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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Gaia Carotenuto Med Vet PhDstudent

Gaia Carotenuto Med Vet PhDstudent

2913 smMisurare la temperatura corporea dei furetti mediante termometri rettali è spesso molto stressante e potenzialmente doloroso in quanto può danneggiare la mucosa rettale. Recentemente, i veterinari hanno introdotto l’impiego di termometri auricolari a raggi infrarossi poiché registrano la temperatura in un tempo più breve e sono meno invasivi rispetto ai dispositivi rettali.

Questo studio ha confrontato diversi termometri in 27 furetti sani: due termometri auricolari pediatrici, un termometro auricolare veterinario, un termometro rettale digitale e un termometro di vetro al mercurio impiegato come gold standard.

La temperatura auricolare è risultata essere inferiore di circa 1 °C rispetto a quella rilevata con i termometri rettali.

Secondo questo studio, la misurazione della temperatura mediante termometri auricolari non è un metodo preciso per rilevare la temperatura corporea e pertanto non può essere impiegata in sostituzione al valore ottenuto con i termometri rettali. I due strumenti non possono essere usati in modo intercambiabile nella pratica clinica. Tuttavia, poiché non c'erano differenze significative tra i valori ottenuti con i termometri auricolari e quelli ottenuti con i termometri rettali, le misurazioni ottenute dall’orecchio possono comunque essere considerate relativamente accurate.

 

“Comparison of body temperature acquired via auricular and rectal methods in ferrets” Laura A. B. Aguilar, et al. Journal of Exotic Pet Medicine, Volume 28, January 2019, Pages 148-153.

Thyroid nodule in catNei gatti adulti, l’ipotiroidismo spontaneo è una patologia estremamente rara, con soli 4 casi descritti in letteratura.

Uno studio prospettico si è posto l’obiettivo di descrivere i rilievi anamnestici, clinici, di laboratorio, scintigrafici e la risposta al trattamento di 7 gatti affetti da tale endocrinopatia.

Al momento della diagnosi, i gatti avevano un’età compresa tra i 3,5 e gli 11 anni; non sono state evidenziate predisposizioni di razza, mentre il sesso maschile era più rappresentato (6 gatti su 7). Solo 2 soggetti su 7 sono stati sottoposti ad indagini sulla funzionalità tiroidea per la presenza di segni clinici compatibili con ipotiroidismo (alterazioni del mantello, letargia, obesità); diversamente, gli altri 5 gatti sono stati testati a seguito della presenza di un nodulo tiroideo palpabile oppure dopo la rilevazione di un profilo tiroideo alterato evidenziato in corso di esami del sangue di routine comprendenti la valutazione degli ormoni tiroidei. Quattro gatti su 7 erano azotemici al momento della diagnosi (creatinina sierica compresa tra i 2,2 e i 3,4 mg/dL). Sei gatti su 7 avevano basse concentrazioni sieriche di T4 e fT4, mentre tutti e 7 i gatti avevano concentrazioni elevate di TSH (thyroid-stimulating hormone). In 6 dei 7 gatti la scintigrafia tiroidea aveva evidenziato un gozzo bilaterale con intenso uptake di radionuclide; al contrario, nell’ultimo gatto, il tessuto tiroideo non era visibile alle indagini di imaging. In seguito al trattamento con levotiroxina, le concentrazioni sieriche di T4 e fT4 erano aumentate e quelle del TSH erano diminuite. Nei gatti iperazotemici alla diagnosi, i valori di creatinina sierica si erano normalizzati; infine, le dimensioni del gozzo erano diminuite con la terapia ormonale.

L’ipotiroidismo primario è una patologia possibile nei gatti adulti che, seppur rara, ha una prevalenza maggiore di quanto si pensi attualmente. La maggioranza dei gatti sembra sviluppare la forma gozzigena di ipotiroidismo, associata ad iperplasia tiroidea, mentre l’atrofia tiroidea sembrerebbe essere meno comune. Con l’integrazione di levotiroxina, le alterazioni cliniche e di laboratorio migliorano o si risolvono del tutto.

 

“Spontaneous primary hypothyroidism in 7 adult cats” Peterson ME et al. J Vet Intern Med. 2018 Nov;32(6):1864-1873. doi: 10.1111/jvim.15239. Epub 2018 Oct 7.

shunt 7 crop u19920Una review retrospettiva ha voluto descrivere le implicazioni della morfologia dello shunt portosistemico extraepatico congenito, nel cane e nel gatto, sulla scelta del sito chirurgico per la chiusura dello stesso.

Gli shunt descritti, in un totale di 54 cani e 10 gatti, erano classificabili in: shunt gastrofrenico sinistro, shunt gastrocavale destro, shunt splenocavale, shunt colocavale e shunt gastro-azygos sinistro. I risultati dell’angioTC e l’osservazione diretta al momento della chirurgia hanno confermato, in tutti i 64 casi, i 4 siti di comunicazione tra il vaso anomalo (shunt) e il circolo venoso sistemico: la vena cava caudale a livello del forame epiploico, la vena frenica sinistra a livello dello iato esofageo, la vena azygos a livello dello iato aortico e la vena cava caudale o la vena iliaca a livello della sesta o settima vertebra lombare. L’uso della portografia mesenterica intraoperatoria è stata efficace nel confermare che, al momento della chirurgia, tutti i vasi portali tributari erano posti prossimalmente rispetto al punto di chiusura dello shunt.

I risultati di questo studio confermano che, per le comuni tipologie di shunt portosistemico extraepatico, ci sono solo 4 siti in cui si verifica la comunicazione tra lo shunt e il circolo venoso sistemico. Le informazioni supportano l’utilizzo di un approccio di tipo sistematico per la localizzazione e la riduzione degli shunt nel cane e nel gatto.

 

"Implications of shunt morphology for the surgical management of extrahepatic portosystemic shunts" White RN et al. Aust Vet J. 2018 Nov;96(11):433-441. doi: 10.1111/avj.12756.

alismaLe patologie delle basse vie urinarie (LUTD, lower urinary tract disease) sono molto comuni nella specie felina; la cistite idiopatica (FIC, feline idiopathic cystitis) e l'urolitiasi rappresentano, da sole, oltre l’80% delle LUTD nei soggetti di età inferiore ai 10 anni. Sono state proposte diverse strategie per limitare queste problematiche, ma la raccomandazione più frequente consiste nel rendere le urine più diluite, in modo tale da favorire una minzione più frequente e diluendo, al tempo stesso, le potenziali sostanze calculogeniche. Oltre alla terapia convenzionale con diete modificate, è stato proposto l’impiego di erbe tradizionali cinesi e occidentali, sebbene solo per il Choreito siano disponibili dati in letteratura veterinaria.

L’obiettivo di questo studio crossover randomizzato e controllato con placebo era quello di valutare tre erbe comunemente raccomandate per il trattamento dei gatti con LUTD: San Ren Tang, Wei Ling Tang e Alisma. Gli autori ipotizzano che queste tre preparazioni a base di erbe cinesi avrebbero aumentato la produzione urinaria, ridotto la saturazione dell'urina per l'ossalato di calcio e la struvite, e modificato l’escrezione di minerali ed elettroliti nei gatti sani.

Sei gatte adulte femmine sterilizzate sane sono state sottoposte ai 4 trattamenti (placebo, San Ren Tang, Wei Ling Tang o Alisma), ciascuno della durata di 2 settimane, separati tra loro da un periodo di washout di 1 settimana. Alla fine di ogni periodo di trattamento, sono state raccolte le urine di 24 ore utilizzando lettiere modificate.

Il confronto tra i diversi tipi di trattamento non ha evidenziato differenze statisticamente significative per quanto riguarda le escrezioni degli analiti, la produzione urinaria, il pH delle urine o relativamente alla saturazione dell’urina per l’ossalato di calcio o la struvite.

I risultati di questo studio confutano l'ipotesi degli autori; tuttavia, sono necessari studi che valutino gli effetti più a lungo termine o che indaghino dosaggi differenti delle erbe studiate.

 

“Evaluation of three herbal compounds used for the management of lower urinary tract disease in healthy cats: a pilot study” Daniels M, et al. J Feline Med Surg. 2018 Dec;20(12):1094-1099. doi: 10.1177/1098612X17748241. Epub 2017 Dec 19.

266Il primo obiettivo di questo studio retrospettivo era quello di valutare la prevalenza dei sintomi gastrointestinali nei cani di razza bulldog francese, bulldog inglese e nei carlini portati in visita per sindrome brachicefalica; secondariamente gli autori hanno voluto indagare gli effetti della chirurgia correttiva delle vie aeree sull’evoluzione di tali sintomi gastrointestinali.

Al momento della visita è stata valutata la presenza di ptialismo, rigurgito e vomito utilizzando un sistema di punteggio precedentemente stabilito. Tutti i cani sono stati sottoposti ad intervento di stafilectomia e rinoplastica delle cartilagini alari. I segni gastrointestinali sono stati rivalutati, tramite follow-up telefonico, almeno 6 settimane dopo l'intervento chirurgico.

Lo studio ha incluso un totale di 98 cani, di cui 43 bulldog francesi, 12 bulldog inglesi e 43 carlini. La prevalenza dei sintomi gastrointestinali, nella totalità dei soggetti, era del 56%; nello specifico, era del 93% nei bulldog francesi, del 58% nei bulldog inglesi e del 16% nei carlini. Nell’intera popolazione oggetto di studio, e specialmente nei bulldog francesi, è stato osservato un miglioramento dei segni gastrointestinali a seguito della chirurgia correttiva.

Gli autori concludono che, nei cani con sindrome brachicefalica, la prevalenza dei sintomi gastrointestinali e il loro miglioramento conseguentemente all’intervento chirurgico correttivo variano in funzione della razza.

 

“Relationship between brachycephalic airway syndrome and gastrointestinal signs in three breedsof dog” Kaye BM, et al. J Small Anim Pract. 2018 Nov;59(11):670-673. doi: 10.1111/jsap.12914. Epub 2018 Aug 9.

Martedì, 18 Dicembre 2018 15:50

Trasporto delle vacche da latte da riforma

vacLe vacche da latte da riforma vengono generalmente trasferite al macello mediante trasporto su strada, condizione riconosciuta come evento stressante per diverse categorie di bestiame. Le vacche da latte che vengono destinate alla riforma possono presentare differenti tipi di lesioni o debolezze, ed essere, pertanto, più vulnerabili allo stress da trasporto.

Lo scopo di questo studio era quello di indagare se le condizioni cliniche delle vacche da latte da riforma peggiorassero durante un trasporto di durata inferiore alle 8 ore e di valutare se ci fossero dei potenziali fattori di rischio che predisponessero al deterioramento delle condizioni cliniche.

Un totale di 411 vacche da latte sono state sottoposte ad esame clinico in azienda (prima del trasporto) e dopo il trasferimento presso l'impianto di macellazione. Esso prevedeva una valutazione della locomozione, la presenza di ferite, la perdita di latte e un esame delle condizioni generali. Dopo il trasporto, nel 20% delle vacche è stata osservata la comparsa di zoppia o il peggioramento di una zoppia già esistente. Inoltre, è stato evidenziato un aumento significativo del numero di vacche che presentavano perdita di latte (17% vs 1%, P <0,0001) e ferite (34% vs 22%, P <0,0001). Un body condition score basso (<2,75), una lattazione precoce o tardiva, la presenza di dermatite digitale nei posteriori e l'asimmetria pelvica sono stati identificati come fattori di rischio per il deterioramento della zoppia durante il trasporto. Similmente, l'allattamento precoce e una distanza di trasporto maggiore ai 100 km sono stati identificati come fattori di rischio per la perdita di latte. Diversamente, per le ferite, non sono stati evidenziati fattori di rischio significativi.

I dati di questo studio dimostrano che le vacche da latte da riforma, considerate legalmente idonee per il trasporto, sono vulnerabili agli insulti cui sono sottoposte durante il trasferimento al macello, anche quando questo ha una durata inferiore alle 8 ore. Questi risultati richiedono ulteriori ricerche relativamente alle implicazioni sul benessere animale e sull'ottimizzazione del trasporto di bestiame.

 

“Risk Factors for Deterioration of the Clinical Condition of Cull Dairy Cows During Transport to Slaughter” Dahl-Pedersen K, et al. Front Vet Sci. 2018 Nov 22;5:297. doi: 10.3389/fvets.2018.00297. eCollection 2018.

gigioQuale sia il trattamento medico ottimale per l'enteropatia cronica (EC) nei cani e nei gatti è, ancora oggi, controverso. Il trattamento sequenziale con dieta, antibiotici e farmaci immunosoppressori è la strategia attualmente più comunemente utilizzata dai medici.

L’obiettivo di questo studio retrospettivo era quello di effettuare una revisione della letteratura finalizzata ad analizzare l'efficacia della dieta, dei farmaci e degli interventi alternativi nell’indurre la remissione clinica in cani e gatti con EC.

Lo studio ha previsto la selezione di studi randomizzati controllati (SRC), studi osservazionali e serie di casi sui database MEDLINE e Center for Agriculture and Bioscience International (CABI). L'outcome primario era l'induzione della remissione clinica. Tutti gli studi sono stati valutati tenendo conto delle linee guida che giudicano la qualità dell’evidenza (I-IV), assegnando un punteggio che definisce la forza e la qualità delle prove.

Ventidue studi, di cui 11 SRC sul cane e 2 sul gatto e 9 studi di coorte o serie di casi, hanno soddisfatto i criteri di inclusione. Dei 13 SRC che hanno raggiunto il grado di evidenza I, 10 studi (per un totale di 218 cani e 65 gatti) analizzavano un singolo trattamento: la dieta (n = 3), gli immunosoppressori (n = 3), gli antimicrobici (n = 2), i farmaci anti-infiammatori (n = 1) e i probiotici (n = 1). Tre serie di casi (grado III) hanno riportato la remissione clinica utilizzando una dieta di eliminazione in 55 gatti e l'uso dell'enrofloxacina nei cani con colite granulomatosa (2 studi per un totale di 16 cani).

Ad oggi, sono disponibili un maggiore numero di informazioni e di evidenza scientifica riguardo il trattamento della EC nel cane rispetto al gatto. Nei cani con EC esistono prove sufficienti per raccomandare l'uso di diete, glucocorticoidi, enrofloxacina o una combinazione di questi. Nel gatto con EC sembrerebbero essere maggiormente efficaci le diete e i glucocorticoidi.

 

“Narrative review of therapies for chronic enteropathies in dogs and cats” Kelly Makielski, et al. J Vet Intern Med. 2018 Dec 6. doi: 10.1111/jvim.15345. [Epub ahead of print]

MCLa mastocitosi cutanea (MC) è una malattia rara del cane caratterizzata da eruzioni cutanee, prurito e proliferazione dei mastociti della cute. Gli antistaminici H1 per via orale sono raccomandati come trattamento per il controllo del prurito.

L’obiettivo di questo studio era quello di descrivere l’efficacia del lokivetmab per il trattamento del prurito associato alla MC in un cane.

Un meticcio femmina sterilizzata di 4 anni presentava macule e papule da eritematose a pigmentate, gravemente pruriginose, a carico della regione ventrale dell'addome, degli spazi interdigitali, dell'area perivulvare e di entrambi i padiglioni auricolari. Il trattamento con antistaminici, prednisone e ciclosporina non era stato efficace contro il prurito.

La citologia cutanea aveva mostrato la presenza di numerosi mastociti ricchi di granuli; l’esame istopatologico aveva evidenziato proliferazioni dermiche focali di mastociti ben differenziati e uniformi, compatibili con un mastocitoma a basso grado. La stadiazione clinica aveva rivelato che la malattia era confinata alla cute. Non era stata dimostrata la presenza di mutazioni del c-kit a carico degli esoni 8 e 11. Si era deciso di associare al trattamento con antistaminici la terapia con lokivetmab, anticorpo monoclonale che agisce specificamente neutralizzando l’interleuchina 31 canina. Il prurito rispose al trattamento entro sette giorni e, tramite somministrazioni mensili di lokivetmab, fu controllato per 15 mesi; le lesioni cutanee erano migliorate ma senza una completa risoluzione.

In questo cane con MC diffusa, il trattamento con Lokivetmab è stato efficace nel risolvere e mantenere la remissione del prurito. Gli autori concludono sottolineando la necessità di ulteriori indagini volte a definire se la MC nel cane costituisca un'entità separata che deve essere distinta dal mastocitoma a basso grado.

 

Lokivetmab therapy for pruritus in a dog with cutaneous mastocytosis” Meichner K, et al. Vet Dermatol. 2018 Nov 26. doi: 10.1111/vde.12702. [Epub ahead of print]

Martedì, 11 Dicembre 2018 15:04

Dermatite atopica nel cavallo

ADHIl prurito allergico e l'orticaria nel cavallo costituiscono una sfida per veterinari e proprietari; poco si sa riguardo la loro gestione a lungo termine.

L’obiettivo di questo studio era quello di riportare i risultati dei test allergologici intradermici (IDT, intradermal allergen test) e di indagare la percezione dei proprietari relativamente alle malattie della cute e l’efficacia delle cure mediche nel tempo.

Lo studio ha incluso 82 cavalli con dermatite atopica i cui risultati dei IDT sono stati esaminati in modo retrospettivo. I proprietari hanno compilato questionari telefonici riguardo le modificazioni cutanee, i farmaci somministrati, l’effetto dell'immunoterapia allergene-specifica (ASIT, allergen-specific immunotherapy) e la gestione.
Sessantuno proprietari (74,4%) sono stati contattati, in media 5,9 anni (range 28-88 mesi) dopo i IDT, 3 dei quali sono stati esclusi dallo studio. Dei 58 cavalli rimasti, undici (19%) erano deceduti al momento dell'intervista al proprietario, 4 dei quali (6,9%) erano stati sottoposti ad eutanasia a causa di una dermatopatia incontrollabile. Dei rimanenti 47 proprietari, 18 (38,3%) hanno riferito che i segni della malattia cutanea non erano stati osservati per almeno due anni e che in 2 cavalli la sintomatologia era ricomparsa a seguito di esposizione a trigger noti. Ventinove cavalli (61,7%) avevano ancora bisogno di farmaci per controllare la patologia cutanea, sebbene 25 (53,2%) ne richiedessero meno rispetto al momento in cui era stato effettuato il IDT. I proprietari hanno riferito di aver osservato dei benefici dal trattamento con ASIT in 9 su 14 cavalli (64,3%), con glucocorticoidi in 33 su 35 (94,3%) e con antistaminici in 17 su 28 (60,7%). In 22 cavalli la gestione terapeutica è stata modificata apportando dei benefici in 9 di essi (40,9%).

La dermatite atopica del cavallo potrebbe non essere sempre cronica, ma i casi gravi sembrano difficili da controllare. I IDT possono aiutare a formulare la ASIT e, quindi, possono essere di supporto nel guidare le scelte gestionali.

 

“Long-term management of horses with atopic dermatitis in south eastern England: a retrospective questionnaire study of owners' perceptions” Loeffler A, et al. Vet Dermatol. 2018 Dec;29(6):526-e176. doi: 10.1111/vde.12685. Epub 2018 Sep 3.

Lunedì, 03 Dicembre 2018 11:12

Aminoacidi solforati nella dieta del broiler

np74ub4j54Parte della Metionina (Met) presente nelle diete dei broiler viene convertita in Cistina (Cys), ma la percentuale con cui tale fenomeno si verifica non è nota e potrebbe portare ad un eccessivo apporto di Met. Gli autori di questo studio sostengono che tale inconveniente potrebbe essere facilmente evitato conoscendo il rapporto ideale Met:Cys/aminoacidi solforati totali (AAST) e la percentuale di conversione della Met in Cys.

I risultati di questo studio hanno dimostrato che le fonti di Met non hanno influito sulle performance. Impiegando un rapporto Met/AAST del 52%, l'aumento di peso corporeo ottimale è stato stimato in 1007 g/giorno è il rapporto di conversione alimentare ottimale è stato stimato in 1,49. L'assunzione di cibo non è stata influenzata dal rapporto Met:Cys/AAST. La percentuale con cui la Met è stata convertita in Cys variava dal 27 al 43% in base ai diversi rapporti Met:Cys/AAST, essendo maggiore quando il rapporto era 56:44.

In base ai risultati ottenuti, nelle diete per broiler da 14 a 28 giorni di età, la concentrazione minima di Met rispetto alla Cys in funzione della quantità di AAST è del 52% (52:48 Met:Cys/AAST). Gli autori concludono che più è alto l’apporto di Met nelle diete, maggiore è la sua conversione in Cys.

 

“Methionine to cystine ratio in the total sulfur amino acid requirements and sulfur amino acid metabolism using labelled amino acid approach for broilers” Pacheco LG, et al. BMC Vet Res. 2018 Nov 22;14(1):364. doi: 10.1186/s12917-018-1677-8.

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