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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Gaia Carotenuto

Gaia Carotenuto

Lunedì, 08 Aprile 2019 19:28

Chemioterapia in corso di linfoma equino

imagesIn letteratura, le informazioni prognostiche relative al linfoma equino sono scadenti e il trattamento è spesso palliativo.

Questo case series retrospettivo ha lo scopo di fornire informazioni riguardo l’outcome a lungo termine di 15 cavalli con linfoma sottoposti a chemioterapia.

La remissione completa è stata raggiunta in 5 cavalli (33,3%), una risposta parziale è stata ottenuta in 9 soggetti (60%), infine, in un soggetto la malattia si è stabilizzata. Il tasso di risposta generale è stato del 93,3% (14/15). Il tempo mediano di sopravvivenza complessivo era di 8 mesi (range, 1-46 mesi). Nove cavalli hanno presentato un totale di 14 effetti avversi attribuibili alla chemioterapia. Gli effetti avversi sono stati classificati secondo i criteri stabiliti dal Veterinary Cooperative Oncology Group (alopecia di grado 1, n = 2; neutropenia di grado 1, n = 2; linfopenia di grado 1, n = 3; letargia di grado 1, n = 1; neurotossicità di grado 2, n = 1; colica di grado 2, n = 1; ipersensibilità di grado 1, n = 1; ipersensibilità di grado 2, n = 2; ipersensibilità di grado 5, n = 1). Gli effetti avversi di grado più elevato sno stati più comunemente osservati a seguito della somministrazione di doxorubicina (n = 4); un cavallo è deceduto 18 ore dopo la somministrazione di questo chemioterapico.

La chemioterapia può essere utilizzata con successo per il trattamento di cavalli con linfoma. Gli effetti avversi si verificano in circa i due terzi dei cavalli trattati, ma sono generalmente di lieve entità.

 

“Retrospective evaluation of clinical outcome after chemotherapy for lymphoma in 15 equids(1991-2017)” Luethy D, et al. J Vet Intern Med. 2019 Mar;33(2):953-960. doi: 10.1111/jvim.15411. Epub 2019 Jan 12.

downloadLo scopo di questo studio retrospettivo era quello di descrivere la posizione e la distribuzione delle fratture craniomaxillofacciali (CMF) in 45 gatti che avevano subito un trauma cranico a seguito del quale avevano riportato una o più fratture CMF diagnosticate tramite esame di tomografia computerizzata (TC).

Ai fini dello studio, lo scheletro CMF è stato suddiviso in 15 regioni anatomiche funzionali e, sulla base delle immagini TC, i siti di frattura sono stati assegnati a una di queste regioni anatomiche.

Le fratture craniche erano evidenti nell'80% dei gatti e le fratture mandibolari nell'86,7% dei gatti. Il numero mediano di regioni anatomiche interessate era 8, ed è stata evidenziata una correlazione moderata o forte tra le fratture di diverse regioni. Nello specifico, nei casi in cui le fratture sono state osservate nel rinofaringe, esse erano bilaterali nel 93,5% dei soggetti, e quando a carico della regione orbitale erano bilaterali nell’89,7% dei soggetti. Il 57,8% dei gatti (26/45) avevano fratture che interessavano una o entrambe le articolazioni temporo-mandibolari, il 64,4% (29/45) avevano subito fratture ai denti e il 15,6% presentavano lesioni significative a carico degli occhi.

È probabile che i gatti che presentano una singola diastasi sinfisaria o una frattura parasinfisaria abbiano ulteriori fratture in altre sedi. È opportuno considerare che le fratture del rinofaringe, della regione orbitale, del naso, della mascella, della sinfisi intermascellare e delle regioni dell’arcata zigomatica possono, talvolta, verificarsi contemporaneamente nello stesso soggetto. Inoltre, il modello di distribuzione delle fratture mandibolari non è prevedibile come quello delle fratture mascellari. L'imaging TC è necessario per ottenere una diagnosi completa della posizione e della distribuzione delle fratture del cranio nei gatti che hanno subito un trauma cranico.

 

“Location and distribution of craniomaxillofacial fractures in 45 cats presented for the treatment of head trauma” Tundo I, et al. J Feline Med Surg. 2019 Apr;21(4):322-328. doi: 10.1177/1098612X18776149. Epub 2018 May 24.

ryan hypercalciuriaandbone teaserLe persone con ipercalciuria idiopatica (II) e urolitiasi da ossalato di calcio (CaOx) presentano spesso un aumentato riassorbimento osseo; il turnover osseo nei cani con le stesse problematiche non è ancora stato indagato.

Lo scopo di questo studio retrospettivo era quello di verificare se le concentrazioni di un marcatore di riassorbimento osseo, il β-crosslaps, fossero significativamente alterate in cani con II e urolitiasi da CaOx rispetto ad un gruppo di controllo.

Le concentrazioni di β-crosslaps sono state misurate, utilizzando un test ELISA, da campioni di siero congelati prelevati da 20 cani con II e urolitiasi da CaOx e da 20 cani di controllo matchati per razza, sesso ed età (in totale 18 Miniature Schnauzer, 14 Bichon Frise e 8 Shih Tzu).

I cani con II e urolitiasi da CaOx avevano concentrazioni di β-crosslaps inferiori rispetto ai controlli (P = 0,0043) e il β-crosslaps ha mostrato una moderata correlazione negativa con il rapporto calcio urinario/creatinina urinaria (r = -0,44; P = 0,0042). I Miniature Schnauzer presentavano concentrazioni di β-crosslaps inferiori rispetto alle altre due razze (P = 0,0035). L'ELISA aveva una precisione intra-assay accettabile, ma le concentrazioni diminuivano progressivamente quando i campioni venivano ripetutamente valutati nel tempo.

In conclusione, nei Miniature Schnauzer, nei Bichon Frise e negli Shih Tzu con II e urolitiasi da CaOx è stata dimostrata una riduzione del riassorbimento osseo rispetto ai controlli. Questi risultati suggerirebbero che altre cause di II diverse dal riassorbimento osseo (ad esempio un aumentato assorbimento intestinale di calcio) sarebbero alla base del rischio di urolitiasi da CaOx. Gli autori sottolineano la necessità di confermare tali dati su una popolazione più ampia e utilizzando altri marker del turnover osseo. La stabilità del β-crosslaps sierico del cane dopo il congelamento-scongelamento e la conservazione a varie temperature richiede ulteriori indagini.

 

“Bone resorption in dogs with calcium oxalate urolithiasis and idiopathic hypercalciuria” Luskin AC, et al. Res Vet Sci. 2019 Jan 4;123:129-134. doi: 10.1016/j.rvsc.2019.01.001. [Epub ahead of print]

Lunedì, 08 Aprile 2019 19:12

Teofillina transdermica nei gatti

Transdermal CatL’obiettivo primario di questo studio era quello di stabilire se la somministrazione cronica una volta al giorno di teofillina transdermica fosse efficace nel determinare concentrazioni sieriche terapeutiche e, secondariamente, quello di confrontare tra loro due diverse formulazioni di teofillina transdermica.

Sette gatti sani, di età compresa tra 1 e 10 anni, sono stati valutati in un disegno crossover bidirezionale, randomizzato, in doppio cieco. Questi soggetti hanno ricevuto teofillina transdermica alla dose di 15 mg/kg per 21 giorni nella formulazione di organogel di lecitina pluronica (PLO, Pluronic Lecithin Organogel) o nella formulazione Lipoderm. Il giorno 22, campioni di sangue sono stati prelevati 2, 6, 14 e 24 ore dopo la somministrazione. Dopo un periodo di washout di 14 giorni, è stato prelevato un campione di sangue al fine di verificare che le concentrazioni sieriche di teofillina non fossero più rilevabili. A quel punto è stato somministrato il secondo tipo di formulazione per un periodo di altri 21 giorni e il campionamento è stato ripetuto come già descritto. Le concentrazioni sieriche di teofillina sono state determinate utilizzando un test immunologico automatizzato.

Le concentrazioni sieriche di teofillina hanno raggiunto un livello terapeutico in due su sette gatti per entrambi i tipi di formulazione. Delle 56 misurazioni effettuate, solo sette (13%) erano all'interno dell'intervallo terapeutico. Nessuna differenza significativa è stata riscontrata nelle concentrazioni di farmaco ottenute con le due formulazioni transdermiche in nessuna delle tempistiche in cui sono stati effettuati i campionamenti.

Gli autori concludono che la somministrazione transdermica di teofillina una volta al giorno non consente di raggiungere le concentrazioni terapeutiche in modo affidabile. Nessuna differenza significativa è stata notata tra la formulazione PLO e la formulazione Lipoderm. Per queste motivazioni, le formulazioni transdermiche di teofillina non possono essere considerate una terapia di prima linea nei gatti asmatici.

 

“Serum theophylline after multiple dosing with transdermal gels in cats” Barnoski J, et al. J Feline Med Surg. 2019 Apr;21(4):329-334. doi: 10.1177/1098612X18776853. Epub 2018 May 29.

Dollarphotoclub 56745107Questo studio ha indagato la percentuale di reazioni vaccinali osservate in una popolazione di cani con precedente diagnosi di anemia emolitica immunomediata (IMHA, immunemediated hemolytic anemia) primaria successivamente sottoposti a profilassi vaccinale. Un obiettivo secondario era quello di indagare il tempo intercorso tra la precedente vaccinazione e la diagnosi di IMHA.

Ai proprietari e ai veterinari referenti di 44 cani con IMHA primaria è stato chiesto quando fosse stata effettuata l’ultima vaccinazione prima della diagnosi, se il soggetto fosse stato vaccinato dopo l’episodio di IMHA e, eventualmente, a che distanza di tempo.

Dei 44 soggetti, 22 erano stati vaccinati dopo l’episodio di IMHA. Il tempo mediano trascorso tra la vaccinazione e la diagnosi di IMHA era di 280 giorni. Nessun cane era stato vaccinato entro 30 giorni dalla diagnosi. Sospette reazioni avverse al vaccino sono state osservate in un soggetto cui era stato somministrato il vaccino contro la rabbia e il cimurro che ha presentato vomito ed orticaria, e in un cane cui era stato somministrato il vaccino contro la rabbia che ha sviluppato una recidiva dell’anemia.

La percentuale di reazioni avverse vaccinali in questo studio è risultata essere maggiore rispetto a quanto riportato in precedenza, ma va considerato che il periodo di tempo preso in esame era più lungo rispetto a studi precedenti. Nella popolazione di questo studio, la relazione tra la precedente vaccinazione e lo sviluppo di IMHA, e tra la vaccinazione e lo sviluppo di reazione vaccinale rimane incerta, potendosi trattare di pure coincidenze o di una maggiore suscettibilità dei soggetti in questione.

 

“Vaccination and Associated Adverse Events in Dogs Previously Treated for Primary Immune-Mediated Hemolytic Anemia” Moon A and Veir J. J Am Anim Hosp Assoc. 2019 Jan/Feb;55(1):29-34. doi: 10.5326/JAAHA-MS-6868. Epub 2018 Nov 14.

horse eating hay 270x180I funghi contribuiscono alla risposta infiammatoria innescata nei polmoni nei cavalli affetti da ostruzione ricorrente delle vie aeree e nelle persone con specifiche forme di asma. Il ruolo che i funghi svolgono nella malattia infiammatoria delle vie aeree (IAD, inflammatory airway disease) non è stato indagato.

L’obiettivo di questo studio prospettico osservazionale era quello di valutare la prevalenza dei funghi in campioni prelevati dalle vie respiratorie di cavalli con IAD, descrivere i segni clinici associati alla loro presenza e indagare i fattori di rischio associati alla IAD e alla presenza di funghi nelle vie aeree.

Dei 731 cavalli riferiti per la presenza di segni clinici di malattie respiratorie o per prestazioni scadenti sono stati raccolti i dati relativi ai segni clinici, alle condizioni ambientali e gli esiti del lavaggio tracheale (citologia, coltura fungina e coltura batterica) e del lavaggio broncoalveolare (citologia).

Una positività alla coltura fungina è stata riscontrata nel 55% (402/731) dei cavalli. I cavalli con elementi fungini osservati all’esame citologico del lavaggio tracheale avevano una probabilità 2 volte maggiore di avere IAD rispetto ai cavalli in cui la loro presenza non era rilevata. Inoltre, il rischio di IAD e la probabilità di isolare dei funghi nel lavaggio tracheale erano maggiori nei cavalli con lettiera di paglia o nutriti con fieno secco.

I risultati di questo studio consentono di concludere che i cavalli che inalano particelle fungine aerosolizzate hanno un rischio significativamente più elevato di sviluppare la IAD.

 

“Fungi in respiratory samples of horses with inflammatory airway disease” Dauvillier J, et al. J Vet Intern Med. 2019 Mar;33(2):968-975. doi: 10.1111/jvim.15397. Epub 2018 Dec 21.

143086 770x405I farmaci antinfiammatori non steroidei sono somministrati nei cavalli per il trattamento di diverse malattie sistemiche. Gli inibitori selettivi della cicloossigenasi-2 sono preferiti a causa del minor rischio di effetti avversi. Nei cavalli diverse formulazioni di meloxicam sono già state testate, ma una nuova formulazione granulare ad uso orale, recentemente commercializzata, non è ancora stata indagata.

L’obiettivo di questo lavoro era quello di studiare la farmacocinetica di una nuova formulazione granulare di meloxicam in cavalli in condizioni di digiuno e non, e confrontare le caratteristiche farmacocinetiche con la formulazione in compresse e con la sospensione orale,

A questo scopo sono stati impiegati 7 cavalli adulti sani cui sono stati somministrati 0,6 mg/kg di meloxicam a digiuno o a stomaco pieno. Nelle 72 ore successive sono stati prelevati campioni di sangue per l'analisi farmacocinetica e per monitorare i parametri ematochimici.

In nessuno dei soggetti sono stati rilevati effetti avversi. Il legame con le proteine plasmatiche era del 97%. La biodisponibilità era elevata per tutte le formulazioni orali, variando dal 70% al 110% (maggiore quando somministrate a digiuno). A causa di un assorbimento più lento, il meloxicam in formulazione granulare aveva un'emivita più lunga (24 ore nei soggetti a digiuno e 34 ore quando somministrato a stomaco pieno) e un tempo medio di permanenza maggiore (31 ore nei soggetti a digiuno e 47 ore quando somministrato a stomaco pieno), rispetto sia alla sospensione orale che alle compresse (rispettivamente da 10 a 13 nel caso dell’emivita e da 13 a 15 ore nel caso del tempo medio di permanenza). Inoltre, il tempo durante il quale le concentrazioni plasmatiche rimanevano all’interno del range terapeutico era maggiore per la formulazione granulare rispetto alle altre 2 formulazioni.

La formulazione granulare di meloxicam ha caratteristiche farmacocinetiche diverse rispetto ad altre formulazioni orali; queste differenze potrebbero essere sfruttate per regimi posologici specifici allo scopo di raggiungere un effetto clinico desiderato o per ridurre il rischio di effetti avversi.

 

“Pharmacokinetics of meloxicam after oral administration of a granule formulation to healthy horses” Mendoza FJ, et al. J Vet Intern Med. 2019 Mar;33(2):961-967. doi: 10.1111/jvim.15433. Epub 2019 Feb 15.

imagesLa terapia trombolitica è un trattamento di scelta per le persone che hanno subito eventi ischemici acuti; diversamente non è comunemente somministrata ai gatti con tromboembolismo aortico (TEA).

Questo studio retrospettivo riporta i dati clinici e l’outcome di gatti con TEA acuto trattati con l'attivatore del plasminogeno tissutale (TPA, tissue plasminogen activator) confrontandoli con quelli di un gruppo di riferimento trattato con le terapie standard.

Ai fini dello studio 16 gatti con TEA (con coinvolgimento di uno o entrambi gli arti) trattati con TPA sono stati confrontati con un gruppo di 38 gatti con TEA (con coinvolgimento di uno o entrambi gli arti) trattato con le terapie standard, attribuendo un punteggio in base alla funzione motoria degli arti e alla qualità del polso.

Al momento del ricovero, il punteggio relativo alla funzione motoria e alla qualità del polso e la percentuale di soggetti con insufficienza cardiaca congestizia erano simili tra i 2 gruppi. Il tempo intercorso tra l’instaurarsi del TEA e il momento della visita era minore nel gruppo trattato con TPA (mediana 3 h; range 0-6 h) rispetto al gruppo trattato con terapia standard (mediana 6 h; range 0-48 h; P = 0,0004). La dose più comunemente somministrata di TPA era pari a 1 mg/kg in 1 ora. Le altre terapie aggiuntive erano simili tra i 2 gruppi e includevano analgesici, farmaci tromboprofilattici e furosemide. Le complicanze verificatesi nei gatti trattati con TPA includevano il danno da riperfusione (5/10) e il danno renale acuto (3/10). La percentuale di soggetti dimessi era del 44% nel gruppo trattato con TPA e del 29% nel gruppo sottoposto a terapie standard (P = 0,351). Non sono state osservate differenze significative tra i gatti trattati con TPA e quelli trattati con terapia standard nemmeno per quanto riguarda il tasso di sopravvivenza a breve termine (rispettivamente del 56,2% e del 39,5%; P = 0,369), il miglioramento clinico (rispettivamente del 56,2% e del 31%; P = 0,122), la percentuale di soggetti che sviluppavano il danno da riperfusione (50% in entrambi i gruppi; P = 1) o il danno renale acuto (rispettivamente 30% contro 27%; P = 1.00).

Sulla base dei risultati di questo studio, il tasso di sopravvivenza e le percentuali con cui si sono verificati i possibili eventi avversi non sono stati differenti tra soggetti trattati con TPA e soggetti trattati con terapie standard.

 

“Thrombolysis with tissue plasminogen activator (TPA) in feline acute aortic thromboembolism: a retrospective study of 16 cases” Guillaumin J, et al. J Feline Med Surg. 2019 Apr;21(4):340-346. doi: 10.1177/1098612X18778157. Epub 2018 May 29.

1 s2.0 S0034528818300444 gr1Questo studio si era posto l’obiettivo di valutare l’efficacia della risposta immunitaria conseguente alla vaccinazione in funzione del sito anatomico nel quale il vaccino era inoculato.

Nell'esperimento A, ai ratti veniva somministrato un vaccino per via sottocutanea per due volte a distanza di 2 settimane in quattro siti diversi: “houhai acupoint” (parte centrale della depressione compresa tra l’ano e la base ventrale della coda, lungo la linea mediana), zona sottomandibolare, fossa poplitea o schiena. I livelli sierici di anticorpi specifici sono stati determinati 2, 4 e 6 settimane dopo la seconda immunizzazione. Gli splenociti sono stati separati per la rilevazione della proliferazione dei linfociti e dell'espressione dell'mRNA di citochine.

Nell'esperimento B, 10 cuccioli femmine di Rottweiler di 34 ± 2 giorni d’età sono stati inizialmente vaccinati per via sottocutanea con il vaccino bivalente Nobivac® Puppy DP contenente il virus del cimurro (CDV, Canine Distemper Virus) e il parvovirus (CPV, Canine Parvovirus) vivo attenuato e, successivamente, con il vaccino quadrivalente Nobivac ® DHPPI contenente il CDV, il CPV, l’adenovirus di tipo 2 (CAV-2, Canine Adenovirus-type 2), e il virus parainfluenzale (CPIV, Canine Parainfluenza virus) in tre siti diversi: “houhai acupoint” (4 cani), spalla (3 cani) o nuca (3 cani). Campioni di sangue sono stati prelevati a 0, 2, 4 e 6 settimane dalla vaccinazione per la determinazione delle risposte anticorpali specifiche mediante ELISA.

I risultati hanno dimostrato che, sia nel ratto che nel cane, la risposta anticorpale è più efficace quando il vaccino viene inoculato nell’area compresa tra l’ano e la base della coda. Gli autori raccomandano la scelta di questo sito di iniezione al fine di migliorare la qualità della risposta immunitaria nei cani.

 

“Vaccination at different anatomic sites induces different levels of the immune responses” Jin H, et al. Res Vet Sci. 2019 Feb;122:50-55. doi: 10.1016/j.rvsc.2018.11.005. Epub 2018 Nov 13.

Martedì, 02 Aprile 2019 16:12

Fenobarbitale transdermico nei gatti sani

transdermals 680x1024Lo scopo di questo studio era quello di determinare la sicurezza della somministrazione transdermica del fenobarbitale e verificare il raggiungimento di concentrazioni sieriche idonee nei gatti sani. Gli autori ipotizzano che la somministrazione transdermica consenta il raggiungimento di concentrazioni sieriche terapeutiche (15-45 μg/mL) con solo minimi effetti collaterali a breve termine.

Lo studio ha coinvolto gatti ritenuti sani sulla base dell’esame fisico, dell’esame neurologico e di un profilo emato-chimico nella norma. Il fenobarbitale transdermico in gel PLO (Pluronic Lecithin Organo-gel) è stato somministrato alla dose di 3,0-3,1 mg/kg per pinna auricolare (per un totale di 6,0-6,2 mg/kg) ogni 12 ore per 14 giorni. Le concentrazioni sieriche di fenobarbitale sono state misurate 3-6 ore dopo la somministrazione del gel per sette volte nei 15 giorni.

La concentrazione media e quella mediana di fenobarbitale al completamento dello studio erano rispettivamente di 5,57 e 4,08 μg/mL. La concentrazione sierica media nel momento del raggiungumento del picco era di 5,94 μg/ml e il tempo medio impiegato per il raggiungimento del picco era di 13,3 giorni. Durante il periodo di studio sono stati osservati effetti collaterali di lieve entità. La potenza è stata valutata su 3 campioni di gel transdermico somministrati durate la sperimentazione e le potenze variavano dal 62,98% all'82,02%.

L'applicazione transdermica del fenobarbitale nei gatti sani raggiunge una concentrazione sierica rilevabile ma subterapeutica, e sembrerebbe essere sicura nel breve termine. Gli autori raccomandano ai veterinari il ricorso al monitoraggio della fenobarbitalemia quando viene utilizzata la formulazione in gel PLO al fine di verificare il raggiungimento di concentrazioni sieriche terapeutiche.

 

“Evaluation of Transdermal Administration of Phenobarbital in Healthy Cats” Krull DP, et al. J Am Anim Hosp Assoc. 2019 Jan/Feb;55(1):1-7. doi: 10.5326/JAAHA-MS-6670. Epub 2018 Nov 14.

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