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Gaia Carotenuto

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Domenica, 18 Novembre 2018 22:50

Lavaggio broncoalveolare nei gatti sani

fig 4 instillsaline 3685 articleUno studio prospettico randomizzato ha voluto confrontare il lavaggio broncoalveolare (BAL, bronchoalveolar lavage) effettuato mediante l'uso di una tecnica broncoscopica (B-BAL, bronchoscopic BAL) e di una tecnica non broncoscopica (NB-BAL, nonbronchoscopic BAL) in 12 gatti sani.

In ciascun gatto sono state eseguite entrambe le tecniche di BAL in ordine randomizzato, a distanza di 2 settimane l’una dall’altra. Il BAL è stato eseguito in anestesia mediante l’utilizzo di un broncoscopio a fibre ottiche di 2,9 mm (B-BAL) o di un catetere di gomma rosso 8F (NB-BAL). Nei campi polmonari caudali di destra e di sinistra, sono state infuse due aliquote di soluzione salina (0,9% NaCl) da 5mL, successivamente aspirate manualmente con l’utilizzo di una siringa da 20 mL. Sono state registrate le quantità di fluido recuperate, la profondità di inserimento e le complicazioni anestesiologiche. Per ogni campione sono stati effettuati il conto totale delle cellule nucleate, quello differenziale, e sono stati assegnati dei punteggi semiquantitativi alla qualità del vetrino citologico.

La proporzione di fluido recuperata e la profondità di inserimento erano significativamente maggiori per il B-BAL rispetto al NB-BAL. La conta differenziale e la qualità citologica dei vetrini allestiti non differivano significativamente tra le 2 tecniche. Le complicazioni includevano la desaturazione transitoria dell'emoglobina (100%) e un prolungamento della durata del risveglio dall'anestesia (17%), senza una differenza significativa tra le 2 tecniche.

I risultati dimostrano che il NB-BAL non era inferiore al B-BAL per quanto riguarda la facilità di esecuzione, le variabili anestesiologiche e la qualità dei vetrini citologici in gatti senza patologie evidenti del tratto respiratorio.

 

“Comparison of bronchoscopic and nonbronchoscopic bronchoalveolar lavage in healthy cats” Hooi KS et al. Am J Vet Res. 2018 Nov;79(11):1209-1216. doi: 10.2460/ajvr.79.11.1209.

Venerdì, 16 Novembre 2018 10:10

Microbiota ruminale nelle vacche in lattazione

cbd9143c7ed50edaUno studio si è posto l’obiettivo di valutare le differenze nella composizione del microbiota ruminale tra vacche da latte ad alta produzione e vacche da latte a bassa produzione sottoposte alle medesime condizioni dietetiche.

Sono state incluse nello studio 16 vacche in lattazione, suddivise in due gruppi in base alla resa: gruppo ad alta produzione (HY, high-yield) e gruppo a bassa produzione (LY, low-yield). Il ventunesimo giorno sono stati prelevati campioni del contenuto ruminale per analizzarne la composizione del microbiota. Durante il periodo di studio sono state misurate giornalmente l’assunzione di sostanza secca e la produzione di latte; diversamente, la composizione del latte è stata valutata 3 volte a settimana.

Il latte del gruppo LY tendeva ad avere più grasso (p= 0,08), proteina (p= 0,01) e contenuto di solidi totali (p= 0,04) rispetto a quello del gruppo HY; d’altro canto il gruppo HY aveva un maggiore contenuto di propionato ruminale (p= 0,08) e concentrazioni maggiori di acidi grassi volatili (p= 0,02). L'analisi del microbiota intestinale ha messo in evidenza differenze significative nella composizione della popolazione batterica ruminale tra il gruppo HY e il gruppo LY. L'abbondanza di Ruminococcus 2, Lachnospiraceae e Eubacterium coprostanoligenes era significativamente più alta nel gruppo HY rispetto al gruppo LY. Bacteroides, Ruminococcus 2 e Candidatus-Saccharimonas erano inoltre positivamente correlati con il contenuto ruminale di propionato  (r> 0,4, p<0,05). 

I risultati di questo studio migliorano la comprensione della sintesi batterica all'interno del rumine e rivelano un importante meccanismo alla base delle differenze nella produttività delle vacche da latte.

 

“Illumina sequencing analysis of the ruminal microbiota in high-yield and low-yield lactating dairy cows” Tong J et al. PLoS One. 2018 Nov 13;13(11):e0198225. doi: 10.1371/journal.pone.0198225. eCollection 2018.

dog seizureIl levetiracetam a rilascio prolungato (LEV-XR, extended-release levetiracetam) è stato approvato come farmaco antiepilettico nel cane. Nessuno studio, però, ne aveva ancora valutato le caratteristiche farmacocinetiche nei cani con epilessia.

In questo studio è stata valutata la farmacocinetica di LEV-XR nei cani epilettici, sia quando somministrato come monoterapia, sia in terapia combinata con fenobarbitale o zonisamide.

Sono stati inclusi 18 cani in terapia con LEV-XR (gruppo L, n = 6), LEV-XR e fenobarbitale (gruppo LF, n = 6) o LEV-XR e zonisamide (gruppo LZ, n = 6). I campioni ematici sono stati ottenuti rispettivamente a 0, 2, 4, 8 e 12 ore dalla somministrazione della LEV-XR con l’alimento.

All’interno del gruppo LF è stata osservata la maggiore variabilita interindividuale. Il gruppo LF presentava una concentrazione massima (CMAX) inferiore (13,38 μg/mL) rispetto al gruppo L (33,01 μg/mL) e al gruppo LZ (34,13 μg/mL), un’area sotto la curva (AUC, area under the curve) inferiore (134,86 rispetto a 352,95 e 452,76 ore · μg/mL), e una clearance maggiore (0,17 contro 0,08 e 0,07 L/kg/ora). L'emivita (~ 5 ore) era simile ai valori precedentemente riportati nei cani sani.

Esistono considerevoli variazioni nella farmacocinetica della LEV-XR nei cani epilettici in terapia col classico regime posologico, specialmente quando somministrata in combinazione al fenobarbitale. Gli altri fattori valutati, inclusa la co-somministrazione di zonisamide, non hanno contribuito a determinare la variabilita farmacocinetica. Il monitoraggio farmacologico può risultare utile per determinare quale sia la dose più appropriata di LEV-XR nel singolo individuo.

 

“Population pharmacokinetics of extended-release levetiracetam in epileptic dogs when administered alone, with phenobarbital or zonisamide” Muñana KR et al. J Vet Intern Med. 2018 Sep;32(5):1677-1683. doi: 10.1111/jvim.15298. Epub 2018 Sep 20.

Venerdì, 16 Novembre 2018 09:03

Glicosuria basale nel gatto

train cat use a toiletUno studio si è posto l’obiettivo di dimostrare la presenza ubiquitaria di glucosio nelle urine di gatti euglicemici mediante una metodica di misurazione del glucosio altamente sensibile.

Attingendo al database elettronico sono stati identificati 325 campioni di urine di gatto in cui era stato quantificato il glucosio urinario. Dopo l'esclusione di pazienti con malattia renale (n = 60), ipertiroidismo (n = 15), diabete mellito (n = 11), patologie multiple (n = 9), gatti in terapia con corticosteroidi (n = 3), casi in cui la misurazione era stata ripetuta in modo seriale nello stesso soggetto (n = 87) e in presenza di valori anomali (n = 8), la popolazione finale dello studio era composta da 132 gatti.

La concentrazione di creatinina urinaria non era disponibile in 5/132 gatti. Tutti i gatti tranne uno (131/132) presentavano concentrazioni di glucosio superiori al limite di rilevazione della metodica (0,11 mmol/L, Gluco-quant Enzyme Kit/Roche Diagnostics), mentre non è stato osservato alcun risultato positivo al dipstick (Combur 9-Test, Roche Diagnostics). La mediana (range) della concentrazione di glucosio urinario e il rapporto glucosio-creatinina urinari (UGCR, urinary glucose-to-creatinine ratio) erano rispettivamente di 0,389 (<0,11-1,665) mmol/L e 0,0258 (0,007-0,517). Il UGCR non era influenzato da età, sesso, razza o leucocituria, mentre nei gatti con ematuria i valori di UGCR erano leggermente più alti.

I dati mostrano che la cosiddetta "glicosuria basale" è presente nella maggior parte dei gatti e non è da considerarsi diagnostica per diabete mellito o glicosuria renale. Gli autori concludono asserendo che questi risultati devono essere tenuti in considerazione quando si utilizzano metodi bioanalitici con un limite di quantificazione molto basso.

 

"Basal glucosuria in cats" Zeugswetter FK et al. J Anim Physiol Anim Nutr (Berl). 2018 Oct 29. doi: 10.1111/jpn.13018. [Epub ahead of print]

32La diagnosi di ipertiroidismo viene spesso effettuata negli stadi iniziali della patologia, quando i segni clinici e i riscontri all'esame fisico tipici della malattia potrebbero non essere ancora presenti.

Uno studio prospettico ha preso in esame un gruppo di 55 gatti ipertiroidei non in terapia, un gruppo di 45 gatti sani e un gruppo di 327 gatti con patologie non tiroidee (NTI, non-thyroidal illness) e li ha sottoposti alle seguenti valutazioni: lo score relativo alla palpazione tiroidea (TPS, thyroid palpation score), la tiroxina totale (T4), il peso corporeo, il body condition score e uno score clinico che giudica la gravità della malattia e la qualità della vita.

La tiroide è risultata palpabile in quasi l'80% dei gatti ipertiroidei e in oltre il 20% dei gatti sani e dei gatti con NTI. La mediana del TPS nei gatti ipertiroidei era 2, significativamente maggiore rispetto allo score degli altri 2 gruppi. TPS e T4 sono risultati correlati significativamente prendendo in considerazione la popolazione complessiva, mentre il dato ha perso di significatività quando è stato valutato nei 3 sottogruppi singolarmente. Il riscontro di una ghiandola tiroidea più voluminosa alla palpazione (TPS >3) non è risultato correlato a livelli di T4 più elevati. I gatti ipertiroidei con score clinico inferiore avevano livelli di T4 significativamente più alti rispetto ai gatti ipertiroidei con score clinico maggiore. I gatti ipertiroidei erano più anziani, più magri e con un BCS inferiore rispetto agli altri gatti.

Gli autori concludono dicendo che la tiroide era comunemente palpabile nei gatti ipertiroidei, ma le dimensioni erano inferiori a quanto riportato in studi precedenti.

 

“Relationship between total thyroxine, thyroid palpation and a clinical index in hyperthyroid and healthy cats and cats with other diseases” Wehner A et al. J Feline Med Surg. 2018 Oct 17:1098612X18799462. doi: 10.1177/1098612X18799462. [Epub ahead of print]

cistiLe ovaie di 21 cagne presentate per ginecopatie sono state rimosse chirurgicamente e sottoposte a esame istologico.

La classificazione istologica standard e la classificazione immunoistochimica di 193 strutture cistiche hanno portato al riconoscimento di 72 cisti epiteliali originatesi dai tubuli corticali dell’epitelio di superficie, 61 cisti follicolari, 38 cisti della rete ovarii, 13 cisti luteiniche e altre 9 cisti non classificabili. Oltre a tenere conto della classificazione istologica, i risultati sono stati interpretati nel contesto della storia medica, dell'esito dell'esame clinico e dei riscontri macroscopici rilevati durante l'ovarioisterectomia.

Le cagne con cisti ovariche (OC, ovarian cysts) e alterazioni riproduttive erano per lo più nullipare, di grossa taglia e con un’età mediana di 9,5 ± 3 anni. Il riscontro di intervalli inter-estrali prolungati o ridotti rispetto agli estri precedenti sembra rappresentare un fattore di rischio relativamente basso per lo sviluppo di OC. Gli autori aggiungono che sono in grado di fornire un quadro istologico di cisti luteiniche raramente osservate, caratterizzato dalla presenza di un’oocita degenerato nella cavità centrale.

 

“Histological classification of canine ovarian cyst types with reference to the medical history” Knauf Y et al. J Vet Sci. 2018 Oct 8. [Epub ahead of print]

Mercoledì, 14 Novembre 2018 00:45

Testudo hermanni: emogas e chimica clinica

Testudo hermanniL’obiettivo principale dello studio consiste nel valutare l’agreement tra analizzatori point-of-care (POC) e da laboratorio nella misurazione di parametri biochimici ed emogasanalitici da campioni di sangue venoso di Testudo hermanni. Gli autori vogliono inoltre definire degli intervalli di riferimento preliminari per i valori emogasanalitici nelle tartarughe.

Il sangue è stato prelevato dalla vena giugulare di 47 Testudo hermanni ed ogni campione è stato analizzato sia con l’emogasanalizzatore portatile (i-STAT 1, Abaxis) sia con l’analizzatore chimico portatile (VetScan VS2, Abaxin) e con le rispettive metodiche di riferimento. Dodici campioni sono stati inoltre utilizzati per effettuare l’elettroforesi su gel di agarosio e determinare le concentrazioni di albumina.

Gli analizzatori POC hanno mostrato un agreement variabile con la loro metodica di riferimento, presentando bias costanti o proporzionali a seconda dell’analita misurato. Analiti importanti nei rettili, come ad esempio il calcio ionizzato e totale, hanno dimostrato avere un agreement accettabile. Il metodo utilizzato per determinare la concentrazione dell’albumina, lo stesso impiegato sia con gli analizzatori POC che con quelli di laboratorio, sovrastima in modo significativo la concentrazione albuminica se comparato con l’elettroforesi proteica.

L’utilizzo di analizzatori POC è estremamente vantaggioso nelle strutture di assistenza primaria per piccoli animali, ma l’agreement tra analizzatori POC e quelli da laboratorio varia a seconda dell’analita. Nel caso di alcuni analiti sarebbe necessario utilizzare specifici intervalli di riferimento per gli analizzatori POC. I veterinari devono essere consapevoli della grandezza e della direzione del bias di ogni analita.

 

"Evaluation of point-of-care analysers for blood gas and clinical chemistry in Hermann's tortoises (Testudo hermanni)" Di Girolamo N et al. J Small Anim Pract. 2018 Nov;59(11):704-713. doi: 10.1111/jsap.12908. Epub 2018 Aug 1.

Domenica, 11 Novembre 2018 20:26

Sinoviti settiche nel cavallo

sinoviteLa colonizzazione batterica delle strutture sinoviali può causare infezioni difficili da trattare. I pilastri della terapia sono rappresentati dalla somministrazione di antimicrobici, per via sistemica e locale, e da ripetuti lavaggi intrarticolari. Nonostante i trattamenti aggressivi, l’infezione può persistere causando un danno tissutale significativo o la morte del paziente.

Uno studio retrospettivo ha voluto indagare in che misura l’esecuzione di un esame colturale e la resistenza agli antibiotici influenzassero la sopravvivenza alla dimissione.

Sono stati inclusi 206 casi con diagnosi definitiva di sinovite settica e nei quali fosse stata eseguita la coltura batterica del liquido sinoviale.

Nel 48% dei casi l’esame colturale aveva dato esito negativo, mentre il 52% delle colture era risultato positivo. Il 66% delle infezioni era sostenuta da batteri gram-positivi, il 28% da batteri aerobi gram-negativi, il 4% da organismi anaerobi e il 2% da funghi. La sopravvivenza complessiva al momento della dimissione era dell'86%. I cavalli con coltura batterica negativa avevano maggiori probabilità di sopravvivenza (p <0,02). Il ricorso all’eutanasia era significativamente associato all'identificazione di batteri del genere Staphylococcus spp. coagulasi-positivi (OR 7,66; p <0,0001), Streptococcus spp. β-emolitici (OR 5,18; p <0,0001), Enterococcus spp. (OR 18,38; p = 0,002), Enterobacteriaceae (OR 31,37; p <0,0001), Pseudomonas aeruginosa (OR 9,31; p = 0,0004) o altre specie gram-negative (OR 3,51; p = 0,001). I casi di multiresistenza ai farmaci o di infezioni sostenute da batteri gram-negativi erano associati a tassi di sopravvivenza significativamente diminuiti (OR 119,24; p <0.0001).

Gli autori concludono che la prognosi dei cavalli con sinoviti è scarsa quando le infezioni sono sostenute da batteri gram-negativi, in particolare per quelli che esprimono il fenotipo della multiresistenza agli antibiotici.

 

“Gram-negative multi-drug resistant bacteria influence survival to discharge for horses with septic synovial structures: 206 Cases (2010-2015)” Gilbertie JM et al. Vet Microbiol. 2018 Nov;226:64-73. doi: 10.1016/j.vetmic.2018.10.009. Epub 2018 Oct 13.

Domenica, 11 Novembre 2018 18:05

Pneumotorace nel cane: ruolo dell’ecografia

pneumoUno studio ha valutato l'accuratezza diagnostica dell'ecografia toracica per la diagnosi di pneumotorace lieve nel cane utilizzando la tomografia computerizzata (CT) come gold standard di riferimento.

Sono stati inclusi nello studio 9 beagles adulti sani. Dalla parete toracica di sinistra, un drenaggio toracico è stato inserito nello spazio pleurico; tutti i soggetti sono stati sottoposti ad esame di tomografía computerizzata, ecografia polmonare e radiografia prima che venisse infusa aria ambientale nello spazio pleurico. Queste stesse indagini sono state ripetute nello stesso ordine dopo l’insufflazione, nello spazio pleurico, di 2, 3 e 5 ml/kg di aria ambientale. I rilievi ecografici da valutare erano: presenza di linee A, effetto stratosfera, lung sliding (scorrimento dei 2 foglietti pleurici), lung point (punti della linea pleurica in cui viene interrotto bruscamente il normale movimiento di scorrimento), lung pulse (movimento della pleura determinato dall’attivita sistolica cardiaca) e reverse sliding (segni di scorrimento inverso). Le radiografie sono state valutate per l'assenza o la presenza di pneumotorace.

I riscontri ecografici sono risultati essere più accurati rispetto alla radiologia nell’identificare lo pneumotorace lieve. La sensibilità complessiva del revers sliding è risultata superiore a quella degli altri riscontri ecografici con una specificità del 100% per il rilevamento di pneumotorace lieve.

Gli autori concludono che il reverse sliding è utile quando si utilizza l'ecografia polmonare per la diagnosi di pneumotorace lieve.

 

“Usefulness of transthoracic lung ultrasound for the diagnosis of mild pneumothorax” Hwang TS et al. J Vet Sci. 2018 Sep 30;19(5):660-666. doi: 10.4142/jvs.2018.19.5.660.

Domenica, 11 Novembre 2018 17:01

Empiema spinale epidurale in quattro gatti

empiemaIn questo case series sono stati riesaminati i dati relativi alla presentazione clinica, diagnosi, trattamento e outcome di 4 casi di empiema spinale epidurale felino.

I gatti in questione presentavano una mielopatia a localizzazione toracolombare non deambulante. Due gatti sono stati sottoposti a mielografia e due a risonanza magnetica.

La presenza di batteri è stata dimostrata in tre casi, in 2 gatti da ascessi epidurali e nel terzo gatto da una ferita alla base della coda. L'esame istopatologico del tessuto epidurale del quarto caso mostrava alterazioni compatibili con un processo piogranulomatoso. Tre gatti sono stati trattati mediante decompressione chirurgica e terapia antibiotica, il quarto gatto è stato trattato solo con terapia medica. Tutti i gatti hanno mostrato un miglioramento soddisfacente in seguito al trattamento in un periodo di follow-up di 3 mesi.

L'empiema spinale epidurale è una condizione rara ma in tutti i 4 casi descritti l’esito è stato favorevole.

 

“Clinical presentation, diagnosis, treatment and outcome of spinal epidural empyema in four cats (2010 to 2016)” Guo S et al. J Small Anim Pract. 2018 Nov 2. doi: 10.1111/jsap.12943. [Epub ahead of print]

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