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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Gaia Carotenuto

Gaia Carotenuto

imagesL’obiettivo di questo studio retrospettivo era quello di indagare l’outcome di cagne femmine con incontinenza urinaria, secondaria ad incompetenza del meccanismo dello sfintere uretrale, sottoposte ad iniezione endoscopica, a livello di sottomucosa uretrale, di collagene coniugato con la glutaraldeide oppure di copolimero di acido ialuronico/destranomero.

Negli anni 2007-2011 le cagne sono state sottoposte ad iniezione endoscopica di collagene coniugato, mentre negli anni 2012-2015 di copolimero di acido ialuronico/destranomero. L’iniezione è stata effettuata in almeno 3 siti della circonferenza uretrale, in modo da determinare una adeguata chiusura del lume stesso. Di questi soggetti, sono state recuperate le cartelle cliniche e i dati relativi al follow-up sono stati indagati mediante un questionario sottoposto ai proprietari.

Solo 50 dei 100 proprietari hanno compilato il questionario. L'intervallo di tempo medio tra il trattamento e la compilazione del questionario era di 67 mesi (da 57 a 114 mesi) nel gruppo di cagne trattate con collagene coniugato, e di 19 mesi (da 2 a 48 mesi) nel gruppo trattato con copolimero di acido ialuronico/destranomero. La durata di tempo media in cui le cagne avevano riacquistato la continenza era di 45,8 mesi (da 12 a 84 mesi) nel gruppo del collagene coniugato e di 20,5 mesi (da 12 a 48 mesi) nel gruppo del copolimero di acido ialuronico/destranomero. La percentuale di successo a 6 mesi o più di distanza dalla procedura era stata del 71% dopo l'iniezione di collagene coniugato e del 58% dopo l'iniezione di copolimero di acido ialuronico/destranomero. Una complicazione di lieve entità (ematuria transitoria) si è verificata in una sola cagna; non sono state riportate complicazioni gravi.

L'iniezione endoscopica uretrale di copolimero di acido ialuronico/destranomero nelle cagne con incompetenza del meccanismo dello sfintere uretrale costituisce un'utile alternativa all'iniezione di collagene coniugato, il quale non è più disponibile sul mercato europeo. L'iniezione del copolimero rappresenta un'alternativa minimamente invasiva rispetto alle procedure chirurgiche e presenta una bassa percentuale di complicazioni.

 

“Retrospective analysis after endoscopic urethral injections of glutaraldehyde-cross-linked-collagen or dextranomer/hyaluronic acid copolymer in bitches with urinary incontinence” Lüttmann K, et al. J Small Anim Pract. 2019 Feb;60(2):96-101. doi: 10.1111/jsap.12949. Epub 2018 Nov 2.

epiplonL’obiettivo di questo studio retrospettivo era quello di riportare le caratteristiche cliniche, l’outcome e i fattori prognostici associati al trattamento chirurgico dell’ernia del forame epiploico (EFE, epiploic foramen entrapment).

Di ciascun cavallo sottoposto a laparotomia esplorativa per EFE, sono stati raccolti i dati preoperatori, perioperatori e postoperatori. In particolare, sono stati indagati i fattori associati alla comparsa di reflusso, la percentuale di casi in cui si è reso necessario un secondo intervento chirurgico, la percentuale d pazienti dimessi dall’ospedale, il numero di soggetti che hanno sviluppato colica dopo la dimissione e, infine, la soprevvivenza dopo la dimissione.

In totale, 145 interventi chirurgici sono stati eseguiti su 142 cavalli (tasso di recidiva, 3%), di cui l’85% era a sangue caldo. Il ticchio d’appoggio/ticchio aerofagico era riportato nel 60% dei soggetti. In tutti i cavalli è stato diagnosticato l'intrappolamento da sinistra a destra. Il coinvolgimento dell’ileo è stato registrato nel 74% dei casi. Nel 6% degli interventi chirurgici si è verificata una emorragia intraoperatoria incontrollabile. Il 74% dei cavalli (107/142) hanno superato l'intervento e il 65% di questi è sopravvissuto alla dimissione. Il tasso di sopravvivenza alla dimissione complessivo era del 48%. La sopravvivenza mediana dei casi dimessi superava i 3.193 giorni. I cavalli che richiedevano la resezione intestinale erano predisposti al reflusso e, in particolare, quelli sottoposti alla stomia digiuno-ileale lo erano di più rispetto a quelli sottoposti alla stomia digiuno-digiunale. I cavalli con reflusso avevano una probabilità più bassa di essere dimessi rispetto a quelli senza reflusso; quelli sottoposti a resezione avevano un'aspettativa di vita più breve dopo la dimissione ospedaliera rispetto a quelli che non erano sottoposti a resezione.

Il trattamento chirurgico dell’EFE è risultato essere associato ad un’alta percentuale di morbilità e mortalità, con un tasso di recidiva di almeno il 3% nei cavalli sopravvissuti. I proprietari dei cavalli devono essere messi al corrente della scarsa qualità della prognosi associata a tale trattamento chirurgico.

 

“Surgical treatment of epiploic foramen entrapment in 142 horses (2008-2016)” van Bergen T, et al. Vet Surg. 2019 Apr;48(3):291-298. doi: 10.1111/vsu.13161. Epub 2019 Jan 21.

acromegaliaUno studio retrospettivo ha descritto la gestione anestesiologica e le complicazioni peri-anistetiche incontrate in corso di intervento di ipofisectomia in gatti acromegalici.

Sono state revisionate le cartelle anestesiologiche e le caratteristiche cliniche di 37 gatti acromegalici sottoposti ad intervento di ipofisectomia. É stata indagata la presenza di eventuali relazioni tra dati demografici dei pazienti, gestione anestesiologica e complicazioni durante il periodo perioperatorio.

Le complicazioni peri-anaestetiche identificate hanno incluso: l'ipotermia, l'ipotensione, la bradicardia e l'ostruzione delle vie aeree. La mortalità a 24 ore dall’anestesia era dell'8%. L'uso di alfa2-agonisti era associato ad una minore incidenza di ipotensione. L'infusione di fentanil, rispetto a quella del remifentanil, era associata ad una maggiore incidenza di ostruzione delle vie aeree. La qualità del recupero, valutata soggettivamente, a seguito della procedura anestesiologica era associata al numero di giorni post-operatori trascorsi nel reparto di terapia intensiva.

La gestione anestesiologica descritta sembra essere efficace per l’intervento di ipofisectomia nel gatto. Le complicazioni intraoperatorie erano comuni ed è raccomandabile avere sempre a disposizione farmaci e attrezzature per gestire tali situazioni, sebbene questo aspetto non sia risultato essere apparentemente associato all'outcome del paziente a 24 ore dalla chirurgia.

 

“Anaesthetic management and complications during hypophysectomy in 37 cats with acromegaly” Neilson DM, et al. J Feline Med Surg. 2019 Apr;21(4):347-352. doi: 10.1177/1098612X18778697. Epub 2018 May 31.

bovino 1La gravità delle lesioni polmonari, definita mediante ultrasonografia toracica (TUS, thoracic ultrasonography) al momento della diagnosi di broncopolmonite (BP, bronchopneumonia), costituisce un fattore preditivo di mortalità nei manzi con BP non sottoposti a trattamento.

Uno studio prospettico di coorte si è posto l’obiettivo di indagare se le caratteristiche delle lesioni polmonari rilevate alla TUS al momento della diagnosi di BP fossero correlate al tasso di recidiva e all’incremento medio giornaliero (ADG, average daily gain).

Sono stati inclusi manzi  (n = 93; 243 ± 36 kg) e giovenche (n = 51; 227 ± 42 kg) di razze da carne con BP. La TUS è stata eseguita, per tutti i soggetti, dallo stesso operatore. Sono state effettuate le seguenti valutazioni: profondità massima e estensione delle aree di consolidamento polmonare, numero massimo di code di cometa e entità del versamento pleurico.

La profondità massima cui era collocata la zona di consolidamento polmonare è risultata essere associata ad un più alto tasso di recidiva (odds ratio [OR], 1,337/cm) e ad un ADG inferiore (-34 g/cm). Anche l’estensione massima delle aree di consolidamento polmonare era associata ad un tasso di recidiva più elevato (OR, 1,052/cm2) ma non con l’ADG. Le code di cometa e ilversamento pleurico non sono risultati essere associati al rischio di ricaduta o all’ADG.

Gli autori concludono che quantificare la profondità massima e l'estensione delle aree di consolidamento polmonare al momento dell diagnosi di BP tramite TUS può fornire informazioni prognostiche utili nei bovini da carne.

 

“Association of lung lesions measured by thoracic ultrasonography at first diagnosis of bronchopneumonia with relapse rate and growth performance in feedlot cattle” Timsit E, et al. J Vet Intern Med. 2019 Mar 22. doi: 10.1111/jvim.15483. [Epub ahead of print]

stentUno studio ha valutato retrospettivamente l’outcome di 75 cani con collasso tracheale (TC, tracheal collapse) sottoposti al posizionamento di uno stent tracheale endoluminale metallico autoespandibile.

Sono state revisionate le cartelle cliniche al fine di raccogliere i dati relativi a: caratteristiche dei soggetti, segni clinici, tipologia di TC, risultati dei test diagnostici, complicazioni peri- e postoperatorie e outcome. Sono state valutate, inoltre, la frequenza di complicazioni e i tempi di sopravvivenza. 

Nei 75 cani sono stati posizionati un totale di 119 stent: nel 56% (42/75) dei cani è stato posizionato un solo stent e nel 44% (33/75) ne sono stati posizionati 2 o più. Il 51% (38/75) dei cani aveva il TC di tipo malformativo e il 49% (37/75) quello tradizionale. Il tasso di sopravvivenza alla dimissione era del 93% (70/75). Il tempo di sopravvivenza mediano era di 1.005 giorni. Al momento dell’ultimo follow-up, l’89% (42/47) ha mostrato un miglioramento del “verso d’anatra” o dello stridore respiratorio e l’84% (43/51) della dispnea. Complicazioni che hanno richiesto il riposizionamento dello stent si sono verificate nel 47% (33/70) dei cani: la rottura dello stent e l’invasione dello stent da parte della mucosa tracheale sono state le complicazioni più frequenti. Il tempo di sopravvivenza è stato significativamente più lungo nei cani maschi e nei cani più giovani. Non è stata riscontrata un’associazione significativa tra la presenza di collasso del bronco principale al momento del posizionamento dello stent e l’outcome.

I risultati dello studio dimostrano che il posizionamento dello stent endotracheale è associato ad un elevato tasso di sopravvivenza nei cani con TC, anche nei soggetti con sintomi clinici gravi.

 

“Short-, intermediate-, and long-term results for endoluminal stent placement in dogs with tracheal collapse” Weisse C, et al. J Am Vet Med Assoc. 2019 Feb 1;254(3):380-392. doi: 10.2460/javma.254.3.380.

Giovedì, 21 Marzo 2019 22:48

Celecoxib nel cavallo

horse racing photoIl celecoxib è un farmaco antinfiammatorio non steroideo, inibitore selettivo della ciclossigenasi-2 (COX-2), frequentemente usato nell’uomo per trattare l'artrite ed ha effetti collaterali gastrointestinali minimi rispetto ai FANS tradizionali.

Uno studio ha voluto determinare il profilo farmacocinetico di celecoxib nella specie equina.

Sei cavalli sono stati trattati con una singola dose di 2 mg/Kg di celecoxib per via orale. Dopo la somministrazione, il farmaco ha raggiunto una concentrazione ematica massima (media ± DS) di 1.088 ± 324 ng/ml in 4,58 ore. L'emivita di eliminazione era di 13,60 ± 3,18 ore e l'area sotto la curva (AUC, area under the curve) era di 24.142 ± 1.096 (ng x hr) / ml. Nel cavallo, il principio attivo viene metabolizzato, tramite ossidazione del gruppo metilico, in un composto idrossimetilico che, a sua volta, viene ossidato nel corrispondente acido carbossilico. Il celecoxib viene eliminato prevalentemente nelle feci come farmaco immodificato e nelle urine sotto forma di metaboliti.

I risultati di questo studio definiscono le tempistiche con cui effettuare i controlli per svelare l'uso illegale di celecoxib nelle corse ippiche.

 

“Pharmacokinetics, metabolism and excretion of celecoxib, a selective cyclooxygenase-2 inhibitor, in horses” Subhahar MB, et al. J Vet Pharmacol Ther. 2019 Mar 19. doi: 10.1111/jvp.12757. [Epub ahead of print]

turkey beagle puppyQuale sia la terapia medica ottimale per l’enteropatia cronica (CE, chronic enteropathy) del cane e del gatto è, ad oggi, una questione controversa. La strategia terapeutica maggiormente adottata prevede il trattamento sequenziale con dieta, antimicrobici e, infine, farmaci immunosoppressori.

Uno studio ha voluto ricercare, tramite revisione della letteratura, le prove dell’efficacia delle varie strategie di trattamento sull’induzione della remissione clinica nel cane e nel gatto con CE.

Sui database MEDLINE e Center for Agriculture and Bioscience International (CABI), sono stati ricercati trial randomizzati controllati (TRC), studi osservazionali e case series. L'outcome primario consisteva nell'induzione della remissione clinica.

Sono stati selezionati un totale di 22 studi (11 TRC nel cane e 2 nel gatto, 9 studi di coorte/case series). Dei 13 RCT, 10 studi (per un totale di 218 cani e 65 gatti) hanno indagato l’efficacia dei singoli trattamenti: dieta (n = 3), farmaci immunosoppressori (n = 3), antimicrobici (n = 2), farmaci antinfiammatori (n = 1) e probiotici (n = 1). Dei 3 case series, 1 ha riportato una remissione clinica in 55 gatti utilizzando una dieta di eliminazione e gli altri 2 utilizzando l'enrofloxacina in 55 cani con colite granulomatosa.

Attualmente sono disponibili maggiori prove scientifiche per quanto riguarda l’efficacia dei trattamenti nella specie canina rispetto a quella felina. In particolare, nel cane con CE, esistono prove sufficienti per raccomandare l'uso di diete specifiche, glucocorticoidi, enrofloxacina o una combinazione di questi. Nel gatto, sembrerebbero essere più utili le diete specifiche e i glucocorticoidi.

 

"Narrative review of therapies for chronic enteropathies in dogs and cats" Makielski K, et. al. J Vet Intern Med. 2019 Jan;33(1):11-22. doi: 10.1111/jvim.15345. Epub 2018 Dec 6.

Dog refuses to eatIl protocollo che prevede di sottoporre il paziente ad una dieta di eliminazione (DE) seguita da una dieta di provocazione rappresenta la procedura standard per diagnosticare reazioni avverse al cibo (AFR, adverse food reaction) nei cani, ma l’esecuzione di tale protocollo potrebbe rivelarsi difficile in alcune circostanze.

Questo studio ha indagato l'accuratezza di un test sulla saliva che rileva la presenza di IgA e IgM alimento-specifiche e di un test ELISA da siero per la presenza di IgE alimento-specifiche.

A questo scopo sono stati selezionati 3 gruppi di cani: il gruppo 1 (n = 11) includeva cani con AFR precedentemente diagnosticata e sotto controllo; il gruppo 2 (n = 15) comprendeva cani con dermatite allergica all'inizio della loro DE; e il gruppo 3 (n = 16) era composto da cani sani. Campioni di saliva sono stati raccolti da tutti e 3 i gruppi, mentre campioni di sangue sono stati prelevati dai cani del gruppo 1 e del gruppo 3. I risultati della risposta clinica alle diete di provocazione con i singoli componenti alimentari sono stati confrontati con i risultati dei test.

Quarantuno cani hanno completato lo studio; mentre di un cane è stato perso il follow-up. Questi soggetti sono stati sottoposti ad un totale di 163 diete di provocazione. Sensibilità, valore predittivo positivo e rapporto di verosimiglianza, specificità, valore predittivo negativo e rapporti di probabilità sono risultati insoddisfacenti nella maggior parte dei casi per entrambi i test; solo nel gruppo 2, il test delle IgM ha mostrato una specificità moderata. Non c'era una chiara differenza nel numero di reazioni positive tra cani allergici e cani sani.

Sulla base di questi risultati, il test sulla saliva per IgA e IgM alimento-specifiche e il test ELISA da siero per IgE alimento-specifiche non erano affidabili per diagnosticare le AFR nella specie canina. Gli autori concludono che, fino a quando non saranno disponibili dati più completi, la dieta di eliminazione rimane la procedura standard di riferimento per la diagnosi di questa malattia.

 

“Testing for food-specific antibodies in saliva and blood of food allergic and healthy dogs” healthy dogs” Udraite Vovk L, et al. The Veterinary Journal Volume 245, March 2019, Pages 1-6

corLo scopo di questo studio era quello di confrontare l'outcome a lungo termine dei cani con frammentazione del processo coronoideo mediale (FPCM) trattati con intervento artroscopico rispetto a quelli trattati con la gestione conservativa.

Sono stati inclusi 67 cani con diagnosi di FPCM diagnosticata mediante tomografia computerizzata, sottoposti a intervento artroscopico (n=44) o gestione conservativa (n=23). L’outcome a lungo termine (> 12 mesi, fino ad un massimo di 8 anni) è stato valutato tramite un questionario per il proprietario che includesse il punteggio dell’osteoartrite canina dell’università di Liverpool (LOAD, Liverpool Osteoarthritis in Dogs) e il breve questionario per la valutazione del dolore canino (CBPI, Canine Brief Pain Inventory).

I valori mediani dei punteggi del LOAD e dell’intensità del dolore (PSS, Pain Severity Score) non erano significativamente differenti tra i cani sottoposti ad intervento artroscopico e quelli trattati con la gestione conservativa (rispettivamente p=0,066 e p=0,10). La mediana del punteggio dell'interferenza del dolore (PIS, Pain Interference Score) era significativamente più alto nel gruppo dell’intervento artroscopico rispetto al gruppo di controllo gestito con terapia conservativa (p=0,028). L'età avanzata al momento della diagnosi è risultata essere significativamente associata a punteggi di LOAD, PSS e PIS più alti (rispettivamente p=0,048, p=0,026 e p=0,046); inoltre, l'età avanzata al momento del completamento del questionario rendeva questa associazione ancora più forte (p≤0,001 per tutti).

Gli autori concludono che l'intervento artroscopico nei cani con FPCM non apporta alcun beneficio a lungo termine rispetto alla gestione conservativa.

 

“A Comparison of Owner-Assessed Long-Term Outcome of Arthroscopic Intervention versus Conservative Managemento f Dogs with Medial Coronoid Process Disease” Dempsey LM, et al. Vet Comp Orthop Traumatol. 2019 Jan;32(1):1-9. doi: 10.1055/s-0038-1676293. Epub 2019 Jan 15.

emosiderosiGli emosiderofagi possono essere individuati nei campioni ottenuti dal lavaggio broncoalveolare (BAL, bronchoalveolar lavage) e la loro presenza è stata associata ad un ampio range di patologie respiratorie e cardiovascolari sia nel gatto che nell’uomo.

Questo studio retrospettivo ha indagato la presenza di emosiderina nei campioni di BAL di cani e gatti e ha esaminato una potenziale associazione con alcune variabili, quali: segnalamento, segni clinici, patologie trascorse, precedenti aghi aspirati transtoracici, durata della procedura di BAL e interpretazione citologica.

Sono state esaminate le cartelle cliniche di 171 cani e 34 gatti con patologie respiratorie che fossero stati sottoposti al BAL. Sulla base delle caratteristiche citologiche del BAL, i processi patologici sono stati raggruppati in: polmoniti, patologie infiammatorie, neoplasie e vie aeree normali (assenza di processi patologici). L’entità dell’emosiderosi è stata classificata utilizzando uno scoring semi-quantitativo.

La presenza di emosiderina è stata identificata nel 7,6% (13/171) dei campioni prelevati dai cani e nel 52,9% (18/34) dei campioni prelevati dai gatti. Questi ultimi avevano una probabilità 13,33 volte maggiore rispetto ai cani di avere emosiderosi alla citologia del BAL (p<0,001). Nei cani, il rischio di emosiderosi era maggiore nei soggetti con frequenza respiratoria aumentata, in quelli in cui la procedura del BAL era durata più allungo e nei cani che, nella stessa sede, erano stati sottoposti ad aghi aspirati transtoracici. Diversamente, nel gatto, non sono stati identificati specifici fattori di rischio associati alla presenza di emosiderosi polmonare.

Gli autori concludono che l’emosiderosi è un riscontro molto più comune nel BAL dei gatti che dei cani ed è associato ad un’ampia gamma di condizioni patologiche.

 

“Bronchoalveolar lavage hemosiderosis in dogs and cats with respiratory disease” Hooi KS, et al. Vet Clin Pathol. 2019 Jan 18. doi: 10.1111/vcp.12698. [Epub ahead of print]

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