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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Gaia Carotenuto Med Vet PhDstudent

Gaia Carotenuto Med Vet PhDstudent

Lunedì, 10 Giugno 2019 18:36

Pressione e polso pressorio nei cavalli

hqdefaultIn letteratura non sono presenti dati relativi alla pressione ematica non invasiva (NIBP, noninvasive blood pressure) e al polso pressorio (PP; dato dalla differenza tra la pressione sistolica e quella diastolica) nei cavalli con rigurgito aortico (RA) e con rigurgito mitralico (RM)

L’obiettivo di questo studio retrospettivo era quello di indagare i valori di NIBP e PP in cavalli sani (n=10) e in cavalli con RA (n=31) e RM (n=32); inoltre, gli autori hanno voluto proporre dei valori di cutoff per identificare il RA e definirne lo stadio di gravità.

In tutti i cavalli è stata misurata la NIBP ed è stato effettuato un ecocardiogramma. I casi sono stati classificati in base alla gravità del rigurgito. I valori di PP sono stati confrontati tra i 3 gruppi (sani, MR e AR) e, all’interno del gruppo dei soggetti con RA, tra i diversi sottogruppi classificati in funzione della gravità del rigurgito.

I cavalli con RA avevano un PP superiore rispetto ai cavalli con RM e a quelli sani. I cavalli con RA grave presentavano un PP più alto rispetto a quelli con RA lieve e con RA moderato. Il valore di PP per distinguere il RA dal RM era di 38 mm Hg nel caso in cui si volesse massimizzare la sensibilità (sensibilità 100%; specificità 19%), e di 61 mm Hg nel caso in cui si volesse massimizzare la specificità (sensibilità 43%; Specificità 100%). Il valore di PP per distinguere il RA grave da quello lieve e moderato era 57 mm Hg nel caso in cui si volesse massimizzare la sensibilità (sensibilità 100%; specificità 70%) e di 77 mm Hg nel caso in cui si volesse massimizzare la specificità (sensibilità 75%; specificità 100%).

Gli autori concludono che i cavalli con RA presentano un aumento del PP. Le misurazioni del PP (misurate con tecniche non invasive), interpretate secondo i valori di cutoff forniti, possono aiutare i medici a diagnosticare e stadiare la gravità del RA nei cavalli.

 

“Diagnostic value of noninvasive pulse pressure measurements in Warmblood horses with aorticregurgitation” Boegli J, et al. J Vet Intern Med. 2019 May;33(3):1446-1455. doi: 10.1111/jvim.15494. Epub 2019 Apr 2.

Lunedì, 10 Giugno 2019 18:05

Cardiomiopatia restrittiva nel gatto

schall 01La cardiomiopatia restrittiva (RCM, restrictive cardiomyopathy) è una patologia comune nel gatto; tuttavia, ad oggi, sono disponibili informazioni limitate relativamente alle variabili prognostiche.

Lo scopo di questo studio retrospettivo era quello di caratterizzare gli aspetti epidemiologici, clinici ed ecocardiografici dei gatti con RCM, riportare i tempi di sopravvivenza e indagare i fattori di rischio per la morte conseguente ad una causa cardiaca.

Lo studio ha incluso 92 gatti con diagnosi di RCM sulla base di criteri ecocardiografici e Doppler.

La popolazione felina (età media 8,6 anni; peso corporeo 4,0 kg) includeva 83 gatti (90%) con la forma miocardica e 9 (10%) con fibrosi endocardica. La maggior parte dei gatti (64/92, 70%) erano sintomatici al momento della diagnosi, mostrando dispnea secondaria a insufficienza cardiaca congestizia in 57 su 64 gatti (89%). Il tempo mediano di sopravvivenza dei 69 gatti con la forma miocardica di cui si disponeva del follow-up era di 667 giorni (range, 2-3710 giorni). Indipendente dall'età, dalla dilatazione biatriale e dalla presenza di aritmie, l’aumento del rapporto atrio sinistro/Aorta e la presenza di grave dilatazione dell’atrio sinistro erano significativamente associati con una sopravvivenza più breve.

Gli autori concludono che la morte per cause cardiache è un’evenienza comune nei gatti con RCM; la dilatazione dell’atrio sinistro sembra associato, in modo indipendente, ad un tempo di sopravvivenza più breve.

 

“Clinical, epidemiological and echocardiographic features and prognostic factors in cats with restrictive cardiomyopathy: A retrospective study of 92 cases (2001-2015)” Chetboul V, et al. J Vet Intern Med. 2019 May;33(3):1222-1231. doi: 10.1111/jvim.15464. Epub 2019 Mar 28.

addisons zycortal hidden disease visible answerIl desossicorticosterone pivalato (DOCP) è un farmaco relativamente costoso utilizzato per il trattamento dei cani con ipoadrenocorticismo primario (PH, primary hypoadrenocorticism). Identificare il dosaggio più basso possibile ma che sia allo stesso tempo efficace consentirebbe di ridurre le spese per il proprietario e ottenere una maggiore compliance e motivazione nel curare il proprio cane.

L’obiettivo di questo studio prospettico era quello di testare l’efficacia di un protocollo di trattamento con DOCP a basso dosaggio in 17 cani con PH spontaneo, di cui 12 soggetti con patologia neodiagnosticata e 5 in cui la diagnosi era antecedente e che erano stati precedentemente trattati con fludrocortisone acetato (FA).

In tutti i 12 cani con PH neodiagnosticato la terapia con DOCP è stata iniziata alla dose di 1,5 mg/kg SC; nei cani precedentemente trattati con FA la dose iniziale variava da 1,0 a 1,8 mg/kg SC. I soggetti sono stati rivalutati a intervalli regolari per un minimo di 3 mesi tramite un esame clinico e la determinazione delle concentrazioni sieriche di sodio e potassio. La dose di DOCP è stata modificata in modo da ottenere un intervallo di somministrazione di 28-30 giorni mantenendo, al tempo stesso, le concentrazioni sieriche degli elettroliti all’interno degli intervalli di riferimento.

I cani sono stati seguiti per un tempo mediano (range) di 16,2 mesi (4,5-32,3 mesi). Il dosaggio iniziale era sufficiente in tutti i soggetti (ad eccezione di 2) e richiedeva una significativa riduzione dopo 2-3 mesi di trattamento, raggiungendo un dosaggio mediano di 1,1 mg/kg (0,7-1,8). I cani di 3 anni o più giovani avevano richiesto dosaggi significativamente più alti rispetto ai cani più anziani. Nessuno di essi, tuttavia, aveva necessitato di una dose pari a quella raccomandata dalla casa farmaceutica (2,2 mg/kg).

Gli autori concludono che, nella maggior parte dei cani con PH, una dose iniziale pari a 1,5 mg/kg di DOCP è efficace nel controllare i segni clinici e le concentrazioni sieriche degli elettroliti. Spesso è necessaria una riduzione della dose per riuscire a mantenere un intervallo di somministrazione di 28-30 giorni. Tuttavia, va tenuta in considerazione la possibilità che cani giovani necessitino di dosaggi più elevati.

 

“Evaluation of a low-dose desoxycorticosterone pivalate treatment protocol for long-termmanagement of dogs with primary hypoadrenocorticism” Sieber-Ruckstuhl NS, et al. J Vet Intern Med. 2019 May;33(3):1266-1271. doi: 10.1111/jvim.15475. Epub 2019 Mar 13.

dog pillsLa ciclosporina è un potente inibitore delle cellule T utilizzato nel trattamento delle malattie immunomediate e infiammatorie nella specie canina. Tuttavia, sono disponibili solo informazioni limitate su quale siano le modalità più idonee per monitorare al meglio i pazienti in terapia con ciclosporina. Attualmente sono disponibili saggi di farmacocinetica e farmacodinamica. Quelli farmacocinetici, che misurano la concentrazione ematica di ciclosporina, vengono impiegati per valutare se è stata raggiunta una concentrazione appropriata del farmaco; tuttavia, non è stato dimostrato che il raggiungimento di concentrazioni ematiche target del farmaco sia correlato in maniera affidabile con la soppressione della funzione delle cellule T nel cane. Nei pazienti trapiantati umani, il monitoraggio dell’efficacia terapeutica include, infatti, anche la valutazione della farmacodinamica della molecola.

Questo è uno studio di validazione di un saggio real time quantitative polymerase chain reaction (RT-qPCR) per valutare gli effetti farmacodinamici della ciclosporina nel cane.

Lo studio prevedeva la misurazione, tramite RT-qPCR, dell’espressione dell’IL-2 e dell’IFN- γ attivati dalle cellule T per 7 giorni consecutivi in 8 cani sani di razza Walker hound ai quali era stata somministrata ciclosporina per via orale alla dose di 10 mg/kg ogni 12 ore.

La produzione di citochine è risultata marcatamente diminuita entro 24 ore dall’inizio del trattamento con ciclosporina ed è rimasta significativamente ridotta per tutta la durata del progetto.

Questi risultati dimostrano che la ciclosporina causa un rapido calo della produzione di citochine indotta dalle cellule T e che questo effetto è persistente in corso di trattamento continuativo.

Sebbene questo studio sia stato condotto su cani sani, dimostra una marcata inibizione dell’espressione citochinica entro 24 ore dalla somministrazione della ciclosporina, suggerendo che il monitoraggio farmacodinamico degli effetti della ciclosporina sulle cellule T potrebbe essere preso in considerazione entro alcuni giorni dall'inizio della terapia nei cani affetti da patologie immunomediate.

 

“Alterations in activated T-cell cytokine expression in healthy dogs over the initial 7 days of twice daily dosing with oral cyclosporine” Riggs C, et al. J Vet Pharmacol Ther. 2019 Apr 1. doi: 10.1111/jvp.12762. [Epub ahead of print]

4128332Il posizionamento di sondini esofagei è una strategia comunemente impiegata per fornire una nutrizione enterale ai gatti disoressici/anoressici, ma il loro utilizzo è associato ad effetti avversi.

L’obiettivo di questo studio retrospettivo era quello di valutare le complicazioni associate al posizionamento del sondino esofageo nella specie felina e, contestualmente, quello di identificare i fattori che predispongono a tali complicazioni.

Dalle cartelle cliniche di 248 gatti in cui era stato applicato il sondino esofageo, sono stati raccolti i dati relativi al segnalamento, al motivo che aveva portato alla decisione di applicare il sondino, alla tecnica di posizionamento, all’intervallo di tempo in cui il sondino era stato lasciato in sede e a qualsiasi complicazione osservata. Tramite regressione logistica, è stato valutato se questi gatti avessero maggiori probabilità di sviluppare complicazioni, tra cui le infezione e un aumento della mortalità.

Nei gatti che sono stati dimessi, il tempo mediano di permanenza del sondino era di 11 giorni (da un minimo di 1 giorno ad un massimo di 93 giorni). Complicazioni sono state osservate nel 35,8% dei gatti, tra cui la più comune era la dislocazione del sondino (nel 14,5% dei casi), seguito dalle infezioni del sito della stomia (nel 12,1% dei casi). I gatti che assumevano glucocorticoidi o agenti oncolitici e quelli in cui era stata osservata la fuoriuscita di materiale dalla stomia presentavano rispettivamente una probabilità 3,91 e 159,8 volte maggiore di sviluppare un'infezione nel sito della stomia. I gatti con peso corporeo più basso (odds ratio, OR = 1,33) e quelli con patologie pancreatiche (OR = 4,33), neoplastiche (OR = 15,44), respiratorie (OR = 19,44), urogenitali (OR = 5,78) e infettive (OR = 11,57) avevano una probabilitàdi morte maggiore. Né l’intervallo di tempo in cui il sondino era rimasto in sede né il fatto che il gatto fosse stato dimesso col sondino erano fattori associate ad un aumentato rischio di sviluppare infezioni o di morire.

I proprietari dovrebbero essere sempre informati sui rischi potenziali e sui loro fattori predisponenti.

 

“Esophageal feeding tube placement and the associated complications in 248 cats” Breheny CR, et al. J Vet Intern Med. 2019 May;33(3):1306-1314. doi: 10.1111/jvim.15496. Epub 2019 Apr 18.

lam endLa laminite endocrinopatica è comune nei cavalli e nei pony, ma il suo tasso di recidiva non è stato opportunamente indagato.

L’obiettivo di questo studio di coorte prospettico era quello di determinare l'incidenza della recidiva di laminite endocrinopatica e i fattori di rischio che la favoriscono.

Lo studio ha incluso 317 soggetti (cavalli e pony) con laminite acuta, classificata in endocrinopatica (n=276) e non endocrinopatica (n=41) sulla base di un questionario sottoposto al veterinario. Indagini di follow-up sono state effettuate ad intervalli di tempo regolari per determinare il tasso di recidiva nei 2 anni successivi alla diagnosi.

Nel caso della laminite endocrinopatica, il tasso di recidiva era del 34,1%. Nel corso dei 2 anni di studio, il rischio di recidiva aumentava di pari passo con la concentrazione basale di insulina a digiuno (P ≤ 0,05), con una probabilità di recidiva che diveniva tanto maggiore quanto più l’insulinemia aumentava oltre il range di normalità. La diagnosi di laminite antecedente l’inizio dello studio costituive anche un fattore di rischio per la recidiva (P = 0,05). Nei soggetti in cui, sulla base della classificazione di Obel, la laminite era più grave, il rischio che la recidiva si verificasse in tempi più rapidi era maggiore.

Gli autori concludono che l'iperinsulinemia e precedenti episodi di laminite costituiscono fattori di rischio significativi per la recidiva di laminite.

 

“Incidence and risk factors for recurrence of endocrinopathic laminitis in horses” de Laat MA, et al. J Vet Intern Med. 2019 May;33(3):1473-1482. doi: 10.1111/jvim.15497. Epub 2019 Apr 10.

Domenica, 02 Giugno 2019 22:55

Ulcere gastriche nel suino

3000x2000Gastric Ulcers Index 8L'Helicobacter suis è stato associato allo sviluppo di ulcere gastriche nella parte aghiandolare dello stomaco dei suini, probabilmente a causa di una interferenza sulla secrezione acida gastrica e sulla composizione del microbiota gastrico. Il Fusobacterium gastrosuis è presente in elevate concentrazioni nel microbiota gastrico dei suini infetti da H. suis e si è ipotizzato che questo microrganismo possa ricoprire un ruolo nello sviluppo delle ulcere gastriche.

Lo scopo di questo studio era quello di indagare ulteriormente l'influenza esercitata da H. suis sul microbiota della parte aghiandolare dello stomaco nei suini e sul potenziale ruolo patogeno di F. gastrosuis.

L'infezione da H. suis ha influenzato la numerosità relativa di diversi taxa a livello di phylum, famiglia, genere e specie. I suini con infezione da H. suis hanno mostrato un tasso di colonizzazione significativamente più alto di F. gastrosuis nella regione gastrica aghiandolare rispetto ai suini non infetti. In vitro, ceppi vitali di F. gastrosuis, così come i loro lisati, hanno indotto la morte delle cellule epiteliali gastriche ed esofagee. Tale morte cellulare indotta dalle componenti batteriche era dipendente dalla temperatura. L'analisi genomica ha rivelato che il genoma di F. gastrosuis comprende geni codificanti i fattori coinvolti nell'adesione, invasione e induzione della morte cellulare e nell'evasione immunitaria; tali geni mostravano una sequenza similare a quella già descritta in altre specie di Fusobacterium.

Si ipotizza che, in un ambiente gastrico alterato da H. suis, la colonizzazione e l'invasione della regione aghiandolare dello stomaco dei suini così come la produzione di metaboliti induttori della morte delle cellule epiteliali da parte di F. gastrosuis, svolgano un ruolo patogenetico nelle ulcerazioni gastriche.

 

“Characterization of the non-glandular gastric region microbiota in Helicobacter suis-infected versus non-infected pigs identifies a potential role for Fusobacterium gastrosuis in gastric ulceration” De Witte C, et al. Vet Res. 2019 May 24;50(1):39. doi: 10.1186/s13567-019-0656-9.

Domenica, 02 Giugno 2019 13:25

Eutanasia nel cane: 2 protocolli a confronto

tanaxL’obiettivo di questo studio prospettico osservazionale era quello di indagare l'incidenza di effetti avversi durante l'eutanasia effettuata su 436 cani utilizzando due protocolli: pentobarbital/fenitoina (PF) per via endovenosa da soli oppure preceduti da propofol (P+PF).

Per ciascun individuo è stata registrata la presenza/assenza di 7 effetti avversi: respiro agonico, minzione, defecazione, vocalizzazione, attività muscolare, disforia e complicazioni connesse al catetere endovenoso (punteggio di eutanasia da 0 a 7).

Duecentotrentasei cani sono stati inclusi nel gruppo PF e 200 cani nel gruppo P+PF. Non sono state rilevate differenze significative nelle dosi di PF somministrate (166,9 ± 105,6 mg/kg per il gruppo PF, 182,6 ± 109,8 mg/kg per il gruppo P+PF). I cani del gruppo P+PF avevano ricevuto 4,5 ± 2,9 mg/kg di propofol. La presenza di più di 1 effetto avverso è stata osservata nel 35,2% dei soggetti del gruppo PF e nel 26,5% dei cani del gruppo P+PF (P = 0,052). I punteggi medi di eutanasia (0,47 nel gruppo PF e 0,32 nel gruppo P+PF) non erano significativamente differenti tra i protocolli (P = 0,08). Il pre-trattamento con propofol aveva ridotto significativamente la presenza di attività muscolare (6% vs 14%, odds ratio 0,39; P = 0,0079).

Non è stata osservata alcuna differenza significativa per quanto riguarda la probabilità di sviluppare effetti avversi durante l'eutanasia dei cani utilizzando la combinazione di pentobarbital/fenitoina preceduta o meno dal pre-trattamento con propofol. Soltanto l’attività muscolare peri-mortem è risultata significativamente ridotta nei cani pre-trattati con propofol.

 

“Comparison of pentobarbital-phenytoin alone vs propofol prior to pentobarbital-phenytoin for euthanasia in 436 client-owned dogs” Bullock JM, et al. J Vet Emerg Crit Care (San Antonio). 2019 Mar;29(2):161-165. doi: 10.1111/vec.12813. Epub 2019 Feb 14.

111632668 s CroppedIl controllo degli accoppiamenti nelle popolazioni di gatti randagi è un obiettivo globale sia per la salute pubblica quanto per ragioni umane.

Gli obiettivi di questo studio erano quello di quantificare la durata dell’azione contraccettiva di una singola iniezione intramuscolare di un vaccino ormonale (GonaCon) e quello di indagarne la sicurezza in gatte femmine di colonia.

Venti gatte femmine intere sono state trattate con il GonaCon (0,5 ml/gatto) per via intramuscolare, mentre altre 10 gatte sono state trattate con soluzione salina (gruppo controllo). Quattro mesi dopo l'iniezione, tutte le gatte sono state liberate in un ambiente di colonia simulato in presenza di gatti maschi fertili. Le variabili analizzate sono state: in quanto tempo le gatte sono rimaste gravide, la numerosità dei feti e l’incidenza di reazioni nel sito di iniezione del vaccino.

Tutte le gatte del gruppo controllo (n = 10/10) e il 60% (n = 12/20) delle gatte vaccinate sono rimaste gravide entro 4 mesi dall'introduzione dei maschi; in aggiunta, altre due gatte vaccinate (10%) sono rimaste gravide entro 1 anno dal trattamento. La numerosità media dei feti era significativamente inferiore nelle gatte vaccinate rispetto alle gatte del gruppo di controllo. Il concepimento era avvenuto dopo un tempo significativamente più lungo (P = 0,0120) nelle gatte vaccinate (212 giorni) rispetto alle gatte trattate con soluzione salina (127,5 giorni). Le reazioni nel sito di iniezione (dalla presenza di gonfiore alla comparsa di granulomi transitori) sono state osservate nel 45% (n = 9/20) delle gatte vaccinate.

Una singola dose di GonaCon ha esercitato un’azione contraccettiva della durata minima di 1 anno in solo il 30% (n = 6/20) delle gatte trattate. A causa della scarsa efficacia osservata, gli autori ne sconsigliano l’impiego come tecnica contraccettiva nelle gatte di colonia.

 

“Effectiveness of GonaCon as an immunocontraceptive in colony-housed cats” Fischer A, et al. J Feline Med Surg. 2018 Aug;20(8):786-792. doi: 10.1177/1098612X18758549. Epub 2018 Feb 21.

Martedì, 28 Maggio 2019 22:33

Ossitocina a lento rilascio nelle fattrici

cavallaIl prolungamento della funzionalità del corpo luteo (CL) è un espediente utilizzato per sopprimere l'estro; esso prevede l’induzione di una secrezione continua di progesterone endogeno al fine di mantenere le fattrici fuori dal calore in modo naturale.

L’impiego dell’ossitocina per prolungare la funzione del CL è sempre più frequente e il protocollo di trattamento più comune prevede la somministrazione di 60 unità di ossitocina per via intramuscolare dal 7° al 14° giorno dopo l'ovulazione (otto trattamenti giornalieri). Sebbene questo protocollo sia efficace in oltre il 70% delle cavalle trattate, il suo principale svantaggio è quello di richiedere somministrazioni giornaliere per 8 giorni consecutivi.

L'obiettivo di questo studio era quello di valutare l'efficacia di una formulazione di ossitocina a lento rilascio (O-LR) nel prolungare la funzione del CL.

Le cavalle sono state valutate mediante palpazione transrettale ed ecografia per determinare il giorno dell'ovulazione (giorno 0) e, a quel punto, sono state assegnate in modo randomizzato a un gruppo di controllo non trattato e ad un gruppo di trattamento con O-LR (8 fattrici per ciascun gruppo). Le fattrici del gruppo di trattamento hanno ricevuto 1 ml di O-LR, ossia 2.400 UI di ossitocina, IM una volta al 7° giorno e di nuovo al 10° giorno dopo l'ovulazione. Campioni di sangue sono stati campionati al giorno 0 e poi ogni lunedì, mercoledì e venerdì per 50 giorni per la determinazione della concentrazione sierica di progesterone. Le fattrici sono state classificate come aventi un prolungamento della funzione del CL qualora la loro concentrazione di progesterone fosse rimasta superiore a 1 ng/ml in modo continuo per almeno 30 giorni.

La funzionalità del CL è risultata prolungata in nessuna delle 8 cavalle del gruppo di controllo (0%) e in 6 delle 8 (75%) cavalle trattate con O-LR.

I risultati dello studio dimostrano che l’efficacia di questo protocollo a due iniezione di O-LR presenta una efficacia paragonabile a quello che prevede la somministrazione giornaliera di ossitocina dal 7° al 14° giorno dopo l’ovulazione, presentando il vantaggio di essere più pratico riducendo significativamente il numero di somministrazioni di ossitocina (2 sole somministrazioni contro 8 somministrazioni).

 

“Evaluation of a Proprietary Slow-Release Oxytocin Formulation on Corpus Luteum Function in Mares” Sarnecky BA, et al. J Equine Vet Sci. 2019 Jun;77:28-30. doi: 10.1016/j.jevs.2019.01.004. Epub 2019 Jan 29.

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