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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Gaia Carotenuto

Gaia Carotenuto

TMFIl trapianto del microbiota fecale (TMF) per il trattamento delle infezioni ricorrenti sostenute da Clostridium difficile è stato effettuato con successo nella specie umana e in un esemplare di bertuccia. Tuttavia, non è noto se il TMF per via orale sia efficace nel trattamento della diarrea associata a C. difficile nel cane.

In questo case report è descritto il caso di un bulldog francese maschio intero di 8 mesi con un’anamnesi di 4 mesi di diarrea intermittente del grosso intestino. La visita clinica non ha identificato cause specifiche che potessero giustificare la diarrea. Le analisi real-time PCR e l'immunocromatografia hanno rivelato la presenza di C. difficile e delle tossine A&B da un campione fecale. Sulla base di questi riscontri, è stato sospettato che la diarrea fosse secondaria ad una colite indotta dal C. difficile. Pertanto, il cane è stato trattato con TMF (ottenuto da un cane beagle sano) per via orale. A distanza di 2-3 giorni dal TMF, la consistenza e la frequenza di defecazione si sono normalizzate, non erano più presenti sangue e muco nelle feci, la PCR e l'immunocromatografia si sono negativizzate. Non sono stati osservati effetti collaterali.

In questo cane, il TMF per via orale è risultato essere un trattamento efficace per la diarrea associata al C. difficile. Questo studio supporta la necessità di indagare l'efficacia del TMF per via orale per il trattamento di malattie gastrointestinali nella specie canina.

 

“Oral faecal microbiota transplantation for the treatment of Clostridium difficile-associateddiarrhoea in a dog: a case report” Sugita K, et al. BMC Vet Res. 2019 Jan 7;15(1):11. doi: 10.1186/s12917-018-1754-z.

CeusL'ecografia con mezzo di contrasto (CEUS, contrast-enhanced ultrasonography) è sempre più utilizzata in ambito veterinario, tuttavia sono pochi gli studi che descrivono l'impiego di questa tecnica per la caratterizzazione delle masse intratoraciche.

Lo scopo di questo studio prospettico osservazionale è stato quello di descrivere i pattern di enhancement della CEUS in corso di masse intratoraciche in cani e gatti.

Sessanta pazienti (36 cani e 24 gatti) sono stati sottoposti a CEUS per indagare masse polmonari (41/60; 68%) e masse mediastiniche (19/60; 32%). La diagnosi finale era ottenuta sulla base dell’esame citologico e/o istologico. Il tempo di enhancement (TdE) assoluto è stato registrato per le masse intratoraciche e la milza; quest’ultima è stata utilizzata come parenchima di riferimento per calcolare il TdE relativo (rTdE).

I TdE assoluti per la milza e per le masse intratoraciche differivano significativamente per i cani e i gatti (P = 0,001). I rTdE differivano significativamente tra le lesioni di origine neoplastica è quelle di origine non neoplastica (P = 0,004). La maggior parte delle masse polmonari neoplastiche erano vascolarizzate da arterie bronchiali (63%), mentre la maggior parte delle masse polmonari non neoplastiche erano vascolarizzate da arterie polmonari (78%). La sensibilità e la specificità del rTdE per l’identificazione di masse polmonari neoplastiche erano rispettivamente del 63% e del 78%. I pattern di enhancement per i timomi mediastinici e i linfomi mediastinici differivano significativamente (P = 0,002). I timomi erano caratterizzati da un enhancement eterogeneo con un pattern centripeto (86%), mentre i linfomi presentavano un enhancement uniforme con un pattern centrifugo (75%).

I risultati di questo studio supportano l’impiego della CEUS come metodica atta a caratterizzare le masse intratoraciche in cani e gatti; tuttavia, la sensibilità diagnostica nell’identificazione di masse polmonari neoplastiche era bassa.

 

“Contrast-enhanced ultrasonography characteristics of intrathoracic mass lesions in 36 dogs and 24 cats” Rick T, et al. Vet Radiol Ultrasound. 2019 Jan;60(1):56-64. doi: 10.1111/vru.12698. Epub 2018 Nov 26.

Immagine senza nomeGli obiettivi di questo studio prospettico di coorte erano quello di descrivere una tecnica di castrazione nei cavalli in stazione, quello di riportare le complicanze associate a tale procedura e quello di identificare i potenziali fattori di rischio.

I dati sono stati raccolti su 300 equidi (269 cavalli, 23 pony e 8 asini) sottoposti a castrazione mediante lo strumento di castrazione equina di Henderson. In 39 delle 300 procedure (13%) sono state riscontrate difficoltà intraoperatorie. In 69 dei 300 cavalli (23%) sono state riportate complicanze postoperatorie, tra cui gonfiore eccessivo (n=29; 9,67%), infezione del sito chirurgico (ISC; n=27; 9%), grave emorragia (n=3; 1%) e prolasso dell'omento (n=2; 0,64%). Gli asini erano a maggior rischio di emorragia grave (2/8; 25%; P = 0,001). Gli equidi che sono stati castrati in ambiente ospedaliero (83/300; 27,66%), rispetto a quelli castrati in condizioni di campo, hanno sviluppato 3 volte più frequentemente gonfiore eccessivo e ISC. La prolungata profilassi antimicrobica o l'età del soggetto al momento della castrazione non ha avuto alcun effetto sulla prevalenza di gonfiore eccessivo o ISC.

Gli autori concludono che questa nuova tecnica di castrazione è associata ad una prevalenza delle complicanze postoperatorie simile a quella precedentemente riportata per le altre tecniche di castrazione nei cavalli in stazione ma ad una prevalenza più bassa di infezioni del sito chirurgico. Non ne è raccomandato l’impiego negli asini.

 

“Complications associated with closed castration using the Henderson equine castrationinstrument in 300 standing equids” Racine J, et al. Vet Surg. 2019 Jan;48(1):21-28. doi: 10.1111/vsu.12960. Epub 2018 Oct 27.

200px GIST 3Nel cane, i tumori stromali gastrointestinali (GIST, gastrointestinal stromal tumor) sono neoplasie non comuni dell’apparato gastroenterico. In letteratura, sono poche le pubblicazioni riguardanti i farmaci impiegati nella terapia di tali tumori. Nell’uomo è stata descritta una risposta da parte dei GIST ai farmaci inibitori della tirosin-chinasi.

L’obiettivo di questo studio retrospettivo era quello di indagare l’uso del toceranib fosfato in 27 cani con diagnosi istopatologica e immunoistochimica di GIST al fine di indagarne l’attività biologica e, secondariamente, quello di stabilire il possibile valore prognostico di alcune caratteristiche relative al paziente o al tumore stesso.

Dei 7 cani con malattia macroscopica, 5 (71%) hanno avuto un beneficio clinico dall’impiego del toceranib (in 3 casi la risposta è stata completa, in 1 caso è stata parziale e in un altro caso la malattia è rimasta stabile). In 2 di questi pazienti la risposta è perdurata anche dopo la sospensione del toceranib. In questo gruppo di cani con malattia macroscopica, l'intervallo di tempo mediano libero da progressione (ILP) è stato di 110 settimane (range, 36-155 settimane). Diversamente, nei cani con malattia microscopica l’ILP è stato di 67 settimane (range, 9-257 settimane). Le caratteristiche che hanno dimostrato un’associazione negativa con l’ILP sono risultate essere la presenza di metastasi al momento della diagnosi (P = 0,04) e l’elevato indice mitotico (P <0,001).

Nei cani con malattia macroscopica, l'attività biologica di toceranib è evidente. Nei soggetti trattati, la presenza di metastasi alla diagnosi, così come l'alto indice mitotico del tumore, erano associati a un ILP più breve. Ulteriori studi sono necessari allo scopo di definire il rischio post-chirurgico e perfezionare l'uso di toceranib nei cani con GIST macroscopico e microscopico.

 

“Retrospective evaluation of toceranib phosphate (Palladia®) use in the treatment of gastrointestinal stromal tumors of dogs” Berger EP, et al. J Vet Intern Med. 2018 Nov;32(6):2045-2053. doi: 10.1111/jvim.15335. Epub 2018 Oct 11.

imagesLa pancreatite nei gatti può avere diversi decorsi clinici. I soggetti possono essere asintomatici o presentare sintomi lievi o aspecifici fino a manifestare una grave malattia clinica con disfunzioni multiorgano alle volte letali. Prevedere la prognosi sulla base dei riscontri clinici, della diagnostica di laboratorio e di quella per immagini è difficile. L'immunoreattività della lipasi pancreatica felina (fPLI) e l'ecografia sono spesso utilizzate per stabilire una diagnosi nei gatti con segni clinici di pancreatite.

Lo scopo di questo studio retrospettivo era determinare se, nei gatti con pancreatite, alcuni parametri ecografici fossero correlati alla gravità della malattia e all'outcome.

In 42 gatti, con almeno due segni clinici compatibili con pancreatite e valori di fPLI aumentati, sono stati esaminati i seguenti parametri ecografici: spessore, superficie ed ecogenicità del pancreas, ecogenicità del tessuto adiposo peripancreatico e la presenza di ascite. I gatti sono stati classificati come sopravvissuti e non-sopravvissuti in base al fatto di essere vivi a 30 giorni di distanza dalla pancreatite.

I cambiamenti ecografici sono stati trovati in 33/42 gatti (79%). Le anomalie ecografiche più frequenti erano l’iperecogenicità del grasso peripancreatico (55%), l’ipoecogenicità del pancreas (45%) e l’ispessimento del pancreas (36%). Non è stata riscontrata alcuna correlazione tra le anomalie ecografiche e l’outcome. La concentrazione di fPLI si correlava significativamente con la prognosi.

Nei gatti con pancreatite né la presenza né l'intensità dei cambiamenti ecografici sono correlati all’outcome. Invece, il valore di fPLI costituisce un fattore prognostico negativo.

 

“Evaluation of sonographic parameters as prognostic risk factors in cats with pancreatitis - A retrospective study in 42 cats” [Article in German; Abstract available in German from the publisher] Moser K, et al. Tierarztl Prax Ausg K Kleintiere Heimtiere. 2018 Dec;46(6):386-392. doi: 10.1055/s-0038-1677391. Epub 2019 Jan 18.

HTB1apYpbxHI8KJjy1zbq6yxdpXaTLa composizione del microbiota del tratto gastrointestinale e lo stress possono influire sulla salute degli animali. In particolare, alcuni studi hanno dimostrato che le alterazioni del microbiota indotte dallo stress possono influenzare anche la produttività dell'ospite modificando la normale omeostasi, il metabolismo, l'ematopoiesi e e i meccanismi coinvolti nell’infiammazione. In oltre il 90% delle aziende casearie, la decornazione e la castrazione sono procedure eseguite di routine, usando la flunixin meglumina (FLU) come agente analgesico.

Il presente studio aveva l’obiettivo di valutare i possibili effetti dello stress conseguente alle procedure di decornazione e castrazione sul microbiota dei vitelli da latte.

A questo scopo sono stati impiegati 24 vitelli da latte di cui è stata analizzata la composizione del microbiota fecale in due diversi stadi della loro vita (a 10 settimane d’età per la decornazione e a 36 settimane per la castrazione) al fine di identificare potenziali variazioni conseguenti allo stress indotto da tali interventi e al trattamento con FLU. La decornazione è stata eseguita per mezzo di un elettrocauterio applicato sul corno per 10 secondi e la castrazione è stata effettuata chirurgicamente.

L’analisi dei dati ha dimostrato che l'indice di diversità di Shannon era significativamente più alto negli animali che non erano stati sottoposti a decornazione rispetto a quelli che lo erano stati. Anche la castrazione ha rappresentato un evento stressante riducendo significativamente l'indice di diversità di Shannon, specialmente nei vitelli più leggeri. Il peso corporeo e lo stress hanno modificato significativamente i profili tassonomici del microbiota. Nello specifico, è stata osservata una differenza significativa nella composizione della popolazione batterica gastrointestinale tra vitelli pesanti e leggeri al terzo giorno dopo la castrazione, ma non al giorno 0 (prima della castrazione).

I risultati di questo studio dimostrano che lo stress secondario alla decornazione e alla castrazione riducono la diversità del microbiota gastrointestinale, ma solo in vitelli leggeri.

 

“Fecal microbiota changes associated with dehorning and castration stress primarily affects light-weight dairy calves” Mir RA, et al. PLoS One. 2019 Jan 23;14(1):e0210203. doi: 10.1371/journal.pone.0210203. eCollection 2019.

3 5 mm tplo plates 2L’obiettivo di questo studio retrospettivo, condotto su 287 cani (342 ginocchi) di peso superiore ai 45,4 kg, era quello di determinare l'influenza di 3 sistemi di stabilizzazione sull’incidenza di complicazioni (in un periodo di follow up della durata di 6 settimane) dopo intervento di osteotomia di livellamento del piatto tibiale (TPLO, tibial plateau leveling osteotomy).

I 3 sistemi di stabilizzazione utilizzati comprendevano una placca larga da 3,5 mm (8P, 78,4%), una placca larga da 3,5 mm con placca SOP (String of Pearls) (8AP, 14,9%) e una placca standard da 3,5 mm (6P, 6,7%). Dei 342 ginocchi in cui è stato effettuato l’intervento di TPLO, in 214 (62,6%) il sistema di stabilizzazione impiegato è stato classificato come “bloccante” e in 128 (37,4%) come “non bloccante”. L’analisi dei dati ha dimostrato che il sistema di stabilizzazione utilizzato influenzava l’incidenza di complicazioni; in particolare, il sistema 8P (placca larga da 3,5 mm) era quello associato al minor tasso di complicazioni. Inoltre è stato osservato che, ottenendo una stabilizzazione “bloccante”, non era più presente una associazione tra peso e incidenza di complicazioni.

Gli autori concludono che nei cani di grossa taglia sia da preferire il sistema di stabilizzazione con placca larga da 3,5 mm in quanto riduce il tasso di complicazioni rispetto agli altri 2 sistemi.

 

“Influence of fixation systems on complications after tibial plateau leveling osteotomy in dogsgreater than 45.4 kilograms (100 lb)” Chiu KW, et al. Vet Surg. 2019 Jan 6. doi: 10.1111/vsu.13151. [Epub ahead of print]

can dogs eat cat foodIn letteratura sono stati frequentemente descritti sintomi cutanei in cani e gatti con reazione avversa al cibo (AFR, adverse food reaction); al contrario, non sono state dettagliatamente documentate le manifestazioni non cutanee.

L’obiettivo di questo studio di metanalisi era quello di riesaminare la letteratura al fine di individuare i sintomi non cutanei riportati in cani e gatti con AFR.

Nella specie canina i sintomi che sono stati segnalati come associati a AFR erano segni gastrointestinali, onicodistrofia lupoide simmetrica, congiuntivite, starnuti e anafilassi; nella specie felina erano sintomi gastrointestinali e respiratori, congiuntivite e iperattività. Tra questi sintomi, quelli che più frequentemente rispondevano al cambio di dieta erano la diarrea e l’aumentata frequenza di defecazione nel cane; il vomito e la diarrea nel gatto. Infine, è opportuno considerare una possibile AFR nei cani border terrier con discinesia parossistica sensibile al glutine.

Gli autori concludono che il primo approccio a cani e gatti con vomito e diarrea cronici deve sempre prevedere il passaggio ad una dieta di eliminazione. Gli altri sintomi non cutanei sono, diversamente, poco comuni in corso di AFR.

 

“Critically appraised topic on adverse food reactions of companion animals (6): prevalence of noncutaneous manifestations of adverse food reactions in dogs and cats” Mueller RS and Olivry T. BMC Vet Res. 2018 Nov 12;14(1):341. doi: 10.1186/s12917-018-1656-0.

Martedì, 22 Gennaio 2019 11:22

Ovariectomia ed ovarioisterectomia nelle gatte

ovario51La sterilizzazione chirurgica delle gatte è una delle procedure più comunemente eseguite nella pratica veterinaria e può essere realizzata con due tecniche diverse: l’ovarioisterectomia (OVH) o l’ovariectomia (OVE). Sebbene negli Stati Uniti e in Canada ci sia un'apparente preferenza per l’OVH, in molti paesi europei l'OVE sembra essere la tecnica più adottata per i suoi vantaggi, quali le piccole dimensioni dell’incisione chirurgica e le minori complicazioni che potrebbero conseguire alla manipolazione chirurgica dell'utero.

Lo scopo di questo studio prospettico, randomizzato in cieco era quello di confrontare il dolore postoperatorio e le complicanze a breve termine nelle gatte sottoposte a OVH oppure OVE.

Venti gatte intere sono state assegnate in modo casuale a due gruppi (OVH, n = 10 e OVE, n = 10). Il dolore è stato valutato prima dell'intervento (basale) e 1, 2, 4, 8 12 e 24 ore dopo la procedura chirurgica utilizzando delle scale di valutazione del dolore e della sedazione, alcuni parametri fisiologici e i valori di glicemia. Le complicazioni a breve termine sono state valutate nel primo periodo postoperatorio e rivalutate ai giorni 7 e 10.

Le alterazioni dei parametri cardiovascolari non erano clinicamente rilevanti, tuttavia le gatte del gruppo OVH avevano una frequenza cardiaca più elevata a T1 h rispetto al basale (p = 0,0184). Anche le glicemie del gruppo OVH erano superiori a T1 h rispetto al basale (p = 0,0135) e rispetto al gruppo OVE (p = 0,0218). La durata dell’intervento chirurgico era maggiore nel gruppo OVH (p = 0,0115). Anche se non sono state osservate differenze significative nei punteggi del dolore tra gruppi o punti temporali, le gatte del gruppo OVH avevano più frequentemente bisogno di un’analgesia di salvataggio rispetto a quelle del gruppo OVE (rispettivamente 2/10 e 0/10). Nessuna gatta ha sviluppato complicazioni durante l'intervento chirurgico, né ai giorni 7 e 10 o al momento della dimissione.

Le due tecniche chirurgiche determinano un dolore postoperatorio di intensità simile e nessuna delle due è stata associata a complicazioni nel breve termine. Pertanto, gli autori concludono che entrambe le tecniche possono essere impiegate per la sterilizzazione chirurgica delle gatte, secondo le preferenze e le competenze del chirurgo. L’OVE è comunque associata a una durata chirurgica inferiore e ad una minore necessità di analgesia di salvataggio.

 

“Postoperative pain and short-term complications after two elective sterilization techniques: ovariohysterectomy or ovariectomy in cats” Pereira MAA, et al. BMC Vet Res. 2018 Nov 8;14(1):335. doi: 10.1186/s12917-018-1657-z.

featured Exocrine Pancreatic Insufficiency in DogsÈ un pensiero condiviso che, negli individui sani, gli interventi dietetici modifichino la composizione delle popolazioni batteriche intestinali. Gli obiettivi del trattamento dei cani con enteropatia cronica prevedono la risoluzione della disbiosi e la remissione dei segni clinici.

Lo scopo di questo studio era quello di valutare le modificazioni del microbiota fecale nei cani con enteropatia cronica dieto-responsiva (FRE, food-reponsive enteropathy; n=10) e in cani sani (gruppo controllo; n=14) prima e dopo una prova dietetica di eliminazione impiegando un alimento privo di proteine animali (APFD, animal protein-free diet).

Un'alfa-diversità batterica basale significativamente più bassa è stata osservata nei cani con FRE sia rispetto ai cani sani al basale che rispetto ai cani con FRE al termine dello studio. La predominanza di distinte comunità microbiche è stata osservate nei cani con FRE al basale sia rispetto ai cani sani al basale che rispetto ai cani con FRE al termine dello studio. Infine, una diversa composizione delle popolazioni batteriche continuava ad essere presente tra i cani con FRE alla fine dei 60 giorni di dieta e i cani sani al basale. Nei cani sani, il microbiota fecale non ha subito modificazioni significative a seguito della APFD.

Gli autori concludono che, nei cani con FRE, il trattamento con APFD ha determinato un parziale ripristino del microbiota fecale aumentando significativamente la diversità della popolazione batterica e rendendola significativamente più simile a quella dei cani sani. Al contrario, non sono state rilevate modificazioni significative del microbiota fecale nei cani sani tra prima e dopo 60 giorni di alimentazione con APFD.

 

“Effect of an extruded animal protein-free diet on fecal microbiota of dogs with food-responsiveenteropathy” Bresciani F, et al. J Vet Intern Med. 2018 Nov;32(6):1903-1910. doi: 10.1111/jvim.15227. Epub 2018 Oct 23.

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