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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Gaia Carotenuto

Gaia Carotenuto

cesareoUno studio retrospettivo ha valutato segnalamento, segni clinici, anamnesi riproduttiva, gestione chirurgica e outcome di 173 bovine da carne sottoposte a taglio cesareo per distocia.

Attraverso le cartelle cliniche, sono state raccolte informazioni relative a: segnalamento, anamnesi riproduttiva, causa di distocia, protocollo anestesiologico, e gestione chirurgica delle bovine distociche; inoltre è stato registrato numero, sesso e peso corporeo dei vitelli (sia vivi che morti), oltre che le informazioni riguardanti il trattamento perioperatorio, la durata del ricovero e le condizioni al momento della dimissione. Infine, è stato inviato un questionario a tutti i proprietari riguardo la fertilità postoperatoria delle bovine.

Il tasso di mortalità complessiva per i vitelli era elevato, con il 37,6% (62/165) dei soggetti morti o morenti entro le 24 ore dal taglio cesareo. Il tasso di mortalità era maggiore per le femmine rispetto ai maschi e per i vitelli nati da madri che avessero iniziato il travaglio da più di 3 ore prima del ricovero rispetto a vitelli nati da madri che avessero iniziato il travaglio da meno di tre ore. Il tasso complessivo di mortalità per le madri era basso, soltanto il 6,2% (10/161) non sono sopravvissute per più di 21 giorni dalla dimissione. Il tasso di fertilità postoperatoria è risultato accettabile, con il 75% (44/59) delle madri che sono state fecondate dopo il taglio cesareo, dando alla luce 1 o più vitelli vivi.

Il taglio cesareo è risultato essere un metodo utile dal punto di vista clinico per risolvere la distocia nei bovini da carne, garantendo un alto tasso di sopravvivenza delle madri e un tasso di fertilità postoperatoria accettabile. Gli allevatori di bovini da carne dovrebbero richiedere l’assistenza veterinaria ogni qualvolta si notino segni di distocia, preferibilmente entro 6 ore dall’inizio del travaglio.

 

“Clinical signs and outcomes of beef cattle undergoing cesarean section because of dystocia” Hiew MWH, et al. J Am Vet Med Assoc. 2018 Apr; 252(7):864-872.

HACAd oggi, data la maggiore consapevolezza dell’iperadrenocorticismo (HAC, hyperadrenocorticism), la diagnosi di questa patologia viene effettuata più precocemente e, spesso, in animali solo lievemente sintomatici. Ciò potrebbe influenzare la prevalenza delle alterazioni cliniche e clinicopatologiche associate all’HAC, così come le prestazioni dei test diagnostici, rispetto a quanto riscontrato in passato.

Uno studio retrospettivo, condotto su 123 cani sottoposti ad indagini diagnostiche per un sospetto HAC, ha valutato le caratteristiche attuali dell’HAC e le performance diagnostiche del test di soppressione con desametasone a basse dosi (LDDST, low-dose dexamethasone suppression test).

I risultati del LDDST sono stati classificati in 5 diversi “scenari”: (a) soppressione completa (t3 e t8 < 1 μg/dL), (b) mancata soppressione (t3 e t8 > 1 μg/dL ed entrambi  > 50% rispetto a t0), (c) soppressione parziale (t3 e t8 > 1 μg/dL, ma entrambi < 50% rispetto a t0), (d) scenario di fuga (t8 > 1 μg/dL e t3 < 1 μg/dL), (e) scenario inverso (t3 > 1 μg/dL e t8 < 1 μg/dL).

Cinquantanove cani (48%) avevano una diagnosi di HAC e 64 (52%) di patologie non surrenaliche. I cani con HAC mostravano alterazioni clinicopatologiche simili a quelle descritte in studi precedenti. Il LDDST ha dimostrato avere una sensibilità del 96,6% (95% intervallo di confidenza; 91,9-100%),una specificità del 67,2% (55,7-78,7%), un valore predittivo positivo (PPV) del 73,1% (63,2-82,9%) e un valore predittivo negativo (NPV) del 95,6% (89,5-100%). La mancata soppressione ha avuto il PPV più alto (93,9 [85,8-100]%), seguita dalla soppressione parziale (67,9 [50,6-85,2]%); lo scenario di fuga e lo scenario inverso mostravano uno scarso PPV (36,8 [15,1-58,5]%).

Gli autori concludono che la mancata soppressione al LDDST ha avuto il più alto PPV per la diagnosi di HAC seguita dalla soppressione parziale. Diversamente, gli scenari di fuga e inverso forniscono un supporto limitato per la diagnosi di HAC.

 

“Evaluation of individual low-dose dexamethasone suppression test patterns in naturally occurring hyperadrenocorticism in dogs” Bennaim M et al. J Vet Med. 2018 Mar

fibrillazioneLa fibrillazione atriale (AF, atrial fibrillation) è solitamente associata ad una elevata frequenza ventricolare. Quale sia la frequenza cardiaca (HR, heart rate) ottimale in corso di AF non è noto, ma si sospetta che un’elevata frequenza possa influenzare negativamente la sopravvivenza dei cani con AF cronica.

Uno studio retrospettivo è stato condotto su 46 cani con AF dei quali fosse disponibile un monitoraggio Holter della durata di 24 ore, al fine di calcolare la frequenza cardiaca media, minima e massima.

Tutti i 46 cani avevano una malattia strutturale cardiaca; 31/46 avevano un’insufficienza cardiaca congestizia (CHF, congestive heart failure), 44/46 assumevano farmaci antiaritmici. Di 15 cani deceduti per cause cardiache, 14 avevano CHF. Il tempo mediano di morte, qualsiasi fosse la causa, era di 524 giorni (intervallo interquartile, 76-1.037 giorni). La HR media era di 125 bpm (range, 62-203 bpm), la HR minima era di 82 bpm (range, 37-163 bpm), la HR massima era di 217 bpm (range, 126-307 bpm). Questi valori erano significativamente correlati con la mortalità correlata a cause cardiache e non. Per ogni aumento di 10 bpm nella HR media, il rischio di mortalità, qualsiasi fosse la causa, aumentava del 35% (hazard ratio, 1,35; 95% CI, 1,17-1,55; P < 0,001). Il tempo mediano di sopravvivenza dei cani con HR media <125 bpm (n = 23) era significativamente più lungo (1.037 giorni; range, 524-non definito) rispetto ai cani con HR media ≥125 bpm (n = 23; 105 giorni; range, 67-267 giorni; P = 0,0012). La HR media era indipendentemente associata sia alla mortalità da cause cardiovascolari, che alla mortalità da cause diverse da quelle cardiovascolari (P < 0,003).

Gli autori concludono che la HR media, valutata mediante monitoraggio holter, influenza la sopravvivenza dei cani con AF. Cani con HR media <125 bpm hanno aspettative di vita più lunghe rispetto a cani con HR ≥125 bpm.

 

“Retrospective evaluation of the effect of heart rate on survival in dogs with atrial fibrillation” Pedro B, et al. J Vet Intern Med. 2018 Jan; 32(1):86-92.

honeycombUno studio multicentrico retrospettivo condotto su 195 gatti ha valutato se la presenza di una massa o di un parenchima a nido d’ape (honeycomb), rilevati in corso di esame ultrasonografico della milza, potessero rappresentare un potenziale criterio di malignità.

Il rilievo ecografico di un parenchima splenico a nido d’ape non aveva una stretta corrispondenza con una diagnosi citologia di neoplasia maligna. La sensibilità e la specificità di una milza honeycomb nel predire una patologia neoplastica maligna erano rispettivamente del 13,2% e dell’84,8%. La sensibilità e la specificità di una massa splenica >1 cm di predire una patologia neoplastica maligna erano rispettivamente del 21,0% e del 94,7%. Un aspetto marmorizzato del parenchima splenico era significativamente più frequente nei gatti esaminati con un trasduttore ad alta frequenza (11-18 MHz) rispetto a quelli esaminati con un trasduttore a bassa frequenza (6,6-10 MHz) (rispettivamente il 27,6% contro l’11,1%; P = 0,004). Allo stesso modo, sebbene in maniera non statisticamente significativa, una milza honeycomb era più frequentemente riscontrata nel gruppo esaminato con un trasduttore ad alta frequenza rispetto al gruppo esaminato con un trasduttore a bassa frequenza (rispettivamente il 17,1% contro l’8,9%; P = 0,09).

Gli autori concludono che l’aspetto a nido d’ape della milza non riflette necessariamente una diagnosi citologica di linfoma o di un altro processo neoplastico maligno. La presenza all’ecografia di una massa splenica >1 cm è invece suggestiva di malignità nel gatto. Per concludere, la frequenza del trasduttore deve essere presa in considerazione quando si valuta il parenchima splenico, in quanto un trasduttore ad alta frequenza sembra migliorare la capacità di identificare un parenchima splenico marmorizzato o a nido d’ape.

 

“Association between ultrasonographic appearance of splenic parenchyma and cytology in cats” Bertal M, et al. J Feline Med Surg. 2018 Jan; 20(1):23-29.

elastografiaL'elastografia in tempo reale è una tecnica a ultrasuoni introdotta di recente che consente di studiare le proprietà elastiche dei tessuti.

Uno studio prospettico ha testato le prestazioni di questa tecnica diagnostica nella valutazione delle lesioni sottocutanee nei cani.

Sono stati inclusi nello studio 52 cani, di cui 34 con lesioni maligne e 18 con lesioni benigne. L'ecografia B-mode è stata effettuata per valutare la forma, i margini, l'eterogeneità e l'ecotessitura delle lesioni. L’elastosonografia è stata utilizzata per calcolare la percentuale di morbidezza/rigidità del tessuto. In particolare, la valutazione quantitativa è stata effettuata sulla base del punteggio di elasticità di Tsukuba (tasso di deformazione) che associa al tessuto uno score da 1 a 5, in funzione dell’estensione delle aree ad alta rigidità (espresso in percentuale). I risultati così ottenuti sono stati confrontati con la diagnosi citologica/istologica.

I risultati dello studio hanno permesso di stabilire un valore cutoff di rigidità pari a 50,25% per distinguere la diversa natura delle lesioni; le neoplasie maligne avevano percentuali più elevate. L’elastografia ha identificato la corretta natura delle lesioni con una specificità del 100% e una sensibilità dell'89%. La valutazione qualitativa, effettuata mediante punteggio di elasticità di Tsukuba, ha stabilito un valore cutoff di 1.5 per distinguere le lesioni lipomatose da quelle maligne, con una sensibilità del 100% e una specificità del 61%.

L'elastosonografia in tempo reale è una tecnica nuova, non invasiva e accurata per differenziare le lesioni maligne dalle lesioni lipomatose benigne nei cani.

 

Real-time elastosonography of lipomatous vs. malignant subcutaneous neoplasms in dogs: Preliminary results” Longo M, et al. Vet Radiol Ultrasound. 2018 Mar; 59(2):198-202.

PU PDL’ipertiroidismo può rendere più complessa la diagnosi di malattia renale cronica (CKD, Chronic Kidney Disease) poiché aumenta la velocità di filtrazione glomerulare e riduce la massa muscolare, eventi che possono ridurre le concentrazioni sieriche di creatinina. Attualmente non esiste un test clinico in grado di prevedere in modo affidabile quali gatti ipertiroidei abbiano una concomitante CKD che si renderà manifesta solo dopo aver ottenuto un controllo dell’ipertiroidismo.

Uno studio prospettico, condotto su 262 gatti ipertiroidei e 206 gatti sani della stessa età, ha voluto indagare se la concentrazione di dimetilarginina simmetrica (SDMA, symmetric dimethylarginine) potesse essere un potenziale marker di iperazotemia occulta nei gatti ipertiroidei non trattati.

Nessun gatto ipertiroideo era iperazotemico prima del trattamento, ma 42 (16%) lo sono diventati a distanza di 4-8 mesi (mediana, 6 mesi) dal trattamento con radioiodio (131 I). Di questi 42 gatti, 14 avevano elevate concentrazioni di SDMA prima del trattamento. Come test diagnostico suggestivo di una CKD occulta nei gatti ipertiroidei non trattati, la SDMA ha mostrato una sensibilità del 33,3% e una specificità del 97,7%.

Gli autori concludono che trovare un’elevata concentrazione di SDMA nei gatti ipertiroidei può prevedere lo sviluppo di iperazotemia dopo il trattamento con una specificità molto elevata (pochi risultati falsi positivi) ma con una sensibilità relativamente bassa (non riesce a predire l’iperazotemia nella maggior parte dei gatti ipertiroidei).

 

“Evaluation of Serum Symmetric Dimethylarginine Concentration as a Marker for Masked ChronicKidney Disease in Cats With Hyperthyroidism” Peterson ME, et al. J Vet Intern Med. 2018 Jan; 32(1):295-304.

vaccinazioneUno studio retrospettivo caso-controllo ha indagato la presenza di una possibile relazione temporale tra la vaccinazione e l'insorgenza della poliartrite immunomediata di tipo 1 nel cane.

Sono stati inclusi nello studio 39 cani con diagnosi di poliartrite immunomediata di tipo 1, confrontati con un gruppo controllo di 78 cani della stessa età affetti da altre patologie. L'associazione temporale tra vaccinazione e poliartrite è stata considerata positiva qualora la vaccinazione fosse stata eseguita nei 28 giorni antecedenti all'insorgenza dei segni clinici tipici di poliartrite immunomediata.

Dei 39 cani con poliartrite immunomediata di tipo 1, quattro erano stati vaccinati nei 28 giorni antecedenti alla comparsa dei segni clinici, rispetto a sei cani nel gruppo controllo. L’odds ratio ottenuto confrontando il gruppo di cani che sviluppano poliartrite con il gruppo controllo è risultato essere pari a 1,44 (intervallo di confidenza del 95%, da 0,25 a 8,24, P = 0,88).

Non è stata identificata una relazione temporale tra vaccinazione e poliartrite immunomediata di tipo 1, sebbene gli autori sottolineino la necessità di effettuare studi su un maggiore numero di soggetti per confermare questo risultato.

 

“Type 1 immune-mediated polyarthritis in dogs and lack of a temporal relationship to vaccination” Idowu OA, et al. J Small Anim Pract. 2018 Mar; 59(3):183-187.

dermatiteIl prednisone e la ciclosporina, utilizzati per il trattamento della dermatite atopica, possono avere effetti immunosoppressivi e sono stati considerati potenziali fattori predisponenti per le infezioni cutanee.

Uno studio ha valutato l’impatto di questi farmaci sulla diversità del microbiota cutaneo, la quantità di Malassezia e l’infezione da Papillomavirus.

Sei cani atopici asintomatici sono stati trattati con ciclosporina per un mese e poi con prednisone per un altro mese, separati da una fase di wash-out, tra i due trattamenti, della durata di un mese. Alla fine di ciascun trattamento, ad ogni soggetto è stato effettuato un tampone in due siti: nella cute della regione inguinale e nella faccia ventrale del padiglione auricolare. Per la valutazione del Papillomavirus, i campioni sono stati ottenuti mediante spazzolini cytobrush sterili.

La diversità e la composizione del microbiota cutaneo, così come l’entità delle popolazioni di Malassezia, non sono state influenzate in modo rilevante da nessuno dei due trattamenti. Tre cani sono risultati positivi per Papillomavirus in più di un prelievo, ma non è stata evidenziata una correlazione con i trattamenti somministrati.

Gli autori concludono che la ciclosporina e il prednisone, alle dosi utilizzate nel trattamento della dermatite atopica, non esercitano un impatto rilevante sul microbiota cutaneo canino.

 

“Glucocorticosteroids and ciclosporin do not significantly impact canine cutaneous microbiota” Widmer G, et al. BMC Vet Res. 2018 Feb; 14(1):51.

cellule staminali

La terapia con cellule staminali costituisce un campo di indagine scientifica innovativo con un enorme potenziale di applicazione in medicina veterinaria. Considerate le note proprietà immunomodulatorie desiderabili delle cellule staminali, queste possono rappresentare una terapia promettente per il trattamento di una varietà di malattie infiammatorie che colpiscono i gatti.

Una review illustra nel dettaglio l’attuale conoscenza della biologia delle cellule staminali feline e il loro meccanismo d’azione. In particolare, nella review sono stati esaminati gli studi clinici effettuati nella specie felina per patologie quali la gengivostomatite, l’enteropatia cronica, l’asma e la nefropatia, con l’obiettivo di fornire una panoramica dello stato attuale di questa modalità di trattamento e del suo potenziale futuro.

 

“Mesenchymal stem cell therapy in cats: Current knowledge and future potential” Quimby JM and Borjesson DL. J Feline Med Surg. 2018 Mar; 20(3):208-216.

Giovedì, 08 Marzo 2018 03:33

Reticoloperitonite traumatica del bovino

RPTUno studio ha valutato i riscontri all’esame clinico e i risultati delle analisi ematochimiche in 503 bovini con reticolo peritonite traumatica (TRP, traumatic reticuloperitonitis).

I riscontri clinici più comuni erano comportamento e condizioni generali anomale (87%), ridotta motilità del rumine (72%), feci scarsamente digerite (57%), ridotto riempimento del rumine (49%), febbre (43%) e tachicardia (26%). Nel 58% dei soggetti almeno uno dei tre test che valutano la presenza di corpi estranei nel reticolo (pizzicatura del garrese, pressione sul processo xifoideo dello sterno e percussione della parete addominale) era positivo; nel restante 42% tutti e tre i test erano, invece, negativi. Le alterazioni ematologiche più frequenti erano riduzione del valore ematocrito nel 45% e leucocitosi nel 42% dei bovini. Le alterazioni biochimiche più comuni erano un aumento del fibrinogeno (69%) e delle proteine totali (64%). I risultati del test della glutaraldeide hanno evidenziato delle tempistiche ridotte, con una coagulazione che è avvenuta entro 6 minuti nel 75% dei bovini.

Gli autori concludono che non è possibile affidarsi ai riscontri clinici e agli esami di laboratorio per effettuare una diagnosi di TRP in quanto, anche le anomalie più comuni, non sono sempre presenti nei bovini con TRP.

 

“Clinical and laboratori findings in 503 cattle with traumatic reticuloperitonitis” Braun U et al. BMC Vet Res. 2018 Mar; 14(1):66.

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