Dall'11 aprile 2003 sono stati pubblicati 6387 articoli

AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Eleonora Malerba

Eleonora Malerba

cat scale over white background 30284567L'obiettivo dello studio era quello di indagare la relazione tra il body condition score (BCS) e il tempo di sopravvivenza e la durata della vita nei gatti.

Per i gatti che erano stati visitati più volte, il valore più alto di BCS è stato utilizzato come variabile di esposizione principale. Lo studio ha incluso un totale di 2.609 gatti. La mediana del massimo punteggio di BCS era 6.

Rispetto ai gatti con un BCS massimo di 6, il rischio di morte (HR, hazard ratio) era maggiore nei gatti con un BCS massimo di 3 (HR 4,67), in quelli con un BCS massimo di 4 (HR 2,61), nei soggetti con un valore massimo di BCS di 5 (HR 1,43) e, infine, in quelli con BCS massimo di 9 (HR 1,80). La durata media della vita era di 15,8 anni. Usando come riferimento i gatti con un BCS massimo di 6 e appartenenti alla stessa fascia d'età, avevano una vita più breve i gatti che raggiungevano un BCS massimo di 4 (HR 4,15) o di 5 (HR 1,75) tra 1 e 3 anni d’età, e quelli che raggiungevano un BCS massimo di 3 (HR 6,09) e di 9 (HR 2,27) tra i 3 e gli 11 anni d’età.

Lo studio dimostra che, nel gatto, esiste un’associazione significativa tra il BCS e la sopravvivenza e la durata della vita; in particolare, valori di BCS inferiori a 5 o pari a 9 sono risultati negativamente associati a entrambe.

 

“Strong associations of nine-point body condition scoring with survival and lifespan in cats” Teng KT, et al. J Feline Med Surg. 2018 Dec;20(12):1110-1118. doi: 10.1177/1098612X17752198. Epub 2018 Feb 2.

vete0511 boxer close sb10065668p 220pxIl trattamento più efficace nei confronti del linfoma a cellule B ad alto grado è il protocollo chemioterapico CHOP, la cui molecola più importante è rappresentata dalla doxorubicina (DOX). Tuttavia, per molti proprietari, le spese di denaro e di tempo sono troppo impegnative da sostenere. Un'opzione terapeutica alternativa è l'uso della DOX in combinazione al prednisone. Studi precedenti hanno valutato la DOX come singolo farmaco, ma nei cani con linfoma a cellule T, noto fattore prognostico negativo, ed è ipotizzabile che questo presupposto abbia influenzato i tempi di sopravvivenza, dando luogo a dei risultati peggiori rispetto a quelli che potrebbero essere osservati in cani con linfoma a cellule B.

Lo scopo di questo studio era quello di valutare l'outcome di cani con linfoma a cellule B ad alto grado trattati con DOX e prednisone, con o senza L-asparaginasi (L-ASP); in secondo luogo, si è cercato di identificare potenziali fattori prognostici.

Sono stati inclusi nello studio un totale di 33 cani; per 31 di essi è stato possibile valutare la risposta al trattamento che, nel complesso, è risultata essere pari all'84%. La mediana della sopravvivenza libera da progressione (SLP) era di 147 giorni, mentra la mediana della sopravvivenza complessiva (SC) era di 182 giorni. La sopravvivenza a un anno era del 23%. A differenza di altri studi, nessuna variabile, ad eccezione del completamento del protocollo terapeutico, è risultata essere significativamente correlata con la SLP o con la SC, nemmeno fattori prognostici storicamente riconosciuti quali il sottotipo di linfoma, la trombocitopenia e il peso corporeo.

I cani con linfoma a cellule B ad alto grado trattati con DOX e prednisone, con o senza L-ASP, hanno tassi di risposta, una SLP e una SC simili a quelli riportati in studi precedenti nei quali non era stata effettuata una distinzione in base all'immunofenotipo. Gli autori sottolineano che questo protocollo non sostituisce il CHOP, tuttavia lo propongono come potenziale alternativa in quelle situazioni in cui il tempo e i costi sono fattori vincolanti per il proprietario, dal momento che fornisce comunque un beneficio terapeutico maggiore rispetto al prednisone da solo.

 

“Retrospective analysis of doxorubicin and prednisone as first-line therapy for canine B-cell lymphoma” Al-Nadaf S, et al. BMC Vet Res. 2018 Nov 20;14(1):356. doi: 10.1186/s12917-018-1688-5.

goat 506003 1280 2 642x336Questo studio analizza la prevalenza dell'infezione da C. burnetii in capre da latte in un allevamento endemico. Il primo obiettivo era quello di determinare la prevalenza dello "spargimento" di C. burnetii al momento del parto e quantificare la concentrazione di equivalenti genomici (EG) presenti in ciascun campione positivo. Il secondo obiettivo era quello di determinare la percentuale di soggetti positivi che si comportavano da “spargitori” persistenti. L’obiettivo finale era quello di definire la relazione tra l’entità dell’infezione al momento del parto, valutata tramite PCR quantitativa (qPCR), e il volume giornaliero di latte prodotto durante la lattazione successiva.

I tamponi vaginali (n = 490) sono stati prelevati al momento del parto e analizzati mediante la qPCR. Lo spargimento di C. burnetii è stato riscontrato nel 15% delle capre sottoposte al campionamento. In base alla concentrazione di EG stimata tramite la qPCR, le capre sono state classificate in negative, debolmente positive e fortemente positive. Il 20% delle capre erano spargitori persistenti di basse concentrazioni di C. burnetii, avendo mostrato uno spargimento dell’agente eziologico anche al parto successivo. Nelle capre fortemente positive alla qPCR le rese giornaliere di latte erano inferiori del 17% rispetto alle capre negative (p = 0,02).

La presenza di C. burnetii era molto differente all’interno della popolazione, con un gruppo relativamente piccolo di capre che spargevano quantità relativamente elevate del batterio. Le capre positive hanno mostrato una riduzione significativa della produzione giornaliera di latte. Gli autori concludono che l’identificazione e l’eliminazione precoce degli esemplari che si comportano da spargitori, potrebbe garantire una maggiore redditività dell'azienda agricola e un minore rischio di trasmissione della febbre Q.

 

“The prevalence of Coxiella burnetii shedding in dairy goats at the time of parturition in an endemically infected enterprise and associated milk yield losses” Canevari JT, et al. BMC Vet Res. 2018 Nov 20;14(1):353. doi: 10.1186/s12917-018-1667-x.

HTB1KNHyGFXXXXaAXXXXq6xXFXXXzL'obiettivo di questo studio prospettico era quello di descrivere l'uso di uno dispositivo bipolare per la sigillatura dei vasi in corso di ovarioisterectomia completa (cioè la rimozione sia del peduncolo ovarico che del corpo e dei vasi uterini) e di valutarne l’impiego nelle gatte con piometra.

Una volta visualizzate le ovaie, il dispositivo bipolare è stato utilizzato per effettuare l’emostasi e per tagliare il legamento sospensorio, il peduncolo ovarico e il legamento largo fino a livello del corpo uterino. Una volta misurato il corpo uterino e solo qualora il suo diametro fosse <0,9 cm, lo strumento è stato utilizzato per afferrarlo, fare emostasi e tagliarlo appena prossimalmente alla cervice. Il follow-up nell’immediato postoperatorio e a breve termine è stato valutato mediante esame clinico.

Dieci gatte femmine intere rispettavano i criteri di inclusione; l'età media era di 2,7 anni (range 0,9-9 anni) e il peso medio era di 3,7 kg (range 2,6-6,7 kg). La durata mediana dell’intervento era di 10,9 minuti (range 9,8-15,2 minuti). Il diametro mediano dell'utero era di 0,51 cm (range 0,45-0,64 cm) e la lunghezza mediana dell'incisione cutanea era di 4,1 cm (range 3,6-5,1 cm). In nessuna delle gatte si sono verificate complicazioni durante la procedura e nel periodo postoperatorio; tutti i pazienti sono stati dimessi dall'ospedale il giorno successivo all’intervento.

Gli autori concludono che il dispositivo bipolare per la sigillatura dei vasi utilizzato in questo studio è uno strumento sicuro per effettuare l’ovarioisterectomia in corso di piometra nelle gatte, quando il corpo uterino ha un diametro inferiore ai 0,9 cm.

 

“Effectiveness of a bipolar vessel sealant device for ovariohysterectomy in cats with pyometra” Boursier JF, et al. J Feline Med Surg. 2018 Dec;20(12):1119-1123. doi: 10.1177/1098612X17752581. Epub 2018 Jan 23.

0001 129987653Il Canine Distemper Virus (CDV) e il Canine Parvovirus (CPV) sono agenti eziologici responsabili di infezioni associate ad un elevato tasso di mortalità. Questi virus infettano cani non vaccinati, ma anche cani che sono stati sottoposti a protocolli di vaccinazione incompleti. La vaccinazione svolge un ruolo importante nel ridurre il tasso di mortalità, nel prevenire l’infezione e nel controllare la diffusione del virus. Tuttavia, l'efficacia della vaccinazione potrebbe essere influenzata da diversi fattori, tra cui il piano vaccinale utilizzato e la neutralizzazione del vaccino da parte degli anticorpi materni.

Gli obiettivi di questo studio erano quello di studiare la risposta anticorpale nei cuccioli sottoposti a diversi protocolli di vaccinazione primaria contro il CPV e il CDV, e quello di stimare dopo quanto tempo avviene la sieroreversione in cani adulti non vaccinati da almeno 3 anni.

La protezione anticorpale è stata valutata in un totale di 20 cani: 5 cuccioli che hanno iniziato l'immunizzazione a 6 settimane d’età (gruppo A), 8 cuccioli che hanno iniziato la vaccinazione tra le 8 e le 12 settimane di età (gruppo B) e 7 cani adulti non vaccinati da almeno 3 anni (gruppo C). Da ciascun soggetto sono stati prelevati campioni di sangue ogni 3-4 settimane. Le risposte anticorpali sono state quantificate usando l’ELISA indiretta.

Alla seconda immunizzazione non sono state riscontrate differenze significative relativamente alla sieroconversione tra i gruppi A e B né per il CDV (p = 0,81) né per il CPV (p = 0,20). Alla terza immunizzazione, è stato osservato che il gruppo B necessitava di un tempo statisticamente più breve per ottenere un titolo anticorpale protettivo contro il CPV rispetto al gruppo A (p = 0,015). Lo stesso non era vero per il CDV (p = 0,41). Nel gruppo C, il tempo medio dopo il quale è stata osservata la sieroreversione è stato stimato di 2,86 anni per il CDV e di 7,63 anni per il CPV.

I risultati di questo studio evidenziano che la risposta al vaccino contro il CDV e il CPV è specifica in ogni individuo. L'efficacia della vaccinazione primaria nei cuccioli dipende principalmente dal titolo anticorpale acquisito dalla madre. Altri fattori come l'esposizione ambientale, i piani vaccinali utilizzati e l'attività del sistema immunitario influenzano la durata dell'immunità nei cani adulti. La variabilità riscontrata sottolinea la necessità dideterminare individualmente i livelli di immunità umorale al fine di valutare l'efficacia del vaccino.

 

“Evaluation of the humoral immune response induced by vaccination for canine distemper and parvovirus: a pilot study” Vila Nova B, et al. BMC Vet Res. 2018 Nov 16;14(1):348. doi: 10.1186/s12917-018-1673-z.

Giovedì, 06 Dicembre 2018 13:11

Ruolo del fieno bagnato nei cavalli asmatici

imagesÈ stato dimostrato che l'eliminazione degli stimoli antigenici è in grado di invertire in modo significativo l'ostruzione delle vie aeree nei cavalli gravemente asmatici. Ad oggi, nessuno studio ha indagato l'influenza del fieno bagnato sulla condizione delle vie aeree inferiori nei cavalli affetti da asma equina grave.

L’obiettivo di questo studio sperimentale era quello di determinare la risposta clinica, citologica e citochinica di cavalli asmatici e non (gruppo controllo) esposti al fieno bagnato o secco.

Sono stati inclusi 12 cavalli, di cui 6 con asma equina grave e 6 sani. Entrambi i gruppi sono stati nutriti con fieno bagnato per 5 giorni consecutivi e, successivamente, con fieno secco per altri 5 giorni consecutivi, separati da un periodo di wash-out di 26 giorni. Le valutazioni effettuate 2 giorni prima e 5 giorni dopo ogni cambio alimentare includevano il punteggio clinico, la quantità di muco tracheale, la citologia e l’espressione dell’mRNA citochinico nel liquido di lavaggio broncoalveolare.

La somministrazione di fieno bagnato ha ridotto significativamente il contenuto di muffa (P <0,001). Il punteggio del muco aumentava significativamente quando i cavalli venivano alimentati con fieno secco (P =0,01). Né il fieno bagnato né quello secco hanno esercitato un’influenza significativa sul punteggio clinico. La percentuale di neutrofili nel liquido di lavaggio broncoalveolare (P <0,001) nonché l’espressione delle citochine IL-1β (P =0,024), IL-6R (P =0,021), IL-18 (P =0,009) e IL-23 (P =0,036) erano significativamente aumentate dopo entrambe le prove nei cavalli affetti da asma grave. Infine, l'espressione dell'mRNA di IL-1β, IL-6R e IL-23 nel liquido di lavaggio broncoalveolare era significativamente correlata alla percentuale di neutrofili, al punteggio clinico e alla quantità di muco tracheale.

Gli autori concludono che la pratica di bagnare il fieno riduce significativamente la presenza di muffe, ma senza migliorare la risposta infiammatoria delle vie aeree dei cavalli affetti da asma equina grave. Alla luce dei risultati, l’efficacia di questa strategia rimane attualmente controversa.

 

“The influence of hay steaming on clinical signs and airway immune response in severe asthmatic horses” Orard M, et al. BMC Vet Res. 2018 Nov 15;14(1):345. doi: 10.1186/s12917-018-1636-4.

5b90e9593f32eLa sindrome della disgalassia postparto (SDP) delle scrofe è difficile da diagnosticare e la patogenesi è oscura. I cambiamenti ormonali associati alla malattia sono spesso difficili da distinguere da quelli riscontrati nel normale periodo di transizione dalla gestazione all’allattamento.

Questo studio si è posto l’obiettivo di indagare i cambiamenti metabolici e ormonali correlati alla SDP con lo scopo di identificare potenziali biomarker nelle scrofe affette da tale sindrome.

L’indagine è stata effettuata confrontando i biomarker selezionati tra 38 scrofe affette dalla sindrome (SDP+) e 38 scrofe sane (SDP-). I campioni sono stati prelevati ogni 24 h da 60 h prima del parto a 36 h dopo il parto.

In entrambi i gruppi di scrofe è stato riscontrato un aumento delle concentrazioni di cortisolo sierico e salivare e della glicemia a digiuno tra i prelievi effettuati a 60 h prima del parto e 36 h prima del parto. Nelle scrofe SDP+ è stata osservata una riduzione del peptide C rispetto al valore basale, mentre nelle scrofe SDP- è stata riscontrata una diminuzione della prolattina e dell’8-epi prostaglandina F2 alfa (8-epi-PGF2α). È stata evidenziata una differenza statisticamente significativa tra le scrofe SDP+ e quelle SDP- per quanto riguarda le concentrazioni di cortisolo nel siero e nella saliva, la cromatogranina salivare A (CgA), la glicemia a digiuno, il peptide C e l’8-epi-PGF2α. Alcuni di questi biomarker, quali il cortisolo nel siero e saliva, la CgA salivare e l’8-epi-PGF2α sierica, differivano statisticamente ancora prima del parto. Infine, le concentrazioni di CgA salivare sono state significativamente inferiori nelle scrofe SDP- rispetto alle scrofe PDS+ durante l'intero periodo di studio.

I risultati suggeriscono che la CgA salivare, il cortisolo e l’8-epi-PGF2α sierica possono potenzialmente essere impiegati come indicatori diagnostici precoci per la SDP. Il fatto che la concentrazione di CgA salivare si sia mantenuta costantemente più elevata nelle scrofe SDP+, potrebbe far supporre che i disturbi omeostatici, nelle scrofe che sviluppano la sindrome, siano presenti già nelle 36-60 h che precedono il parto. La maggiore concentrazione di cortisolo sierico e salivare nelle scrofe SDP+ potrebbe riflettere un segno precoce di infiammazione o stress; d’altro canto, il peptide C significativamente inferiore potrebbe dipendere da una minore assunzione di cibo. Gli autori concludono che tali risultati contribuiscono alla comprensione della patogenesi della SDP e che i disturbi omeostatici rilevati prima del parto, e le alterazioni dei relativi biomarker, meritano ulteriori approfondimenti.

 

“Hormonal and metabolic indicators before and after farrowing in sows affected with postpartum dysgalactia syndrome” Kaiser M, et al. BMC Vet Res. 2018 Nov 7;14(1):334. doi: 10.1186/s12917-018-1649-z.

getimageUno studio di corte retrospettivo si è posto gli obiettivi di descrivere le caratteristiche di un’ampia popolazione di cani con iperadrenocorticismo (HC, hyperadrenocorticism) al momento della loro morte e di identificare le comorbidità associate a questa endocrinopatia.

Su una popolazione di 70.574 cani, sono stati identificati 1.519 soggetti con HC. Per l’intera popolazione sono stati raccolti i dati relativi a segnalamento, presenza o assenza di HC, eziologia dell’HC (se specificata), frequenza di determinate comorbidità e causa del decesso.

L’HC era più frequente nelle femmine. La condizione di sterilizzazione è risultata associata ad una maggiore probabilità di avere l’HC. Tale endocrinopatia era la causa presunta di morte in 393 dei 1.519 cani con HC (25,9%). Nei 527 cani (34,7%) dei quali era nota l’eziologia, la forma ipofisaria era più comune (387/527; 73,4%) rispetto alla forma surrenalica (136/527; 25,8%). Il confronto con la popolazione di riferimento, ha permesso di evidenziare che l’HC era sovrarappresentato in alcune razze. Per alcune di queste, quali il barboncino e il bassotto, una predisposizione era già stata descritta; mentre per altre, quali il setter irlandese e il bassett hound, questo dato risulta nuovo. Tra le comorbidità indagate, i cani con HC, rispetto alla popolazione di riferimento, avevano un aumentato rischio di diabete mellito, infezioni del tratto urinario, urolitiasi, ipertensione, mucocele e patologie tromboemboliche.

L’HC è risultato significativamente associato ad alcune comorbidità, ma sembrerebbe non essere la principale causa di morte nei cani affetti.

 

“Canine hyperadrenocorticism associations with signalment, selected comorbidities and mortality within North American veterinary teaching hospitals” Hoffman JM et al. J Small Anim Pract. 2018 Nov;59(11):681-690. doi: 10.1111/jsap.12904. Epub 2018 Jul 23.

b3ce00f7ad09f7affa04b0b138d236bfGli obiettivi di questo studio erano descrivere la variabilità dei marker di funzionalità renale nei gatti iperazotemici e non, e indagare l’entità dei cambiamenti cui sono soggetti tali marker.

I marker di funzionalità renale indagati erano la creatinina plasmatica, il tasso di filtrazione glomerulare (GFR, glomerular filtration rate) e il peso specifico urinario (USG, urine specific gravity), i quali sono stati valutati al tempo zero e in un secondo “time point”. La variabilità intra-popolazione (coefficiente di variazione, CV%) è stata determinata al tempo zero; invece, la variabilità intra-individuale (CV%) e l’entità dei cambiamenti nel tempo sono stati determinati sulla base delle misurazioni ripetute.

Sono stati inclusi 29 gatti, di cui 5 avevano una malattia renale cronica ed erano iperazotemici. La variabilità intra-individuale nella concentrazione di creatinina era minore nei gatti iperazotemici rispetto ai gatti non iperazotemici (6,81% vs 8,82%), mentre la variabilità intra-individuale del GFR era maggiore nei gatti iperazotemici (28,94% vs 19,98%). La variabilità intra-popolazione era maggiore per il marker USG (67,86% nei gatti iperazotemici e 38,00% nei gatti non iperazotemici). Per quanto riguarda l’entità dei cambiamenti dei marker nel tempo, è stata riscontrata una variazione negativa relativamente alla concentrazione di creatinina sia nei gatti iperazotemici (-0,0265 μmol/l/die) che nei gatti che non lo erano (-0,0344 μmol/l/die); diversamente è stata osservata una variazione positiva relativamente al GFR sia nei gatti iperazotemici (0,0062 ml/min/giorno) che in quelli non iperazotemici (0,0028 ml/min/giorno). La maggior parte dei gatti con malattia renale cronica iperazotemica non ha avuto un declino apprezzabile della funzionalità renale durante lo studio.

I risultati riguardanti la variabilità intra-individuale suggeriscono che i marker più utili per il monitoraggio seriale della funzionalità renale siano la concentrazione di creatinina plasmatica nei gatti iperazotemici e il GFR nei gatti non iperazotemici.

 

“Repeated measurements of renal function in evaluating its decline in cats” Finch NC, et al. J Feline Med Surg. 2018 Dec;20(12):1144-1148. doi: 10.1177/1098612X18757591. Epub 2018 Feb 16.

haflingerIl carcinoma squamocellulare (CSC) è il tumore più comune in sede oculare nel cavallo, con una maggiore incidenza documentata nei cavalli di razza Haflinger. Recentemente, una variante di tipo “senso sbagliato” (missense) di uno specifico gene è stata identificata come fattore di rischio per lo sviluppo del CSC a carico del limbo nei cavalli Haflinger. Dal momento che il CSC nel cavallo interessa spesso la membrana nittitante, gli autori di questo studio hanno ritenuto opportuno indagare il ruolo di questa variante missense in corso di CSC in questa sede.

Nello studio, è stato identificato un antenato comune tra i cavalli Haflinger affetti da CSC del limbo o della membrana nittitante, supportando così l’ipotesi dell’esistenza di un fattore di rischio recessivo per lo sviluppo del cancro in entrambe le sedi oculari. L'analisi del genotipo dei cavalli Haflinger con e senza CSC della membrana nittitante ha rivelato che la regione genomica associata al CSC del limbo è la stessa associata al CSC della membrana nittitante. La mappatura genetica dettagliata di 25 casi di CSC e 49 controlli ha identificato nella variante missense un fattore di rischio per il CSC della membrana nittitante, poiché l'88% dei casi era omozigote per questa variante.

Questi dati indicano che, nei cavalli Haflinger, il rischio genetico di sviluppare un CSC a carico della membrana nittitante o del limbo è lo stesso, e supporta l'utilizzo dei test genetici sia per la gestione clinica che per le decisioni di accoppiamento.

 

“Genetic risk for squamous cell carcinoma of the nictitating membrane parallels that of the limbus in Haflinger horses” Singer-Berk M, et al. Anim Genet. 2018 Oct;49(5):457-460. doi: 10.1111/age.12695. Epub 2018 Jul 12.

Pagina 9 di 25

Questo sito web utilizza cookie propri e di terze parti. Se chiudi il banner ne accetti l'utilizzo.