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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Gaia Carotenuto

Gaia Carotenuto

gigioQuale sia il trattamento medico ottimale per l'enteropatia cronica (EC) nei cani e nei gatti è, ancora oggi, controverso. Il trattamento sequenziale con dieta, antibiotici e farmaci immunosoppressori è la strategia attualmente più comunemente utilizzata dai medici.

L’obiettivo di questo studio retrospettivo era quello di effettuare una revisione della letteratura finalizzata ad analizzare l'efficacia della dieta, dei farmaci e degli interventi alternativi nell’indurre la remissione clinica in cani e gatti con EC.

Lo studio ha previsto la selezione di studi randomizzati controllati (SRC), studi osservazionali e serie di casi sui database MEDLINE e Center for Agriculture and Bioscience International (CABI). L'outcome primario era l'induzione della remissione clinica. Tutti gli studi sono stati valutati tenendo conto delle linee guida che giudicano la qualità dell’evidenza (I-IV), assegnando un punteggio che definisce la forza e la qualità delle prove.

Ventidue studi, di cui 11 SRC sul cane e 2 sul gatto e 9 studi di coorte o serie di casi, hanno soddisfatto i criteri di inclusione. Dei 13 SRC che hanno raggiunto il grado di evidenza I, 10 studi (per un totale di 218 cani e 65 gatti) analizzavano un singolo trattamento: la dieta (n = 3), gli immunosoppressori (n = 3), gli antimicrobici (n = 2), i farmaci anti-infiammatori (n = 1) e i probiotici (n = 1). Tre serie di casi (grado III) hanno riportato la remissione clinica utilizzando una dieta di eliminazione in 55 gatti e l'uso dell'enrofloxacina nei cani con colite granulomatosa (2 studi per un totale di 16 cani).

Ad oggi, sono disponibili un maggiore numero di informazioni e di evidenza scientifica riguardo il trattamento della EC nel cane rispetto al gatto. Nei cani con EC esistono prove sufficienti per raccomandare l'uso di diete, glucocorticoidi, enrofloxacina o una combinazione di questi. Nel gatto con EC sembrerebbero essere maggiormente efficaci le diete e i glucocorticoidi.

 

“Narrative review of therapies for chronic enteropathies in dogs and cats” Kelly Makielski, et al. J Vet Intern Med. 2018 Dec 6. doi: 10.1111/jvim.15345. [Epub ahead of print]

MCLa mastocitosi cutanea (MC) è una malattia rara del cane caratterizzata da eruzioni cutanee, prurito e proliferazione dei mastociti della cute. Gli antistaminici H1 per via orale sono raccomandati come trattamento per il controllo del prurito.

L’obiettivo di questo studio era quello di descrivere l’efficacia del lokivetmab per il trattamento del prurito associato alla MC in un cane.

Un meticcio femmina sterilizzata di 4 anni presentava macule e papule da eritematose a pigmentate, gravemente pruriginose, a carico della regione ventrale dell'addome, degli spazi interdigitali, dell'area perivulvare e di entrambi i padiglioni auricolari. Il trattamento con antistaminici, prednisone e ciclosporina non era stato efficace contro il prurito.

La citologia cutanea aveva mostrato la presenza di numerosi mastociti ricchi di granuli; l’esame istopatologico aveva evidenziato proliferazioni dermiche focali di mastociti ben differenziati e uniformi, compatibili con un mastocitoma a basso grado. La stadiazione clinica aveva rivelato che la malattia era confinata alla cute. Non era stata dimostrata la presenza di mutazioni del c-kit a carico degli esoni 8 e 11. Si era deciso di associare al trattamento con antistaminici la terapia con lokivetmab, anticorpo monoclonale che agisce specificamente neutralizzando l’interleuchina 31 canina. Il prurito rispose al trattamento entro sette giorni e, tramite somministrazioni mensili di lokivetmab, fu controllato per 15 mesi; le lesioni cutanee erano migliorate ma senza una completa risoluzione.

In questo cane con MC diffusa, il trattamento con Lokivetmab è stato efficace nel risolvere e mantenere la remissione del prurito. Gli autori concludono sottolineando la necessità di ulteriori indagini volte a definire se la MC nel cane costituisca un'entità separata che deve essere distinta dal mastocitoma a basso grado.

 

Lokivetmab therapy for pruritus in a dog with cutaneous mastocytosis” Meichner K, et al. Vet Dermatol. 2018 Nov 26. doi: 10.1111/vde.12702. [Epub ahead of print]

Martedì, 11 Dicembre 2018 15:04

Dermatite atopica nel cavallo

ADHIl prurito allergico e l'orticaria nel cavallo costituiscono una sfida per veterinari e proprietari; poco si sa riguardo la loro gestione a lungo termine.

L’obiettivo di questo studio era quello di riportare i risultati dei test allergologici intradermici (IDT, intradermal allergen test) e di indagare la percezione dei proprietari relativamente alle malattie della cute e l’efficacia delle cure mediche nel tempo.

Lo studio ha incluso 82 cavalli con dermatite atopica i cui risultati dei IDT sono stati esaminati in modo retrospettivo. I proprietari hanno compilato questionari telefonici riguardo le modificazioni cutanee, i farmaci somministrati, l’effetto dell'immunoterapia allergene-specifica (ASIT, allergen-specific immunotherapy) e la gestione.
Sessantuno proprietari (74,4%) sono stati contattati, in media 5,9 anni (range 28-88 mesi) dopo i IDT, 3 dei quali sono stati esclusi dallo studio. Dei 58 cavalli rimasti, undici (19%) erano deceduti al momento dell'intervista al proprietario, 4 dei quali (6,9%) erano stati sottoposti ad eutanasia a causa di una dermatopatia incontrollabile. Dei rimanenti 47 proprietari, 18 (38,3%) hanno riferito che i segni della malattia cutanea non erano stati osservati per almeno due anni e che in 2 cavalli la sintomatologia era ricomparsa a seguito di esposizione a trigger noti. Ventinove cavalli (61,7%) avevano ancora bisogno di farmaci per controllare la patologia cutanea, sebbene 25 (53,2%) ne richiedessero meno rispetto al momento in cui era stato effettuato il IDT. I proprietari hanno riferito di aver osservato dei benefici dal trattamento con ASIT in 9 su 14 cavalli (64,3%), con glucocorticoidi in 33 su 35 (94,3%) e con antistaminici in 17 su 28 (60,7%). In 22 cavalli la gestione terapeutica è stata modificata apportando dei benefici in 9 di essi (40,9%).

La dermatite atopica del cavallo potrebbe non essere sempre cronica, ma i casi gravi sembrano difficili da controllare. I IDT possono aiutare a formulare la ASIT e, quindi, possono essere di supporto nel guidare le scelte gestionali.

 

“Long-term management of horses with atopic dermatitis in south eastern England: a retrospective questionnaire study of owners' perceptions” Loeffler A, et al. Vet Dermatol. 2018 Dec;29(6):526-e176. doi: 10.1111/vde.12685. Epub 2018 Sep 3.

Lunedì, 03 Dicembre 2018 11:12

Aminoacidi solforati nella dieta del broiler

np74ub4j54Parte della Metionina (Met) presente nelle diete dei broiler viene convertita in Cistina (Cys), ma la percentuale con cui tale fenomeno si verifica non è nota e potrebbe portare ad un eccessivo apporto di Met. Gli autori di questo studio sostengono che tale inconveniente potrebbe essere facilmente evitato conoscendo il rapporto ideale Met:Cys/aminoacidi solforati totali (AAST) e la percentuale di conversione della Met in Cys.

I risultati di questo studio hanno dimostrato che le fonti di Met non hanno influito sulle performance. Impiegando un rapporto Met/AAST del 52%, l'aumento di peso corporeo ottimale è stato stimato in 1007 g/giorno è il rapporto di conversione alimentare ottimale è stato stimato in 1,49. L'assunzione di cibo non è stata influenzata dal rapporto Met:Cys/AAST. La percentuale con cui la Met è stata convertita in Cys variava dal 27 al 43% in base ai diversi rapporti Met:Cys/AAST, essendo maggiore quando il rapporto era 56:44.

In base ai risultati ottenuti, nelle diete per broiler da 14 a 28 giorni di età, la concentrazione minima di Met rispetto alla Cys in funzione della quantità di AAST è del 52% (52:48 Met:Cys/AAST). Gli autori concludono che più è alto l’apporto di Met nelle diete, maggiore è la sua conversione in Cys.

 

“Methionine to cystine ratio in the total sulfur amino acid requirements and sulfur amino acid metabolism using labelled amino acid approach for broilers” Pacheco LG, et al. BMC Vet Res. 2018 Nov 22;14(1):364. doi: 10.1186/s12917-018-1677-8.

Lunedì, 03 Dicembre 2018 10:30

Interferone omega nel gatto con calicivirosi

T1701F01Fig01Uno studio prospettico ha valutato l’efficacia clínica della somministrazione SC di interferone-omega ricombinante felino (rFeIFN-ω, recombinant feline interferon-omega) alla dose di 1 M unita/Kg per il trattamento della gengivite-stomatite cronica felina in gatti infetti da calicivirus felino (FCV, feline calicivirus).

Sono stati inclusi un totale di 17 gatti positivi al FCV, di cui 13 sono stati trattati con somministrazioni SC di rFeIFN-ω (gruppo ω), i restanti 4 gatti sono stati trattati con corticosteroidi SC (gruppo C). Il rFeIFN-ω è stato somministrato una volta al giorno nei giorni 1, 2, 3, 7, 8, 9, 14 e 21. I corticosteroidi sono stati somministrati negli stessi giorni alla dose di 1 mg/kg.
Nei giorni 0, 7, 14, 21 e 28 sono stati valutati i sintomi clinici (salivazione, dolore all'apertura della bocca, alitosi, linfoadenopatia mandibolare; la combinazione di tutti questi 4 sintomi è stata definita "sintomi clinici totali") e la stomatite (grado ed estensione dell'infiammazione, sanguinamento delle lesioni; la combinazione di questi 3 reperti è stata definita "stomatite totale"). Mediante PCR-real time è stato quantificato l’RNA virale ai giorni 0 e 28.

Nel gruppo ω sono state evidenziate differenze significative nel punteggio relativo alla salivazione (p=0.018) e ai sintomi clinici totali (p=0,008). Lo stesso è stato osservato anche per quanto riguarda il grado di estensione (p=0.003), di infiammazione (p=0,007) e relativamente alla stomatite totale (p=0,003). Il punteggio totale, ottenuto dalla somma dello score clinico piu lo score riguardante la stomatite, era significativamente differente nei giorni 7, 14, 21 e 28 rispetto al giorno 0. L’analisi PCR ha dimostrato una riduzione della popolazione virale nel gruppo ω e non nel gruppo C.

Gli autori concludono affermando che la somministrazione SC di rFeIFN-ω, secondo il protocollo definito nello studio, migliora la stomatite inibendo la proliferazione del FCV.

 

“Evaluation of the efficacy of the subcutaneous low recombinant feline interferon-omega administration protocol for feline chronic gingivitis-stomatitis in feline calicivirus-positive cats” Matsumoto H, et al. Res Vet Sci. 2018 Oct 12;121:53-58. doi: 10.1016/j.rvsc.2018.10.003. [Epub ahead of print]

dilatazione vie biliari intraepatiche dvd.originalUno studio ha valutato la fruibilità della tomografía computerizzata (TC) per l’identificazione del dotto biliare comune (DBC) e ha confrontato i risultati della TC con i reperti ecografici in cani Beagle sani e in cani senza patologie epatobiliari e pancreatiche. Inoltre, è stato misurato, tramite TC, il diametro del DBC a livello di ilo epatico e di papilla duodenale in cani con patologie che potessero causare colestasi.

L’ecografía si è rivelata essere una metodica utile per valutare il volume della cistifellea, in quanto la frazione di eiezione e il diametro del DBC ottenuti mediante ecografía non differivano significativamente dai valori misurati tramite esame TC. L’albero biliare normale era visibile nelle immagini TC del 68% dei cani facenti parte del gruppo di controllo. Nei cani sani di peso inferiore ai 15 kg, il diametro del DBC non superava i 3 mm a livello di ilo epatico e i 3,5 mm a livello di papilla duodenale. Diversamente, nei cani con un sospetto di colestasi associata a patologie epatobiliari o pancreatiche, il diametro del DBC era significativamente maggiore se confrontato con quello dei cani sani.

 

“Evaluation of gallbladder and common bile duct size and appearance by computed tomography in dogs” Park HY, et al. J Vet Sci. 2018 Sep 30;19(5):653-659. doi: 10.4142/jvs.2018.19.5.653.

horse treadmill 500x300I test da sforzo sono strumenti utili per valutare il livello di forma fisica dei cavalli in fase di allenamento o con una storia di scarso rendimento.

Lo scopo di questo studio era quello di valutare le differenze in alcuni parametri ematologici in cavalli sottoposti a test da sforzo su treadmill al fine sia di rilevare la causa responsabile dell’intolleranza all'esercizio fisico sia per valutare il livello di forma fisica prima di una competizione.

Sono stati inclusi 10 cavalli sani (Gruppo S), 10 cavalli con malattie delle vie aeree superiori (Gruppo Sup) e 10 cavalli con malattie delle vie aeree inferiori (Gruppo Inf). A ciascun soggetto sono stati prelevati campioni di sangue prima del test da sforzo, alla fine, e due ore dopo la conclusione del test.

Il packed cell volume, il numero di eritrociti, la concentrazione di emoglobina, la glicemia e la concentrazione di bilirubina, sia totale che coniugata, sono risultate statisticamente differenti tra i 3 gruppi, a causa della maggiore richiesta di ossigeno in corso di malattie respiratorie e della conseguente emolisi intravascolare.

Questi risultati mostrano che i cavalli con patologie dell’apparato respiratorio, durante l’esercizio fisico, devono far fronte all’aumentato fabbisogno di ossigeno. Nei cavalli del Gruppo Inf, che a seguito dello sforzo possono andare incontro ad emorragia polmonare e a conseguente aumentata distruzione degli eritrociti, queste alterazioni possono risultare ancora più evidenti.

 

“Changes in Blood Parameters in Healthy Horses and Horses With Upper and Lower Respiratory Tract Diseases Undergoing Treadmill Exercise Tests” Sara Busechian, et al. Journal of Equine Veterinary Science, Dec 2018, vol 71, pp 35-39.

Giovedì, 29 Novembre 2018 11:47

Eritrocitosi primaria nel gatto

sangreUno studio retrospettivo multicentrico ha esaminato una serie di casi di eritrocitosi primaria (EP) nella specie felina allo scopo di ottenere informazioni inerenti alla presentazione clinica e alla progressione della patologia e per fornire indicazioni relativamente alla sua gestione e alla prognosi.

Sono stati inclusi 18 gatti con aumento del packed cell volume (PCV> 48%), che avessero effettuato indagini sufficienti per escludere un'eritrocitosi relativa e secondaria e con un follow-up di almeno 12 mesi o fino al loro decesso.

Non sono state osservate delle predisposizioni correlate a nessuno dei dati relativi al segnalamento. Crisi convulsive e alterazioni dello stato mentale erano i segni clinici più comunemente riportati al momento della prima visita (entrambe presenti in 10 dei 18 soggetti). Il valore mediano di PCV era del 70%, in assenza di altre alterazioni ematologiche consistenti. Sedici gatti sono sopravvissuti alla dimissione. La flebotomia (salasso) è stata eseguita durante il ricovero in 15 dei 16 gatti sopravvissuti, ed è state ripetuta dopo la dimissione in 10 dei 16 soggetti. La terapia supplementare più comunemente utilizzata era rappresentata dall’idrossiurea, prescritta in 10 dei 16 gatti. Dei 16 pazienti sopravvissuti alla dimissione, 14 erano ancora vivi alla conclusione dello studio (tempo di sopravvivenza > 17 mesi dopo la dimissione); i 2 gatti deceduti avevano avuto un tempo di sopravvivenza dalla diagnosi di 5 anni o più. Il PCV, una volta stabilizzato, non è risultato correlato con la risoluzione dei segni clinici.

Contrariamente a quella che è la percezione comune, l’EP felina può essere gestita correttamente e in maniera adeguata tramite una combinazione di flebotomia e terapia medica, con evidenza di tempi di sopravvivenza prolungati.

 

“Feline primary erythrocytosis: a multicentre case series of 18 cats” Darcy H, et al. J Feline Med Surg. 2018 Dec;20(12):1192-1198. doi: 10.1177/1098612X17750333. Epub 2018 Jan 24.

intubation veterinaryL’obiettivo di questo studio prospettico, randomizzato, controllato era quello di indagare se, invertendo l'ordine di somministrazione di midazolam e alfaxalone in cani sani sottoposti ad anestesia, ciò determinasse una diversa incidenza di alterazioni comportamentali, variasse la dose di alfaxalone necessaria per l’induzione e causasse modificazioni di alcune variabili cardiorespiratorie.

Un totale di 33 cani sono stati inizialmente sottoposti a premedicazione intramuscolare con acepromazina (0,02 mg/kg) e morfina (0,4 mg/kg); successivamente, l'anestesia è stata indotta per via endovenosa (IV) somministrando prima midazolam (0,25 mg/kg) e poi alfaxalone (0,5 mg/kg, gruppo MA), o viceversa (gruppo AM). Al gruppo di controllo (gruppo C), prima dell’alfaxalone, è stata somministrata soluzione fisiologica IV. In tutti i gruppi, eventuali dosi aggiuntive di alfaxalone (a 0,25 mg/kg) sono state somministrate in base alla necessità fino a quando l'intubazione orotracheale non fosse stata possibile. Per ciascun gruppo sono stati registrati alterazioni comportamentali, qualità dell'induzione, facilità di intubazione e incidenza di eventi avversi all'induzione. Inoltre, la frequenza cardiaca (HR), la frequenza respiratoria (fR) e la pressione arteriosa sistolica (PAS) sono state misurate prima dei trattamenti (valori basali), 30 minuti dopo la premedicazione e a 0, 2, 5 e 10 minuti dall'intubazione.

L'incidenza di eccitazione era più alta nel gruppo MA rispetto ai gruppi C (p=0,005) e AM (p=0,013). La dose media di alfaxalone necessaria per l’induzione era inferiore nel gruppo AM rispetto al gruppo C (p=0,003). La qualità dell'induzione e la facilità di intubazione erano simili tra i gruppi. In tutti i gruppi, i valori medi delle HR sono diminuiti dopo la premedicazione e aumentati dopo la somministrazione di alfaxalone. I valori medi di PAS erano simili tra i gruppi. Il numero di animali che richiedevano la ventilazione manuale era più alto nel gruppo MA.

Nonostante una minore incidenza di eventi avversi all'induzione nel gruppo AM rispetto al gruppo MA e una minore necessità di alfaxalone nel gruppo AM rispetto al gruppo C, l'uso di una co-induzione con alfaxalone-midazolam nei cani sani non sembra produrre alcun effetto benefico di tipo cardiovascolare o respiratorio.

 

“Effects of midazolam before or after alfaxalone for co-induction of anaesthesia in healthy dogs” Zapata A, et al. Vet Anaesth Analg. 2018 Sep;45(5):609-617. doi: 10.1016/j.vaa.2018.04.002. Epub 2018 Jun 19.

Domenica, 18 Novembre 2018 23:15

Fattori prognostici nei cani con CKD

61b30c76 9fe5 4a6e 8479 5b582f66b78b 300x240La malattia renale cronica (CKD, chronic kidney disease) nel cane è associata ad una certa morbidità e mortalità. La concentrazione plasmatica del fattore di crescita-23 dei fibriblasti (FGF-23, plasma fibroblast growth factor-23) è un indicatore indipendente dalla progressione della CKD e dalla sopravvivenza nei gatti e nelle persone con CKD.

Uno studio prospettico ha indagato la relazione tra FGF-23, paratormone (PTH, parathyroid hormone), metabolismo della vitamina D e altre variabili cliniche con il tempo di sopravvivenza nei cani con CKD.

I cani sono stati reclutati e seguiti fino alla loro morte o al termine dello studio. I cani sono stati stadiati sulla base delle linee guida IRIS in: stadio 2 (n=9), stadio 3 (n=12) e stadio 4 (n=6). Il tempo di sopravvivenza è stato calcolato a partire dalla data di inclusione nello studio.

Gli hazars ratios significativi erano: BCS < 4/9 (1,579; p= 0,05), atrofia muscolare (2,334; p= 0,01), aumento della creatinina (1,383; p=0,01), iperfosfatemia (3,20; p= 0,005), UPC patologico (3,191; p= 0,01), aumento del prodotto Ca x P (4,092; p= 0,003) e aumento del FGF-23 (2,609; p= 0,05). Il tempo di sopravvivenza differiva significativamente per ciascuno stadio IRIS della CKD (p = 0,01).

In conclusione, sono molte le variabili, incluso l’FGF-32, associate con il tempo di sopravvivenza nei cani con CKD. Diversamente dall’uomo e dal gatto, nel cane con CKD, l’FGF-23 potrebbe rappresentare un marker prognostico.

 

“Factors associated with survival in dogs with chronic kidney disease” Rudinsky AJ et al. J Vet Intern Med. 2018 Oct 16. doi: 10.1111/jvim.15322. [Epub ahead of print]

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