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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Gaia Carotenuto Med Vet PhDstudent

Gaia Carotenuto Med Vet PhDstudent

acromegaliaUno studio retrospettivo ha descritto la gestione anestesiologica e le complicazioni peri-anistetiche incontrate in corso di intervento di ipofisectomia in gatti acromegalici.

Sono state revisionate le cartelle anestesiologiche e le caratteristiche cliniche di 37 gatti acromegalici sottoposti ad intervento di ipofisectomia. É stata indagata la presenza di eventuali relazioni tra dati demografici dei pazienti, gestione anestesiologica e complicazioni durante il periodo perioperatorio.

Le complicazioni peri-anaestetiche identificate hanno incluso: l'ipotermia, l'ipotensione, la bradicardia e l'ostruzione delle vie aeree. La mortalità a 24 ore dall’anestesia era dell'8%. L'uso di alfa2-agonisti era associato ad una minore incidenza di ipotensione. L'infusione di fentanil, rispetto a quella del remifentanil, era associata ad una maggiore incidenza di ostruzione delle vie aeree. La qualità del recupero, valutata soggettivamente, a seguito della procedura anestesiologica era associata al numero di giorni post-operatori trascorsi nel reparto di terapia intensiva.

La gestione anestesiologica descritta sembra essere efficace per l’intervento di ipofisectomia nel gatto. Le complicazioni intraoperatorie erano comuni ed è raccomandabile avere sempre a disposizione farmaci e attrezzature per gestire tali situazioni, sebbene questo aspetto non sia risultato essere apparentemente associato all'outcome del paziente a 24 ore dalla chirurgia.

 

“Anaesthetic management and complications during hypophysectomy in 37 cats with acromegaly” Neilson DM, et al. J Feline Med Surg. 2019 Apr;21(4):347-352. doi: 10.1177/1098612X18778697. Epub 2018 May 31.

bovino 1La gravità delle lesioni polmonari, definita mediante ultrasonografia toracica (TUS, thoracic ultrasonography) al momento della diagnosi di broncopolmonite (BP, bronchopneumonia), costituisce un fattore preditivo di mortalità nei manzi con BP non sottoposti a trattamento.

Uno studio prospettico di coorte si è posto l’obiettivo di indagare se le caratteristiche delle lesioni polmonari rilevate alla TUS al momento della diagnosi di BP fossero correlate al tasso di recidiva e all’incremento medio giornaliero (ADG, average daily gain).

Sono stati inclusi manzi  (n = 93; 243 ± 36 kg) e giovenche (n = 51; 227 ± 42 kg) di razze da carne con BP. La TUS è stata eseguita, per tutti i soggetti, dallo stesso operatore. Sono state effettuate le seguenti valutazioni: profondità massima e estensione delle aree di consolidamento polmonare, numero massimo di code di cometa e entità del versamento pleurico.

La profondità massima cui era collocata la zona di consolidamento polmonare è risultata essere associata ad un più alto tasso di recidiva (odds ratio [OR], 1,337/cm) e ad un ADG inferiore (-34 g/cm). Anche l’estensione massima delle aree di consolidamento polmonare era associata ad un tasso di recidiva più elevato (OR, 1,052/cm2) ma non con l’ADG. Le code di cometa e ilversamento pleurico non sono risultati essere associati al rischio di ricaduta o all’ADG.

Gli autori concludono che quantificare la profondità massima e l'estensione delle aree di consolidamento polmonare al momento dell diagnosi di BP tramite TUS può fornire informazioni prognostiche utili nei bovini da carne.

 

“Association of lung lesions measured by thoracic ultrasonography at first diagnosis of bronchopneumonia with relapse rate and growth performance in feedlot cattle” Timsit E, et al. J Vet Intern Med. 2019 Mar 22. doi: 10.1111/jvim.15483. [Epub ahead of print]

stentUno studio ha valutato retrospettivamente l’outcome di 75 cani con collasso tracheale (TC, tracheal collapse) sottoposti al posizionamento di uno stent tracheale endoluminale metallico autoespandibile.

Sono state revisionate le cartelle cliniche al fine di raccogliere i dati relativi a: caratteristiche dei soggetti, segni clinici, tipologia di TC, risultati dei test diagnostici, complicazioni peri- e postoperatorie e outcome. Sono state valutate, inoltre, la frequenza di complicazioni e i tempi di sopravvivenza. 

Nei 75 cani sono stati posizionati un totale di 119 stent: nel 56% (42/75) dei cani è stato posizionato un solo stent e nel 44% (33/75) ne sono stati posizionati 2 o più. Il 51% (38/75) dei cani aveva il TC di tipo malformativo e il 49% (37/75) quello tradizionale. Il tasso di sopravvivenza alla dimissione era del 93% (70/75). Il tempo di sopravvivenza mediano era di 1.005 giorni. Al momento dell’ultimo follow-up, l’89% (42/47) ha mostrato un miglioramento del “verso d’anatra” o dello stridore respiratorio e l’84% (43/51) della dispnea. Complicazioni che hanno richiesto il riposizionamento dello stent si sono verificate nel 47% (33/70) dei cani: la rottura dello stent e l’invasione dello stent da parte della mucosa tracheale sono state le complicazioni più frequenti. Il tempo di sopravvivenza è stato significativamente più lungo nei cani maschi e nei cani più giovani. Non è stata riscontrata un’associazione significativa tra la presenza di collasso del bronco principale al momento del posizionamento dello stent e l’outcome.

I risultati dello studio dimostrano che il posizionamento dello stent endotracheale è associato ad un elevato tasso di sopravvivenza nei cani con TC, anche nei soggetti con sintomi clinici gravi.

 

“Short-, intermediate-, and long-term results for endoluminal stent placement in dogs with tracheal collapse” Weisse C, et al. J Am Vet Med Assoc. 2019 Feb 1;254(3):380-392. doi: 10.2460/javma.254.3.380.

Giovedì, 21 Marzo 2019 22:48

Celecoxib nel cavallo

horse racing photoIl celecoxib è un farmaco antinfiammatorio non steroideo, inibitore selettivo della ciclossigenasi-2 (COX-2), frequentemente usato nell’uomo per trattare l'artrite ed ha effetti collaterali gastrointestinali minimi rispetto ai FANS tradizionali.

Uno studio ha voluto determinare il profilo farmacocinetico di celecoxib nella specie equina.

Sei cavalli sono stati trattati con una singola dose di 2 mg/Kg di celecoxib per via orale. Dopo la somministrazione, il farmaco ha raggiunto una concentrazione ematica massima (media ± DS) di 1.088 ± 324 ng/ml in 4,58 ore. L'emivita di eliminazione era di 13,60 ± 3,18 ore e l'area sotto la curva (AUC, area under the curve) era di 24.142 ± 1.096 (ng x hr) / ml. Nel cavallo, il principio attivo viene metabolizzato, tramite ossidazione del gruppo metilico, in un composto idrossimetilico che, a sua volta, viene ossidato nel corrispondente acido carbossilico. Il celecoxib viene eliminato prevalentemente nelle feci come farmaco immodificato e nelle urine sotto forma di metaboliti.

I risultati di questo studio definiscono le tempistiche con cui effettuare i controlli per svelare l'uso illegale di celecoxib nelle corse ippiche.

 

“Pharmacokinetics, metabolism and excretion of celecoxib, a selective cyclooxygenase-2 inhibitor, in horses” Subhahar MB, et al. J Vet Pharmacol Ther. 2019 Mar 19. doi: 10.1111/jvp.12757. [Epub ahead of print]

turkey beagle puppyQuale sia la terapia medica ottimale per l’enteropatia cronica (CE, chronic enteropathy) del cane e del gatto è, ad oggi, una questione controversa. La strategia terapeutica maggiormente adottata prevede il trattamento sequenziale con dieta, antimicrobici e, infine, farmaci immunosoppressori.

Uno studio ha voluto ricercare, tramite revisione della letteratura, le prove dell’efficacia delle varie strategie di trattamento sull’induzione della remissione clinica nel cane e nel gatto con CE.

Sui database MEDLINE e Center for Agriculture and Bioscience International (CABI), sono stati ricercati trial randomizzati controllati (TRC), studi osservazionali e case series. L'outcome primario consisteva nell'induzione della remissione clinica.

Sono stati selezionati un totale di 22 studi (11 TRC nel cane e 2 nel gatto, 9 studi di coorte/case series). Dei 13 RCT, 10 studi (per un totale di 218 cani e 65 gatti) hanno indagato l’efficacia dei singoli trattamenti: dieta (n = 3), farmaci immunosoppressori (n = 3), antimicrobici (n = 2), farmaci antinfiammatori (n = 1) e probiotici (n = 1). Dei 3 case series, 1 ha riportato una remissione clinica in 55 gatti utilizzando una dieta di eliminazione e gli altri 2 utilizzando l'enrofloxacina in 55 cani con colite granulomatosa.

Attualmente sono disponibili maggiori prove scientifiche per quanto riguarda l’efficacia dei trattamenti nella specie canina rispetto a quella felina. In particolare, nel cane con CE, esistono prove sufficienti per raccomandare l'uso di diete specifiche, glucocorticoidi, enrofloxacina o una combinazione di questi. Nel gatto, sembrerebbero essere più utili le diete specifiche e i glucocorticoidi.

 

"Narrative review of therapies for chronic enteropathies in dogs and cats" Makielski K, et. al. J Vet Intern Med. 2019 Jan;33(1):11-22. doi: 10.1111/jvim.15345. Epub 2018 Dec 6.

Dog refuses to eatIl protocollo che prevede di sottoporre il paziente ad una dieta di eliminazione (DE) seguita da una dieta di provocazione rappresenta la procedura standard per diagnosticare reazioni avverse al cibo (AFR, adverse food reaction) nei cani, ma l’esecuzione di tale protocollo potrebbe rivelarsi difficile in alcune circostanze.

Questo studio ha indagato l'accuratezza di un test sulla saliva che rileva la presenza di IgA e IgM alimento-specifiche e di un test ELISA da siero per la presenza di IgE alimento-specifiche.

A questo scopo sono stati selezionati 3 gruppi di cani: il gruppo 1 (n = 11) includeva cani con AFR precedentemente diagnosticata e sotto controllo; il gruppo 2 (n = 15) comprendeva cani con dermatite allergica all'inizio della loro DE; e il gruppo 3 (n = 16) era composto da cani sani. Campioni di saliva sono stati raccolti da tutti e 3 i gruppi, mentre campioni di sangue sono stati prelevati dai cani del gruppo 1 e del gruppo 3. I risultati della risposta clinica alle diete di provocazione con i singoli componenti alimentari sono stati confrontati con i risultati dei test.

Quarantuno cani hanno completato lo studio; mentre di un cane è stato perso il follow-up. Questi soggetti sono stati sottoposti ad un totale di 163 diete di provocazione. Sensibilità, valore predittivo positivo e rapporto di verosimiglianza, specificità, valore predittivo negativo e rapporti di probabilità sono risultati insoddisfacenti nella maggior parte dei casi per entrambi i test; solo nel gruppo 2, il test delle IgM ha mostrato una specificità moderata. Non c'era una chiara differenza nel numero di reazioni positive tra cani allergici e cani sani.

Sulla base di questi risultati, il test sulla saliva per IgA e IgM alimento-specifiche e il test ELISA da siero per IgE alimento-specifiche non erano affidabili per diagnosticare le AFR nella specie canina. Gli autori concludono che, fino a quando non saranno disponibili dati più completi, la dieta di eliminazione rimane la procedura standard di riferimento per la diagnosi di questa malattia.

 

“Testing for food-specific antibodies in saliva and blood of food allergic and healthy dogs” healthy dogs” Udraite Vovk L, et al. The Veterinary Journal Volume 245, March 2019, Pages 1-6

corLo scopo di questo studio era quello di confrontare l'outcome a lungo termine dei cani con frammentazione del processo coronoideo mediale (FPCM) trattati con intervento artroscopico rispetto a quelli trattati con la gestione conservativa.

Sono stati inclusi 67 cani con diagnosi di FPCM diagnosticata mediante tomografia computerizzata, sottoposti a intervento artroscopico (n=44) o gestione conservativa (n=23). L’outcome a lungo termine (> 12 mesi, fino ad un massimo di 8 anni) è stato valutato tramite un questionario per il proprietario che includesse il punteggio dell’osteoartrite canina dell’università di Liverpool (LOAD, Liverpool Osteoarthritis in Dogs) e il breve questionario per la valutazione del dolore canino (CBPI, Canine Brief Pain Inventory).

I valori mediani dei punteggi del LOAD e dell’intensità del dolore (PSS, Pain Severity Score) non erano significativamente differenti tra i cani sottoposti ad intervento artroscopico e quelli trattati con la gestione conservativa (rispettivamente p=0,066 e p=0,10). La mediana del punteggio dell'interferenza del dolore (PIS, Pain Interference Score) era significativamente più alto nel gruppo dell’intervento artroscopico rispetto al gruppo di controllo gestito con terapia conservativa (p=0,028). L'età avanzata al momento della diagnosi è risultata essere significativamente associata a punteggi di LOAD, PSS e PIS più alti (rispettivamente p=0,048, p=0,026 e p=0,046); inoltre, l'età avanzata al momento del completamento del questionario rendeva questa associazione ancora più forte (p≤0,001 per tutti).

Gli autori concludono che l'intervento artroscopico nei cani con FPCM non apporta alcun beneficio a lungo termine rispetto alla gestione conservativa.

 

“A Comparison of Owner-Assessed Long-Term Outcome of Arthroscopic Intervention versus Conservative Managemento f Dogs with Medial Coronoid Process Disease” Dempsey LM, et al. Vet Comp Orthop Traumatol. 2019 Jan;32(1):1-9. doi: 10.1055/s-0038-1676293. Epub 2019 Jan 15.

emosiderosiGli emosiderofagi possono essere individuati nei campioni ottenuti dal lavaggio broncoalveolare (BAL, bronchoalveolar lavage) e la loro presenza è stata associata ad un ampio range di patologie respiratorie e cardiovascolari sia nel gatto che nell’uomo.

Questo studio retrospettivo ha indagato la presenza di emosiderina nei campioni di BAL di cani e gatti e ha esaminato una potenziale associazione con alcune variabili, quali: segnalamento, segni clinici, patologie trascorse, precedenti aghi aspirati transtoracici, durata della procedura di BAL e interpretazione citologica.

Sono state esaminate le cartelle cliniche di 171 cani e 34 gatti con patologie respiratorie che fossero stati sottoposti al BAL. Sulla base delle caratteristiche citologiche del BAL, i processi patologici sono stati raggruppati in: polmoniti, patologie infiammatorie, neoplasie e vie aeree normali (assenza di processi patologici). L’entità dell’emosiderosi è stata classificata utilizzando uno scoring semi-quantitativo.

La presenza di emosiderina è stata identificata nel 7,6% (13/171) dei campioni prelevati dai cani e nel 52,9% (18/34) dei campioni prelevati dai gatti. Questi ultimi avevano una probabilità 13,33 volte maggiore rispetto ai cani di avere emosiderosi alla citologia del BAL (p<0,001). Nei cani, il rischio di emosiderosi era maggiore nei soggetti con frequenza respiratoria aumentata, in quelli in cui la procedura del BAL era durata più allungo e nei cani che, nella stessa sede, erano stati sottoposti ad aghi aspirati transtoracici. Diversamente, nel gatto, non sono stati identificati specifici fattori di rischio associati alla presenza di emosiderosi polmonare.

Gli autori concludono che l’emosiderosi è un riscontro molto più comune nel BAL dei gatti che dei cani ed è associato ad un’ampia gamma di condizioni patologiche.

 

“Bronchoalveolar lavage hemosiderosis in dogs and cats with respiratory disease” Hooi KS, et al. Vet Clin Pathol. 2019 Jan 18. doi: 10.1111/vcp.12698. [Epub ahead of print]

headshakingLa sindrome di “headshaking” mediata dal trigemino è conseguente ad una riduzione della soglia di sensibilizzazione del nervo trigemino ed è responsabile di un apparente dolore facciale. Il magnesio può avere una funzione neuroprotettiva sulla soglia di sensibilizzazione delle fibre nervose e, potenzialmente, potrebbe attenuare i sintomi conseguenti al dolore neuropatico.

L’obiettivo di questo studio prospettico crossover randomizzato era quello di indagare come si modificasse il comportamento di headshaking in 6 cavalli affetti dalla sindrome dopo l'infusione endovenosa di solfato di magnesio.

Tutti i soggetti hanno ricevuto una infusione di soluzione di destrosio al 5% (soluzione di controllo) e di una soluzione al 50% di MgSO4 (40 mg/kg). Il comportamento di headshaking è stato valutato prima dell'infusione e 15, 30, 60 e 120 minuti dopo l'infusione. A queste stesse tempistiche, sono stati effettuati dei prelievi di sangue venoso per la valutazione di pH, HCO3-, standard base excess (SBE), Na+, Cl-, K+, Ca2+, Mg2+, magnesio totale (tMg), glicemia e lattatemia; infine sono stati calcolati la strong ion difference (SID) e l’anion gap (AG).

A seguito dell’infusione della soluzione al 50% di MgSO4, le variabili pH, Na+, Cl-, K+, SID, AG, lattatemia, Ca2+, tMg e Mg2+ hanno avuto cambiamenti significativi rispetto alle stesse variabili valutate dopo infusione di soluzione di destrosio al 5%. Diversamente, glicemia, SBE e HCO3 - non hanno subito variazioni significative. L’infusione di MgSO4 ha ridotto il tasso di headshaking del 29%; contrariamente, il comportamento di headshaking non ha subito modifiche conseguentemente alla somministrazione di soluzione di destrosio.

La somministrazione endovenosa di MgSO4 ha determinato l’aumento delle concentrazioni plasmatiche totali e ionizzate di magnesio e ha ridotto significativamente il comportamento di headshaking nei cavalli affetti.

 

“Intravenous infusion of magnesium sulfate and its effect on horses with trigeminal-mediated headshaking” Sheldon SA, et al. J Vet Intern Med. 2019 Jan 22. doi: 10.1111/jvim.15410. [Epub ahead of print]

Domenica, 10 Marzo 2019 16:25

Ipertiroidismo nella cavia

pigDal database di un laboratorio diagnostico privato sono state selezionate le cavie con un valore di tiroxina totale (TT4) superiore a 66,9 nmol/l. Ai veterinari curanti sono stati inviati questionari standardizzati al fine di raccogliere informazioni di base sui segni clinici, la terapia attuata e la sua efficacia.

Sono state identificate un totale di 40 cavie, di cui 18 maschi (7 dei quali castrati), 21 femmine intere e di un individuo il sesso non era noto. Le concentrazioni di TT4 erano più frequentemente aumentate nelle cavie anziane. L'età media dei soggetti colpiti era di 5 anni. I segni clinici più comuni erano la perdita di peso associata ad un appetito mantenuto o aumentato.

Due terzi degli animali avevano masse palpabili nella regione ventrale del collo, di sospetta pertinenza della tiroide. Le masse non erano correlate con aumentate concentrazioni di TT4 nel sangue.

Il 92% degli animali (36/38) sono stati trattati con tiamazolo o carbimazolo mentre la ghiandola tiroidea è stata rimossa chirurgicamente in 6 casi. In 19 animali, le concentrazioni di TT4 sono state rivalutate dopo il trattamento e il loro valore si era ridotto in 12. La mediana della riduzione del TT4 era pari a 29,6 nmol/l. I veterinari hanno riferito di un miglioramento clinico nel 48% (13/27) degli animali. Un miglioramento clinico moderato o la guarigione sono stati osservati in 3 dei 6 soggetti trattati chirurgicamente. Degli altri 3 individui, uno continuava ad assumere farmaci tireostatici, uno non aveva subito alcun miglioramento e uno era deceduto.

 

“RETROSPECTIVE STUDY ON HYPERTHYROIDISM IN GUINEA PIGS IN VETERINARY PRACTICES IN GERMANY” ChristianeGirod-Rüffer, et al. Journal of Exotic Pet Medicine Volume 29, April 2019, Pages 87-97

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