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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Gaia Carotenuto Med Vet PhDstudent

Gaia Carotenuto Med Vet PhDstudent

Martedì, 11 Settembre 2018 14:01

Linfoma canino: predisposizione di razza

lymphoma blogLe razze canine, in quanto rappresentative di differenti cluster genetici, possono costituire un adeguato modello per lo studio della predisposizione genetica allo sviluppo di neoplasie. Da studi epidemiologici emerge che alcune razze hanno maggiori probabilità di sviluppare linfomi o specifici sottotipi di linfoma, ma i dati sono variabili e geograficamente incoerenti.

Uno studio retrospettivo sul linfoma canino si è posto l’obiettivo di indagare la prevalenza di razza in 8 paesi europei e di indagare l’entità del rischio in funzione della razza sia per il linfoma in generale che per i diversi sottotipi di linfoma.

Il fattore di rischio (Odds Ratio) per lo sviluppo di linfoma è risultato diverso nei differenti paesi europei, ma cani Doberman, Rottweiler, Boxer e bovari del Bernese mostravano una significativa predisposizione al linfoma. In particolare, i cani di razza Boxer tendevano a sviluppare linfomi a cellule T (sia ad alto che a basso grado) mentre i Rottweiler avevano un'elevata prevalenza di linfomi a cellule B. I Labrador non mostravano una predisposizione al linfoma in generale, ma tendevano a sviluppare principalmente linfomi a cellule T ad alto grado. Infine, diversamente a quanto riportato in studi condotti in paesi extra-europei, i cani di razza Golden Retriever non hanno mostrato alcuna predisposizione al linfoma o ai suoi sottotipi.

Gli autori concludono sottolineando la necessità di effettuare ulteriori studi, di natura prospettica, che prevedano anche una definizione precisa del sottotipo di linfoma, al fine di confermare i risultati retrospettivi di questo studio e per creare le basi per l'analisi dei possibili geni coinvolti.

 

“Breed-associated risks for developing canine lymphoma differ among countries: an European canine lymphoma network study” Comazzi S, et al. BMC Vet Res. 2018 Aug 6;14(1):232. doi: 10.1186/s12917-018-1557-2.

miciUno studio di coorte retrospettivo si è posto l’obiettivo di determinare la stima di sopravvivenza e i predittori di outcome in 177 gatti con infezione sostenuta dal virus della panleucopenia felina (FPV, feline panleukopenia virus).

Dalle cartelle cliniche sono stati raccolti i dati relativi al segnalamento, anamnesi, riscontri evidenziati durante l'esame fisico, CBC, profilo biochimico, esame emogasanalitico e trattamenti (antibiotici, antiparassitari, antivirali, antiemetici, analgesici, soluzioni di cristalloidi o colloidi ed emoderivati).

Il tempo mediano di sopravvivenza dopo l’ammissione è stato di 3 giorni; il 20,3% (36/177) dei gatti è sopravvissuto. Il rischio di non sopravvivenza era maggiore nei gatti con segni di letargia, temperatura rettale <37,9 ° C, o basso peso corporeo al momento del ricovero. Una conta leucocitaria più bassa ai giorni 3,4 e 7 di ospedalizzazione, ma non al momento del ricovero, era associata a non sopravvivenza. La somministrazione di amoxicillina-acido clavulanico, antiparassitario e maropitant (ma non quella dell'interferone-ω) erano associati alla sopravvivenza, mentre l'infusione di glucosio era associata a non sopravvivenza.

I risultati di questo studio suggeriscono che l'infezione da FPV è associata molto spesso ad una prognosi sfavorevole. Diverse variabili misurate al momento del ricovero o durante il ricovero sono risultate essere associate all’outcome. Sorprendentemente e contrariamente alla letteratura esistente, la leucopenia al momento del ricovero non ha avuto alcuna correlazione con l’outcome, probabilmente a causa delle precauzioni precoci che vengono attuate per prevenire le potenziali complicazioni.

 

“Survival estimates and outcome predictors for shelter cats with feline panleukopenia virusinfection” Porporato F, et al. J Am Vet Med Assoc. 2018 Jul 15;253(2):188-195. doi: 10.2460/javma.253.2.188.

Giovedì, 26 Luglio 2018 15:27

Bluetongue: profili di rischio in Sardegna

250px BluetongueLa Bluetongue (BT) è una malattia trasmessa da vettori, in particolare da moscerini appartenenti al genere Culicoides (Ditteri: Ceratopogonidae). Molti studi hanno contribuito a chiarire vari aspetti della sua eziologia, epidemiologia e dinamica vettoriale; tuttavia,la BT rimane una malattia a distribuzione mondiale con importanti risvolti epidemiologici ed economici. Dal 2000, la Sardegna è stata l'area più colpita del bacino del Mediterraneo. La regione è caratterizzata da vaste aree pastorali per gli ovini e rappresenta la regione che più si presta allo studio della distribuzione e della prevalenza del virus della febbre catarrale (BTV, Bluetongue virus) in Italia. La finalità è quella di comprendere al meglio la diffusione della malattia ed elaborare valide strategie di controllo.

Uno studio ha condotto un'indagine sui modelli spaziali della trasmissione del BTV per definire un profilo di rischio per tutte le aziende sarde utilizzando un modello misto multilivello logistico che tenga conto degli aspetti agrometeorologici (altitudine, uso del suolo, precipitazioni, evapotraspirazione, superficie dell'acqua) nonché delle caratteristiche e della gestione dell'azienda (densità degli animali, vaccinazione, focolai precedenti, uso di repellenti, trattamento contro i vettori, pulizia, presenza di fango e letame).

Il modello misto multilivello logistico ha mostrato il ruolo fondamentale dei fattori climatici nella diffusione della malattia e il ruolo protettivo rappresentato da una gestione scrupolosa, piani vaccinali, epidemie dell'anno precedente e altitudine. Sono state sviluppate mappe di rischio regionali, utilizzate per identificare, con 20 giorni di anticipo, le aree a più alto rischio. Il profilo di rischio per ciascuna azienda, fornirebbe informazioni specifiche sul ruolo di ciascun fattore e aiuterebbe nell’elaborazione di strategie di prevenzione e controllo della BT.

 

“Retrospective analysis of Bluetongue farm risk profile definition, based on biology, farmmanagement practices and climatic data” Cappai S, et al. “Prev Vet Med. 2018 Jul 1;155:75-85. doi: 10.1016/j.prevetmed.2018.04.004. Epub 2018 Apr 12.

puppy dog and mouseLa diagnosi precoce di leptospirosi acuta è ancora una grande sfida nel cane.

Lo scopo di uno studio prospettico era quello di valutare l'idoneità di due test rapidi, che rilevano anticorpi IgM e IgG contro la Leptospira, nella diagnosi della leptospirosi canina. Le prestazioni dei due test rapidi sono state confrontate con il test di agglutinazione microscopica (MAT, microscopic agglutination test) effettuato su sieri acuti e secondo i criteri diagnostici adottati in questo studio per confermare l'infezione da leptospirosi (MAT all'ammissione, MAT convalescente e PCR quantitativa in tempo reale sul sangue e/o urina).

I cani sono stati arruolati sulla base dell'esposizione ai fattori di rischio conosciuti e sulla base della presentazione clinica (danno renale acuto e/o sindrome da risposta infiammatoria sistemica con danno multiorgano). Gli ottantanove cani inclusi nello studio sono stati suddivisi in 3 gruppi sulla base dei criteri diagnostici adottati: casi confermati di leptospirosi (42/89 cani, gruppo 1); casi negativi di leptospirosi (36/89 cani, gruppo 2); casi non confermati di leptospirosi (11/89 cani, gruppo 3).

I risultati supportano l'utilità dei due test diagnostici rapidi come primo strumento di screening in clinica in caso di sospetta leptospirosi. Risultati positivi ai test nei cani con segni clinici e alterazioni di laboratorio compatibili supportano fortemente la diagnosi di leptospirosi acuta, mentre i risultati negativi richiedono ulteriori indagini diagnostiche per escludere l'infezione. I test di conferma raccomandati per la leptospirosi canina sono ancora necessari in aggiunta all'uso di test rapidi in clinica.

 

“Prospective evaluation of rapid point-of-care tests for the diagnosis of acute leptospirosis in dogs” Troia R, et al. The Veterinary Journal 2018 Jul, 237:37-42.

Giovedì, 19 Luglio 2018 00:26

Cause di versamento pleurico nei gatti

versamento pleuricoUno studio su una serie di casi retrospettivi si è posto l’obiettivo di caratterizzare e indagare le potenziali associazioni tra cause di versamento pleurico e vari fattori clinici in 380 gatti nei quali la causa del versamento pleurico era stata definita con certezza.

Di ciascun soggetto sono stati analizzati i dati relativi ai segni clinici, le cause del versamento pleurico, i tipi di trattamento effettuati e l’outcome. Tali variabili sono state correlate con la causa di versamento pleurico.

Ottantasette gatti (22,9%) sono morti o sono stati sottoposti ad eutanasia prima della dimissione. La causa più comune di versamento pleurico era l'insufficienza cardiaca congestizia (155 [40,8%]), la seconda erano le neoplasie (98 [25,8%]). Altre cause comprendevano il piotorace, il chilotorace idiopatico, il trauma, la peritonite infettiva felina e l'ernia diaframmatica non traumatica. I gatti con trauma o peritonite infettiva felina erano significativamente più giovani di quelli con insufficienza cardiaca congestizia o con neoplasie. I gatti con linfoma erano significativamente più giovani di quelli con carcinoma. I gatti con insufficienza cardiaca congestizia avevano una temperatura rettale significativamente più bassa al momento del ricovero rispetto ai gatti con versamento pleurico secondario ad altre cause.

In questo studio, i gatti con versamento pleurico hanno avuto una prognosi infausta; l’insufficienza cardiaca congestizia e le neoplasie erano le cause più comuni. L'età e l'ipotermia possono essere informazioni utili da prendere in considerazione per mettere in ordine di probabilità le diagnosi differenziali delle cause di versamento pleurico nei gatti.

 

“Characterization of and factors associated with causes of pleural effusion in cats” Ruiz MD, et al. J Am Vet Med Assoc. 2018 Jul 15;253(2):181-187. doi: 10.2460/javma.253.2.181.

Mercoledì, 18 Luglio 2018 23:24

Linfoma della zona marginale nodale nel cane

linfoma marginaleIl linfoma della zona marginale nodale (nMZL, nodal marginal zone lymphoma) è classificato come linfoma indolente. Tali linfomi sono caratterizzati da un basso indice mitotico e una progressione clinica lenta. Mentre il comportamento clinico del linfoma della zona marginale splenica è effettivamente dimostrato avere un decorso indolente e una buona prognosi dopo splenectomia, non ci sono studi che descrivono nello specifico il comportamento del nMZL.

Uno studio retrospettivo si è posto l’obiettivo di descrivere le caratteristiche cliniche e l’outcome in corso di nMZL nel cane.

Sono stati inclusi 35 cani con diagnosi confermata istologicamente di nMZL e con una stadiazione completa (inclusi analisi del sangue, citometria a flusso su linfonodo sangue periferico e midollo osseo, diagnostica per immagini, istologia e immunoistochimica su linfonodo periferico asportato chirurgicamente). Il trattamento consisteva in chemioterapia o immunochemioterapia. Gli endpoint valutati nello studio erano il tasso di risposta, il tempo di progressione e la sopravvivenza linfoma-specifica.

Alla diagnosi, tutti i cani presentavano linfoadenopatia generalizzata e un terzo di questi presentava segni di malattia sistemica. Tutti i cani avevano una malattia al V stadio e un terzo dei soggetti aveva anche coinvolgimento extranodale. La popolazione cellulare evidenziata a livello linfonodale era composta principalmente da cellule CD21+ di medie dimensioni e da normali linfociti residenti. L'esame istologico ha evidenziato un coinvolgimento diffuso dei linfonodi, indicativo di MZL "in fase avanzata". Il tempo di progressione è risultato di 149 giorni e la sopravvivenza linfoma-specifica era di 259 giorni. L’aumento dell'LDH e il tipo b erano significativamente associati ad una sopravvivenza linfoma-specifica più breve.

I cani con nMZL possono presentare una linfoadenopatia generalizzata e una malattia in stadio avanzato. Nel complesso, l’outcome è scadente, nonostante sia classificato tra i tumori "indolenti". Quale sia la migliore opzione terapeutica deve ancora essere definito.

 

“Canine nodal marginal zone lymphoma: Descriptive insight into the biological behavior” Cozzi M, et al. Vet Comp Oncol. 2018 Jun;16(2):246-252. doi: 10.1111/vco.12374. Epub 2017 Dec 4.

capraUno studio ha valutato l’influenza dell’inibizione dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE, angiotensin-converting enzyme) sull’efficacia dell’inseminazione artificiale a tempo fisso nella capra.

Sono state incluse 69 capre suddivise, in maniera randomizzata, in 2 gruppi: il gruppo enalapril (n = 35) e il gruppo controllo (n = 34) . Nell'esperimento, tutti gli animali sono stati sottoposti al protocollo di inseminazione artificiale a tempo fisso per 12 giorni. Il gruppo enalapril ha ricevuto enalapril maleato disciolto in soluzione salina per via sottocutanea alle dosi di 0,2 mg/kg/giorno ai giorni (G) G0-G2, a 0,3 mg/kg/giorno ai G3-G6 e a 0,4 mg/kg/giorno ai G7-G11. Il gruppo di controllo ha ricevuto il corrispondente volume ma di soluzione salina allo 0,9%. A 36 ore dalla rimozione della spugna è stata eseguita una singola inseminazione utilizzando sperma congelato. La diagnosi di gravidanza è stata effettuata mediante ecografia a distanza di 30 giorni dall'inseminazione.

Nel gruppo di capre trattate con enalapril è stato osservato un significativo aumento dei tassi di gravidanza e un aumento delle gravidanze gemellari nonché una diminuzione della mortalità fetale (p<0,01).

L'uso di ACE-inibitori durante il protocollo di inseminazione artificiale a tempo fisso si è dimostrato un'alternativa promettente per aumentare l'efficienza di questa tecnologia riproduttiva.

 

“ACE inhibition in goats under fixed-time artificial insemination protocol increases the pregnancyrate and twin births” Fernandes Neto VP, et al. Reprod Domest Anim. 2018 Aug;53(4):1006-1008. doi: 10.1111/rda.13180. Epub 2018 Apr 11.

ulcere testaNei gatti la comparsa di ulcere a livello di testa e collo può derivare da problematiche allergiche e non, tra queste ultime deve essere presa in considerazione anche la leishmaniosi felina (FeL). Pertanto, nelle aree endemiche per la leishmaniosi canina, è necessario escludere questa causa poiché i farmaci usati per trattare le patologie immunomediate possono essere controindicati in corso di leishmaniosi.

Uno studio condotto su 27 gatti con dermatite ulcerativa della testa e del collo ha valutato la presenza di Leishmaniosi da biopsie cutanee tramite l’esame immunoistochimico (IHC) e la PCR quantitativa. Inoltre, dal momento che la leishmaniosi può indurre una risposta infiammatoria istiocitaria locale, è stata valutata anche la presenza di istiociti tissutali sempre tramite esame immunoistochimico.

In tutte le biopsie è stato evidenziato un infiltrato infiammatorio perivascolare. La presenza di istiociti è stata confermata in 23 dei 27 casi. Tuttavia le tecniche di immunoistochimica e la PCR hanno confermato l'assenza di Leishmania in tutti i soggetti.

Secondo i risultati di questo studio, la leishmania non sembra avere un ruolo nella patogenesi della dermatite ulcerativa della testa e del collo nei gatti, anche in quei soggetti che conducono uno stile di vita potenzialmente associato all'infezione. L'infiltrazione istiocitaria del tessuto cutaneo non è da considerarsi un marker specifico per l'infezione da Leishmania.

 

“A retrospective histopathological, immunohistochemical and molecular study of the presence of Leishmania spp. in the skin of cats with head and neck ulcerative dermatitis” Di Mattia D, et al. Vet Dermatol. 2018 Jun;29(3):212-e76. doi: 10.1111/vde.12535. Epub 2018 Mar 25.

cistifelleaLe malattie della cistifellea sono comuni nei cani e l'ecografia bidimensionale rappresenta il metodo attualmente più usato per la diagnosi e la pianificazione del trattamento. Tuttavia, le informazioni ricavate tramite questa tecnica sono spesso non-specifiche.

Uno studio retrospettivo si è posto l’obiettivo di descrivere le ecografie convenzionali e con mezzo di contrasto (SonoVue®) in un gruppo di 65 cani con patologie della cistifellea confermate istologicamente.

Una presa di contrasto ramificata, eterogenea e omogenea da parte di lesioni ecogene intraluminali formanti massa era tipica di strutture polipoidi in corso di iperplasia mucosale cistica e/o di tumore, con le dovute differenze in termini di washin e washout. Nei cani con fango biliare o mucocele, invece, le strutture intraluminali ecogene non prendevano contrasto. In presenza di edema della parete questa assume un tipico aspetto a binario, diversamente in corso di necrosi/rottura della parete si vede un’interruzione della presa di contrasto nel tratto interessato.

In corso di colecistite/edema della parete l’ecografia con contrasto ha mostrato performance simili a quelle dell’ecografia convenzionale. Invece, in presenza di necrosi/rottura, lesioni benigne polipoidi e neoplasie l’ecografia contrastografica ha permesso di emettere una diagnosi corretta,senza risultati falsamente positivi.

I risultati di questo studio supportano l’utilizzo dell'ecografia con mezzo di contrasto a completamento di quella convenzionale nei cani con sospetta patologia della colecisti.

 

“Contrast-enhanced ultrasound complements two-dimensional ultrasonography in diagnosinggallbladder diseases in dogs” Bargellini P, et al. Vet Radiol Ultrasound. 2018 May;59(3):345-356. doi: 10.1111/vru.12601. Epub 2018 Feb 2.

parto

Uno studio ha indagato il valore predittivo delle concentrazioni plasmatiche di acidi grassi non esterificati (NEFA), beta-idrossibutirrato (BHB), colesterolo, albumina e calcio nel predire il rischio di malattie del peripartum nelle mucche Holstein primipare e pluripare.

Lo studio è stato condotto su 308 vacche da latte (126 primipare e 182 pluripare) di un allevamento a stabulazione libera, le cui condizioni corporee sono state valutate settimanalmente da 3 settimane prima del parto fino a 4 settimane dopo il parto. Le malattie del peripartum sono state diagnosticate da un singolo veterinario, mentre le malattie subcliniche (chetosi e ipocalcemia) sono state diagnosticate in laboratorio.

Le patologie del peripartum che si sono verificate con maggiore frequenza sono state la metrite (26,6%), seguita dalla ritenzione placentare (17,2%) e dalla mastite (15,2%); mentre l'incidenza di ipocalcemia subclinica è stata maggiore nelle vacche pluripare (43%) rispetto alle primipare (9,5%). Nelle vacche pluripare le concentrazioni di albumina 2 settimane prima del parto erano predittive di metrite, mentre erano predittive di ritenzione placentare a 2 e 1 settimana prima del parto; il colesterolo, invece, è risultato essere predittivo di mastite nelle due settimane antecedenti il parto e al momento stesso del parto.

Questo studio ha dimostrato che le variazioni di concentrazione dell'albumina e del colesterolo nelle settimane che precedono il parto devono mettere in guardia sul possibile sviluppo di complicazioni nel peripartum.

 

“Metabolic predictors of peri-partum diseases and their association with parity in dairy cows” Ruprechter G, et al. Res Vet Sci. 2018 Jun;118:191-198. doi: 10.1016/j.rvsc.2018.02.005. Epub 2018 Feb 19.

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