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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Gaia Carotenuto

Gaia Carotenuto

Immagine1L'antiemetico maropitant, nella formulazione che ha il metacresolo come conservante (Cerenia, Zoetis), è stato associato a dolore dopo iniezione sottocutanea sia nei cani che nei gatti. Recentemente è stata autorizzata una formulazione generica contenente alcol benzilico come conservante, al posto del metacresolo (Prevomax, Le Vet). È stato riportato che l'alcol benzilico abbia proprietà anestetiche locali e riduca il dolore da iniezione.

Uno studio in cieco, randomizzato, cross-over, condotto sulla specie canina, ha confrontato il dolore locale indotto dall’iniezione sottocutanea di queste due formulazioni di maropitant, somministrate ad una temperatura di circa 4°C e 25°C.

Trentadue cani sani di razza Beagle sono stati sottoposti ad iniezioni sottocutanee di entrambe le due formulazioni di maropitant, sia quella contenente metacresolo come conservante che quella contenente alcol benzilico, alle temperature di circa 4°C e 25°C, facendo trascorrere un intervallo di almeno tre giorni tra un trattamento e l'altro. Il dolore conseguente all’iniezione è stato valutato da due osservatori in cieco, utilizzando una scala analogica visiva immediatamente dopo l'iniezione e una scala descrittiva semplice a due minuti di distanza dall'iniezione.

Questo studio ha dimostrato che, nei cani sani di razza Beagle, l'iniezione sottocutanea di maropitant con alcol benzilico come conservante è significativamente meno dolorosa dell'iniezione di maropitant con metacresolo.

 

“Comparison of pain response after subcutaneous injection of two maropitant formulations to beagle dogs” Deckers N, et al. Vet Rec Open. 2018 Feb 17;5(1):e000262.

Adenite

Un recente Consensus Statement riporta le attuali conoscenze e opinioni pubblicate relativamente ai segni clinici, alla patogenesi, all’epidemiologia, al trattamento, alle complicanze e alle strategie di controllo dell’adenite equina.

Questo aggiornamento si concentra sulla descrizione delle diverse presentazioni cliniche in funzione della presenza di una immunità sottostante e il ruolo di vettore nella trasmissione della malattia.

La dichiarazione di consenso ridefinisce il metodo "gold standard" per l’identificazione di possibili infezioni, descrive le nuove tecnologie disponibili nella diagnosi diretta (PCR) e sierologica e il loro impiego nel controllo e nella prevenzione delle epidemie. Viene, inoltre, ribadita l'importanza di un utilizzo giudizioso degli antibiotici nei cavalli con adenite equina.

Nel Consensus viene affrontata la questione relativa alle attuali tecnologie vaccinali e sottolinea l'importanza di associare la vaccinazione ai programmi di prevenzione e controllo della malattia attualmente promossi per facilitare l'eradicazione delle infezioni endemiche preservando, al contempo, l'immunità della mandria.

Viene, infine, descritta la differente risposta immunitaria in soggetti infetti ma in maniera subclinica in corso di esposizione primaria e in corso di esposizioni ripetute, e la risposta immunitaria indotta, invece, dalla vaccinazione.

 

“Streptococcus equi infections in horses: guidelines for treatment, control, and prevention of strangles-revised Consensus Statement” Boyle AG, et al. J Vet Intern Med. 2018 Mar;32(2):633-647.

Giovedì, 26 Aprile 2018 20:03

Malattia di Lyme nei cavalli

borrelliosiL'infezione da Borrelia burgdorferi è comune nei cavalli che vivono nelle aree in cui la malattia di Lyme è endemica e l’estensione geografica di esposizione è in continuo aumento.

La morbilità conseguente all'infezione da B. burgdorferi nei cavalli è sconosciuta. Sindromi documentate attribuite all'infezione naturale da B. burgdorferi nei cavalli comprendono neuroborreliosi, uveite e pseudolinfoma cutaneo. Sebbene altri segni clinici come zoppia e rigidità siano riportati nei cavalli, spesso questi non sono ben documentati.

La diagnosi della malattia di Lyme si basa sull'esposizione a B. burgdorferi, sull’analisi citologica o istopatologica di liquidi o tessuti infetti e sulla rilevazione dell’antigene.

Il trattamento della malattia di Lyme nei cavalli è simile al trattamento che si attua negli esseri umani o nei piccoli animali, ma il successo della terapia potrebbe non essere lo stesso a causa delle differenze di specie nella biodisponibilità degli antimicrobici e a causa del tempo intercorso dall’instaurarsi dell'infezione alla diagnosi e all’'inizio del trattamento.

Non sono ancora stati approvati vaccini ad uso equino per la malattia di Lyme, ma esiste una forte evidenza che una vaccinazione adeguata potrebbe prevenire l'infezione nei cavalli.

 

Borrelia burgdorferi Infection and Lyme Disease in North American Horses: A Consensus Statement” Divers TJ, et al. J Vet Intern Med. 2018 Mar;32(2):617-632

urineUno studio retrospettivo ha valutato se la concentrazione urinaria di sodio potesse essere utilizzata per escludere l’ipoadrenocorticismo (Morbo di Addison) nei cani iponatriemici.

Sono state esaminate le cartelle cliniche di cani iponatriemici (sodio sierico <135 mmol/L) nei quali fosse stata quantificata la concentrazione urinaria di sodio. Sono stati inclusi 20 cani iponatriemici: 11 con diagnosi di ipoadrenocorticismo tipico e 9 con cause non surrenaliche di iponatriemia.

Nessun cane con ipoadrenocorticismo aveva una concentrazione urinaria di sodio inferiore a 30 mmol/L. La concentrazione urinario di sodio nei cani con l’addison era significativamente più alta (mediana 103 mmol/L, range:41-225) rispetto ai cani con patologie non surrenaliche (mediana 10 mmol/L, range 2-86) (P<0,0005). Le concentrazioni sieriche di sodio, invece, non differivano in modo significativo tra i cani con ipoadrenocorticismo e i cani con patologie non surrenaliche.

I risultati di questo studio suggeriscono che la concentrazione urinaria di sodio può essere usata per avvalorare il sospetto di ipoadrenocorticismo in cani iponatriemici. Una concentrazione urinaria di sodio inferiore a 30 mmol/L in cani iponatriemici rende poco probabile l’ipotesi che la causa dell’iponatremia sia l’ipoadrenocorticismo. I risultati devono essere tuttavia interpretati con cautela a causa del ridotto numero di casi inclusi, motivo per cui sarebbe necessario effettuare uno studio su un maggiore numero di soggetti.

 

Urine sodium concentrations are predictive of hypoadrenocorticism in hyponatraemic dogs: a retrospective pilot study” Lennon EM, et al. J Small Anim Pract. 2018 Apr;59(4):228-231.

sacculectomiaUno studio retrospettivo ha valutato se la sacculectomia incida sulla frequenza con cui si verificano complicazioni nell’immediato postoperatorio in cani affetti da sindrome brachicefalica o sindrome ostruttiva delle vie aeree superiori.

Sono state esaminate le cartelle cliniche di cani brachicefali con eversione dei sacculi che sono stati sottoposti ad intervento chirurgico per la sindrome brachicefalica. I cani sono stati suddivisi in 2 gruppi a seconda del tipo di intervento chirurgico: 1) plastica delle narici e stafilectomia, 2) plastica delle narici, stafilectomia e sacculectomia laringea. Le complicazioni sono state classificate come lievi, moderate o gravi.

Sono stati inclusi 37 cani nel gruppo 2 e 44 nel gruppo 1. I cani che erano stati sottoposti anche all’intervento di sacculectomia (gruppo 2), avevano maggiori probabilità di sviluppare complicazioni postoperatorie; in particolare 18 cani su 37 avevano sviluppato complicazioni, 9 delle quali classificate come moderate/gravi. Nel gruppo 1, solo 9 dei 44 cani avevano sviluppato complicazioni, una sola delle quali era stata classificata come grave. Gli autori dichiarano che la diversa distribuzione delle razze nei due gruppi potrebbe avere influenzato tale risultato.

Gli autori concludono dicendo che la sacculectomia potrebbe aumentare la morbidità postoperatoria, ma sono necessari ulteriori studi per confermare questo risultato. Sono inoltre necessarie ulteriori informazioni per determinare se i rischi a breve termine della sacculectomia siano controbilanciati da più proficui risultati a lungo termine.

 

Complications following laryngeal sacculectomy in brachycephalic dogs” Hughes JR, et al. J Small Anim Pract. 2018 Jan;59(1):16-21

cucitriciUno studio retrospettivo di coorte ha descritto le caratteristiche cliniche e l’outcome di cani sottoposti a incisioni gastrointestinali lineari chiuse mediante graffette cutanee.

Su 245 cani inclusi nello studio solo 8 (3,27%) hanno presentato complicazioni, di cui 3 (1,22%) sono deceduti o sono stati sottoposti ad eutanasia, 3 (1,22%) sono andati incontro a deiescenza della sutura e in 2 cani (0,81%) un corpo estraneo lineare, all’interno del lume intestinale, è rimasto ancorato alle graffette. Nei 3 cani in cui si è verificata la deiescenza, questa è avvenuta mediamente dopo 44 ore dall’intervento chirurgico (DS ± 6,93). Nei due cani in cui un corpo estraneo lineare si è ancorato alle graffette, ciò è avvenuto rispettivamente al ventiquattresimo e al quarantaduesimo giorno postoperatorio. I fattori di rischio associati alla deiescenza sono risultati essere incisioni gastrointestinali multiple durante la chirurgia e la presenza di un corpo estraneo lineare. Non sono state riscontrate associazioni tra la deiescenza della ferita e: età del soggetto, sesso, peso corporeo, durata della chirurgia, porzione del tratto gastroenterico coinvolta ed esperienza del chirurgo.

Gli autori concludono che le cucitrici cutanee garantiscono una chiusura sicura ed efficace in corso di gastrotomie, enterotomie e colotomie nel cane. Questo metodo è pertanto risultato essere affidabile, efficiente e vantaggioso nelle mani di chirurghi con qualsiasi livello di abilità.

 

“Disposable skin staplers for closure of linear gastrointestinal incisions in dogs” Schwartz Z and Coolman BR. Vet Surg. 2018 Feb; 47(2):285-292.

cerviUno studio ha valutato se il ruolo sociale rivestito da un individuo esercitasse un’influenza sul profilo ematologico in una mandria costituita da 24 femmine di cervo rosso iberico.

Di ciascun individuo è stata definita quale fosse la posizione sociale all’interno del gruppo e sono stati prelevati campioni di sangue. I risultati ottenuti sono stati corretti in funzione dell’età e della massa corporea del soggetto.

Le analisi effettuate hanno evidenziato che il ruolo di dominanza esercitava un effetto negativo (ossia valori più bassi nelle femmine di cervo dominanti) sulla conta dei globuli bianchi, sul l’emoglobina e sul valore ematocrito. Alterazioni simili sono state riscontrate in individui stressati a causa dell’immobilizzazione fisica.

I motivi per i quali le femmine subordinate potrebbero avere una più elevata conta dei globuli bianchi potrebbero essere: una maggiore necessità di preservare risorse immunitarie per far fronte agli infortuni subiti dalle femmine dominanti, e affrontare una condizione di accesso limitato alle fonti alimentari. Relativamente alla conta dei globuli rossi, la giustificazione per la quale le femmine subordinate possano avere necessità di valori di ematocrito e emoglobina maggiori potrebbe essere quella di garantire una più efficace risposta di fuga in situazioni di pericolo.

I risultati di questo studio, quindi, confermano che il ruolo sociale esercita un’influenza sul profilo ematologico e che è necessario tener conto di ciò per interpretare correttamente le analisi del sangue dei cervidi.

 

“Social rank affects the haematologic profile in red deer hinds” Ceacero F, et al. Vet Rec. 2018 Apr; 182(15):436.

Giovedì, 12 Aprile 2018 15:18

Reticolocitosi in gatti e cani non anemici

reticolocitosiUno studio retrospettivo multicentrico ha calcolato la percentuale di campioni ematici che presentavano reticolocitosi in assenza di anemia in gatti e cani e ha valutato la causa eziologica e il tasso di mortalità nei soggetti che presentavano questa anomalia ematologica.

Sono stati inclusi 3.956 esami ematologici di gatti e 11.087 di cani ed è stata calcolata la percentuale di campioni in cui era presente reticolocitosi in assenza di anemia. In base ai dati clinici, questi pazienti sono stati classificati come sani o come malati; quelli malati sono poi stati assegnati a 12 gruppi di malattie.

La percentuale di campioni di sangue con reticolocitosi ma senza anemia era del 3,1% nei gatti (124/3.956) e del 4,4% nei cani (492/11.087). Complessivamente l’1,8% dei gatti (2/111) e l’1,5% dei cani (7/458) con reticolocitosi in assenza di anemia erano sani. Le patologie più frequentemente riscontrate sono risultate essere perdita di sangue/anemia, malattie cardiache/respiratorie, disturbi gastrointestinali e infiammatori, e neoplasie. Il tasso di mortalità era del 37,8% nei gatti (42/111) e del 29,7% nei cani (136/458); il tempo mediano di sopravvivenza nei non sopravvissuti era di 1 giorno (range: da 0 a 376 giorni nei gatti, da 0 a 444 giorni nei cani).

In entrambe le specie è stata osservata reticolocitosi in assenza di anemia in una bassa percentuale di campioni ematici. Questa alterazione è stata riscontrata prevalentemente in animali malati invece che sani ed è risultata essere associata a un tasso di mortalità pari a circa un terzo dei pazienti.

 

“Reticulocytosis in non-anaemic cats and dogs” Fuchs J, et al. J Small Anim Pract. 2018 Mar (epub ahead of print)

Falco peregrinus aI batteri termofili appartenenti al genere Campylobacter e i batteri appartenenti al genere Salmonella sono agenti zoonotici, comunemente ospitati nell’intestino delle specie aviarie.

Uno studio ha condotto una indagine volta a verificare la presenza di questi microorganismi in una popolazione eterogenea italiana di uccelli da compagnia e rapaci in cattività (ad esempio passeriformi, psittaciformi, accipitriformi, falconiformi e strigiformi) che vivono a stretto contatto con l’uomo.

Sono stati testati un totale di 151 soggetti per Campylobacter spp. e 444 per Salmonella spp. Campylobacter jejuni è stato isolato da 6 volatili (4 accipitriformi, 1 falconiforme e 1 stringiforme); Salmonella Livingstone è stata isolata da un falconiforme.

I risultati di questo studio suggeriscono che questi microrganismi non sono comuni abitanti del tratto digerente degli uccelli da compagnia e dei rapaci in cattività, ma solo reperti occasionali. Tuttavia, in quanto potenziali serbato idi batteri zoonotici, gli uccelli da compagnia dovrebbero essere monitorati al fine di preservare la salute umana.

 

“Pet and captive birds as potential reservoirs of zoonotic bacteria” De Luca C, et al. Journal of Exotic Pet Medicine. 2018 Jan; 27(1):17–20.

vacciniLa risposta immunitaria protettiva nei confronti della Leishmaniosi canina è principalmente di tipo cellulo-mediata. In Europa sono disponibili in commercio due vaccini per prevenire lo sviluppo di un’infezione attiva da Leishmania nel cane.

Uno studio si è posto l’obiettivo di confrontare la capacità di ciascun vaccino di orientare il sistema immunitario verso una risposta di tipo cellulo-mediata.
Per questo scopo sono stati impiegati 24 cani di razza Beagle di 6 mesi di età sieronegativi nei confronti di Leishmania, i quali sono stati sottoposti, in maniera randomizzata, a 3 diversi tipi di trattamento. Otto soggetti sono stati vaccinati mediante 3 somministrazioni del vaccino LiESP/QA-21 (CaniLeishTM, Virbac) ai giorni (G) 0, 21 e 42; altri 8 soggetti sono stati vaccinati tramite singola somministrazione del vaccino ricombinante Q-protein (LetiFendTM, Leti) al G42 e, infine, agli ultimi 8 soggetti è stata inoculata una singola dose di PBS (PBS, Phosphate Buffered Saline, tampone fosfato salino) al G42. Campioni di sangue sono stati prelevati a G0, G42 e G49 per valutare l’attività leishmanicida dei macrofagi canini (CMLA, Canine Macrophage Leishmanicidal Activity):
- indice di parassitemia, produzione dei derivati dell’ossido di azoto, indice macrofagico M1/M2
- marcatori correlati alla risposta immunitaria Th1
- presenza di linfociti T della memoria effettrice (TEM, T-cells Effective Memory) a livello periferico.

A fine studio sono state eseguite delle biopsie cutanee allo scopo di valutare la risposta dei linfociti T della memoria effettrice residenti (TREM, T-cells Resident Effective Memory).

Un’attività leishmanicida dei macrofagi canini è stata osservata in 4 cani su 8 (50%) dopo la seconda somministrazione di CaniLeishTM, e in 3 cani su 8 (40%) dopo l’inoculazione di LetiFendTM. Tuttavia, una risposta cellulo-mediata matura contro la leishmaniosi canina (CMLA + TEM attivate + TREM attivata + marcatori della risposta Th1) è stata osservata in 8 cani su 8 (100%) vaccinati con CaniLeishTM ma in un solo cane su 8 (13%) vaccinato con LetiFendTM.

Secondo i risultati di questo studio, solo il vaccino CaniLeishTM è stato in grado di indurre una risposta cellulo-mediata matura contro la leishmaniosi canina in tutti i cani vaccinati. In caso di infezione, la presenza di cellule-T della memoria attivate, specialmente a livello cutaneo, potrebbe indurre una più precoce riattivazione specifica del sistema immunitario nei cani vaccinati con CaniLeishTM rispetto a quelli vaccinati con LetiFendTM. Sono necessarie ulteriori indagini per confermare questi risultati e le loro implicazioni in condizioni reali.

“Comparison of the Th1-mediated immunity induced by two anti-Leishmaniosis vaccines in dogs”
Christelle Fontaine, et al. Poster accepted at the 29th International Conference on Vaccines and Immunization; March 19-20, 2018 | London, UK.

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