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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Gaia Carotenuto Med Vet PhDstudent

Gaia Carotenuto Med Vet PhDstudent

pppL’Actinobacillus pleuropneumoniae è l'agente eziologico responsabile della pleuropolmonite suina. Per garantire il controllo della malattia, l'identificazione dei suini con infezione subclinica è di fondamentale importanza per evitarne la trasmissione. Un metodo raccomandato consiste nell’esecuzione della PCR da campioni tonsillari; tuttavia questa tecnica, oltre che non essere infallibile, non permette di monitorare lo sviluppo di antibiotico-resistenze.

Per questi motivi, uno studio si è posto l’obiettivo di indagare la qualità delle informazioni fornite dalla coltura batteriologica di campioni tonsillari.
A questo scopo, 163 suini Landrace sono stati sperimentalmente esposti, via aerosol, ad A. pleuropneumoniae sierotipo 7 e sono stati studiati il tasso di isolamento dal tessuto polmonare e dalle tonsille e la corrispondente gravità delle lesioni polmonari.

Nel complesso è stata rilevata una correlazione significativa (p <0,001) tra il grado di malattia clinica, la gravità delle alterazioni polmonari e l’entità di isolamento di A. pleuropneumoniae dai tessuti tonsillare e polmonare. Il 74,8% dei soggetti è risultato positivo sia nel campione tonsillare che nel polmonare e il 7,4% è risultato negativo in entrambi i tessuti. Il restante 17,8%, invece, ha mostrato una positività in solo uno dei due tessuti (il 4,3% dei soggetti solo sul tessuto tonsillare e il 13,5% solo sul tessuto polmonare). Nel 36,4% di questi animali è stata dimostrata una imponente colonizzazione a carico dei polmoni e nel 40,9% delle alterazioni polmonari da moderate a gravi. Quindi, la sensibilità diagnostica per l'individuazione di uno stato di colonizzazione positiva dei suini mediante esame colturale di campioni tonsillari era dell'84,7%, la specificità era del 66,7%; il valore predittivo positivo era 94,6% e il negativo 35,3%. La sensibilità complessiva per l'esposizione ad A. pleuropneumoniae è stata del 78,2% da campioni tonsillari e dell'88,0% da campioni polmonari.

Gli autori concludono che l'esame delle tonsille da solo può dar luogo a risultati falsi negativi in quanto i risultati di questo studio dimostrano che i polmoni potrebbero essere fortemente coinvolti nonostante la negatività all’isolamento tonsillare. Pertanto, la coltura di campioni tonsillari dovrebbe essere usata in combinazione con metodi che valutano anche l’interessamento del tratto respiratorio inferiore.

 

“Evaluation of the predictive value of tonsil examination by bacteriological culture for detectingpositive lung colonization status of nursery pigs exposed to Actinobacillus pleuropneumoniae by experimental aerosol infection” Hoeltig D, et al. BMC Vet Res. 2018 Jun 28;14(1):211. doi: 10.1186/s12917-018-1542-9.

gscUno studio prospettico ha valutato l’effetto analgesico indotto dalla somministrazione orale di buprenorfina, oltre che la sua farmacocinetica, nei gatti con malattia orale.

Sono stati arruolati 6 gatti adulti con gengivostomatite cronica ai quali, sulla base dell’esame della cavità orale, sono stati attribuiti un punteggio per il dolore e uno per la gravità della stomatite, ed è stato misurato il pH buccale. Il giorno successivo i soggetti sono stati randomizzati in due gruppi: il gruppo A ha ricevuto 0,02 mg/kg di buprenorfina per via orale e il gruppo B ha ricevuto soluzione salina allo 0,9% per via orale; viceversa il giorno dopo. Il punteggio del dolore, il consumo di cibo e la concentrazione plasmatica di buprenorfina sono stati valutati 30, 90 e 360 minuti dopo la somministrazione.

Dopo la somministrazione di buprenorfina non sono stati osservati effetti collaterali rilevanti. I valori del pH buccale oscillavano tra 8,5 e 9,1 e l'indice di gravità della stomatite, in una scala da 0 a 30, era risultato compreso tra 10 e 22 (17,8 ± 4,5). La massima concentrazione plasmatica di buprenorfina (14,8 ng/ml) è stata osservata 30 minuti dopo la somministrazione e vi era una bassa variabilità interindividuale. È stata rilevata una differenza significativa tra i punteggi del dolore al basale e dopo buprenorfina (P <0,05) e tra i due gruppi a 30 (P = 0,04) e 90 minuti (P = 0,04) dalla somministrazione. Inoltre, è stata osservata anche una correlazione tra l’indice di gravita della stomatite e il punteggio del dolore. Per quanto riguarda i parametri farmacocinetici, i gatti con stomatite hanno mostrato una biodisponibilità inferiore e un'emivita di assorbimento più breve dopo somministrazione buccale di buprenorfina quando confrontati con risultati di studi precedenti effettuati su gatti sani.

Nei gatti con gengivostomatite, la somministrazione orale di buprenorfina è risultata efficace nel determinare un effetto analgesico con, inoltre, una bassa variabilità interindividuale per quanto riguarda la concentrazione plasmatica del principio attivo. Ciò suggerisce il suo impiego nel piano di analgesia multimodale.

 

“Evaluation of analgesic effect and absorption of buprenorphine after buccal administration in cats with oral disease” Stathopoulou TR et al. J Feline Med Surg. 2018 Aug;20(8):704-710. doi: 10.1177/1098612X17727234. Epub 2017 Sep 12.

salivaNell’uomo, l’urea e la creatinina salivari sono state segnalate come possibili marcatori di malattia renale cronica (CKD, Chronic Kidney Disease).

Uno studio si è posto l’obiettivo di valutare se l'urea e la creatinina potessero essere misurate nella saliva canina e le loro possibili variazioni in corso di CKD.

I test spettrofotometrici per le misurazioni di urea e creatinina nella saliva dei cani hanno mostrato imprecisioni intra- e inter-assay inferiori al 12% e coefficienti di correlazione lineari prossimi a 1 in test di diluizione. I cani sani hanno mostrato concentrazioni salivari mediane di urea pari a 39,6 mg/dL e di creatinina pari a 0,30 mg/dL, mentre i cani con CKD hanno mostrato un'urea salivare mediana di 270,1 mg/dL e una creatinina salivare mediana di 1,86 mg/dL. La concentrazione salivare di entrambi gli analiti è risultata essere ottimamente correlata con la rispettiva concentrazione sierica (urea, r = 0,909, p <0,001, creatinina, r = 0,819, p <0,001).

Gli autori concludono che le concentrazioni di urea e creatinina possono essere misurate nella saliva canina con analisi spettrofotometriche disponibili in commercio. In questo studio entrambi gli analiti hanno mostrato valori più alti nella saliva dei cani con CKD rispetto ai cani sani e le loro concentrazioni erano fortemente correlate a quelle sieriche.

 

“Measurement of urea and creatinine in saliva of dogs: a pilot study” Tvarijonaviciute A, et al. BMC Vet Res. 2018 Jul 20;14(1):223. doi: 10.1186/s12917-018-1546-5.

Martedì, 11 Settembre 2018 14:30

Pressione intraoculare nei gatti

tonometroL'obiettivo di questo studio era quello di studiare l'influenza esercitata dalla posizione del corpo sulla pressione intraoculare in gatti clinicamente sani.

Sono stati utilizzati sedici gatti senza alcuna anomalia oculare ai quali è stata misurata la pressione intraoculare (PIO) in tre diverse posizioni: decubito sternale, decubito laterale destro e decubito dorsale. La PIO è stata registrata, per ciascuna delle tre posizioni, nell'occhio sinistro utilizzando un tonometro Tono-Pen Vet (Reichert).

I valori medi della PIO erano di 15,6 ± 4,1 mmHg nel decubito sternale, 16,6 ± 6,4 mmHg nel decubito laterale destro e 18,6 ± 6,8 mmHg nel decubito dorsale. Il decubito dorsale è risultato associato ad un significativo aumento della PIO rispetto al decubito sternale (P = 0,01) e al decubito laterale destro (P = 0,04). Diversamente, non vi era alcuna differenza significativa tra la PIO misurata nel decubito laterale e quella registrata nel decubito sternale (P = 0,17).

Gli autori concludono che la posizione del corpo ha un effetto significativo sulla PIO dei gatti; in particolare la PIO aumenta quando i gatti sono posizionati in decubito dorsale.

 

“Effect of body position on intraocular pressure in clinically normal cats” Selk Ghaffari M and Arman Gherekhloo A. J Feline Med Surg. 2018 Aug;20(8):749-751. doi: 10.1177/1098612X17730706. Epub 2017 Sep 25.

Martedì, 11 Settembre 2018 14:01

Linfoma canino: predisposizione di razza

lymphoma blogLe razze canine, in quanto rappresentative di differenti cluster genetici, possono costituire un adeguato modello per lo studio della predisposizione genetica allo sviluppo di neoplasie. Da studi epidemiologici emerge che alcune razze hanno maggiori probabilità di sviluppare linfomi o specifici sottotipi di linfoma, ma i dati sono variabili e geograficamente incoerenti.

Uno studio retrospettivo sul linfoma canino si è posto l’obiettivo di indagare la prevalenza di razza in 8 paesi europei e di indagare l’entità del rischio in funzione della razza sia per il linfoma in generale che per i diversi sottotipi di linfoma.

Il fattore di rischio (Odds Ratio) per lo sviluppo di linfoma è risultato diverso nei differenti paesi europei, ma cani Doberman, Rottweiler, Boxer e bovari del Bernese mostravano una significativa predisposizione al linfoma. In particolare, i cani di razza Boxer tendevano a sviluppare linfomi a cellule T (sia ad alto che a basso grado) mentre i Rottweiler avevano un'elevata prevalenza di linfomi a cellule B. I Labrador non mostravano una predisposizione al linfoma in generale, ma tendevano a sviluppare principalmente linfomi a cellule T ad alto grado. Infine, diversamente a quanto riportato in studi condotti in paesi extra-europei, i cani di razza Golden Retriever non hanno mostrato alcuna predisposizione al linfoma o ai suoi sottotipi.

Gli autori concludono sottolineando la necessità di effettuare ulteriori studi, di natura prospettica, che prevedano anche una definizione precisa del sottotipo di linfoma, al fine di confermare i risultati retrospettivi di questo studio e per creare le basi per l'analisi dei possibili geni coinvolti.

 

“Breed-associated risks for developing canine lymphoma differ among countries: an European canine lymphoma network study” Comazzi S, et al. BMC Vet Res. 2018 Aug 6;14(1):232. doi: 10.1186/s12917-018-1557-2.

miciUno studio di coorte retrospettivo si è posto l’obiettivo di determinare la stima di sopravvivenza e i predittori di outcome in 177 gatti con infezione sostenuta dal virus della panleucopenia felina (FPV, feline panleukopenia virus).

Dalle cartelle cliniche sono stati raccolti i dati relativi al segnalamento, anamnesi, riscontri evidenziati durante l'esame fisico, CBC, profilo biochimico, esame emogasanalitico e trattamenti (antibiotici, antiparassitari, antivirali, antiemetici, analgesici, soluzioni di cristalloidi o colloidi ed emoderivati).

Il tempo mediano di sopravvivenza dopo l’ammissione è stato di 3 giorni; il 20,3% (36/177) dei gatti è sopravvissuto. Il rischio di non sopravvivenza era maggiore nei gatti con segni di letargia, temperatura rettale <37,9 ° C, o basso peso corporeo al momento del ricovero. Una conta leucocitaria più bassa ai giorni 3,4 e 7 di ospedalizzazione, ma non al momento del ricovero, era associata a non sopravvivenza. La somministrazione di amoxicillina-acido clavulanico, antiparassitario e maropitant (ma non quella dell'interferone-ω) erano associati alla sopravvivenza, mentre l'infusione di glucosio era associata a non sopravvivenza.

I risultati di questo studio suggeriscono che l'infezione da FPV è associata molto spesso ad una prognosi sfavorevole. Diverse variabili misurate al momento del ricovero o durante il ricovero sono risultate essere associate all’outcome. Sorprendentemente e contrariamente alla letteratura esistente, la leucopenia al momento del ricovero non ha avuto alcuna correlazione con l’outcome, probabilmente a causa delle precauzioni precoci che vengono attuate per prevenire le potenziali complicazioni.

 

“Survival estimates and outcome predictors for shelter cats with feline panleukopenia virusinfection” Porporato F, et al. J Am Vet Med Assoc. 2018 Jul 15;253(2):188-195. doi: 10.2460/javma.253.2.188.

Giovedì, 26 Luglio 2018 15:27

Bluetongue: profili di rischio in Sardegna

250px BluetongueLa Bluetongue (BT) è una malattia trasmessa da vettori, in particolare da moscerini appartenenti al genere Culicoides (Ditteri: Ceratopogonidae). Molti studi hanno contribuito a chiarire vari aspetti della sua eziologia, epidemiologia e dinamica vettoriale; tuttavia,la BT rimane una malattia a distribuzione mondiale con importanti risvolti epidemiologici ed economici. Dal 2000, la Sardegna è stata l'area più colpita del bacino del Mediterraneo. La regione è caratterizzata da vaste aree pastorali per gli ovini e rappresenta la regione che più si presta allo studio della distribuzione e della prevalenza del virus della febbre catarrale (BTV, Bluetongue virus) in Italia. La finalità è quella di comprendere al meglio la diffusione della malattia ed elaborare valide strategie di controllo.

Uno studio ha condotto un'indagine sui modelli spaziali della trasmissione del BTV per definire un profilo di rischio per tutte le aziende sarde utilizzando un modello misto multilivello logistico che tenga conto degli aspetti agrometeorologici (altitudine, uso del suolo, precipitazioni, evapotraspirazione, superficie dell'acqua) nonché delle caratteristiche e della gestione dell'azienda (densità degli animali, vaccinazione, focolai precedenti, uso di repellenti, trattamento contro i vettori, pulizia, presenza di fango e letame).

Il modello misto multilivello logistico ha mostrato il ruolo fondamentale dei fattori climatici nella diffusione della malattia e il ruolo protettivo rappresentato da una gestione scrupolosa, piani vaccinali, epidemie dell'anno precedente e altitudine. Sono state sviluppate mappe di rischio regionali, utilizzate per identificare, con 20 giorni di anticipo, le aree a più alto rischio. Il profilo di rischio per ciascuna azienda, fornirebbe informazioni specifiche sul ruolo di ciascun fattore e aiuterebbe nell’elaborazione di strategie di prevenzione e controllo della BT.

 

“Retrospective analysis of Bluetongue farm risk profile definition, based on biology, farmmanagement practices and climatic data” Cappai S, et al. “Prev Vet Med. 2018 Jul 1;155:75-85. doi: 10.1016/j.prevetmed.2018.04.004. Epub 2018 Apr 12.

puppy dog and mouseLa diagnosi precoce di leptospirosi acuta è ancora una grande sfida nel cane.

Lo scopo di uno studio prospettico era quello di valutare l'idoneità di due test rapidi, che rilevano anticorpi IgM e IgG contro la Leptospira, nella diagnosi della leptospirosi canina. Le prestazioni dei due test rapidi sono state confrontate con il test di agglutinazione microscopica (MAT, microscopic agglutination test) effettuato su sieri acuti e secondo i criteri diagnostici adottati in questo studio per confermare l'infezione da leptospirosi (MAT all'ammissione, MAT convalescente e PCR quantitativa in tempo reale sul sangue e/o urina).

I cani sono stati arruolati sulla base dell'esposizione ai fattori di rischio conosciuti e sulla base della presentazione clinica (danno renale acuto e/o sindrome da risposta infiammatoria sistemica con danno multiorgano). Gli ottantanove cani inclusi nello studio sono stati suddivisi in 3 gruppi sulla base dei criteri diagnostici adottati: casi confermati di leptospirosi (42/89 cani, gruppo 1); casi negativi di leptospirosi (36/89 cani, gruppo 2); casi non confermati di leptospirosi (11/89 cani, gruppo 3).

I risultati supportano l'utilità dei due test diagnostici rapidi come primo strumento di screening in clinica in caso di sospetta leptospirosi. Risultati positivi ai test nei cani con segni clinici e alterazioni di laboratorio compatibili supportano fortemente la diagnosi di leptospirosi acuta, mentre i risultati negativi richiedono ulteriori indagini diagnostiche per escludere l'infezione. I test di conferma raccomandati per la leptospirosi canina sono ancora necessari in aggiunta all'uso di test rapidi in clinica.

 

“Prospective evaluation of rapid point-of-care tests for the diagnosis of acute leptospirosis in dogs” Troia R, et al. The Veterinary Journal 2018 Jul, 237:37-42.

Giovedì, 19 Luglio 2018 00:26

Cause di versamento pleurico nei gatti

versamento pleuricoUno studio su una serie di casi retrospettivi si è posto l’obiettivo di caratterizzare e indagare le potenziali associazioni tra cause di versamento pleurico e vari fattori clinici in 380 gatti nei quali la causa del versamento pleurico era stata definita con certezza.

Di ciascun soggetto sono stati analizzati i dati relativi ai segni clinici, le cause del versamento pleurico, i tipi di trattamento effettuati e l’outcome. Tali variabili sono state correlate con la causa di versamento pleurico.

Ottantasette gatti (22,9%) sono morti o sono stati sottoposti ad eutanasia prima della dimissione. La causa più comune di versamento pleurico era l'insufficienza cardiaca congestizia (155 [40,8%]), la seconda erano le neoplasie (98 [25,8%]). Altre cause comprendevano il piotorace, il chilotorace idiopatico, il trauma, la peritonite infettiva felina e l'ernia diaframmatica non traumatica. I gatti con trauma o peritonite infettiva felina erano significativamente più giovani di quelli con insufficienza cardiaca congestizia o con neoplasie. I gatti con linfoma erano significativamente più giovani di quelli con carcinoma. I gatti con insufficienza cardiaca congestizia avevano una temperatura rettale significativamente più bassa al momento del ricovero rispetto ai gatti con versamento pleurico secondario ad altre cause.

In questo studio, i gatti con versamento pleurico hanno avuto una prognosi infausta; l’insufficienza cardiaca congestizia e le neoplasie erano le cause più comuni. L'età e l'ipotermia possono essere informazioni utili da prendere in considerazione per mettere in ordine di probabilità le diagnosi differenziali delle cause di versamento pleurico nei gatti.

 

“Characterization of and factors associated with causes of pleural effusion in cats” Ruiz MD, et al. J Am Vet Med Assoc. 2018 Jul 15;253(2):181-187. doi: 10.2460/javma.253.2.181.

Mercoledì, 18 Luglio 2018 23:24

Linfoma della zona marginale nodale nel cane

linfoma marginaleIl linfoma della zona marginale nodale (nMZL, nodal marginal zone lymphoma) è classificato come linfoma indolente. Tali linfomi sono caratterizzati da un basso indice mitotico e una progressione clinica lenta. Mentre il comportamento clinico del linfoma della zona marginale splenica è effettivamente dimostrato avere un decorso indolente e una buona prognosi dopo splenectomia, non ci sono studi che descrivono nello specifico il comportamento del nMZL.

Uno studio retrospettivo si è posto l’obiettivo di descrivere le caratteristiche cliniche e l’outcome in corso di nMZL nel cane.

Sono stati inclusi 35 cani con diagnosi confermata istologicamente di nMZL e con una stadiazione completa (inclusi analisi del sangue, citometria a flusso su linfonodo sangue periferico e midollo osseo, diagnostica per immagini, istologia e immunoistochimica su linfonodo periferico asportato chirurgicamente). Il trattamento consisteva in chemioterapia o immunochemioterapia. Gli endpoint valutati nello studio erano il tasso di risposta, il tempo di progressione e la sopravvivenza linfoma-specifica.

Alla diagnosi, tutti i cani presentavano linfoadenopatia generalizzata e un terzo di questi presentava segni di malattia sistemica. Tutti i cani avevano una malattia al V stadio e un terzo dei soggetti aveva anche coinvolgimento extranodale. La popolazione cellulare evidenziata a livello linfonodale era composta principalmente da cellule CD21+ di medie dimensioni e da normali linfociti residenti. L'esame istologico ha evidenziato un coinvolgimento diffuso dei linfonodi, indicativo di MZL "in fase avanzata". Il tempo di progressione è risultato di 149 giorni e la sopravvivenza linfoma-specifica era di 259 giorni. L’aumento dell'LDH e il tipo b erano significativamente associati ad una sopravvivenza linfoma-specifica più breve.

I cani con nMZL possono presentare una linfoadenopatia generalizzata e una malattia in stadio avanzato. Nel complesso, l’outcome è scadente, nonostante sia classificato tra i tumori "indolenti". Quale sia la migliore opzione terapeutica deve ancora essere definito.

 

“Canine nodal marginal zone lymphoma: Descriptive insight into the biological behavior” Cozzi M, et al. Vet Comp Oncol. 2018 Jun;16(2):246-252. doi: 10.1111/vco.12374. Epub 2017 Dec 4.

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