Dall'11 aprile 2003 sono stati pubblicati 6457 articoli

AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Gaia Carotenuto Med Vet PhDstudent

Gaia Carotenuto Med Vet PhDstudent

laserUno studio prospettico, mascherato, controllato con placebo ha determinato gli effetti della terapia laser a basso livello (LLLT, low-level laser therapy) sulle ferite chirurgiche nella specie canina.

Lo studio è stato condotto su 10 cagne femmine intere sane sottoposte ad intervento di ovariectomia bilaterale dal fianco in cui le brecce chirurgiche sono stati realizzate mediante un punch da biopsia.
Le incisioni su ciascun fianco sono state assegnate in modo casuale al gruppo di trattamento (TX) o al gruppo di controllo (CN). Il gruppo TX ha ricevuto una LLLT una volta al giorno per 5 giorni con un laser a 980 nm e una densità di energia totale di 5 J/cm2. Il gruppo CN ha ricevuto un trattamento placebo (laser disattivato) con le stesse tempistiche del gruppo TX. A 3, 7, 11 e 14 giorni dall’intervento chirurgico, le ferite sono state valutate dal punto di vista visivo, sono state misurate e fotografate; infine, al settimo giorno postoperatorio e al quattordicesimo sono state effettuate delle biopsie in corrispondenza del sito chirurgico.

Non sono state riscontrate delle differenze significative tra il gruppo TX e il gruppo CN per quanto concerne la valutazione soggettiva dei tempi di guarigione e le dimensioni delle ferite (P = 0,7). Inoltre non sono state evidenziate differenze nella valutazione istopatologica, ad eccezione del fatto che il gruppo CN aveva un quadro di necrosi più evidente e una maggiore quantità di linfociti e macrofagi perivascolari al giorno 7 (P = 0,03). Diversamente, il gruppo TX presentava più linfociti e macrofagi perivascolari al giorno 14 (P = 0,01).

Gli autori concludono che la laserterapia a basso livello, realizzata secondo le modalità descritte in questo studio, non sembri influenzare la guarigione di incisioni chirurgiche.

 

“Effects of low‐level laser therapy on the healing of surgically closed incisions and surgically created open wounds in dogs” Gammel JE, et al. Vet Surg. 2018 Apr 14. doi: 10.1111/vsu.12795. [Epub ahead of print]

ernia cavalloLa riparazione delle ernie della parete addominale dei cavalli viene spesso rinforzata inserendo una rete protesica.

In questo studio gli autori descrivono le caratteristiche delle reti protesiche utilizzate per la riparazione delle ernie e presentano 2 sistemi di classificazione delle tecniche di erniorrafia con reti protesiche utilizzati dai chirurghi nel campo medico umano. In base alla posizione in cui è inserita la rete protesica all'interno della parete addominale, entrambi i sistemi di classificazione distinguono tra onlay, inlay, sublay e underlay.

Applicando i criteri classificativi usati in medicina umana, gli autori distinguono le diverse tecniche di erniorrafia con rete protesica descritte nella specie equina, attribuendogli una definizione specifica e riportando i tassi di successo e le complicanze associate a ciascuna di esse.

Con l'introduzione di un sistema di classificazione ampiamente utilizzato in campo medico umano e illustrando ciascuna tecnica tramite figure, gli autori si prepongono di far chiarezza relativamente alla nomenclatura, fino ad oggi confusa, associata agli interventi di erniorrafia con rete protesica in ambito veterinario.

 

“Prosthetic mesh repair of abdominal wall hernias in horses” Toth F e Schumacher J. Vet Surg. 2018 Feb 5. doi: 10.1111/vsu.12773. [Epub ahead of print]

somministrare la pillola ad un gattoLa somministrazione, più volte al giorno, di farmaci antiepilettici ai gatti rappresenta una sfida per i proprietari. La formulazione a rilascio prolungato di levetiracetam (XRL, extended release levetiracetam) ha il vantaggio di richiedere una singola somministrazione giornaliera, tuttavia gli effetti di una terapia prolungata con XRL nella specie felina non sono ancora stati indagati.

Uno studio si è posto l’obiettivo di misurare le concentrazioni sieriche di levetiracetam e di valutare gli effetti avversi del XRL nei gatti sani dopo 11 giorni di somministrazione.

Il levetiracetam a rilascio prolungato (500 mg/gatto) è stato somministrato per via orale una volta al giorno per 10 giorni a 9 gatti sani, di peso superiore ai 5 kg. Il giorno 11, il sangue è stato campionato prima della somministrazione di XRL (pre-pill) e dopo 4, 6 e 8 ore dalla somministrazione. I proprietari erano stati istruiti a registrare gli effetti negativi verificatisi durante lo studio.

I gatti hanno ricevuto una dose mediana di 94,3 mg/kg una volta al giorno. Le concentrazioni sieriche mediane di levetiracetam pre-pill e dopo 4, 6 e 8 ore dalla somministrazione del farmaco sono risultate, rispettivamente di 7,0 (2,3-14,1), 82,6 (7,8-125,3), 92,3 (13,3-97,3) e 72 (22,8-96,4) μg/mL. In 4 gatti il picco non è stato individuato: in 2 gatti a causa di campioni mancati e in altri 2 gatti a causa della mancato raggiungimento della concentrazione massima (Cmax) nelle 8 ore. Nei rimanenti 5 gatti il tempo mediano per raggiungere la concentrazione massima (Tmax) è risultato essere di 5,2 ore (intervallo 4-6 ore). Gli effetti avversi erano minimi e includevano l'atassia (n = 1), la sedazione (n = 1) e il vomito o il rigurgito (n = 1). Tutti questi segni si sono risolti senza aggiustamento della dose o trattamento aggiuntivo.

Le concentrazioni sieriche medie di levetiracetam pre-pill erano > 5 μg/mL e gli effetti avversi osservati erano minimi durante il periodo di somministrazione, indicando che il farmaco è ben tollerato. Nei gatti epilettici, la somministrazione di XRL (500 mg/gatto) una volta al giorno può costituire un'alternativa più semplice alla somministrazione di levetiracetam a rilascio intermedio 3 volte al giorno.

 

“Serum levetiracetam concentrations and adverse events after multiple dose extended release levetiracetam administration to healthy cats” Barnes Heller H, et al. J Vet Intern Med. 2018 Apr 19. doi: 10.1111/jvim.15129. [Epub ahead of print]

piastrineUno studio clinico controllato randomizzato in doppio cieco ha confrontato la funzionalità emostatica in 16 cani sani dopo il trattamento con basse dosi di aspirina, con olio di pesce o con una combinazione di entrambe le terapie.

A questo scopo sono stati eseguiti su tutti i cani test emostatici completi al tempo zero e dopo 7 giorni di terapia con aspirina a basso dosaggio. Dopo un periodo di washout di 14 giorni, a sei cani è stato somministrato olio di pesce e a nove cani è stata somministrata una terapia combinata di aspirina e olio di pesce; i test emostatici sono stati eseguiti prima e dopo 7 e 28 giorni dall'inizio del trattamento.

Il trattamento con aspirina è risultato essere associato ad una ridotta funzionalità piastrinica e ad una inibizione dell’aggregometria. L'olio di pesce da solo non ha influenzato significativamente alcun test emostatico. La combinazione di aspirina e olio di pesce ha causato un'inibizione dell’aggregometria significativamente maggiore rispetto all'aspirina da sola.

L'olio di pesce aggiunto alla terapia con aspirina sembra aumentare l'inibizione di alcune misure della funzionalità piastrinica nei cani sani.

 

“Effects of omega-3 polyunsaturated fatty acids and aspirin, alone and combined, on canine platelet function” Westgarth S, et al. J Small Anim Pract. 2018 May;59(5):272-280.

furettoUno studio prospettico ha indagato le variabili che influenzano la concentrazione di aldosterone sierico in una popolazione di furetti sani e malati, ha determinato l’intervallo di riferimento dell’aldosterone sierico nei furetti sani e ha stabilito un valore limite di aldosterone per differenziare i furetti sani da quelli malati.

Il limite superiore di riferimento per le concentrazioni di aldosterone sierico è stato definito da campioni di sangue prelevati da 78 furetti (56 sani e 22 malati). La sensibilità e la specificità dei valori di cutoff dell’aldosterone per differenziare i furetti sani dai malati sono state stimate tramite l’analisi della curva ROC.

Le concentrazioni di aldosterone sierico nei furetti hanno mostrato un’ampia variabilità, con una concentrazione mediana di 4,75 pg/ml (intervallo interquartile da 0,55 a 17,9 pg/ml, intervallo da 0,02 a 283,9 pg/ml); il 76% delle misurazioni (59/78) aveva fornito un valore <18 pg/mL. I furetti sani, anziani o sessualmente inattivi avevano concentrazioni di aldosterone significativamente più basse. Il limite superiore dell'intervallo di riferimento per i furetti sani era di 13,3 pg/mL (intervallo di confidenza del 90%, da 9,9 a 16,9 pg/mL). L'analisi della curva ROC ha indicato che un valore cutoff pari a 7,6 pg/ml è in grado di differenziare i furetti sani dai furetti malati con una sensibilità del 72,7% e una specificità del 73,2% (area sotto la curva 0,79, intervallo di confidenza del 95%, da 0,67 a 0,91).

Gli autori concludono che elevate concentrazioni di aldosterone non possono essere considerate diagnostiche dell'iperaldosteronismo primario nei furetti; sottolineano, pertanto, la necessità di sviluppare test migliori per identificare tale patologia.

 

“Variability of serum aldosterone concentrations in pet ferrets (Mustela putorius furo)” Di Girolamo N, et al. J Am Vet Med Assoc. 2018 Jun 1;252(11):1372-1376.

Giovedì, 24 Maggio 2018 20:41

Urolitiasi ostruttiva nei piccoli ruminanti

becchiUno studio retrospettivo si è posto l’obiettivo di descrivere gli aspetti clinici e le procedure diagnostiche in un’ampia popolazione costituita da 270 piccoli ruminanti di sesso maschile (158 arieti e 112 becchi) affetti da urolitiasi ostruttiva.

L’81,2% dei becchi con urolitiasi erano castrati e il 91,7% degli arieti erano maschi interi; il 65,5% dei soggetti era sintomatico da meno di 2 giorni prima della presentazione. Segni clinici comuni erano disuria (93,6%), indigestione (84,4%), peggioramento delle condizioni di salute (79,5%), dolore (73%), aumento della frequenza cardiaca (53,6%) e respiratoria (39,1%), iperazotemia (89,4%). L'azoto ureico nel sangue (BUN) e le concentrazioni di creatinina erano fortemente correlate (r2 = 0,81). Gli squilibri elettrolitici più comunemente riscontrati erano ipocloremia (52,2%), iponatremia (43,3%), ipofosfatemia (52,4%), ipokaliemia (26,2%) e iperkaliemia (24,5%). Il PCV, le proteine plasmatiche, il potassio, la BUN e le concentrazioni di creatinina erano significativamente aumentati negli animali con uroperitoneo. L'ecografia ha permesso di confermare la diagnosi nell'83,9% dei casi (135/161 con sufficienti informazioni disponibili), gli uroliti erano visibili su 34 di 56 radiografie standard.

I risultati di questo studio hanno confermato che gli esami clinici ed ecografici sono sufficienti per diagnosticare l'urolitiasi. I segni clinici possono essere suddivisi in uno stadio precoce caratterizzato da lievi segni clinici aspecifici, uno stadio doloroso contraddistinto da frequenti sforzi, manifestazioni algiche e un moderato peggioramento delle condizioni generali, e uno stadio avanzato caratterizzato da decubito e un marcato peggioramento delle condizioni generali.

“Clinical findings and diagnostic procedures in 270 small ruminants with obstructive urolithiasis” Riedi AK, et al. J Vet Intern Med. 2018 aprile 16. [Epub ahead of print]

linfomatosiLa diffusione metastatica del linfoma felino al peritoneo ("linfomatosi") è stata raramente riportata in letteratura. Riconoscere questa condizione ha delle importanti implicazioni dal punto di vista diagnostico, terapeutico e prognostico.

Uno studio ha descritto le caratteristiche ecografiche specifiche della linfomatosi peritoneale felina in 4 gatti con linfoma alimentare e metastasi peritoneali confermate mediante citologia, istologia o entrambe.

Le caratteristiche ecografiche descritte comprendono sia una massa intestinale non ostruttiva, focale e circonferenziale, che una massa gastrica eccentrica, focalmente diffusa. Le lesioni intestinali e gastriche erano caratterizzate da un ispessimento ipo- anecogeno delle pareti con perdita della normale stratigrafia ed erano associate alla presenza di placche o lastre di tessuto ipoecogeno separate o confluenti localizzate a livello di mesentere e omento. Tutti i soggetti mostravano solo piccole quantità di versamento peritoneale anecogeno. Tre dei quattro gatti avevano anche numerosi piccoli focolai nodulari ipoecogeni sulle superfici parietali e/o viscerali del peritoneo. Due gatti avevano una nefromegalia bilaterale e 1 gatto aveva una linfoadenopatia locale secondarie all'invasione di questi organi da parte del linfoma.

La linfomatosi peritoneale è una rara manifestazione di metastasi di linfoma e ad oggi sembra essere associata specificamente al linfoma alimentare a cellule B.

 

“Sonographic features of peritoneal lymphomatosis in 4 cats” Morgan KRS, et al. J Vet Intern Med. 2018 Mar 23. [Epub ahead of print]

urolita

Uno studio longitudinale prospettico ha descritto l'aspetto ecografico del sito di incisione della vescica urinaria in 18 cani sottoposti a cistotomia per il trattamento dell'urolitiasi.

Di ciascun paziente sono stati raccolti i dati relativi al segnalamento, peso, terapie somministrate, composizione dell’urolita e risultati dell’esame colturale. I soggetti sono stati sottoposti a ecografia della vescica al tempo zero (nelle 24 ore antecedenti all'intervento chirurgico), il giorno successivo all’intervento e circa 2, 6 e 12 settimane dopo la cistotomia. Al tempo zero è stato calcolato il rapporto tra lo spessore della parete ventrale (ovvero il sito della cistotomia) e lo spessore della parete dorsale, valutate a livello della zona mediana della vescica; tale parametro è stato successivamente utilizzato per confrontare le variazioni di misura durante le valutazioni successive. Durante i follow-up sono stati registrati i dati relativa alla ricomparsa di segni clinici, presenza di focolai iperecogeni intravescicali e visualizzazione della sutura chirurgica. Infine è stata valutata la presenza di una correlazione tra queste variabili e l’ispessimento del sito di sutura della cistotomia e la sua risoluzione.

Al tempo zero, lo spessore della parete ventrale della vescica era significativamente maggiore rispetto a quello della corrispondente parete dorsale. L'ispessimento del sito di cistotomia ha raggiunto il picco il giorno dopo l'intervento chirurgico ed è progressivamente diminuito durante i follow-up. Dodici settimane dopo l'intervento, 5 su 10 cani clinicamente sani hanno mostrato un ispessimento persistente del sito di cistotomia. Durante lo studio, in 11 dei 18 cani è stata evidenziata la presenza di focolai iperecogeni intravescicali (tempo mediano al momento della prima documentazione, 17 giorni dopo l'intervento).

Un ispessimento persistente del sito di cistotomia può essere presente fino a 3 mesi dopo la cistotomia per l'urolitiasi nei cani senza segni clinici a carico delle vie urinarie inferiori. Anche in assenza di sintomi, il riscontro di focolai iperecogeni vescicali è stato riscontrato più precocemente e con una frequenza maggiore rispetto a quanto atteso.

 

“Ultrasonographic evaluation of the canine urinary bladder following cystotomy for treatment of urolithiasis” Mariano AD, et al. J Am Vet Med Assoc. 2018 1 maggio; 252 (9): 1090-1096.

cat tap water thirstL’ipercalcemia è comunemente associata alla malattia renale cronica (CKD, chronic kidney disease) nella specie felina.

Uno studio di coorte ha indagato la risposta della calcitonina all’ipercalcemia ionizzata in 33 gatti con CKD iperazotemici e ha valutato la relazione tra la calcitonina plasmatica e il calcio ionizzato, la fosfatasi alcalina (ALP) e l’escrezione urinaria di calcio. La popolazione di gatti è stata suddivisa in due gruppi: il gruppo “responders” era costituito dai gatti che presentavano un aumento della concentrazione plasmatica di calcitonina in risposta all’ipercalcemia ionizzata, e il gruppo “nonresponders” era costituito dai soggetti che non presentavano tale aumento.

In 11 dei 33 gatti ipercalcemici sono state riscontrate concentrazioni di calcitonina superiori al limite inferiore di rilevazione (> 1,2 pg/ml, intervallo 1,7-87,2 pg/ml); questi soggetti sono quindi stati classificati come “responders”. La concentrazione ematica di calcio ionizzato non differiva statisticamente tra i “responders” (mediana 1,59 mmol/L, range 1,46-1,66 mmol/L), P=0,22) e i “nonresponders” (mediana 1,48 mmol/L, range 1,43-1,65 mmol/L; P=0,22). Non è stata evidenziata alcuna correlazione tra la calcitonina plasmatica e il calcio ionizzato ematico (P=0,31) nei gatti ipercalcemici. Diversamente, valutando ogni soggetto del gruppo “responders” singolarmente, è stata evidenziata una correlazione positiva tra calcitonina e calcio ionizzato nel tempo (coefficiente di correlazione all’interno del soggetto 0,85; IC al 95% 0,63-0,92) e una correlazione negativa tra calcitonina e ALP nel tempo (coefficiente di correlazione all’interno del soggetto -0,55; IC al 95% da -0,79 a -0,16).

Dai risultati di questo studio emerge che la calcitonina non sembra rivestire un ruolo importante nel metabolismo del calcio nei gatti con CKD.

 

“Calcitonin Response to Naturally Occurring Ionized Hypercalcemia in Cats with Chronic Kidney Disease” van den Broek DHN, et al. J Vet Intern Med. 2018 Mar;32(2):727-735.

aspergillosiLa rinoscopia è stata eseguita in 10 cani con aspergillosi dei seni paranasali (SNA, sinonasal aspergillosis) mediante l’utilizzo di un endoscopio flessibile tramite il quale è stato possibile raggiungere l’ostio nasale e avere accesso al seno al fine di consentire la sinuscopia.
Durante l’endoscopia, e col supporto visivo fornito dalla stessa, è stato effettuato il debridement delle placche fungine nel seno frontale e nella cavità nasale e, contestualmente, è stata applicata crema di clotrimazolo (1%) a livello di seni e cavità nasali. Successivamente alla procedura endoscopica non è stato somministrato alcun farmaco per via orale. Un follow-up rinoscopico è stato eseguito mensilmente fino alla completa guarigione.

Sei di dieci (60%) cani hanno presentato placche fungine nella cavità nasale e nel seno frontale e 4/10 (40%) cani hanno presentato placche fungine solo nel seno frontale. Cinque dei dieci (50%) cani sono stati considerati del tutto guariti alla prima rinoscopia di follow-up, 4/10 (40%) dopo il secondo follow-up e 1/10 (10%) dopo il terzo. Due cani hanno avuto una recidiva a distanza dell’aspergillosi dei seni, diagnosticata mediante rinoscopia a distanza di 12 e 21 mesi, rispettivamente, dall'ultimo trattamento con clotrimazolo.

Il debridement endoscopico delle placche fungine e la terapia con crema di clotrimazolo (1%) sembrano essere una valida tecnica minimamente invasiva per il trattamento dell’aspergillosi dei seni nei cani, evitando l’assunzione di farmaci per via orale. Tuttavia è possibile la recidiva anche a distanza di parecchi mesi dalla fine del trattamento.

 

“Treatment of Sinonasal Aspergillosis by Debridement and Sinonasal Deposition Therapy with Clotrimazole Under Rhinoscopic Guidance” Vedrine B e Fribourg-Blanc LA. J Am Anim Hosp Assoc. 2018 Mar/Apr;54(2):103-110.

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