecografico dei gechi leopardini

gecoI gechi leopardini (Eublepharis macularius) allevati in cattività presentano spesso problematiche di tipo gastrointestinale, stasi follicolare o distocie.

Uno studio prospettico si è posto l’obiettivo di sviluppare, per la prima volta, delle tecniche ecografiche applicabili a questa specie e fornire una descrizione della normale anatomia sonografica della testa, della cavità celomatica e della coda.

Lo studio ha incluso 11 gechi leopardini femmine e sane sulle quali è stata utilizzata una sonda lineare da 13-18 MHz. Gli esemplari sono stati sedati e posti sul decubito dorsale per l’esplorazione delle strutture contenute all’interno della cavità celomatica, e nel decubito ventrale per la valutazione della testa e della coda. Sono state acquisite immagini sagittali e trasversali e gli autori hanno registrato le caratteristiche ultrasonografiche qualitative e quantitative delle diverse strutture anatomiche. La parte ventrale dei polmoni, il fegato, la colecisti, la vena cava caudale, la vena porta, la vena addominale ventrale, l'aorta, i follicoli ovarici, i corpi grassi, la coda e il cervello sono stati visualizzati in 10 di 11 individui poiché in un individuo la muta non ha consentito l’esecuzione dell’esame ecografico. Il cuore, i reni, la vescica urinaria, la milza e il pancreas non sono stati visualizzati. Il tratto digestivo è stato osservato in 10 individui ma era troppo piccolo per essere misurato.

Gli autori propongono di utilizzare i risultati di questo studio come riferimento per studi futuri sugli esemplari di geco leopardino.

 

“Ultrasonographic anatomy of reproductive female leopard geckos (Eublepharis macularius)” Cojean O, et al. Vet Radiol Ultrasound. 2018 May;59(3):333-344. doi: 10.1111/vru.12599. Epub 2018 Feb 19.

 

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