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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Gaia Carotenuto

Gaia Carotenuto

dermatiteIl prednisone e la ciclosporina, utilizzati per il trattamento della dermatite atopica, possono avere effetti immunosoppressivi e sono stati considerati potenziali fattori predisponenti per le infezioni cutanee.

Uno studio ha valutato l’impatto di questi farmaci sulla diversità del microbiota cutaneo, la quantità di Malassezia e l’infezione da Papillomavirus.

Sei cani atopici asintomatici sono stati trattati con ciclosporina per un mese e poi con prednisone per un altro mese, separati da una fase di wash-out, tra i due trattamenti, della durata di un mese. Alla fine di ciascun trattamento, ad ogni soggetto è stato effettuato un tampone in due siti: nella cute della regione inguinale e nella faccia ventrale del padiglione auricolare. Per la valutazione del Papillomavirus, i campioni sono stati ottenuti mediante spazzolini cytobrush sterili.

La diversità e la composizione del microbiota cutaneo, così come l’entità delle popolazioni di Malassezia, non sono state influenzate in modo rilevante da nessuno dei due trattamenti. Tre cani sono risultati positivi per Papillomavirus in più di un prelievo, ma non è stata evidenziata una correlazione con i trattamenti somministrati.

Gli autori concludono che la ciclosporina e il prednisone, alle dosi utilizzate nel trattamento della dermatite atopica, non esercitano un impatto rilevante sul microbiota cutaneo canino.

 

“Glucocorticosteroids and ciclosporin do not significantly impact canine cutaneous microbiota” Widmer G, et al. BMC Vet Res. 2018 Feb; 14(1):51.

cellule staminali

La terapia con cellule staminali costituisce un campo di indagine scientifica innovativo con un enorme potenziale di applicazione in medicina veterinaria. Considerate le note proprietà immunomodulatorie desiderabili delle cellule staminali, queste possono rappresentare una terapia promettente per il trattamento di una varietà di malattie infiammatorie che colpiscono i gatti.

Una review illustra nel dettaglio l’attuale conoscenza della biologia delle cellule staminali feline e il loro meccanismo d’azione. In particolare, nella review sono stati esaminati gli studi clinici effettuati nella specie felina per patologie quali la gengivostomatite, l’enteropatia cronica, l’asma e la nefropatia, con l’obiettivo di fornire una panoramica dello stato attuale di questa modalità di trattamento e del suo potenziale futuro.

 

“Mesenchymal stem cell therapy in cats: Current knowledge and future potential” Quimby JM and Borjesson DL. J Feline Med Surg. 2018 Mar; 20(3):208-216.

Giovedì, 08 Marzo 2018 03:33

Reticoloperitonite traumatica del bovino

RPTUno studio ha valutato i riscontri all’esame clinico e i risultati delle analisi ematochimiche in 503 bovini con reticolo peritonite traumatica (TRP, traumatic reticuloperitonitis).

I riscontri clinici più comuni erano comportamento e condizioni generali anomale (87%), ridotta motilità del rumine (72%), feci scarsamente digerite (57%), ridotto riempimento del rumine (49%), febbre (43%) e tachicardia (26%). Nel 58% dei soggetti almeno uno dei tre test che valutano la presenza di corpi estranei nel reticolo (pizzicatura del garrese, pressione sul processo xifoideo dello sterno e percussione della parete addominale) era positivo; nel restante 42% tutti e tre i test erano, invece, negativi. Le alterazioni ematologiche più frequenti erano riduzione del valore ematocrito nel 45% e leucocitosi nel 42% dei bovini. Le alterazioni biochimiche più comuni erano un aumento del fibrinogeno (69%) e delle proteine totali (64%). I risultati del test della glutaraldeide hanno evidenziato delle tempistiche ridotte, con una coagulazione che è avvenuta entro 6 minuti nel 75% dei bovini.

Gli autori concludono che non è possibile affidarsi ai riscontri clinici e agli esami di laboratorio per effettuare una diagnosi di TRP in quanto, anche le anomalie più comuni, non sono sempre presenti nei bovini con TRP.

 

“Clinical and laboratori findings in 503 cattle with traumatic reticuloperitonitis” Braun U et al. BMC Vet Res. 2018 Mar; 14(1):66.

PCV2Il circovirus suino di tipo 2 (PCV2, porcine circovirus type 2) è associate a molteplici sindromi cliniche nel suino, note come malattie da circovirus suino. Uno studio ha descritto un focolaio di malattia da circovirus suino caratterizzato da gravi lesioni a carico del muscolo scheletrico.

Novantadue suini hanno manifestato apatia, perdita di peso e diarrea con un decorso clinico della durata di 7-10 giorni. Circa 30 suini hanno presentato andatura rigida, debolezza muscolare, paresi degli arti posteriori e decubito. Dodici dei 92 suini sono stati sottoposti a necroscopia e in 4 di questi è stata riscontrata una decolorazione pallida dei muscoli scheletrici con lesioni microscopiche indicative di miosite necrotizzante granulomatosa.

L’immunoistochimica effettuata sul muscolo scheletrico ha rivelato che l’antigene del PCV2 era localizzato primariamente nel citoplasma e nel nucleo di macrofagi, linfociti, cellule giganti multinucleate e, solo in piccole quantità, nel citoplasma delle cellule endoteliali, delle fibre necrotiche e delle cellule satelliti. I campioni di muscoli affetti erano positivi alla PCR per PCV2 e l’amplicone mostrava una corrispondenza pari al 99% con sequenze appartenenti al genotipo PCV2b.

Gli autori concludono che la manifestazione di segni clinici di tipo locomotorio e la miosite necrotizzante granulomatosa dovrebbero essere considerati come un’ulteriore manifestazione dell’infezione da PCV2 nel suino.

 

“Granulomatous necrotizing miositi in swinw affected by porcine circovirus disease” Konradt G et al. Vet Pathol. 2018 Mar; 55(2):268-272.

Mercoledì, 07 Marzo 2018 13:02

Coronavirus enterico nei cavalli adulti

coronavirusRecentemente è stato individuato un nuovo virus enterico dei cavalli adulti, il coronavirus equino (ECoV). L’infezione da ECoV è associata a febbre, letargia, anoressia e, meno frequentemente, coliche e diarrea. Questo virus enterico si trasmette attraverso la via oro-fecale e i cavalli si infettano tramite l'ingestione di cibo e acqua contaminati da materiale fecale.

A partire dal 2010, sono stati segnalati diversi focolai in Giappone, Europa e Stati Uniti. Sebbene i segni clinici siano piuttosto aspecifici, si osservano spesso linfopenia e neutropenia.

La diagnosi specifica viene effettuata mediante la rilevazione di ECoV nelle feci mediante real-time PCR (PCR quantitativa), microscopia elettronica o antigene-capture ELISA.

Di solito è richiesta solo una terapia di supporto, poiché la maggior parte delle infezioni sono auto-limitanti. Tuttavia, sono state segnalate rare complicanze correlate alla perdita della funzione di barriera esercitata dalla mucosa intestinale, quali l'endotossiemia, la setticemia e l'encefalopatia associata all’iperammonemia.

Una review ha raccolto le ultime informazioni relative al virus, agli aspetti epidemiologici, clinici, diagnostici, patologici, e ha riportato le modalità di trattamento e prevenzione dell'infezione da ECoV nei cavalli adulti.

 

“Enteric coronavirus infection in adult horses” Pusterla N et al. Vet J.2018 Jan; 231:13-18.

cardiomiopatiaGli obiettivi di uno studio retrospettivo condotto in Italia erano quelli di descrivere le caratteristiche epidemiologiche e di analizzare i fattori prognostici che influenzano la sopravvivenza dei gatti con cardiomiopatia restrittiva (CMR).

Sono stati inclusi nello studio 90 gatti (53 maschi e 37 femmine) con diagnosi ecocardiografica di CMR. La maggior parte erano gatti domestici a pelo corto (n=60) con un’età media ± DS di 10.0 ± 4.3 anni e un peso medio di 3.8 kg (range interquartile 3.2-5 kg). La maggior parte dei soggetti era sintomatica (n=87). Il segno clinico più comune era il distress respiratorio (n=75). Il tempo di sopravvivenza mediano (TSM), nei 60 gatti di cui era disponibile il follow-up, era di 69 giorni (intervallo di confidenza [IC] al 95% 0-175 giorni). In 50 gatti la morte è stata attribuita a cause cardiache.

Nell’analisi multivariata solo il distress respiratorio ha mostrato una influenza statisticamente significativa sulla sopravvivenza: i gatti senza distress respiratorio hanno avuto un TSM di 466 giorni (95% IC 0-1208); i gatti con distress respiratorio hanno avuto un TSM di 64 giorni (95% IC 8-120; P = 0.011).

 

“Survival and prognostic factors in cats with restrictive cardiomyopathy: a review of 90 cases” Locatelli C et al. J Feline Med Surg. 2018 Feb; in press.

Martedì, 06 Marzo 2018 17:16

Linfoma gastrointestinale nel cane

linfomaUno studio ha descritto la presentazione clinica, il trattamento e la prognosi dei cani con linfoma gastrointestinale a basso grado.

A questo scopo sono state incluse le cartelle cliniche di cani in cui la diagnosi di linfoma gastrointestinale a basso grado è stata effettuata tramite una combinazione tra istologia e immunoistochimica associata o meno all’analisi della PCR per il riarrangiamento del recettore per l’antigene.

Venti cani soddisfacevano i criteri di inclusione. I cani maschi e di piccola taglia erano sovrarappresentati. I segni clinici più frequenti includevano perdita di peso, vomito e diarrea. La maggior parte dei linfomi era di fenotipo a cellule T (95%) e l’epiteliotropismo è stato riscontrato nel 60% dei casi. Per ottenere una diagnosi definitiva, in molti casi sono state effettuate l’immunoistochimica, la PCR per il riarrangiamento del recettore per l’antigene, o entrambe. Due cani sono stati sottoposti a resezione chirurgica di una massa intestinale. Tutti i cani sono stati trattati con chemioterapia; i farmaci più comunemente prescritti sono stati il clorambucile e il prednisone. Il tasso di risposta complessivo è stato del 70% e il tempo mediano di sopravvivenza è stato di 424 giorni (intervallo di confidenza al 95%: da 105 a 1206 giorni).

Il linfoma gastrointestinale a basso grado sembra essere una condizione rara nel cane; il trattamento con chemioterapia si associa ad un tasso di risposta elevato e tempi di sopravvivenza favorevoli. Sono necessari ulteriori studi per determinare la sua prevalenza nei cani con enteropatia cronica.

 

“Low-grade gastrointestinal lymphoma in dogs: 20 cases (2010 to 2016)” Lane J et al. J Small Anim Pract. 2018 Mar; 59(3): 147-153.

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