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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Gaia Carotenuto Med Vet PhDstudent

Gaia Carotenuto Med Vet PhDstudent

colonNel cane la torsione del colon è una condizione pericolosa per la vita del paziente.

Lo scopo di uno studio condotto su una serie di casi retrospettivi era quello di descrivere i reperti radiografici e i segni clinici in un gruppo di cani con torsione del colon.

Lo studio ha incluso un totale di 14 cani. In 9 di questi la torsione del colon è stata confermata chirurgicamente, in 5 l’intervento ha evidenziato la congestione del colon o la torsione del mesentere.
I reperti radiografici comprendevano distensione segmentale del colon (14/14), restringimento focale del colon (11/14), dislocazione del cieco (11/14), dislocazione del colon discendente (14/14) e distensione da assente a lieve del piccolo intestino (14/14). Nei casi in cui è stato eseguito il clisma di bario, sono stati identificati il restringimento focale del colon ed è stato evidenziato un andamento elicoidale delle striature longitudinali, definito "segno di torsione". Il vomito è stato il segno clinico più comunemente osservato (12/14), seguito da dolore addominale (8/14). Nei pazienti di questo studio il dolore addominale grave e lo shock ipovolemico erano rari (3/14).

La torsione del colon dovrebbe essere considerata come una diagnosi differenziale nei soggetti in cui la radiografia mette in evidenza una distensione segmentale del colon e la dislocazione del colon discendente e del cieco. Per una diagnosi definitiva è sempre raccomandato eseguire un clistere di bario.

 

“Radiographic findings and clinical factors in dogs with surgically confirmed or presumed colonictorsion” Gremillion CL, et al. Vet Radiol Ultrasound. 2018 May;59(3):272-278.

fattriceUno studio retrospettivo condotto su 156 fattrici purosangue ha descritto una tecnica di colopessi tramite un’incisione paramediana ventrale sinistra e ha riportato i dati relativi alle complicazioni postoperatorie, alla sopravvivenza alla dimissione e alla carriera riproduttiva successiva all’intervento di colopessi.

Il tasso di recidiva postoperatoria del volvolo del grosso colon era dell’1,2% e quello di rottura del colon era del 3%. Il 93% delle fattrici sottoposte all’intervento di colopessi sono state dimesse dall’ospedale e il 78% erano vive ad 1 anno di distanza dall'intervento. L’insorgenza di complicazioni postoperatorie, quali la sindrome da risposta infiammatoria sistemica (SIRS, systemic inflammatory response syndrome) e la diarrea e/o tromboflebite, aumentava il rischio di morte entro 1 anno (odds ratio [OR] 4,76). Il 66% delle fattrici che erano gravide al momento della colopessi e dimesse dall'ospedale hanno partorito un puledro vivo. Negli anni successivi alla colopessi la percentuale di puledri nati vivi è stata del 67%.

Nelle fattrici purosangue, la tecnica di colopessi tramite incisione paramediana sinistra si è dimostrata una valida alternativa alle altre tecniche che richiedono una seconda incisione o la realizzazione di una aderenza tra il colon e la linea alba. Questa procedura, infatti, ha dimostrato delle buone percentuali di sopravvivenza e consente alle fattrici di continuare a svolgere la loro carriera come riproduttrici. Complicazioni quali SIRS, diarrea o tromboflebite giugulare hanno influenzato la sopravvivenza a lungo termine.

 

“Clinical outcomes after colopexy through left ventral paramedian incision in 156 thoroughbred broodmares with large colon disorders (1999-2015)” Broyles AH, et al. Vet Surg. 2018 May;47(4):490-498.

Giovedì, 14 Giugno 2018 16:03

Citometria a flusso nel linfoma felino

FCLa citometria a flusso (FC, flow cytometry) è una tecnica precisa, veloce e minimamente invasiva per la diagnosi di linfoma o leucemia che sta diventando sempre più popolare tra gli oncologi veterinari. Sulla specie canina sono stati condotti parecchi studi riguardo la FC che ne hanno dimostrato un ottimo campo di applicabilità; diversamente le conoscenze relative a questa tecnica e la sua applicabilità nella specie felina sono ancora molto limitate. Ciò è dovuto principalmente all'elevata prevalenza di linfomi intraaddominali in questa specie e alla difficoltà associata alle procedure diagnostiche necessarie per ottenere il campione.

Lo scopo del presente studio era quello di indagare se eventuali fattori preanalitici potessero influenzare la qualità dei campioni ottenuti da gatti con sospetto linfoma sottoposti all’analisi di FC.
Sono stati presi in esame 97 campioni di sospetto linfoma. I veterinari referenti sono stati contattati e intervistati su diverse variabili, tra cui segnalamento, aspetto della lesione, caratteristiche della procedura di campionamento ed esperienza dei veterinari che avevano effettuato il campionamento. Sono state eseguite analisi statistiche per valutare la possibile influenza di queste variabili sulla cellularità dei campioni e sulla probabilità che tali campioni fossero elaborati dalla FC.

La cellularità del campione si è rivelata essere un fattore importante nel determinare la probabilità che il campione venga elaborato. Inoltre, la cellularità del campione è stata significativamente influenzata dalla dimensione dell'ago (aghi da 21 G forniscono la cellularità più alta). La cellularità del campione e la probabilità di essere processate non variano tra le lesioni periferiche e intra-addominali. Circa la metà dei gatti ha richiesto il contenimento farmacologico. Gli effetti collaterali sono stati riportati solo in un caso (gonfiore transitorio dopo campionamento linfonodale periferico).

La FC può essere tranquillamente applicata a casi di sospetto linfoma felino, incluse le lesioni intraaddominali. Un ago da 21 G dovrebbe essere preferito per il campionamento. Questo studio supporta un maggiore uso di questa tecnica minimamente invasiva, veloce ed economica nella specie felina.

 

Flow cytometry for feline lymphoma: a retrospective study regarding pre-analytical factors possibly affecting the quality of samples” Martini V, et al. J Feline Med Surg. 2018 Jun;20(6):494-501.

fecal transplantsLa diarrea associata all’infezione da parvovirus è comune nei cani. La terapia di supporto rappresenta il cardine del trattamento, ma la guarigione può essere lenta e il tasso di mortalità elevato. La modificazione del microbiota batterico intestinale ha dato risultati promettenti in medicina umana e veterinaria come trattamento aggiuntivo in corso di diverse patologie enteriche.

Uno studio clinico randomizzato ha indagato la sicurezza e l’efficacia del trapianto di microbiota fecale (FMT, fecal microbiota transplantation) sulla guarigione clinica di 66 cuccioli con infezione da parvovirus e sindrome della diarrea emorragica acuta.

I cuccioli sono stati suddivisi, in maniera randomizzata, in due gruppi di trattamento. Il gruppo STD (terapia standard, n=33) ha ricevuto unicamente terapia fluida IV e terapia antibatterica, mentre il gruppo STD+FMT (n=33) ha ricevuto il FMT in aggiunta alla terapia standard. Per il FMT sono stati somministrati 10 grammi di feci, provenienti da un donatore sano, diluite in 10 mL di soluzione salina e somministrate per via rettale 6-12 ore dopo l’ammissione.

Tra i cuccioli sopravvissuti, il trattamento con FMT era associato a una più rapida risoluzione della diarrea (P< 0,001) e a tempi di ospedalizzazione più brevi (P= 0,001; mediana di 3 giorni nel gruppo STD+FMT, mediana di 6 giorni nel gruppo STD) rispetto al trattamento standard. La mortalità nel gruppo STD era del 36,4% (12/33) rispetto al 21,2% (7/33) del gruppo STD+FMT, ma non è stata evidenziata una differenza significativa tra i 2 gruppi (P= 0,174).

Gli autori concludono che il FMT nei cuccioli infetti da parvovirus sia associato ad una più rapida risoluzione della diarrea.

 

“Fecal microbiota transplantation in puppies with canine parvovirus infection” Pereira GQ et al. J Vet Intern Med. 2018 Mar;32(2):707-711.

Giovedì, 14 Giugno 2018 15:45

Ossificazione eterotopica in un furetto

furettoL'ossificazione eterotopica (HO, heterotopic ossification) è una rara condizione caratterizzata da una produzione ossea anomala a carico dei tessuti molli. Sono stati segnalati pochissimi casi di HO negli animali (cani e cavalli) e generalmente questo processo patologico è stato associato ad un evento traumatico.

In un case report viene descritto il caso di un furetto europeo (Mustela putorius furo) maschio di 5 anni riferito per anoressia, debolezza generalizzata e perdita di peso. L'esame clinico aveva rivelato la presenza di masse addominali multiple.

La laparotomia esplorativa ha identificato lesioni di consistenza dura, di colore bianco/bronzato, da nodulari a confluenti a carico dell’omento. L'omento e la milza sono stati rimossi chirurgicamente durante la procedura chirurgica e successivamente sottoposti a valutazione istopatologica. Dal punto di vista microscopico, le masse omentali erano composte da un reticolo di ossa lamellari e fibre intrecciate frammiste ad isole di cartilagine e lacune contenenti sangue, grasso e/o midollo osseo. La mineralizzazione multifocale e le lamelle ossee erano presenti anche nell'omento macroscopicamente normale. Il riscontro di noduli ossei multipli contenenti midollo osseo e/o tessuto adiposo, in assenza di una struttura che rispettasse il sistema Haversiano e la presenza di una quantità minima di tessuto connettivo intratrabecolare, ha permesso di effettuare diagnosi di HO.

 

“Mesenteric heterotopic ossificans in a ferret (mustela putorius furo): a rare cause of soft tissue ossification” Tecilla M, et al. Journal of Exotic Pet Medicine. 2018 Jan; 27:108-112.

download 1Uno studio prospettico ha valutato i segni clinici, i risultati dei test endocrini e le dimensioni del tumore ipofisario in 9 cani con iperadrenocorticismo ipofisario (PDH) e macroadenoma dopo 6 mesi di trattamento con pasireotide (0,03 mg/kg, SC, q 12 h) in aggiunta al trattamento medico standard (trilostano o mitotane).

Al momento dell’arruolamento nello studio, in tutti i soggetti l’iperadrenocorticismo era controllato con successo con la terapia medica. Prima dell’inizio del trattamento (T0) e dopo 3 (T3) e 6 (T6) mesi di terapia con pasireotide, ciascun soggetto è stato sottoposto ad un esame obiettivo, ad esami clinico patologici di base, al test di stimolazione con ACTH e alla misurazione della concentrazione di ACTH endogeno plasmatico. A T0 e T6 sono stati eseguiti degli studi di risonanza magnetica al fine di ottenere i dati relativi al volume della ghiandola pituitaria e le misure del rapporto ipofisi-encefalo.

Nessun cane ha sviluppato alterazioni neurologiche o effetti avversi durante il periodo di studio. A T3 e T6 non è stata identificata alcuna differenza relativamente agli esami clinicopatologici, ai risultati del test di stimolazione con ACTH o alla concentrazione di ACTH endogeno rispetto al T0. Dopo 6 mesi di trattamento con pasireotide, in 6 cani è stata osservata una diminuzione dei parametri valutati mediante l’esame di risonanza magnetica; diversamente in 3 cani è stato evidenziato un aumento di tali valori.

Il pasireotide, somministrato secondo il protocollo descritto in questo studio, non ha determinato effetti avversi noti sui cani con PDH e macroadenoma trattati con successo con trattamento standard. Gli autori aggiungono che sono necessari studi randomizzati controllati con placebo per determinare se il pasireotide protegga dallo sviluppo di segni neurologici o migliori l'outcome nei cani con macroadenoma ipofisario.

 

“Outcomes of the addition of pasireotide to traditional adrenal-directed treatment for dogs with pituitary-dependent hyperadrenocorticism secondary to macroadenoma: 9 cases (2013-2015)” Lottati M e Bruyette DS. J Am Vet Med Assoc. 2018 Jun 1;252(11):1403-1408.

tplo post1Uno studio di coorte retrospettivo ha valutato l'influenza di un protocollo di asepsi più rigoroso sulle percentuali di infezione associate all'impianto dopo l'intervento di osteotomia di livellamento del piatto tibiale (TPLO).

A questo scopo sono state esaminate le cartelle cliniche (2006-2014) di 703 cani sottoposti a 811 interventi di TPLO con un follow-up ≥18 mesi. Il protocollo di asepsi utilizzato in corso di intervento di TPLO è stato modificato includendo: l’utilizzo di teli da incisione sterili (cerotti adesivi impregnati di iodio), la somministrazione di cefazolina ogni 90 minuti durante l’intervento chirurgico e successivamente ogni 4 ore fino alla dimissione del paziente, l’utilizzo di guanti chirurgici ortopedici, suture intradermiche con fili rivestiti di triclosan (anziché graffe), bendaggio morbido con pomata a base di mupirocina, uso di guanti monouso durante la manipolazione dei soggetti e posizionamento di un collare elisabettiano.

Le placche della TPLO sono state rimosse a causa di una sospetta infezione associata all’impianto in 31 cani, in particolare nell’8,5% dei casi trattati col protocollo di asepsi classico e nell’1,3% dei casi trattati col protocollo modificato. La coltura batterica eseguita su una vite espiantata è risultata positiva in 26 cani, in particolare nel 7,4% dei casi trattati col protocollo di asepsi classico e nello 0,94% dei casi trattati col protocollo modificato. Il rapporto di probabilità (odds ratio, OR) di infezioni associate all’impianto nel gruppo di cani gestiti col protocollo di asepsi modificato era diminuito dell'88% (OR 0,12, IC 95% 0,05-0,33) rispetto al gruppo gestito col protocollo classico. Nei 5 cani sottoposti al protocollo modificato risultati positivi alla coltura batterica sono stati isolati batteri del genere Staphylococcus che, in 4 casi su 5, sono risultati resistenti alla meticillina. Diversamente, non sono stati coltivati ceppi batterici resistenti alla meticillina dagli impianti dei soggetti trattati col protocollo di asepsi classico.

Le modificazioni attuate al protocollo di asepsi in corso di intervento di TPLO ha permesso di ridurre la probabilità di infezioni associate all’impianto; tuttavia le colture effettuate nei cani sottoposti a questo protocollo chehanno sviluppato una infezione nel sito chirurgico hanno evidenziato la presenza di batteri più spesso resistenti alla meticillina.

 

“Protocol changes to reduce implant‐associated infection rate after tibial plateau leveling osteotomy: 703 dogs, 811 TPLO (2006‐2014)” Stine SL, et al. Vet Surgery. 2018 May. [Epub ahead of print]

downloadUno studio prospettico osservazionale condotto su cavalli con la sindrome dell’addome acuto si è posto l’obiettivo di valutare l’alfa-amilasi salivare (sAA, salivary alpha-amylase), considerata un biomarker non invasivo dell'attività del sistema nervoso simpatico (SNS), e il cortisolo salivare, come possibile biomarker dello stress indotto dal dolore, comparandoli a quelli di un gruppo di cavalli sani. Inoltre, gli autori hanno indagato l’esistenza di una possibile correlazione tra questi due biomarker, il punteggio dell’Equine Acute Abdominal Pain scales - versione 1 (EAAPS-1), la frequenza cardiaca, la frequenza respiratoria, il lattato plasmatico, il punteggio della sindrome da risposta infiammatoria sistemica e la concentrazione di amiloide sierica A.

Nello studio sono stati inclusi un totale di 30 cavalli, di cui 19 con addome acuto e 11 sani. L’attività della sAA e del cortisolo salivare erano significativamente più elevati nei cavalli con addome acuto rispetto ai cavalli sani, rispettivamente di 24,5 volte la prima (P <0,0001) e di 1,7 volte il secondo (P <0,01). Inoltre, l'attività della sAA era significativamente correlata con il punteggio EAAPS-1 (r = 0,78, intervallo di confidenza al 95% [IC] 0,38-0,89, P <0,001) e con il punteggio della SIRS (r = 0,49, IC 95% 0,03-0,78, P <0,05). Infine, invece, né la sAA né il cortisolo salivare sono risultati correlati con la frequenza cardiaca, la frequenza respiratoria, il lattato plasmatico e l’amiloide sierica A.

Sebbene si tratti di uno studio preliminare, gli autori concludono che l’alfa-amilasi salivare potrebbe essere un biomarker di stress indotto dal dolore nei cavalli con malattia addominale acuta.

 

“Salivary alpha-amylase activity and cortisol in horses with acute abdominal disease: a pilot study” Contreras-Aguilar MD, et al. BMC Vet Res. 2018 May 10;14(1):156.

FelineVAS300A causa della sua crescita altamente infiltrativa, il sarcoma da inoculo del gatto (FISS, feline injection-site sarcoma) comporta un rischio significativo di recidiva locale del tumore.

Uno studio ha esaminato i parametri di possibile significato prognostico (ad es. dimensioni e localizzazione del tumore, resezione di tumori de novo rispetto a tumori recidivanti e margini chirurgici privi di cellule neoplastiche) in relazione alla loro influenza sul tasso di recidiva (TR), sull’intervallo di tempo libero da malattia (TLM) e sul tempo di sopravvivenza (TS).

Sono stati inclusi nello studio 131 gatti con FISS localizzato sulla parete toracica o addominale o nella regione interscapolare sottoposti a resezione chirurgica radicale standardizzata con margini laterali di 3 cm e resezione della parete a tutto spessore (tumori sulla parete toracica/addominale) o di almeno due piani fasciali (tumori interscapolari).

Il TLM e il TS mediano postoperatorio dei gatti con FISS è stato rispettivamente di 21 e 24 mesi. I pazienti operati per tumori recidivanti avevano una probabilità significativamente maggiore di morire per ragioni correlate al tumore rispetto ai pazienti con tumori de novo (P <0,001). Il TR il TLM confrontati tra le 2 diverse localizzazioni tumorali erano comparabili (P = 0.544 e P = 0.17). La recidiva locale del tumore si è verificata nel 38,1% dei gatti. Questi soggetti hanno mostrato di avere una probabilità significativamente maggiore di un'altra recidiva (TR 55,5% vs 33,3%; P = 0,005). I casi in cui i margini non contenevano cellule tumorali erano associati ad un TR significativamente più basso rispetto a quelli in cui erano presenti cellule tumorali (30,5% vs 76,2%).

In corso di FISS, il TR varia dal 33% al 55% a seconda che la chirurgia, seppur radicale, sia effettuata per rimuovere tumori primari vs recidivanti, a seconda che i margini siano senza/con cellule tumorali e in base alla localizzazione del tumore. I fattori prognostici individuati in questo studio possono essere utili nell'identificazione dei pazienti a rischio di recidiva.

 

“Curative-intent radical en bloc resection using a minimum of a 3 cm margin in feline injection-sitesarcomas: a retrospective analysis of 131 cases” Muller N e Kessler M. J Feline Med Surg. 2018 Jun;20(6):509-519.

cat mammary tumorUno studio retrospettivo multicentrico ha analizzato le potenziali associazioni tra il tipo di approccio chirurgico e il tasso di complicazioni, il tempo di sopravvivenza libero da progressione e il tempo di sopravvivenza malattia-specifico in 107 gatti con adenocarcinoma mammario sottoposti a escissione chirurgica mediante mastectomia unilaterale o bilaterale, effettuata in singola seduta o in più sedute.

Complicazioni si sono verificate in 12 su 61 (19,7%) gatti trattati con mastectomia unilaterale, in 5 su 14 (35,7%) gatti trattati con mastectomia bilaterale in più sedute e in 13 su 32 (40,6%) gatti trattati con mastectomia bilaterale in singola seduta. Le complicanze erano significativamente più probabili nei gatti sottoposti a mastectomia bilaterale rispetto a quella unilaterale. Il tempo mediano di sopravvivenza libera da progressione era più lungo per i gatti trattati con mastectomia bilaterale (542 giorni) rispetto ai gatti trattati con mastectomia unilaterale (289 giorni). Fattori di rischio significativi per la progressione della malattia comprendevano mastectomia unilaterale, ulcerazione del tumore, metastasi linfonodali e tumori a carico della quarta ghiandola mammaria. Fattori di rischio significativi per la mortalità legata alla malattia includevano la presenza di metastasi linfonodali e sviluppo di metastasi regionali o a distanza. Tra i gatti che non hanno sviluppato metastasi, la mastectomia unilaterale è stato un fattore di rischio significativo per la mortalità legata alla malattia. Il trattamento con chemioterapia era associato a un rischio significativamente ridotto di morte legata alla malattia.

I risultati di questo studio dimostrano che la mastectomia bilaterale in corso di adenocarcinoma mammario nei gatti allunga il tempo di sopravvivenza libero da progressione e il tempo di sopravvivenza malattia-specifico. Eseguire una mastectomia bilaterale in più sedute può contribuire a ridurre il tasso di complicanze.

 

“Association of surgical approach with complication rate, progression-free survival time, and disease-specific survival time in cats with mammary adenocarcinoma: 107 cases (1991-2014)“ Gemignani F, et al. J Am Vet Med Assoc. 2018 Jun 1;252(11):1393-1402.

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